La figura di Luigi Einaudi nella fondazione di Roma

Percorrevo a piedi le strade di Torino nel 2006 per raggiungere un ristorante dove avevo appuntamento con Valerio Zanone per parlare delle due Fondazioni Luigi Einaudi, di Roma e di Torino. Affrettavo il passo per arrivare in tempo quando vidi davanti a me, in lontananza, una persona che poteva essere Valerio. Questa si fermò al primo incrocio, guardò a destra e poi a sinistra, come uno che stesse cercando la strada giusta. Poi riprese il cammino verso il ristorante. Dissi tra di me, quello non può essere Valerio: lui conosce Torino a menadito. E invece, quando c’incontrammo al ristorante, scoprii che era proprio lui. Mi confessò che a quell’incrocio si fermava sempre per osservare le visuali a destra e a sinistra, che non mancavano mai di affascinarlo, prima di riprendere la sua strada. Simbolicamente, questo è lo stesso cammino che ha fatto la Fondazione Luigi Einaudi di Roma in questi ultimi anni. Ha guardato a destra e a sinistra, cogliendo quegli elementi di novità presenti nella società, ma mantenendo il suo percorso nell’ambito della cultura liberale.

Quel giorno Valerio Zanone mi chiese di sostituirlo come presidente della Fondazione. Risposi con un netto rifiuto. Quando ritornò alla carica dopo qualche mese, rimasi della stessa opinione. A una riunione del Cda, capitolai, pressato oltre che da Valerio, anche da Franco Chiarenza e da Domenico da Empoli. Alle mie obiezioni che non appartenevo all’universo liberale, che non conoscevo questa o quell’altra corrente di pensiero, mi fu risposto che era meglio così, che la fondazione non doveva identificarsi con un dato partito o corrente, che io avrei potuto essere sopra le parti e perciò non incorrere nei problemi avuti da Valerio, il quale si era pubblicamente schierato da una parte sola. Risposi che forse l’unico modo in cui ero in grado di dare un impulso forte alla cultura liberale era di promuovere il pensiero di Luigi Einaudi. Così divenni presidente e così iniziò un periodo in cui la figura di Luigi Einaudi fu messa al centro delle attività della Fondazione. Ciò non ha significato trascurare altri ambiti di ricerca e di studio. Al contrario, la decisione di concentrare gli sforzi sulla figura del grande economista ha permesso di reperire nuove risorse, permettendo alla Fondazione di promuovere tante attività che altrimenti le sarebbero state precluse.

La prima necessità legata all’idea di porre la figura del Presidente Einaudi al centro dell’attività della Fondazione fu quella di creare in qualche modo un legame con i vari istituti a lui dedicati: oltre alla fondazione di Roma, quella di Torino, sorta attorno alla grande biblioteca e l’archivio del Presidente, donati a essa dalla famiglia; l’Ente Luigi Einaudi per gli studi monetari, bancari e finanziari, sostenuto dalla Banca d’Italia e dall’Associazione Bancaria Italiana; il Centro Einaudi di Torino e innumerevoli associazioni minori sparse per l’Italia e anche all’estero.

Perché tante fondazioni ed enti diversi hanno scelto come punto di riferimento Einaudi? I suoi numerosi interessi e i diversi campi in cui ha agito hanno suggerito a istituzioni molto dissimili tra di loro a riconoscersi nell’operato dello studioso e statista. Uno dei pochi elementi che li ha accomunati è stato il conferimento di borse di studio per incoraggiare giovani promettenti a seguire corsi di perfezionamento e specializzazione all’estero, per stimolare la formazione delle future classi dirigenti. Lo stesso Luigi Einaudi, del resto, aveva devoluto gli introiti dei suoi scritti al finanziamento di borse di studio a sostegno di brillanti giovani studiosi. Quelle erogate dalle fondazioni Einaudi erano tra le poche disponibili in Italia negli anni Sessanta e Settanta. I nomi dei giovani borsisti di ieri, oggi si trovano tra docenti universitari affermati, giornalisti di chiara fama, e dirigenti di grandi imprese finanziarie e industriali. Oggi al governo del paese, troviamo due ex borsisti della Fondazione di Roma, il Presidente del Consiglio Mario Monti, e il Ministro Fabrizio Barca. Mio padre, il professore Mario, che non aveva aderito all’invito di Giovanni Malagodi di diventare presidente della Fondazione, veniva però a Roma ogni anno per intervistare i candidati alle borse. Tutti gli ex borsisti che ho incontrato ricordano con grande apprezzamento gli ‘interrogatori’ di mio padre, mirati a capire il valore e la capacità dell’intervistato, e i suoi suggerimenti calzanti.

