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	<title>magistratura Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>magistratura Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Separazione delle Carriere</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/separazione-delle-carriere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Jun 2024 12:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L’Opinione del Direttore]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[magistratura]]></category>
		<category><![CDATA[separazione delle carriere]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe class="" title="" src="https://www.youtube.com/embed/P4lZQKp3qzY" width="942" height="530" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Solo un marziano può pensare che Crosetto l’abbia fatta fuori dal vaso</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/crosetto-magistratura-esecutivo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Nov 2023 17:10:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[crosetto]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[magistratura]]></category>
		<category><![CDATA[separazione dei poteri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ancora ricordo l’impressione che mi fece leggere, nel 2006, “L’uso politico della giustizia”, scritto da Fabrizio Cicchitto. Un saggio documentatissimo che ricostruisce il rapporto malato tra giustizia e politica sin dal primo dopoguerra, in un crescendo che raggiunse il suo acme nel 1993 con Mani Pulite. Casi su casi di, come recita il titolo, uso politico [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/crosetto-magistratura-esecutivo/">Solo un marziano può pensare che Crosetto l’abbia fatta fuori dal vaso</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ancora ricordo l’impressione che mi fece leggere, nel 2006, “L’uso politico della giustizia”, scritto da Fabrizio Cicchitto. Un saggio documentatissimo che ricostruisce il rapporto malato tra giustizia e politica sin dal primo dopoguerra, in un crescendo che raggiunse il suo acme nel 1993 con Mani Pulite. Casi su casi di, come recita il titolo, uso politico delle vicende giudiziarie, ma soprattutto interviste, appelli, documento, stralci di relazioni congressuali da cui emerge la tendenza di alcune correnti della magistratura, con Md in testa, a farsi soggetto politico e ad abusare della propria funzione giurisdizionale per realizzare disegni e imporre originali forme di etica pubblica. Altro che separazione dei poteri: roba da giunta militare sudamericana.</p>
<p>Recentemente, ho letto il libro intervista all’ex potente capo dell’Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara, firmato da Alessandro Sallusti. Ne risulta con forza incontrovertibile lo spirito di cosca che governa il Csm, la bramosia di potere di molti giudici e pm, l’avvio di indagini pretestuose nate solo per stroncare la carriera di politici considerati avversari della casta giudiziaria o semplicemente portatori di idee non condivise. Da brividi.</p>
<p>Stamattina ho letto l’editoriale del direttore del Foglio, Claudio Cerasa, da cui risulta l’esplicita mobilitazione delle toghe contro la riforma costituzionale cara a Giorgia Meloni. Nulla che incida sul rapporto tra potere esecutivo e potere giudiziario, eppure… Quelle che seguono sono le parole di Cerasa.</p>
<p>“Il primo episodio è legato alla discesa in campo di Giuseppe Santalucia, numero uno dell’Anm, l’Associazione nazionale dei magistrati, contro la riforma costituzionale progettata dal governo: ‘Si tratta – ha detto il 7 novembre – di uno sbilanciamento e uno squilibrio a favore del potere esecutivo’. Alla riunione della corrente Area a Palermo, sempre il segretario dell’Anm, a ottobre, ha spiegato anche che rischi correrebbe il governo, nelle aule giudiziarie, portando avanti la sua riforma plebiscitaria. ‘Se le minoranze vengono escluse dal circuito della partecipazione decisionale è logico e inevitabile che cerchino nelle aule di giustizia quella voce che non hanno avuto nella fase della formazione della volontà generale, quindi aumenteranno i conflitti’. L’8 novembre, il segretario di Magistratura democratica, Stefano Musolino, aggiunge un carico ulteriore, sempre sul tema: ‘La riforma costituzionale? Si tratta di una truffa delle etichette, giacché l’esito dei proponenti è quello di sconvolgere l’equilibrio tra i poteri dello stato, riducendo l’autonomia e l’indipendenza della magistratura tutta’.</p>
<p>Passano pochi giorni e alla riunione di Md a Napoli, il 12 novembre, i magistrati della corrente più a sinistra della magistratura aggiungono elementi in più, sempre sul tema riforme. Giuseppe Borriello, sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Potenza, dice che la magistratura deve denunciare ‘la deriva burocratica del nostro lavoro’, afferma che ‘il compito dei magistrati è di tutelare gli interessi della collettività’ e ribadisce il fatto che le funzioni giudiziarie ‘non possano non essere ispirate da contenuti valoriali per non utilizzare un termine pericoloso che è quello ideologico’. Valerio Savio, giudice del tribunale di Roma, dice che Md deve difendere ‘con forza’ le sue posizioni contro la riforma, suggerisce di portare avanti questa ‘battaglia’ anche all’interno degli uffici e invita a mandare ‘forte e chiaro all’esterno questo messaggio’ costruendo rapporti con i comitati che si creeranno”.</p>
<p>Ecco, forte di queste tre letture, mi chiedo: ma c’è davvero qualcuno, in questo sciagurato Paese, convinto che Guido Crosetto l’abbia fatta fuori dal vaso?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://formiche.net/2023/11/crosetto-magistratura-corsivo-di-cangini/"><em><strong>Formiche.net</strong></em></a></p>
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		<title>Violante: L’Anm viola la costituzione</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/violante-lanm-viola-la-costituzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Virginia Piccolillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Jul 2023 17:08:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[anm]]></category>
