Si complica il giallo surreale dei sacchetti per la frutta al supermercato. Il governo fa una mezza marcia indietro e annuncia che le borsette si potranno portare da casa, ma a patto che non siano già state usate.
Ma è possibile che in questo Paese si riescano a sbagliare anche le cose giuste?
Ci sono problemi come il rischio di una guerra nucleare e quello di manovra fiscale correttiva fatta di nuove tasse; ma il tema del giorno sembra essere quello dell’obbligo di usare i sacchetti biodegradabili.
I sacchetti di plastica impiegati a milioni negli esercizi commerciali, finiscono spesso nel mare e negli altri corsi d’acqua, vanno in bocca ai pesci, con effetti negativi per loro e per chi se ne ciba. Poiché questi sacchetti non periscono, riaffiorano dalle acque e il loro accumulo s’accresce. Una parte dei sacchetti vengono buttati dalle pendici di colline e montagne e le deturpano.
Quelli biodegradabili non generano questi problemi.
Ogni progresso tecnologico ha un costo, ma in genere il beneficio è molto maggiore del costo. E il fatto che il pubblico favorisca l’innovazione tecnologica invece che ostacolarla, per chiusura al nuovo, fa avanzare la comunità .
Quando nel 1879 si completava il traforo del Gottardo, collegando l’Italia alla Svizzera con un tunnel ferroviario, ci fu lo sciopero dei postiglioni, che protestavano, perché dovevano riconvertirsi a un altro lavoro; le loro eleganti carrozze sarebbero state messe fuori uso; i cavalli di razza sarebbero stati sostituiti da anonime locomotive. Ma il viaggio si riduceva da una giornata a due ore e poiché anche il costo si sarebbe ridotto il numero di viaggiatori sarebbe aumentato, i traffici si sarebbero accresciuti.
La sostituzione dei sacchetti di plastica con i biodegradabili sembra avvantaggiare soprattutto il mondo vegetale e animale. Ma in quanto abitanti di un paese turistico, ricco di arte e di storia, abbiamo interesse alla tutela dell’ambiente e del paesaggio, anche se non siamo sensibili all’ambientalismo e alla tutela degli animali.
Il fatto che l’Italia applichi per prima questa norma di civiltà è un bel biglietto da visita. A ciò si oppone che non è giusto che sia il consumatore a sostenere l’onere della tutela ambientale: il costo di uno o due centesimi per sacchetto – si dice – dovrebbe essere a carico del venditore.
È un argomento errato.
In economia di concorrenza i costi che vanno a carico del consumatore sono quelli minimi che esso accetta, perché il venditore diversamente va fuori gara. E ciò vale sia se il costo del sacchetto è compreso nel costo del prodotto o è calcolato a parte.
Ma se il consumatore paga separatamente ogni sacchetto, cercherà di evitare di usarne troppi. E ne ha un danno particolare l’acquirente più attento. C’è chi vuole riutilizzare i sacchetti usati. Ciò in linea di principio è ambientalista, ma complica le operazioni di vendita, a danno di chi sta in fila in attesa del turno.
Accettiamo questa novità : i centesimi che spendiamo per questo progresso, a tutela del mondo naturale e del nostro paesaggio, li possiamo recuperare evitando gli sprechi, che facciamo quando compriamo senza ben riflettere. [spacer height=”20px”]
Francesco Forte, Il Giornale 5 gennaio 2018

