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	<title>m5s Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>m5s Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Aiuto</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/aiuto-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Jul 2022 17:40:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[m5s]]></category>
		<category><![CDATA[mario draghi]]></category>
		<category><![CDATA[PNRR]]></category>
		<category><![CDATA[reddito cittadinanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quel che era urgentissimo giovedì, al punto da inchiodare il presidente del Consiglio al telefono, su una panca del Prado, a Madrid, per costringerlo poi a rientrare anticipatamente, forse sarà affrontato oggi pomeriggio. Con calma. Una settimana dopo. Essendo questione più fumosa che di sfumature, incubata a metà strada fra il pettegolezzo e la stizzosa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quel che era urgentissimo giovedì, al punto da inchiodare il presidente del Consiglio al telefono, su una panca del Prado, a Madrid, per costringerlo poi a rientrare anticipatamente, forse sarà affrontato oggi pomeriggio. Con calma. Una settimana dopo. Essendo questione più fumosa che di sfumature, incubata a metà strada fra il pettegolezzo e la stizzosa supponenza, difficilmente potrà essere risolta affrontandone il merito. Perché il merito non c’è e quel che c’è riguarda la politica estera, quindi un terreno largamente sconsigliabile anche alla stellata incoscienza. Però si deve uscirne, ragion per cui l’attenzione si concentrerà sul decreto “aiuti”, dove trovare aiuto per potere dire qualche cosa di demagogico. A noi preme avvertire che sarà costoso.</p>
<p>Dopo due anni è impossibile non accorgersi, al netto delle numerose truffe, che il reddito di cittadinanza è un fallimento. Cosa che sapevamo già, da prima, ma che ora ha la sua certificazione sperimentale. Le “politiche attive del lavoro” sono rimaste un gargarismo, di cui neanche sono in grado di spiegare il significato. I percettori che potrebbero lavorare non hanno trovato lavoro, nel mentre scarseggiano lavoratori per ogni dove. I navigator sono divenuti l’ennesima piaga di contratti a termine ridenominati “precari”, nei confronti dei quali si ha una specie di dovere morale a rinnovarli, anche se inutili. Il meccanismo di esclusione dall’assistenza al ricorrente rifiuto di lavoro non ha mai funzionato. Il minimo, ma proprio il minimo, consiste nel mettere mano a quello, togliendo ai salpati navigator l’esclusiva della proposta e allargandola ai privati che ne lascino traccia. Ma, per quel che resta dell’enorme legione parlamentare pentastellata, sarebbe da considerarsi avversione ideologica alla loro geniale trovata ogni ipotesi di confronto con la realtà, così dimostrando che quella loro non è manco ideologia, ma cieco misticismo.</p>
<p>E vabbè, pazienza: si è pagato fino ad adesso e si pagherà ancora per un po’. È un pessimo esempio, un assai brutto vedere, una forma d’arroganza ricattatrice, ma non cascherà il mondo. Sì, ma fino ad un certo punto.</p>
<p>Entro fine luglio la Banca centrale europea dovrebbe far conoscere le caratteristiche di un nuovo strumento, suggestivamente indicato come “scudo”, in grado di evitare la frammentazione interna circa i tassi d’interesse. Un modo, insomma, per tenere a bada gli spread. Che si divaricano non perché il mondo è brutto e cattivo, ma perché abbiamo un debito eccessivo. Ora, a parte che strumenti di soccorso a chi è in difficoltà esistono di già, a parte che i più alti lai avverso le ciambelle si levarono da chi sta a mollo, il punto è che ogni garanzia, in questo mondo, sposta un rischio e un costo. Tanto che, ragionevolmente, c’è chi vorrebbe almeno ci siano delle condizioni. Che per noi sarebbero costrizioni. E che facciamo noi? Annunciamo al mondo che il governo Draghi resta in piedi perché si consente a chi riceve un sussidio di rifiutare d’andare a lavorare, considerando l’essere mantenuto dagli altri lavoratori e pagatori di tasse un diritto di cittadinanza? Suggestiva premessa per sentirsi spedire laddove il MoVimento si propose, fin dagli albori, di spedire gli italiani ancora capaci di far di conto.</p>
<p>Certo che la politica estera viene prima. La coesione occidentale. La necessità di incardinare meglio il Pnrr. E così via. E certo che il conto di quell’obbrobrio è salato, ma non destabilizzante. Però il suo prezzo morale è altissimo. A cominciare dal fatto di far credere agli italiani che si possa avere “aiuto” per decreto e di far sapere ai concittadini europei che noi italiani avremo sempre bisogno di “aiuto”. Il che è imbarazzante, nonché il più micidiale attacco alla sovranità e alla dignità.</p>
<p>L’alternativa? Prendersi in giro, prendere tempo, rimandare tutto in Parlamento e lì constatare che il solo capace di rompere è anche il solo a non essere parlamentare.</p>
<p>La Ragione</p>
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		<title>Incenerirli</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/incenerirli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 May 2022 07:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[inceneritore]]></category>
