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	<title>Zelensky Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>Zelensky Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Coerranti</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/coerranti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Feb 2023 11:31:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dicono di Noi]]></category>
		<category><![CDATA[consiglio europeo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Bene collaborare, meno nello sbagliare. Si finisce con il trasformare un successo in un regresso. Conta la realtà: nelle ore in cui si concludeva il Consiglio europeo la Russia scatenava un nuovo e massiccio attacco missilistico. Putin non conosce e riconosce altra strada che quella del massacro, non lascia margini ad alcun negoziato. L’Unione europea [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Bene collaborare, meno nello sbagliare. Si finisce con il trasformare un successo in un regresso. Conta la realtà: nelle ore in cui si concludeva il Consiglio europeo la Russia scatenava un nuovo e massiccio attacco missilistico. Putin non conosce e riconosce altra strada che quella del massacro, non lascia margini ad alcun negoziato. L’Unione europea ha preso diverse iniziative per aprire una via diplomatica, tutte respinte. Se non c’è la possibilità di negoziare l’Ucraina deve vincere. Questa è la partita. Sono stati commessi tre errori, ci si è trovati a errare insieme, ma insieme si continuerà ad essere erranti, assieme in cammino. I tre errori sono poca cosa rispetto al rinnovato successo: l’Occidente e l’Ue restano compatti, al fianco degli aggrediti.</p>
<p>La decisione di inviare armi all’Ucraina è caldeggiata e condivisa dalle istituzioni dell’Unione, ma è una decisione nazionale. Ciascuno decide per le proprie armi, senza vincoli esterni. Il che comporta delle differenze, anche perché diversi sono i rispettivi arsenali, e può portare a un coordinamento a geometria variabile. E, del resto, quando i leaders di Francia, Germania e Italia andarono assieme a Kiev, in treno, 24 capi di Stato o governo erano assenti. Non per questo “esclusi”. Per Meloni lamentare il mancato invito ad un incontro, all’Eliseo, è stato un errore. Poche ore prima i ministri della difesa di Francia e Italia avevano concordato il da farsi. Se il tedesco si fosse sentito “escluso” avrebbe sbagliato.</p>
<p>Un errore lo ha commesso anche il presidente francese, Macron. Era ragionevole che Zelensky vedesse separatamente il capo del governo britannico, essendo un importante fornitore di aiuti ed esterno all’Ue. Era anche ragionevole che incontrasse le guide di Francia e Germania, che forniscono armi che altri non inviano. Ma non è ragionevole che a un rilievo (sbagliato) Macron risponda che c’è un ruolo speciale di Francia e Germania, perché conosciamo la storia, conosciamo i numeri, ma dentro l’Ue non sono previste specialità. E siccome Macron è fra i più europeisti dei governanti europei, non gli sarà difficile riconoscere l’errore.</p>
<p>Un terzo errore lo ha commesso Zelensky, che in quanto invitato poteva tenersi fuori dalla polemica sugli inviti, ma ha voluto dire che con Macron e Scholz sono stati discussi temi di cui non si può parlare. Allora non lo dire. Perché questo non sposterà di un capello la posizione italiana o di altri europei, ma rischi e costi li corriamo e sosteniamo tutti, sicché ci sono le sedi adatte per parlare senza comiziare.</p>
<p>Questo tris è stato mal giocato, ma resta roba da poco rispetto allo scenario: fin qui si è aiutata l’Ucraina a resistere all’invasione e le armi sono servite ad evitare una vittoria russa (che per ciò stesso ha perso) e lasciare lo spazio ai negoziati, ma se i negoziati vengono esclusi dall’aggressore allora le armi non serviranno più solo a difendersi, ma a vincere. Lo ha capito bene un vecchio conoscitore del mondo, Kissinger, che stupisce sempre per la lucidità e non si smentisce mai in quanto a realismo. Ma questo porta anche a potere considerare l’attacco ucraino alla Crimea, cosa di cui scrive Lenzi a pagina quattro. Stiamo parlando di un passaggio destinato a segnare la storia dei decenni a venire. Chi se ne frega dell’invito, dell’errore e della replica.</p>
<p>Non c’è alternativa sensata al procedere assieme, come europei. C’è una convenienza politica ed economica a farlo integrando le difese e le industrie per la difesa. Non ci sono schieramenti alternativi in Ue (non i Paesi di Visegrad, visto che Polonia e Ungheria sono agli antipodi). Può esserci il rattrappimento nelle propagande vernacolari, fatte da crestuti che credono d’essere galli e sono invece polli.</p>
<p>Ciascuno rappresenta idee e interessi. È normale. I guai cominciano quando ciascuno vuol far vedere che sta rappresentando determinate idee o interessi. A quel punto non mira più al risultato, ma alla rappresentazione. Che sarà quella di un fallimento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/sabato-11-febbraio-2023/"><strong><em>La Ragione</em></strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/coerranti/">Coerranti</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>L&#8217;interesse</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/linteresse/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Feb 2023 17:50:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[mes]]></category>
		<category><![CDATA[PNRR]]></category>
		<category><![CDATA[unione europea]]></category>
		<category><![CDATA[Zelensky]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Italia è una sola. L’occasione dei fondi europei Ngeu e del connesso piano Pnrr è una sola. Il governo italiano è uno solo e quello in carica non so se durerà un’intera legislatura (che poi il problema non è durare, bensì operare), ma è sicuramente in carica nel tempo determinante perché quei vitali investimenti siano [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’Italia è una sola. L’occasione dei fondi europei Ngeu e del connesso piano Pnrr è una sola. Il governo italiano è uno solo e quello in carica non so se durerà un’intera legislatura (che poi il problema non è durare, bensì operare), ma è sicuramente in carica nel tempo determinante perché quei vitali investimenti siano realizzati. Uno solo è l’interesse dell’Italia, sicché sperare, per faziosità, che fallisca è una follia autolesionista. Non di meno che fallisca è possibile e alcune avvisaglie ci sono. Di questo dovrebbe occuparsi chi non vive solo di rivalse del passato e di tifo nel presente.</p>