La grande mostra L’eredità di Luigi Einaudi

Malgrado la diversità e gli scopi spesso divergenti delle istituzioni che si identificavano con Luigi Einaudi, ritenevo auspicabile cercare di stabilire programmi comuni. Non sempre è stato possibile, ma la grande mostra L’eredità di Luigi Einaudi è stata l’esempio più riuscito da questo punto di vista.

La mia idea era quella di una grande iniziativa che desse più visibilità alle fondazioni e dunque aiutasse a risolvere l’annoso problema dei finanziamenti.

Inizialmente incontrai resistenze a questa idea, per il timore che il reperimento di fondi per un’attività specifica avrebbe comportato la riduzione di quelli per le attività ordinarie, già scarsi. Io invece credevo fermamente che fosse importante cercare di rompere gli schemi, in una realtà nella quale i fondi disponibili per la cultura erano sempre meno.

Avevo già avanzato l’idea della mostra nel 2004 nell’ambito della Fondazione Luigi Einaudi di Torino, per promuovere la biblioteca e l’archivio; ma il progetto non progrediva. Alla fine decisi di prendere in mano direttamente l’iniziativa e portarne il centro motore a Roma, soluzione necessaria per garantirsi i fondi e il supporto organizzativo per realizzare la mostra. Così, dall’idea originaria di un’esposizione limitata a Torino, si passò all’idea di installare la mostra nei tre luoghi teatro dell’azione di Luigi Einaudi: Roma, Milano e Torino. Pensavo che se questo intento fosse riuscito, sarebbe stato un biglietto da visita importante per tutte le fondazioni. Per riaccendere l’interesse e la comprensione nei confronti delle fondazioni, delle loro attività, dei loro archivi, servono momenti di riflessione, in grado di stimolare un pubblico più ampio di quello che normalmente segue le loro attività.

Delle tre istituzioni Einaudi che furono coinvolte all’inizio, l’Ente Einaudi dovette abbandonare perché si era avviato un processo per creare al suo posto due organismi distinti, che divennero nel 2009 l’ EIEF (Einaudi Institute for Economics and Finance) della Bd’I e l’IstEin (Istituto Einaudi) dell’ABI. Così rimasero le due fondazioni di Torino e di Roma.

Mantenere e sviluppare una Fondazione comporta costi notevoli. Non sempre è facile trovare i fondi necessari per farlo. Quelli statali o comunque pubblici sono negli anni diventati sempre più esigui. Di conseguenza è necessario trovare nuove fonti di finanziamento. Questo vale a maggior ragione se, oltre all’attività ordinaria, occorre mettere in conto lo sviluppo di un progetto ampio come quello della mostra einaudiana.

Ci sono due modi molto diversi tra di loro per affrontare il problema della gestione di una fondazione culturale, per permetterne il buon funzionamento. Uno è: «promuoviamo nuove attività per trovare più facilmente i fondi per portare avanti anche le attività istituzionali». L’altro è assicurarsi che i pochi fondi disponibili vadano a garantire il normale funzionamento dell’istituzione. Sono entrambe posizioni valide; di volta in volta si può decidere di seguire l’una o l’altra.

Per me, in quel frangente, era importante riuscire a programmare iniziative che andassero oltre il puro funzionamento istituzionale della struttura, e che di riflesso potessero attirare nuovi fondi per il funzionamento e per alleggerire la situazione finanziaria pregressa. Era essenziale, a mio avviso, stimolare l’interesse nei confronti della Fondazione con nuovi progetti, creando momenti di grande visibilità, in aggiunta a quelli già in corso, come i convegni o le scuole di liberalismo – che coinvolgevano numerosi giovani – o i laboratori Opef fatti per un selezionato e ristretto numero di partecipanti.

L’idea di allestire una mostra in più città, accompagnata da uno o più convegni in ogni luogo, per proporre ai giovani e al grande pubblico la figura di Einaudi ha sollecitato lunghe discussioni nel comitato scientifico, formato inizialmente da alcuni dei membri delle Fondazioni intitolate allo statista, poi allargato ad altri studiosi. La San Giacomo Charitable Foundation ha fornito i mezzi necessari per questi primi contatti.