		<category><![CDATA[costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[magistratura]]></category>
		<category><![CDATA[violante]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Presidente Luciano Violante, lei è stato prima nella magistratura e poi nella politica. Chi ha ragione nell’ennesimo scontro? «Quando gli stessi conflitti politici si ripetono, noiosamente per decenni, bisogna andare alla radice». Vale a dire? «Alla rinuncia della politica all’esercizio della propria sovranità in favore della magistratura avvenuta a partire dagli anni “80». Cosa intende? «Per [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Presidente Luciano Violante, lei è stato prima nella magistratura e poi nella politica. Chi ha ragione nell’ennesimo scontro?</strong><br />
«Quando gli stessi conflitti politici si ripetono, noiosamente per decenni, bisogna andare alla radice».</p>
<p><strong>Vale a dire?</strong><br />
«Alla rinuncia della politica all’esercizio della propria sovranità in favore della magistratura avvenuta a partire dagli anni “80».</p>
<p><strong>Cosa intende?</strong><br />
«Per non assumersi responsabilità, la politica ha delegato ai giudici non i processi ai singoli imputati di terrorismo, di mafia o di corruzione. Ma la stessa lotta al terrorismo, alla mafia, alla corruzione. E perciò i magistrati sono diventati, di fatto, compartecipi della sovranità . Per questo l’associazione che li rappresenta si muove a volte come titolare di una sovranità. È una stortura democratica».</p>
<p><strong>Allora ha torto la magistratura?</strong><br />
«Bisogna tornare alla Costituzione. La politica, tutta, deve riconquistare la propria sovranità».</p>
<p><strong>Come?</strong><br />
«Oggi i problemi più urgenti sono posti a mio avviso da atteggiamenti dell’Anm non congrui con la rappresentanza di un potere che deve essere terzo. Deve sostenere le proprie ragioni con modalità conformi al ruolo costituzionale della magistratura».</p>
<p><strong>Non pensa che difendendo il valore dell’autonomia e dell’indipendenza l’Anm stia tutelando, come sostiene, anche i diritti dei cittadini?</strong><br />
«Può darsi. Ma l’Anm rappresenta i magistrati non i cittadini. I titolari della rappresentanza generale stanno in Parlamento, non nei tribunali. I contenuti sono a volte condivisibili. Ma il tono, il costume, avrebbe detto Machiavelli, non è condivisibile».</p>
<p><strong>Perché, che tono è?</strong><br />
«Quello di chi si attribuisce un ruolo di rappresentanza generale e si costituisce come controparte del governo o di alcuni suoi membri».</p>
<p><strong>Rispetto agli argomenti ciò non è secondario?</strong><br />
«No. È decisivo. Perché disegna un ruolo. E in questo momento l’Anm rischia di far diventare l’intera magistratura controparte del governo. Ma non lo è, e non può esserlo, a pena di far perdere alla magistratura quella credibilità che è il fondamento della sua legittimazione».</p>
<p><strong>Il sospetto della premier è che parte della magistratura, ispirata da «pezzi grossi del Pd», voglia fermare la riforma Nordio. Lei, che da anni è sospettato di essere il «Grande vecchio» di queste manovre, pensa sia vero?</strong><br />
«Allora forse ero il Grande Giovane (ride ndr). Questi sospetti sono la banalizzazione di temi complessi. Chi governa, qualunque colore abbia, ha un problema di legittimazione quotidiana. Perché, non ogni 5 anni, ma ormai ogni ora, le notizie, vere e false, si propagano velocemente e rendono sempre più inquieto il mare della politica».</p>
<p><strong>E quindi?</strong><br />
«I governi subiscono una sindrome di accerchiamento. Era già successo a Renzi, a Conte, a Berlusconi. Prodi criticò, non senza ragione, alcuni interventi della giustizia amministrativa. Fa parte della dinamica politica. Ma la magistratura deve mantenere la propria autorevolezza, non deve cedere al complesso del ring. Rischia di logorare la propria credibilità, magari cedendo alle sirene di parti interessate, che domani sarebbero pronte a voltare le spalle. Quando è accaduto, si sono trovati all’hotel Champagne».</p>
<p><strong>A pilotare nomine. In quel caso cos’era?</strong><br />
«Una delle cose peggiori: una contrattazione tra politici e magistrati, nell’interesse non della giustizia ma di alcuni singoli».</p>
<p><strong>Il governo mette in fila i casi La Russa, Santanché e Delmastro e formula il sospetto che sia iniziata un’offensiva pre elettorale in vista delle Europee. È così?</strong><br />
«Non vedo questo rischio, anche perché si vota ogni anno. E, come è noto, chi è sotto procedimento in genere guadagna voti, non li perde»</p>
<p><strong>Si riferisce a Berlusconi?</strong><br />
«Anche a Trump».</p>
<p><strong>Il governo reagisce accelerando sulla separazione delle carriere. È la soluzione?</strong><br />
«Sono contrario. Con il sottosegretario Delmastro il pm ha chiesto una cosa e il giudice ne ha fatta un’altra. Più separati di così! In Francia e in Germania è considerato positivo per la professionalità di un magistrato il cambio di funzioni».</p>
<p><strong>Allora come uscirne?</strong><br />
«Mi occupo di diritto da più di mezzo secolo e ho maturato una forte diffidenza nei confronti della invocazione di regole quando mancano i costumi, le educazioni. È una questione di etica pubblica. Ci servono migliori comportamenti da parte di tutti».</p>
<p><strong>L’Anm rivendica il diritto di dare pareri tecnici sulla riforma Nordio. Sbaglia?</strong><br />
«No; ha le competenze per farlo. E alcune osservazioni, come quelle sulla impraticabilità pratica del collegio di tre giudici per le decisioni sulla libertà, sono esatte. Ma non come controparte».</p>
<p><strong>Allora?</strong><br />
«Deve prendere posizione nello spirito della leale collaborazione tra istituzioni, più volte richiamata dalla Consulta. Anche quando l’altra parte non lo fa. Non deve cadere nella trappola del litigio».</p>
<p><strong>Faceva parte dei saggi della Riforme Calderoli Si è dimesso anche lei. Perché?</strong><br />
