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	<title>giuseppe conte Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>giuseppe conte Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Giuseppe Conte, parabola di un “turboatlantista”</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/giuseppe-conte-parabola-di-un-turboatlantista/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Parrinello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Dec 2023 18:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[esteri]]></category>
		<category><![CDATA[giuseppe conte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è stato un tempo in cui il senso delle Istituzioni suggeriva agli ex presidenti del Consiglio la massima coerenza e la minor demagogia in materia di politica estera e di difesa. I tempi sono evidentemente cambiati. Nessun giornale ne ha dato conto e, tutto sommato, anche questo è un segno dei tempi. Resta, tuttavia, il [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C’è stato un tempo in cui il senso delle Istituzioni suggeriva agli ex presidenti del Consiglio la massima coerenza e la minor demagogia in materia di politica estera e di difesa. I tempi sono evidentemente cambiati.</p>
<p>Nessun giornale ne ha dato conto e, tutto sommato, anche questo è un segno dei tempi. Resta, tuttavia, il fatto che l’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte nei giorni scorsi abbia sparato a palle demagogiche incatenate contro la decisione dell’Italia di partecipare, con la fregata Virginio Fasan, alla missione internazionale volta a ripristinare la navigabilità dello stretto di Suez e del Mar Rosso, compromessa dalle incursioni militari dei ribelli jememiti, sciti, Huthi. Coalizione a cui partecipano circa 35 paesi tra cui Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Spagna, Paesi Bassi, Norvegia, Canada e che mercoledì ha avuto il via libera del capo della politica estera europea, Josep Borrel.</p>
<p>L’intrepido Conte l’ha messa così: “L’Italia si sta caratterizzando come turboatlantista… Non mi sembra che farci coinvolgere in un ulteriore conflitto sia il nostro obiettivo, ma siccome bisogna essere ossequiosi a Washington, manderemo una fregata e forse ne manderemo delle altre”. Un uomo tutto d’un pizzo.</p>
<p>Si da però il caso che per l’Italia, così come per gli altri paesi della coalizione, non si tratti si assecondare un diktat americano, ma di impedire che i ribelli Huthi blocchino una rotta da cui passa circa il 30% del traffico commerciale mondiale e l’intero interscambio tra il nostro Paese e l’Asia. Evitare Suez per i mercantili e le petroliere significherebbe dover circumnavigare l’Africa: sette giorni di navigazione in più, con relativa impennata dei costi che dagli armatori si ripercuoterebbero sui consumatori, Ma questo a Giuseppe Conte non interessa. A lui, oggi, interessa screditare l’immagine del governo facendolo apparire servile nei confronti degli Stati Uniti così come, in materia di riforma del Patto di stabilità, di Francia e Germania. Calcoli di bottega elettorale che mal si conciliano con il recente status istituzionale del nuovo capo grillino.</p>
<p>Resta, così, la nostalgia per lo stile dei tempi andati. Tempi lontani. Comunque lontanissimi dalla sensibilità del camaleontico Giuseppe Conte. Lo abbiamo riscontrato alla Camera, quando il Movimento 5stelle si è allineato a FdI e Lega nel respingere la riforma del Mes i cui negoziati erano stati avviati nel 2021, con Conte premier. Lo abbiamo visto sin dall’inizio della legislatura sull’Ucraina. Il Conte “pacifista” ha più volte criticato la scelta del governo Meloni, così come dell’Unione europea, di sostenere lo sforzo bellico del popolo ucraino inviando armi e munizioni. Soldi sottratti agli italiani in difficoltà, è stata ed è la retorica contiana. Narrazione che mal si concilia col fatto che sia nel 2018 sia nel 2019 l’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte abbia assicurato alla Nato che l’Italia avrebbe portato al 2% del Pil le proprie spese militari e che con lui a palazzo Chigi le spese militari siano effettivamente passate dai 23,4 miliardi del 2018 ai 25,6 miliardi del 2021. Oltre due miliardi di euro in più. Ma è inutile stupirsi, allora il “turboatlantista” era Giuseppe Conte, il quale aveva evidentemente ritenuto opportuno mostrarsi “ossequioso a Washington”.</p>
<div></div>
<p><a href="https://www.huffingtonpost.it/politica/2023/12/23/news/turbominchia_fosse_per_conte_litalia_annegherebbe_a_suez-14686634/"><em><strong><span style="color: #888888;">Huffington Post</span></strong></em></a></p>
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		<title>(S)Consolato</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/sconsolato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jul 2022 06:43:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[crisi governo]]></category>
		<category><![CDATA[giuseppe conte]]></category>
		<category><![CDATA[governo draghi]]></category>
