“Dai vaccini al parmigiano, ecco le fake news sulla salute…”

“Dai vaccini al parmigiano, ecco le fake news sulla salute…”

Estate, tempo di calura e di sudore soprattutto per chi vive e lavora in città. Ad alzare ulteriormente la temperatura, ci hanno pensato le polemiche delle settimane scorse sui vaccini e sul documento Onu “anti-grana”. Tra dichiarazioni social, articoli e fake news, difficile orientarsi. Per questo abbiamo chiesto al prof. Giorgio Calabrese – medico specializzato in scienza dell’alimentazione, docente di nutrizione umana, consulente del Ministero della Salute e Presidente del Dipartimento Ricerca FLE –  di aiutarci a fare chiarezza.  

Prof Calabrese, partiamo dal decreto vaccini della Lorenzin che il governo attuale pare voglia modificare. Cosa prevede e cos’è in discussione?

Da quando il nuovo Governo ha iniziato a lavorare a pieno regime, tra i ‘sorvegliati speciali’ figurava anche il ministero della Salute perché oggetto di molti interrogativi da parte degli osservatori più attenti alle questioni sanitarie, in particolare in merito all’annosa questione dell’obbligatorietà delle vaccinazioni. Sembra che il ministro Giulia Grillo, medico, non sia intenzionata a scardinare i fondamenti del decreto Lorenzin. Anzi se c’è qualcosa su cui intervenire è piuttosto la semplificazione delle procedure di certificazione.

Tipo?

I ministeri della Salute e dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca sono intervenuti per promuovere le seguenti semplificazioni con una circolare emanata congiuntamente:

– per i minori da 6 a 16 anni, quando non si tratta di prima iscrizione scolastica, resta valida la documentazione già presentata per l’anno scolastico 2017-2018se il minore non deve effettuare nuove vaccinazioni o richiami;

– per i minori da 0 a 6 anni e per la prima iscrizione alle scuole – minori 6 – 16 anni – basta una dichiarazione sostitutiva di avvenuta vaccinazione.

L’idea, insomma, è di semplificare la vita alle famiglie?

Sì, la principale novità sul tema è la costituzione dell’Anagrafe nazionale vaccini, che vorrebbe semplificare la vita delle famiglie ed evitare inutili e onerose certificazioni anche nei casi di cambio di residenza. Il decreto ministeriale è pronto e seguirà al più presto il suo iter procedurale. L’Anagrafe nazionale, strumento base per gestire le vaccinazioni, consentirà di monitorare i programmi vaccinali, di conoscere le ragioni delle mancate vaccinazioni e di misurare progressi e criticità del sistema. Attraverso il sistema nazionale degli eventi avversi gestito da Aifa, le segnalazioni potranno essere comunicate dai professionisti sanitari e dai soggetti vaccinati o dai loro genitori. Infine, prende avvio il ‘Tavolo degli esperti indipendenti’ del ministro della Salute che consentirà di produrre le evidenze scientifiche a sostegno delle scelte dei decisori.

Una questione che interesserà molti liberali: l’obbligatorietà dei vaccini lede la libertà delle persone?

In questi mesi, nel dibattito pubblico, la polemica sul tema delle campagne vaccinali è stata particolarmente accesa. Era inevitabile se si pensa che la commistione tra scienza e società, tra scienza e istituzioni politiche e giuridiche è infatti ormai tale da incidere profondamente sulle strutture e sulle dinamiche istituzionali, sul ruolo dei gruppi che rappresentano categorie di soggetti e di interessi, sulle posizioni dei cittadini: ciò ha determinato l’espansione del fenomeno del vaccine hesitancy (cd. “esitazione vaccinale”) che però non è prevalentemente il frutto della mancanza di conoscenza specifica del problema, dato che la maggior parte dei soggetti che rifiutano l’offerta vaccinale appartengono a classi culturalmente evolute, con livello medio-elevato di istruzione. Tale fenomeno è legato al ruolo attivo e consapevole del paziente, sempre meno disposto ad essere in balia dell’autorità medica e sempre più partecipativo nella costruzione del percorso e delle scelte intorno alla propria salute e nella valutazione delle organizzazioni sanitarie e dei professionisti che vi operano.

