Legalizzazione, perchè no

Legalizzazione, perchè no

Il tema della liberalizzazione delle droghe divide da sempre i liberali. Dopo aver dato spazio a una posizione favorevole nel blog della fondazione, è la volta delle “ragioni del no” a firma di Davide Giacalone. 

In materia di droghe proibire è un atto di responsabilità. Agire diversamente non è un modo per contrastare il mercato criminale, ma per favorirlo. Andiamo con ordine.

1) L’uso terapeutico, ove riconosciuto tale, è cosa diversa e non c’entra nulla. Le farmacie sono piene di roba nociva, che può creare dipendenza e assuefazione, compromettendo la lucidità. La si usa, se serve, sotto controllo medico e per un beneficio. Non è di questo che stiamo parlando.

2) Se lo scopo del libero spinello consiste nel debellare il mercato illegale, allora si deve cancellare la proibizione e rendere libera la produzione e il commercio. Se si vuol tenersi a metà, se si mantengono proibizioni relative all’età e alle quantità, si otterranno solo due risultati: aumenterà il consumo consentito e resterà il mercato illegale per ciò che resta proibito.

3) Supporre che il consumo esiste proprio perché proibito, quindi profittevole per i criminali, non è solo illogico, ma ignorante della storia: quando si cancellò il proibizionismo dell’alcool, negli Usa, gli alcolizzati aumentarono.

Per quale mai motivo ciò che è difficile e illecito dovrebbe essere più diffuso di quel che è facile e lecito?

In Italia, poi, il consumo personale è già più che tollerato. Il concetto di “dose personale” ha, di fatto, depenalizzato lo spaccio, tanto che ogni giorno se ne arrestano a manate e ogni giorno li si libera. La lotta alla droga fallisce, prima di tutto, perché non la si combatte.

4) È originale assai l’idea che per combattere le mafie del commercio e dello spaccio si debba arrendersi e fare il loro mestiere. Senza contare che si parla di “spinello” come fosse un oggetto di sicura identità: una cosa è l’erba, altra la resina, altra ancora l’olio.

La concentrazione del principio attivo (Thc) varia a seconda del prodotto ed è oggi assai più alta di un tempo.

Curioso che nel mondo che ha voluto proibire le sigarette più pesanti, di tabacco, imponendone il ritiro dal commercio o la trasformazione, si pensi sia saggio immettervi roba imparagonabilmente più dura. La sorte dei consumatori vale il presunto contrasto alle mafie?

5) Di che stiamo parlando? Oggi, nelle comunità, arrivano ragazzini pieni di pasticche da discoteca, che magari non hanno mai neanche fumato. A quelle droghe si riaccompagna l’eroina, quale sedativo delle angosce.

Non è mai tramontata la cocaina. Occorre essere vecchi assai, d’età, di luogomunismo e di conoscenze, per supporre che lo spinello legalizzato nuoccia di un friccico al mercato illegale.

6) Si dice: sono legali tabacco e alcool, perché mai non gli spinelli? Argomento illogico: avere dei mali non giustifica il cercarsene altri. E non fondato, perché il tema non è solo la nocività (altrimenti poi arriviamo alle bibite dolci e gasate), ma la capacità di sviluppare dipendenza e assuefazione: tabacco e alcool (nocivi e talora micidiali) richiedono dosi e tempi assai maggiori.

7) Riconosco ai miei contraddittori la validità di un argomento: non si proibisce quel che ha a che vedere con le libertà individuali. Complesso, ma tosto. Il punto è che non esiste la libertà di rinunciare alla libertà. Le droghe non sono libertà, ma la sua fine.

8) Che stiamo facendo? Si sono garantiti i vecchi e lasciati al loro destino i giovani. Avrebbero bisogno di scuole e università meritocratiche, con cui scalzare i vecchi, invece si usa la scuola per assumere quelli che c’erano già, senza migliorarla di un piffero, e l’università per coltivare parentele e camarille.

Invece di far vedere che chi si impegna va avanti si varano bonus da consegnare a quelli che hanno il grande merito di non essere crepati prima della maggiore età. Ma sì, anche qualche spinello ci sta bene. Le ragioni del declino non le si cerchi sempre altrove: sono queste.

Davide Giacalone

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