		<category><![CDATA[mario draghi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa succede ora La distanza va cercata fra certa politica e la realtà dei problemi, non tra Palazzo Chigi e il Quirinale. Come preferiscono fare quanti provano a nascondere l’estremistica irresponsabilità che ha generato la crisi di governo. E siccome le propagande non vanno snobbate ma smontate, cominciamo da qui per cercare di capire come [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Cosa succede ora</h3>
<p>La distanza va cercata fra certa politica e la realtà dei problemi, non tra Palazzo Chigi e il Quirinale. Come preferiscono fare quanti provano a nascondere l’estremistica irresponsabilità che ha generato la crisi di governo. E siccome le propagande non vanno snobbate ma smontate, cominciamo da qui per cercare di capire come andrà, presto, a finire.</p>
<p>Draghi non poteva non dimettersi, pur avendo ancora la fiducia delle due Aule parlamentari. Era tenuto a farlo, per due ragioni:</p>
<ol style="list-style-type: lower-alpha;">
<li>perché un gruppo aveva violato il patto dal quale il governo era nato e se un gruppo si permette di farlo, vista l’estrema eterogeneità dei componenti della maggioranza, proseguire facendo finta di nulla significa consegnarsi prigionieri agli altri laddove, all’opposto, il governo Draghi ha un senso solo se i suoi componenti sono tutti prigionieri del programma stabilito;</li>
<li>vero che i pentastellati si sono in vario modo smandrappati, contraddetti, divisi e scissi – dopo avere perso molti parlamentari, dediti al ripopolamento dei gruppi altrui – ma su quel simbolo ha apposto la croce, nel 2018, il 32,7% degli elettori che si sono recati alle urne: furono loro i vincitori, gli stravincitori di quelle elezioni e in democrazia non si governa contro chi vince le elezioni.</li>
</ol>
<p>Se era giusto, dunque, che Draghi si dimettesse, perché mai il presidente della Repubblica ha respinto quelle dimissioni e lo ha rinviato in Parlamento? C’è chi vede, in questo, una forzatura e un conflitto. Sbaglia. Il presidente non aveva scelta, perché nel pomeriggio di giovedì s’è presentato al Colle, dimissionario, un capo del governo che la mattina dello stesso giorno aveva avuto la fiducia del Senato, dopo avere avuto quella della Camera.</p>
<p>Ovvio che la partita non poteva chiudersi con un: hai ragione, ho capito. Anzi, proprio perché hai ragione e ho capito ti rimando alle Camere, il che non pone un problema a te ma a chi ti ha messo nella condizione di dimetterti. Non è affatto un caso che a strologare di “forzatura” e a vedere “divisioni” siano i supporter degli sfasciacarrozze.</p>
<p>Ora che succede? Per capirlo si deve misurare la distanza siderale fra certi politicanti e la realtà. Nessuno, nel globo terraqueo, riuscirà a capire il perché gli italiani fanno fuori il loro governante migliore. Peraltro anche a detta di quelli che lo fanno fuori. Nessuno in Occidente capirà una mossa che indebolisce l’Italia nel rapporto con gli Usa, proprio nel mentre un po’ approfittava dei problemi inglesi.</p>
<p>Nessuno in Ue riuscirà a immaginare in base a quale logica si fa cadere il governante che stava un po’ approfittando dei problemi tedeschi e francesi nonché il solo cui sarebbe stato difficile contestare conti e aspirazioni. E tutti questi sono in buona compagnia degli italiani, che non pensavano di dovere rinunciare alle cure del primario e luminare per affidarsi agli intrugli del cerusico guercio. Ma la frittata è fatta e le uova non si ricompongono.</p>
<p>Ora possono succedere tre cose. La prima è che si provi a evitare il dibattito parlamentare, facendo dimettere i ministri che solo in base alla responsabilità degli elettori si trovano dove mai si sarebbero dovuti trovare. Siamo stati noi elettori (mi ci metto pure io che manco sotto tortura li avrei votati) a eleggere questa roba. La colpa è nostra. La seconda è che Draghi vada in Aula, le canti chiare e l’emiciclo si mostri sordo, sicché torna al Colle e ribadisce i saluti.</p>
<p>In questo caso si crea un esecutivo di servizio e si vota subito, sperando di non ritrovarsi le false coalizioni sulla scheda. La terza è che se la fanno sotto e rivotano la fiducia a un governo che, però, muterebbe natura e diverrebbe un esecutivo “consolare”, che manda a spigolare i partitanti.</p>
<p>Non ce n’è una che sia buona e senza pericoli. Di buono, da questo troiaio, può venire solo che noi tutti ci si convinca che non si può votare inseguendo pulsioni volgari e che se è vero (purtroppo) che in democrazia si ha la classe politica che ci si merita, è semplicemente demenziale rivotare chi (mica solo i pentairresponsabili) ha incenerito il meglio che potesse capitare.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/pdfviewer/16-luglio-2022/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<title>Trincea</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/trincea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jun 2022 15:17:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[armi]]></category>
		<category><![CDATA[giuseppe conte]]></category>
		<category><![CDATA[luigi di maio]]></category>
		<category><![CDATA[Occidente]]></category>
