La squadra dei ministri e il teatrino della politica

La squadra dei ministri e il teatrino della politica

Se fossimo in un casinò diremmo a Di Maio: «bien joué». Prima si è recato di fronte al Quirinale, poi ha inviato per mail a Mattarella la lista dei ministri, infine li ha presentati con il contagocce, un giorno dopo l’altro, fino a completare la lista ieri.

Tutto ciò rivela un’indubbia capacità comunicativa, che non sorprende in un movimento il cui cervello politico è sempre stato un’azienda di «consulenza strategica».

Per questo sbagliano i critici e gli avversari nel definirla una buffonata. Probabilmente lo è, ma non toglie un voto ai 5 Stelle, anzi. Solo che un movimento nato contro la «vecchia politica», considerata propagandistica e ingannatrice, finisce anch’esso per fare propaganda, e chiude la sua campagna beffando i cittadini.

Spieghiamoci meglio.

Quella della presentazione preventiva dei ministri è un’abile mossa per almeno tre ragioni:

1) Di Maio (e Casaleggio) si sono concentrati sul loro target di riferimento, i giovani e la ben più vasta platea di arrabbiati o delusi dalla politica: niente di meglio per soddisfare i gusti di questo pubblico che presentare un governo composto da «non politici»;

2) con questa trovata, i 5 stelle hanno focalizzato l’attenzione dei media, si sono posti al centro del circuiti della comunicazione, il che conta assai, soprattuto a ridosso delle urne;

3) i grillini, e non da oggi, hanno capito che sono saltate le barriere tra la politica virtuale e quella reale.

I grillini hanno capito che si può presentare un governo posticcio facendo finta che sia vero, con la speranza poi che gli elettori se ne convincano. I critici e gli avversari hanno accolto la lista delle «eccellenze» di Di Maio dicendo che non si tratterebbe affatto di eccellenze, ma di signor nessuno, sconosciuti ai più.

Ma è un’argomentazione che non farà alcuna presa sull’elettorato 5 stelle: semmai, dal loro punto di vista, è un merito perché Di Maio lancia dei giovani al di fuori dei circuiti dei soliti noti. Un solluchero per il partito degli arrabbiati con le élite.

Dunque, o i 5 stelle conquisteranno la maggioranza assoluta nelle due camere, che però nessun sondaggio ha previsto. Oppure, anche con la maggioranza relativa, dovranno mettersi in gioco: ha impresso la linea proprio ieri Grillo, archiviando la stagione dei «vaffa».

Ciò vuol dire che i 5 stelle saranno disposti a formare un governo di coalizione con altri partiti: ma allora non tutti i nomi lanciati in questi giorni saranno ministri, e comunque non nei dicasteri previsti, perché gli altri contraenti della maggioranza vorranno, come giusto, discutere la struttura del governo e mettere i loro.

E del «governo di Maio» e dei suoi ministri non rimarrà più traccia.

Nella kermesse pentastellata però c’è un altro elemento, se non di inganno, di tradimento dello spirito delle origini 5 stelle. Cresciuti in reazione a un governo tecnico (Monti) i grillini hanno sempre aizzato le piazze contro tale formula politica.

Ma che cosa è il loro se non un governo dei tecnici, degli esperti e dei competenti (almeno sulla carta)? Lo ribadisce anche Di Maio decantandone le conoscenze e il loro essere «specialisti» per questo o quel dicastero.

La tecnica che elimina la politica. I grillini nacquero poi con la retorica della trasparenza e della democrazia diretta; ma non è chiaro da chi e come siano stati scelti i nomi dei ministri. Non certo dalla “rete”.

Infine il movimento 5 Stelle prosperò in aperta polemica contro i media tradizionali e la televisione in particolare.

Ma la presentazione dei nomi dei ministri è avvenuta quasi esclusivamente per via catodica, attraverso le numerosissime «ospitate» di Di Maio nei programmi.

Il movimento nato per distruggere il «teatrino della politica» ha finito non solo per adeguarvisi ma per proporne uno nuovo, ultra potenziato: e non sappiamo se, di questa Nemesi, dobbiamo rallegrarcene.

Marco Gervasoni, Il Messaggero 2 marzo 2018

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