«Come ho detto al Ministro Calderoli e al Professor Cassese non avevo il tempo necessario per seguire con attenzione una riforma così decisiva per i diritti dei cittadini. Ho avvertito anche alcuni colleghi».</p>
<p><strong>Condivide obiezioni degli altri che si sono dimessi?</strong><br />
«Il punto di fondo è che sui diritti essenziali dei cittadini deve intervenire il Parlamento».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.corriere.it/economia/lavoro/23_luglio_09/violante-governo-accerchiato-sindrome-diffusa-ma-dall-anm-toni-sbagliati-7066f8aa-1e8b-11ee-9790-534f50182f9e.shtml#:~:text=Presidente%20Luciano%20Violante%2C%20lei%20%C3%A8,%2C%20bisogna%20andare%20alla%20radice%C2%BB."><strong><em>Corriere della Sera</em></strong></a></p>
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		<item>
		<title>L’insano aumento dei magistrati a presidio del Ministero della Giustizia</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/linsano-aumento-dei-magistrati-a-presidio-del-ministero-della-giustizia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 May 2023 16:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[magistratura]]></category>
		<category><![CDATA[riforma Cartabia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La riforma dell’ordinamento giudiziario firmata dal precedente ministro, Marta Cartabia, non ha rappresentato certo una rivoluzione. “Timidi passi nella giusta direzione, ovvero a garanzia dei principi cardine dello Stato di diritto”: è così che il mondo forense l’ha grossomodo valutata. Tuttavia l’Associazione nazionale magistrati ne ha paventato effetti dirompenti e ha fatto fuoco e fiamme [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La riforma dell’ordinamento giudiziario firmata dal precedente ministro, Marta Cartabia, non ha rappresentato certo una rivoluzione. “Timidi passi nella giusta direzione, ovvero a garanzia dei principi cardine dello Stato di diritto”: è così che il mondo forense l’ha grossomodo valutata. Tuttavia l’Associazione nazionale magistrati ne ha paventato effetti dirompenti e ha fatto fuoco e fiamme per impedirne l’approvazione.</p>
<p>La riforma Cartabia è stata approvata sul finire della scorsa legislatura, ma gli addetti ai lavori danno per scontato che non vedrà mai la luce. Il motivo è semplice: i magistrati fuori ruolo che occupano le funzioni apicali del ministero della Giustizia lo impediranno. La tesi non è peregrina. Lo conferma il fatto che lo scorso ottobre la Cartabia non è entrata in vigore a causa, ma guarda un po’, della mancanza dei relativi decreti attuativi che avrebbero dovuto essere licenziati dal Ministero. Non era mai successo prima.</p>
<p>Ebbene, la notizia è che lo strapotere informale della magistratura sulle scelte politiche del ministro della Giustizia di turno non è destinata ad affievolirsi, ma ad accrescersi. Nel Palazzo circola, infatti, un emendamento firmato dal governo che, col pretesto del Pnrr, fa saltare il tetto previsto dal decreto legge 143 del 2008 portando da 65 a 75 il numero massimo di magistrati che possono essere destinati a ricoprire funzioni apicali nel ministero della Giustizia. Dieci magistrati in meno ad occuparsi della giurisdizione, dieci magistrati in più ad impedire che qualsivoglia riforma prenda vita contro il parere della corporazione togata.</p>
<p>Un secondo emendamento governativo prevede la costituzione di una nuova Direzione generale presso il gabinetto del ministro al costo di poco meno di 300mila euro, ed è chiaro a tutti che a ricoprire quella funzione sarà un magistrato. Altri due emendamenti, questa volta di iniziativa parlamentare, firmati da senatori Lega e di FdI, aggira il divieto, previsto della legge Cartabia, di rientro in ruolo per i magistrati che hanno assunto incarichi di governo.</p>
<p>C’è n’è abbastanza per dichiarare ufficialmente defunto l’antico principio del primato della politica. Questione che in tempi ormai lontani il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga così riassunse: “La funzione legislativa è stata ormai usurpata manu militari dalla magistratura, che, con la complicità di politici timorosi delle conseguenze in caso di diniego, impedirà qualsivoglia riforma vagamente seria dell’ordinamento giudiziario”.</p>
<p><a href="https://www.huffingtonpost.it/politica/2023/05/26/news/cartabia_adieu_cosi_le_manine_di_governo_la_stanno_cancellando-12234472/#:~:text=La%20riforma%20dell'ordinamento%20giudiziario,forense%20l'ha%20grossomodo%20valutata."><em><strong>Huffington Post</strong></em></a></p>
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		<item>
		<title>«Al voto per una riforma vera» intervista a Carlo Nordio su Il Tempo</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/al-voto-per-una-riforma-vera-intervista-nordio-il-tempo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Nordio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 May 2022 12:54:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia italiana]]></category>
		<category><![CDATA[magistratura]]></category>
		<category><![CDATA[referendum giustizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra i principali sostenitori del sì ai cinque quesiti referendari in materia di giustizia c’è Carlo Nordio, ex magistrato e presidente del Comitato «Sì per la libertà, sì per la giustizia». Lo raggiungiamo telefonicamente mentre è in viaggio, destinazione Teramo, per un’iniziativa a supporto della campagna per il sì, organizzata dalla Fondazione Luigi Einaudi. Dottor [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Tra i principali sostenitori del sì ai cinque quesiti referendari in materia di giustizia c’è Carlo Nordio, ex magistrato e presidente del Comitato «Sì per la libertà, sì per la giustizia». Lo raggiungiamo telefonicamente mentre è in viaggio, destinazione Teramo, per un’iniziativa a supporto della campagna per il sì, organizzata dalla Fondazione Luigi Einaudi.</p>
<h3>Dottor Nordio, perché votare sì?</h3>
