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	<title>Mahsa Amini Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>Mahsa Amini Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Iran, il racconto di militante che combatte il regime: “Mi hanno arrestato e massacrato di botte”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Asghar]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Sep 2023 16:00:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Mahsa Amini]]></category>
		<category><![CDATA[rivoluzione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La chiamata è arrivata di primissima mattina. Non hanno bisogno di presentarsi, loro. Quando sul display del cellulare compare &#8220;numero sconosciuto&#8221; sai già di chi si tratta. Ho risposto e una voce carica di odio mi ha ordinato di presentarmi in un certo ufficio. Ero preparato, gli avvocati dei diritti umani che seguono i miei [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La chiamata è arrivata di primissima mattina. Non hanno bisogno di presentarsi, loro. Quando sul display del cellulare compare &#8220;numero sconosciuto&#8221; sai già di chi si tratta. Ho risposto e una voce carica di odio mi ha ordinato di presentarmi in un certo ufficio. Ero preparato, gli avvocati dei diritti umani che seguono i miei amici attivisti mi avevano consigliato di non accogliere la convocazione telefonica e così ho fatto. Ma non è bastato. La mattina dopo hanno fatto irruzione nel piccolo ostello economico di Teheran dove abito da tre mesi, perché i miei conti bancari sono stati congelati e ho dovuto lasciare l&#8217;appartamento in cui vivevo.</p>
<p>Erano agenti in borghese, mercenari. Sono entrati sfondando la porta, stavo facendo la doccia. Mi hanno lasciato vestire e intanto spaccavano il tavolo, il letto, i vetri delle finestre. Poi è toccato a me. Mi hanno stretto in un angolo e si sono scatenati, manganellate, calci, pugni, sputi. Hanno perquisito furiosamente le mie borse, hanno prelevato i miei scritti e hanno rubato i vestiti, le scarpe, l&#8217;orologio, perfino le vitamine. In strada ci aspettava una macchina. Ho viaggiato con gli occhi bendati e la testa piegata sulle loro gambe affinché non vedessi dove andavamo. Mi sono ritrovato in una piccola cella, avevo dolori ovunque per le scariche di taser somministratemi durante il viaggio. Tremavo. Saranno passate ore prima che mi portassero nella stanza dove mi aspettavano due uomini, due di loro. Uno tirava calci e schiaffi alla cieca, l&#8217;altro mi chiedeva forsennatamente se avessi intenzione di partecipare all&#8217;anniversario della rivoluzione, mi chiamava traditore, bastardo, diceva che avevo preso soldi dall&#8217;America e da Israele per attaccare la repubblica islamica, urlava che non c&#8217;era posto per quelli come me in Iran.</p>
<p>Ripeteva che appena il nostro leader l&#8217;avesse ordinato ci avrebbero ammazzati tutti in un solo giorno senza neppure bisogno di giustiziarci, sarebbe bastato investirci per le strade con la macchina, sarebbe bastato simulare un incidente, cento incidenti, mille incidenti. Poi la minaccia più sinistra: &#8220;Stavolta, se parteciperai ancora alle proteste, ti troveremo subito e finirai in un carcere dove ci sono molti detenuti con forti appetiti sessuali, ti metteremo a loro disposizione&#8221;. Avevo la lingua pesante, non riuscivo a rispondere. E loro picchiavano, picchiavano. Mi sono risvegliato nella cella, era notte, credevo fosse un incubo e volevo svegliarmi, ma ero sveglio. Urinavo sangue, anche le feci erano rosse. Sono rimasto così per cinque giorni, detenuto illegalmente, torturato, alimentato solo ad acqua. Finché mi hanno sottoposto un foglio da firmare in cui promettevo che non avrei partecipato a nessuna manifestazione. Io però gli impegni li prendo solo con me stesso:pensavo questo attraversando i corridoi lugubri in cui ho visto attivisti che non conoscevo e altri che conoscevo, non potevano parlare tra di noi.</p>
