Anna Frank, occhio a non mischiare la retorica dell’antifascismo con quella vicenda

Anna Frank, occhio a non mischiare la retorica dell’antifascismo con quella vicenda

La retorica del “nuovo fascismo”o del “fascismo riemergente”, “male eterno” e non storico da scovare ed estirpare “oggi e sempre”, è una vieta e insignificante retorica che giova solo a chi (generalmente a sinistra) non ha molti argomenti da far valere nell’agone politico o a chi deve (come l’ANPI) semplicemente deve giustificare la propria esistenza e influenza in un tempo in cui i partigiani veri, così come ovviamente i loro nemici, son quasi tutti morti.

L’antifascismo ideologico e asimmetrico (cioè non accompagnato da un uguale anticomunismo), ha già fatto tanti e rilevanti danni, sia a livello di comprensione storiografica sia a livello pratico-politico, nella nostra (non sempre esaltante) storia patria repubblicana).

Detto questo, non sono però d’accordo con Marcello Veneziani che, su Il Tempo di ieri, lega la penosa vicenda delle figurine con l’effigie di Anna Frank, soprattutto le reazioni dell’opinione pubblica, al predominio nella nostra società della retorica antifascista.

Se è giusto, infatti, mostrare insofferenza nei rispetti delle certo non ammalianti serene dell’antifascismo a senso, comprensivo come dice Veneziani verso un totalitarismo (il più cruento) e “zero tollerante” nei confronti di quello che fu un totalitarismo molto incompiuto e tardo, e che tardamente recepì per fini strumentali l’antisemitismo con le cosiddette “leggi ebraiche”; se è giusto ciò, giusto deve pur essere tener vivo il ricordo delle vittime dell’Olocausto e della persecuzione antiebraica, anche “sacralizzando” figure come quelle di Anna Frank.

Ciò infatti significa, in ultima istanza, tener vive le fondamenta del nostro mondo liberale, occidentale, fondata sulla tradizione giudaico-cristiana (e non sul neopaganesimo nazionalsocialista).

Attenzione, perciò: quella in difesa di Anna Frank non è genericamente una battaglia antifascista, basti solo pensare al fatto che gli antifascisti (a cominciare dall’ANPI) si sono trovati spesso vicini all’antisemitismo arabo-palestinese pur di combattere Israele.

Stigmatizzare con forza certi episodi è perciò sacrosanto.

Poi certo si può fare appello all’ignoranza dei tifosi. O anche alla libertà di sberleffo che, seppur utilizzando con cattivo gusto e cinicamente simboli “sacri”, in una società liberale non può essere “silenziata”. Si può contestare, voglio dire, la solita baldanzosa e goffa  ipocrisia delle reazioni italiche, ma questo è un altro discorso.

Come un altro discorso è pure quello, che andrebbe esso sì fortemente sollevato, sulla connivenza dei presidenti dei nostri club con gli ultrà più violenti, che solo noi non riusciamo ancora ad allontanare dalle tribune campi di calcio. 

Corrado Ocone, Formiche.net 29 ottobre 2017

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