Cosa mostrare? E come mostrare le idee? Erano due delle domande postemi dal comitato scientifico. Si è dibattuto a lungo su come strutturare l’esposizione e su cosa far vedere. Preparare una mostra è un’occasione per raccogliere le forze e creare un interscambio tra molte organizzazioni e archivi diversi. Si decise di collocare le attività di Einaudi nel contesto del suo tempo e soprattutto nell’ambito della ricostruzione democratica dell’Italia post-fascista, del mutato sistema politico, della scrittura della Costituzione, della costruzione delle nuove istituzioni italiane ed europee e dello sviluppo economico del paese. La mostra, dunque, doveva rappresentare la storia d’Italia, vista attraverso gli occhi e gli scritti di Luigi Einaudi. Egli era stato giornalista, quindi raccontava ciò che succedeva in Italia e nel mondo, giorno per giorno. Questo ci permise di costruire un’esposizione di grande interesse storico, con riflessi precisi sulle problematiche attuali.

La mostra è stata articolata in una serie di sezioni, affidate ciascuna a uno o più studiosi. Pierluigi Ciocca è stato l’instancabile coordinatore, seguendo il lavoro scientifico dei curatori delle singole sezioni, come pure Alberto Giordano e Christian Blasberg, che hanno fornito assistenza ai curatori.

La cura delle singole sezioni è stata affidata a Roberto Marchionatti per I primi anni (1874-1914), a Paolo Silvestri perDalla Grande guerra al fascismo (1914-1926), a Riccardo Faucci per Dittatura ed esilio (1926-1944), a Umberto Morelli per la parte istituzionale e a Francesco Forte per la parte economica della sezione Pensare l’Unità europea, a Valerio Zanone per Consulta-Costituente (1945-47), a Massimo Omiccioli per Banca d’Italia e Ministro del Bilancio (1945-48), a Paolo Soddu per La Presidenza della Repubblica (1948-1955). La sezione San Giacomo è stata curata direttamente da me. Il filmato documentario sulla vita del Presidente è stato eseguito con la collaborazione dell’Istituto Luce, il coordinamento di Nicoletta Leggeri e i testi di Luca Einaudi.

Fondamentale per la riuscita della mostra fu il superamento delle perplessità iniziali sui finanziamenti e sulle sedi per l’esposizione. Dall’idea di inaugurare nel 2007 nel cinquantenario della firma del Trattato di Roma (Einaudi – come è noto – era stato un forte e convinto europeista), si è ripiegato sul 2008, per i sessant’anni della promulgazione della Costituzione e dell’elezione di Einaudi alla presidenza della Repubblica. L’entusiastico sostegno del Presidente Emerito della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ha permesso al progetto di riscuotere crescenti consensi presso le istituzioni politiche ed economiche. La Banca d’Italia, nella persona del Governatore Mario Draghi, ha condiviso l’iniziativa, impegnando il suo Servizio studi e assegnando un primo fondo spese.

Quanto alla sede nella quale inaugurare la mostra si accantonò l’ipotesi dell’archivio di Stato di Torino, e si passò all’ipotesi di effettuarla a Roma. Furono vagliate varie possibilità: il Vittoriano, il Senato, le Scuderie del Quirinale, la Banca d’Italia. Infine, si decise che la scelta migliore non poteva che essere il Palazzo del Quirinale, dove Einaudi si era insediato sessant’anni prima. Ci furono proposte delle sale al piano terra, ma lo spazio era inadeguato alle nostre esigenze.

Scrissi, allora, al Presidente della Repubblica per avere un colloquio diretto e cercare di superare ogni ostacolo. Giorgio Napolitano rispose in modo molto positivo, volle capire come la mostra fosse strutturata, diede qualche suggerimento, subito accolto, e mise a disposizione non solo le sale del piano terra, ma anche la magnifica galleria di Alessandro VII al primo piano, con sale di alto valore simbolico e artistico.

Il beneplacito del Presidente della Repubblica e del Governatore della Banca d’Italia insieme con l’individuazione della sede dove allestire la mostra fornirono un aiuto fondamentale per facilitare il reperimento dei fondi necessari. Gli sponsor principali divennero: l’ABI (Associazione Bancaria Italiana), l’Unioncamere, la Camera di Commercio di Roma, la Camera di Commercio di Milano, la Camera di Commercio di Torino, le Assicurazioni Generali di Trieste, la Fondazione Cariplo, la Compagnia di San Paolo e, come media sponsor, la Fondazione Corriere della Sera.

