Le teorie di Hayek tra diritto e legislazione

Le teorie di Hayek tra diritto e legislazione

È un libro fatto molto bene. Si chiama Hayek, l’essenziale. È di Donald J. Boudreaux, con pregevole prefazione di Vaclav Klaus per Ibl libri.

Come scrive bene l’autore: «Leggere Hayek direttamente non è sempre semplice, la sua prosa è caratterizzata da lunghe frasi e numerose proposizioni», e «con questo piccolo libro mi pongo l’obiettivo di illustrare nel modo più chiaro possibile l’essenza delle dieci più importanti idee economiche e politiche del premio Nobel austriaco».

Vaclav Klaus, nella bio che introduce il libro, ci ricorda come Hayek sia più che un economista. Si contrappone subito alle contemporanee teorie keynesiane. Una battaglia intellettuale che perderà nell’opinione pubblica e nelle pratiche governative. Insegnerà a Chicago ma sarà sempre seccato dal fatto di non essere stato assunto per una cattedra economica. Scriverà di tutto, non solo di economia, e solo dopo l’inatteso conferimento del Nobel riprenderà con forza la sua elaborazione scientifica.

Ecco perché delle dieci idee sintetizzate nel libro abbiamo scelto il capitolo cinque: «Differenza tra legislazione e diritto». Se fosse per noi, dovrebbe rappresentare la prima lezione per uno studente di giurisprudenza. La tesi è semplice, ma fondamentale per capire il metodo austriaco.

Il diritto nasce spontaneamente, la legislazione invece dalla volontà del legislatore. Il primo è frutto dell’azione degli uomini, ma non di un progetto umano. È come il linguaggio. Non c’è un mister X che ha inventato l’italiano o il latino, certo c’è qualcuno che lo ha codificato a posteriori. Un fenomeno così complesso e affascinante come la comunicazione è figlia di un ordine spontaneo, che ne ha nel tempo stabilito forme e regole.

Il diritto commerciale, quello mercantile, nacque nello stesso modo. Furono gli usi e consuetudini dei mercati veneziani o fiamminghi ad affermarlo, non la potestà superiore di uno stato. Chi non lo rispettava, ci rimetteva in reputazione e dunque in affari. La sua sanzione non era statuale, ma altrettanto forte.

Perché oggi, scrive Boudreaux, in un parcheggio affollato il mettere la freccia e fermarsi davanti ad un auto che fa manovra, indica a tutti che si è pronti a prendere il posto che verrà lasciato libero? E nessuno si azzarda a soffiarlo. È un comportamento figlio del diritto e non della norma prevista dal codice della strada.

Hayek non dice che il «diritto» sia necessariamente meglio della «legislazione», ma ci mette in guardia sui «progetti degli uomini» che, anche se codificati dal processo legislativo e parlamentare, non necessariamente sono meglio e più desiderabili rispetto agli ordinamenti frutto delle «azioni degli uomini senza alcun progetto».

E dopo, quando avrete finito il quinto capitolo del libro edito da Ibl, affrettatevi a comprare Legge Legislazione e Libertà. 

Nicola Porro, Il Giornale 19 febbraio 2017

Condividi
  •  
  •  
  •  
  •  

Ti potrebbe interessare anche:

Lo statalismo fa male Ovunque, persino nel paese dei Simpson L'eccesso di regole ha sempre un effetto negativo A Springfield come in tutto il resto del mondo. Ne scrive Carlo Lottieri Denso e al tempo stesso di facile lettura, ma anche pe...
O concorrenza o caverna. Ecco perché la competizione ci rende molto più civili La scienza progredisce tramite la più severa competizione tra idee; la democrazia è competizione tra proposte politiche; la libera economia è competizione di merci e servizi sul me...
“Chi controlla i mezzi controlla anche i fini”. La lezione di Hayek ... La concorrenza, i pensatori scozzesi e la distruzione del mito del grande Legislatore, il liberalismo come capovolgimento del ruolo dello Stato. E naturalmente Hayek (guarda il fil...
Oltre Spinelli. L’Europa può ripartire dalle tesi dell’Hayek federalista Flavio Felice, da Il Foglio del 24 agosto La decisione del popolo britannico di uscire dall’Unione Europea ci spinge a riflettere sul futuro del continente, sulla sua cultura po...