Coronavirus, gli otto punti della Fondazione Einaudi per ripartire dopo l’emergenza – ilriformista.it

Coronavirus, gli otto punti della Fondazione Einaudi per ripartire dopo l’emergenza – ilriformista.it

Si dovrà combattere anche il virus delle nazionalizzazioni, dopo quello del Covid-19, intraprendendo delle decisioni liberali e non ideologiche. È quello che recita il documento della Fondazione Einaudi che articola in otto punti una sua proposta per la ripartenza economica del Paese dopo l’emergenza coronavirus. Una ripartenza che offrirà possibilità, scrive la Fondazione, se si saprà oggi tutelare gli imprenditori e i lavoratori italiani.

“Molte attività produttive hanno già chiuso – si legge nella nota – si pensi alla filiera del turismo e della ristorazione, altre restano aperte riducendo drasticamente o azzerando il fatturato. Nel primo caso i costi fissi continuano a correre, nel secondo a quei costi si sommano anche quelli di gestione, ivi compreso il pagamento dei collaboratori. Senza un immediato intervento – continua il comunicato – tutte queste attività finiranno con il non riaprire o per chiudere. Ciò provocherà il non pagamento dei fornitori, avviando così una catena di fallimenti. Quando questa emergenza finirà, pertanto, non solo non è scontato che tutti riaprano, ma è sicuro che molti produttori si troveranno già fuori dal mercato”.Quali sono questi rimedi, “possibili e convenienti” che propone la Fondazione? Il primo: “Prevedere un ben più ampio ed esteso rinvio dei pagamenti all’erario e alla previdenza .Valga per tutti, come per tutti valgono le restrizioni”. Un rinvio che non sarà una cancellazione, “mentre la pretesa a fronte di una impossibilità farebbe divenire inesigibili le somme, cancellandole”. Il terzo: “Occorre intercettare l’enorme liquidità creata dalle decisioni della Banca centrale europea (a parte gli 870 miliardi per acquisto titoli ve ne sono 3mila messi a disposizione delle banche, a tasso negativo)”.

“Il rischio – si legge ancora nel comunicato – è che quella liquidità scorra potente nei tubi, ma non siano in funzione i rubinetti per portarla ai soggetti produttivi. Il che indebolirebbe l’intero sistema Paese”. Il Paese dovrà offrire dunque direttamente garanzia per i prestiti bancari necessari a coprire i costi di gestione e le obbligazione verso i fornitori “così come esistenti già nei primi due mesi dell’anno, o maturati a fronte di contratti o costi successivi. Almeno fino a giugno. Meglio se per l’intero 2020”.

Le garanzie – e questo è il sesto punto – dovrebbero poi “consentire l’attivazione di finanziamenti a lunga scadenza. Toccherà a ciascun operatore economico onorare quei debiti. La garanzia non è un costo immediato e facilita l’apertura dei rubinetti. Anche per i casi che, nel tempo, evidenzieranno incapacità di onorare gli impegni presi il costo per la collettività sarebbe imparagonabilmente minore di quello che altrimenti nascerebbe dalle chiusure che certamente ci sarebbero, perché non solo farebbero venire meno la produzione di ricchezza, ma azzererebbero (non solo rinvierebbero) il gettito fiscale”.

L’approccio proposto dalla Fondazione è teso dunque a cancellare l’ipotesi delle nazionalizzazioni, “che oltre a lacerare l’intero tessuto connettivo della libera impresa porterebbe a sommare i costi di acquisizioni a quelli delle croniche perdite di gestione”. Come esempio negativo, in questo senso, il comunicato cita l’esempio di Alitalia.

L’ultimo punto ragiona sulla ripartenza e sulle sue opportunità: “Sarà una stagione di crescita, se si sarà capaci ora, subito, di non perdere il patrimonio di imprenditori e lavoratori, mai come oggi non solo sulla stessa barca, ma anche sulla sola che possa portare l’Italia a navigare con forza nel futuro”.

 

ilriformista.it

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