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	<title>Pietro Di Muccio de Quattro, Autore presso Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>Pietro Di Muccio de Quattro, Autore presso Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Joe Biden, well done!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro Di Muccio de Quattro]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Mar 2021 17:22:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Non sono d’accordo con chi non è d’accordo su Joe Biden. Vladimir Putin ha fatto quel che tutti sanno. Ha ordinato o tollerato l’avvelenamento di due cittadini sovietici, uno dei quali capo dell’opposizione politica, pubblica e riconosciuta, al regime moscovita. Sbaglia chi mette sul piano delle “elementari regole dell’educazione” le dichiarazioni ed i comportamenti dei governanti di Stati sovrani, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/joe-biden-well-done/">Joe Biden, well done!</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non sono d’accordo con chi non è d’accordo su Joe Biden. Vladimir Putin ha fatto quel che tutti sanno. Ha ordinato o tollerato l’avvelenamento di due cittadini sovietici, uno dei quali capo dell’opposizione politica, pubblica e riconosciuta, al regime moscovita. Sbaglia chi mette sul piano delle “elementari regole dell’educazione” le dichiarazioni ed i comportamenti dei governanti di Stati sovrani, perché quelli tra essi che obbediscono al diritto nelle democrazie liberali hanno invece il dovere di chiamare con il loro nome gli autori di delitti esecrabili, perpetrati alla maniera di una corte rinascimentale, specialmente se compiuti dal vertice della gerarchia di un potere di fatto assoluto e a vita.</p>
<p>La potenza intimidatoria interna ed estera dell’avvelenamento, il modo più subdolo di colpire a morte gli avversari politici, forse sfugge a chi amerebbe che i capi di Stato rispettassero la buona creanza in fattispecie del genere. Ma i capi di Stato che “non pensassero neppure” (sic!) le parole usate da Biden, e usate a ragion veduta, non sarebbero capi di Stato ma abati di convento. Entro certi limiti, confidando sulla Costituzione e sul popolo degli Stati Uniti, sono indifferente al tipo umano del presidente americano, se sia democratico o repubblicano, morigerato o puttaniere, di sinistra o di destra, nella politica interna.</p>
<p>Francamente, per quel che vale, né Donald Trump né Biden sono per me tra i migliori. Giudico un presidente degli Stati Uniti principalmente sulla base della sua politica estera. Non vedo altri alleati sui quali potremmo appoggiarci nel duro mondo della geopolitica dove, al dunque, le buone maniere sono lo schermo ipocrita della forza. Esiste un “appeasement” politico e, a mio modo di vedere, un “appeasement” verbale, di cui è parte integrante il “politicamente corretto”. Possiamo chiamare dittature le dittature del mondo e assassino un principe ereditario saudita. Tuttavia, se aspettassimo la pistola fumante e il dna per tutti gli omicidi politici, dovremmo tenere la bocca cucita “in saecula saeculorum”, storia compresa. Inoltre, se Putin è l’assassino che dice Biden, forse simpatizzare per l’autocrate russo diventa meno commendevole, ad ogni livello, e i simpatizzanti dovrebbero scusarsi o almeno giustificarsi. Infine, non esiste la lesa maestà tra capi di Stato.</p>
<p>Chiudo con un istruttivo aneddoto storico. Il cancelliere tedesco, socialista, Helmut Schmidt aveva un segretario “visceralmente” anti-americano che non perdeva occasione di criticare gli Usa ad ogni loro “malefatta” internazionale. E continuò a confidarglielo nei mattutini incontri di lavoro, finché un giorno il cancelliere, con aria paternamente benevola, gl’impartì una lezione indimenticabile, per il segretario e per me: “Hai ragione. Le tue critiche sono plausibili, non lo nego. Però, tienilo bene a mente, sono gli unici americani che abbiamo”.</p>
<p><strong>L&#8217;Opinione delle Libertà</strong></p>
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		<title>Dissolvenza del Partito Democratico</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/dissolvenza-del-partito-democratico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pietro Di Muccio de Quattro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Mar 2021 15:05:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Partito Democratico, dopo essersi consegnato mani e piedi a Beppe Grillo per interposto Giuseppe Conte, dibatte pateticamente sull’avvenire riservatogli dalla sorte. È smarrito, ma non in crisi di nervi. Del resto, ha perso ogni nerbo in questa legislatura, che può essergli fatale. È voluto andare al governo, costi quel che costi, e si ritrova spiaggiato come un tronco [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Partito Democratico, dopo essersi consegnato mani e piedi a Beppe Grillo per interposto Giuseppe Conte, dibatte pateticamente sull’avvenire riservatogli dalla sorte. È smarrito, ma non in crisi di nervi. Del resto, ha perso ogni nerbo in questa legislatura, che può essergli fatale. È voluto andare al governo, costi quel che costi, e si ritrova spiaggiato come un tronco dalla risacca politica. Quando doveva imporre le urne per accreditarsi come partito guida della sinistra, si è fatto invece guidare da Matteo Renzi a far da diga contro l’uomo nero Matteo Salvini. La diga è crollata con la conseguenza che il Pd ha dovuto metterselo in casa, il leghista. Mario Draghi ha soffiato ai democratici pure il ministero dell’Economia, fiore all’occhiello del Pd governativo. Il partito che divora i segretari come Crono i figli, adesso è in ambasce per il successore. Questo fatto è curioso davvero. Mentre la stessa sopravvivenza del regno è incerta, i regnicoli offrirebbero la corona a nobili decaduti. Invece di rafforzare il regno, cercano il regnante.</p>
