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	<title>elezioni Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>elezioni Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>#laFLEalMassimo – Il pilota automatico delle istituzioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Famularo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jul 2024 10:30:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#laFLEalMassimo]]></category>
		<category><![CDATA[Attività 2024]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni]]></category>
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		<title>Sfiducia</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/sfiducia-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Jun 2024 12:00:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L’Opinione del Direttore]]></category>
		<category><![CDATA[astensionismo]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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		<title>#LaFLEalMassimo &#8211; Votate con il portafogli</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/laflealmassimo-votate-con-il-portafogli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Parrinello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Jun 2024 10:30:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#laFLEalMassimo]]></category>
		<category><![CDATA[Attività 2024]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[europee]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
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		<title>Regalando soldi altrui</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/regalando-soldi-altrui/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Apr 2024 11:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[Bonus]]></category>
		<category><![CDATA[conti pubblici]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
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		<title>La farsa elettorale di Putin</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-farsa-elettorale-di-putin/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Ottaviani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Mar 2024 15:48:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mosca, 15 marzo 2024 – “Insieme siamo forti, votiamo per la Russia&#8221;. Fra i pochi cartelloni elettorali che ci sono a Mosca, questo è quello predominante. Ed è una vera e propria ‘tradizione’ nazionale. I candidati sono praticamente assenti dalla scena politica e dalle piazze. Non li si vede nemmeno in cartolina, o in cartellone. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Mosca, 15 marzo 2024 – “Insieme siamo forti, votiamo per la Russia&#8221;. Fra i pochi cartelloni elettorali che ci sono a Mosca, questo è quello predominante. Ed è una vera e propria ‘tradizione’ nazionale. I candidati sono praticamente assenti dalla scena politica e dalle piazze. Non li si vede nemmeno in cartolina, o in cartellone. Ma l’esortazione ad andare a votare non manca mai. Anche se si sa già come va a finire. Oggi inizia la tre giorni di voto per eleggere il prossimo presidente della Federazione russa e, come l’altra volta e quella precedente, la scelta ricadrà su Vladimir Putin con la consueta maggioranza ‘alla russa’. Quindi una maggioranza bulgara.</p>
<p>Una giornata che a Mosca viene vissuta con un’apatia persino superiore alle edizioni precedenti. La novità di quest’anno, è che chi vuole potrà anche non recarsi al seggio. Il voto elettronico dovrebbe essere il grande protagonista e il Cremlino sta facendo in modo che se ne avvalga il maggior numero di elettori. Con mezzi più o meno persuasivi. L’obiettivo è, soprattutto, fare votare i dipendenti pubblici, che notoriamente sono una miniera di voti. Per essere sicuri che lo facciano, tutti hanno ricevuto un link a un sito sviluppato da Russia Unita, il partito di maggioranza in parlamento e da cui viene anche il presidente Putin. Cliccando sul collegamento, è possibile vedere dove si trova il proprio seggio elettorale e come arrivarci nel minor tempo possibile. Con buona pace della privacy, può diventare un metodo molto efficace per capire se la gente abbia votato o meno.</p>
<p>Ci sono poi gli incentivi e quest’anno al Cremlino si sono davvero superati, con i moscoviti che sono più fortunati degli altri russi. Come nel 2020 è stata ripristinata la lotteria ‘un milione di premi’. Una novità che aveva portato al voto 12 milioni di cittadini, per un totale di 5 milioni di vincitori. Quest’anno chi vota on line per la prima volta, qualcosa lo vince di sicuro. I giovani con meno di 25 anni e le famiglie sposate o con figli accumulano punti supplementari. Non è un particolare da poco perché, e questa è la novità di quest’anno, più ‘punti elettore virtuale’ accumuli più ottieni sconti per acquistare merci di vario genere. Le istruzioni di trovano sui cartelli appesi nelle bacheche pubbliche o sui portoni dei palazzi.</p>
