#laFLEacasatua – Pane, frutta e Carabinieri




50 miliardi dovuti, ora, subito

Sarebbe bene far affluire credito abbondante verso le imprese, lo abbiamo detto e ridetto. La liquidità c’è, ha origine europea e il rischio grosso che si corre e di non riuscire, per incapacità interna, ad approvvigionarsi. L’atroce dubbio diventa forte quando si considera che la prima cosa da farsi è quella di cui nessuno parla: cominciare a dare i soldi che sono dovuti.
Più di 50 miliardi, dati della Banca d’Italia, sono dovuti dalla Pubblica Amministrazione a fornitori privati. Più di 50 miliardi per lavori già effettuati, merce già consegnata, fatture già approvate. Eppure più di 50 miliardi che continuano a non essere dati. Tanto che, per questo, da ultimo il 28 gennaio 2020, l’Italia è stata (giustamente) condannata innanzi alla Corte di giustizia europea.
I pagamenti raggiungono ritardi di 354 giorni in Calabria, 369 in Sicilia, 415 in Campania e 573 in Piemonte. Quei soldi, oggi, che non sarebbero né prestiti né aiuti, ma regolare pagamento fin qui ritardato, sarebbero linfa vitale e aiuterebbero quei fornitori a non chiudere. E si tenga presente che la spesa regionale è per l’80% spesa sanitaria.
È vero che si dice il prossimo decreto conterrà una fluidificazione su questo fronte, ma non basta affatto che venga meno la procedura di accertamento fiscale, è necessario, e sufficiente, che si predisponga garanzia in modo che le banche possano anticipare quei soldi. Garanzia che va sul sicuro, perché lo Stato è un pessimo pagatore, per i tempi, ma affidabile, circa il buon fine.
Nel 2012, quando ci fu il terremoto in Emilia Romagna, la Asl di Salerno, allora commissariata e affidata alla responsabilità del colonnello Maurizio Bortoletti, prese tutte le fatture provenienti da quelle zone e pagò in contanti, sull’unghia. E fece di più: per i contratti già eseguiti, ma non ancora fatturati, sollecitò la fattura, in modo da pagare immediatamente. L’operazione non costò al contribuente (e alle casse dell’Asl) un solo centesimo in più, ma fu provvidenziale per chi era stato distrutto dal terremoto e doveva rimettersi in piedi.
Davvero singolare che nell’Italia in cui uno rende obbligatoria la mascherina, l’altro afferma che tanto non la mette e nessuno si occupa di farle effettivamente avere ai cittadini, si cancellino così in fretta i buoni esempi. Forse perché dimostrano l’insipienza dei tanti che parlano e non sanno fare.




#laFLEacasatua – Sostenere il lavoro




#laFLEacasatua – Non impiccarsi al nulla




Grillo vociante

Se la demagogia fosse commerciabile Beppe Grillo sarebbe una risorsa, anziché un vociante demagogo pronto a cavalcare miti e disgrazie. Zitto zitto sul da farsi, nonostante sia il padre della più forte componente governativa, ha ritrovato voce e ispirazione per dire che è arrivato il momento del “reddito universale”: soldi a tutti per il solo fatto d’essere nati. C’è bisogno, no?
In effetti c’è bisogno, ma di due cose: a. ricordarsi che la ricchezza prima si produce e poi si distribuisce, altrimenti si è solo diffusori d’illusioni, spesso accompagnate da una coerente propensione all’evasione fiscale; b. che è proprio l’assistenzialismo ad avere avvelenato l’Italia, ovvero lo spostamento di ricchezza dai produttori onesti verso il non lavoro e verso chi si finge povero semplicemente evadendo il fisco.
In questo difficilissimo momento si deve fare l’esatto contrario: spostare ricchezza, anche a debito, verso le imprese, anche piccolissime, che puntano a mantenere il lavoro e i lavoratori, affinché non si perda il nesso fra spesa odierna e produzione futura. Se quel nesso si rompe si fabbrica miseria e debito non sostenibile, scaricandone il peso futuro su chi dovrà provvedere con il proprio patrimonio. Cosa cui sfuggirebbe, anche qui coerentemente, chi il patrimonio lo ha accumulato sfuggendo al fisco.
Purtroppo è sempre così: nel dolore c’è chi sa di doversi dare da fare e chi prova ad approfittare. Non è una cosa nuova, ma reta una cosa triste.