<p>«Perché è una risposta strategica che va al di là del significato dei singoli quesiti, che sono anche tecnicamente difficili da comprendere da parte degli elettori. Ai cittadini chiediamo se siete contenti della giustizia penale italiana, allora disinteressatevi dei referendum ed andate al mare. Ma se ritenete &#8211; come tutto lascia supporre &#8211; che siate insoddisfatti per la lunghezza dei processi, per l’abuso della custodia cautelare, per l’interferenza dei pubblici ministeri sulla politica e più in generale per lo sfacelo della giustizia penale italiana, allora questa è l’occasione per esprimervi».</p>
<h3>Qual è il messaggio che gli elettori possono lanciare votando sì ai referendum?</h3>
<p>«È un messaggio orientato ad una riforma radicale della giustizia. Questo Parlamento non ha la forza politica di procedere con questa riforma, ma una vittoria del sì ai referendum sarebbe un messaggio vincolante per il prossimo Parlamento, per una riforma appunto radicale e liberale, perché la sovranità appartiene al popolo ed il referendum, per quanto nella sua forma abrogativa abbia dei limiti tecnici, è comunque espressione massima della volontà popolare».</p>
<h3>Cosa ne pensa della riforma della giustizia della guardasigilli Marta Cartabia?</h3>
<p>«La riforma Cartabia contiene soluzioni buone, è il minimo sindacale per ottenere gli aiuti economici da parte dell’Unione europea, ma incontra dei vincoli insormontabili. Il primo è che le riforme non le fa il ministro, ma il Parlamento. Questo Parlamento non ha, però, la volontà politica né il tempo di varare provvedimenti seri. Il secondo vincolo è che il nostro processo penale si è rivelato incompatibile con la Costituzione, tanto che è stato modificato diverse volte dalla Consulta, e ciò ha provocato norme incoerenti.</p>
<p>Incoerenze che sono state aumentate dai successivi interventi del legislatore, per cui oggi il processo penale è ingestibile, lungo, incerto e per di più soggetto a mille variabili capricciose della sorte. La riforma Cartabia incontra questi limiti, entro i quali ottenere i sussidi europei. È, invece, necessaria una grande riforma, indispensabile per realizzare in Italia una giustizia più rapida, più efficiente e più giusta».</p>
<h3>La sorprende l’atteggiamento di Enrico Letta, che pur lasciando libertà di scelta ai suoi parlamentari si è schierato per il no ai quesiti?</h3>
<p>«In parte mi sorprende perché Letta è sempre stato molto equilibrato ed attento nei confronti delle ragioni dei garantisti. Dall’altro lato, me lo aspettavo perché il Pd deve fare moltissima strada per emanciparsi dalla sua soggezione nei riguardi della magistratura: una soggezione che va avanti da lungo tempo anche perché la magistratura, eliminando Silvio Berlusconi per un po’ di tempo dalla vita politica, ha reso oggettivamente un favore all’opposizione di sinistra.</p>
<p>Un po’ per la paura di inchieste, un po’ per gratitudine verso i magistrati, il Partito democratico è ancora esitante per pronunciarsi a favore di una riforma che alla magistratura potrebbe dispiacere. Però, ci sono nell’ambito dei dem delle forze innovative, garantiste, che non vanno sottovalutate e che io spero abbiano complessivamente voce in capitolo nel partito. L’apertura fatta da Letta, di lasciare libertà di scelta ai suoi parlamentari, è una specie di compromesso tra questi vincoli storici che il Pd ha nei confronti della magistratura giustizialista e l’istanza di rinnovamento che preme all’interno del partito».</p>
<p><a href="https://www.iltempo.it/politica/2022/05/19/news/carlo-nordio-voto-riforma-giustizia-vera-referendum-31653030/"><strong>Intervista di Piperpaolo La Rosa su</strong><em><strong> Il Tempo</strong></em></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/al-voto-per-una-riforma-vera-intervista-nordio-il-tempo/">«Al voto per una riforma vera» intervista a Carlo Nordio su Il Tempo</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>&#8220;Un sì per una riforma vera&#8221;: intervista di Giuseppe Benedetto su Il Tempo</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/un-si-per-una-riforma-vera-intervista-di-giuseppe-benedetto-su-il-tempo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Benedetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 May 2022 07:48:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[magistratura]]></category>
		<category><![CDATA[riforma giustizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>REFERENDUM GIUSTIZIA &#8220;Un sì per una riforma vera&#8221; Giuseppe Benedetto, Presidente della Fondazione Luigi Einaudi: &#8220;Il silenzio sul voto dipende dalla paura che hanno i magistrati di non avere più potere&#8221; e ancora: &#8220;Bisogna riportare l&#8217;ordine giudiziario dentro la Costituzione&#8221;. Il Tempo</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: center;">REFERENDUM GIUSTIZIA</h2>
<h3 style="text-align: center;">&#8220;Un sì per una riforma vera&#8221;</h3>
<p>Giuseppe Benedetto, Presidente della Fondazione Luigi Einaudi: &#8220;Il silenzio sul voto dipende dalla paura che hanno i magistrati di non avere più potere&#8221; e ancora: &#8220;Bisogna riportare l&#8217;ordine giudiziario dentro la Costituzione&#8221;.</p>
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<p><em><strong>Il Tempo</strong></em></p>
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		<title>Toghe e prestigio smarrito</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/toghe-e-prestigio-smarrito/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 May 2022 12:00:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[anm]]></category>
		<category><![CDATA[magistratura]]></category>