<p>Il primo problema del Pd è costituito dal fatto che l’assemblaggio originario dei postcomunisti e postdemocristiani è finito male né poteva essere diversamente. Rosy Bindi ha sempre difeso l’operazione con l’argomento che il Partito Democratico ha fuso le due culture pronube della Costituzione. Appunto, verrebbe da obiettarle. La Costituzione fu un compromesso, figlio dei tempi. Il Pd è nato fuori tempo. Soprattutto, non è mai diventato un adulto dalla precisa fisionomia e dal carattere strutturato. L’antiberlusconismo ne è stato il vestito sgargiante. Però sotto il vestito poca cosa. La prova provata consiste nel fatto che, appena è sorta alla sua sinistra una forza qualunquista, pauperista, anticapitalista, antimodernista, il Pd, sentendosene scavalcato, ha sentito il richiamo atavico “nessun nemico a sinistra” e ha rincorso il grillismo fino a magnificarne il capo del governo. Confesso un amaro segreto. Ho nutrito la speranza (flebilissima!) che il Pd diventasse davvero la forza organica maggioritaria del progressismo, purgata però dalle peggiori scorie del sinistrismo cattocomunista, perché speravo e spero che la vita politica possa evolvere verso un sostanziale bipartitismo. Il fallimento in corso, certificato dall’abbandono degli elettori, sembra dire che trattasi di pio desiderio.</p>
<p>Il secondo problema del Pd sta negli uomini e nelle donne da scegliere per farsene guidare. Quanto a questo, il fallimento è conclamato. I segretari politici del Pd non solo hanno abbandonato la nave in difficoltà e sotto attacco, ma addirittura sono scesi a terra a dar manforte agli avversari. Hanno fondato altri partiti, una caratteristica tutta e soltanto italiana per quantità, ma specifica del Pd. Evidentemente il partito non svolge l’essenziale e preziosa funzione consistente nel selezionare una classe dirigente all’altezza pure degli incarichi governativi. Adesso, tralasciando gli altri uomini e donne che i democratici vorrebbero trarre dalla riserva e porre a reggenti del partito, colpisce l’apparente entusiasmo per il ventilato ritorno del vecchio militante in esilio, da anni in Francia. Non aveva lasciato per sempre la politica attiva? Fa il cincinnato? Rattrista che il Pd non trovi tra gl’iscritti un nome e una faccia che lo rappresentino, ma deve cercarli nell’emigrato che li abbandonò alla sua prima sconfitta. Scelgono un uomo prima e all’insaputa della sua politica. E lo chiamano rinnovamento. L’esule, cari democratici, non vi ricorda Bione di Boristene? Il vecchio cinico diceva che “non si può appendere all’uncino un formaggio molle”.</p>
<p><a href="http://opinione.it/editoriali/2021/03/12/pietro-di-muccio-de-quattro_partito-democratico-conte-grillo-renzi-salvini-ministro-economia-fallimento-emigrato/"><strong>L&#8217;Opinione delle Libertà</strong></a></p>
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		<title>Una democrazia senza partiti all&#8217;altezza</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/una-democrazia-senza-partiti-allaltezza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pietro Di Muccio de Quattro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Mar 2021 14:11:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A cavallo della formazione del Governo di Mario Draghi i giornali e le televisioni, quasi senza distinzione di orientamenti, hanno insistito sulla tesi secondo cui il nuovo governo e soprattutto il nuovo presidente del Consiglio hanno rappresentato la conseguenza diretta e la sicura prova del “fallimento della politica”, qui evidentemente intesa come “partiti politici”. A parte il fatto che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A cavallo della formazione del Governo di Mario Draghi i giornali e le televisioni, quasi senza distinzione di orientamenti, hanno insistito sulla tesi secondo cui il nuovo governo e soprattutto il nuovo presidente del Consiglio hanno rappresentato la conseguenza diretta e la sicura prova del “fallimento della politica”, qui evidentemente intesa come “partiti politici”. A parte il fatto che non riesco a capire perché, se fosse nato il Conte-ter, sarebbe stato il trionfo della politica mentre, essendo abortito, ne ha costituito la fine. Sono, è chiaro, impostazioni di parte oltre che parziali nella sostanza. Rientrano in quelle forme di faziosità da tifoseria calcistica che avvelenano il dibattito sulla democrazia italiana. La quale ha già tanti difetti intrinseci che dovrebbe essere tenuta al riparo da simili partigianerie.</p>
<p>È la settima volta che un presidente del Consiglio viene prelevato dalla società civile, come suol dirsi, anziché dalla “società politica”, volendo intendere che il prescelto dal Quirinale è un extraparlamentare, alla lettera, un signore che non siede in Parlamento (Giuliano Amato è anomalo perché partecipe delle due categorie). Eppure, appena ne riceve la fiducia, egli entra a pieno titolo nella “società politica”, ne prende i colori, per quanto vi si presenti con un attestato di apartiticità che ne certifichi le doti tecniche di specialista. Questa è una differenza non da poco, rispetto, per esempio, all’Inghilterra, “madre dei parlamenti”. Nel Regno Unito un premier che non abbia conquistato un seggio alla Camera è indigesto. I britannici, nel loro pragmatismo di sempliciotti, essendo refrattari ai bizantinismi e machiavellismi italici, nutrono la convinzione che se il popolo non ti elegge a un seggio parlamentare sarebbe poi strano che tutti gli eletti ti scelgano per farsene governare.</p>
