Senza scudo

Senza scudo

Per gestire un’acciaieria è necessario uno scudo penale, altrimenti, qualsiasi cosa si faccia, si rischia l’incriminazione. Qui non entro nello specifico del caso Ilva. Una catena di errori e orrori che genera danni ben oltre il dramma dei dipendenti. Richiamo l’attenzione su un punto diverso: non solo in quel caso si ha l’impressione che “come ti muovi sbagli”.

A rendere paradossale e pericolosa la situazione concorrono tre elementi: 1. le regole sono un ginepraio inestricabile e contraddittorio; 2. l’intervento sanzionatorio è conseguentemente arbitrario; 3. nel caso s’incorra o ci si rivolga alla giustizia le misure cautelari (a danno del cittadino) sono immediate, mentre il giudizio (dal cittadino atteso) arriva dopo anni, se arriva.

In queste condizioni è difficile fare impresa o commercio. È difficile pure parcheggiare, perché spesso non si capisce se si può o meno. Non si conosce mai il confine fra consentito e non consentito, per non dire di quello con il ridicolo. Al salumiere dove mi servo fecero una multa per avere messo una vaso con i fiori fuori dall’ingresso, senza intralciare. Mesi dopo il vaso era ancora al suo posto: non teme altre multe? chiesi. Ho sbagliato io, rispose, perché dissi di avercelo messo, adesso dico: non so di chi sia, portatevelo via. E non succede niente. Regole stupide, obblighi insensati, sanzioni pesanti.

Eppure ci tocca andare avanti, provare a barcamenarsi, sapendo che il buon senso non basta e che sarebbe inutile chiedere uno scudo. Però, ecco, sarebbe ragionevole mettere un po’ di ordine, far pulizia fra le norme, rendere riconoscibile il lecito e l’illecito. È vero che l’ignorare una legge non è una buona scusa, ma è anche vero che una tonnellata di leggi incomprensibili lo diventano per chi ha deciso di ignorarle in blocco.

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