<p>Gli interessi dell’Italia non sono gli interessi di una parte. Sbagliano gli oppositori che rimproverano al governo l’assenza a una cena. Sbaglia il governo a ingrugnirsi per l’assenza. Quel che conta è che Zelensky viene a consolidare la via d’ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea e che quella fu idea che nessuno più del governo italiano caldeggiò, lavorandoci concretamente. Non un “altro” governo, ma “il” governo. Il solo esistente. Patriottismo è questo, non la fanfara, il dir “Nazione” o il far spettacolo della Costituzione.</p>
<p>Nella convivenza europea il problema non è la farina di grilli o la classe energetica delle case, che son cretinate demagogiche messe in giro fidandosi del fatto che chi ascolta non sappia di che si tratta, nel mentre mangia lumache e controlla il bollino blu della caldaia. Il nostro problema è il debito. E non lo si gestisce salmodiando “elasticità, elasticità”. Se si hanno delle idee, devono essere europee.</p>
<p>1. Abbiamo il debito pubblico più alto, in rapporto al prodotto interno lordo, con la sola e non esaltate eccezione della Grecia. 2. Ma il club che supera il 100% si allarga e il nostro debito complessivo, pubblico più privato, è in linea con quello degli altri grandi europei. 3. Il debito complessivo, nel mondo, è oggi pari ad uno spaventoso 420% del prodotto globale. 4. I tassi d’interesse crescono e quello sarà un problema di tutti. Allora non mi metto a dire che se i tedeschi spendono di più per sostenere le loro aziende allora io devo potere indebitarmi di più, perché quel maggiore debito diventerà un peso per le mie, mica per le loro aziende. Non spero che tutto il debito italiano sia posseduto da italiani, perché è come dire che i risparmi degli italiani servono ad alimentare la spesa pubblica corrente, impoverendosi e perdendo occasioni di crescita nel mondo. Provo a pensare europeo e proporre una strada.</p>
<p>A. L’euro e il mercato comune europeo sono un vantaggio competitivo, una parte considerevole dei debiti nazionali è posseduto dalla Banca centrale europea, che se ne disfaccia è un bene, che finisca sul mercato può essere un problema, la cosa migliore sarebbe disporre di un’agenzia Ue del debito. B. Quei debiti non saranno mai cancellati (salvo che non si vada in bancarotta, nel qual caso averli venduti solo ai propri cittadini sarebbe una brutale fregatura) o ripagati, ma vanno assorbiti. C. Per farlo l’agenzia del debito aiuta a tenere i tassi reali bassi. D. L’Italia ha interesse, ma nessuna credibilità a proporlo se non ci sbrighiamo almeno a ratificare la riforma del Mes.</p>
<p>Non basta. Ha ragione Meloni a dire che il modo per tenere in equilibrio il debito è crescere. Per crescere serve competitività, che è data da innovazione e concorrenza. Ma se vedo il governo inchiodato sui balneari ne deduco che non cresceranno mai. In tutti i sensi.</p>
<p>Il pubblico di casa può essere intrattenuto in vario modo, ma alla fine conta il risultato. Meloni (e con lei Giorgetti) hanno assimilato la lezione impartita dal disastro del primo governo Conte, con i Salvini e i Di Maio che volevano dar lezioni all’“Europa”. L’odierna consapevolezza della delicatezza dei conti è molto apprezzabile. Si perde tempo, però, se si pensa di rappresentare gli interessi italiani in Ue, laddove si devono indirizzare gli interessi Ue a essere coerenti con quelli nazionali. Fa tenerezza sentir reclamare più Europa e più unità, da chi ha predicato meno integrazione e più nazionalità. Pensare europeo o non pesare nazionale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/venerdi-10-febbraio-2023/"><strong>La Ragione</strong></a></p>
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		<title>Senza pace</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/senza-pace/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Jan 2023 16:10:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è un solo modo per fermare la guerra: chiarire ai russi che non potranno mai vincerla. Anche la comparsata sanremese aiuta, non perché serva a convincere qualche italiano, ma perché dimostrerà ai russi che qui non si molla. Anche per ragioni di convenienza, di cui si deve parlare senza reticenze. Quindi partiamo da noi, dai [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>C’è un solo modo per fermare la guerra: chiarire ai russi che non potranno mai vincerla. Anche la comparsata sanremese aiuta, non perché serva a convincere qualche italiano, ma perché dimostrerà ai russi che qui non si molla. Anche per ragioni di convenienza, di cui si deve parlare senza reticenze. Quindi partiamo da noi, dai sondaggi, dagli svarioni con cui raffiguriamo noi stessi. Adesso ci raccontiamo che molti, forse la maggioranza degli italiani sono contrari all’invio di armi all’Ucraina. In Germania poco più della metà favorevoli all’invio dei carri<br />
armati. Ma noi abbiamo votato da poche settimane, a guerra già aperta da mesi, e la grande maggioranza dei voti è stata raccolta da partiti che non solo non nascondevano, ma menavano (giustamente) vanto degli aiuti agli ucraini, anche fornendo armi. Il governo Draghi poté contare sull’aiuto dell’opposizione, come oggi capita al governo Meloni.</p>
<p>Significa che si verifica una preziosa convergenza, in nome degli interessi nazionali. Come è possibile che gli stessi che votarono in questo modo, poi sarebbero orientati in senso opposto? La prima spiegazione è che i sondaggi non sono affatto obiettivi e il modo in cui si seleziona il campione e pongono le domande è decisivo. Se mi chiedono: sei per la pace? Ovvio che rispondo affermativamente. Far tacere le armi? Certamente. Ma non ho detto niente e non mi hai fatto domande sensate. Chiedimi se penso di darla vinta a un invasore come Putin. A parte i sondaggi, che indirizzano più che sondare, c’è la realtà. Si vede a occhio nudo la stanchezza per la guerra. Si colgono subito le controindicazioni della sovraesposizione di Zelensky. E credo che a questa ampia fetta di opinione pubblica vada data un’indicazione chiara: noi vogliamo il negoziato e il cessate il fuoco, vogliamo al più presto tornare alla normalità commerciale ed è proprio per questo, coerentemente con questo che abbiamo inviato, inviamo e invieremo armi agli ucraini.</p>