		<category><![CDATA[m5s]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il frinire pentastellato è l’effetto, non la causa. Sono stati capaci di dare espressione politica al rifiuto della realtà, ma non l’hanno inventato. Il problema dell’Italia non è battere quello che oggi è il partito di maggioranza relativa, ma abbattere quel rifiuto che lo ha fatto diventare tale. Un lavoro profondo, non fatto di elettoralismi, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il frinire pentastellato è l’effetto, non la causa. Sono stati capaci di dare espressione politica al rifiuto della realtà, ma non l’hanno inventato. Il problema dell’Italia non è battere quello che oggi è il partito di maggioranza relativa, ma abbattere quel rifiuto che lo ha fatto diventare tale. Un lavoro profondo, non fatto di elettoralismi, ma di serietà e schiettezza. Il caso degli inceneritori è emblematico, ma deve servire a capire che da incenerire ci sono vizi antichi.</p>
<p>Il primo importante sindaco pentastellato viene eletto a Parma, nel 2012. Nella loro campagna elettorale c’era in No all’impianto per trattare i rifiuti. È stato anche il primo ad essere espulso, perché ha fatto il sindaco e quell’impianto è andato avanti. Oggi c’è il caso di Roma e del connesso decreto governativo, sul quale basterà leggere cosa dice il viceministro pentafrinente, Alessandra Todde: &lt;&lt;siamo disposti a discutere di un impianto ecosostenibile che rispetti le normative europee&gt;&gt;. Le era venuto il sospetto si volessero realizzare impianti non a norma? La realtà è che, su questo come su tanto altro, dalla Tav al Tap, o fanno marcia indietro o vanno avanti nel burrone.</p>
<p>Però il problema non sono mica loro, perché gli inceneritori non c’erano neanche prima che comparissero a colorire la scena. Le ecoballe di Napoli c’erano prima. Le discariche romane c’erano prima. E quella roba lì non è solo la cosa più inquinante e avvelenante che si possa immaginare, con danni permanenti nei decenni a venire, ma anche il solo modo per consentire alla criminalità di fare affari sulla spazzatura. E questa robaccia è stata difesa, negli anni, anche prima che loro ne divenissero alfieri. Quindi piano con il dare loro tutte le colpe.</p>
<p>L’Italia è ferma da lustri. La politica nel No vince da decenni. Eravamo all’avanguardia e ci tagliammo fuori dal nucleare nel 1987, a furor di popolo referendario. Nel 2011 non ci fu partita e si volle tenere la gestione dell’acqua nelle mani di scassate municipalizzate, così accollandosene i costi come contribuenti e gli sprechi come clienti. La radice profonda di questi atteggiamenti è nutrita da una convinzione che è poi la stessa che ci ha portato a essere il Paese europeo con il debito pubblico più alto: si può consumare la ricchezza che non si produce.</p>
<p>Poi, una volta trasformata tale convinzione in “diritto”, si dischiude la cascata delle dissennatezze: redditi senza lavoro, pensioni d’invalidità senza invalidità, titoli di studio senza conoscenze (manco dell’italiano), investimenti senza rischi, giustizialismo senza giustizia e via così corrompendo la vita pubblica. Ovvio che arrivano politici senza politica, saltafossi trasformisti, guerrafondai in casa e pacifisti in guerra. Tutta gente che non può essere fermata con qualche fantasiosa trovata, ma facendo pace con la realtà e usando la serietà. Se questo lavoro non trovasse interpreti credibili il risultato non sarebbe la continuazione del sogno, ma l’avvento dell’incubo.</p>
<p>Magari il problema fosse solo la classe politica. Incespica tutta quanta una classe dirigente: dalle cattedre, al giornalismo, alle imprese. Sembra che tutti siano capaci di tifare e sindacalizzare i propri bisogni, ma nessuno di porsi il problema della compatibilità, in armonia con una qualche idea di società futura. E questo avviene nel mentre abbiamo la più imponente massa di quattrini (europei) con cui finanziarne la costruzione. E non c’è solo la classe dirigente, ci sono i cittadini. Finché si sarà convinti che la cosa più utile sia trovare la propria immediata convenienza, tanto la convivenza che il voto saranno indirizzati all’arraffare, al non pagare, al rimandare. Altro che costruire.</p>
<p>Ecco, affogare nella monnezza, con i cinghiali infetti che ci sguazzano e il cielo ci guardi dall’abbatterli, facendoli diventare come le vacche sacre, rende bene l’idea di quel che capita. Meglio incenerire l’incoscienza.</p>
<p>La Ragione</p>
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		<title>Soldi Soldi Soldi</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/soldi-soldi-soldi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Feltri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2020 13:10:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[La Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[m5s]]></category>