Pubblicato da Formiche




#laFLEacasatua – Non suicidarsi per evitare il contagio




Giusto, necessario e urgente

Se una strada è ostruita, per traffico o blocco pretestuoso, serve a nulla mettersi a frignare, prova a cambiare. Questo è il succo della saggia e utile opinione di Mario Draghi.
Qui tutti gli antieuropeisti si sono messi a piagnucolare invocando gli eurobond, i titoli del debito pubblico europeo, ovvero la massima possibile espressione della cessione di sovranità e centralizzazione delle scelte. Sono difesi da ottusità e ignoranza, ma usano la menzogna quando provano a far credere che siano sinonimo di soldi gratis. E siccome il loro starnazzare fa scopa con quello dei loro colleghi neonazi di Germania e altrove, secondo cui mai si deve mettere un centesimo a garanzia di quei dissennati che buttano via i soldi mandando prima in pensione la gente e pagando chi non fa niente, il risultato è che si resta bloccati.
I soli soldi veri che si vedono sono europei. Già oggi, senza bisogno d’inventare nulla che già non esista. Ci sono 3mila miliardi di liquidità a tasso negativo, cui si sommano 870 miliardi di maggiori acquisti di titoli. L’Italia recupera anche 11 miliardi che aveva perso per sua colpa. Questi sono i soli soldi veri. E sono tanti. E c’è un fondo salva stati, Mes, che non va osteggiato, ma adattato.
Ma, c’è un ma: gli 870 sono utilissimi a tenere a bada lo spread, che altrimenti sarebbe alle stelle, ma coprono, per la parte italiana, poco più di un quarto del debito che sarà emesso da qui alla fine dell’anno. Quindi, ancora una volta, la Bce compra tempo che noi c’industriamo a buttare. E c’è un altro ma: i 3mila miliardi resteranno nell’iperuranio, saranno un acquedotto potente che passa sulla testa di scemi che fanno la danza della pioggia, ma non hanno attrezzato un rubinetto. Questa è la sostanza di quel che dice Draghi, che mi permetto di volgarizzare: i soldi agli Stati qui finiscono in rendite e non si vedono investimenti; i soldi ai privati dovrebbero darli le banche, le quali sì li prendono a tassi negativi, ma dovrebbero prestarli assumendosene il rischio, cosa che non faranno perché salterebbero; allora chiudiamo il cerchio e apriamo il rubinetto: i soldi vadano dalla Bce alle banche e dalle banche ai privati perché coperti da garanzia statale. Giusto. Necessario. Urgente.
Perché mentre chi era estremista delle aperture è diventato estremista delle chiusure, dimostrando di sapere fare solo l’estremista, il pericolo è che alla riapertura si trovino i morti dietro le saracinesche, che non riaprano perché asfissiati. Quindi avanti con le bombole, perché i costi di quello scenario sarebbero maggiori, visto che mancherebbero, in un solo colpo, sia la produzione di ricchezza che il gettito fiscale.
E nessuno dica che questo è un cambio d’indirizzo rispetto a quando si condannava il debito pubblico, perché averlo alimentato con spesa corrente resta un atto d’incoscienza che oggi costa moltissimo all’Italia: i tedeschi hanno soldi da prestare (pre-sta-re) alle aziende, noi li regaliamo a chi non lavora. Ora, però, un debito pubblico che garantisca quello privato è giusto, necessario e urgente. Non debito per accudire la recessione, facendola diventare depressione, ma per alimentare chi produce e deve riprendere a farlo.
Non lo capisce solo chi non vuole capirlo e raccogliere voti con la rendita della dissenatezza.

Pubblicato da Formiche




#laFLEacasatua – Sciopero da non evocare




#laFLEacasatua – Una cura per la viruseconomy?




Ci vediamo a cena fuori

Un tempo sospeso. In attesa di vedere se la condotta cui ci siamo costretti riesca ad ottenere lo scopo: far calare la curva dei contagi. Alla prossima stagione epidemica ci sarà il vaccino. Anche ora non è che non si sappia soccorrere chi ne ha bisogno, ma si deve evitare che siano troppi nello stesso momento. Questa è la ragione che ci tiene chiusi in casa, negli uffici, nei posti di lavoro.

L’Italia, però, non è chiusa, come qualcuno va ripetendo. Intere filiere produttive restano aperte al pubblico. Dietro i punti vendita ci sono moltissime persone al lavoro. Pensate al settore alimentare, che comporta produzione, preparazione, confezione, trasporto, vendita. Abbiamo tutti un debito verso chi non si ferma, correndo anche dei rischi, e quanti non si fermano hanno un debito verso gli altri attivi, cui devono il soddisfacimento di bisogni essenziali. Al primo posto, naturalmente, il personale sanitario, che si muove nella trincea più esposta.

Andando da casa al lavoro ci si sente straniti. Se, sempre per ragioni di lavoro, ci si muove in ore non di punta si contano i passanti sulle dita di una mano. E ci si saluta. La ritrovata cortesia incoraggiata dalla comune sorte. Quel che era normale, scontato, è al momento non disponibile. Almeno serva a ricordare, anche dopo, anche quando sarà finita, che è ricchezza anche il muoversi fra le persone, fra le distrazioni, le librerie, i bar, i negozi. Magari senza comprare o bere nulla, ma ricchi del fatto che ci sono, che si è parte di un ambiente vivo. Qualche volta ci ha dato fastidio l’eccesso di vitalità, la confusione, il traffico, il buttadentro del ristorante che cerca di illustrarti il menù. Ricordiamocene, di quanto è bello il mondo nel quale viviamo.

E vediamoci a cena fuori. Non so quando. Presto.