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	<title>destra sinistra Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>destra sinistra Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Opposti nemici della libertà</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/opposti-nemici-della-liberta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Jan 2025 13:00:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L’Opinione del Direttore]]></category>
		<category><![CDATA[destra sinistra]]></category>
		<category><![CDATA[politicamente corretto]]></category>
		<category><![CDATA[trump]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe class="" title="" src="https://www.youtube.com/embed/66HoAjPBTtg" width="914" height="514" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Andare a votare</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/andare-a-votare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Jun 2024 12:30:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L’Opinione del Direttore]]></category>
		<category><![CDATA[campagna elettorale]]></category>
		<category><![CDATA[destra sinistra]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni europee]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe title="" src="https://www.youtube.com/embed/M_pnLS_t4wk" width="853" height="480" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>PoveraMente</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/poveramente-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Oct 2022 16:27:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[destra sinistra]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[politica italiana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I poveri hanno traslocato. Abitavano le parole dei politici di destra e le pagine dei giornali a quella vicini, ora si trovano nelle pagine vicine alla sinistra, in attesa che i politici di quella parte ritrovino la favella. Nessuno sembra porsi il problema di come governare, in compenso tutti sanno come fregare chi governa, usando [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I poveri hanno traslocato. Abitavano le parole dei politici di destra e le pagine dei giornali a quella vicini, ora si trovano nelle pagine vicine alla sinistra, in attesa che i politici di quella parte ritrovino la favella. Nessuno sembra porsi il problema di come governare, in compenso tutti sanno come fregare chi governa, usando dosi massicce di demagogia, che nella vulgata populista può ben tingersi di qualsiasi colore. I poveri veri, però, non sono solo un problema serio, sono anche in gran parte sconosciuto. Anche perché neanche abbiamo una banca dati unica degli assistiti.</p>
<p>Sono anni che il numero dei poveri cresce. Anche quando cresce la ricchezza prodotta. Singolare. Frutto di una inversione logica: si crede di far crescere la spesa per l’assistenza perché aumentano le persone da assistere, invece le persone da assistere crescono perché cresce la spesa dell’assistenza. Quella spesa non sta aiutando i poveri, li sta moltiplicando. Ciò avviene più per imperizia che per scelta. La sola cosa che sanno dire, per rispondere all’evidenza e all’obiezione, è: tu neghi che esistano poveri e pensi vada tutto bene. Invece credo esistano, che non li si riconosca e che quindi vada decisamente male.</p>
<p>Secondo le dichiarazione dei redditi, presentate da 41 milioni e mezzo di italiani, ben 10 milioni affermano (dati 2019, anno con occupazione in crescita) di avere perso soldi o di avere incassato al massino 7.500 euro. In un anno. Rapportati al complesso della popolazione significa che 14 milioni e mezzo di italiani vivono con all’incirca 320 euro al mese.</p>
<p>Aggiungete altri più di 8 milioni di contribuenti (con i familiari da mantenere quasi 12 milioni di italiani) che dichiarano di vivere con, in media, 940 euro al mese. A questo punto delle due l’una: o i poveri sono molti di più dei tantissimi che si contano, oppure li si sta contando in modo sbagliato. Rivelatore è il gettito Iva: al Sud è pari a circa 600 euro l’anno a testa, al Nord e al Centro a 2.900. Sul serio al Sud si consuma 5 volte meno che nel resto d’Italia?</p>
<p>Coerentemente l’abbondante maggioranza dei percettori di reddito di cittadinanza si trova al Sud, però la Caritas fa osservare che la stragrande maggioranza di quelli che le si rivolgono per bisogni alimentari, al Nord e al Centro, non percepisce quel reddito. Questo significa:</p>