		<category><![CDATA[Toghe]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il prestigio dei magistrati va tolto dalle mani dei magistrati. Chiusi nella corporazione hanno perso il senso della realtà. La correntocrazia ha velenosamente inquinato il Consiglio superiore della magistratura, che da organo costituzionale incaricato di garantire l’impermeabilità alla politica è divenuto zuppo di politica spartitoria. È noto da anni e da anni lo si denuncia. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il prestigio dei magistrati va tolto dalle mani dei magistrati. Chiusi nella corporazione hanno perso il senso della realtà. La correntocrazia ha velenosamente inquinato il Consiglio superiore della magistratura, che da organo costituzionale incaricato di garantire l’impermeabilità alla politica è divenuto zuppo di politica spartitoria. È noto da anni e da anni lo si denuncia. Da ultimo è arrivato un ex capo dell’Associazione nazionale magistrati ed ex componente del Csm a dettagliare l’orgia d’intrallazzi. Supporre di superare quella situazione smettendo di parlarne, buttandola in caciara e, cosa ridicolissima, facendo supporre che quel “sistema”, cui presero parte in massa, si sia estinto per espulsione di un suo orchestratore, significa avere perso il senso della realtà.</p>
<p>A togliere ogni dubbio arriva la stessa Anm, che non solo esplicitamente e direttamente si comporta da soggetto politico, ma convoca anche uno sciopero tutto politico. Uno sciopero dei magistrati affinché il Parlamento non legiferi diversamente da come desiderano. Se non fosse osceno sarebbe insurrezionale. Lo fanno il 16 maggio &lt;&lt;per arrivare in tempo prima che il Senato concluda i lavori&gt;&gt;. Parola del presidente Anm. Spero che molti magistrati si rendano conto dell’enormità, che non aderiscano allo sciopero e, come già tanti lavoratori di altri settori, abbandonino il sindacato. Divenuto il loro peggiore rappresentante.</p>
<p>Discutendosi una riforma della giustizia è normale che dei magistrati possano esprimere le loro opinioni. Plurale, perché non c’è alcuna categoria umana i cui componenti pensano tutti alla stessa maniera. E ci sono gli strumenti, anche parlamentari, per poterlo fare. Ma convocare lo sciopero del giudiziario per limitare le scelte del legislativo significa distruggere il fondamento dello Stato di diritto, ovvero la separazione dei poteri.</p>
<p>Nel mentre l’Anm convocava lo sciopero il Csm nominava il nuovo procuratore nazionale antimafia. Uno strumento voluto da Giovanni Falcone, ma che i colleghi magistrati gli impedirono di gestire. Siamo stati informati che il nominato ha preso 13 voti, il secondo classificato 7 e il terzo 5. Un magistrato componente del Csm ha detto che avrebbe preferito uno dei perdenti, visto che aveva sempre dimostrato &lt;&lt;indipendenza dalla politica&gt;&gt; e sarebbe estraneo &lt;&lt;alle patologie del correntismo&gt;&gt;. Vale a dire che, secondo il dichiarante, il nominato no. Non si può negare sia assai efficace, come modo per far sprofondare il prestigio di tutti.</p>
<p>Ma al di là di questo, ammesso al di là si possa andare, di tante parole spese sulla storia dell’uno e la fama mediatica dell’altro, soprassedendo sul nulla da dire circa il terzo, non s’è trovata traccia alcuna di cosa una scelta così importante comporta per la procura antimafia. Che so: un piano organizzativo, un programma d’intenti, qualche generica buona intenzione. Niente. Li avrà in mente, ma non pare abbiano pesato nell’attribuzione.</p>
<p>Chi s’appresta ad un così delicato e prestigioso incarico, ideato da un così valoroso e isolato collega, farebbe bene a partire con il piede giusto: noi cittadini vogliamo essere certi che gli uffici giudiziari sappiano operare contro la mafia. Invece c’è rimasto in gola un boccone amarissimo, che continueremo a sputare fuori perché non ci rassegniamo a mandarlo giù: è in corso il processo per il depistaggio sull’omicidio Borsellino e quella roba rimane uno sfregio orribile sul volto della giustizia.</p>
<p>Sappiamo bene che il giudizio si svolge in quell’Aula di tribunale, dovendo essere libero da ogni pressione. Ma sappiamo anche che pressioni ci furono per isolare Falcone e per impedire a Paolo Borsellino di svolgere le indagini che l’altro non aveva potuto completare. Sappiamo che tali pressioni presero corpo nella procura di Palermo, dentro il palazzo della giustizia. Sappiamo che le indagini sulla morte di Borsellino, cui la procura di Palermo impediva di indagare, sono state mandate su un binario falso. Mostruosamente falso. Sappiamo che s’è inscenata una inesistente trattativa fra Stato e mafia, trascurando di guardare in procura. Ecco: il nominato cominci da lì. Gioverebbe al prestigio.</p>
<p>La Ragione</p>
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		<title>&#8220;Lo sciopero delle toghe contro la riforma del Csm è da autolesionisti&#8221;. Parla Sabino Cassese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sabino Cassese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Apr 2022 07:51:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[csm]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[magistratura]]></category>
		<category><![CDATA[riforma giustizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;La riforma? Un successo ma parziale. Non c&#8217;è nessuna vendetta contro i magistrati, ma solo una la magistratura che vuole portare a processo la politica&#8221;. La versione dell&#8217;ex giudice della Consulta Così parla Cassese. Per iniziare, un consommé. La riforma  del Csm è una “vendetta” contro i magistrati come dice un magistrato? “E’ l’errore di chi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/lo-sciopero-delle-toghe-contro-la-riforma-del-csm-e-da-autolesionisti-parla-sabino-cassese/">&#8220;Lo sciopero delle toghe contro la riforma del Csm è da autolesionisti&#8221;. Parla Sabino Cassese</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3>&#8220;La riforma? Un successo ma parziale. Non c&#8217;è nessuna vendetta contro i magistrati, ma solo una la magistratura che vuole portare a processo la politica&#8221;. La versione dell&#8217;ex giudice della Consulta</h3>
<p><strong>Così parla Cassese. Per iniziare, un consommé.</strong> La riforma  del Csm è una “vendetta” contro i magistrati come dice un magistrato? “E’ l’errore di chi pensa che una parte della società, la magistratura, possa ‘portare a processo’ un’altra parte della società, la politica”.  Lo sciopero? “Sarebbe la prova che le toghe amano farsi del male”. Mario Draghi deve mettere la fiducia? “Dal punto di vista del buon funzionamento delle istituzioni, non vi sono difficoltà”.</p>