		<category><![CDATA[Mattia Feltri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Stampa</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="c3"><span class="c1"><div class="su-button-center"><a href="" class="su-button su-button-style-flat su-button-wide" style="color:#ffffff;background-color:#003c71;border-color:#00305b;border-radius:5px" target="_self"><span style="color:#ffffff;padding:9px 30px;font-size:22px;line-height:33px;border-color:#4d779c;border-radius:5px;text-shadow:0px 0px 0px #ffffff"><i class="sui sui-newspaper-o" style="font-size:22px;color:#ffffff"></i> VISUALIZZA ARTICOLO</span></a></div>
<p><a href="https://www.lastampa.it/"><strong>La Stampa</strong></a></p>
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		<title>Mattia Feltri: Homo Erectus</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/mattia-feltri-homo-erectus/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2020 06:10:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#BuonaPagina]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[m5s]]></category>
		<category><![CDATA[Mattia Feltri]]></category>
		<category><![CDATA[movimento 5 stelle]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ultimamente trovo deliziose le interviste ai cinque stelle. Qua e là dicono persino delle cose sensate. Non molte, ma sensate. Sembra echeggiare — sto esagerando — il pensiero di un Franco Nicolazzi o di un Remo Gaspari (per chi se li ricorda). Per fare un solo esempio, rivendicano l&#8217;abolizione del doppio mandato, aspirando al terzo [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Ultimamente trovo deliziose le interviste ai cinque stelle. Qua e là dicono persino delle cose sensate. Non molte, ma sensate. Sembra echeggiare — sto esagerando — il pensiero di un Franco Nicolazzi o di un Remo Gaspari (per chi se li ricorda). Per fare un solo esempio, rivendicano l&#8217;abolizione del doppio mandato, aspirando al terzo e poi al quarto, in nome della competenza.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Come buttare a mare tanta competenza accumulata in anni di gavetta? Siamo evoluti, dicono all&#8217;intervistatore esterrefatto, o più spesso arreso. E in effetti un&#8217;involuzione li avrebbe retrocessi, ai miei occhi maldisposti, alla condizione di primati, poiché mi parevano mossi dagli impulsi socioculturali dell&#8217;Australopiteco, politicamente parlando. Consideravano l’incompetenza la precondizione della purezza, e la competenza il presupposto della corruzione. Ormai però l&#8217;hanno capita, sono evoluti.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Volevano uscire dall&#8217;euro e ora che l&#8217;euro arriva, nella quantità di un paio di centinaia di miliardi, si fregano le mani: sono europeisti, sono evoluti. Non cominciamo con Tap, Tav, F35, eccetera. Sono evoluti, fine. Bisogna ammetterlo, hanno assunto le sembianze dell&#8217;Homo Erectus, si sono alzati sulle zampe posteriori, fanno uso del fuoco, affilano pietre, costruiscono utensili. Mi piacerebbe, per indole meschinella, se ammettessero che, se sono evoluti, è perché erano arretrati prima, e non glielo si diceva da lustrascarpe del padrone, come sostenevano e talvolta continuano a sostenere.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Ma forse è solo questione di tempo. Ancora un paio di governi e avremo l’Homo Sapiens, il cui vertice evolutivo, in politica italiana, è sempre il grande Giulio Andreotti.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;"><strong> </strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;"><strong>Mattia Feltri</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;"><strong>La Stampa, 1/09/20</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>#BuonaPagina &#8211; Votazione chiusa.</p>
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		<title>Quel che capita quando i 5 stelle rincorrono Einaudi</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/quel-che-capita-quando-i-5-stelle-rincorrono-einaudi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enzo Palumbo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2020 18:55:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[enzo palumbo]]></category>
		<category><![CDATA[luigi einaudi]]></category>
		<category><![CDATA[m5s]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando qualcuno ricorre a citazioni antiche per adattarle alla situazione del momento, provando a utilizzarle a sostegno delle proprie convinzioni, corre di solito due rischi: il primo, generico, perché prescinde dal contesto politico in cui quelle parole furono pronunziate, mentre il secondo è più specifico, perché di solito si ferma alla citazione senza andare a [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Quando qualcuno ricorre a citazioni antiche per adattarle alla situazione del momento, provando a utilizzarle a sostegno delle proprie convinzioni, corre di solito due rischi: il primo, generico, perché prescinde dal contesto politico in cui quelle parole furono pronunziate, mentre il secondo è più specifico, perché di solito si ferma alla citazione senza andare a leggere fino in fondo ciò che in quell’antica occasione fu effettivamente detto e fatto.