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	<title>disoccupazione Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>disoccupazione Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Lavoro e dignità</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/lavoro-e-dignita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 May 2022 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupazione]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupazione giovanile]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il paradosso italiano: alta percentuale di disoccupazione giovanile e aziende che faticano a trovare i lavoratori. Ho letto di un&#8217;azienda italiana, una software house, quindi sviluppatori che predispongono software, che ha istituito un premio di 2000 euro per le donne che vengono assunte e di 1500 per i dipendenti maschi che vengono assunti. Questo come [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/CNQ7ekrjQGg" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<h3 style="text-align: center;">Il paradosso italiano: alta percentuale di disoccupazione giovanile e aziende che faticano a trovare i lavoratori.</h3>
<p>Ho letto di un&#8217;azienda italiana, una software house, quindi sviluppatori che predispongono software, che ha istituito un premio di 2000 euro per le donne che vengono assunte e di 1500 per i dipendenti maschi che vengono assunti. Questo come premio, come bonus di ingresso, al di là del contratto o dello stipendio.</p>
<p>Una volta era quello che cercava lavoro che festeggiava quando veniva assunto, mentre adesso è chi cerca lavoratori che festeggia e regala un premio a quelli che trovano altre persone che vanno a lavorare per l’azienda.</p>
<p>So, ad esempio, di un gruppo grosso di ristoratori ed albergatori liguri che si sono legati in una piattaforma per cercare lavoratori: scrivono di quali profili hanno bisogno ed invitano quanti vogliono andare a lavorare a registrarsi, perché magari la domanda e l&#8217;offerta si possono incontrare.</p>
<p>Ma è mai possibile che sia così difficile trovare persone che vadano a lavorare, in un Paese che ha un indice di disoccupazione spaventoso che diventa drammatico, se parliamo di disoccupazione giovanile o di disoccupazione femminile?</p>
<p>Purtroppo non solo è possibile, ma è quello che accade per due ragioni principali. La prima consiste nel fatto che c&#8217;è un problema di formazione: cioè non ci sono persone preparate a svolgere determinate attività. Allora invece di mettere i soldi in un assistenzialismo che droga il mercato del lavoro e rende più difficile trovare i lavoratori, non si investono per la formazione?</p>
<p>Non è un caso che il Ministro del Turismo Garavaglia abbia proposto di dare metà del reddito di cittadinanza a chi accetta un part-time. Vi rendete conto che ormai il contributo deve andare anche a chi va a lavorare? Perché accade questo? Perché il reddito cittadinanza rischia di essere se non superiore, comunque pari o non abbastanza inferiore al salario che si può guadagnare lavorando.</p>
<p>Dunque, i soldi vanno messi nella formazione, perché i soldi guadagnati con qualsiasi tipo di lavoro lecito sono soldi dignitosi. Mentre i soldi regalati, i soldi trasferiti, i soldi dell&#8217;assistenza tolgono dignità.</p>
<p>La seconda ragione, invece, ha natura macroscopica: domanda e offerta del lavoro non si incontrano, perché i nostri centri dell&#8217;impiego fanno pena e non funzionano. Ogni mese in Italia si concretizzano delle assunzioni e vengono stipulati dei nuovi contratti di lavoro, ma quelli che passano attraverso le agenzie del lavoro sono una minoranza.</p>
<p>È un sistema totalmente disfunzionale, che, però, ha un costo per il contribuente. Chi cerca le persone da assumere paga a sua volta un costo: ho fatto l&#8217;esempio di quell’azienda che dà un premio ai propri lavoratori che ne trovano altri oppure si rivolge ad agenzie del lavoro private e, quindi, deve retribuire quel lavoro.</p>
<p>Allora decidiamoci: o lo facciamo professionalmente e il professionista in questione viene retribuito, perché i lavoratori sono una risorsa produttiva e servono a far ricchezza e, allora, ha un senso oppure è un servizio pubblico.</p>
<p>Ma che io debba pagare, da contribuente onesto, il costo del servizio pubblico e poi da imprenditore, da dirigente d&#8217;azienda, da lavoratore debba poi pagare anche un altro servizio privato è una cosa che mi porta a essere meno competitivo, meno dinamico, meno presente.</p>
<p>Un Paese con questo numero di disoccupati non può avere né una scuola in queste condizioni, né dei sistemi di collocamento in queste condizioni, perché significa spingere le persone verso l&#8217;assistenzialismo, cioè verso la scarsa dignità. Questo, alla fine, ci si impoverisce tutti.</p>
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		<title>Alberto Brambilla: Metadone sociale</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/alberto-brambilla-metadone-sociale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Aug 2020 06:26:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#BuonaPagina]]></category>