<p>Caro professore, cosa preferisce? Sorteggiamo le domande o  i magistrati? “Io non farei tante ironie sul sorteggio. Nell’antica Grecia e a Venezia, quando questa era una potenza mondiale, il sorteggio fu ritenuto uno strumento autenticamente democratico e fu anche ampiamente utilizzato. I costituenti americani l’hanno preso in attenta considerazione come alternativa all’elezione”.</p>
<p>Dunque anche per il Csm? “Non può essere utilizzato perché sarebbe in contrasto con il chiaro dettato dell’articolo 104 della Costituzione nel quale c’è scritto che i membri del Csm sono ‘eletti’ dai magistrati”.  Nuovo Csm eletto con sistema maggioritario, aggiustamento proporzionale, ma con sorteggio dei collegi. Un successo della ministra Cartabia o solo un rompicapo? “La riforma imbocca la strada giusta, è da salutare come un successo, anche se parziale”.</p>
<p>“Un successo ma parziale”. Professore Cassese, continuiamo? “Ora bisognerà lavorare al modo di funzionamento del Csm. Questo non può operare come una specie di Parlamento dei giudici”. Prendiamo il calendario. Il 19 aprile la riforma andrà in Aula per il voto ed è già stato annunciato lo sciopero. “Trafitti da un raggio di riforma ed è subito sciopero”.</p>
<p>Una curiosità: i magistrati sono crepuscolari o sono solo malmostosi che leggono Ungaretti? “Nulla di tutto questo. Se si ricorrerà allo sciopero e se saranno molti a scioperare, bisognerà concludere che i membri dell’ordine giudiziario amano farsi male. Dovrebbero leggere l’ultimo libro di Stephen Breyer sull’autorità della Corte e il pericolo della politica. Breyer, uno dei più acuti giuristi nordamericani, che ha appena lasciato la Corte suprema, nella quale ha lavorato per più di un quarto di secolo, sottolinea l&#8217;importanza della fiducia dei cittadini nei giudici. In Italia, negli ultimi dieci anni, questa fiducia è fortemente diminuita e uno sciopero, specialmente in queste condizioni del paese e del mondo, la farebbe diminuire ancor di più”.</p>
<p>Sarebbe una specie di sciopero a “futura riforma”? “Peggio: uno sciopero contro il governo e il Parlamento sarebbe la dimostrazione che l’ordine giudiziario si ritiene una cittadella nello stato”.</p>
<p>Con la riforma è stop alle porte girevoli. Evviva! L’autore de “Il governo dei giudici” (Laterza) un noto consumatore di minestrine, Sabino Cassese, ricorda che già nel 1968, Cesare Castellano parlava di crisi della giustizia. E’ un trionfo stabilire che i magistrati eletti non possono tornare a giudicare o solo un ritardo con la modernità? “Lei confonde minestra e passato di verdure. Lasciando gli aspetti gastronomici, è fondamentale che la giustizia sia indipendente e imparziale e che venga percepita come tale. Posso ritenere imparziale un giudice del quale so che, prima di giudicarmi, ha fatto parte di un partito o è stato attivo nel mondo politico? Partito e imparzialità sono due concetti contrapposti. Se il ministero della giustizia è occupato da magistrati, che senso ha l’articolo 110 della Costituzione secondo il quale “ferme le competenze del Csm, spettano al ministro della Giustizia l’organizzazione del funzionamento dei servizi relativi alla giustizia”? Questo articolo non presuppone che i magistrati siano presenti nel Csm, ma non nel ministero?”.</p>
<p>La riforma spezza il potere delle correnti o è solo una piccola corrente d’aria fresca? “Il problema non sono le correnti, ma il fatto che esse si comportino come partiti e trasformino il Csm in un Parlamento. Se il Csm funzionasse in tutt’altro modo, come un collegio di ponderazione delle qualità e del merito dei magistrati, valutando il loro curriculum, giudicando la loro opera, scegliendo su base comparativa e secondo il criterio del merito, il problema sarebbe risolto”.</p>
<p>Professore, la Lega dice che la giustizia si cambia con i referendum. Lei voterà? “L&#8217;articolo 75 della Costituzione parla del ‘diritto di partecipare al referendum’. Il referendum è uno dei modi con cui il cittadino partecipa alla comunità. Se i cittadini si astengono dalla partecipazione, lo Stato avrà un minore tasso di democrazia”.</p>
<p>Bene. Tenendo conto che la riforma è essenziale per ottenere le risorse del Recovery, Draghi dovrebbe porre la questione di fiducia? “È una scelta politica che va fatta in relazione alla congiuntura e agli atteggiamenti delle forze politiche; dal punto di vista del buon funzionamento delle istituzioni, non vi sono difficoltà, salvo il problema più generale dell’eccessivo ricorso alla questione di fiducia, che è sempre segno di un malfunzionamento dei rapporti tra governo e la sua maggioranza”.</p>
<p>Cassese scrive che “i magistrati italiani iniziano a lavorare con un livello retributivo quasi doppio di quello dei loro colleghi francesi e tedeschi”. Non è che i magistrati italiani guadagnano troppo? “Quei dati sul trattamento retributivo dei magistrati italiani, comparato con quello dei magistrati degli altri paesi sono pubblicati nelle statistiche giudiziarie europee. Io penso che dovrebbero guadagnare anche di più e che il vero problema non è quanto guadagnano, ma quanto lavorano, con quanta dedizione, con quanto rispetto delle regole di giustizia e di riservatezza, quanto l’offerta di giustizia risponde alla domanda di giustizia”.</p>
<p>Concludiamo. La riforma della giustizia Cartabia risponde, citiamo un&#8217;intervista al pm Nino Di Matteo, “a una voglia di vendetta nei confronti della magistratura che è stata capace di portare a processo la politica”? “Il silenzio è d’oro, si diceva una volta”. E se parlassimo ancora un po’? “In quella frase ci sono tre errori. Quello di ritenere che una parte della società, la magistratura, possa “portare a processo” un&#8217;altra parte della società, la politica. Quello di pensare che un governo presieduto da Draghi, con Cartabia ministra della giustizia, possa essere animato da un desiderio di “vendetta”. Quello di ritenere che un magistrato possa esprimersi in tal modo sugli organi costituzionali della Repubblica”.<br />