<ol style="list-style-type: lower-alpha;">
<li>i poveri ci sono eccome;</li>
<li>non sappiamo chi sono, talché l’assistenza va a non pochi che barano;</li>
<li>non lo sappiamo perché la nostra lente fiscale è un vetro rotto caduto nella pece.</li>
</ol>
<p>Però ci si comporta come un cieco che ha battuto contro un muro e, anziché cambiare direzione, si convince che ci deve mettere più forza e impeto, sperando di attraversarlo.</p>
<p>Anche il mondo cattolico sembra avere perso la bussola. Visto che il terzo settore, nel quale ha una presenza significativa, funziona meglio dell’elargizione di quattrini (lo spiegò Ernesto Rossi nel 1946), tanto varrebbe spendere per aiutarlo, anziché per estinguerne la necessità.</p>
<p>Poi arriva la Banca d’Italia e certifica quel che sapevamo: per chiudere una causa civile in Italia ci vuole troppo tempo, ma al Sud il doppio, quindi le imprese scappano. Poi arrivano i test Invalsi e raccontano quel che sappiamo: al Sud i voti di maturità sono più alti, ma la preparazione mediamente più bassa.</p>
<p>Essendo, mediamente, inaccettabilmente bassa in tutta Italia. Ed eccola qua, la nostra fabbrica della miseria. Che diventa anche morale quando non si opera per cancellare arretratezza e bisogno, ma per assopirli nei bassi consumi. Un genitore povero ha un’ambizione e un diritto, quello di pensare che i figli potranno vivere una vita migliore. Invece l’assistenzialismo produce rassegnazione, che diventa sommossa ove negato. Ed è così che mi tocca, da orgoglioso terrone, assistere alla ferocia con cui si nega il futuro in nome della bontà.</p>
<p>Certo che ci sono i poveri. E ce ne saranno sempre di più se si continuerà a comprarne il voto e divertirsi a colorarli politicamente.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/pdfviewer/19-ottobre-2022/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<title>Maledetto Ottobre rosso!</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/maledetto-ottobre-rosso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Corrado Ocone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Nov 2017 14:11:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[destra sinistra]]></category>
		<category><![CDATA[socialismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il comunismo ha in comune con il fascismo e il nazismo molto più di quanto le storiografie compiacenti abbiano voluto far credere. Avvalorando la tesi che il comunismo sarebbe un “bene” realizzato male, mentre il nazismo e il fascismo un male assoluto. No, entrambi sono una reazione al mondo borghese e capitalistico. Comunismo e nazismo, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il comunismo ha in comune con il fascismo e il nazismo</strong> molto più di quanto le storiografie compiacenti abbiano voluto far credere. Avvalorando la tesi che il comunismo sarebbe un “bene” realizzato male, mentre il nazismo e il fascismo un male assoluto.</p>
<p><strong>No, entrambi sono una reazione al mondo borghese e capitalistico</strong>. Comunismo e nazismo, due totalitarismi Non dite che sono diversi!</p>
<p><strong><em>I dieci giorni che sconvolsero il mondo</em></strong>, come li ebbe a definire il giornalista americano John Reed, autore di un racconto “in presa diretta” degli avvenimenti che portarono i bolscevichi di Lenin a conquistare il potere il 7 novembre di un secolo fa (25 ottobre secondo il vecchio calendario gregoriano russo), furono veramente sconvolgenti.</p>
<p>Anche e soprattutto perché, da quel preciso momento, <strong>la storia del Novecento non fu più la stessa</strong>. Non solo in Russia, ma anche in Occidente.</p>
<p><strong>“Breve”, come voleva Eric Hobsbawm</strong>, o “non breve” che sia, il Ventesimo secolo ha comunque una cifra ben definita: è il secolo delle idee al potere, dell’ideologia che si fa ideocrazia, dei politici che sono intellettuali, della <strong>crisi delle società e delle istituzioni liberali</strong> e dell’avvento delle masse sulla scena del potere, del potere totalitario, della tragedia delle guerre e degli stermini di massa ( delle tante “uova rotte”, per usare una metafora di Lenin ripresa da Isaiah Berlin, senza riuscire a fare una “frittata” che a ben vedere sarebbe stata, se realizzata, indigeribile).</p>