<p>Il presidente Putin, così, spera di venire incoronato per la terza volta consecutiva e di sfondare l’80% dei consensi. Visti gli sfidanti non dovrebbe essere difficile. Fra il comunista, Nikolaij Kharitonov, e il liberal democratico, che in Russia significa ultra conservatore, Leonid Slutsky, se arrivano al 15% è tanto. Il punto, però, è quanti andranno a votare e gli incentivi a usare il voto elettronico servono proprio a questo.</p>
<p>Il presidente Putin, ieri, ha cercato di fare leva sul senso della nazione, sempre molto vivo nei russi. &#8220;Spetta solo a voi, cittadini russi, determinare il futuro della Patria. Non solo dovrete dare il vostro voto, ma dichiarare con fermezza la vostra volontà e aspirazioni, il vostro ruolo personale nell’ulteriore sviluppo della Russia. Perché le elezioni sono un passo verso il futuro&#8221;. Un futuro che si ripete da oltre 20 anni, per la precisione.</p>
<p>E, alla vigilia delle elezioni più apatiche di sempre, non manca un ultimo colpo di scena. Vitaly Robertus, vice presidente del colosso petrolifero Lukoil, è stato trovato morto. Secondo la stampa indipendente si sarebbe impiccato. Si unisce alle decine di dirigenti di Lukoil e altre società di Stato, deceduti in modo misterioso.</p>
<p><a href="https://www.quotidiano.net/esteri/russia-voto-on-line-rischio-frodi-putin-9c3c39d0"><em><strong>Quotidiano Nazionale</strong></em></a></p>
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		<title>Di tutto si parla, fuorché di Europa</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/di-tutto-si-parla-fuorche-di-europa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Parrinello]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Feb 2024 17:25:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[euroscetticismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Commissione europea ha presentato una bozza di riforma della governance economica delle istituzioni comunitarie. Il Parlamento europeo ha approvato la riforma dei Trattati, compreso il famigerato Patto di stabilità. Il consiglio dell’Unione europea e il Parlamento europeo hanno siglato un nuovo Patto migrazioni e asilo. Mario Draghi ha avuto dalla presidente della Commissione europea, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La Commissione europea ha presentato una bozza di riforma della governance economica delle istituzioni comunitarie. Il Parlamento europeo ha approvato la riforma dei Trattati, compreso il famigerato Patto di stabilità. Il consiglio dell’Unione europea e il Parlamento europeo hanno siglato un nuovo Patto migrazioni e asilo. Mario Draghi ha avuto dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, l’incarico di mettere a punto un progetto sulla competitività dell’industria comunitaria. La guerra in Ucraina e il possibile disimpegno americano dalla Nato rendono quantomai urgente il tema della Difesa comune europea. Il Green Deal mostra luci e ombre e richiede con tutta evidenza una revisione strategica anche alla luce delle sue implicite conseguenze geopolitiche…</p>
<p>Sono tutti temi recenti. Temi che incombono sul futuro dell’Unione e che toccano direttamente l’interesse nazionale degli Stati membri. Temi che, se la politica fosse una cosa seria, verrebbero sviscerati dai partiti nella campagna elettorale per le elezioni europee di giugno. E invece… Invece, di tutto si parla tranne che di questi argomenti.</p>
<p>Si parla molto di chi, non si parla affatto di cosa. Si attende l’annuncio della candidatura di Giorgia Meloni al pari di quello di Elly Schlein in ossequio ad un antico malcostume che vede i leader politici nazionali concorrere ad incarichi che non andranno a ricoprire. Mentre, ed anche questo è un antico malcostume tipicamente italiano, chi verrà eletto a Bruxelles impegnerà le proprie migliori energie non nell’attuare politiche europee all’europarlamento, ma nel tentativo di rientrare al più presto in patria con la casacca del parlamentare nazionale. La logica è quella domestica. Una logica politicistica, per cui l’unica cosa che conta è la conta. La conta in sé: la conta dei voti che i singoli partiti otterranno e i conseguenti rapporti di forza nelle e tra le coalizioni. I voti intesi come fine ultimo delle elezioni, non come mezzo per realizzare delle politiche precise.</p>
<p>Poi, certo, entrando nel vivo la campagna elettorale si occuperà anche di Europa. Ma c’è da credere che la maggior parte dei leader e dei singoli candidati lo faranno alimentando il latente euroscetticismo dell’elettorato. Soprattutto quello di centrodestra. Si farà così un danno, un danno di immagine, all’Europa e si impedirà all’elettore di esprimere il proprio voto sulla base di un ponderato esame delle singole posizioni relative ai temi imprescindibili oggi al vaglio delle istituzioni europee. Come se non ci riguardassero. Come se l’Europa non fossimo noi.</p>
<p><em><strong>Formiche.net</strong></em></p>