<p>Le armi sono essenziali per avere la pace, giacché non ci sarà mai pace fin quando Putin non prenderà atto di avere perso. Ma non si può dargli qualche cosa, un pezzo di terra, una provincia, e farla finita? Chiedono i pacifisti non in pace con la storia e la coscienza. No, non si può. Non è che non voglia Zelensky, non lo vogliono gli ucraini e non conviene a noi. Cedere ci farebbe perdere sicurezza, porterebbe la minaccia alle porte di casa e siccome non sarebbe mai accettato da chi è già stato torturato, violentato e massacrato, che lo vivrebbe come un<br />
tradimento, significherebbe pure garantirsi qualche decennio di terrorismo. No, questa è un’alternativa che non ha nulla di pacifico. Putin ha lungamente lavorato aiutando e foraggiando i nazionalisti europei, ribattezzati “sovranisti”. Ora li ha persi, la sua unica sponda in Occidente sono gli antioccidentali travestiti da pacifisti, per questo vanno affrontati a viso aperto, perché fin quando penserà di potere spaccare l’Occidente proverà a resistere sterminando.</p>
<p>La sua sconfitta è già certificata dalla fine del neutralismo, dalla corsa verso la Nato di Paesi prima estranei. Putin ha lui provocato quel che diceva di volere combattere. Ma continuerà fin quando penserà di potere strappare qualche cosa. Chi vuole la pace, quindi, lavori perché gli sia chiaro che non ha alcuna possibilità di vincere il conflitto. Zelensky a Sanremo è una bazzecola di cui fa specie dover parlare, ma indigna<br />
che tanti non si rendano conto della posta: mica deve convincere qualche italiano, fra una canzone e l’altra, anche perché gli italiani hanno votato in massa chi vuole aiutare l’Ucraina, deve far vedere ai russi che non resta loro neutrale manco più il palcoscenico di Sanremo.</p>
<p>Il che porrà a noi il problema, poi, di salvare la Russia dal destino di vassallaggio cinese cui Putin l’ha destinata. Prima si deve conquistare la pace nel solo modo possibile: mostrandogli che ha perso la guerra. I pacifisti del “Zelensky ha stancato” aiutano la guerra a durare più a lungo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/martedi-31-gennaio-2023/"><strong><em>La Ragione</em></strong></a></p>
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		<title>&#8220;Ci siamo svegliati il 24 febbraio in un’altra vita…&#8221;</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/ci-siamo-svegliati-il-24-febbraio-in-unaltra-vita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Jan 2023 16:29:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Cari ucraini! Quest&#8217; anno è iniziato il 24 febbraio. Senza prefazioni né preludi. In modo netto. Presto. Alle 4 del mattino. Era buio. E&#8217; stato assordante. E&#8217; stato difficile per molti di noi, spaventoso per alcuni. Sono passati 311 giorni. Può essere ancora buio, rumoroso e complicato per noi. Ma sicuramente non avremo mai più [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Cari ucraini! Quest&#8217; anno è iniziato il 24 febbraio. Senza prefazioni né preludi. In modo netto. Presto.<br />
Alle 4 del mattino. Era buio. E&#8217; stato assordante. E&#8217; stato difficile per molti di noi, spaventoso per alcuni.<br />
Sono passati 311 giorni. Può essere ancora buio, rumoroso e complicato per noi. Ma sicuramente non avremo mai più paura. E non ci vergogneremo mai. E&#8217; stato il nostro anno. L&#8217;anno dell&#8217;Ucraina. L&#8217;anno degli ucraini. Ci siamo svegliati il 24 febbraio. In un&#8217;altra vita. Eravamo un altro popolo. Un&#8217;altra Ucraina. I primi missili hanno alla fine distrutto il labirinto delle illusioni.<br />
Abbiamo visto chi era chi. Di cosa sono capaci gli amici e i nemici e, soprattutto, di cosa siamo capaci noi. Il 24 febbraio, milioni di noi hanno fatto una scelta. Non una bandiera bianca, ma una bandiera blu e gialla. Non una fuga, ma un incontro. L&#8217;incontro con il nemico.<br />
Resistere e combattere.<br />
[&#8230;] Quest&#8217; anno potrebbe essere definito un anno di perdite per l&#8217;Ucraina, per l&#8217;intera Europa e per il mondo intero. Ma è sbagliato. Non dovremmo dire questo. Noi non abbiamo perso nulla. Ci è stato tolto.<br />
L&#8217;Ucraina non ha perso i suoi figli e le sue figlie &#8211; loro sono stati uccisi dagli assassini. Gli ucraini non hanno perso le loro case &#8211; sono state distrutte dai terroristi. Non abbiamo perso le nostre terre &#8211; sono state occupate dagli invasori. Il mondo non ha perso la pace &#8211; la Russia l&#8217;ha distrutta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Volodymyr Zalensky, discorso di fine anno alla nazione Ucraina</em></strong></p>
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		<title>Il Natale della libertà</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-natale-della-liberta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Dec 2022 13:39:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questa battaglia non è solo per il territorio, per questa o un&#8217;altra parte d&#8217;Europa. La battaglia non è solo per la vita, la libertà e la sicurezza degli ucraini o di qualsiasi altra nazione che la Russia tenta di conquistare. Questa battaglia definirà in quale mondo vivranno i nostri figli e nipoti, e poi i [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Questa battaglia non è solo per il territorio, per questa o un&#8217;altra parte d&#8217;Europa. La battaglia non è solo per la vita, la libertà e la sicurezza degli ucraini o di qualsiasi altra nazione che la Russia tenta di conquistare. Questa battaglia definirà in quale mondo vivranno i nostri figli e nipoti, e poi i loro figli e nipoti. Se i vostri patrioti fermeranno il terrore russo contro le nostre città, i patrioti ucraini potranno lavorare fino in fondo per difendere la nostra libertà.</p>
