Scuola di Liberalismo 2019, per guardare il mondo da un’altra prospettiva

Scuola di Liberalismo 2019, per guardare il mondo da un’altra prospettiva

Con il nuovo anno torna la Scuola di Liberalismo della Fondazione Luigi Einaudi (programmi, date e modalità di iscrizioni delle edizioni di Milano e Roma). Un appuntamento, un rito e al tempo stesso un’esperienza viva che mette a confronto professionisti, accademici e politici di aerea liberale (e non) con studenti e giovani lavoratori. Che edizione sarà quella del 2019? Ne abbiamo parlato con il direttore scientifico Corrado Ocone.

Nella locandina della Scuola c’è il motto “Per guardare il mondo da un’altra prospettiva”. Ecco, cambiamo prospettiva e partiamo dai partecipanti. Tre motivi per cui iscriversi.

Più che a tre motivi, penso a tre parole: chiarificazione, orientamento, formazione. L’idea di base è che il discorso pubblico o politico in cui siamo immersi ci porta a usare, spesso in modo vago o impreciso, termini che invece andrebbero chiariti, analizzati, compresi: populismo, nazionalismo, identità, garantismo, europeismo ecc. Per chiarire un concetto bisogna ripercorrerne la storia perché, come diceva Giambattista Vico, “la natura delle cose è nel loro nascimento”. Di ogni termine-concetto si vuole qui perciò dare la storia e la teoria, nel modo più chiaro e essenziale possibile, ma anche nel più attendibile. Sono stati perciò individuati, per ogni parola, gli esperti che danno più garanzia.

Alla miglior tesina andranno mille euro. La logica inversa del reddito di cittadinanza…

Lascerei stare la politica fuori dalla Scuola. I docenti hanno le loro idee, ci siamo permessi anche il lusso di avere qualche non liberale, ma noi vogliamo dare soprattutto strumenti di cultura politica. La cattedra, diceva Max Weber, non è fatta per professare una fede. Purtroppo, accade spesso il contrario….

Ma allora in che senso è una Scuola di liberalismo?

Il liberalismo ha anche un valore metapolitico: cioè è un modo di vedere le cose, lateralmente (di sbieco mi piace dire) e in modo non conformistico, ma lasciando poi ad ognuno la responsabilità di scegliere la via migliore per promuovere la libertà nelle sempre particolari situazioni date. Il liberalismo, diceva Nicola Matteucci, non può definirsi perché vive ridefinendosi continuamente: è una continua “risposta a sfida”.

E veniamo ai docenti. Qualche volto noto delle precedenti edizioni (come Marco Gervasoni e Davide Giacalone) e tanti nuovo. Con quale criterio li ha individuati?

Son partito dai temi e non dalle persone. Ho cecato docenti la cui autorevolezza è riconosciuta, ma che riuscissero a dare una visione non omologata dei temi trattati in modo però rigorosamente scientifico.

Presenti due partner, ormai consolidati, quali Radio Radicale e Rubbettino.

Mi sembra che il supporto audiovisivo e quello editoriale siano essenziali per una Scuola che voglia diventare sempre più un brand riconosciuto e, diciamo così, multimediale

Per concludere, cosa spera che i corsisti apprendano dalla scuola di Liberalismo 2019?

Gli strumenti base per capire e per poi proseguire da soli sul terreno della formazione, della ricerca, dell’analisi critica. Senza soggiacere alle lusinghe del pensiero facile, quello che per ogni problema ha una risposta preconfezionata o già pronta per l’uso. La nostra sarà una scuola contro il mainstream, ma anche contro la superficialità e l’approssimazione.

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