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Penso che il ministro on. Federico D’Incà, li abbia corsi entrambi allorché, su Repubblica del 22 agosto, si è limitato a ricordare che il resoconto sommario della II<sup>a </sup>Sottocommissione della Costituente del 18 settembre 1946 attribuisce a Luigi Einaudi, che aveva osservato che “<i>quanto più è grande il numero dei componenti un’Assemblea, tanto più essa diventa incapace di attendere all’opera legislativa che le è demandata</i>”; che, ovviamente, è principio assolutamente condivisibile in via di principio.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Parto da qui per evidenziare che se il ministro avesse letto quel resoconto sino alla fine, avrebbe potuto constatare che al termine della discussione, col voto favorevole proprio di Luigi Einaudi (ma anche di altri eminenti costituenti come Calamandrei, Codacci Pisanelli, Leone, Lussu, Mortati, Perassi, Vanoni, solo per citarne alcuni), venne approvata la proposta di eleggere un deputato ogni 100.000 abitanti, che è poi il rapporto sostanzialmente corrispondente a quello ancora vigente, visto che l’attuale numero di 630 deputati, rapportato a circa 60.483.973 abitanti odierni, comporta l’elezione di un deputato per ogni 96.006 abitanti.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Com’è noto, quel rapporto fu poi modificato dalla stessa Commissione e infine approvato dall’Aula, col consenso di Einaudi, in ragione di un deputato ogni 80.000 abitanti e di un senatore ogni 200.000, e ciò sino alla legge costituzionale n. 2-1963 che avrebbe infine introdotto il rispettivo numero fisso di 630 e 315, senza di che, stando ai costituenti (e quindi anche a Einaudi) i deputati di oggi sarebbero stati 756 e i senatori 302,</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000; font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">C’è poi il rischio generico, quello di prescindere dal contesto del tempo, che vedeva un’Assemblea eletta con un sistema proporzionale più che puro, in cui anche partiti che avevano raggiunto un risultato, che oggi si direbbe di prefisso telefonico (0,09, 0,22, 0,31,0,44, solo per dirne alcuni), erano riusciti a portare in Aula la giusta rappresentanza di esigue minoranze del Paese, e in cui il plenum della stessa Costituente, nella seduta del 23 settembre 1947, avrebbe coerentemente approvato uno specifico ordine del giorno, presentato dall’on. Giolitti, che testualmente recitava “<i>L’Assemblea Costituente ritiene che l’elezione dei membri della Camera dei Deputati debba avvenire secondo il sistema proporzionale</i>”.</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000; font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Un ordine del giorno puntualmente rispettato dalla stessa Assemblea – in sede, ahinoi, solo legislativa e non costituente – con l’approvazione delle leggi 6-1948 per la Camera e 29-1948 per il Senato, che più proporzionali di com’erano non potevano essere, e che, in versioni appena modificate, hanno consentito al Paese, proporzionalmente rappresentato anche da minoranze piccole ma politicamente rilevanti, di crescere civilmente ed economicamente nella c. d. prima Repubblica, sino ai suoi, purtroppo infausti, esiti finali e all’introduzione di diverse specie di normative più o meno maggioritarie.</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000; font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Sta di fatto che la riduzione dei parlamentari che sarà oggetto del prossimo referendum costituzionale “oppositivo” (e non “confermativo”, come impropriamente si usa dire) s’inserisce per l’appunto in un contesto elettorale sostanzialmente maggioritario, per via dell’attuale meccanismo di voto obbligatoriamente congiunto tra collegi uninominali e circoscrizioni, che finirà inevitabilmente per offrire alla più forte delle minoranze elettorali l’assoluto predominio del prossimo Parlamento in termini addirittura amplificati per via del minor numero di seggi disponibili, consentendo a chi avrà la ventura di prendere un voto in più di ottenere una maggioranza qualificata in entrambe le Camere (267 deputati sul plenum di 400, 137 senatori sul plenum di 205-206), potendo così modificare anche l’assetto ordinamentale del Paese e i suoi equilibri costituzionali senza neppure il fastidio di sottoporre le modifiche al responso popolare.</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000; font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Per sostenere il SI, il ministro D’Incà ha poi finito per dare anche i numeri, provando a confermare l’equivoco che sta avvelenando tutta questa discussione, e così sommando gli attuali componenti delle nostre due Camere e raffrontandoli con quelli delle sole prime Camere degli altri paesi europei; un metodo “grossolano”, il cui utilizzo è comprensibile nella polemica politica, ma è assolutamente ingiustificabile quando viene sostenuto in sede scientifica da qualche isolato docente universitario.