Le parole di Donald Trump, rivolte a Giorgia Meloni e alla sua presunta richiesta di farsi fotografare assieme, sono oltraggiose. Limitarsi ad osservarlo e a mostrarsene sdegnati, però, non serve a niente. Peggio: casca nella trappola dei rapporti internazionali vissuti come rapporti personali.
Che Trump sarebbe stato un problema per noi europei e per noi italiani era evidente, detto e scritto fin dal primo momento. Così come osservammo che sarebbe stato un problema per Meloni e il suo governo: non perché egli fosse un avversario, ma perché lo avevano sostenuto e abbracciato come un alleato.
Meloni e il suo intero governo si sono a lungo spesi sostenendo di potere fare da ponte atlantico. Per guadagnare questa posizione, dimostratasi a dir poco illusoria, sono state prese le distanze da giuste iniziative di europei, come quella dei volenterosi, e sono state avallate iniziative orride, come il Board per Gaza.
Dopo il G7 francese, inoltre, si è soffiato nelle vele della “ricucitura”, dichiarando apertamente che si era sempre stati amici. Ciò nonostante i pesanti insulti rivolti all’Ucraina e all’Ue. Ed essendo evidente il rapporto di vicinanza fra Trump e Putin. E questi sono errori italiani.
Ora ci si deve chiede il perché il presidente Usa se ne esca con quelle parole. Si può scegliere la spiegazione dello squilibrio mentale, o almeno umorale, avvalorato dall’infantile ossessione di continuare a dirsi migliore di Obama. Pur non escludendo l’inaffidabilità personale, però, questa chiave di lettura appare poco convincente. Più rilevante tenere conto di due fatti: a. al G7 Trump ha condiviso conclusioni pro Ucraina e di sostegno alla resistenza verso l’aggressione russa che sono l’opposto di quel che aveva detto e fatto fino a quel momento; b. aveva firmato un preliminare di accordo (in realtà solo il via al negoziato) con l’Iran che non è neanche una capitolazione, ma una umiliante retromarcia americana. Comprensibile che, per lui, sia meglio parlare e che si parli d’altro.
Il che, però, dovrebbe portare non solo – e neanche tanto – a respingere la sua versione dei fatti, quanto a trarne le ovvie conseguenze politiche e diplomatiche: la sola sicurezza cui l’Italia può puntare è quella europea. Il che richiede un cambio radicale della politica italiana, a cominciare dal piantarla con l’opporsi alla cancellazione del diritto di veto per arrivare (subito) alla ratifica di accordi e riforme che siamo i soli a tenere fermi (pur traendone vantaggio).
Fin quando ciò non accadrà le reazioni possono pure essere unanimi, non cessando d’essere inutili.
La Lomellina