<p><strong>Tutto questa storia inizia lì, in Russia, in quei giorni</strong>. Anche gli autoritarismi di destra, i nazionalismi, i fascismi, il nazionalsocialismo tedesco, generano da quel momento e da quell’episodio. E con l’operato dei comunisti sovietici, di Lenin prima e di Stalin poi, hanno molti più elementi in comune di quanto le storiografie compiacenti abbiano voluto far credere.</p>
<p><strong>Avvalorando addirittura la tesi</strong> che il comunismo sarebbe un “bene” realizzato male, mentre il nazismo e il fascismo un male assoluto.</p>
<p><strong>No, in verità, entrambi sono momenti di una comune reazione</strong> al mondo borghese e capitalistico. Né il fascismo può essere affatto considerato, giusta l’interpretazione della stessa storiografia, come una reazione di cui i capitalisti si son serviti per combattere il comunismo quando le armi della democrazia formale o borghese sono risultate spuntate.</p>
<p><strong>L’alleanza con le forze padronali, o meglio conservatrici, dei fascismi</strong> ci fu ma fu contingente. E, in ogni caso, essi hanno invece sempre avuto un’impronta socialista che derivava loro dal modello originale (si legga, per farsene un’idea, il capitolo intitolato <em>Le radici socialiste del nazismo</em> ne <em>La via della schiavitù</em> di Friedrich von Hayek).</p>
<p><strong> Già nel 1921, quando il movimento fascista di Mussolini</strong> muoveva i primi passi in Italia, Guido de Ruggiero, che avrebbe poi pubblicato una <em>Storia del liberalismo europeo</em> (1925) di vasto successo internazionale, scriveva: «In verità, io, tra il rosso e il nero, non so riconoscere se non una distinzione ottica: tutto il resto è indiscernibile».</p>
<p><strong>Fu in ambito italiano</strong>, prima (in senso negativo) con Giovanni Amendola e poi (in senso positivo) con <strong>Giovanni Gentile</strong> che fu d’altronde usato per la prima volta, proprio in quegli anni, il termine “totalitarismo”, che dopo il secondo conflitto mondiale i cosiddetti “liberali della guerra fredda”, in primis <strong>Hannah Arendt</strong>, avrebbero reso popolare e introdotto nel comune linguaggio scientifico. [spacer height=&#8221;20px&#8221;]
<p><a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/11/1.png"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone wp-image-11043 size-full" src="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/11/1.png" alt="" width="1200" height="300" srcset="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/11/1.png 1200w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/11/1-250x63.png 250w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/11/1-400x100.png 400w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/11/1-768x192.png 768w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/11/1-650x163.png 650w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/11/1-150x38.png 150w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/11/1-800x200.png 800w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/11/1-300x75.png 300w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/11/1-24x6.png 24w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/11/1-36x9.png 36w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/11/1-48x12.png 48w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />[spacer height=&#8221;20px&#8221;]</a></p>
<p><strong>Nel 1927, dal canto suo, Benedetto Croce aveva affermato</strong>, in un’intervista all’<em>Observer</em>, che giudicava i «nazionalismi e autoritarismi, che si oppongono al socialismo e comunismo, come un’imitazione a rovescio».</p>
<p><strong>Aggiungendo però, da quello studioso profondo che era stato di Marx</strong>, di cui aveva apprezzato la proposta di un canone di interpretazione storica, da usare accanto ad altri e non in modo unilaterale, e il realismo politico (lo aveva definito il “Machiavelli del proletariato”), che, fra i due totalitarismi, «la forma seria e coerente e fondamentale rimane sempre quella marxistica».</p>
<p><strong>Ancora nel 1950, nel pieno della “guerra fredda”, il filosofo napoletano</strong> scriverà che «l’abito della dittatura e della rinunzia alla libertà hanno trovato una nuova forma in un partito che fu avversario del fascismo ma di cui il dittatore italiano, già comunista rivoluzionario, si era nutrito, in modo che la sua era stata un’imitazione del comunismo, dalla quale era agevole risalire all’originale.</p>