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		<title>Contenuti e schieramenti</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/contenuti-e-schieramenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jan 2024 17:00:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da una parte ci sono i partiti nazionali, presi in anticipo dalla frenesia del chi candidiamo e del come ci presentiamo alle elezioni europee di giugno. Accanto a loro ci sono le famiglie politiche europee, intente a contendersi gli alleati con cui formare la maggioranza nel futuro Parlamento. Da un’altra parte c’è Mario Draghi, che [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Da una parte ci sono i partiti nazionali, presi in anticipo dalla frenesia del chi candidiamo e del come ci presentiamo alle elezioni europee di giugno. Accanto a loro ci sono le famiglie politiche europee, intente a contendersi gli alleati con cui formare la maggioranza nel futuro Parlamento. Da un’altra parte c’è Mario Draghi, che incontra gli imprenditori europei e discute con loro di come conciliare la transizione energetica con la competitività. Iniziativa che non ha preso per i fatti suoi, ma per l’incarico ricevuto dalla presidente della Commissione europea. Con una interessante postilla: il rapporto che preparerà sarà presentato al Parlamento europeo, dopo le elezioni.</p>
<p>Insomma, siamo di fronte a una sostanziale certificazione del divorzio fra schieramenti e contenuti, sicché i secondi vengono elaborati in una sede diversa da quella in cui i partiti cercano di definire i primi. Ma la logica, la coerenza e la moralità politica vorrebbero l’esatto opposto: prima i contenuti e poi gli schieramenti. Prima si stabilisce che cosa si vuole fare e come si vuole cambiare e poi si cerca di aggregare le forze per riuscirci. Il che vale a qualsiasi livello, laddove invece a tutti i livelli – dal Comune al Continente – lo scopo dei partiti sembra essere diventato quello di vincere, lavorando sulle suggestioni, talché si sente il bisogno di una sede diversa per lavorare alle idee, senza farsi troppo suggestionare.</p>
<p>In triste sintesi: il fallimento della politica.</p>
<p>La Ragione</p>
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		<title>Due facce</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/due-facce/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jan 2024 18:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Più di 4 miliardi di elettori saranno chiamati alle urne nel 2024. Sempre pronti a raccontarne la crisi, pare che a molti sfugga il trionfo delle democrazie. Quei 4 miliardi non sono un’eccezione, semmai una coincidenza perché comunque – ogni anno – miliardi di cittadini hanno la possibilità di recarsi alle urne. L’Occidente, che questa [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Più di 4 miliardi di elettori saranno chiamati alle urne nel 2024. Sempre pronti a raccontarne la crisi, pare che a molti sfugga il trionfo delle democrazie. Quei 4 miliardi non sono un’eccezione, semmai una coincidenza perché comunque – ogni anno – miliardi di cittadini hanno la possibilità di recarsi alle urne. L’Occidente, che questa epidemia democratica ha innescato, oltre a esserne orgoglioso farebbe bene a meditarla, anche perché c’è il risvolto della medaglia.</p>
<p>La prima cosa da osservare è che in quei 4 miliardi sono compresi i cittadini russi o iraniani, che vivono senza democrazia e per i quali il voto è una farsa. Allora, per quale ragione un despota come Putin, che gli avversari li ha fatti ammazzare o internare nei lager, sente il bisogno della farsa? Perché hanno vinto le democrazie e, nel secolo scorso, hanno perso le dittature ideologiche e i sistemi a pretesa discendenza divina. Non sono più credibili, sopravvivendo in barzellette pazzotiche come la Corea del Nord. È enormemente cresciuta l’area in cui si riconosce al popolo la sovranità e si utilizzano le elezioni per effettuarne la delega a legiferare e governare. Un sistema che si pretende essere sempre debole e che, invece, è talmente forte da avere attirato a sé anche i despoti che lo detestano ma che ne hanno bisogno per provare a legittimare il proprio dispotismo. Abbiamo vinto noi, anche se ci imbarazza vestire i panni dei vincitori.</p>
<p>Naturalmente non basta votare perché ci sia democrazia: occorre anche che si voti all’interno di uno Stato di diritto e che siano riconosciuti i diritti di minoranze e oppositori. Così non è in Russia o in Iran, quindi la loro è soltanto una patetica imitazione del sistema cui essi stessi si piegano perché vincente.</p>
<p>Questo ha però un risvolto dove le democrazie sono vere (perfette non lo saranno mai, fortunatamente): così come il voto è la sola forma di legittimazione del potere, lo strumento di delegittimazione – una volta conquistatolo – si trova nei palazzi di giustizia. Il voto rende legittimo l’esercizio del potere, ma è la giustizia a potere poi revocare quella legittimità. Lo Stato di diritto è il normale alveo delle democrazie, ma ha regole che possono contrastarne gli esiti democratici. In una normale dialettica, ci sta. Tanto è vero che esistono strumenti messi a punto da secoli, come l’indipendenza del giudicante e l’immunità parlamentare. Ma le cose cambiano.</p>