<p>Quando la Russia non riesce a raggiungere le nostre città con l&#8217;artiglieria, cerca di distruggerle con attacchi missilistici. Inoltre, la Russia ha trovato un alleato in questa politica genocida: l&#8217;Iran. I droni letali iraniani inviati in Russia a centinaia sono diventati una minaccia per le nostre infrastrutture. E&#8217; così che un terrorista ha trovato l&#8217;altro. Anche l&#8217;assistenza finanziaria è di fondamentale importanza e vorrei ringraziarvi, ringraziarvi molto, ringraziarvi sia per i pacchetti finanziari che ci avete già fornito sia per quelli che sarete disposti a decidere. Il vostro denaro non è beneficenza. E&#8217; un investimento nella sicurezza globale e nella democrazia che gestiamo nel modo più responsabile.</p>
<p>Tra due giorni festeggeremo il Natale. Forse a lume di candela. Non perché sia più romantico, no, ma perché non ci sarà elettricità. Milioni di persone non avranno né riscaldamento né acqua corrente. Tutto questo è il risultato degli attacchi russi con missili e droni alle nostre infrastrutture energetiche. Ma noi non ci lamentiamo. Non giudichiamo e non ci paragoniamo a chi ha una vita più facile. Il vostro benessere è il prodotto della vostra sicurezza nazionale, il risultato della vostra lotta per l&#8217;indipendenza e delle vostre numerose vittorie.</p>
<p>Anche noi ucraini affronteremo la nostra guerra per l&#8217;indipendenza e la libertà con dignità e successo. Festeggeremo il Natale. Festeggeremo il Natale e, anche se non ci sarà elettricità, la luce della fiducia in noi stessi non si spegnerà. Se i missili russi ci attaccheranno, faremo del nostro meglio per proteggerci. Se ci attaccheranno con i droni iraniani e la nostra gente dovrà andare nei rifugi antiatomici la vigilia di Natale, gli ucraini si siederanno comunque a tavola per le feste e si rallegreranno a vicenda. E non dobbiamo conoscere i desideri di tutti, perché sappiamo che tutti noi, milioni di ucraini, desideriamo la stessa cosa: la vittoria. Solo la vittoria.</p>
<p>Insieme a voi abbiamo già costruito un&#8217;Ucraina forte, con un popolo forte, un esercito forte, istituzioni forti. Abbiamo sviluppato insieme a voi forti garanzie di sicurezza per il nostro paese e per l&#8217;intera Europa e il mondo. E sempre insieme a voi, metteremo al riparo chiunque voglia sfidare la libertà. Questa sarà la base per proteggere la democrazia in Europa e nel mondo.</p>
<p><strong>Volodymyr Zelensky</strong>, Washington, 21 dicembre 2022</p>
<p><a href="https://edicola.ilfoglio.it/newsstand/index.php"><em><strong>Il Foglio</strong></em></a></p>
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		<title>Il fronte occidentale, in cerca di eroi sbagliati</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-fronte-occidentale-in-cerca-di-eroi-sbagliati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Angelo Panebianco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Nov 2022 18:30:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Se mai si arriverà a negoziati si tratterà di trovare un difficile equilibrio fra l’esigenza di garantire la pace in Europa e quella di non negare i diritti di un popolo ferocemente aggredito &#160; Non è ancora finita, e i colpi di coda potrebbero essere terribili, ma al momento Davide, come l’abbandono russo di Kherson [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Se mai si arriverà a negoziati si tratterà di trovare un difficile equilibrio fra l’esigenza di garantire la pace in Europa e quella di non negare i diritti di un popolo ferocemente aggredito</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non è ancora finita, e i colpi di coda potrebbero essere terribili, ma al momento Davide, come l’abbandono russo di Kherson testimonia, sta sconfiggendo Golia. Grazie alla volontà degli ucraini di difendersi e al sostegno occidentale. Un sostegno che, dalle nostre parti, in tanti, senza riuscire, almeno fino ad ora, nel loro intento, avrebbero voluto far cessare.</p>
<p>Anche questa guerra, come tante altre vicende, testimonia del fatto che le società occidentali si trovano in una condizione paradossale. Da un lato, valorizzano al massimo l’importanza e la dignità delle persone garantendo loro una vasta panoplia di diritti individuali.</p>
<p>Dall’altro lato, sono anche società in cui vengono elaborate e ampiamente diffuse concezioni della vita associata e della storia umana che tolgono valore ai singoli, alle persone in carne ed ossa. Con la conseguenza di negare o dimenticare proprio le ragioni che rendono possibile, qui, da noi, l’esistenza di quei diritti individuali.</p>
<p>Nelle versioni (apparentemente) più sofisticate si tratta di concezioni per le quali contano solo le «strutture» &#8211; sociali, economiche, eccetera- che avvolgono gli individui, li plasmano e , di fatto, li svuotano di ogni volontà propria. Nelle versioni più rozze, quegli individui sono pupazzi, burattini o pulci ammaestrate, nelle mani di «poteri forti», anzi fortissimi (le grandi potenze, la Nato, le multinazionali, il mostro denominato capitale finanziario, eccetera).</p>
<p>Non si tratta, si badi, di concezioni che restano chiuse in circoli intellettuali ristretti. No, inondano la comunicazione pubblica, arrivano ovunque. I tanti che pensano che nella guerra in Ucraina l’unica cosa che conti davvero sia il braccio di ferro fra la Nato e Putin, lo vogliano o no, considerano irrilevanti le idee e le volontà delle persone comuni, le trattano, per l’appunto, come burattini o pulci ammaestrate. Naturalmente, l’inconsistenza di queste posizioni è dimostrata dal fatto che mai i loro sostenitori si sognerebbero di pensare a se stessi in quei termini: i burattini sono soltanto gli altri.</p>
<p>Queste concezioni hanno pesato sul modo in cui una parte dell’Europa, minoritaria ma tutt’altro che irrilevante, e comunque assai visibile e vociante, è stata presente nella comunicazione pubblica fin dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina e conteranno, forse ancora di più, nella prossima fase del conflitto. Le armi dei Paesi occidentali non sarebbero servite a nulla se gli ucraini, le persone comuni, non avessero deciso di resistere, di difendere se stesse, i propri cari, la propria libertà, il proprio Paese.</p>