		<category><![CDATA[alberto brambilla]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupazione]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[La Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Stato di emergenza]]></category>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Nel Paese aleggiano alcune convinzioni molto pericolose alimentate più o meno consciamente dal governo tanto fortunato quanto poco capace: la prima che i soldi per superare la crisi siano infiniti; la seconda che lo Stato, finora ignorato dai più debba intervenire distribuendo risorse a tutti perché tutti hanno diritti (di doveri neppure l&#8217;ombra) e hanno avuto problemi dal Covid; terzo che comunque l&#8217;Europa, vituperata dai più, ci darà tanti, tanti soldi eliminando le odiate regole di Maastricht e i vincoli all&#8217;indebitamento; quarto che si possa campare anche senza lavoro. E questo Governo, tra i più fortunati degli ultimi 20 anni perché l&#8217;Unione, pur di bloccare i &#8220;populisti&#8221; avrebbe fatto qualunque cosa, ha beneficiato della temporanea sospensione dei vincoli di bilancio e dei molti soldi europei di cui nessun governo precedente aveva goduto.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Eppure come ha ben evidenziato il presidente di Confindustria nell&#8217;intervista su questo giornale, corre il rischio di sprecare questa occasione &#8220;unica&#8221; sperperando denari in bonus, incentivi inutili (escluso il 110% che è persino troppo) in monopattini e bici, acquisti discutibili (banchi scuola a rotelle) e eccessivi ammortizzatori sociali per non parlare del blocco dei licenziamenti e del pericoloso prosieguo dell&#8217;inutile stato di emergenza, unico Paese in Ue. Un Paese immobile che continua a rinviare tutto il che, come affermato da Bonomi, potrebbero farci entrare in una crisi poco reversibile. La sola attività utile e cioè progetti, progetti, progetti, nonostante la pompa magna degli &#8220;stati generali&#8221; è inesistente e pensare che con poca fantasia si potrebbe creare lavoro diretto e indotto di enormi dimensioni.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Proviamo a fare qualche esempio concreto. Pensiamo agli oltre 7900 Comuni d&#8217;Italia che hanno municipi, scuole, biblioteche e altre strutture pubbliche bisognose di tanta manutenzione; pensiamo agli asili nidi, agli ormai necessari centri per la valorizzazione e integrazione sociale della terza età che in Italia varrà un terzo della popolazione nel 2030 cioè domani (la silver economy); e che dire delle strade provinciali e comunali. Affidando con budget, schemi e regole precise ai sindaci, ai responsabili delle province questi progetti, si aprirebbero più di 16 mila piccoli cantieri che potrebbero occupare oltre 100 mila lavoratori e creare un indotto robusto con un parallelo aumento dei consumi.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">E poi ci sono i medi e grandi progetti che potrebbero essere affidati alle regioni e alle amministrazioni centrali: tribunali (alcuni sono addirittura inagibili), carceri, poli scolastici, acquedotti, completamento delle autostrade, alta velocità, trasporto pubblico, riconversioni green, tutte iniziative indispensabili per il Paese ma soprattutto per il non rinviabile sviluppo del Sud. Secondo l&#8217;Ance ogni miliardo investito potrebbe generare 17 mila posti di lavoro e un indotto di oltre 3 miliardi; 70 miliardi genererebbero 1,2 milioni di posti di lavoro, esattamente il numero previsto di nuovi disoccupati e altri almeno 140 miliardi di indotto. E&#8217; la stessa storia dei banchi di scuola che se pensati in modo industriale e cioè facendo un prototipo con scheda di qualità e costo a cui tutti i fornitori si devono attenere e dando la responsabilità della richiesta pubblica al sindaco o al provveditore, avrebbero fatto lavorare, come ha suggerito Renzo Piano, 16 mila falegnami italiani che in 5 settimane avrebbero prodotto 800 mila banchi; altro che bando pubblico.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">E invece continuiamo a distribuire soldi presi a debito per la lotta alla povertà quando ormai è noto che gran parte della povertà economica deriva dalla povertà educativa e sociale di cui soffrono, dati Istat, quasi 10 milioni di connazionali (i veri poveri), affetti da alcol e tossicodipendenze, ludopatia, problemi legati alla errata alimentazione, obesi, o a problemi alimentari, anoressici, bulimici. Come ha risposto finora in generale il sistema pubblico? Nel modo più sbagliato possibile e cioè elargendo soldi: reddito di cittadinanza, reddito di ultima istanza e i più svariati bonus senza neppure scalfire la povertà che anzi aumenta ogni anno. Nel 2008 per l&#8217;assistenza lo Stato spendeva 73 miliardi l&#8217;anno; nel 2019 sono 114; 41 miliardi in più strutturali. Nello stesso periodo la povertà assoluta e relati-va anziché diminuire è aumentata da 8,6 milioni del 2008 agli oltre 14 milioni del 2018. Ma quel che più preoccupa è l&#8217;adagiarsi di molti lavoratori, anche giovani, al &#8220;metadone sociale&#8221; dell&#8217;assistenza: cassa integrazione, Naspi, Dis-coll, RdC, di emergenza, sussidi vari per disoccupati e inoccupati e così via. Se è fuor di dubbio che alcuni di questi strumenti sono stati indispensabili per i primi mesi di pandemia, oggi non lo sono più, anzi corriamo il rischio di &#8220;addormentare l&#8217;economia&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Proviamo a quantificare i costi di questa <em>helicopter money</em> sostenuti fino a fine agosto: cominciamo con il bonus da 600 euro che secondo i dati