<p>L’arrivo del “tecnico” al Governo della Repubblica ricorda un pochino l’Ispettore generale di Nikolaj Gogol. Gli fanno buon viso. Ma la similitudine azzardata finisce qui. I partiti lo accolgono ma addossandone agli altri l’arrivo. L’esame di coscienza non lo fa nessuno di essi. C’è una ragione. I peccati da confessare sono tanti. Innanzi tutto, dovrebbero chiedersi perché accada che debbano fare un passo indietro. Fondamentale è il rifiuto di riconoscere che essi sono figli legittimi di una democrazia fondata su partiti ondivaghi che, pur cangiando trasformisticamente, restano gli stessi nella struttura essenzialmente verticistica. Selezionando la classe politica con metodo oligarchico, cooptandola, si finisce necessariamente per deprimerne la qualità media e inibire l’emergere delle personalità. Restando in Italia, i partiti presentarono all’Assemblea costituente la crema della nazione. Il popolo ne avallò le scelte. Dopo l’abolizione della legge elettorale che prende il nome dall’attuale presidente della Repubblica, la democrazia italiana è divenuta, non mi stancherò di ripeterlo, “un’oligarchia temperata dal voto”.</p>
<p>L’articolo 49 della Costituzione (“la più bella del mondo” sfregiata proprio da chi lo proclama) stabilisce che “tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. È uno degli articoli più maltrattati e inattuati. I partiti, così come risultano nella realtà effettuale, sono lontani dalle prescrizioni dell’articolo e dal modellino dei Costituenti. Sono ectopici rispetto alla forma e alla sostanza del genuino “governo rappresentativo”. Se le elezioni, dalle candidature al sistema di voto, sono quelle che sono e i partiti, dagli statuti ai controlli, sono come sono, aspettarsi che le une e gli altri assolvano al meglio alla basilare funzione pubblica di determinare la politica nazionale è una pia illusione, quanto confidare di poter estrarre dalla classe parlamentare così formata anche soltanto pochi governanti all’altezza del ruolo. Quindi, non si tratta di un occasionale “fallimento della politica”, bensì dell’inevitabile conseguenza del perdurante stato di cose che i partiti per primi hanno interesse a conservare.</p>
<p><strong>L&#8217;Opinione delle Libertà</strong></p>
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		<title>La vergogna delle discriminazioni regionali</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-vergogna-delle-discriminazioni-regionali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pietro Di Muccio de Quattro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Feb 2021 14:52:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La pandemia ha portato tali e tante tragedie che, oltre ai mali specifici, hanno messo in luce viepiù quel fallimento istituzionale delle Regioni, che negli anni hanno cercato di camuffare con spese inutili e clientelari intrise di megalomania. Poiché è noto che le Regioni impiegano nella sanità il 70-80 per cento dell’ammontare dei loro bilanci, l’inadeguatezza emersa di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La pandemia ha portato tali e tante tragedie che, oltre ai mali specifici, hanno messo in luce viepiù quel fallimento istituzionale delle Regioni, che negli anni hanno cercato di camuffare con spese inutili e clientelari intrise di megalomania. Poiché è noto che le Regioni impiegano nella sanità il 70-80 per cento dell’ammontare dei loro bilanci, l’inadeguatezza emersa di fronte al Covid-19 non è giustificabile con l’inusitato evento, ma ha invece la causa diretta nell’inefficienza dovuta all’aver affidato la salute pubblica alla politica, anziché ai medici e ai tecnici della salute. Abbiamo dovuto assistere ad una deprecabile e pericolosa confusione di competenze e provvedimenti tra Stato e Regioni, la quale non solo contraddice e viola l’attribuzione esclusiva dello Stato in materia di pandemie che, per definizione, interessando l’intera nazione, esigono d’esser fronteggiate a livello nazionale con un’azione omogenea e coordinata nelle linee portanti generali, ma ha introdotto vergognose discriminazioni legali e materiali tra cittadini colpevoli d’esser nati o residenti o semplicemente iscritti in differenti registri regionali. Discriminazioni tanto più moralmente esecrabili e giuridicamente inammissibili, in quanto attinenti al diritto alla salute, che “la Repubblica tutela come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività” (articolo 32 della Costituzione), quindi non esercitabile in modo frammentato secondo le Regioni.</p>
<p>Un governo incapace e cinico ha consentito per mesi, senza equipararne risolutivamente le condizioni, che due malati con la stessa prognosi da Covid-19 andassero incontro a esiti diversi a seconda che fossero ricoverati in una regione anziché in un’altra. Questa smaccata distruzione del cardine della Costituzione, l’articolo 3 che sancisce l’uguaglianza dei cittadini, con conseguenze mortali per centinai di malati al giorno, non è stata sanata neppure nel momento cruciale dell’attesa vaccinazione di massa. I vaccini: dove arrivati, dove no; dove somministrati, dove no; dove prenotabili, dove no; dove effettuati con la dovuta velocità, dove con lentezze incomprensibili; dove con disfunzioni, dove con efficienza. Questo marasma burocratico ha due caratteristiche: non se ne conosce il responsabile; non se ne conosce il controllore. Quindi il cittadino pretermesso, non convocato, spostato, all’oscuro, non sa con chi prendersela. I telefoni indicati restano muti in generale. Le categorie degli anziani, primi da vaccinare, faticano a iscriversi nelle liste regionali (perché regionali? Boh!). Le prenotazioni possono farsi solo in poche regioni, non in tutte: ennesima ripugnante discriminazione. Il ministro della Salute, distaccato e assente, tace. I presidenti di Regione si accapigliano per farsi belli a rivendicare meriti che non hanno. I commissari straordinari neppure si scusano ma accampano risultati inferiori ai loro doveri.</p>