<p>Hanno trovato — come a volte, fortuitamente, accade nella storia — un leader (e il suo entourage) all’altezza della sfida. Ma Zelensky non avrebbe potuto fare nulla se gli ucraini non avessero scelto di seguirlo in una resistenza che all’inizio sembrava disperata, senza possibilità di vittoria. Una volontà di resistenza a cui si contrapponeva — dato che le persone, per l’appunto, non sono semplici pedine nelle mani dei potenti — l’assenza di motivazione dei soldati russi ai quali risultava incomprensibile perché fossero lì ad uccidere e a morire.</p>
<p>Come ai tempi dell’intervento americano in Vietnam o dell’invasione russa dell’Afghanistan, a fare la vera differenza non sono gli aiuti esterni — che ci sono sempre stati — ma la forza o la debolezza delle motivazioni e delle convinzioni dei combattenti (da una parte e dall’altra), nonché dei gruppi umani coinvolti. Ciò spiega perché, talvolta, Davide riesca a sconfiggere Golia.</p>
<p>Questa però non è solo una riflessione sul passato. Riguarda anche il presente e il futuro. Tra poco diventeranno sempre più insistenti in Europa le voci di coloro che accuseranno Zelensky di essere ingordo e arrogante, di volere troppo (il ritorno ai confini di prima dell’invasione della Crimea).</p>
<p>È evidente che la comunità internazionale deve fare tutto il possibile per evitare che dalla guerra in Ucraina si passi a una conflagrazione generale. Un rischio dovuto al fatto che gli autocrati non possono accettare facilmente le sconfitte in guerra. Perderebbero, prima o poi, il potere, il che spesso significa, in quel tipo di regimi, perdere anche la vita.</p>
<p>La stessa sorte toccherebbe ai fedelissimi dell’autocrate. Ma è altrettanto evidente, o dovrebbe esserlo, che Zelensky non è solo, deve rispondere a un popolo che è passato attraverso una prova terribile, i cui lutti e le cui sofferenze non possono essere cancellate con un colpo di spugna. Altro che «scurdammoce ‘o passato». L’odio per l’invasore non si placherà. Come non si placherebbe quello di chiunque altro avesse vissuto una vicenda simile. Fosse pure un certo tipo di pacifista nostrano.</p>
<p>Se mai si arriverà a negoziati si tratterà di trovare un difficile equilibrio fra l’esigenza di garantire la pace in Europa e quella di non negare i diritti di un popolo ferocemente aggredito. Un effetto collaterale di questa guerra — se davvero alla fine la Federazione russa risulterà sconfitta — sarà, plausibilmente, la fine delle estese simpatie di cui ha goduto in Europa Putin, «l’uomo forte», quello capace di tenere testa agli americani.</p>
<p>L’insuccesso distrugge la popolarità. Naturalmente, resti o meno Putin al potere, poiché è poco probabile che la Russia diventi una democrazia, la sua pericolosità per l’Occidente, e specificamente per l’Europa, non diminuirà. Ma, per lo meno, il principale «eroe» e campione dell’anti-occidentalismo agli occhi degli anti-occidentali nostrani, perderà capacità di attrazione.</p>
<p>Certamente, al suo posto, verranno individuati, prima o poi, nuovi eroi. I dirigenti cinesi? Dalla Cina verrà certamente una sfida assai pericolosa e insidiosa per le società occidentali. Ma non è probabile che Xi Jinping finisca per godere in Europa della stessa popolarità di cui ha goduto Putin: il salto culturale è troppo forte.</p>
<p>Però i nemici nostrani delle società occidentali possono tranquillizzarsi. Non resteranno a lungo a corto di eroi. Verrà certamente fuori, da qualche parte, prima o poi, un altro nuovo campione dell’anti-occidentalismo. Anche lui teso a dimostrare che siamo tutti pupazzi (tranne lui e quelli che credono nella sua causa) alla mercé di forze diaboliche.</p>
<p>Magari, in seguito, un imprenditore fiuterà il business e, come accadde con Che Guevara, si metterà a produrre magliette con l’effigie dell’eroe. Alcuni di coloro che le indosseranno penseranno di fare un gesto di ribellione nei confronti della società aperta occidentale. Invece, contribuiranno a rinnovarne i fasti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.corriere.it/opinioni/22_novembre_14/fronte-occidentale-cerca-eroi-sbagliati-667e7ee0-644f-11ed-ae97-6a46826173e7.shtml"><strong><em>Corriere della Sera</em></strong></a></p>
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		<title>Libere idee in libero dibattito</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/libere-idee-in-libero-dibattito/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Ricolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Mar 2022 16:04:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Zelensky]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Confronto di opinioni sul conflitto Su quale sia, di fronte all&#8217;invasione dell&#8217;Ucraina, la linea di condotta più adeguata, non ho convinzioni forti. E questo non solo perché sono del tutto incompetente in materia di geopolitica, ma perché constato che fra i competenti le opinioni divergono radicalmente. E le divergenze non riguardano solo la scelta dei [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Confronto di opinioni sul conflitto</strong></p>
<p>Su quale sia, di fronte all&#8217;invasione dell&#8217;Ucraina, la linea di condotta più adeguata, non ho convinzioni forti. E questo non solo perché sono del tutto incompetente in materia di geopolitica, ma perché constato che fra i competenti le opinioni divergono radicalmente.</p>
<p>E le divergenze non riguardano solo la scelta dei mezzi, ma anche quella dei fini: fermare Putin o punire Putin? trovare un compromesso o umiliare l&#8217;avversario? minimizzare il numero di morti di oggi o quello di domani?</p>
<p>C&#8217;è chi ritiene che limitarsi agli aiuti umanitari sia la condotta più saggia, anche questo dovesse comportare la resa dell&#8217;Ucraina. C&#8217;è chi ritiene che solo continuando ad armare la resistenza ucraina sarà possibile fermare Putin.</p>