<p><strong>Solo gli accidenti e le avventure portarono il Mussolini a diventare nemico del comunismo</strong>, al quale sarebbe volentieri tornato se avesse potuto e se ne avesse avuto il tempo».</p>
<p><strong>Ovviamente, chi più di tutti, nell’ambito della storiografia</strong>, si è impegnato a sottolineare le affinità e la dipendenza genetica fra i due totalitarismi è stato, nel secondo dopoguerra, <strong>lo storico tedesco Ernst Nolte</strong>, che non a caso, dopo aver definito “guerra civile europea” quella scatenata nel 1917 dalla Rivoluzione d’ottobre e durata fino al 1945, ha parlato del secondo dopoguerra, fino alla definitiva caduta nel 1989 del comunismo, come di un periodo di “guerra civile mondiale” ( seppur “fredda”).</p>
<p><strong>Resta così confermato che il “socialismo reale”</strong>, il comunismo realizzato, ha segnato l’intero secolo, con la sua presenza oppressiva e sempre più ampia (interessando molti altri Paesi al di fuori dell’Unione Sovietica).</p>
<p><strong>Esso non solo ha soffocato la libertà individuale</strong> dei cittadini delle nazioni che l’hanno conosciuto, ma non ha nemmeno realizzato nessuna delle promesse di giustizia che aveva fatto.</p>
<p><strong>Non è un caso</strong>: il comunismo, lungi dall’essere «un umanismo di giustizia sociale» (sic!), come ha recentemente scritto una sprovveduta firma del <em>Corriere della sera</em> (Donatella Di Cesare, 17 luglio), è un progetto, nella sua essenza, antivitale e antiumano. E che, pertanto, è corrotto nell’essenza, <em>ab origine</em> (l’autrice, per corroborare le sue tesi, osserva ovviamente che «la corruzione di un progetto non è il progetto stesso»).</p>
<p><strong>Ora, a parte il fatto che Marx non ha inteso mai essere un “puro filosofo”</strong>, e anzi ha instaurato un rapporto di stretto legame dialettico fra teoria e prassi, continuato un po’ da tutti i suoi epigoni, a cominciare da Lenin, non si può certo dire che il comunismo che egli aveva in testa fosse altra cosa rispetto a quello effettivamente messo in pratica dai bolscevichi e in genere nel Novecento. Il quale tutto è da considerare fuorché una perversa deviazione dalla via maestra o da un presunto “comunismo vero” e, casomai, come dicono alcuni, ancora tutto da realizzare.</p>
<p><strong>Certo, instaurando un rapporto necessitante fra pensiero e azione</strong>, è pur vero che Lenin (sulla scia di pensatori come Giovanni Gentile) sviluppa il marxismo in una determinata direzione, che potremmo definire attivistica e rivoluzionaria. [spacer height=&#8221;20px&#8221;]
<p><a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/11/2.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-11044 size-full" src="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/11/2.png" alt="" width="1200" height="300" srcset="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/11/2.png 1200w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/11/2-250x63.png 250w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/11/2-400x100.png 400w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/11/2-768x192.png 768w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/11/2-650x163.png 650w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/11/2-150x38.png 150w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/11/2-800x200.png 800w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/11/2-300x75.png 300w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/11/2-24x6.png 24w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/11/2-36x9.png 36w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/11/2-48x12.png 48w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />[spacer height=&#8221;20px&#8221;]</a></p>
<p><strong>Quella direzione era però già presente in Marx</strong> come una delle possibili e legittime. Il fatto che il marxismo si sia dimostrato errato, e foriero di fallimenti tragici “in pratica”, chiama in causa la “teoria” e non significa affatto che essa errata non fosse e che in qualche modo possa essere “salvata”.</p>
<p>«Il male nel caso del marxismo &#8211; scrivevo in conclusione del mio <em>Karl Marx </em>pubblicato per Luiss nel 2007 &#8211; non è tanto nella mente e nelle azioni degli epigoni ma è già tutto nel pensiero e nell’azione del suo padre fondatore».</p>