<p>Nessuno pagherà purtroppo per tali disservizi e ritardi e inadempienze che generano colposamente (intendo in senso penalistico non meno che politico e morale) centinaia di morti. La popolazione assiste attonita al fallimento delle istituzioni centrali e regionali, che agiscono “per intervalla insaniae”, consapevoli solo a parole dell’esiziale urgenza di provvedere. Questa dev’essere per Mario Draghi la priorità delle priorità. Non aspetti il pungolo dei partiti, che hanno la coda di paglia. Decida! Decida! Decida! Salvi più che può gl’Italiani in pericolo.</p>
<p><a href="http://opinione.it/editoriali/2021/02/09/pietro-di-muccio-de-quattro_pandemia-covid-regioni-costituzione-governo-incapace-marasma-burocratico-ministro-salute/"><strong>L&#8217;Opinione delle Libertà</strong></a></p>
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		<title>Tecnica e politica del governo Draghi</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/tecnica-e-politica-del-governo-draghi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pietro Di Muccio de Quattro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Feb 2021 13:41:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non mi appassiona per niente la diatriba d’attualità tra governo tecnico e governo politico e se Mario Draghi sia di suo più tecnico che politico oppure se da presidente del Consiglio dei ministri dismetta la toga accademica per il laticlavio parlamentare. Ascrivo la querelle alla passione tutta strapaesana per le dispute verbali scriteriate e fatue, nelle quali gl’Italiani amano rivoltolarsi felici come maiali [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non mi appassiona per niente la diatriba d’attualità tra governo tecnico e governo politico e se Mario Draghi sia di suo più tecnico che politico oppure se da presidente del Consiglio dei ministri dismetta la toga accademica per il laticlavio parlamentare. Ascrivo la querelle alla passione tutta strapaesana per le dispute verbali scriteriate e fatue, nelle quali gl’Italiani amano rivoltolarsi felici come maiali nel fango. Può il capo di un governo compiere scelte tecniche? La risposta è sì; anzi, talvolta deve. Il capo di un governo compie sempre scelte politiche? La risposta è sì, anche quando sono scelte tecniche.</p>
<p>I classici vengono più citati che letti o capiti o ricordati a ragion veduta. La differenza tra scelte tecniche e scelte politiche il “tecnico” Mario Draghi la conosce bene, mentre è lecito dubitare dei suoi interlocutori, i quali appaiono scolaretti agli esami. La domanda da farsi è questa: quanti dei politici davanti a lui o inutilmente disseminati nelle Camere conoscono Lionel Robbins e i suoi apologhi del Sibarita e di Robinson Crusoe? La soluzione è lì, basterebbe leggere, capire, ricordare. Politica ed economia stanno da una parte; la tecnica, dall’altra. L’economia non si occupa degli scopi in sé ma “se il sacrificio di una serie di scopi implica il sacrificio di altri, allora ha un aspetto economico”. Questo capita sia in una comunità di sibariti che in una società di piagnoni, spiega Robbins, perché “la distribuzione del tempo tra la preghiera e le buone opere ha il suo aspetto economico tal quale la distribuzione del tempo tra le orge e il sonno”. Se Robinson Crusoe dispone di legna da utilizzare una sola volta per un unico scopo, agirà esclusivamente in base alle sue conoscenze tecniche di ciò che vuol farne. Invece, dovendo egli scegliere se bruciarla per riscaldarsi oppure per erigere uno steccato a protezione della capanna, allora si troverebbe inevitabilmente di fronte a un problema differente, cioè “il problema di decidere quanta legna dovrà usare per il fuoco e quanta per lo steccato: in queste condizioni le tecniche della combustione e dell’erezione di uno steccato sono ancora importanti, ma il problema non è più puramente tecnico; o, per porre la questione in termini più appropriati al concetto di condotta, le influenze che determineranno il modo di disporre della legna non sono più puramente tecniche”.</p>
<p>Ed ecco la mirabile conclusione di Lionel Robbins, che Mario Draghi dovrebbe stampare come il motto di cioccolatini da inviare, prima della fiducia parlamentare, agli onorevoli deputati e senatori nonché, per San Valentino, ai meno onorevoli opinionisti che affollano le gazzette e gli schermi: “Il problema della tecnica e quello dell’economia (e della politica, ndr) sono problemi fondamentalmente diversi. Per dare a questa distinzione l’espressione molto elegante datale dal professor Mayer, un problema di tecnica sorge quando c’è un solo scopo ed una molteplicità di mezzi; un problema di economia (e di politica, ndr) quando così gli scopi come i mezzi sono molteplici”.</p>
<p>E speriamo di non sentir parlare mai più dell’uggiosa diatriba. Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, dovrà risolvere problemi tanto tecnici quanto politici. È attrezzato per gli uni e per gli altri, a differenza di troppi suoi ignoranti predecessori e interlocutori. Se riuscirà, dipenderà da lui e dalla fortuna: metà e metà, come insegna Niccolò Machiavelli.</p>