</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000; font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Quando invece, dovrebbe essere evidente che, vista l’assoluta diversità di funzione e di formazione delle seconde Camere degli altri paesi, il rapporto va fatto solo tra le rispettive Camere basse, con la nostra Camera che, quanto a rappresentatività (deputati/popolazione) si colloca già oggi al 24° posto tra quelle dell’UE, e domani sarà ultima. </span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000; font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Chi volesse saperne qualcosa in più può consultare in proposito i dossier predisposti dal Servizio Studi del Senato n, 71-06 del 2019 e 280 del 2020, nei quali si può leggere testualmente che “<i>Non appare possibile procedere a un raffronto analogo a quello per le Camere basse in quanto in gran parte dei casi i componenti delle Camere alte non sono eletti direttamente dai cittadini e rappresentano istanze di altro tipo (ad esempio, espressione di istanze territoriali, oppure sono nominati su proposta del Governo o con elezioni di secondo grado, ecc.)</i>”.</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000; font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">E, se poi si vogliono proprio sommare i numeri delle nostre due Camere, allora bisognerebbe avere l’onestà intellettuale di sommare anche quelli di entrambe le Camere degli altri paesi non federali, col che il risultato non cambierebbe di granché.</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000; font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">In tale ipotesi, in Inghilterra (con 1426 parlamentari tra Deputati e Lords) il rapporto sarebbe di un parlamentare ogni 45.935 abitanti, in Spagna (con 616 tra Deputati e Senatori) sarebbe di uno ogni 75.746 abitanti, e in Francia (con 925 tra Deputati e Senatori) sarebbe di uno ogni 72.672 abitanti.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;"><a name="_GoBack"></a> <span style="color: #000000;">Così procedendo, in Italia, coi 945 parlamentari di oggi, si ha un rapporto di uno ogni 64.004 abitanti, più o meno in linea cogli altri grandi paesi, mentre coi 600 di domani il rapporto sarebbe di un parlamentare ogni 100.806 abitanti, facendoci conquistare ancora una volta il fanalino di coda della rappresentatività.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000; font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">E tutto ciò senza considerare che andrebbero scorporati dal dato italiano i deputati e i senatori (oggi, rispettivamente, 12 e 6, dopo la riforma 8 e 4) che vengono eletti nei collegi esteri in rappresentanza di quasi cinque milioni di cittadini colà residenti.</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000; font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Il che mi fa concludere che, se oggi Einaudi potesse esprimersi nell’attuale contesto politico, troverebbe certo il modo di argomentare, come fa da tempo la Fondazione che porta il suo nome, il suo sonoro NO a una riforma costituzionale che riduce la rappresentatività delle nostre istituzioni parlamentari con la risibile scusa del risparmio di un caffè l’anno per ogni italiano.</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000; font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">E qui, se non fossimo in sede referendaria, e quindi in procinto di valutare solo ciò che il Parlamento ha già approvato, si potrebbe anche aprire il discorso sul nostro bicameralismo paritario, per il quale potrebbe tornare utile anche l’insegnamento di Luigi Einaudi, che, nei lavori della Costituente, immaginava una seconda Camera rappresentativa delle Regioni, ma anche delle professionalità esistenti nel Paese.</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000; font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Ma questo, ovviamente, è un altro discorso, che il NO al referendum potrebbe propiziare a partire dal 21 settembre.</span></p>
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		<title>Una bugia e una tesi temeraria</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/una-bugia-e-una-tesi-temeraria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Aug 2020 16:09:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[davide giacalone]]></category>
		<category><![CDATA[m5s]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il merito è più interessante e decisivo della questione politicista. Analisti e commentatori si soffermano sulle divisioni che la campagna referendaria provoca sia a destra che a sinistra. Tema interessante, ma neanche troppo. La riforma costituzionale che taglia il numero dei parlamentari è stata approvata praticamente all’unanimità, ergo è di tutta evidenza che quanti che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il merito è più interessante e decisivo della questione politicista. Analisti e commentatori si soffermano sulle divisioni che la campagna referendaria provoca sia a destra che a sinistra. Tema interessante, ma neanche troppo. La riforma costituzionale che taglia il numero dei parlamentari è stata approvata praticamente all’unanimità, ergo è di tutta evidenza che quanti che saranno i No referendari, o i soggetti politici che in tal senso si pronunceranno (sempre più numerosi), questo comporta divisioni in quella ipocrita unanimità. Da una parte e dall’altra.</p>