<p><strong>Il “peccato originale” del marxismo</strong> è, da una parte, di ordine logico, dall’altra, di natura antropo- ontologica, diciamo così. Dal primo punto di vista, l’esperienza sovietica ci ha mostrato nella “prassi” ciò che è vero in “teoria”: cioè che ogni “costruttivismo” politico o “economia di piano”, come ci hanno insegnato, fra gli altri e meglio degli altri, i pensatori della “scuola austriaca” dell’economia (da Carl Menger a Ludwig von Mises e Hayek), è tanto impossibile quanto irrazionale.</p>
<p>Oltre a presupporre di necessità l’introduzione di quella forma di coercizione che Marx aveva previsto, definendo <strong>“dittatura del proletariato”</strong>, e che nei paesi del comunismo realizzato è diventata prassi politica comune. Marx e i comunisti, d’altra parte, non hanno però fatto i conti fino in fondo nemmeno con la “natura” dell’essere umano, tanto che, io credo, soprattutto da questo punto di vista,<strong> l’Ottobre deve, a cento anni di distanza, fungere per tutti noi da ammonimento</strong>.</p>
<p>Essi hanno infatti elaborato un sistema di pensiero e di azione “che indica come obiettivo da realizzare una società senza più conflittualità. Un obiettivo non solo irrealistico, ma alla fine nemmeno auspicabile. Una realtà conciliata con sé stessa sarebbe una realtà senza più spirito vitale”, cioè in cui è venuta meno quella molla che fa andare costantemente avanti, ed essere e vivere, l’umanità”.</p>
<p><strong>Spostando poi il discorso, altre domande sorgono naturali</strong>. L’Ottobre ha almeno favorito il progresso delle condizioni materiali e morali delle masse nel mondo intero? Ha contribuito alla diminuzione della povertà assoluta e delle ingiustizie relative a cui pure, fra tante tragedie, abbiamo assistito nel corso del secolo scorso?</p>
<p><strong>In molti, in questi giorni, affermeranno questa tesi</strong>. Ed è indubbio che, tenendosi nella realtà tutto, anche la “rivoluzione comunista”, infiammando e spingendo all’azione, o semplicemente per reazione da parte di chi aveva il potere, ha finito per contribuire ai progressi del secolo.</p>
<p><strong>Ha funzionato come mito e come elemento utopico</strong>, senza dubbio. Quei progressi si sono però tutti o quasi tutti realizzati nella cornice della “società aperta” e delle istituzioni liberal- democratiche.</p>
<p><strong>Non poteva essere altrimenti</strong>. Ed è comunque un fatto, “duro e solido” come era sempre per Marx la realtà. Un fatto che non può continuare ad essere rilevante per tutti gli uomini pensanti e responsabili. [spacer height=&#8221;20px&#8221;]
<p><strong>Corrado Ocone</strong>, <em>Il Dubbio</em> 7 novembre 2017</p>
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			</item>
		<item>
		<title>In Austria non ha vinto la destra, ma qualcos&#8217;altro</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/elezioni-austria-unanalisi-oltre-le-etichette/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Oct 2017 12:57:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[destra sinistra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Spiegarsela con il “trionfo della destra” aiuta a colorire le cose, ma non a capirle. Quando tutti vedono una cosa provo a guardare da un’altra parte, giusto per accertare che non stia sfuggendo qualche cosa, nascosta da tanta uniformità. Ed è quel che sta accadendo. L’Austria, dunque, sarebbe l’ultimo trionfo della destra, ma senza che [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Spiegarsela con il “trionfo della destra”</strong> aiuta a colorire le cose, ma non a capirle. Quando tutti vedono una cosa provo a guardare da un’altra parte, giusto per accertare che non stia sfuggendo qualche cosa, nascosta da tanta uniformità. Ed è quel che sta accadendo.</p>
<p><strong>L’Austria, dunque, sarebbe l’ultimo trionfo della destra</strong>, ma senza che la sinistra crolli e con il vincitore che siede al desco della famiglia popolare europea, la stessa in cui si trovano Merkel, Rajoy o Berlusconi, quella che ha fra le proprie fila il capo della Commissione europea e il presidente del Parlamento europeo.</p>
<p><strong>Se per “destra” non s’intende la dislocazione nell’emiciclo parlamentare</strong>, ma il ruggito sovranista, quella austriaca è una mutazione genetica. O un fraintendimento. Che è la mia impressione.</p>