		<category><![CDATA[politica estera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi il presidente del Consiglio riferirà in Parlamento, sulla guerra che la Russia ha scatenato contro l’Ucraina, il diritto internazionale, la civiltà e la nostra sicurezza. Vivendo in un mondo aperto, dove le informazioni girano e quelle che non girano sono riservate, sicché non saranno oggetto delle comunicazioni, non è da questa ricognizione che potranno [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi il presidente del Consiglio riferirà in Parlamento, sulla guerra che la Russia ha scatenato contro l’Ucraina, il diritto internazionale, la civiltà e la nostra sicurezza. Vivendo in un mondo aperto, dove le informazioni girano e quelle che non girano sono riservate, sicché non saranno oggetto delle comunicazioni, non è da questa ricognizione che potranno giungere novità.</p>
<p>L’attenzione, pertanto, si concentra sulle eventuali azioni di disturbo, sulle inutili invocazioni di pace (da rivolgersi a Mosca) e sulle spaccature interne alla maggioranza. Segnatamente a quelle interne al Movimento 5 stelle. Sullo sfondo la domanda se l’Italia è nelle condizioni di mantenere ferma la propria posizione. La risposta è: certamente sì. Ma la domanda è già un danno.</p>
<p>La guerra non ha mutato il suo aspetto. Non potrà concludersi sul campo, nelle trincee, dove, al massimo, si possono conquistare posizioni propedeutiche a un negoziato. La Russia ha dimostrato larga inefficienza e incapacità militare, a dispetto della (dai suoi amici) declamata armata di distruzione. Ma ha una schiacciante prevalenza di mezzi e di uomini da mandare al massacro. L’Ucraina ha dimostrato coraggio e determinazione, con l’aiuto dell’Occidente è in grado di resistere.</p>
<p>In queste condizioni, finché sarà fermo il diniego russo a ogni tipo di serio negoziato, la guerra è destinata a durare. Per risolversi sul campo dovrebbe ricorrere una di queste due condizioni:</p>
<ol style="list-style-type: lower-alpha;">
<li>l’Occidente cessa di sostenere l’Ucraina, negozia la sua sparizione dalla carta geografica e consente alla Russia l’espansione;</li>
<li>l’Occidente passa dal sostenere, con le armi, la resistenza al fornire strumenti utili per il contrattacco e la vittoria Ucraina. La prima non possiamo accettarla, perché ne andrebbe della nostra stessa sicurezza. La seconda non possiamo favorirla, perché porterebbe con sé la terza guerra mondiale.</li>
</ol>
<p>La Russia perderà. Putin ne ha innescato la distruzione. Ma, senza negoziati, sarà lunga e si dovrà attendere che le sanzioni la consumino dall’interno (il che presuppone una impegnativa attività diplomatica d’isolamento). Da questo discende che nessun Paese dell’Occidente democratico, nessun Paese dell’Unione europea, per tutto il corso dello strazio, potrà singolarmente cambiare posizione o sfilarsi. Uscire dalla trincea non sarebbe un lanciarsi verso i verdi campi della pace, ma verso i cimiteri dei fucilati per diserzione o per (fondata) sfiducia da parte del nemico. Dunque, stiamo parlando del nulla.</p>
<p>Fa piacere sapere che l’Italia ha un ministro degli affari esteri europeista ed atlantista. Siamo entrati nel Patto Atlantico nel 1949 e avviato la fondazione dell’Europa unita nel con il Trattato di Roma (guarda caso) nel 1957. Due paletti discussi dagli svalvolati e da quanti sono stati, ieri e oggi, al servizio e al soldo del nemico militare e politico.</p>
<p>Di Maio, che oggi si erge a baluardo europeista ed atlantista, annunciava, nel 2017, che avrebbe votato per l’uscita dall’euro e, nel 2019, firmava, unico Paese del G7 e in compagnia ungherese, la “Via della seta”. Che oggi prevalga la via della sete è cosa positiva. Fidarsi della coerenza comporta una fede che non ci ritroviamo. Puntiamo sulla speranza e lo spirito di carità.</p>
<p>In politica, come nella vita, accogli quanti cambiano posizione e abbandonano gli errori del passato. In politica, come nella vita, quel che fortifica la credibilità è la trasparenza e la coerenza. Mi fermo.</p>
<p>Qui non si tratta della paccottiglia dei bonus, qui si maneggiano i beni indisponibili dell’Italia. Ragion per cui avremmo una preghiera: liberi di baccagliare e dividersi su chi comanda, nel movimentato Movimento, liberissimi di tendersi agguati per stabilire chi compilerà le liste elettorali, che porteranno in Parlamento solo una frazione marginale della legione che ora vi siede (perché votata dagli italiani, che ne hanno la responsabilità), ma trascinare nella rissa la collocazione internazionale dell’Italia è da irresponsabili. E mica solo dalle loro parti.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/martedi-21-giugno-2022/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<title>Il virus e quella linea rossa che Conte ha (già) varcato</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-virus-e-quella-linea-rossa-che-conte-ha-gia-varcato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Benedetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Oct 2020 09:21:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[Covid]]></category>
		<category><![CDATA[formiche]]></category>