<p><strong>L&#8217;Opinione delle Libertà</strong></p>
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		<title>L&#8217;anno giudiziario è sempre &#8220;annus horribilis&#8221;?</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/lanno-giudiziario-e-sempre-annus-horribilis/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pietro Di Muccio de Quattro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Feb 2021 14:10:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Intrecciati come serpi in primavera due fatti sono capitati assieme quasi lo stesso giorno: l’inaugurazione dell’anno giudiziario e il libro di Alessandro Sallusti su Luca Palamara (rectius, di Palamara sulla giustizia). Le relazioni del presidente e del procuratore generale della Cassazione non trasudano neppure l’ottimismo di maniera, mentre le rivelazioni (?) di Palamara sono pessimismo allo stato puro. I due più [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Intrecciati come serpi in primavera due fatti sono capitati assieme quasi lo stesso giorno: l’inaugurazione dell’anno giudiziario e il libro di Alessandro Sallusti su Luca Palamara (rectius, di Palamara sulla giustizia). Le relazioni del presidente e del procuratore generale della Cassazione non trasudano neppure l’ottimismo di maniera, mentre le rivelazioni (?) di Palamara sono pessimismo allo stato puro. I due più alti magistrati dell’ordine giudiziario hanno elencato i mali della giustizia ripetendo grosso modo le denunce annuali dei loro predecessori. Cambiano le norme processuali e amministrative sulla giurisdizione. Cambiano i ministri. Non cambiano i risultati. Talvolta questo genere di relazioni, nelle quali i vertici della giustizia di fatto giudicano sé stessi, contengono vere e proprie ipotesi di reato. Non un elenco corto, bensì lungo e dettagliato: omissioni, ritardi, errori, negligenze, imperizie. Poiché non desidero apparire un commentatore esagerato, vi confido che, da deputato al Parlamento, un anno presi la relazione di un procuratore generale di corte d’appello e la trasmisi come “esposto-denuncia” alla procura della Repubblica in sede affinché valutasse i reati all’apparenza ravvisabili e procedesse contro gli eventuali responsabili. Uno degli innumerevoli paradossi della giustizia italiana sta nel fatto che a denunciarne i mali sono gli stessi magistrati che l’amministrano in nome del popolo. Il quale popolo non riesce a raccapezzarsi in tutto questo, mentre il triangolo dello status quo (parlamentari, magistrati, avvocati) non può adottare i rimedi risolutivi perché ciascuna categoria invoca solo quelli non a proprio danno.</p>
<p>I magistrati sono soggetti “soltanto” alla legge, prescrive l’articolo 101 della Costituzione. Ma non è vero. I magistrati, come tutti gli esseri umani, sono soggetti anche all’ambiente in generale o, come a riguardo scrisse Leonardo Sciascia, al “contesto” in particolare. Il profeta di Racalmuto aveva già anticipato cinquant’anni fa il sistema politico clientelare dedito più a sistemare i propri interessi che a servire gl’interessi della giustizia. Non a caso il libro di Sallusti e Palamara è intitolato “Il sistema”. Sebbene quel che rivela l’ex magistrato, la cui radiazione è tuttavia “sub iudice” perché in Italia le procedure sembrano infinite, non sia affatto una rivelazione, cioè il disvelamento effettivo di qualcosa prima relegato nell’oscurità, tuttavia i riferimenti ai fatti ed ai personaggi non sono involontari e contemplano vicende realmente accadute, per quanto è facile prevedere che certi specifici dettagli daranno luogo ad ulteriori accertamenti e contestazioni per via giudiziaria.</p>
<p>È sorprendente constatare che la “palamareide” e le relazioni degli altissimi magistrati hanno lo stesso oggetto ma non s’intersecano quasi mai. Sembrano pianeti ruotanti su orbite diverse intorno alla stella affievolita della Giustizia. Se i magistrati del Consiglio superiore della magistratura e i magistrati che esso prepone agli uffici dirigenziali degli organi giudiziari sono scelti con il “metodo Palamara”, nessuno può stupirsi che la giurisdizione sia amministrata nei modi che gli stessi magistrati lamentano, come se non fosse cosa loro. Tra l’altro, non esiste il pesce fresco con la testa maleodorante.</p>
<p><a href="http://opinione.it/editoriali/2021/02/01/pietro-di-muccio-de-quattro_anno-giudiziario-parlamento-magistrati-errori-costituzione-libro-palamara-sallusti-sistema/"><strong>L&#8217;Opinione delle Libertà</strong></a></p>
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		<title>Crisi governativa senza governo in crisi</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/crisi-governativa-senza-governo-in-crisi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pietro Di Muccio de Quattro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Jan 2021 14:10:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Norberto Bobbio, maestro di filosofia politica e guru del progressismo, insisteva molto sulla trasparenza come qualità intrinseca alla democrazia. Il potere pubblico, piccolo o grande, deve essere manifesto. Non che fosse un’idea originale, perché Emanuele Kant aveva insistito sulla trasparenza della vita morale come fondamento della vita politica. Se oggi distogliamo l’attenzione dalle vette del pensiero e volgiamo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Norberto Bobbio, maestro di filosofia politica e guru del progressismo, insisteva molto sulla trasparenza come qualità intrinseca alla democrazia. Il potere pubblico, piccolo o grande, deve essere manifesto. Non che fosse un’idea originale, perché Emanuele Kant aveva insistito sulla trasparenza della vita morale come fondamento della vita politica. Se oggi distogliamo l’attenzione dalle vette del pensiero e volgiamo lo sguardo alla realtà della crisi di governo, notiamo facilmente che vi domina l’oscurità piuttosto che la chiarezza, un male aggiunto alla confusione. Giornali e televisioni abbondano di retroscena, mentre la scena resta coperta da una misteriosa cortina.</p>