Dopo essere stati per molti anni confinati nell’ambito medico, gli effetti indesiderati dei vaccini sono sempre più spesso portati all’attenzione dell’opinione pubblica in modo eclatante e acritico. Si tratta di campagne postmoderne che obliterano ogni confronto con il passato quando malattie come poliomielite, difterite e morbillo mietevano migliaia di vittime ed erano ben pochi a ritenere che non valesse la pena correre qualche rischio per ottenere i benefici assicurati dalle vaccinazioni.

È cambiata la percezione…

Il rischio che si manifestino effetti indesiderati viene percepito in una prospettiva diversa: rispetto all’incidenza delle malattie che il vaccino previene, le possibili reazioni avverse vengono infatti ad assumere un peso percentualmente trascurabile, ma socialmente avvertito come un rischio non sopportabile.

Il rapporto rischi-benefici delle vaccinazioni è rappresentato dal cd. “effetto piramide”, ove la base della piramide è costituita dal beneficio che deriva alla gran parte della popolazione dall’uso di un vaccino, mentre l’apice si rinviene nell’evento avverso che riguarda un numero marginale di casi rispetto alla maggioranza degli individui che ne trae vantaggio. A differenza di questi ultimi, chi subisce un danno lo vive però in prima persona, divenendo paradigma di una condizione esistenziale diffusive anche se eccezionale.

I no vax pensano che vi siano vaccini in cui prevale il vantaggio del singolo su quello collettivo. cosa ne pensa della cd “flessibilità dei vaccini”?

Forse ci sarà un passo indietro della ministra Grillo sul tema dei vaccini dopo l’introduzione dell’autocertificazione dello stato vaccinale, norma in aperta contraddizione con lo spirito della legge Lorenzin e che mette a rischio gli innegabili successi ottenuti dall’introduzione dell’obbligatorietà. Quando una regione raggiunge la soglia prevista, si toglie l’obbligo, ma nel caso di scoppio di un’epidemia, si reintroduce un obbligo o comunque un’intensificazione delle vaccinazioni. Ha senso tutto ciò? La nuova politica in tema di vaccini, che diventerà il cardine della proposta di legge allo studio del ministero, sarà la “flessibilità a geografia variabile”.

Tradotto?

Tradotto in pratica: nelle regioni dove la copertura è alta, si toglie l’obbligo. Quando una regione raggiunge la soglia prevista, si toglie l’obbligo. Nel caso scoppi un’epidemia si reintroduce un obbligo o comunque un’intensificazione delle vaccinazioni. Io mi chiedo: ha senso? Per me no. Nessuno. Per due semplici motivi ampiamente dimostrati dalla scienza. Primo: la percentuale di popolazione vaccinata per avere un’immunità di gruppo efficace va mantenuta, non solo raggiunta. Secondo motivo: se è in corso un’epidemia la vaccinazione serve a poco, dato che l’immunità si acquisisce nel giro di 3-4 settimane e spesso richiede richiami per diventare permanente (motivo per cui ci si vaccina da piccoli, per essere protetti per tutta la vita). Un virus come il morbillo in 3-4 settimane può diffondersi in tutto il Paese, causando migliaia di casi. Per questo la vaccinazione va fatta prima, proprio per evitare che insorgano le epidemie. Aprire l’ombrello quando si è già bagnati non serve a molto.

Come riportato dai giornali, per il ministro: “Riconoscere l’importanza delle vaccinazioni, e poi obbligare la gente a farle, sembra una contraddizione agli occhi dei cittadini”. Mi pare un concetto un po’ ingarbugliato. Lo Stato obbliga il cittadino a fare qualcosa, se ritiene questo qualcosa importante, mi pare. Se non è importante, allora non ha senso l’obbligo.