<p>Il merito è più intrigante. Cominciando da una bugia e una tesi temeraria. La bugia: in tantissimi ripetono che quel taglio è nei programmo e negli intenti dei partiti (che neanche esistono più) da decenni, il che è grossolanamente falso. Fin dalla commissione Bozzi (istituita nel 1983 e che chiuse i suoi lavori nel 1985), nessuno ha mai proposto un taglio del numero fine a sé stesso, ma sempre, sebbene con approcci e contenuti diversi, modifiche del sistema legislativo, in quello inserendo una diminuzione dei parlamentari. Non solo questo è evidente a chiunque sappia di che parla e abbia mai letto le relazioni finali, di maggioranza e delle minoranze, ma c’è di più: quei progetti di riforma andavano in direzione diametralmente opposta a quella oggi imboccata, giacché tutti provavano a inserire correttivi al bicameralismo paritario (posto che nella Costituzione del 1948 non lo era e che delle differenze sussistevano eccome), mentre ora si cede totalmente al bicameralismo identico, ovvero a un assurdo sconosciuto nel mondo.</p>
<p>Perché si mente in modo così spudorato, pur se molti dei mentitori hanno l’attenuante dell’ignoranza? Perché la riforma in sé non ha un senso compiuto, non sta in piedi, sicché si finge che la si volesse da anni. E questo porta alla tesi temeraria.</p>
<p>Dicono i 5S che si tratta solo di un primo passo, perché il processo riformatore non si ferma e, quindi, è ozioso soffermarsi sul fatto che non ha senso autonomo. Dicono quelli del Pd che si deve completare l’opera con una riforma del sistema elettorale, da farsi prima del referendum. Dicono gli altri: votate Sì per evitare che si sancisca l’ovvio e l’evidente: la riforma è una vittoria grillina, cui ci siamo accodati. Gli ultimi sono in piena sindrome di Stoccolma. I secondi sanno benissimo che entro fine settembre non ci sarà nessuna riforma del sistema elettorale, semmai, al più, un avvio, che non solo non significa nulla, ma testimonia il contrario di quel che credono: se una riforma con legge ordinaria è decisiva per l’equilibrio di una riforma costituzionale è solare che la riforma costituzionale è squilibrata e potenzialmente velenosa. I primi sono i più interessanti, perché anche i più capaci (non sono al sole, non sto delirando: i 5S sono divenuti i più capaci, perché gli altri sono annegati nell’ipocrisia e nella viltà), difatti hanno già fregato tutti con quella tesi. Ricordate la riforma che cancella la prescrizione? Dissero, in coro: è solo un primo passo riformatore, prima che entri in vigore sarà rivisto e sveltito tutto il sistema processuale. Balle, dicemmo. Ebbene: la riforma è in vigore, l’Italia è il solo Paese incivile in cui esiste il processo a vita, e il resto non s’è visto, non c’è e manco ci sarà. Schema perfetto con cui hanno intortato i presunti geni della tattica.</p>
<p>Il fatto che si possa replicare all’infinito segna la pochezza del mondo politico. Vedremo se gli italiani mostreranno di capire meglio e disapprovare con più efficacia.</p>
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<p><em>Pubblicato da <a href="http://formiche.net">Formiche</a></em></p>
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		<title>Paolo Mieli: Il principio di realtà rifiutato</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/paolo-mieli-il-principio-di-realta-rifiutato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2020 05:37:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#BuonaPagina]]></category>
		<category><![CDATA[conte]]></category>
		<category><![CDATA[corriere della sera]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[Illusionismo]]></category>
		<category><![CDATA[legge elettorale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La vicenda del ponte di Genova e del rapporto con la famiglia Benetton ci rivela in fin dei conti soprattutto una cosa: Giuseppe Conte si sta appalesando come uno dei più straordinari illusionisti della nostra storia. Ipnotizzata la sua (peraltro consenziente) maggioranza, annuncia, dice, si contraddice, rinvia, alla fine poi ricomincia riportandoci al punto di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La vicenda del ponte di Genova e del rapporto con la famiglia Benetton ci rivela in fin dei conti soprattutto una cosa: Giuseppe Conte si sta appalesando come uno dei più straordinari illusionisti della nostra storia. Ipnotizzata la sua (peraltro consenziente) maggioranza, annuncia, dice, si contraddice, rinvia, alla fine poi ricomincia riportandoci al punto di partenza. Non esiste ormai più un solo punto su cui qualcuno nella maggioranza si attenga al principio di realtà. Prendiamo il dibattito sugli aiuti europei (di cui, sia chiaro, dipendesse da noi faremmo richiesta all&#8217;istante). Quel che sconforta sono le argomentazioni messe in campo: tali aiuti devono essere donati e, nel caso si configurino come prestiti, va garantito che siano senza «condizionalità». I Paesi che pretenderebbero di ridurne l&#8217;ammontare e verificare come quei soldi saranno spesi, vengono descritti come egoisti, avidi e insensibili alla causa europea. Perché insensibili? Per il fatto che &#8211; se la Comunità non ci regala quei soldi all&#8217;istante o non ce li presta alla maniera che noi pretendiamo &#8211; noi non faremo nulla per impedire che vada a monte l&#8217;intera costruzione europea. Conta poco che noi quei soldi non sappiamo neanche bene come spenderli. E che probabilmente una parte li butteremo via. L&#8217;importante è prenderli.</p>