<p>Decrittare la crisi è impossibile, come ricostruire una frase compiuta da un frammento con due consonanti e una vocale, sparse a caso. I partiti, protagonisti della crisi che devono decidere sul governo, comunicano senza pronunciarsi. I leader fanno la faccia feroce in pubblico mentre l’opinione pubblica ignora cosa tramino dietro le quinte. I comprimari trascinano stancamente il deretano negli spettacoli parlanti senza pensiero. Tutti sembrano recitare nella commedia degli equivoci, dove vogliono e disvogliono in una girandola di interpretazioni mortificanti. In nessun paese al mondo, potete starne certi, vengono contemporaneamente ammessi tutti gli esecutivi ipotetici: governo di unità nazionale, governo Ursula von der Leyen, governo Conti-ter con rimpasto e senza, governo giallorosso senza Conte, governo istituzionale, governo elettorale, governo di centrodestra allargato al centro, governo di centrosinistra con responsabili, governo dei costruttori, governo di larghe intese.</p>
<p>Tutto questo ribollire di ipotesi accade mentre – notate bene! – esiste un governo in carica perfettamente legittimo avendo appena ricevuto la fiducia delle Camere. Il governo costituzionale della Repubblica italiana, pur in sella, barcolla irresoluto, imbavagliato, imbrigliato. Stiamo sperimentando una crisi governativa senza governo in crisi! La confusione politica è nei fatti, nonostante la segretezza delle manovre. L’andazzo nascosto e il marasma palese dimostrano che le istituzioni, Parlamento e Governo, che dovrebbero trarci dalla pandemia e salvarci l’economia stentano financo a dare l’impressione di volerci riuscire. E noi saremmo quelli che impartiscono lezioni di serietà ai britannici?</p>
<p><a href="http://opinione.it/editoriali/2021/01/25/pietro-di-muccio-de-quattro_bobbio-kant-democrazia-crisi-governo-centrodestra-centrosinistra-pandemia-confusione-politica/"><strong>L&#8217;Opinione delle Libertà </strong></a></p>
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		<title>Governo rappresentativo e sovranità popolare: l&#8217;anomalia del governo Conte</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/governo-rappresentativo-e-sovranita-popolare-lanomalia-del-governo-conte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pietro Di Muccio de Quattro]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jan 2021 13:15:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La crisi di governo appena risolta (provvisoriamente?) induce a considerazioni amarissime sulla democrazia italiana che, per Costituzione, è basata sulla sovranità popolare, ma viene sensibilmente distorta nella prassi. Sono due i principali fattori di distorsione. Però, ecco il punto, sono connessi a disposizioni costituzionali. Il primo fattore di distorsione è previsto dall’articolo 67 della Costituzione, secondo cui “Ogni membro del Parlamento [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La crisi di governo appena risolta (provvisoriamente?) induce a considerazioni amarissime sulla democrazia italiana che, per Costituzione, è basata sulla sovranità popolare, ma viene sensibilmente distorta nella prassi. Sono due i principali fattori di distorsione. Però, ecco il punto, sono connessi a disposizioni costituzionali.</p>
<p>Il primo fattore di distorsione è previsto dall’articolo 67 della Costituzione, secondo cui “Ogni membro del Parlamento rappresenta la nazione ed esercita le funzioni senza vincolo di mandato”. Questo articolo significa che ai deputati e senatori non possono essere imposti vincoli giuridici, non già che non siano soggetti ad alcun vincolo. Per esempio, devono rispettare i regolamenti parlamentari. Nelle Camere non solo non possono fare quello che passa loro per la testa, ma sono pure soggetti a sanzioni anche umilianti, come l’espulsione a viva forza dalle aule o l’interdizione a partecipare alle sedute. Non sono delegati del popolo con una procura da eseguire, ma rappresentanti politici che votano secondo gl’indirizzi di partito e sono liberi di sottrarsene. Il divieto di mandato imperativo è posto a garanzia dell’indipendenza del parlamentare da interessi diversi da quelli che assume esplicitamente aderendo alla lista e che il suo partito patrocina. Come al parlamentare, essendo inammissibile un vincolo di mandato, non può essere imposto il ruolo di “portavoce” dei suoi elettori (ruolo a cui pretendevano di degradarlo i grillini), così allo stesso parlamentare, essendo egli un rappresentante politico, non può essere concesso il mero arbitrio di comportamento. Infine, il parlamentare, al quale sono affidate funzioni pubbliche per eccellenza, deve “adempierle con disciplina ed onore”, secondo l’articolo 54 della Costituzione.</p>
