Arroganti & dementi

Arroganti & dementi

È la condotta dell’Italia a rendere più difficili, se non impossibili, i cambiamenti necessari nell’Unione europea e nell’area dell’euro. Coloro i quali dicono di volere e incarnare il nuovo sono e portano il vecchissimo. Il balletto attorno al nome di un possibile ministro è talmente esagerato e grottesco da potere distrarre solo chi è assai di bocca buona. C’entra nulla. Che Savona faccia o non faccia il ministro, a questo punto, è irrilevante.

L’euro del 2010-2011 non è l’euro di oggi. Il cambiamento è iniziato nel 2012 ed è stato profondo. L’innovatore è stato un italiano: Mario Draghi. Duramente avversato da alcuni Paesi, guidati dalla Germania. Il punto è delicatissimo e decisivo: Draghi prevalse perché l’intervento monetario espansivo era necessario e urgente, ma i tedeschi avvertirono delle possibili conseguenze, sostenendo che i Paesi altamente indebitati non avrebbero usato la bonaccia monetaria per rimediare ai propri squilibri, ma per lasciarli così come sono.

L’Italia ha fatto di tutto per dare ragione ai tedeschi. Lo ha fatto con Renzi. Lo ha fatto con il centro destra attestato su posizioni stolte o surreali (la doppia moneta). Ora lo fa con un governo che annuncia di non volere pagare i debiti. Arroganza & demenza. L’Italia ha battuto l’Italia. Chi vociava volendo battere i pugni e contare di più ha demolito la nostra posizione più forte.

Sul piano istituzionale i disegni di cambiamento sono stati illustrati dal presidente francese, Macron. La Germania non li gradisce, perché maggiore integrazione porta con sé maggiore condivisione dei costi e dei rischi. In Italia si è andati avanti dicendo minchionerie contro “l’Europa di Macron e Merkel”. Demenza & arroganza. Chi dice di volere il cambiamento ne è l’impedimento.

Ma le cose sono già cambiate. Il debito è rientrato largamente dentro i confini nazionali. Non siamo nel 2011, l’Italia può essere accompagnata all’uscita senza gravi conseguenze per gli altri.

L’arroganza & la demenza sono giunte al punto che dovremmo essere i primi a reclamare l’immediata realizzazione dello spazio bancario europeo e, invece, facciamo gli smorfiosi per cercare di conservare quel che poi si afferma di volere combattere (a cominciare dall’uso dei soldi del contribuente per rimediare agli errori e ai reati di certe banche). L’Unione bancaria la fanno meglio senza di noi.

Ci stiamo suicidando. Il processo è già in corso. Ma non si può dire, altrimenti ti danno del servo dei poteri forti e dello schiavo della burocrazia europea. Arroganti & dementi loro, ma anche chi gli va appresso.

DG, 26 maggio 2018

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