Mattia Feltri: Homo Erectus

Mattia Feltri: Homo Erectus

Ultimamente trovo deliziose le interviste ai cinque stelle. Qua e là dicono persino delle cose sensate. Non molte, ma sensate. Sembra echeggiare — sto esagerando — il pensiero di un Franco Nicolazzi o di un Remo Gaspari (per chi se li ricorda). Per fare un solo esempio, rivendicano l’abolizione del doppio mandato, aspirando al terzo e poi al quarto, in nome della competenza.

Come buttare a mare tanta competenza accumulata in anni di gavetta? Siamo evoluti, dicono all’intervistatore esterrefatto, o più spesso arreso. E in effetti un’involuzione li avrebbe retrocessi, ai miei occhi maldisposti, alla condizione di primati, poiché mi parevano mossi dagli impulsi socioculturali dell’Australopiteco, politicamente parlando. Consideravano l’incompetenza la precondizione della purezza, e la competenza il presupposto della corruzione. Ormai però l’hanno capita, sono evoluti.

Volevano uscire dall’euro e ora che l’euro arriva, nella quantità di un paio di centinaia di miliardi, si fregano le mani: sono europeisti, sono evoluti. Non cominciamo con Tap, Tav, F35, eccetera. Sono evoluti, fine. Bisogna ammetterlo, hanno assunto le sembianze dell’Homo Erectus, si sono alzati sulle zampe posteriori, fanno uso del fuoco, affilano pietre, costruiscono utensili. Mi piacerebbe, per indole meschinella, se ammettessero che, se sono evoluti, è perché erano arretrati prima, e non glielo si diceva da lustrascarpe del padrone, come sostenevano e talvolta continuano a sostenere.

Ma forse è solo questione di tempo. Ancora un paio di governi e avremo l’Homo Sapiens, il cui vertice evolutivo, in politica italiana, è sempre il grande Giulio Andreotti.

 

Mattia Feltri

La Stampa, 1/09/20

 

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