<p>Il secondo fattore di distorsione sta nell’articolo 94 della Costituzione, secondo cui “Il Governo deve avere la fiducia delle Camere”. Intendiamoci, la distorsione non sta nell’articolo in sé, ma nel travisamento sottinteso: non “deve avere la” ma “purché abbia una” fiducia delle Camere. Benché di fiducie stentate, contorte, biasimevoli esista un ricco elenco, i governi di Giuseppe Conte hanno raggiunto la perfezione del genere considerando sia la persona del presidente del Consiglio, sia le sue maggioranze parlamentari. Le Camere, una volta elette, non sono trovatelle che il popolo abbia depositato sulla ruota degli esposti. Esse ne sono figlie legittime e consanguinee, lo specchio della volontà degli elettori, come dichiarata dai partiti che, prendendone i voti, la rappresentano. Il mandato politico ricevuto dai partiti nel Parlamento del 2018 era chiaro “lippis et tonsoribus”, inequivocabile. Sulla base di tale mandato nessun governo poteva ricevere la fiducia perché non esisteva una maggioranza politica. In verità, fu ritenuto che il centrodestra, la coalizione coerente con la volontà elettorale, avesse bensì la maggioranza relativa, ma non abbastanza relativa da concederle il tentativo di formare il governo. Qui non conta appurare perché e come Matteo Salvini se ne distaccasse e facesse il governo con Beppe Grillo. Resta il fatto che la maggioranza così formatasi fu tanto assurda che i contraenti non strinsero un patto politico ma firmarono un “contratto di programma”, aberrazione nella distorsione. A sovrintendere all’adempimento delle clausole contrattuali fu chiamato nientemeno un arbitro esterno, un vero avvocato, poi autodefinitosi presuntuosamente “avvocato del popolo” senza che il popolo l’avesse mai interpellato. I loro elettori scelsero Salvini e Grillo perché avevano ricevuto l’assicurazione pubblica che l’uno avrebbe sbarrato la strada del governo all’altro. Il presidente del Consiglio e il suo governo furono sommersi di contumelie dall’opposizione di Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi, alleati di Salvini nelle urne e avversari adesso in Parlamento, e di Nicola Zingaretti, rimasto solo contro tutti.  Non era questo che il popolo aveva voluto. Passa un anno. Salvini, Zingaretti, Grillo eseguono la capriola che rimette Salvini all’opposizione mentre Zingaretti e Grillo vanno a nozze officiate dal medesimo presidente Giuseppe Conte, stavolta senza toga d’avvocato ma in abito talare. Non era neppure questo che il popolo aveva voluto.</p>
<p>Considerare questi fatti alla stregua del corretto funzionamento del “governo rappresentativo” costituisce un insulto alla logica, una manipolazione della Costituzione, un’adulterazione della volontà popolare. I governi di Giuseppe Conte, guidati da un presidente egli stesso acrobatico trasformista, sono e saranno ricordati come l’acme del processo in atto che distorce la genuina democrazia parlamentare in regime assembleare spurio. La questione se il trasformismo personale dei parlamentari sia anche una questione d’onore pare secondaria rispetto al trasformismo istituzionale dei partiti che ipocritamente incolpano i loro singoli aderenti. Quando il primo trasformismo si salda al secondo, il governo parlamentare, benché con la fiducia formale delle Camere, viene costituito in frode alla sovranità popolare e corre il serio rischio di sovvertire la democrazia, se essa ha da essere quel ch’è nel nome.</p>
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		<title>Come insegna l&#8217;esempio britannico</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/come-insegna-lesempio-britannico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pietro Di Muccio de Quattro]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jan 2021 12:21:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è chi lo afferma in sincerità e chi da ipocrita: il governo di Giuseppe Conte non può essere cambiato perché la situazione è drammatica, la pandemia galoppa, l’economia è al tracollo, arriva un diluvio di denaro e bisogna stabilire chi deve spenderlo e controllarlo. Dunque, abbiamo bisogno non solo di un governo, cosa ovvia, ma specificatamente del governo guidato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>C’è chi lo afferma in sincerità e chi da ipocrita: il governo di Giuseppe Conte non può essere cambiato perché la situazione è drammatica, la pandemia galoppa, l’economia è al tracollo, arriva un diluvio di denaro e bisogna stabilire chi deve spenderlo e controllarlo. Dunque, abbiamo bisogno non solo di un governo, cosa ovvia, ma specificatamente del governo guidato proprio da quel presidente del Consiglio che, alla stregua delle banderuole oliate bene, ha saputo ruotare verso destra e verso sinistra secondo il vento delle maggioranze parlamentari, da perfetto seguace della dottrina del trasformismo post-ideologico ovvero, come viene definita nei circoli più raffinati dell’intellighenzia grillina, del “kazzisuismus”. L’inamovibilità di Giuseppe Conte è l’alibi fornito dai sostenitori per scamparsi l’accusa di supportare un governo incapace e inefficiente, che sa tenersi in piedi incurante della tenuta della nazione.</p>