<p>Sono tornato all&#8217;ostello, dove mi aspettava il direttore, un uomo per bene che mi ha aiutato molto, non ha mai chiesto che pagassi più di quanto potevo, ossia un solo mese. È stato lui ad accompagnarmi al pronto soccorso, dopo avermi accolto e rincuorato insieme ad altri ospiti della struttura, tra cui un neozelandese e due olandesi. Martedì sera in ospedale il medico ha detto che sarei dovuto restare ricoverato per tre giorni ma sfortunatamente la mia assicurazione sanitaria è stata cancellata dal governo e non ho soldi per permettermi una degenza del genere, così ho preso le medicine che mi sono state prescritte e sono rientrato in ostello. Vogliono farci vivere nel terrore dell&#8217;incertezza, ci stanno col fiato sul collo, li sentiamo arrivare, ma qualche volta arrivano e qualche altra no. Dobbiamo sapere che loro ci braccano. A tanti amici in questi giorni è capitato quello che è capitato a me: sono stati convocati telefonicamente e dopo essersi rifiutati di andare all&#8217;appuntamento sono stati presi in casa, in ufficio. Una mia amica è stata raggiunta a Isfahan dove si era recata per lavoro, l&#8217;hanno trovata in albergo. Il trattamento è sempre lo stesso. Gli agenti in borghese, i mercenari, piombano all&#8217;improvviso come fossero a caccia di criminali, ammanettano gli attivisti e li trascinano per la strada, picchiano duro convinti della loro impunità e poi prendono tutto quello che trovano, carte, documenti, dispositivi elettronici ma anche abiti, oggetti, collane. Sto male fisicamente ma so che il corpo guarirà, mi hanno bastonato tante volte. Sto male soprattutto dentro, sono nauseato da questo odio e questa violenza, da questo sistema senza legge. Prendo impegni solo con me stesso e con i miei compagni, ecco perché ancora ieri, nonostante il dolore allo stomaco, ho raggiunto le proteste a Enqulab street, a Jomhuri street e nella metropolitana. Lo farò ancora, il giorno dell&#8217;anniversario della rivoluzione e fino alla vittoria. Hanno minacciato di mettermi in cella assieme a detenuti molto violenti Avevo dolori ovunque per le continue scariche di taser che ho subìto La rivoluzione Le manifestazioni di protesta scoppiate aTeheran il 16 settembre 2022 dopo l&#8217;uccisione di Mahsa Amini.</p>
<p><a href="https://www.lastampa.it/esteri/2023/09/15/news/iran_il_racconto_di_asghar_attivista_arrestato_e_torturato_botte_taser_minacce_sessuali_ma_il_corpo_guarira_e_tornero-13219553/"><em><strong>La Stampa </strong></em></a></p>
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		<title>Il viaggio senza ritorno della giovane Masha</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-viaggio-senza-ritorno-della-giovane-masha/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mariano Giustino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Feb 2023 06:00:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La libertà svelata, storie di donne coraggiose]]></category>
		<category><![CDATA[Mahsa Amini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La rivoluzione in Iran mostra caratteristiche inimmaginabili e senza precedenti nei quarantaquattro anni di regime teocratico. In una prima fase vi è stata una rivolta in alcune piccole città delle province curde del paese, insorta dopo l’uccisione della giovane ventiduenne Mahsa Amini, curda di Saqqez, massacrata di botte il 16 settembre in un furgone della [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La rivoluzione in Iran mostra caratteristiche inimmaginabili e senza precedenti nei quarantaquattro anni di regime teocratico.</p>
<p>In una prima fase vi è stata una rivolta in alcune piccole città delle province curde del paese, insorta dopo l’uccisione della giovane ventiduenne Mahsa Amini, curda di Saqqez, massacrata di botte il 16 settembre in un furgone della cosiddetta “polizia morale” che l’aveva arrestata perché non indossava correttamente il velo come prescrive la legge islamica.</p>
<p>L’uccisione di Amini ha sconvolto tutto l’Iran e subito la protesta è divampata in più di cento città e ha visto al centro le donne. Nella capitale Tehran si è avviato un processo rivoluzionario spontaneo che è dilagato e ha coinvolto larghi strati della popolazione.</p>
<p>Mahsa Amini era nata da un impiegato della pubblica amministrazione locale e da una casalinga. La sua famiglia la descrive come una ragazza molto timida. Si era diplomata nel 2018 al liceo femminile Taleghani, nella sua città natale. I genitori raccontano che dopo aver completato il suo percorso liceale, la sua vita ha continuato a concentrarsi nello studio e che dopo molto impegno era riuscita a superare il test d’ingresso alla facoltà di Giurisprudenza.</p>