<p>C&#8217;è chi ritiene che istituire una no fly zone sull&#8217;Ucraina ci porterebbe dritti alla terza guerra mondiale (se non all&#8217;apocalisse nucleare), e c&#8217;è chi ritiene &#8211; tutto al contrario &#8211; che ancora più imprudente sarebbe non istituirla: la rinuncia Nato alla no fly zone sarebbe un segnale di debolezza, che potrebbe convincere Putin che noi occidentali non oseremo mai entrare in guerra con lui, anche dovesse invadere un altro paese europeo.</p>
<p>Quello su cui ho invece un&#8217;opinione è il destino delle nostre menti in tempo di guerra. Quel che mi colpisce, come studioso di scienze sociali, è il clima di illibertà che governa i nostri scambi di idee. Un clima in cui nessuno si sente completamente libero di dire come vede le cose, perché sa che, qualsiasi cosa dica, sarà aggredito da chi vede le cose in modo opposto, o anche semplicemente diverso.</p>
<p>L&#8217;indizio più rivelatore di questo clima è la &#8220;premessite&#8221;: prima di dire qualcosa di sostanziale, si passa un tempo notevole a fare premesse autodifensive per tutelarsi dal rischio di essere crocefissi per quel che si sta per dire. Mi impressiona molto ascoltare in tv autorevoli giornalisti e studiosi avvilupparsi in lunghissime serie di auto-certificazioni di anti-putinismo per sentirsi in diritto di dire quel che pensano, ad esempio che li ha colpiti l&#8217;ammissione di Biden di aver passato l&#8217;ultimo anno a rifornire l&#8217;Ucraina di armamenti.</p>
<p>E&#8217; un meccanismo che avevamo già sperimentato nella pandemia, quando &#8211; se si aveva da dire qualcosa di non perfettamente ortodosso sui vaccini &#8211; si esordiva dicendosi plurivaccinati, sottoposti alla terza dose, equipaggiati con Green Pass, eccetera.</p>
<p>Si potrebbe pensare che è normale che tutto ciò accada quando è in gioco una questione importante, e inoltre sussiste un&#8217;ortodossia, ossia un pensiero prevalente e ritenuto più giusto.</p>
<p>In realtà non è così. O meglio non è solo così. Il meccanismo che non ci lascia discutere liberamente, senza accusarci reciprocamente di stare dalla parte sbagliata, è più universale e profondo. Fu scoperto e studiato nei primi anni &#8217;50 dallo psicologo sociale americano Leon Festinger, viene chiamato &#8220;riduzione della dissonanza cognitiva&#8221;, e costituisce probabilmente la più importante scoperta delle scienze sociali del Novecento.</p>
<p>Quel che Festinger scoperse è che non solo la mente umana non sopporta i conflitti interni, ma il suo bisogno di coerenza interna è così forte da generare meccanismi di correzione radicali, come l&#8217;autoinganno, l&#8217;adozione di credenze irrazionali, l&#8217;incapacità di prendere atto dei dati di realtà, anche di fronte a clamorose smentite delle proprie convinzioni.</p>
<p>La mente umana, si potrebbe dire riprendendo una lucida considerazione di Walter Siti, funziona in modo opposto a come funziona la grande letteratura. La nostra mente ha bisogno di coerenza, la grande letteratura si nutre delle contraddizioni, dei drammi e delle ambiguità della vita reale.</p>
<p>Soprattutto, la nostra mente è incapace di passare da un piano all&#8217;altro del discorso senza esigere che fra i vari piani vi sia coerenza. Se l&#8217;empatia ti porta da una parte, non ce la fai ad accettare che qualche notizia, o ragionamento, o fatto storico ti possa portare dall&#8217;altra. E se il ragionamento ti porta dalla parte opposta, la tua empatia ne risente, o gli altri ti percepiscono come privo di empatia.</p>
<p>Vale oggi per la guerra in Ucraina, ma valeva anche ieri per le &#8220;guerre umanitarie&#8221;, o per quelle contro il terrorismo. Noi, per come funziona la nostra mente, non siamo capaci di sopportare quel che invece nutre la grande letteratura, ossia l&#8217;imperfezione del bene e la complessità del male.</p>
<p>Abbiamo bisogno di pensare che il mondo delle vittime sia senza ombre, e quello dei carnefici sia del tutto privo di umanità. Ogni spiegazione del male ci appare un&#8217;offesa al bene, e il bisogno di sentirci dalla parte del bene ci impedisce di vedere i nostri limiti.</p>
<p>E&#8217; un vero peccato, anche se &#8211; dopo Festinger &#8211; sappiamo che è connaturato al modo di funzionare del nostro cervello. E&#8217; un peccato perché, se può essere vero, come scrisse Primo Levi, che &#8220;comprendere è quasi giustificare&#8221;, è altrettanto vero che spiegare il male (che è cosa ben diversa dal comprenderlo) è essenziale per evitare il suo ripetersi, ed è ancora più essenziale adesso, quando una maggiore lucidità potrebbe guidarci a prendere le decisioni giuste.</p>
<p>La pietà e la solidarietà per le vittime non dovrebbero mai essere scalfite dalla ricostruzione dei torti e delle ragioni delle parti in gioco, che &#8211; nella storia &#8211; sono sempre entità collettive, ovvero partiti, nazioni, imperi, potenze che agiscono sopra le teste della gente comune.</p>
<p><a href="https://www.repubblica.it/commenti/2022/03/22/news/libere_idee_in_libero_dibattito-342307753/"><strong><em>La Repubblica</em></strong></a></p>
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		<title>Pace armata</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/pace-armata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Mar 2022 12:00:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è un aspetto politico e uno morale, nel fornire armi agli ucraini. Le forniamo, non le vendiamo. I diversi lati di ciascuno non devono essere taciuti, ma affrontati. Perché questa non è una storia che finisce qui. Gli argomenti dei figli di Putin sono noti. Basati su falsi storici e ignoranza. Su corruzione dell’anima, che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>C’è un aspetto politico e uno morale, nel fornire armi agli ucraini. Le forniamo, non le vendiamo. I diversi lati di ciascuno non devono essere taciuti, ma affrontati. Perché questa non è una storia che finisce qui.</p>
<p>Gli argomenti dei figli di Putin sono noti. Basati su falsi storici e ignoranza. Su corruzione dell’anima, che non esclude quella remunerata in denaro e distrazioni. La predisposizione a rilanciare i falsi nasce dall’avversione all’Occidente, alle nostre libertà, alla nostra ricchezza. Per esercitarsi ha bisogno della nostra ricchezza e della nostra libertà. Che se le godano, tanto siamo più forti noi. Ma al di là dei figli di Putin, ci sono obiezioni politiche e morali al fornire armi. Cominciamo dalle politiche.</p>
