Dividere l’Ue in due club Ecco come arriverà l’eurolira

Dividere l’Ue in due club Ecco come arriverà l’eurolira

Le dichiarazioni di Angela Merkel sull’Europa a due velocità – e dunque si presume con due euro – sulla scena politica sono un fatto nuovo.

Non lo sono per gli economisti, perché la proposta, come ho già ricordato su il Giornale, è già ampiamente discussa fra gli economisti della scuola tedesca di Ordo di Friburgo e di quella internazionale di Public Choice di cui io faccio parte, mediante la teoria dei due club con due euro.

Un club raccoglierebbe i paesi come la Germania con preferenze per un euro che tende alla stabilità monetaria con inflazione verso zero. L’altro sarebbe composto da paesi dell’area mediterranea ed altri che preferiscono una stabilità monetaria meno rigida e una politica monetaria più flessibile.

Anche il ministro dell’economia tedesco Schauble, sostiene questa tesi. Ma ora che Angela Merkel è pronta a inserirla nei programmi dell’Unione Europea, essa acquista una fattibilità molto maggiore di prima, perché la sua attuazione non sarebbe traumatica, come nelle ipotesi studiate da Mediobanca, in quanto sarebbe concordata. Essa comporterebbe una nuova, più realistica, architettura europea, capace di miglior funzionamento di quella attuale che, comunque, è largamente incompleta, come segnala ormai anche il presidente della BCE Mario Draghi.

Presumo che questa prospettiva sia presente da tempo negli ambienti finanziari della Germania, dato che le banche tedesche in questi anni hanno ridotto i loro investimenti finanziari in Spagna e in Italia, arrivando per noi a una quota simile a quella del 1995, prima dell’euro. Non è chiara la posizione della Francia, che investe in Italia con una intensità e una strategia ad ampio raggio.

Il modello dei due club dell’euro è ancora allo stato teorico, ma ha un precedente importante, quello del serpente monetario europeo (SME) che ha funzionato dal marzo 1979 sino alla creazione dell’euro, nel 1997. Ad esso aderirono Germania, Francia, Gran Bretagna, Italia, Spagna, Olanda, Belgio, Danimarca, Portogallo, Irlanda e Lussemburgo.

Esso aveva una banda di oscillazione del 5% nel cambio fra le valute dei paesi aderenti e, per la lira, del 12% fino al 31 dicembre 1989. I governi e le banche centrali dei paesi membri appartenevano a un organismo che si poteva definire come un club monetario di stati sovrani, che era dotato di un suo fondo il FECoM (Fondo Europeo di Cooperazione Monetaria), simile a una Banca centrale.

Un elemento chiave dello SME – che potrebbe esser adottato dall’euro composto da due club monetari fra loro collegati – era la centralizzazione, presso il FECoM, del 20% delle riserve auree e in dollari detenute da ciascuna banca centrale in cambio della creazione presso di esso di conti in ECU a favore di tutti i paesi membri cui esso potevano attingere in caso di difficoltà. L’ECU gestito dal FECoM era una «moneta di conto» composta di quelle dei vari paesi membri, che non circolava con proprie banconote.

Nella nuova architettura la BCE potrebbe essere simile al FECoM, ma con compiti di vera e propria banca centrale dei due club dell’euro, legati da una banda ristretta di oscillazione nel loro cambio. L’Euro attuale si trasformerebbe in moneta di conto, priva di circolazione monetaria, composta dei due club con due euro. Ciascuno dei due avrebbe la propria banca centrale composta da quelle dei rispettivi paesi membri.

Questo schema ha il vantaggio di avere funzionato sino al ’97, con risultati abbastanza soddisfacenti e quello di aiutare a effettuare una separazione consensuale, non totale, sulla base di una esperienza già conosciuta che può risolvere parecchi problemi. Ma molti vanno affrontati ex novo. In ogni caso per realizzare una soluzione accettabile occorre un bilancio in quasi pareggio, con rapporto decrescente fra debito e PIL.

I miracoli in economia non esistono.

Francesco Forte, Il Giornale 5 febbraio 2017

 

 

 

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