<p>Il 13 settembre 2022, Mahsa decise di fare un viaggio a Tehran con alcuni suoi cugini e raggiungere lì suo fratello Kiaresh. Quel giorno venne fermata da un’agente della polizia morale mentre usciva da una stazione della metropolitana della capitale.</p>
<p>«Lasciateci andare! Noi non siamo di Tehran, veniamo da fuori!», aveva esclamato Kiaresh supplicando i poliziotti di non portare via sua sorella.<br />
Gli agenti si liberarono di lui spruzzandogli in faccia lo spray al peperoncino e costrinsero Masha a salire su un furgone bianco per condurla al commissariato di zona.</p>
<p>Poco dopo, la stessa pattuglia comunicò alla famiglia che la ragazza sarebbe stata condotta al centro di detenzione di Vozara dove avrebbe ricevuto un “corso di rieducazione morale” della durata di un’ora, come da procedura di legge. Ma Kiaresh, recatosi in questura per riprendere sua sorella al termine dell’ora di “rieducazione”, si sentì dire dalla polizia che Mahsa aveva avuto un infarto e un attacco cerebrale ed era stata trasportata in ospedale.</p>
<p>È stato un ragazzo, anche lui in stato di fermo, a raccontare alla famiglia cosa era successo in quel drammatico giorno: «Durante il tragitto verso il commissariato Mahsa era stata insultata e torturata nel furgone. La polizia morale l’aveva colpita alla testa più volte», ha raccontato il giovane testimone. Quando poi è giunta al commissariato, mentre era in attesa dell’identificazione e del colloquio, si è sentita male, le si è oscurata la vista ed è svenuta.</p>
<p>Dopo tre giorni di coma, nell&#8217;unità di terapia intensiva dell&#8217;ospedale Kasra di Tehran, Mahsa è deceduta in seguito al gravissimo trauma cranico subito.</p>
<p>Il giorno del decesso, i sanitari diffusero un post sulla loro pagina Instagram in cui si affermava che la giovane donna era entrata in clinica già cerebralmente morta. In seguito però il loro post fu cancellato. Un gruppo di medici dell’ospedale Kasra, parlando alla stampa in anonimato, ha sostenuto che Mahsa aveva un edema cerebrale reso evidente da un sanguinamento delle orecchie, un ematoma periorbitale e diffuse fratture ossee.</p>
<p>Non sappiamo cosa sia accaduto negli oltre novanta minuti trascorsi dall’ora della richiesta dell’ambulanza fino all’arrivo nel vicino ospedale di Kasra; una tempistica, questa, inspiegabilmente lunga.</p>
<p>La famiglia ha potuto visitare Mahsa il 16 settembre, solo dopo tre giorni dal suo ricovero e subito dopo l’ora della sua morte. Tali dettagli sono stati raccontati dalla giornalista d’inchiesta Niloofar Hamedi, su Shargh, uno dei giornali riformisti più popolari in Iran. Hamedi è stata la prima ad aver documentato l&#8217;uccisione di Mahsa. È stata anche la prima giornalista ad essere stata arrestata appena dopo lo scoppio delle proteste in tutto l’Iran. Grazie a lei, ora sappiamo cosa è accaduto alla povera ragazza curda subito dopo il suo arresto e prima della sua morte.</p>
<p>L’uccisione della giovane Mahsa fu la scintilla che fece divampare il fuoco della protesta delle donne in tutto il paese.</p>
<p>La sua morte aveva scatenato la rabbia nella sua città natale e in tutto il Kurdistan iraniano e subito, ovunque in Iran, era divampata la rivolta delle donne secondo pratiche rigorosamente nonviolente e caratterizzata da gesti altamente simbolici per veicolare il messaggio dirompente del rifiuto di ogni sottomissione, dei codici di abbigliamento vigenti e di ogni autoritarismo anche religioso.</p>
<p>In tutte le piazze e in ogni angolo delle strade le donne hanno iniziato a gridare Jîn, Jîyan, Azadî” (Donna, Vita, Libertà) e slogan contro il regime islamico togliendosi dal capo l&#8217;hijab (velo islamico) per sventolarlo come una bandiera e ad esso davano fuoco, lo hanno fatto mostrando determinazione ed estremo coraggio.</p>