<p>Nel maggio 1940 il Regno Unito, che aveva dichiarato guerra ad Adolf Hitler il 3 settembre del 1939, aveva cominciato a subire i bombardamenti dei nazisti, “dapprima con attacchi apparentemente casuali, poi con un assalto in piena regola contro la città di Londra: cinquantasette notti consecutive di bombardamenti, seguiti nei sei mesi successivi da una serie sempre più intensa di raid notturni” (Erik Larson). Neville Chamberlain era il primo ministro, che appariva inadatto a fronteggiare i tragici eventi della guerra, entrata ormai nelle case degl’Inglesi. “Nel suo discorso del 7 maggio il membro del Parlamento Leopold Amery aveva rivolto un’aspra critica al primo ministro citando le parole pronunciate da Oliver Cromwell nel 1653: Per quanto bene possiate aver fatto, siete rimasto seduto qui troppo a lungo! Andatevene, vi dico, liberateci della vostra presenza! In nome di Dio andatevene!” (Erik Larson). La Camera dei comuni votò la fiducia a Chamberlain con 281 sì e 200 no. Tuttavia, il premier manifestò a Winston Churchill, ministro della Marina, l’intenzione di presentare le dimissioni, anche perché gli avversari erano sempre più determinati ad ottenerle. Il fatidico 10 maggio del ’40, mentre Hitler sbaragliava i Paesi Bassi con la guerra lampo, “la Camera dei comuni non poteva certo negare che un cambio di governo in un momento tanto delicato sarebbe stato estremamente rischioso. I membri dell’opposizione, tuttavia, dichiararono senza mezzi termini che non avrebbero servito sotto Chamberlain e fecero pressioni affinché l’incarico venisse affidato a Churchill” (Erik Larson). Chamberlain allora si dimise e brigò per la successione di Lord Halifax, suo ministro degli Esteri, che però non aveva l’intenzione di accettare. Non restava che Churchill.</p>
<p>In guerra con Hitler, sotto bombardamenti devastanti, gl’Inglesi dibatterono in Parlamento la fiducia al governo e lo cambiarono. Fu la loro salvezza. Invece a noi Italiani vengono a dire oggi che non dobbiamo sostituire Giuseppe Conte se vogliamo salvarci. Benché, per quanto bene possa aver fatto, non ne ha fatto abbastanza per sperare nel futuro.</p>
<p><a href="http://opinione.it/editoriali/2021/01/19/pietro-di-muccio-de-quattro_conte-pandemia-hitler-regno-unito-churchill-cromwell-governo-guerra/"><strong>L&#8217;Opinione delle Libertà</strong></a></p>
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		<title>La &#8220;mastellizzazione&#8221; della crisi governativa</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-mastellizzazione-della-crisi-governativa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pietro Di Muccio de Quattro]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Jan 2021 17:58:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Forse andiamo verso la “mastellizzazione” della crisi. Duttile e malleabile come metallo prezioso, il levigato Clemente Mastella tenta di governare da Benevento per interposta consorte. La questione dei “responsabili”, cioè dei parlamentari che nel Senato dovrebbero sopperire alla defezione dei renziani, è stata impostata in termini realistici e corretti dal sindaco della città sannita. Mastella è sempre stato un politico abilissimo nelle [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Forse andiamo verso la “mastellizzazione” della crisi. Duttile e malleabile come metallo prezioso, il levigato Clemente Mastella tenta di governare da Benevento per interposta consorte. La questione dei “responsabili”, cioè dei parlamentari che nel Senato dovrebbero sopperire alla defezione dei renziani, è stata impostata in termini realistici e corretti dal sindaco della città sannita. Mastella è sempre stato un politico abilissimo nelle manovre di palazzo, oltre che nella raccolta di voti. Adesso non siede in Parlamento, dove invece è senatrice sua moglie Sandra Lonardo, distaccatasi da Forza Italia con cui fu eletta e pertanto indicata come possibile “responsabile” assieme ad altri del gruppo misto e di formazioni minori di vario orientamento.</p>
<p>Il legame matrimoniale tra Clemente e Sandra ha indotto immediatamente i maligni a pensare che Mastella sia il manovratore e Lonardo la manovrata nell’operazione preordinata a dotare il governo Conte, o chi per lui, di quella fiducia che potrebbe mancargli se Matteo Renzi persistesse nel rifiutarsi di partecipare alla maggioranza. Al di là della malignità naturalmente impastata nelle vicende politiche, specie di prima grandezza come la formazione di un nuovo governo, Clemente Mastella ha preso il comando della campagna e pronunciato il discorso di guerra: “Non coltivi, il presidente Giuseppe Conte, l’illusione di servirsi di noi come di ascari obbedienti. Il gruppo dei responsabili ha la dignità delle regolari truppe parlamentari. Egli deve proporci una formale alleanza alla luce del sole. Detto altrimenti, non creda di poterci trattare come un’amante da nascondere. Noi rifiutiamo la tresca clandestina. Pretendiamo un matrimonio legale oppure, quanto meno, un matrimonio morganatico. Ci spettano tutti i vantaggi dei coniugi, non soltanto i doveri.”</p>
<p>L’orgogliosa e sacrosanta presa di posizione di Mastella, sebbene all’apparenza bizzarra perché l’autore non ha un partito in Parlamento ma una moglie, pone una serie di problemi al governo in gestazione, ciò che del resto si proponeva per alzare la posta della scommessa o il prezzo dell’appoggio. Il presidente del Consiglio che accettasse il sostegno di quelle che in passato furono maliziosamente definite “le truppe mastellate” non potrebbe contare su un vero e proprio partito legato almeno da una certa disciplina di gruppo. Dovrebbe pur sempre rimettersi alla fiducia di singoli parlamentari, per quante promesse gli abbiano fatto uno per uno, e per quanto fantasiosa sia la versione italiana, spuria, del governo rappresentativo, secondo la quale la fiducia parlamentare sanerebbe, come l’acqua di Lourdes, ogni stortura.</p>
<p><a href="http://opinione.it/editoriali/2021/01/15/pietro-di-muccio-de-quattro_mastella-lonardo-benevento-renziani-forza-italia-renzi-parlamento-senato-lourdes/"><strong>L&#8217;Opinione delle Libertà</strong></a></p>
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