<a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2022/04/16/news/-lo-sciopero-delle-toghe-contro-la-riforma-del-csm-e-da-autolesionisti-parla-sabino-cassese-3913231/"><strong>L&#8217;intervista di Carmelo Caruso su <em>Il</em></strong><em><strong> Foglio</strong></em></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/lo-sciopero-delle-toghe-contro-la-riforma-del-csm-e-da-autolesionisti-parla-sabino-cassese/">&#8220;Lo sciopero delle toghe contro la riforma del Csm è da autolesionisti&#8221;. Parla Sabino Cassese</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>&#8220;Errore il referendum in una sola giornata. Un fronte garantista per una nuova giustizia&#8221;</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/errore-referendum-sola-giornata-fronte-garantista-per-nuova-giustizia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Nordio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Apr 2022 08:11:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[garantismo]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[magistratura]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;ex toga: «Il risparmio dell&#8217;election day è relativo, la lentezza dei processi costa il 2% del Pil e le intercettazioni bruciano milioni» Carlo Nordio indossa la toga anche ora che formalmente l&#8217;ha tolta, dopo 40 anni in magistratura. E la giustizia vuole riformarla, anche a colpi di referendum. L&#8217;election day è fissato il 12 giugno [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3>L&#8217;ex toga: «Il risparmio dell&#8217;election day è relativo, la lentezza dei processi costa il 2% del Pil e le intercettazioni bruciano milioni»</h3>
<p>Carlo Nordio indossa la toga anche ora che formalmente l&#8217;ha tolta, dopo 40 anni in magistratura. E la giustizia vuole riformarla, anche a colpi di referendum.</p>
<h4>L&#8217;election day è fissato il 12 giugno perle amministrative e i referendum sulla giustizia, ma ci sono molte polemiche sulla scelta di far votare un giorno solo, soprattutto per il rischio che sui quesiti referendari non si raggiunga il quorum. Lei come la pensa?</h4>
<p>«Credo che l&#8217;importanza della consultazione sia tale per cui si debba dare ai cittadini la massima facilitazione per andare alle urne. È vero che la limitazione alla domenica costituirebbe un risparmio. È ancor più vero che un cambiamento radicale della giustizia, sostenuto da una vittoria del referendum, farebbe risparmiare allo Stato cifre cento volte maggiori. Basti pensare che la lentezza dei processi incide sul 2 per cento del Pil, e che il solo costo delle intercettazioni, gran parte delle quali inutili e dannose, costano decine di milioni di euro».</p>
<h4>Silvio Berlusconi, con Lega e Radicali che hanno promosso i referendum, chiedono a Draghi un decreto appunto per mantenere le urne aperte il lunedì, sostenendo che altrimenti si ostacola la piena partecipazione alla consultazione popolare. È d&#8217;accordo?</h4>
<p>«Certo. E spero che l&#8217;iniziativa venga assecondata anche da altri partiti».</p>
<h4><strong>Lei appoggia i referendum sulla giustizia, perché?</strong></h4>
<p>«Li appoggio, e sono stato uno dei primi firmatari, per una ragione essenzialmente strategica. Indipendentemente dai singoli quesiti, su alcuni dei quali si possono anche nutrire perplessità, conta il messaggio che può derivare da una vittoria referendaria: la volontà di un cambiamento radicale del nostro sistema penale, contrassegnato dalla lentezza dei processi, dall&#8217;abuso della custodia cautelare, dal protagonismo di alcuni magistrati, dalla baratteria di cariche correntizie del Csm emersa dallo scandalo Palamara, dall&#8217;estromissione di politici e amministratoI quesiti del referendum sulla giustizia, dalla separazione delle carriere alla valutazione dei pm ri per via giudiziaria, e potremmo continuare. All&#8217;opposto, se la maggioranza dei cittadini non andasse a votare, significherebbe che le cose stanno bene così».</p>
<h4><strong>I referendum sono sempre apparsi soprattutto come stimolo al Parlamento, che da anni non riesce a «produrre» la necessaria riforma della giustizia, ma ora il governo rischia di farne un boomerang: la ministra Cartabia sostiene che non è opportuno intervenire ad esempio sulla legge che disciplina i passaggi di funzioni tra giudici e pm perché altrimenti decadrebbe il quesito referendario che riguarda il problema. E così si potrebbe lasciare tutto immutato, se il referendum non avesse successo.</strong></h4>
<p>«Tecnicamente la ministra ha ragione. Se cambi anche di poco la normativa, è possibile che su quel punto il quesito referendario sia superato, e la consultazione si riduca a un paio di questioni, contenendo ancor di più la probabilità di afflusso alle urne. Aggiungo che Cartabia è secondo me un ottimo ministro ma le riforme non le fa lei, ma il Parlamento. E Cartabia sa benissimo che con questo Parlamento le possibilità di riforma sono estremamente limitate».</p>
<h4><strong>L&#8217;altro punto nevralgico è il sistema elettorale del Csm, con la ministra che vuole un maggioritario con quota proporzionale e il centrodestra che insiste sul sorteggio temperato. L&#8217;ultima proposta di mediazione della Guardasigilli, su input della Lega, è il sorteggio dei collegi invece dei candidati. Le sembra una soluzione per limitare il peso delle correnti?</strong></h4>
<p>«Questo è l&#8217;aspetto più delicato. Vi sono effettivamente vincoli di ordine costituzionale. Io sostengo il sistema del sorteggio del Csm da 25 anni, ma questo postula una revisione della Carta, che sul punto è assai chiara. E in effetti, se vogliamo che il processo penale diventi realmente garantista, occorre una rivoluzione copernicana della giustizia, incompatibile con i tempi e i limiti di questa legislatura. Ma se il messaggio dell&#8217;elettorato fosse chiaro, il prossimo parlamento sarebbe vincolato politicamente e moralmente a rivedere tutto il sistema».</p>