<p>La rivoluzione è subito entrata in una seconda fase in cui donne e uomini, giovani e anziani, sono scesi per le strade, dai quartieri ricchi di Tehran a quelli poveri delle più remote province e campagne, del sud, dell’est e dell’ovest. Un evento, questo, decisamente unico nella storia iraniana, diverso dalle due rivoluzioni precedenti. A quella costituzionale del 1905 prese parte solo un’élite, prevalentemente di due grandi città: Teheran e Tabriz. Quella del ’79 invece fu una rivoluzione sostenuta da potenze occidentali ed è stata molto rapida nel suo processo e comunque non ha interessato tutti gli strati sociali.</p>
<p>È la prima volta che tutto il paese partecipa a una rivolta con uno slogan molto preciso non legato ad alcuna richiesta economica o generica riforma, come spesso era accaduto come spesso è accaduto in passato, col “Movimento Verde” del 2009-10, sull’esito delle elezioni contestato e nel 2019, per l’aumento del prezzo della benzina, alle quali il regime riuscì a fare fronte disinnescando subito le proteste.</p>
<p>Ora gli slogan che rimbalzano in ogni angolo dell’Iran sottendono un obiettivo ben preciso: il crollo della Repubblica islamica con l’abbattimento del “regime di apartheid di genere”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Per leggere le altre storie della rubrica <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-liberta-svelata-storie-di-donne-coraggiose/"><em>clicca qui</em></a></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-viaggio-senza-ritorno-della-giovane-masha/">Il viaggio senza ritorno della giovane Masha</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>#laFLEalMassimo – Episodio 79 &#8211; 2023: auguri a chi difende la nostra libertà</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/laflealmassimo-episodio-79-2023-auguri-a-chi-difende-la-nostra-liberta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Famularo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Jan 2023 15:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#laFLEalMassimo]]></category>
		<category><![CDATA[Attività 2023]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></category>
		<category><![CDATA[Mahsa Amini]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Famularo]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[Volodymyr Zelens'kij]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Bentornati alla FLE al Massimo, finché l’esercito invasore russo non sarà stato definitivamente ricacciato al di fuori dei confini dell’Ucraina, questa rubrica continuerà a ribadire il proprio sostegno alla popolazione aggredita. Il 2022 è stato un anno problematico per le società aperte e per tutti coloro che hanno a cuore la tutela della libertà individuale. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Bentornati alla FLE al Massimo, finché l’esercito invasore russo non sarà stato definitivamente ricacciato al di fuori dei confini dell’Ucraina, questa rubrica continuerà a ribadire il proprio sostegno alla popolazione aggredita.</p>
<p>Il 2022 è stato un anno problematico per le società aperte e per tutti coloro che hanno a cuore la tutela della libertà individuale. Il terremoto geopolitico legato all’invasione dell’ucraina è arrivato proprio nel momento in cui venivano gradualmente eliminate le limitazioni residue al commercio internazionale e alla circolazione dei beni e servizi legate alla pandemia dei due anni precedenti. Questo vuol dire che le pressioni inflazionistiche, originate dalle politiche di contenimento dell’emergenza sanitaria, che hanno sostenuto il potere di spesa dei consumatori anche in un momento di stasi dell’attività produttiva, sono state esasperate ed anticipate dagli effetti del conflitto sui prezzi dell’energia e di alcuni generi alimentari.</p>
<p>Il 2022 ci ha tragicamente ricordato che la libertà non è beneficio acquisito e indiscutibile, come può apparire talvolta a chi è nato nelle società aperte dell’occidente, la minaccia delle dittature corrotte ed oligarchiche, che credevamo sconfitte dopo la dissoluzione dell’unione<br />
sovietica è tornata prepotentemente a bussare alla porta dell’occidente ed al momento è arginata solo dall’eroica resistenza del popolo ucraino.</p>
<p>La guerra commerciale tra la Cina e gli Stati Uniti e le politiche populiste e nazionaliste avviate in America contribuiscono a rimettere in discussione alcune conquiste di libertà e civiltà che credevamo acquisite e ci costringono a ripensare molte delle politiche europee in<br />