<p>Troppo spesso i perdenti elettorali pensano di potere avere la rivincita in tribunale e troppo spesso il vincitore elettorale pensa di doversi togliere dai piedi il tribunale. Da Trump a Orbán, passando per Netanyahu, il vincitore prova ad allungare le mani sulla magistratura, accusandola d’essere eversiva se si mette a sindacare l’agire del potere. Ma è anche vero che la magistratura talora interpreta un ruolo che sembra più destinato a giudicare le politiche che non le persone sulla base di leggi e reati. E tutto ciò porta male, alla salute democratica.</p>
<p>I due princìpi da tenere in equilibrio prevedono che nessuno può sottrarsi al sindacato della giustizia – semmai se ne può rimandare il corso, ove questo metta in dubbio la capacità di adempiere ai doveri dell’ufficio e manchi un voto parlamentare che destituisca il gestore del potere – ma, dall’altra parte, è insana l’idea di sconfiggere in una Corte l’avversario politico che non si riesce a sconfiggere nelle urne, pensando con la cancellazione del sintomo di avere eliminato il male. In Russia e Iran manco sanno di che stiamo parlando, ma per noi è vitale.</p>
<p>La Ragione</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Congiunti</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/congiunti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Jul 2023 18:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[unione europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il modo in cui si discute delle alleanze europee, di come ciascun partito si prepara alle prossime elezioni e di quali congiunti politici si circonda, racconta molto della nostra vita politica. 1. Lo scontro non è tanto fra destra e sinistra, ma fra europeisti e antieuropeisti. Un gruppo di destra, presieduto da Meloni, si chiama [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/congiunti/">Congiunti</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il modo in cui si discute delle alleanze europee, di come ciascun partito si prepara alle prossime elezioni e di quali congiunti politici si circonda, racconta molto della nostra vita politica.</p>
<p>1. Lo scontro non è tanto fra destra e sinistra, ma fra europeisti e antieuropeisti. Un gruppo di destra, presieduto da Meloni, si chiama “Conservatori”, ma non è che i popolari siano dei rivoluzionari. Sono anch’essi dei conservatori e fra le loro file ci sono componenti oggettivamente di destra. Il problema è quello di trovare una maggioranza europeista che a sinistra si vorrebbe più marcatamente progressista e a destra più marcatamente conservatrice, ma comunque europeista. Non è che questo escluda l’estrema destra, ma si prende atto che tanto l’estrema destra quanto l’estrema sinistra sono antieuropeiste, sicché nessuna componente politica seria intende allearsi con loro.</p>
<p>2. Tale condizione ricorda che non si può e non si deve procedere come da noi si fa da troppo tempo, ovvero chiamando gli elettori a essere contro gli “altri”, sopportando per ciò stesso congiunti incompatibili. La politica non può essere solo negativa, non può consistere soltanto nella contrapposizione faziosa, perché così procedendo si finisce con lo sfilare sotto bandiere senza contenuto, come gli ignavi nell’Antinferno dantesco. Occorrono anche valori comuni e proposizioni. Quindi la maggioranza deve essere europeista, altrimenti non esiste. Poi si può essere europeisti di destra o di sinistra, ma non si può essere antieuropeisti nella maggioranza europea.</p>
<p>3. E questo ci porta a una delle cose più insopportabili del nostro modo di fare politica: non prendere e non prendersi mai sul serio. Chi propose di uscire dall’euro è antieuropeista. E ce ne sono a destra come a sinistra. Ma non è che prima proponi di uscire dall’euro, poi vai al governo e dici di volere usare tutti gli euro dei finanziamenti europei, perché è roba da biforcuti. Quanti fra i no-euro sostengono oggi di non procedere in coerenza con quel che dissero per “senso di responsabilità” nei confronti degli interessi italiani, stanno chiaramente dicendo d’essere stati degli irresponsabili contro gli interessi italiani. Ed è pure vero. Solo che da noi si pensa che quel che si disse non abbia valore, che il trasformismo rivergini anche i bordelli, mentre fra persone serie si riconosce il diritto di cambiare idea, ma dopo avere avvertito d’essersi sbagliati. Siccome, però, sono gli stessi che oggi impediscono l’ovvia e scontata ratifica della riforma del Meccanismo europeo di stabilità, il messaggio che se ne trae è: non ci siamo sbagliati, eravamo e siamo antieuropeisti, solo lo nascondiamo per potere governare. Brutta roba.</p>