Il presidente Napolitano, accogliendo il nostro progetto, suggerì che la mostra a Roma si inaugurasse a maggio del 2008. Trovandoci allora alla fine del 2007, avevamo pochi mesi per realizzare il catalogo, i pannelli, la ricostruzione degli studi di Einaudi con il loro mobilio originale e così via. Nel catalogo i testi erano naturalmente più dettagliati di quelli riportati sui pannelli, mentre l’apparato illustrativo della mostra era più completo di quello del catalogo. Per ovviare a questa discrepanza fu realizzato anche un DVD, allegato al catalogo, nel quale erano rappresentati i pannelli della mostra. Tutto è stato organizzato ed eseguito in tempi davvero stretti. E tutto è stato portato a compimento con le nostre forze, con l’aiuto esterno solo per la grafica, l’allestimento, il trasporto. È stata un’impresa titanica. Senza l’apporto organizzativo della Fondazione Luigi Einaudi di Roma, e in particolare di Mirna Taddei e di Paola Sbisá, questonon sarebbe stato possibile.

L’aiuto dei responsabili degli archivi del Quirinale, della Banca d’Italia, della Camera dei Deputati, del Corriere della Sera, dell’Archivio di Stato, dell’Istituto Luce, della Fondazione Luigi Einaudi di Torino, la famiglia Einaudi, per nominare solo i principali, è stato essenziale per raccogliere la vasta e articolata documentazione esposta in mostra.

Nelle magnifiche sale della galleria di Alessandro VII, furono ricostruiti – con la mobilia, i tappeti e i quadri originali – alcuni dei pensatoi di Luigi Einaudi, in modo da contestualizzarne le attività in quegli ambienti che più di altri “narrano” la sua storia intellettuale ed il suo impegno pubblico, quelli della Banca d’Italia, del Quirinale e il suo studio-scala di San Giacomo.

Giorgio Napolitano inaugurò la mostra a Roma nell’ambito delle celebrazioni per la Festa della Repubblica, a maggio 2008, con un discorso nel salone delle Feste al Quirinale, di fronte a una platea degna delle grande occasioni. Un Convegno in Banca d’Italia sull’attualità delle idee economicosociali di Luigi Einaudi seguì il giorno dopo.

Per far conoscere la mostra e divulgarla al grande pubblico fu essenziale, oltre all’interessamento del presidente Napolitano, il coinvolgimento della stampa e della televisione. Si ottenne un risultato magnifico, testimoniato da migliaia di articoli, decine di servizi televisivi visti da milioni di telespettatori, trentamila visitatori solo a Roma, quasi centomila nei cinque luoghi dove fu esposta. Infatti, dopo Roma vennero le inaugurazioni a Milano nel Palazzo della Ragione e a Torino nell’Archivio di Stato, e, non programmate all’inizio, a Napoli nel Forum delle Culture e a Ravenna nei chiostri Francescani accanto alla tomba di Dante.

Un altro passaggio fondamentale è stato il coinvolgimento delle scuole, che hanno partecipato numerose a Milano, Torino, Napoli e Ravenna. A Roma sono state meno, perché inaugurazione della mostra è caduta a ridosso del periodo degli esami. In seguito però molte scuole romane hanno chiesto di riproporre l’esposizione a Roma. Durante lo svolgimento della mostra, è stato bandito un concorso tra i giovani visitatori delle scuole, sul tema: Se tu oggi potessi scrivere una lettera a Luigi Einaudi, cosa gli diresti? In poco tempo ricevemmo centinaia di lettere. Rimasi colpito dalla qualità degli scritti. Dimostravano che la scuola, tanto criticata e disastrata, riesce, malgrado tutto, a produrre risultati eccellenti, di cui sarebbe stato felice Luigi Einaudi.

Cito da una delle lettere: “Per noi ragazzi, oggi non è sempre facile entrare in contatto con profondi ideali, che diano un senso alla nostra vita ed orientino nella giusta direzione l’andamento della società… (I giovani) hanno bisogno di grandi esempi, di modelli ‘alti’ a cui ispirare le loro scelte e i loro comportamenti, e proprio la Sua esperienza può rappresentare una guida importante per tutti coloro che continuano a credere nella possibilità di realizzare una società migliore, più giusta e più libera”.

È stata per me una vera sorpresa costatare l’interesse che ha suscitato nel visitatore medio, il quale riscopriva se stesso attraverso la storia raccontata, la storia che era anche la propria.