<p>Fino a quando? All&#8217;infinito? Ammesso che fosse ammissibile ragionare in questo modo a marzo, aprile, nell&#8217;esaurimento nervoso da crisi pandemica, oggi forse dovremmo definire meglio cosa noi, con le nostre forze, siamo pronti a fare per il nostro Paese oltre a spendere i soldi che riusciremo a farci dare dall&#8217;Europa. Al momento non si vede all&#8217;orizzonte neanche un&#8217;idea di qualcosa che ci imponga di risanare ciò che va risanato. Siamo solo capaci di spendere facendo debito, debito e ancora debito. Un&#8217;attitudine che almeno trenta o quarant&#8217;anni fa serviva a render saldi gli accordi tra partiti. Oggi non c&#8217;è più neanche quello. Nessun&#8217;intesa è in grado di reggere. Neanche quelle di impianto etico. Vari ministri avevano annunciato mesi fa che nel caso sulle nostre coste fossero approdati dei migranti li avremmo accolti e parzialmente smistati in altri Paesi (grazie ad accordi internazionali presi dalla ministra Lamorgese). Invece quando questi migranti arrivano, restano tuttora al largo per una decina di giorni con la sola differenza che non ci sono più scrittori o parlamentari che vadano su quelle navi a portar loro conforto. Qualcosa deve essere cambiato nella sensibilità dei soccorritori che si mobilitarono l&#8217;estate scorsa. Neanche sulla modifica dei cosiddetti decreti Salvini sembra esserci all&#8217;orizzonte uno straccio di intesa. Né su una decina o più di punti che non stiamo qui ad elencare.</p>
<p>Su un solo dettaglio l&#8217;accordo tra Pd e Cinque Stelle appare granitico: quello di un sistema elettorale che renda l&#8217;attuale stato delle cose immodificabile. Un sistema per fare in modo che sia impossibile per l&#8217;elettore scegliere una maggioranza e un programma di governo come tuttora accade per sindaci e presidenti di Regione. Lo scopo è quello di agevolare al massimo i rimescolamenti parlamentari divenuti da tempo l&#8217;unica, vera specialità della sinistra italiana. Il tutto accompagnato da spudorate ammissioni del vero motivo per cui si procede in questa direzione: disarticolare l&#8217;attuale opposizione e impedirne la vittoria. Qui non abbiamo niente da dire su coloro che negli ultimi quarant&#8217;anni sono rimasti coerentemente proporzionalisti.</p>
<p>Ma nei confronti di coloro che ai tempi si iscrissero con giubilo alle grandi tribù del maggioritario, vorremmo suggerire una riflessione in extremis non tanto sul loro cambiamento di idee (le idee si possono sempre, a volte si devono modificare) quanto sulla sospetta unanimità di tale trasformazione. Un fenomeno non nuovo nella storia d&#8217;Italia. Che è arduo annoverare tra le caratteristiche migliori della nostra tradizione.</p>
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		<title>Fabrizio Roncone: Potere, poltrone e lusso. Alla fine il Palazzo ha sedotto il Movimento</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/fabrizio-roncone-potere-poltrone-e-lusso-alla-fine-il-palazzo-ha-sedotto-il-movimento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jun 2020 07:05:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#BuonaPagina]]></category>
		<category><![CDATA[Casalino]]></category>
		<category><![CDATA[corriere della sera]]></category>
		<category><![CDATA[di maio]]></category>
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		<title>Caro Giannuli, il M5S non è il nuovo. Ecco perché</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/caro-giannuli-il-m5s-non-e-il-nuovo-ecco-perche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Corrado Ocone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Jul 2017 12:17:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[Aldo Giannuli]]></category>
		<category><![CDATA[m5s]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Che la classe politica, e anzi forse la classe dirigente tutta, del periodo della cosiddetta “prima Repubblica”, fosse “superiore”, più all’altezza dei suoi compiti, di quella successiva, è affermazione incontrovertibile e persino banale. Così come lo è quella, ad essa connessa, del relativamente rapido declino generale del nostro Paese, che era arrivato ad essere la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Che la classe politica, e anzi forse la classe dirigente tutta</strong>, del periodo della cosiddetta “prima Repubblica”, fosse “superiore”, più all’altezza dei suoi compiti, di quella successiva, è affermazione incontrovertibile e persino banale. Così come lo è quella, ad essa connessa, del relativamente rapido declino generale del nostro Paese, che era arrivato ad essere la quinta potenza industriale del mondo, negli anni della “seconda” e della “terza Repubblica”.</p>
<p><strong>Non me la sento però di salvare in toto</strong>, e nemmeno in buona parte, gli anni precedenti alla rivoluzione giudiziario-politica del 1993-94. Né di segnare una frattura o una profonda discontinuità fra il prima e il poi, come ha fatto ieri <strong style="font-style: inherit;">Aldo Giannuli</strong> <a style="font-style: inherit;" href="http://formiche.net/gallerie/aperithink-giannuli-foto-pizzi/"><strong>nel corso dell’Aperithink organizzato dalla rivista</strong></a> <em style="font-weight: inherit;">Formiche</em>.</p>