Fare passare l’idea che l’obbligo delle vaccinazioni è “flessibile” e di “intensità variabile” a seconda di dove uno vive, equivale a negare l’importanza e l’assoluta necessità della continuità sia temporale che spaziale delle vaccinazioni di massa. Importanza e necessità incontestabili da un punto di vista scientifico. Per cui è tale proposta ad essere una contraddizione in termini, non l’obbligo di vaccinare.

Insomma, più politica che scienza.

Sì, la realtà è che questa proposta nasce da motivazioni politiche, frutto di (fragili) equilibri interni, ma prescinde del tutto dalle evidenze della scienza. Non a caso il mondo medico unanimemente si è dichiarato contrario a questa impostazione.

Spero che in sede di dibattito parlamentare questa proposta sia depotenziata o ancor meglio bocciata. Spero che venga mantenuto l’obbligo per le vaccinazioni con relative sanzioni. Spero che venga abrogata l’ambigua norma delle autocertificazioni. Lo spero per la salute di tutti i cittadini che non deve essere merce di scambio in contrattazioni politiche, ma tutelata al meglio sulla base dei dati oggettivi della scienza.

L’Oms ha registrato una riduzione delle vaccinazioni pediatriche in italia e in molti altri paesi occidentali, usa in primis. una vittoria dei no vax?

L’Oms richiama l’Italia per il netto calo delle vaccinazioni obbligatorie a bimbi e la Lorenzin lo ha definito “Fenomeno preoccupante”. É un quadro allarmante quello che emerge dai dati del ministero della Salute relativi al 2013 e pubblicati dall’Istituto superiore di sanità (Iss), che evidenziano come le coperture vaccinali nazionali raggiungono il livello più basso degli ultimi 10 anni. In calo sono tutte le vaccinazioni ed in particolare il morbillo, nonostante il 2015 sia il termine ultimo fissato dall’Oms per eliminare questa malattia in Europa.

L’Italia però è in ritardo, denuncia l’Associazione mondiale per le malattie infettive e i disordini immunologici (Waidid), dopo un incontro a Copenhagen dell’Oms per fare il punto sulla campagna di vaccinazioni in UE. I dati italiani, rileva Waidid, “risultano ancora incompleti e per questo l’Oms, ha chiesto un incontro urgente con il ministro della Salute a marzo”. Il punto, avverte l’Iss, è che il “mantenimento di coperture elevate è fondamentale per prevenire epidemie ed evitare che si ripresentino malattie che sono state eliminate in Italia.

È con preoccupazione quindi che si nota – sottolinea l’Istituto – una flessione delle coperture medie nazionali per quasi tutte le vaccinazioni”. L’andamento “in netta diminuzione delle coperture a 24 mesi”, rileva l’Iss, “rende indispensabile interventi urgenti”. In particolare, la vaccinazione esavalente (offerta ai bimbi entro un anno e che copre difterite, tetano, pertosse, epatite B, poliomelite ed emophilus B) registra un calo delle coperture, più o meno accentuato rispetto al 2012, in quasi tutte le Regioni. Questa non è una vittoria dei NO-VAX ma una sconfitta della Scienza che deve essere subito immediatamente recuperata, pena la maggiore presenza di malattie che pensavamo di aver battuto coi vaccini.

La tesi di Andrew Wakefield secondo cui esiste una relazione tra autismo e il trivalente morbillo, rosolia, parotite ha basi scientifiche?

Negli ultimi anni è scoppiata una vera e propria bomba mediatica sulla correlazione vaccini-autismo. Sentenze, anche del nostro Paese, hanno riconosciuto a diverse famiglie il danno da vaccino. Fomentando in questo modo paura ed angoscia nei genitori che si trovano a dover scegliere se vaccinare o meno il proprio figlio. I pediatri prescrivono i primi vaccini in un lasso di tempo che va dal primo mese di vita fino al terzo. In modo da avere un soggetto immunizzato adeguatamente prima del primo anno di vita.

