Così, per la sesta volta un procedimento giudiziario, il cui presupposto era il concorso di Silvio Berlusconi nell’ideazione delle stragi mafiose del 1993, viene archiviato. Sono diversi gli aspetti per cui noi non possiamo archiviare la notizia. E non riguardano solo il rapporto malato fra politica e giustizia.
1. Scusate la grettezza, ma quelle indagini sono cominciate nel 1996, come detto sono state archiviate sei volte e l’ultima nel gennaio scorso: quanto è costato tutto ciò? Ai contribuenti.
2. Non basta dire che essendo obbligatoria l’azione penale un procuratore può aprire e riaprire inchieste su qualsiasi cosa, inseguendo qualsiasi ipotesi. Qualcuno deve pur rispondere dei risultati e – perché sia chiaro – nel nostro attuale sistema nessuno ne risponde mai. Non è un tema accantonabile.
3. Il fatto che le indagini trentennali siano state sei volte inutili non significa che siano senza conseguenze. Sono trenta anni che si va avanti facendo ipotesi dietrologiche e ricoprendo di letame protagonisti e istituzioni: tutto questo ha avvelenato il nostro tempo e avvelenerà quello a venire, perché alimenterà la letteratura complottista e nutrirà gli storici che useranno come fonte non i documenti (sei volte il niente), ma l’informazione. Trenta anni di diffusione di quelle notizie, del resto, sono a loro volta un fatto.
4. Nulla di tutto questo sarebbe mai stato possibile se la politica non avesse provato a usare la giustizia e la giustizia a usare la politica. Se il guasto fosse solo da una parte non resterebbe che far campagna elettorale per l’altra, ma il guasto ha contagiato tutti quelli che calpestano la Costituzione e la Dichiarazione Universale Diritti dell’Uomo, lasciando che la presunzione d’innocenza sia il perizoma inghiottito dalle orride terga esposte al pubblico. Nel caso di Berlusconi è evidente la differenza di schieramenti, ma, in tanti anni di forcaioli giustizialisti, non c’è stato solo questo, sebbene sia il più clamoroso.
5. Politica e giustizia non si sarebbero accompagnate nell’associarsi nel peggio se solo fosse esistita un’informazione decentemente indipendente e pensante. E se politica, giustizia e informazione si sono unite nello stupro del diritto e dei diritti è perché la grande parte del pubblico, dei cittadini, dei lettori e dei votanti e non votanti, non ha coltivato la prudenza del diritto, ma s’è abbandonata alla vertigine dell’ubriacarsi assistendo al linciaggio altrui.
Qui volevo arrivare: in questo concorso velenoso non ci sono innocenti. Neanche chi lo denuncia da decenni e non è riuscito a stroncare questo vizio mortale.
La Lomellina