tema di aiuti di stato e contrasto delle posizioni dominanti a fronte di un mercato che si configura sempre più come unico e mondiale</p>
<p>L’augurio per il nuovo anno non può che essere quello di vigilare e impegnarsi affinché queste minacce esterne non attecchiscano nel nostro paese e testimoniare con l’impegno civile e il supporto economico, politico e militare tutti gli eroi che combattono e muoiono per la nostra libertà da Volodymyr Zelens&#8217;kij a Mahsa Amini.</p>
<p>Buon anno e Slava Ukraïni!</p>
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		<title>Le parole che mancano in difesa delle ragazze di Teheran e Kabul</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/le-parole-che-mancano-in-difesa-delle-ragazze-di-teheran-e-kabul/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Verdelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Dec 2022 10:27:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[Ebrahim Raisi]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Kabul]]></category>
		<category><![CDATA[Mahsa Amini]]></category>
		<category><![CDATA[proteste]]></category>
		<category><![CDATA[repressione]]></category>
		<category><![CDATA[Teheran]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le stanno spezzando. Una per una, giorno dopo giorno, per mano di carnefici impuniti e con ogni evidenza impunibili, visto che la strage metodica e parallela delle giovani ribelli di Teheran e Kabul va avanti nel silenzio della parte «buona» del mondo. Per «ottime» ragioni di geopolitica o di affari, il consesso delle nazioni democratiche [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/le-parole-che-mancano-in-difesa-delle-ragazze-di-teheran-e-kabul/">Le parole che mancano in difesa delle ragazze di Teheran e Kabul</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le stanno spezzando. Una per una, giorno dopo giorno, per mano di carnefici impuniti e con ogni evidenza impunibili, visto che la strage metodica e parallela delle giovani ribelli di Teheran e Kabul va avanti nel silenzio della parte «buona» del mondo. Per «ottime» ragioni di geopolitica o di affari, il consesso delle nazioni democratiche si limita a manifestare preoccupazione, disappunto, più qualche ipocrita quanto flebile allarme.</p>
<p>Si fa persino fatica a reggere le sommarie descrizioni di quello che centinaia di ragazze in Iran come in Afghanistan stanno subendo sui loro corpi, la devastazione che le porta a morti atroci, mascherate senza vergogna da incidenti, malori improbabili e improvvisi, con la minaccia ai familiari di sostenere la menzogna, pena la ripetizione del supplizio sulla pelle viva di altre figlie, mogli, madri, nonne, donne. È vero che ci sono anche tanti maschi, puniti con identica crudeltà per aver sostenuto l&#8217;accenno di ribellione che le loro amiche, compagne, vicine di casa,<br />
parenti, conoscenti o sconosciute, hanno avuto il coraggio esasperato di tentare. Onore a loro, come a quel professore universitario di Kabul che ha strappato in diretta tv tutti i suoi diplomi perché «se mia sorella non può studiare, io non posso accettare di continuare ad educare». Se gli va bene, verrà «rieducato» come i giocatori della nazionale di calcio iraniana che agli ultimi Mondiali in Qatar si erano rifiutati di cantare l&#8217;inno nazionale, restando a bocca chiusa.</p>
<p>Ma per una volta nella Storia la ribalta non è degli uomini. Di fronte all&#8217;omicidio brutale di <strong>Mahsa Amini</strong>, 22 anni, massacrata dalla Polizia Morale perché sorpresa a Teheran con il velo che lasciava intravedere qualche ciocca di capelli (16 settembre 2022); di fronte al divieto per le giovani afghane di frequentare anche l&#8217;università (20 dicembre 2022), penultima privazione in ordine di tempo, visto che l&#8217;ultima è il divieto alle società di telefonia di vendere carte Sim a persone di sesso femminile; di fronte a queste ulteriori gocce di umiliazione, sono proprio gli esseri umani di sesso femminile ad aver preso la piazza e la scena contro la segregazione a cui sono sottoposte. Vanno a manifestare il loro «ora basta», consapevoli di quello che le attende, lasciando biglietti di probabile congedo («non so se tornerò da voi ma so che non posso non andare»), sfidando a mani nude e capo scoperto milizie con turbanti e bastoni che somigliano ai kapò dei Lager.</p>