		<category><![CDATA[giuseppe conte]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A otto mesi dall&#8217;inizio della pandemia duole dover ricordare al premier Conte e al suo governo che fra libertà e salute non c&#8217;è alcuna gerarchia, e se ci fosse vedrebbe primeggiare la libertà. Il commento di Giuseppe Benedetto, presidente della Fondazione Einaudi Il Covid c’è. Il Covid è una pandemia molto seria. Il Covid può [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>A otto mesi dall&#8217;inizio della pandemia duole dover ricordare al premier Conte e al suo governo che fra libertà e salute non c&#8217;è alcuna gerarchia, e se ci fosse vedrebbe primeggiare la libertà. Il commento di Giuseppe Benedetto, presidente della Fondazione Einaudi</em></p>
<p>Il Covid c’è. Il Covid è una pandemia molto seria. Il Covid può far morire tanta gente. Questo per sgombrare il campo dagli equivoci.</p>
<p>Detto ciò, possiamo chiuderla qui ? Direi proprio di no.</p>
<p>Come ogni questione di questa portata va affrontata senza isterismi e senza estremismi. Ma, soprattutto, senza pressappochismo. È su questo ultimo termine che vorrei soffermare la mia attenzione.</p>
<p>All’alba della “prima ondata”, già sentivamo parlare della pressoché certa “seconda ondata”. Di un ritorno del virus dopo un prevedibile calo nella stagione estiva.</p>
<p>Qualcuno vuole elencarmi cosa è stato fatto durante un periodo di calma quasi piatta per prevenire e fronteggiare la seconda ondata ? Ci sarebbero tante questioni su cui recriminare, ma due su tutte.</p>
<p>Come è possibile vedere le file ai drive-in per effettuare un tampone ? Tamponi che evidentemente scarseggiano in gran parte d’Italia. Non era possibile prevedere una così certa recrudescenza che avrebbe richiesto controlli sanitari di massa e dotarsi della semplice attrezzatura per effettuarli ?</p>
<p>Ancora più incredibile, la vicenda dei vaccini antinfluenzali, al limite della procurata “altra” pandemia: quella della influenza stagionale.</p>
<p>Come è possibile che ad aprile, ben sei mesi fa, ogni scienziato avvertiva che sarebbe stato necessario per ampie fasce della popolazione vaccinarsi contro l’influenza stagionale (anche per ovvi motivi di differenziazione dalla Sars-Covid 19) e, ad oggi praticamente, è impossibile vaccinarsi in Italia ?</p>
<p>Lo dico senza tema di smentita, anche per esperienza diretta. A questo bisognerà rispondere e di questo bisognerà risponderne.</p>
<p>Non sto disquisendo di questo o quel banco di scuola, di come organizzare i trasporti, del perchè prima tutto aperto e poi tutto chiuso, argomenti che pure meriterebbero approfondimento, ma di due questioni certe, inequivocabili, su cui non possono esserci discussioni. Sono dati di fatto inoppugnabili.</p>
<p>E siccome tutto è collegato, tutto si tiene, passiamo all’altra questione fondamentale.<br />
Il Governo deve levarsi dalla testa che le libertà fondamentali possano essere conculcate arbitrariamente.</p>
<p>Non c’è alcuna gerarchia tra libertà e salute. E se ci fosse non vedrebbe primeggiare la salute. Quando leggiamo che il Presidente del Consiglio con il suo fare concessorio, ci comunica che la polizia non entrerà in casa per controllarci, noi uomini liberi diciamo semplicemente che non lo fa e non lo può fare. Non per gentile concessione del sovrano, ma perché lo dicono le leggi vigenti e lo proclama solennemente la nostra Costituzione.</p>
<p>L’art. 14 recita: “Il domicilio è inviolabile. Non vi si possono eseguire ispezioni o perquisizioni o sequestri, se non nei casi e modi stabiliti dalla legge secondo le garanzie prescritte per la tutela della libertà personale. Gli accertamenti e le ispezioni per motivi di sanità e di incolumità pubblica o a fini economici e fiscali sono regolati da leggi speciali”.</p>
<p>Il che vuol dire una cosa molto semplice che solo con legge, approvata da Parlamento Italiano, sempre nel rispetto del dettato costituzionale, potranno essere previste intromissioni nel domicilio privato. Per essere chiari sino in fondo nessun D.P.C.M. potrà derogare alla legge e tantomeno alla Costituzione.</p>
<p>Mi soffermo sulla questione di gran lunga più rilevante alla luce dei provvedimenti annunciati e annunciandi in queste ore. Il governo pensi a governare la pandemia, a non ripetere gli errori di programmazione sopra evidenziati e lasci stare intromissioni fuori luogo nella sfera delle libertà pubbliche e private.</p>
<p>Ricordi che le pandemie passano, cosi come i Governi.</p>
<p><a href="https://formiche.net/2020/10/il-virus-e-quella-linea-rossa-che-conte-ha-gia-varcato-scrive-lavv-benedetto/"><strong>Clicca QUI per l&#8217;articolo su Formiche </strong></a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Luciano Fontana: Draghi, la frase di Conte e i giochetti da evitare</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/luciano-fontana-draghi-la-frase-di-conte-e-i-giochetti-da-evitare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Sep 2020 06:06:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#BuonaPagina]]></category>
		<category><![CDATA[corriere della sera]]></category>
		<category><![CDATA[giuseppe conte]]></category>