<p>Consegnare armi a chi combatte significa schierarsi dalla sua parte. Vero. Ma i torti non stanno mai da una parte sola, così come le ragioni. E se oggi è facile dire il peggio del peggiore, ovvero Putin, cosa ci autorizza a credere che lui sia il male e Zelensky il bene? Zelensky non è un santo, si osserva. Certo che non lo è. Ma posto che la storia, quella vera, racconta di tante ragioni ucraine e tante atrocità russe, c’è un motivo per cui, a questo giro, le ragioni sono tutte, dicasi tutte, dalla parte dell’Ucraina e i torti tutti, dicasi tutti, dalla parte dei Russi: la rottura dell’ordine mondiale e del diritto internazionale.</p>
<p>Anche le guerre hanno delle regole. Non è un caso che Putin e Lavrov continuino, grottescamente, a sostenere di non avere invaso l’Ucraina e di star difendendosi da un attacco (inesistente): sanno di avere violato l’ordine e il diritto. Ragioni per le quali l’aggressione all’Ucraina è un’aggressione all’ordine e al diritto. Nessuno può considerarsi estraneo o lontano. Quindi ci schieriamo.</p>
<p>C’è un’altra ragione politica per cui si forniscono armi: senza la resistenza ucraina noi tutti dovremmo prendere atto non solo di quelle rotture, ma anche del loro successo, essendo poi costretti a negoziare con un vincitore. Criminale, ma vincitore. Noi, invece, vogliamo negoziare con un criminale sconfitto. Meglio ancora se eliminato dai suoi, così negoziando con il Paese colpevole, ma sconfitto. E negoziare significa non solo far cessare la guerra, ma che si concluda assicurando l’ordine, il diritto e la sicurezza. Anche in caso di neutralità ucraina la necessaria garanzia della sicurezza comporterà quel che Putin voleva combattere: la presenza lì di armi altrui. La pace sarà armata, o non sarà.</p>
<p>Poi ci sono le questioni morali: armare significa mettere nelle condizioni di distruggere e uccidere, con un allungamento del conflitto che comporta ancora più vittime civili. Vero. L’alternativa? Cedere. Su La Ragione del sabato abbiamo pubblicato molte pagine dedicate a protagonisti del nostro Risorgimento. Torneremo a farlo. Quando intrapresero la loro lotta, anche armata, non avevano alcuna possibilità di vincere. Ma furono le loro scelte a creare l’Italia, una e indipendente. Non solo è morale armare e aiutare chi combatte per la libertà e l’indipendenza, ma è profondamente immorale negare l’aiuto e barattare la sua libertà con un termosifone caldo.</p>
<p>Le donne ucraine che si parano davanti ai carri armati, gridando in russo ai militari di tornarsene a casa e di vergognarsi, possono farlo perché i cingoli sono fermi e lo sono perché la resistenza ucraina è stata da noi armata e li distrugge uno appresso all’altro (e i contadini se li portano via). Questo è morale. Mentre lasciare quelle donne all’essere preda dei tagliagole violentatori ceceni e siriani, no: non è morale.</p>
<p>La pace è una bellissima cosa, purché non sia quella dei cimiteri. Putin riempirà quelli ucraini e altri massacri saranno compiuti, ma al cimitero della storia avrà un cippo eretto a imperituro disprezzo. Ecco perché armare gli ucraini è politicamente e moralmente giusto.</p>
<p>La Ragione</p>
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		<title>L&#8217;abbasso e il viva</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/labbasso-e-il-viva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Michele Gerace]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Mar 2022 18:05:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[unione europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sostenere che la pace in Ucraina debba essere trattata da questo ma non da quel paese o da questo e non da quel continente, è un&#8217;idea sbagliata. Primo perché non si capisce la ragione secondo la quale un paese o un continente sia più indicato degli altri per prossimità o interesse; secondo perché la prima [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sostenere che la pace in Ucraina debba essere trattata da questo ma non da quel paese o da questo e non da quel continente, è un&#8217;idea sbagliata. Primo perché non si capisce la ragione secondo la quale un paese o un continente sia più indicato degli altri per prossimità o interesse; secondo perché la prima ragione contiene un vizio di fondo: non c&#8217;è paese o continente che non possa dirsi interessato e prossimo.</p>
<p>Non serve passare in rassegna ogni paese e analizzarne gli specifici interessi, i margini e la prossimità, che peraltro coincidono tutti in punto sul quale potremmo, più precisamente, dovremmo tutti convenire e che riguarda la convenienza, la convivenza e, siamo giunti a questo punto, la stessa sopravvivenza. La questione posta in termini diversi sarebbe malposta.</p>
<p>Quando Luigi Einaudi domandava &#8220;chi vuole veramente la pace?&#8221; poneva una domanda non retorica che ammoniva quanti gridavano vacuamente abbasso la guerra e viva la pace e smascherava le intenzioni di guerra e di conquista sottese ad inconsistenti dichiarazioni.</p>
<p>È difficile, per chi scrive impossibile, fare previsioni su come evolverà e quando finirà la guerra, quali che siano le premesse e i moventi più o meno ideologici, iniziata per capriccio e portata avanti con atti indiscriminati e criminali di Putin. Per qualsiasi paese del Mondo, primi fra tutti quelli europei, si tratta di creare le condizioni per una soluzione diplomatica ed una pace onorevole.</p>
<p>Già che un giorno, speriamo vicino, la guerra sarà finita, è ragionevole presumere che il vacuo ed ipocrita pacifismo si sgonfierà senza che se ne senta la mancanza, e con esso si attenuerà un certo nazionalismo di stampo europeista che, invece, sarebbe bene alimentare per non perdersi d&#8217;animo nel muovere passi fondamentali che oggi pensiamo di essere in grado di compiere.</p>
<p>Dovremmo aver compreso che il fabbisogno energetico, il bisogno di sentirsi sicuri, in generale, la capacità di prendere decisioni di vitale importanza non per i cittadini di questo o quel paese europeo ma per tutti i cittadini europei, sono questioni che possono essere affrontate solo in sede europea e solo se vengono poste nei giusti termini che sono politici.</p>