<p>Una rivoluzione contro l&#8217;apartheid di genere, nelle dittature teocratiche dei talebani e degli ayatollah, a cui manca un Mandela che la rappresenti e che sia in grado di mobilitare un consenso fuori dalle mura di questi Stati prigione. Ma Mandela era un maschio, e questo dato di natura fa già da solo tutta la differenza. Essere donna non è un titolo di demerito in sé ma di fatto coincide, ovunque e variamente, a una condizione a vari gradi svantaggiata. In molte parti del pianeta, e l&#8217;elenco dei Paesi coinvolti è sterminato, questo svantaggio diventa sopruso, prevaricazione, privazione dei diritti primari, riduzione in uno stato di subalternità che confina con la schiavitù e spesso schiavitù diventa. Donna è meno, in genere poco, spesso niente, a parte la funzione esclusiva di incubatrice stabilita da leggi biologiche immutabili.</p>
<p>La doppia e inumana repressione scattata quasi in contemporanea in Iran e Afghanistan capita in un contesto paradossale, dove per esempio in Europa sono proprio delle donne a capo delle principali istituzioni: Ursula von der Leyen (Commissione), Roberta Metsola (Parlamento), Christine Lagarde (Banca centrale). A parte Giorgia Meloni, prima presidentessa del governo italiano, che ha appena definito «inaccettabile» la scelta di sangue voluta da Teheran, da nessuna di loro risulta sia ancora venuta una parola forte a conforto delle giovani sorelle che rischiano, e a centinaia perdono, la vita pur di rivendicare il più elementare dei bisogni: smettere di essere trattate da esseri inferiori.</p>
<p>La fine di questi inattesi inverni di lotta e di speranze è prevedibile e fosca. La disparità delle forze in campo, il totale abbandono internazionale che isola le giovani combattenti, abbandono che riguarda anche i loro coetanei che abitano Paesi più civili, la presa d&#8217;atto di essere avanguardie senza alcun esercito che si ingrossi alle loro spalle, tutto questo renderà ancora più feroci gli aguzzini e aumenterà nelle eroiche manifestanti quelle paure e quelle angosce che sono l&#8217;anticamera della resa. Non a caso, dopo più di 100 giorni di disorientamento, il presidente iraniano Ebrahim Raisi ha improvvisamente ritrovato la voce: «Non mostreremo misericordia al nemico». E quando arresteranno <strong>Khadim al-Sharia</strong>, 25 anni, la campionessa di scacchi che è andata in Kazakistan per i campionati del mondo e si è mostrata in pubblico coi capelli sciolti e senza hijab, quando storceranno il suo sorriso in una smorfia, perché questo succederà, allora forse verrà riconvocato un ambasciatore, come ha già fatto il nostro ministro Tajani, per dire che così non si fa.</p>
<p><a href="https://edicola-pdf.corriere.it/sfogliatore/index.html?group=CORRIEREFC#/sfoglio"><strong><em>Il Corriere della Sera</em></strong></a></p>
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		<title>L&#8217;Iran e il mistero della nostra disattenzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuliano Ferrara]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Nov 2022 18:00:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[insurrezione]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Mahsa Amini]]></category>
		<category><![CDATA[Sharia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’insurrezione iraniana è entrata in una dimensione totale. La posta in gioco è alta ma tutto questo ci scorre di lato, in un mondo parallelo L &#8216;insurrezione iraniana, che si era per anni manifestata ciclicamente come protesta di massa seguita da forti ondate repressive, sembra essere entrata in una nuova dimensione, totale e ultimativa. Ma [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/liran-e-il-mistero-della-nostra-disattenzione/">L&#8217;Iran e il mistero della nostra disattenzione</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">L’insurrezione iraniana è entrata in una dimensione totale. La posta in gioco è alta ma tutto questo ci scorre di lato, in un mondo parallelo</h3>
<p>L &#8216;insurrezione iraniana, che si era per anni manifestata ciclicamente come protesta di massa seguita da forti ondate repressive, sembra essere entrata in una nuova dimensione, totale e ultimativa. Ma viviamo in un mondo parallelo, si affollano notizie luttuose e drammatiche su molti fronti, così quel che succede in questo paese chiave e fatale della storia contemporanea scorre in una sorta di realtà attenuata fatta di disattenzione.</p>