		<category><![CDATA[Luciano Fontana]]></category>
		<category><![CDATA[mario draghi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Risponde Luciano Fontana Caro direttore, non sarebbe stato meglio che dall’autorevole tribuna del forum Ambrosetti Conte proponesse a Draghi d’associarsi in concreto al rilancio del Paese? Che cosa osta, in un frangente eccezionale, la chiamata di uomini eccezionali? Che cosa impedisce un atto di umile e pragmatica collaborazione? Che cosa deve ancora succedere perché i [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;"><strong><em>Risponde Luciano Fontana</em></strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;"><strong>Caro direttore</strong>,</span><br />
<span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">non sarebbe stato meglio che dall’autorevole tribuna del forum Ambrosetti Conte proponesse a Draghi d’associarsi in concreto al rilancio del Paese? Che cosa osta, in un frangente eccezionale, la chiamata di uomini eccezionali? Che cosa impedisce un atto di umile e pragmatica collaborazione? Che cosa deve ancora succedere perché i migliori italiani soccorrano l’Italia nel suo peggiore momento dal dopoguerra?</span><br />
<span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;"><strong><span style="font-style: inherit;">Massimo Lodi</span></strong></span></p>
<p style="font-style: inherit; font-weight: inherit;"><span style="font-style: inherit; font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;"><span style="font-style: inherit; font-weight: inherit;"><strong> </strong></span></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;"><strong>Caro signor Lodi</strong>,</span><br />
<span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Credo che un’emergenza come quella che stiamo affrontando richieda una mobilitazione generale di tutte le energie del Paese, di tutte le competenze e naturalmente delle poche personalità eccezionali che l’Italia ha a disposizione. Mario Draghi prima di tutti. Personalmente ritengo che sarebbe anche utile un coinvolgimento di tutte le forze politiche di buona volontà (di maggioranza e opposizione), in un programma condiviso che serva a ripartire e a costruire il futuro. Per quanto riguarda l’ex Governatore della Bce non mi piace invece il chiacchiericcio, l’utilizzo del suo nome in giochi di piccolo cabotaggio che servono a mettere in difficoltà il nemico politico di turno piuttosto che a realizzare una prospettiva. Questo mi pare abbia fatto il centrodestra nei mesi scorsi per colpire l’attuale governo e il suo premier. In questi giorni non mi è però piaciuto anche Giuseppe Conte quando ha rivelato di aver proposto Draghi per la guida della Commissione europea: offerta che l’ex governatore avrebbe rifiutato perché «stanco». Come ha raccontato Francesco Verderami in realtà quella proposta era un ballon d’essai, senza alcuna intesa con Francia e Germania. Quasi un modo di mettere Draghi, che ha sempre affermato di volersi prendere un periodo di pausa dopo l’importante esperienza alla Bce, in una partita vuota o persa e allontanarlo dall’Italia. Forse mi sbaglio ma è un sospetto che non riesco a rimuovere: soprattutto se ascolto quello che si dice sull’ex Governatore in alcuni ambienti governativi. Sarebbe meglio lasciare in pace Draghi, non tirarlo in ballo con manovre politiche. Sarebbe molto più utile lavorare al coinvolgimento delle migliori personalità e competenze che l’Italia può esprimere. Dando loro il ruolo meritato e necessario al Paese.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;"><strong>Luciano Fontana</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;"><strong>Corriere della sera, 7/09/2020</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>#BuonaPagina &#8211; Votazione chiusa.</p>
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		<title>Mandragata da dragofobo</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/mandragata-da-dragofobo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Sep 2020 17:09:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[davide giacalone]]></category>
		<category><![CDATA[giuseppe conte]]></category>
		<category><![CDATA[mario draghi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è da capirlo, ma non da assecondarlo. Quando Mario Draghi dice che si deve puntare sugli investimenti e non sull’assistenzialismo è difficile dargli torto; quando afferma che i lavoratori si difendono creando lavoro e non difendendo posti di lavoro improduttivi o inesistenti è complicato negarlo, siamo quasi nel campo dell’ovvio, ma terribilmente dissonante da quel [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">C’è da capirlo, ma non da assecondarlo. Quando Mario Draghi dice che si deve puntare sugli investimenti e non sull’assistenzialismo è difficile dargli torto; quando afferma che i lavoratori si difendono creando lavoro e non difendendo posti di lavoro improduttivi o inesistenti è complicato negarlo, siamo quasi nel campo dell’ovvio, ma terribilmente dissonante da quel che sta facendo il governo. L’opposto. Ora i francesi presentano il loro piano per usare i fondi Next Generation Ue. I loro saranno meno di quelli che spettano a noi, ma il loro governo già li indirizza. Noi aspettiamo ottobre. Dopo avere perso tanto, ma tanto tempo. Ecco, in queste condizioni se si chiede al Giuseppe Conte di Mario Draghi è comprensibile che non festeggi. Ma non è consentibile che vaneggi.<br />
