L’importanza di un’opposizione e una (nuova) casa dei liberali: l’intervento del Presidente della Fondazione Luigi Einaudi Giuseppe Benedetto sul Corriere della Sera del 24 settembre 2018

Quando, il secolo scorso, mi occupavo del Pli, e in particolare del movimento giovanile che si chiamava Gli, per lunghi anni il mio partito è stato all’opposizione. Ricordo in maniera vivida come quella opposizione era un periodo bello, in qualche caso esaltante. E, per intenderci, l’opposizione era alla Dc e al Psi. Era opposizione contro statalismo, nazionalizzazioni, clericalismi vari. Quando poi si arrivava al Governo, non dico che dispiacesse, ma certo era un periodo meno “divertente”, direi meno creativo. Poi, magari, si tornava all’opposizione.

Oggi mi chiedo perché l’opposizione è considerata una situazione di minorità. Perché si dà l’impressione che al Governo esisti e, invece, all’opposizione sparisci? Perché quello che resta di FI non vede l’ora di sciogliersi nella minestra salviniana e i reduci del Pd appaiono come coloro che farebbero qualunque cosa pur di ritornare presto al Governo, anche allearsi con i 5S indifferentemente rappresentati come la proiezione millenaria del Grande Fratello di Orwell o, alternativamente, come una costola della sinistra, come compagni che sbagliano?

Credo che una risposta vi sia. Ed è la disaffezione per la Politica. Quella con la “P” maiuscola, quella che è confronto e anche scontro di idee, quella che è gusto di convincere l’altro della bontà delle proprie idee. Ecco è proprio il gusto per la politica che è venuto a mancare.

So bene e non intendo nascondere che politica è anche potere, non voglio passare per un’anima candida che vive nel Paese delle meraviglie. Ma so anche che il potere non può essere il motore della politica. Quando lo diventa viene a costituirsi un Governo, ad esempio, costituito da forze che su ogni tema, o quasi, hanno ricette diverse, ma che in nome dello stare insieme, diciamo del potere, mettono da parte le idee per la gestione della cosa pubblica fine a se stessa.

Ecco, credo che la riscoperta del gusto dell’opposizione possa essere la ricetta per tanti, ad iniziare per quei liberali che ad ogni piè sospinto ci chiedono di costituire un partito.

Sia chiaro: per i liberali sarebbe un partito di opposizione, anzi dovrà essere il partito dell’opposizione. Lasciando da parte alleanze, convergenze, centridestra e centrisinistra. Un partito che viva di idee. Di cosa fare e non fare. Perché le ideologie per dirla con il compianto Lucio Colletti saranno tramontate, ma le idee non tramontano.[spacer height=”20px”]