Innumerevoli sono state le iniziative ispirate dalla mostra. A Milano, il Corriere della Sera ha organizzato due incontri legati all’esposizione, sui temi Einaudi politico e Einaudi economista. La mostra è stata riproposta in versione ridotta a Padova, a Trieste e a San Marino. A Dogliani, paese d’adozione di Einaudi, è stato aperto a giugno 2011 un museo permanente basato sul contenuto della mostra; a Caprarola in provincia di Viterbo, dove Einaudi soggiornò durante il suo settennato, è stata allestita una mostra, tenuto un convegno e messa una targa di ricordo. Numerosi convegni ispirati dalla mostra sono stati tenuti in tutt’Italia.

Altre iniziative collegate alla figura di Luigi Einaudi

Accenno solamente ad alcune delle altre iniziative riguardanti Luigi Einaudi intraprese della Fondazione in quest’ultimi anni.

Le opere online. La Fondazione Luigi Einaudi di Roma, con il contributo della Provincia di Cuneo, sta realizzando un progetto digitalizzato delle opere di Einaudi, acquisite in OCR, che permette la ricerca per temi, per parole, per cronologia, ecc. Ciò renderà possibile l’interrogazione dei testi e una loro maggiore fruibilità. Il cd-rom Luigi Einaudi. Guida alla lettura. Antologia degli scritti, destinato alla distribuzione nelle scuole, con otto percorsi tematici, ciascuno corredato da un’antologia di scritti di Einaudi, è già disponibile. Questo progetto s’integra con quello della Fondazione di Torino che ha provveduto alla digitalizzazione delle prime edizioni di tutte le opere edite di Einaudi tramite la sola scansione delle pagine. Il progetto vuole incentivare al massimo il coinvolgimento dei giovani delle scuole, degli studenti universitari, così come degli studiosi.

Progetto per la realizzazione di una Edizione Nazionale delle opere di Luigi Einaudi. L’eccezionale importanza culturale e politica dell’opera e dell’eredità intellettuale di Luigi Einaudi ha suggerito l’iniziativa di promuovere una Edizione nazionale dei suoi scritti, basata sul criterio di selezionare grandi aree tematiche, all’interno delle quali riproporre in un’edizione critica le opere di Einaudi. È prevista la pubblicazione di dodici volumi, di 800-900 pagine l’uno. Rispetto alla totalità degli scritti di Luigi Einaudi di trentamila pagine, quelli presenti nell’Edizione Nazionale sarebbero circa il 25% della sua produzione, con saggi introduttivi, biografia e bibliografia. Una Edizione nazionale delle opere di Luigi Einaudi che non ambisca a essere integrale è resa possibile dall’inserimento in rete dei suoi scritti. Come detto, i due progetti si integrano tra di loro.

Il progetto Piemonte per l’Italia: Cavour, Giolitti, Einaudi, avviato durante il cento cinquantenario dell’unità d’Italia, vuole rendere evidente il legame fra la storia nazionale d’Italia e la civiltà, i costumi, i monumenti ed il paesaggio della terra piemontese in cui vive il lascito dei tre grandi statisti liberali. Il progetto, superando la definizione tradizionale di museo, viene definito da due aggettivi: interattivo perché, avvalendosi di nuove tecnologie, come internet e siti web dedicati, coinvolge il pubblico, i giovani, le scuole, le università e la cittadinanza; diffuso perché prevede più località e contribuisce a creare un itinerario storico, culturale e turistico di largo respiro. Il primo passo del progetto si è concluso con l’apertura del museo su Luigi Einaudi a Dogliani. È in corso d’ultimazione il sito internet, in collaborazione con la Fondazione Cavour ed il Centro Giolitti.

Conclusioni

In questo momento drammatico, l’insegnamento di Luigi Einaudi può aiutarci a meglio governare il Paese. Partendo dalla sua lezione, dovremmo poter dialogare con la società civile, le istituzioni, gli enti culturali, i partiti, influenzandoli in modo positivo e fattivo. Sarà importante contribuire a creare un consenso su alcuni temi importanti della nostra società e di trasmettere al paese valori condivisi. La sfida è di fronteggiare le crisi che si affacciano di continuo nella società, di studiarle a fondo e di cercare di risolverle nel modo più razionale possibile: “Conoscere per deliberare”, avrebbe detto Luigi Einaudi.

Roberto Einaudi

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