Dunque, secondo il presidente del Consiglio, gli offrì il posto di presidente della Commissione europea, ma l’altro gli rispose che era stanco. Anche io: di sentire roba simile. Intanto il presidente non lo nomina il governo e, caso mai ci se ne fosse dimenticati, i nomi dei candidati si trovavano sulla scheda elettorale, ma nessuno di loro ha poi avuto alle spalle un gruppo abbastanza forte. Quella presenza sulle schede indica una cosa precisa: è un ruolo politico, pertanto sottoposto al consenso elettorale. Diretto o intermediato dal Parlamento. Ove mai Conte avesse voluto portare Draghi alla presidenza della commissione, quindi, avrebbe dovuto negoziarlo con gli altri. Nel qual caso, come già dimostrato, il candidato sarebbe stato più influente del candidante. A meno che Conte non abbia proposto a Draghi di nominarlo commissario italiano, salvo poi vedere se era possibile la presidenza. Roba ai limiti del raggiro. Ma c’è assai di più. Draghi aveva fin lì svolto, in modo eccellente, il ruolo di presidente della Bce, che è l’opposto di quello di presidente della Commissione: ovvero non politico, anzi indipendente dalla politica, e non sottoposto al voto popolare. Ed è bene che sia così. Ma supporre di prendere chi ha svolto un ruolo e portarlo a fare l’altro può passare dalla testa di chi si trova a Palazzo Chigi senza mai avere fatto politica ed essendoci giusto da sconosciuto. Carriera suggestiva, ma non traducibile nelle lingue europee che ancora hanno a cuore gli equilibri istituzionali e il buon senso.<br />
Scopo dell’uscita? Sbruciacchiare le potenzialità nazionali di Draghi. Una mandragata interdittiva, finalizzata a vincere la sola competizione tristemente in corso: chi gestisce i soldi europei, provando a spenderli per galleggiarci sopra. Sappiamo tutti che<br />
Mario Draghi avrebbe le competenze e le relazioni per finalizzarli a far cambiare e ripartire l’Italia, come sappiamo anche che non c’è una maggioranza parlamentare che lo sostiene, che sarebbe un (meritato) commissariamento della politica, sicché la faccenda appartiene più al sogno che alla realtà. La dragofobia di chi non può negare l’ovvio, ma non sa fare il necessario, però, induce ad eccedere in prudenza, cercando d’allontanare anche solo l’ipotesi del sogno.</p>
<p><strong>Pubblicato da Formiche</strong></p>
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		<title>Conte conta Merkel</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/conte-conta-merkel/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2020 17:37:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[giuseppe conte]]></category>
		<category><![CDATA[governo conte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il capo del governo italiano incontra il capo del governo che più, negli ultimi mesi, ha difeso gli interessi dell’Italia. Quello tedesco. Nella sua prima incarnazione, il Conte 1, fu il capo del governo più antieuropeista della storia repubblicana, nella sua seconda il capo del governo che deve di più all’Europa. Si spera non gli [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il capo del governo italiano incontra il capo del governo che più, negli ultimi mesi, ha difeso gli interessi dell’Italia. Quello tedesco. Nella sua prima incarnazione, il Conte 1, fu il capo del governo più antieuropeista della storia repubblicana, nella sua seconda il capo del governo che deve di più all’Europa. Si spera non gli sfugga che tutto ciò non si deve alla sua destrezza, ma alla sua pochezza.</p>
<p>La Germania, che ha la presidenza di turno dell’Unione, non s’è messa a fare il sindacalista degli italiani, sta solo dando corpo concreto a un interesse reale, quello del mercato interno europeo. La Germania, come anche l’Italia che funziona, è una potenza industriale esportatrice. Per noi il mercato europeo è vitale. Da cui il loro impegno nel difenderlo, mentre qui si predilige l’approccio mendico e gradasso, anema e core, infiocchettato di soavi ideali, giusto ieri negletti, puntando ad avere denari. Che abbiamo sempre avuto, a dispetto dei contabili strabici che parlano (parlavano) dell’Italia quale contributore netto, perché con il nostro debito e senza la copertura della Bce i dolori sarebbero forti e, del resto, come credono sia possibile che avendo il doppio dei debiti che avevamo con la lira si paghi la metà degli interessi?</p>
