L’ironia di un uomo colto: «Anche Dio fu liberale»

L’ironia di un uomo colto: «Anche Dio fu liberale»

C’è un destino che accomuna quasi tutti i figli dei grandi uomini: misurarsi con la grandezza del genitore e, spesso, sviluppare un complesso nei loro confronti.

Antonio Martino era (come è difficile per me usare il verbo al passato) figlio di Gaetano, uno dei Padri dell’odierna Europa, artefice della famosa conferenza di Messina, Ministro degli Esteri e tanto altro ancora. Liberale autentico e uno dei leader del Partito Liberale Italiano.

Bene, mai si è avvertito in Antonio il peso di cotanto padre, che pure venerava. Il motivo è semplice, Antonio non soffriva di alcun complesso di inferiorità, era ben consapevole delle sue qualità, rispettava chiunque, ma non soffriva alcuno. Fu Ministro degli Esteri e poi della Difesa.

In queste ore partiranno le commemorazioni su Martino il liberista, l’allievo prediletto di Milton Friedman, l’economista brillante e acuto.

Io qui vorrei ricordare un Martino più intimo, dove il privato e il personale si intrecciano con il pubblico, con il suo profondo pensiero politico, con il suo essere liberale tranchant.

L’ironia dell’uomo colto era la cifra del suo essere. Chi tra amici e avversari politici non ha temuto la sua battuta tagliente?

Quando, pochi giorni fa, in occasione di quella che credo sia stata la sua ultima uscita pubblica, l’ho accolto presso la sede della Fondazione Luigi Einaudi per la sua prima e, ahimè, ultima visita, un velo di mestizia ci circondava.

Se ne sono accori tutti, ad iniziare dai ragazzi presenti. Avere vicino Martino, poter interloquire con lui era un’emozione che li aveva elettrizzati, sentirlo parlare della sua idea di morte colpì tutti profondamente.

Abbiamo avuto l’impressione di un brutto momento che tutti ci auguravamo passeggero, ma siamo stati invece protagonisti con lui dell’ultimo atto della sua vita.

Ci spiegò da par suo perché lui, laico, considerasse il Padreterno il primo liberale della Storia. Sostanzialmente esiste il peccato ed esiste la virtù, se non fossimo liberi di scegliere non esisterebbe il peccato e non esisterebbe la virtù.

Quindi è il Padreterno che ci ha regalato il libero arbitrio. Ecco, quando si parla di provocazione intelligente cosa si intende. Anche di questo dovremo ringraziare Antonio Martino.

L’ultima volta che ci siamo visti era con tutta evidenza sofferente ma contento, siamo stati a pranzo parlando anche della nostra Messina e ovviamente abbiamo commentato la situazione politica attuale.

Allorché in risposta alle mie lamentazioni mi ha detto: vedi, il liberalismo è molto poco conosciuto anche se il numero di quelli che si dicono liberali aumenta a ritmo pauroso; in realtà ci sono moltissimi italiani che sono liberali e non lo sanno e tantissimi pseudo-liberali che si dicono liberali e non lo sono.

Amava ripetere che ogni legislatura è migliore della successiva e peggiore della precedente. Questo per l’evidente declino della qualità dei parlamentari e con profonda amarezza concludeva che siamo arrivati a un punto in cui non c’è più niente da perdere, perché il Parlamento non esiste più, in quanto non esistono più i partiti politici.

Quanta verità in queste pur dure parole.

Voglio concludere questo mio breve ricordo del Martino “non economista” con le sue parole, per capire e far capire perché quest’uomo fosse profondamente liberale, senza aggettivazioni ulteriori, se non quelle che spiegassero cosa vuol dire essere liberale.

Antonio amava ripetere: “Sono favorevole a qualsiasi provvedimento accresca le libertà personali, quindi sono reazionario per recuperare libertà che sono state perdute, conservatore per difendere libertà ancora esistenti, rivoluzionario quando la situazione non ci consente altra via per tornare liberi, progressista sempre perché senza libertà non c’è progresso. Sembrerebbe quindi che sono un animale pieno di contraddizioni. No, sono un Liberale! Un liberale deve essere tutte queste cose in una volta, perché il problema è che la libertà ha tante facce, ci sono libertà che esistevano e non ci sono più, ci sono libertà che esistono e vanno difese, ci sono libertà nuove da conquistare anche con la rivoluzione o con le riforme e sono progressista perché senza libertà non c’è mai stato progresso”.

Direi che la lezione sulla libertà di Benedetto Croce l’avesse ben introitata.

Il Tempo