<p><strong>Un tempo l’Europa era attraversata da una trincea</strong>. Non si sparava, ma si era armati affinché nulla mutasse nel tempo della guerra fredda. La trincea è stata travolta. Evviva. Con gran festa ad est, e gran compiacimento a ovest, i confini europei si sono allargati. Quasi dimenticati, se non per faccenduole di bottega.</p>
<p><strong>Ora sono tornati protagonisti</strong>. Ed è qui il primo fraintendimento, perché se si pone in cima all’agenda il tema dell’immigrazione (come fatti economici, culturali, religiosi e di sicurezza autorizzano a fare) la fede nel valore dei confini si colora di destra, perché la sinistra s’è attardata nel residuato fossile del terzomondismo internazionalista che fu; ma se si antepone il tema dei salari, dei contratti e del welfare, quella stessa fede risorge a sinistra, nel medesimo intento di tenere fuori da casa quel che può minacciare la magione.</p>
<p>Per questo credo che il “trionfo della destra” non aiuti a capire, ma solo a raccontare.</p>
<p><strong>Per tenere a lungo fuori da casa</strong> chi sempre più numeroso vuole entrarci, o per allontanare dal giardino la concorrenza di chi vuol far crescere la propria ricchezza, prima o dopo devi armarti e sparare. Da destra o da sinistra, cambia poco (a proposito: le allucinazioni ideologiche che hanno avvelenato il secolo scorso, in Europa, furono archiviate come di destra, ma nacquero di sinistra). [spacer height=&#8221;20px&#8221;]
<p><a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/10/austria-elezioni-1.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-10812 size-large" src="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/10/austria-elezioni-1-650x325.png" alt="" width="640" height="320" srcset="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/10/austria-elezioni-1-650x325.png 650w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/10/austria-elezioni-1-250x125.png 250w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/10/austria-elezioni-1-400x200.png 400w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/10/austria-elezioni-1-768x384.png 768w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/10/austria-elezioni-1-150x75.png 150w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/10/austria-elezioni-1-800x400.png 800w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/10/austria-elezioni-1-300x150.png 300w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/10/austria-elezioni-1-24x12.png 24w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/10/austria-elezioni-1-36x18.png 36w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/10/austria-elezioni-1-48x24.png 48w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/10/austria-elezioni-1.png 1024w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /> [spacer height=&#8221;20px&#8221;]</a></p>
<p><strong>L’alternativa, saggia, consiste nel governare i problemi</strong>. Nel ragionare. E per ragionare occorre togliersi gli occhiali colorati: siamo l’area più ricca del mondo, la più libera e sana; siamo poderosi esportatori e dotati di servizi finanziari che prosperano in un mondo aperto; conosciamo da sempre emigrazione e immigrazione, come farle renderle e come regolarle.</p>
<p>Perché siamo finiti nel panico?</p>
<p><strong>Perché le bubbole propagandistiche che si raccontano</strong> all’interno delle mura domestiche sono divenute incompatibili con il mondo esterno, sicché acquistano fascino le forze che promettono la più colossale delle bubbole: tenere il mondo fuori da casa.</p>
<p><strong>Non sarà mai vero</strong>, ma attrae chi è nato nella pace e nel benessere, salvo avere dimenticato (o mai saputo) come ci siamo arrivati.</p>
<p>Così come non ci si può chiudere, tirando il ponte levatoio, neanche ha alcun senso abbattere le mura di casa, per aprirsi al mondo.</p>
<p><strong>Queste visioni di chiuso-aperto, male-bene s’adattano al cinema</strong>, non al mondo reale. Il guaio delle forze (culturali e politiche) ragionevoli è che si sono trovate disarmate dal proprio successo, dalla propria vittoria.</p>
<p><strong>Il mondo è migliore di quello di ieri</strong>, ma quelle forze non hanno più molto da dire, perché prigioniere di scemi ideologici del passato. Fra questi anche quello di liquidare come “trionfo della destra” quel che è un fenomeno assai più profondo e meno leggibile in termini di schieramento.</p>