<p>Ma veniamo all’incontro. Il tema non è il quantum, ma il modo. E il modo non riguarda le “condizioni”, che è tema agitato solo nei bassifondi delle polemicuzze dialettali. Per capirsi: ciascuno, legittimamente, difende i propri interessi e i Paesi che hanno basso debito ne approfittano; noi, che lo abbiamo alto, produciamo più di loro, ma abbiamo anche una pessima propensione a buttare soldi nell’assistenzialismo; il punto d’incontro potrebbe consistere nell’investire soldi generati da debito europeo in quel che serve per superare arretratezze e generare gettito fiscale. Il centro del problema, quindi, non sono affatto le condizioni, ma chi decide gli investimenti. Germania e Francia propongono la Commissione europea, i meno indebitati e più assediati da sovranisti antitaliani (alleati dei quelli nostrani, a dimostrazione che quel genere di unioni è pura follia) propongono il Consiglio, per mantenere la guida in mano ai governi. A noi conviene la prima cosa, proprio perché ci conviene che quei soldi rispondano a una strategia comune, finalizzata a non divaricare troppo le distanze nella ripartenza. Per difendere i nostri interessi, quindi, non dovremmo strologare di usare i soldi per far regali, dovremmo renderci conto che hi ha più pensionati che lavoratori è perso di suo e non perché lo dicono altri e dovremmo evitare di fare gli spiritosi, rispondendo che lo faremo sapere con comodo, come e dove vorremmo investire.</p>
<p>L’incontro di oggi andrà bene se riuscirà a trasmettere al governo più bisognoso d’interlocuzioni e coperture la consapevolezza che al prossimo “facciamo da soli” c’è il serio rischio di sentirsi rispondere: fatelo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Pubblicato da <em>Formiche.net</em></p>
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		<title>Carlo Cottarelli: Il tempo è scaduto</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/carlo-cottarelli-il-tempo-e-scaduto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jun 2020 06:59:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#BuonaPagina]]></category>
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		<title>Decreto rilancio, l’arte di complicare le cose semplici</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/decreto-rilancio-larte-di-complicare-le-cose-semplici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Mariani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2020 20:56:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[conte]]></category>
		<category><![CDATA[decreto rilancio]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[giuseppe conte]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[inps]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Finalmente è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 19 maggio il decreto-legge n. 34/2020 (cd. “rilancio”), atteso sin da aprile. Il nome “rilancio” potrebbe essere casuale, estratto a sorte da un sacchetto contenente termini suggestivi, oppure nascondere un messaggio subliminale, anzi letterale (ri-lancio). Purtroppo è vera la seconda affermazione, con il risultato di reiterare i [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Finalmente è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 19 maggio il decreto-legge n. 34/2020 (cd. “rilancio”), atteso sin da aprile.</p>
<p>Il nome “rilancio” potrebbe essere casuale, estratto a sorte da un sacchetto contenente termini suggestivi, oppure nascondere un messaggio subliminale, anzi letterale (ri-lancio). Purtroppo è vera la seconda affermazione, con il risultato di reiterare i medesimi vizi inveterati che tuttora ci affliggono: legislazione caotica al limite della incomprensibilità (e della inconoscibilità), sovvenzioni a pioggia a molte categorie in chiave clientelare ed assistenzialista, inefficacia e inefficienza delle pubbliche amministrazioni.</p>
<p>Nulla è gratis: si pagano le tasse proprio per ricevere in cambio dalle PA servizi che devono essere erogati secondo standard di qualità prefissati. In caso di disservizio consegue il diritto al pagamento di un indennizzo automatico e forfettario, sul modello civilistico della responsabilità per inadempimento. Ma questo sistema, nato nel 1994 attraverso l’obbligo di predisporre carte dei servizi, dopo 26 anni non viene di fatto mai applicato, perché gli standard di qualità sono troppo generici o perché manca l’indicazione dell’indennizzo. Così anche la Carta dei servizi dell’INPS del 2007, che al primo rigo beffardamente afferma di essere “oramai da diversi anni lungo la strada della semplificazione e del miglioramento dei servizi ai cittadini e alle aziende”. Il concetto di qualità implica quello di miglioramento continuo, attraverso la fissazione di obiettivi e la verifica del loro raggiungimento (o dell’analisi delle ragioni del loro eventuale non raggiungimento con contestuale predisposizione di misure correttive). Tuttavia gli standard di qualità dell’INPS sono fermi al 2012 e non si parla di indennizzi in caso di disservizio. Cosa ci dovremmo attendere da questa impostazione predisposta al disservizio?</p>
<p>Non c’è dunque da stupirsi che l’INPS si sia rivelata la caporetto dell’amministrazione pubblica italiana nel periodo di emergenza sanitaria ed economica. A distanza di due mesi dall’avvio delle procedure di erogazione dei bonus da 600 euro previsti dai decreti legge emanati dal Governo, ben pochi sono stati quelli effettivamente erogati. Non sorprende che la procedura telematica dell’INPS relativa al bonus baby sitter per ragazzi disabili, per fare un esempio concreto, sia l’opposto della semplificazione e del rispetto della legge (ad esempio, pretende il certificato di frequenza a scuola).</p>