Prima che il vaccino venga somministrato, il bambino viene visitato dal pediatra perché se si riscontrasse febbre o anche un raffreddore, il vaccino non si può fare. É un obbligo la visita pre vaccino. I primi sintomi dell’Autismo iniziano a palesarsi proprio quando, secondo alcuni, è avvenuto il danno da vaccino cioè quando avvengono le prime vaccinazioni. Ad oggi sappiamo ancora molto poco sulle reali cause che portano all’Autismo. Una delle teorie più accreditate al momento, vede la sindrome provocata da una mutazione genetica dei geni che codificano proteine sinaptiche.

A livello strutturale la conseguenza è una macrocefalia (accrescimento di alcune regioni del cervello) con la dimensione del cervelletto più ridotta. Quindi “si nasce” autistici e non lo si diventa.

E allora tutte le sentenze che hanno riconosciuto a tante famiglie l’insorgere della sindrome dopo la somministrazione del vaccino?

I risultati di due studi scientifici recentemente pubblicati su una delle riviste mediche più accreditate a livello mondiale, il British Medical Journal, (uno il 5 gennaio 2011, l’altro pubblicato l’11 gennaio 2011) hanno decretato l’infondatezza dell’associazione autismo-vaccini. Il Board, un comitato scientifico che riunisce vari esponenti dell’Igiene e Sanità Pubblica, della Medicina Generale, della Pediatria facenti capo ad Associaziomediche e scientifiche (come la FIMP,SIP ecc), si schiera contro la teoria del dottor Wakefield.

Inoltre, esprime sconcerto per la sentenza del Tribunale di Rimini nel quale il vaccino trivalente viene accusato di provocare autismo. Anche il Tribunale di Trani era stato chiamato a legiferare su una vicenda analoga, conclusasi però con l’archiviazione della vicenda e con la non dimostrata correlazione tra vaccino ed autismo. Stefania Salmaso, Direttore del Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute dell’ISS, smentisce categoricamente tutte le teorie anti vaccinali che vedono l’autismo una causa dell’assunzione del farmaco. “Non esiste alcuna evidenza scientifica”.

Quello che dobbiamo accettare è che il vaccino è un farmaco ed in quanto tale può avere effetti collaterali. In nessun modo però associabili all’autismo. La storia, ci s’insegna che grazie ai vaccini sono state salvate milioni di vite ed è stato possibile raggiungere in Occidente uno standard di salute complessivo piuttosto alto.

Nei paesi “sottosviluppati” sappiamo bene che le associazioni umanitarie sono impegnate nelle campagne di vaccinazione per la popolazione. Se i vaccini provocassero davvero l’Autismo, tutti noi dovremmo essere autistici? Tutti i nostri fratelli e sorelle? Tutte le popolazioni che vengono vaccinate da associazioni umanitarie sono autistiche?

Come è stato sopracitato, attualmente si ritiene che l’autismo abbia una causa genetica. Quindi un bambino nel momento in cui assume la prima dose di vaccino è già autistico.

Sicuramente un modo per far stare i genitori più tranquilli può essere quello di somministrare il vaccino trivalente (quello maggiormente accusato di provocare autismo) in dosi separate, per far abituare gradualmente l’organismo alle sostanze vaccinali.

Ma non vaccinare può essere un rischio?

Non vaccinare può essere un rischio: se tutta la popolazione scegliesse di non sottoporsi più alle vaccinazioni obbligatorie, tornerebbero le famose malattie debellate che nel passato recente hanno portato alla morte di decine e decine di persone. Come ribadito più volte dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), non esiste alcuna indagine o ricerca scientifica che supporti le tesi di Wakefield. Concetto sottolineato ancor più vivamente dal nostro Ministero della Salute.

Anzi, sono stati invitati tutti i pediatri a fare corretta informazione ed a non sconsigliare il vaccino. Pena la rimozione dall’albo dei medici. Il vaccino è lo strumento più sicuro per rendere la popolazione immune. Non vaccinarsi è un danno per noi stessi e per gli altri.

Visto che siamo in estate, altro argomento “caldo”. Ma veramente il documento Onu dice che grana e prosciutto fanno male o è stato travisato?

