Le brutte notizie hanno sempre più spazio delle buone. La cattiveria fa più spettacolo della bontà . La colpevolezza incuriosisce più dell’innocenza. Eppure quel che più ci attira renderebbe un inferno la nostra vita e, a forza d’insistere, ci riesce pure. Per questo è utile guardare dietro una cattiva notizia, per coglierne il buono.
È successo per le strade di Cosenza: una coppia porta a spasso la propria piccola nella carrozzina; s’avvicina un bambino di tre anni, incuriosito dalla bambina; il padre interviene e gli sferra un calcio nella pancia, facendolo volare qualche metro più in là . Che il bimbo fosse di colore è un di più che contribuisce a rendere peggiore il già orrido accaduto. Brutta roba.
Se ci fermassimo qui si potrebbe cominciare a riflettere sul grado d’inciviltà del mondo nel quale viviamo. Ma fermarsi qui sarebbe un errore. Perché i passanti si fermano, aiutano il bambino, che si trovava a terra (i genitori stavano facendo la fila lì vicino e gli avevano comprato un gelato), chiamano la Polizia, lo portano al pronto soccorso. Forniscono alle forze dell’ordine tutte le necessarie informazioni e il prode calciatore, che se l’era data a gambe, segno di un coraggio che tracima nella viltà , lo si è potuto velocemente individuare e fermare. Provvederà la giustizia. Si è poi saputo trattarsi del fratello di un pentito, sotto protezione con la sua famiglia. Alla moglie e alla figlia si continui a dare protezione. Lui sia portato nelle patrie galere a meditare sulla feccia familiare.
La buona notizia, però, è la reazione di quelli che hanno visto. E da qui che si può partire per riflettere sul fatto che il mondo nel quale viviamo ha certo molti difetti, ma rimane civile.
Quell’incivile dovrà rispondere di lesioni (il bambino è stato considerato guaribile in cinque giorni), eventualmente aggravate da ragioni raziali. Quei passanti cosentini potranno rispondere che sarebbe non solo ingiusto, ma suicida assimilarli a quella sua condotta irragionevole e violenta. Speriamo i due bambini s’incontrino, fra qualche anno, senza sentire il bisogno di ricordare questo episodio. Che non li riguarda.