<p>E in questa situazione cosa fa il Governo?  Si dimentica per l’ennesima volta di essere titolare del potere esecutivo (con i Ministri istituzionalmente posti al vertice di ciascuna branca di amministrazione) e anziché rimuovere con atti regolamentari o amministrativi le situazioni (e le persone) che non consentono il raggiungimento dei risultati previsti dai decreti legge di marzo, presenta un nuovo decreto legge che ripropone lo stesso approccio.</p>
<p>Bisogna arrivare in fondo alla interminabile congerie di bonus et similia del decreto “rilancio” per trovare (art. 264) l’unica disposizione relativa al “come” assicurare che tutti questi sussidi, finora (spiegabilmente) rimasti sulla carta, stavolta possano superare l’imbuto delle PA. La parola magica invocata come panacea è “semplificazione”, suggestiva per tutti quelli che non ricordano che se ne parla sin dall’Unità d’Italia, e in particolare nell’ultimo trentennio, con risultati esattamente opposti a quelli attesi.</p>
<p>Qui si procede con lo stesso metodo fallimentare già sperimentato con la legge cd. “sblocca cantieri“ n. 55/2019, vale a dire con alcune misure eccezionali (legate all’emergenza da covid-19) che rimarranno in vigore fino al 31 dicembre 2020.</p>
<p>L’art. 264 è la norma con cui il Governo pensa di mettere una toppa ai gravissimi disservizi procurati finora dalle stesse amministrazioni di cui porta la responsabilità politica e giuridica: si estende il regime delle autocertificazioni e si ribadiscono i doveri di conclusione del procedimento nei termini di legge, i poteri di autotutela e le sanzioni. L’istituto della autocertificazione esiste sin dalla legge n. 15 del 1968, ma a fronte della riluttanza della PA ad attuarlo, l’art. 18 della Legge generale sul procedimento amministrativo (n. 241/1990) lo ribadì insieme al divieto per tutte le amministrazioni di richiedere atti o certificati concernenti fatti, stati o qualità personali attestati in documenti già in loro possesso, dovendo provvedere direttamente all’acquisizione degli stessi. E così è poi stato ripetuto negli anni successivi da almeno una decina di leggi, che ne hanno fatto il restyling presentandolo ogni volta come una novità eclatante, ma senza che il Governo si sia mai preoccupato dell’implementazione di queste misure e di sanzionare i dirigenti pubblici che fanno ostruzionismo.</p>
<p>Parimenti si dica del fondamentale obbligo di concludere il procedimento entro il termine dei 30 giorni, sancito perentoriamente dall’art. 2 della citata legge generale sul procedimento amministrativo, che quest’anno compie 30 anni. Con un candore degno di menzione, nella relazione illustrativa del decreto “rilancio” il Governo afferma che “questa misura non fa altro che sottolineare precetti già vigenti, ma si rende necessaria perché, di fatto, nessuna amministrazione fa applicazione della possibilità di procedere data dalle norme, al pari di quanto accade per il silenzio endoprocedimentale”. In tale masochistica notte della ragione si ottiene il risultato di trasformare la legislazione d’urgenza nel manuale delle worst practices amministrative. Di qui il doppio ammiccamento del Governo ai dipendenti pubblici e ai cittadini, entrambi destinatari del “ri-lancio” della semplificazione. Repetita non iuvant (nec simplificant).</p>
<p><em>Pubblicato su <a href="https://www.ilriformista.it/decreto-rilancio-larte-di-complicare-le-cose-semplici-102355/?fbclid=IwAR0UhHFe5yM7daQpElwEJalHk80n_Fuw-vdQInaL1j0dEvzSD1AY4A2KLqs">Il Riformista</a></em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/decreto-rilancio-larte-di-complicare-le-cose-semplici/">Decreto rilancio, l’arte di complicare le cose semplici</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>La spesa pubblica in Italia non è la soluzione del problema, è IL PROBLEMA</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-spesa-pubblica-in-italia-non-e-la-soluzione-del-problema-e-il-problema/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Nov 2019 15:19:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[giuseppe conte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una proposta semplice, semplice:‬ ‪non ascoltiamo, non diamo credito, non votiamo, alcun uomo politico, di qualunque parte esso sia, che proponga di allocare denaro pubblico, senza prima aver detto dove taglia spesa pubblica.‬ ‪Che ne dite ?‬ ﻿ &#160;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una proposta semplice, semplice:‬ ‪non ascoltiamo, non diamo credito, non votiamo, alcun uomo politico, di qualunque parte esso sia, che proponga di allocare denaro pubblico, senza prima aver detto dove taglia spesa pubblica.‬</p>
<p>‪Che ne dite ?‬</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/wvwlsazZEJc" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"><span data-mce-type="bookmark" style="display: inline-block; width: 0px; overflow: hidden; line-height: 0;" class="mce_SELRES_start">﻿</span></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
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