UE & NATO

UE & NATO

Certo che l’elezione del Presidente della Repubblica è un passaggio molto importante, ma no, non può assorbire tutto, quasi cancellare il resto e con quello la realtà. Ieri, per esempio, era la giornata della memoria, che rammenta a tutti, fra le altre cose, la più vergognosa pagina della nostra storia nazionale. Tutti condividono quella memoria. Eppure non hanno sentito il bisogno, proprio perché impegnanti in un negoziato legittimamente difficile e avviato in ritardo, di darsi un appuntamento mattutino e, nel nome della memoria, tenersi per mano. Anche in violazione delle regole covid. Come a dire: siamo avversari politici, ma tutti parte della medesima civiltà. Niente.

Il governo italiano, la cui assai larga maggioranza sembra non avere nulla da dire sul tema, ha assicurato di riconoscersi in quanto l’Occidente, quindi l’Alleanza Atlantica e la Nato, sta facendo per scongiurare la pur esistente ipotesi che i russi invadano l’Ucraina. Nel qual caso si è pronti a rendere assai più dure le sanzioni economiche già esistenti dopo che l’Ucraina fu già amputata della Crimea. Nel mentre il governo è impegnato su quel fronte la Camera di commercio Italia-Russia organizza un incontro fra Putin e le nostre aziende. È evidente la contraddizione, così come l’enormità che a quell’incontro abbiano partecipato società partecipate dallo Stato. Altre si sono sottratte, come Eni e Saipem. Davanti a questo spettacolo nessuna forza politica ha avuto parole. Putin ha detto agli italiani che fornisce gas a un prezzo più basso di quello di mercato. Sembrava un film politicamente scorretto, con il “civilizzatore” davanti ai “selvaggi”: volere tu perline con cocci di bottiglia e dare me un chilo oro? Il prezzo del gas è alle stelle, la Russia ha bisogno di valuta straniera, perché collassa, in Germania non aprono Nord Stream 2, facendone una questione politica, proporre, in questo quadro, lo sconto sul gas significa supporre gli interlocutori siano fessi. Ma forse peggio: si credono furbi.

C’è l’influenza della stazione russa di Banca Intesa, molto attiva. Ma sono anche alti i rischi bancari di eventuali dure sanzioni. Saggezza e affarismo vorrebbero che si lavorasse per evitarlo, rendendo chiaro che sotto i cingoli dei carri armati non ci resterebbero solo gli ucraini. Invece si offre il destro a far credere che l’Occidente possa essere diviso, fidando sul fatto che nessun politico avrebbe sollevato il problema. Non solo perché distratto, ma anche perché le stazioni russe in Italia funzionano e non hanno sbaraccato con la perdita del partito fratello. Ricordate i medici russi a Brescia? Quella pagliacciata a sfondo propagandistico spionistico ebbe il plauso del governo. Di allora.

Dunque, nel mentre la Finlandia e la Svezia meditano di muoversi verso la Nato, perché capiscono bene cosa sta accadendo in Ucraina, qui da noi c’è chi pensa di vivere nel secolo scorso. Quello che Putin vorrebbe restaurare. Si poteva aprire a Togliattigrad (stabilimento Fiat) perché l’Italia aveva posizione doppia (e le Germanie erano due), ma i sovietici non avrebbero allargato ad Ovest più di quanto stabilito a Yalta. In questo secolo le cose stanno diversamente.

Sicché ci si ricordi che il nostro mercato, i nostri affari, sono prima di tutto a Ovest, la nostra protezione economica si chiama Unione europea e la nostra protezione militare si chiama Nato. Sia gli affari che la sovranità si difendono dentro quello schema. Chi se ne chiama fuori lavora contro l’Italia. Chi tace e svicola è inutile a sé stesso e a tutti.

La Ragione

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