Arte i film di Vanzina? Non esageriamo

Arte i film di Vanzina? Non esageriamo

Affranti dalla morte di Carlo Vanzina, nei giorni scorsi abbiamo letto sui giornali, e ascoltato in radio e in tv, molti elogi dei suoi lavori cinematografici. Illustri opinionisti ci hanno spiegato che i “cinepanettoni” non vanno visti con occhio di disprezzo, come sarebbe d’uso da parte degli intellettuali.

E che anzi รจ, attraverso di essi, fatta la tara degli elementi di grottesco connessi al genere della commedia, che si capirebbe l’Italia di oggi, o meglio quella degli anni Ottanta, molto di piรน e meglio che attraverso film piรน “seri” o attraverso i libri di storia. Qualche titolista si รจ spinto addirittura oltre, parlando di “capolavori”.

Sono non da oggi fiero avversario dell’intellettualismo che rovina, soprattutto in Italia ove si unisce a un certo “sinistrismo” di maniera, molte forme di espressione in nome di una presunta “profonditร ” dell’arte, che solo raramente a noi comuni sarebbe dato cogliere.

La loro arte? Esagerato…

Credo tuttavia che dare ai lavori di Vanzina una patina di artisticitร  che non hanno sia sbagliato e significhi far torto a loro e al regista scomparso. Il loro scopo, come dimostra la data di uscita in sala, era commerciale. Non c’รจ nulla di male, soprattutto per noi che crediamo nel mercato e nella sua alta funzione etica di assecondare i bisogni dei consumatori.

Non solo: รจ spesso successo, in passato, che le grandi opere artistiche dell’umanitร  siano state concepite dai loro autori (si chiamassero Michelangelo o Henry Ford) per far cassetta. Non credo sia il caso dei film di Vanzina, che avranno pure avuto, come รจ stato detto, un alto valore tecnico, ma, fermo restando che la tecnica per quanto raffinata non fa di per sรฉ un’opera un’opera d’arte, รจ pur vero che non venivano concepiti con altro fine di giungere alle viscere dello spettatore, superare ogni anno i ricavi d’incasso del precedente, pagare ricchi cachet alle star che vi avevano preso parte.

Tutto legittimo e tutto anzi persino ammirabile. E poi chi di noi, dopo una giornata di lavoro, non si รจ seduto e divertito, lasciandosi andare, con le loro crasse risate da caserma! In altri momenti, alla ricerca di prodotti meno grossolani, lasciando stare gli spesso disonesti film d’essai, ci siamo perรฒ rivolti a commedie di altro spessore, quelle classiche italiane degli anni Sessanta o quelle americane dei Quaranta-Cinquanta.

Perchรฉ? Non certo perchรฉ ci trasmettevano “un messaggio”: scopo dell’arte non รจ fare la morale, o indignarsi per il mondo com’รจ, in questo Vanzina aveva visto giusto! Il fatto perรฒ รจ che la vera arte รจ una forma di conoscenza, certo non ancora elevata a concetto, ma proprio per questo, se fosse lecito dire, piรน immediata e piรน “vera”, piรน vicina alla realtร .

Ci ha raccontato l’Italia del debito? Mah…

Un romanzo storico, si dice non a torto, fa capire un periodo di dieci saggi! Vanzina, come pure si รจ detto, ci ha fatto conoscere gli anni Ottanta, quello che eravamo diventati, facendoci rispecchiare in noi? In maniera molto lata direi, o a quella maniera che puรฒ interessare i sociologi, sia detto con rispetto parlando.

Per conoscere la realtร , senza giudizi e infingimenti, ci vuole l’arte, non l’avanspettacolo: due forme diverse e ugualmente degne, sia chiaro, dell’ espressione umana. L’arte, infatti, non ostenta ma accenna: all’artista basta un tratto, non la caricatura, per fare capire un tipo umano o una situazione.

L’arte non รจ nรฉ per gli intellettuali nรฉ popolare, come dimostrano le commedie greche e latine, che venivano rappresentate e apprezzate dal popolo ma avevano un valore intellettuale che le ha fatte durare nei secolo e diventare “classiche”. Toccavano sentimenti umani “profondi” ed “eterni” e hanno costituito quel “canone occidentale” che deve farci sempre da guida. Il popolarismo in questo genere di cose riflette quella decostruzione della cultura occidentale, che in Italia รจ stata portata a termine dal Sessantotto e dai Don Milani, che รจ un po’ la causa di nostri tanti mali culturali, a mio avviso.

Un pensiero conservatore e liberale non puรฒ prenderli a modello. Non รจ un caso che sia stata la cultura di “sinistra”, l’assessore Nicolini o Veltroni, a iniziare l’opera di “sdoganamento” di certi prodotti, i quali, ripeto, vanno apprezzati e fruiti senza dubbio e con spontaneitร , ma senza chiedere a essi dare piรน di quello che effettivamente possono. Vanzina, che era persona a suo modo colta e intelligente, credo che tutto questo lo sapesse.

Corrado Ocone, “L’Huffington Post” 10 luglio 2018

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