Inps al 3 agosto ha avuto 5,1 milioni di soggetti beneficiari per un costo di 12,3 miliardi che potrebbero diventare 15 considerando anche agosto. La Naspi e la Dis-coll, per i circa 700 mila disoccupati dipendenti e collaboratori costano fino ad agosto, compresi i contributi figurativi circa 4 miliardi; per la cassa integrazione ordinaria, in deroga e il Fis (fondo di solidarietà) sono state autorizzate oltre 2 miliardi di ore anche se poi quelle effettivamente utilizzate sono state circa il 34%; ne hanno beneficiato per singoli periodi circa 7 milioni di lavoratori ed è costata compresi i contributi figurativi, circa 5 miliardi. Escludendo i bonus Renzi (9,5 miliardi), il bonus baby sitter, bebè, i finanziamenti alle Pmi a fondo perduto, i 4 miliardi di Irap e altri sussidi, la spesa assistenziale è ammontata a oltre 25 miliardi, cui si dovrebbero aggiungere circa 24 miliardi di mancate restituzioni dei finanziamenti garantiti da Sace (Garanzia Italia) e dal Fondo di Garanzia che hanno erogato in totale poco più di 80 miliardi, se, come si dice, il 30% delle attività beneficiarie di sussidi e finanziamenti garantiti non riaprirà più i battenti.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">La differenza degli occupati tra luglio 2019 e luglio 2020 è di circa 700 mila in meno; cosa succederà quando finirà il blocco dei licenziamenti? Se ne prevedono altri 500 mila ma a quel punto i soldi per Cig, Naspi e bonus saranno tutti finiti senza aver prodotto alcun posto di lavoro. Se il Governo non cambia registro e non fa partire da subito cantieri, lavori pubblici e le infrastrutture al Sud, sarà un inverno difficile aggravato dalla epidemia influenzale che senza reagenti e macchine per l&#8217;analisi che ancor oggi mancano, potrebbe di nuovo bloccare il nostro Paese.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">*Centro Studi Itinerari Previdenziali</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;"><strong>Alberto Brambilla</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;"><strong>La Stampa, 29/08/20</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Maurizio Ferrera: Spese, progetti e riforme. I giovani in lista di attesa</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/maurizio-ferrera-spese-progetti-e-riforme-i-giovani-in-lista-di-attesa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Jul 2020 06:29:27 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="su-button-center"><a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2020/07/ferrera-corriere-spese-progetti-riforme-giovani-lista-attesa.pdf" class="su-button su-button-style-flat su-button-wide" style="color:#ffffff;background-color:#003c71;border-color:#00305b;border-radius:5px" target="_self"><span style="color:#ffffff;padding:9px 30px;font-size:22px;line-height:33px;border-color:#4d779c;border-radius:5px;text-shadow:0px 0px 0px #ffffff"><i class="sui sui-newspaper-o" style="font-size:22px;color:#ffffff"></i> VISUALIZZA ARTICOLO</span></a></div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Disoccupati in Europa, Italia al terzo posto</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/disoccupati-in-europa-italia-al-terzo-posto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Mar 2018 16:25:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Tasso di disoccupazione all&#8217;11,1% con +0,2% rispetto ai dati di dicembre 2017. Ecco quanto certificato da Eurostat e Istat a gennaio 2018. Dati non positivi, soprattutto se si considera che la disoccupazione giovanile è al 31,5% (-1,2, però, rispetto a dicembre 2017)  [spacer height=&#8221;20px&#8221;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Tasso di disoccupazione</strong> all&#8217;11,1% con +0,2% rispetto ai dati di dicembre 2017. Ecco quanto certificato da <strong>Eurostat</strong> e <strong>Istat</strong> a gennaio 2018. Dati non positivi, soprattutto se si considera che la disoccupazione giovanile è al 31,5% (-1,2, però, rispetto a dicembre 2017)  [spacer height=&#8221;20px&#8221;]
<p><a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/03/Disoccupati-tw.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone wp-image-12095 size-large" src="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/03/Disoccupati-tw-650x325.jpg" alt="" width="640" height="320" srcset="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/03/Disoccupati-tw-650x325.jpg 650w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/03/Disoccupati-tw-250x125.jpg 250w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/03/Disoccupati-tw-400x200.jpg 400w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/03/Disoccupati-tw-768x384.jpg 768w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/03/Disoccupati-tw-150x75.jpg 150w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/03/Disoccupati-tw-800x400.jpg 800w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/03/Disoccupati-tw-300x150.jpg 300w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/03/Disoccupati-tw-24x12.jpg 24w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/03/Disoccupati-tw-36x18.jpg 36w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/03/Disoccupati-tw-48x24.jpg 48w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/03/Disoccupati-tw.jpg 1024w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a></p>
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