Da un po’ di giorni diversi giornali italiani parlano con preoccupazione e allarmismo di una presunta campagna dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’agenzia dell’ONU che si occupa di salute, contro “parmigiano, prosciutto crudo, olio e altre eccellenze italiane”, per usare le loro parole. L’OMS avrebbe paragonato questi prodotti all’alcol e al fumo e starebbe pensando a tassazioni speciali e all’imposizione di etichette simili a quelle delle sigarette. Non c’è niente che sostenga questa teoria, e l’OMS ha smentito la notizia, che però nel frattempo era stata riportata dai principali giornali italiani con sensazionalismo e toni polemici, e commentata da ministri, politici e associazioni di categoria: che di fatto hanno protestato e annunciato barricate per una notizia che non sembra avere nessun tipo di fondamento.

Ma come e dove è nata questa notizia?

La polemica è cominciata per un articolo del Sole 24 Ore intitolato: “Onu, agroalimentare sotto accusa. «Parmigiano e olio come il fumo»”. Nel pezzo non c’è nessuna indicazione sulla provenienza del virgolettato. L’articolo comincia dicendo che «il parmigiano reggiano, il Prosciutto di Parma, ma anche la pizza, il vino e l’olio d’oliva. Tutti rischiano di fare la fine delle sigarette: tassati, e con tanto di immagini raccapriccianti sulle confezioni per ricordare che “nuocciono gravemente alla salute”». Secondo l’articolo, queste possibilità sarebbero in discussione all’OMS in vista di un’assemblea dell’ONU – in programma a New York per il prossimo settembre – sulle malattie non trasmissibili.

In molti, approfondendo, hanno concluso che alla base dell’articolo ci fosse un documento chiamato Time to Deliver, pubblicato online lo scorso giugno e contenente le raccomandazioni e le indicazioni di una commissione speciale in vista dell’assemblea di settembre. Il documento, però, non contiene nessun riferimento al Parmigiano reggiano, al prosciutto crudo o a qualsiasi altro prodotto agroalimentare italiano, né tantomeno vengono suggerite tasse o “immagini raccapriccianti”.

Nel documento, però, qualcosina però c’è…

Ci sono però un paio di passaggi che potrebbero essere quelli da cui è partita la polemica, ma dicono cose molto diverse da quelle riportate dai giornali italiani. A pagina 23 si consiglia in modo vago ai governi nazionali di collaborare coi produttori di «bevande non alcoliche e cibo» per quanto riguarda «l’etichettatura e la regolamentazione della commercializzazione» di quei prodotti. Il documento dice poi che i governi dovrebbero «limitare la commercializzazione di prodotti non salutari (quelli contenenti una quantità eccessiva di zuccheri, sale, grassi saturi e trans) ai bambini». In un ultimo punto, la commissione dell’OMS dice che «incentivi e disincentivi fiscali dovrebbero essere presi in considerazione per incentivare stili di vita salutari, promuovendo il consumo di prodotti sani e limitando la commercializzazione, la disponibilità e il consumo di prodotti non salutari». In una nota, poi, si parla vagamente della possibilità di migliorare le indicazioni sulle etichette per indicare la quantità di sale nei prodotti. Il documento non paragona nessun alimento al fumo né menziona mai i prodotti italiani (come qualsiasi altro tipo di prodotto specifico).

Le notizie di bollini neri dell’OMS su tale o tale alimento non sono effettivamente corrette, perché l‘OMS non criminalizza determinati alimenti ma raccomanda politiche che promuovano un consumo parsimonioso degli alimenti che hanno alti contenuti di sodio, zuccheri o grassi saturi».

Per riassumere, per l’Onu grana e prosciutto fanno male?

Per riassumere: è ovvio che l’Onu non cita espressamente nei suoi documenti i prodotti italiani né dice che sono come il fumo. Il fatto vero è che, per composizione e proprietà nutritive, molti nostri prodotti rischiano di rientrare nel perimetro dei «non salutari» e, quindi, da penalizzare. Come già avviene in alcuni paesi elogiati dall’Oms o comunque menzionati tra i cibi da ridurre nelle tabelle nutrizionali degli uffici regionali dell’Organizzazione di Ginevra.

 

 

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