<p>Quindi il problema non è affatto che Forza Italia indichi alla Lega con chi non deve allearsi né che la Lega rivendichi il diritto di fare quel che gli pare, ma che entrambi ammettano che si possa governare in Italia con chi è o comunque è alleato con gli antieuropeisti, continuando a dirsi europeista. E questo è trasformismo, inaffidabilità, furbizia stolta. In ogni caso non è un atteggiamento ammissibile al Parlamento europeo. Tutto qui.</p>
<p>Quel che sarebbe utile, all’intera Ue, è potere andare alle elezioni europee disponendo di liste europee. Non soltanto di affiliazioni nazionali di famiglie europee, ma di liste autenticamente europee. In mancanza di questo ci si riduce alle guerre dialettali, condotte nel girone fuori casa. Il che vale per la destra oggi al governo, ma anche per la sinistra che fu antieuropeista, si convertì all’europeismo per governare e non si capisce più da che parte stia neanche sulla dirimente questione ucraina (se il Pd si allea con chi è contro l’invio di armi si ritrova più anti che europeista). E vale anche per il così detto terzo polo, che sta concorrendo per la conquista della seconda elle: non si tratta di fare i macroniani de’ noantri, ma di presentarsi condividendo idee economiche e istituzionali, non soltanto sperare di superare il quorum.</p>
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<p><a href="https://giornale.laragione.eu/giornale/563"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<title>Tre Vuoti</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/tre-vuoti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 May 2023 18:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[astensione]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[partiti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il primo partito è il più trascurato. Gli si rivolge un omaggio retorico e subito ce ne si dimentica. È quello di chi non va a votare. Anche questo, però, come i due schieramenti in gara, si divide in due opposte correnti. Astenuti, destra e sinistra: vediamoli. Fra quanti non vanno a votare, sempre più [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il primo partito è il più trascurato. Gli si rivolge un omaggio retorico e subito ce ne si dimentica. È quello di chi non va a votare. Anche questo, però, come i due schieramenti in gara, si divide in due opposte correnti. Astenuti, destra e sinistra: vediamoli.</p>
<p>Fra quanti non vanno a votare, sempre più numerosi, c’è chi ritiene che tanto non ci sono grandi differenze e non valga la pena spendersi. Ma con due opposte versioni: da una parte quelli per cui non si corrono rischi, quindi si può restare ad osservare senza partecipare; dall’altra quelli che non vedono opportunità, quindi non saprebbero come decentemente partecipare. Non basta fare appelli insipidi al voto, al dovere civico e altre inutili cose, servirebbe che le forze politiche, senza distinzione di schieramento, s’interrogassero su cosa di loro stesse non convince gli astenuti del secondo gruppo. L’offerta del falso bipolarismo, anno dopo anno, perde clienti. Dovranno pur prenderne atto.</p>
<p>Le elezioni amministrative restano tali, si elegge il sindaco e il Consiglio comunale, mica il Parlamento. I risultati sono influenzati da fattori locali, ci sono molte liste civiche e alcuni candidati hanno una forza propria che diventa irrilevante su scala nazionale. Ciò non cancella alcune evidenze.</p>
<p>La destra vince, ma non stravince. Rispetto alle brancaleonate della sinistra la coalizione di destra è riconoscibile proprio perché vincente. Quando non lo era aveva compenti che stavano al governo e altre all’opposizione, con eguale discendenza norcina. Epperò è evidente che c’è una componente crescente, Fratelli d’Italia, che sarebbe la teoricamente più a destra e, invece, è quella che più desidera affrancarsi dall’isolamento che la destra ideologica comporta. Dall’occidentalismo al ruolo in Unione europea alla prudenza in economia, la distanza fra i vincenti di destra e i perdenti di destra cresce.</p>
<p>La sinistra perde, ma è capace anche di trionfi. Che le creano problemi. Giustamente, dal loro punto di vista, i capi della destra avevano scelto di chiudere, assieme, la campagna a Brescia. Sapevano che quella era una posta importante. L’hanno persa. Ma a vincere non è il Pd radicalizzatosi, bensì il suo opposto: una candidata di area laica e socialista, che va alle urne senza allearsi con i pentastellati. E vince al primo turno. Scena analoga a Udine. La sinistra che sconfigge la destra ha candidati che prendono voti al centro, e non sono alleati di quelli che il Pd ha scelto come alleati.</p>
<p>Se esistessero la politica e i partiti politici, questi sarebbero gli argomenti in discussione. Da una parte e dall’altra, puntando a recuperare i renitenti. Se non esistono, se sono tre vuoti impacchettati, stiamo perdendo tempo a parlarne.</p>
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