<p>E&#8217; un fenomeno strano, indecifrabile anche sulla scala della frenetica attività dei media in occidente. Le cose che sappiamo, a parte eccezioni e fonti militanti straordinarie, le sappiamo dai social, le vediamo nei video, le leggiamo nelle pagine esteri dei grandi giornali e le percepiamo in qualche servizio televisivo ben fatto e partecipe della tragedia. Di tanto in tanto qualche celebrità si taglia una ciocca di capelli in segno di solidarietà, perché la protesta nasce oltre due mesi fa in seguito alla morte in caserma di una ragazza, Mahsa Amini, catturata dalla polizia morale per non aver indossato il foulard islamico come si deve secondo le prescrizioni delle autorità.</p>
<p>Ciò che si sa, ciò che letteralmente passa sotto i nostri occhi, è enorme, madornale. La rivolta è vasta, tenace, duratura. Non ha obiettivi intermedi, sarà anche come dicono i riformisti iraniani, &#8220;una guerra culturale&#8221;, dunque un gesto per definizione minoritario o socialmente identitario, ma si presenta come una rivoluzione contro la Sharia, come una intolleranza di massa verso la Repubblica islamica fondata da Khomeini nel 1979 e guidata dal suo successore Khamenei.</p>
<p>Si estende nella sua radicalità a dozzine di città, investe le strade, le università, i mall, le scuole, si dirige verso obiettivi incendiari, si esprime anche con gesti di ritorsione simbolica contro le acconciature dei mullah i cui turbanti vengono schiaffeggiati per strada, ma in generale è affare serissimo di barricate, blocchi, sparatorie, sassaiole, lancio di bottiglie incendiarie; nel cielo cittadino volano i droni della polizia che controllano i cortei e sputano piombo, una folla enorme prevalentemente di donne, ragazze e giovani si scontra con un apparato repressivo spietato, che è cosa diversa dal concetto rapsodico di abuso dei diritti politici o umani; le cariche sono sanguinose, invadono le piattaforme della metropolitana di Teheran, le bastonature a morte nei portoni sono testimoniate da riprese agghiaccianti. I morti ammazzati sono centinaia, migliaia i feriti, decine di migliaia gli arrestati. Sono erogate le prime pene di morte contro i &#8220;nemici di Dio&#8221;.</p>
<p>In tutto questo a noi tocca sapere e non sapere, assistere e non avere mezzi politici e istituzionali per agire. Domina una strana opacità. Eppure è universalmente noto che la destabilizzazione del mondo e degli equilibri strategici, fin nel cuore della Guerra fredda, si è iniziata con la rivoluzione khomeinista del 1979. Il ritorno dell&#8217;Ayatollah e la presa del potere delle fazioni islamiste è il perno intorno a cui ruota non soltanto lo sconvolgimento del medio oriente, molto di più, è il giro di vite decisivo dello scontro di civiltà cui seguirà la massima proiezione bellica e terroristica del mondo islamista in occidente.</p>
<p>E&#8217; qualcosa che ci riguarda, che fa il peso e compete per importanza con la guerra in Europa, è un fenomeno di vita o di morte per un regime prenucleare, minaccioso e intollerante verso il Grande Satana, eliminazionista quanto a Israele, il fomite dell&#8217;antisemitismo di stato, un fulcro della destabilizzazione globale.</p>
<p>E&#8217; in gioco il destino di una Rivoluzione colta, dalla teologia ipersemplificata nelle conseguenze legali oppressive ma sofisticata quanto agli strumenti e al messaggio, sono in gioco le idee di genere, la questione dei costumi e delle minime, decenti libertà del comportamento sociale nel mondo moderno, compreso il canto e l&#8217;amore, eppure questo fatto determinante, dirimente, ci scorre di lato, parallelo, come una notizia che non incontra davvero la nostra esperienza e visione delle cose.</p>
<p>E questo è un clamoroso mistero come sono clamorosi i misteri percepibili da tutti nella loro pregnanza e nella loro evanescenza.</p>
<p><a href="https://www.ilfoglio.it/esteri/2022/11/17/news/l-iran-e-il-mistero-della-nostra-disattenzione-4669063/"><strong><em>Il Foglio</em></strong></a></p>
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