<p>Davide Giacalone, 16 ottobre 2017</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/elezioni-austria-unanalisi-oltre-le-etichette/">In Austria non ha vinto la destra, ma qualcos&#8217;altro</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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			</item>
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		<title>Popolo e sinistra, siamo all&#8217;addio?</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/popolo-e-sinistra-siamo-alladdio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Corrado Ocone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 May 2017 14:42:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[destra sinistra]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sinistra ha perso il (suo) popolo e (forze) mai più lo troverà. E questo il tema e il senso più evidente dell&#8217;ultimo libro di Luca Ricolfi: Sinistra e popolo. Il conflitto politico nell&#8217;era del populismo (Longanesi, pagine 282, euro 16,90). Ovviamente, il libro è tante altre cose: sia dal punto di vista metodologico; sia [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/popolo-e-sinistra-siamo-alladdio/">Popolo e sinistra, siamo all&#8217;addio?</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La sinistra ha perso il (suo) popolo e (forze) mai più lo troverà</strong>. E questo il tema e il senso più evidente dell&#8217;ultimo libro di Luca Ricolfi: <em>Sinistra e popolo</em>. Il conflitto politico nell&#8217;era del populismo (Longanesi, pagine 282, euro 16,90).</p>
<p><strong>Ovviamente, il libro è tante altre cose</strong>: sia dal punto di vista metodologico; sia per gli ampi scenari che propone per portare a concetto il nostro mondo, cosi come esso è andato sviluppandosi nel secondo dopoguerra fino alla &#8220;grande crisi&#8221; e all&#8217;affermarsi, alla fine anche elettorale (leggi Brexit e Trump) di forze variamente &#8220;populiste&#8221;.</p>
<p><strong>La metodologia di Ricolfi può ben definirsi plurale</strong>, essendo lo studioso torinese in queste pagine in parte sociologo e in parte politologo, non avulso da un uso sobrio ma essenziale di dati statistici. Ma egli anche, in parte, storico e, soprattutto, teorico. Ovviamente, a me è soprattutto quest&#8217;ultimo Ricolfi che affascina e interessa, per la capacita appunto di delineare scenari ma anche e soprattutto di portare a concetto alcune tendenze di fondo del nostro mondo non sempre comprese o facilmente razionalizzabili.</p>
<p>Questa capacità si trova espressa al massimo grado nella prima parte del libro, più teorica, e nella seconda parte, ove egli cerca di periodizzare e descrivere gli ultimi decenni della storia mondiale.</p>
<p>La terza parte cerca invece di cogliere, con l&#8217;ausilio di modelli matematico-statistici, le ragioni dell&#8217;affermazione delle forze &#8220;populiste&#8221; in genere e soprattutto nel territorio politico proprio un tempo della sinistra, cioè fra deboli e emarginati.</p>
<p><strong>La prima parte si pone il classico ma non certo inessenziale problema di cosa siano la destra e la sinistra</strong>, come si siano definite in passato. e come si definiscano oggi. E, in conseguenza, se sia ancora questa la dicotomia fondamentale del nostro universo politico o, detto altrimenti, del conflitto politico nel nostro tempo (non c’è politica senza conflitto infatti, cioè senza una divisione fra amico e nemico, anche se lo sforzo o l&#8217;illusione del liberalismo e stato sempre quello di concepire il nemico come semplice avversario, cioè evitando di demonizzarlo spostando impropriamente il conflitto sul terreno etico).</p>
<blockquote><p>Per Ricolfi destra e sinistra sono categorie &#8220;superate&#8221;</p></blockquote>
<p><strong>Per Ricolfi destra e sinistra sono categorie &#8220;superate&#8221;</strong>, o meglio non più fondanti il discorso politico, anche se conservano un loro valore empirico o secondario e possono pertanto ancora essere usate a mo&#8217; di &#8220;segnaletica&#8221; orientativa. Esse sono &#8220;prigioniere del Novecento&#8221;: in particolare lo sono nell&#8217;accezione che ne ha dato <strong>Bobbio</strong>, che Ricolfi giudica non avalutativa, come pure lo studioso torinese si era proposto che fosse, ma partigiana e comunque legata alle lotte politiche del primo Novecento.</p>