<p><strong>Ora, a parte il fatto che la storia non fa salti</strong>, in particolare mai come in questo caso si può dire, a mio avviso, che il prima era già gravido di tutte le conseguenze del dopo. E lo era non solo perché una involuzione sempre più marcata si era verificata già a partire dagli anni Settanta del secolo scorso, ma per un “difetto di origine” per così dire.</p>
<p><strong>Questo difetto è costituito dalla Costituzione stessa</strong> su cui la Repubblica era stata fondata. Che la Carta fondamentale, così come emerse dal lavoro dell’Assemblea Cosrituente, non avesse storicamente alternative, e che fosse un nobile e persino alto compromesso fra le molto eterogenee forze politiche che davano vita al nuovo Stato, è indubbio.</p>
<p><strong>Ma che quello fosse un equilibrio molto precario e gravido</strong> delle conseguenze dell’oggi, è invece aspetto a mio avviso non troppo considerato. E che su cui occorre invece riflettere. Come è noto, le forze costituenti trovarono un collante in un elemento che venne a rappresentare l’ideologia di fondo su cui si resse poi tutto il periodo repubblicano: l’antifascismo.</p>
<p><strong>Dico ideologia nel doppio senso del termine</strong>: sia come orizzonte ideale, o cultura politica di sfondo, sia in quello di perimetro legittimante che assunse presto le fattezze di un dogma esclusivo ed escludente (tanto che <strong style="font-style: inherit;">Ennio Flaiano</strong> sarcasticamente osservava che in Italia i fascismi erano due e l’antifascismo era uno di essi).</p>
<p><strong>Fra le tante convenzioni implicite</strong> che ressero il primo periodo repubblicano ci furono pertanto, da una parte, quella che (per motivi geostrategici) escludeva dal potere politico centrale<strong> il Partito Comunista</strong>, che pure era stata una delle più importanti forze politiche costituenti; dall’altra, quella che imponeva al discorso pubblico ufficiale, e a quello che aveva corso nei sistemi di potere culturale, una visione evolutiva e progressista, molto sbilanciata “a sinistra”, delle cose del mondo e della società.</p>
<p><strong>In Italia una visione democratica (o meglio liberale)</strong> coerentemente anticomunista, oltre che antifascista, fu nel discorso pubblico per molto tempo quasi impossibile praticarla. Si poteva essere, e in tanti furono, non comunisti, ma non si poteva essere anticomunisti.</p>
<p><strong>Chi coerentemente, cioè in punta di logica (liberale)</strong>, aveva il coraggio di definirsi anticomunista, veniva etichettato come “fascista” senza troppi problemi o ulteriori approfondimenti.</p>
<p><strong>La conseguenza di tutto ciò</strong> è stata la formazione di una struttura mentale o di pensiero che è apparsa come spontanea e “naturale” pur non essendolo affatto. Essa ha giustificato le idee, i miti, i tic di pensiero più irriflessi, che hanno dominato il campo.</p>
<p><strong>E che hanno portato a vedere la stessa Costituzione</strong>, pure quando ad un certo punto è risultata palesemente datata e “superata”, come “la più bella del mondo”. E hanno altresì portato a considerare i ritardi, veri o più spesso presunti, che l’Italia accumulava come un “tradimento” della Costituzione stessa o come l’attestazione di una Costituzione ancora “incompiuta” o “da realizzare”.</p>
<p><strong>L’“ideologia italiana” si è così fatta poco alla volta anche realtà effettuale</strong>, segnatamente e simbolicamente negli anni 1968, 1969 e 1970: con la rivolta giovanile, che ha visto il nuovo nientemeno che nella <strong>vecchia tradizione movimentista di sinistra</strong> e nella contestazione di ogni principio di autorità (e autorevolezza); con l’“autunno caldo” e la successiva affermazione di una massiccia sindacalizzazione di tutti i rapporti produttivi e della stessa burocrazia statale; con l’istituzione (secondo dettato costituzionale) delle regioni con la connessa frammentazione localistica del potere e l’aumento dei centri di spesa incontrollati.</p>
<p><strong>In questa storia che continua, o in questo passato che non passa</strong>, si è da ultimo inserito il Movimento 5 stelle. Il quale, a mio avviso, è solo in apparenza un fattore di novità radicale nella storia del Paese, come Giannuli, con molto ottimismo, continua a credere. A me sembra piuttosto che, almeno nella fascia di persone che l’ha votato, il movimento non sia affatto “trasversale”, come lo si voglia fare apparire.</p>
<p><strong>Esso è invece il figlio ultimo e particolarmente degenere</strong> (perché nasce da ampie sacche di “mezza cultura” o incultura di massa) di quella che ho definito l’ “ideologia italiana”. Una sorta di post-sessantottismo diffuso e confuso che si richiama a un democraticismo astratto e totale che è l’esatto opposto della possibilità di affermazione di una classe dirigente. La quale, per principio, e per l’appunto, non può non formarsi che su qualche principio di autorità/autorevolezza. [spacer height=&#8221;20px&#8221;]
<p>Corrado Ocone, <a href="http://ht.ly/EEpK30dPpyo">formiche.net </a>22 luglio 2017</p>
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