Drogati

Drogati

Una discussione inutile, drogata in sé. Proprio per questo è una discussione utile a capire il modo insensato con cui i problemi si sventolano anziché affrontarli. L’incapacità di stare alla realtà si traduce in abilità nell’agitare sentimenti. Tipo: proibizionismo e antiproibizionismo. Il primo inficiato da falso moralismo, il secondo da falso libertarismo.

Toccante l’impeto con cui il deputato Riccardo Magi ha rimproverato a Meloni il fallimento del proibizionismo, così come Giorgia Meloni rimproverava a Magi le rovine del permissivismo. Magi ha fatto un gran piacere a Meloni, trasformando un’oziosa ritualità della ricorrenza (basta con queste “giornate”) in un’occasione per marcare ancora il territorio elettorale. Facciano, assieme, un favore a sé stessi e leggano la nostra legislazione in materia, nella quale convivono il permissivismo e il proibizionismo. Drogarsi è lecito, la dose personale si può ben averla e usarla, è già legalizzata, mentre procurarsi la droga e procurarla è illecito. In una legislazione ipocrita e contenente gli opposti, partitanti pronti a tutto per la visibilità si contestano a vicenda il fallimento della metà intestata all’altro. Insensato.

Ma insensato è anche l’approccio. Posto che lo spinello è mito da boomer e che i ragazzi di oggi sono assediati da droghe ricreative devastanti, pasticche amfetaminiche e cannabis con contenuto spropositato di Thc (il principio attivo), roba che frulla il cervello, facciamo finta che si stia parlando seriamente e vediamo perché il gioco “legalizzare o proibire” non ha senso, così giocato. Magi brandisce un cartello: «Cannabis, se non ci pensa lo Stato ci pensa la mafia». Tesi: se si legalizzasse si sottrarrebbe mercato alla mafia. Balla, perché nessuno sano di mente (spero) immagina di dare spinelli ai tredicenni o di fornirne in quantità industriali o di fornire anche cocaina, eroina, amfetamine et similia. Quindi: date il bentornato alla mafia. Se lo scopo fosse quello di debellare le mafie (che si dedicherebbero ad altro), allora la sola ricetta sensata sarebbe fornire tutto a tutti. Ma una coglioneria simile non l’ho mai sentita dire da nessuno.

D’altra parte, del resto, non conosco persone che vogliano far scontare il carcere ai minorenni, ma manco ai maggiorenni sol perché si sono drogati. Vincenzo Muccioli creò San Patrignano per NON mandarli in carcere e a quello sottrarli. Vabbè, dicono, ma puniamo severissimamente lo spaccio. Chi credete di trovare a spacciare, il mafioso? Ci trovate un relitto umano che si droga a sua volta (così potrà dire che è per uso personale). La lancia punitiva è ciondoloni, se priva del sostegno al recupero. Perché disintossicarsi non è stare senza droga, ma vivere senza sentirne il bisogno.

Se in una legislazione ci metti il pietismo e rinunci all’interventismo educativo il risultato è la sceneggiata: «Hai fallito tu!», «No, hai fallito tu!». Passiamo ai film e agli “esempi”. Ci sono fior di film che descrivono i drogati come rottami umani, ragazzi e ragazze in vendita per potere accelerare la propria fine. Ci sono, eccome. Ma ci sono anche quelli con il manager che sniffa e domina, inala e scopa, inghiotte e gode. La tragedia è l’assenza di realtà: non tutti i drogati sono relitti, ci vuole (poco) tempo per arrivarci, ma tutti quelli che sentono di dominarla ne saranno dominati. Dipende a quale stadio li incontri. Tutti i persi nella droga sono partiti dall’idea di sapersi gestire. Tutti non ci sono riusciti.

Allora i temi pubblici sono due: 1. sballarsi, con qualsiasi cosa ci si sballi, non è mai libertà: è il sintomo di un male e la premessa della perdita della libertà, chi ama la libertà odia lo sballo; 2. reprimere ha senso se l’altra mano soccorre, ma per reprimere seriamente si deve proibire, non acconsentire a seconda dei casi.

Se non si ha capacità e determinazione per scegliere, si resta in bilico. Ecco perché quel battibecco inutile è esemplare: drogata non è mica soltanto la discussione sulla droga.

La Ragione

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