<h4><strong>In conclusione?</strong></h4>
<p>«In conclusione è necessario che tutte le forze garantiste, indipendentemente dalle simpatie per quello o quell&#8217;altro partito, uniscano le energie per questa battaglia di civiltà giuridica. Con la consapevolezza che se il referendum fallisse sarebbe inutile ogni ulteriore lamentela sull&#8217;inefficienza e l&#8217;iniquità del nostro sistema penale».</p>
<p><a href="https://www.ilgiornale.it/news/politica/errore-referendum-sola-giornata-fronte-garantista-nuova-2023344.html"><strong>Intervista di Anna Mari Greco su <em>Il Giornale.it</em></strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/errore-referendum-sola-giornata-fronte-garantista-per-nuova-giustizia/">&#8220;Errore il referendum in una sola giornata. Un fronte garantista per una nuova giustizia&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<item>
		<title>(In)Giustizia</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/ingiustizia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Mar 2022 18:11:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia italiana]]></category>
		<category><![CDATA[magistratura]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La giustizia è messa assai male, ma serve a nulla dirlo. Si deve indicare un modo per uscirne. Si deve riconoscere il problema, essere consci delle forze disponibili e muoversi sul terreno del possibile. Oramai i guasti sono così profondi da essere divenuti culturali. Ci vorranno anni e nuove leve (fra i laureati e cattedratici). [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/ingiustizia/">(In)Giustizia</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La giustizia è messa assai male, ma serve a nulla dirlo. Si deve indicare un modo per uscirne. Si deve riconoscere il problema, essere consci delle forze disponibili e muoversi sul terreno del possibile. Oramai i guasti sono così profondi da essere divenuti culturali. Ci vorranno anni e nuove leve (fra i laureati e cattedratici). Ma si deve cominciare.</p>
<p>La magistratura correntizzata non ha capito di avere perso ogni prestigio. La politica demagogizzata non ha capito di avere perso ogni forza.</p>
<p>I primi volevano arrestare (in tutti i sensi) i secondi, per sostituirsi ad essi, sono invece riusciti a sputtanare l’autogoverno, trasformandolo da argine contro la politicizzazione in alluvione politicizzata. I secondi hanno, a turno, provato a cavalcare i primi, festeggiando la caduta in disgrazia degli avversari e provando a negoziare la propria incolumità, così riuscendo a finire tutti sul banco degli accusati.</p>
<p>Gli uni e gli altri hanno supposto d’essere dritti, laddove erano traditori del diritto.</p>
<p>Considerato che nella maggioranza di governo si trovano i due partiti che diedero vita al primo governo Conte, nonché alla più incivile delle riforme giustizialiste (i pentastellati non hanno vincoli tematici e festeggiano litigando in tribunale il loro essere ruspanti liberticidi, mentre i leghisti sembrano essersi convinti che battersi per l’opposto di quel che fecero sia un buon modo d’andare avanti).</p>
<p>Considerato che Forza Italia debuttò chiedendo ad Antonio Di Pietro di fare il ministro della giustizia. Considerato che Renzi lo chiese a Nicola Gratteri. Considerato, infine, che il Partito democratico non si sa se sia la carne garantista che fu il Pci, il pesce giustizialista che furono Ds e Pds, o la purga organizzatrice della correntizzazione dei magistrati.</p>
<p>Considerato tutto ciò, sebbene con un qual certo disgusto, la tattica dei piccoli passi, adottata dal governo Draghi e dal suo ministro della giustizia, Marta Cartabia, ha un senso. Da una parte non è detto che ci riesca, dall’altra non è detto che serva a molto.</p>
<p>La separazione delle funzioni, cui punta uno dei referendum e la riforma proposta dal governo, è un brodino tiepido. Meglio del fiele, comunque. La riforma del sistema elettorale del Consiglio superiore della magistratura, anche qui sommandosi referendum e iniziativa legislativa, non è manco brodino e manco tiepido.</p>
<p>Di ciò si lamentano quelli che vorrebbero la (giustissima) separazione delle carriere, come quelli che temono sia loro sottratta la spartitocrazia. Il pregio di referendum e riforme è di stare in mezzo. Il difetto è d’essere dimezzati.</p>
<p>Prendiamola da un’altra parte. Se c’è una cosa che qualsiasi persona sensata sa essere una presa in giro è l’obbligatorietà dell’azione penale, che si è tradotta, quando va bene, nell’apertura di fascicoli che poi nessuno segue, salvo privilegiare quelli che promettono di promuovere un seguito personale.</p>
<p>(A proposito, in libreria trovate due libri di Luca Palamara, sapientemente redatti da Alessandro Sallusti: a parte l’orrido, si tratta di una sequenza continua di reati, risultano altrettanti fascicoli aperti? Quanti dei citati sono indagati o hanno presentato querela?)</p>
<p>Cancelliamo quella falsa promessa e utilizziamo i risultati processuali per valutare i procuratori: quanti portano in giudizio quelli che saranno condannati sono bravi, quanti ci portano i futuri assolti non sono bravi e creano danni. Prendiamo le sentenze, nei vari gradi: quanti ne redigono di poi confermate sono bravi, mentre i sottoposti a continue riforme e revoche non sono bravi e creano danni.</p>
<p>Naturalmente vale l’insieme e non un solo caso, come può anche darsi che uno sia bravissimo, ma sfortunato. Se facesse il chirurgo nessuno vorrebbe farsi operare dallo iellato.</p>
<p>Questi dati sono già disponibili, solo che il Csm promuove tutti e spartisce le spoglie. Cominciamo dal merito, dandogli parametri verificabili. Avviamo la liberazione dagli incapaci. Non è affatto detto sia una strage, di sicuro è buona e promettente cosa.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/giovedi-17-marzo-2022/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/ingiustizia/">(In)Giustizia</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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