<p>Infatti, in poche ore si è spinto il ragionamento e con esso qualche azione conseguente su posizioni relative all&#8217;unione dell&#8217;energia e della difesa sulle quali si tergiversava da decenni. La stessa &#8220;Conferenza sul futuro dell&#8217;Europa&#8221;, strumento di partecipazione da principio poco incisivo, potrebbe assumere, date le circostanze, un significato simbolico per l&#8217;ulteriore integrazione politica europea da prendere molto sul serio.</p>
<p>Nei bunker ucraini, qualche volta accompagnati dal suono dei violini, nascono nuove e più grandi famiglie con le quali donne e uomini si sentono a casa, tirano avanti e non vedono l&#8217;ora di riuscire allo scoperto, per ricostruire, rimarca il presidente Zelensky, e riprendere a vivere come Dio comanda.</p>
<p>Certamente si tratterà di ricostruire, di curare delle ferite che ci metteranno tempo a cicatrizzare, ma si tratterà anche di costruire meglio di quanto non abbiamo fatto finora, di farlo velocemente, e mentre lo facciamo, di ordinare le nostre idee nella direzione e nel senso auspicato dallo stesso Luigi Einaudi che mettendoci in mora dalle pagine del <em>Corriere della Sera</em> domandava “Chi vuole la pace?” e scriveva “Chi vuole la pace deve volere la federazione degli stati, la creazione di un potere superiore a quello dei singoli stati sovrani. Tutto il resto è pura chiacchiera, talvolta vana, e non di rado volta a mascherare le intenzioni di guerra e di conquista degli stati che si dichiarano pacifici.”</p>
<p>E argomentava: &#8220;Non basta gridare: abbasso la bomba atomica, viva la pace! Per volere sul serio l’abbasso e il viva. Fa d’uopo volere o perlomeno conoscere qual è la condizione necessaria bastevole perché l’una e l’altra volontà non restino parole gettate al vento. Siffatta condizione si chiama forza superiore a quella degli stati sovrani, si chiama federazione di stati&#8221;.</p>
<p>Tutto il resto è chiacchiera.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Perché Volodymyr Zelensky sta vincendo la guerra</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/perche-volodymyr-zelensky-sta-vincendo-la-guerra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sabino Cassese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Mar 2022 10:24:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[diritto internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[politica estera]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Zelensky]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.fondazioneluigieinaudi.it/?p=55982</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ucraina, Sabino Cassese: &#8220;Perché Volodymyr Zelensky sta vincendo la guerra&#8221;. La soffiata, quadro ribaltato. &#8220;Ci sono due tipi di violazioni che sta commettendo la Federazione russa&#8221;. Il professore e giurista Sabino Cassese,  ospite di Omnibus su La7,  ha parlato del conflitto in corso tra Russia e Ucraina, soffermandosi sui crimini di guerra commessi da Putin dal punto di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="padding: 56.25% 0 0 0; position: relative;"><iframe style="position: absolute; top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%;" title="Ucraina, il prof Cassese sui crimini di guerra russi - &amp;#039;Due tipi di violoazioni, l&amp;#039;aggressione e il modo in cui &amp;egrave; condotta la g" src="https://player.vimeo.com/video/687065977?h=461a5b1f44&amp;badge=0&amp;autopause=0&amp;player_id=0&amp;app_id=58479" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></div>
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<p><strong>Ucraina, Sabino Cassese: &#8220;Perché Volodymyr Zelensky sta vincendo la guerra&#8221;. La soffiata, quadro ribaltato.</strong></p>
<p>&#8220;Ci sono due tipi di violazioni che sta commettendo la Federazione russa&#8221;. Il professore e giurista Sabino Cassese,  ospite di <a href="https://www.la7.it/omnibus/video/ucraina-il-prof-cassese-sui-crimini-di-guerra-russi-due-tipi-di-violoazioni-laggressione-e-il-modo-11-03-2022-428194">Omnibus su La7</a>,  ha parlato del conflitto in corso tra Russia e Ucraina, soffermandosi sui crimini di guerra commessi da Putin dal punto di vista del diritto internazionale.</p>
<p>&#8220;La prima è un&#8217;aggressione, e quindi una violazione del diritto dell&#8217;Onu di cui la Russia fa parte, e poi c&#8217;è il modo in cui è condotta la guerra&#8221;, ha proseguito l&#8217;esperto in collegamento con Alessandra Sardoni.</p>
<p>&#8220;Sui crimini di guerra servono interventi di autorità sovra nazionali, possibili solo se provengono da un osservatorio estero&#8221;, ha spiegato Cassese. Che poi ha sottolineato come invece in Ucraina &#8220;è stato ucciso un osservatore internazionale&#8221;.</p>
<p>Secondo il giurista, però, il presidente ucraino avrebbe una marcia in più: <em>&#8220;</em>Zelensky sta vincendo la guerra della comunicazione, la Russia non si rende conto del danno che si sta infliggendo&#8221;.</p>
<p>Poi ha evidenziato l&#8217;incoerenza dello zar: &#8220;Putin ha ragione quando dice che l&#8217;Ucraina è parte della storia russa, ma la cosa di cui Putin non si rende conto è che è entrato in contraddizione con se stesso, perché se è vero quello che dice allora sta bombardando parte della sua storia&#8221;.</p>
<p>Cassese, infine, ha commentato il summit tra i capi di Stato e di governo dell’Unione europea a Versailles: &#8220;I passi avanti fatti a Versailles, ovvero la riduzione della dipendenza energetica europea dalla Russia entro il 2027 e la spinta a una difesa comune, con la promessa di studiare la possibilità di un debito comune per affrontare questa situazione, mi sembrano molto importanti rispetto al fallimento dell&#8217;incontro di ieri tra i ministri degli Esteri russo e ucraino in Turchia&#8221;.</p>
<p><a href="https://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/30785662/ucraina-sabino-cassese-volodymyr-zelensky-sta-vincendo-guerra.html"><em><strong>Libero</strong></em></a></p>
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