<p>Al modello Bobbio, fondato sull&#8217;attribuzione alla Sinistra del perseguimento dell&#8217;ideale più che politico, cioè morale, dell&#8217;uguaglianza e alla Destra di quello opposto, Ricolfi oppone il modello Hayek, che giudica &#8220;generoso&#8221;, cioè più obiettivo, perché non demonizza, uguale e contrario, la nobile ricerca dell&#8217;uguaglianza propria della sinistra ma semplicemente antepone ad essa la ricerca della libertà.</p>
<p><strong>La libertà anche per Bobbio è un concetto importante</strong> e da difendere, ma nella sua visione esso pertiene i mezzi (che devono essere democratici) e non i fini della politica. In sostanza per Bobbio il comunismo sbaglia ad usare mezzi autoritari, ma si pone il fine &#8220;giusto&#8221; di rendere più uguali le nostre società; mentre per la Destra esso, che usi mezzi democratici o non, si pone comunque un fine sbagliato.</p>
<p><strong>Spostare l&#8217;accento sulla libertà significa, per Hayek come per Ricolfi</strong>, insistere sull&#8217;azione deleteria che lo Stato comunque ha, con la sua azione redistributrice, rispetto alla libertà individuale. Chi è fautore di quest&#8217;ultima diffida perciò dello Stato, anche se non per questo è nemico in assoluto dell&#8217;uguaglianza come Bobbio vorrebbe far credere.</p>
<blockquote><p>Hayek si pone il problema delle diseguaglianze, tanto da farsi fautore persino di un reddito minimo di cittadinanza</p></blockquote>
<p><strong>Hayek si pone il problema delle diseguaglianze</strong>, tanto da farsi fautore persino di un reddito minimo di cittadinanza, ma vuole che a risolverlo non sia in via prioritaria lo Stato (egli privilegia soluzioni solidaristiche ex post). In verità, secondo Ricolfi, se il modello Hayek era più aderente alla realtà del secondo Novecento, ed era meno fazioso di quello di Bobbio, anch&#8217;esso può dirsi oggi superato: la dicotomia che attraversa l&#8217;universo politico, a partire almeno da una ventina di anni a questa parte, è infatti quella fra forze dell&#8217;apertura (di destra e di sinistra) e forze della chiusura o &#8220;populiste&#8221; (egualmente di destra come di sinistra).</p>
<p><strong>Destra e sinistra possono sì conservare</strong>, come dicevo, un valore euristico, ma secondario: le misure di protezione economica dei più deboli, possono essere dette di sinistra, e quelle di protezione securitaria da immigrazione, criminalità e terrorismo possono essere dette di &#8220;destra&#8221;, ma comunque di protezione si tratta. Cioè proprio di ciò che i ceti che tradizionalmente votavano a sinistra cercano e che la sinistra, per come è diventata, non può a loro dare.</p>
<p><strong>La sinistra, che nel frattempo ha spostato il proprio blocco sociale</strong> di riferimento verso i ceti medi o &#8220;riflessivi&#8221;, non li capisce, anzi ridicolizza le loro richieste e parla di mere &#8220;percezioni&#8221; di pericoli inesistenti. Nulla di più falso: i danni causati dalla globalizzazione, come dimostra la parte statistica del libro, sono per Ricolfi reali e non immaginari.</p>
<p><strong>Di fronte ad essi, la sinistra non solo risponde con le armi del disprezzo per i più poveri e ignoranti</strong>, ma genera addirittura irritazione quando, come è accaduto in America (e questo ulteriore motivo di spiegazione per la vittoria di Trump), oppone ai bisogni reali della povera gente una retorica politically correct che non solo marca una distanza antropologica ma non si preoccupa di sfidare spesso il buon senso e di sfiorare qualche volta persino la barriera del ridicolo.</p>
<p><strong>La descrizione che Ricolfi fa, a più riprese, della retorica liberal</strong> è essenziale e diretta ed e una delle parti più avvincenti e convincenti del suo libro. «La visione del mondo della cultura liberal è estremamente attraente dal punto di vista filosofico, ma pecca di astrattezza ed è del tutto priva del senso del ridicolo, qualità che invece scorre copiosa nei ceti popolari. Cosmopolitismo, costruttivismo, cultura dei diritti, ecologismo, censura del linguaggio si sono spinti un po&#8217; troppo in là. Troppe volte hanno attraversato le colonne d&#8217;Ercole del senso comune, e qualche volta anche del semplice buon senso».</p>
<p><strong>Qui Ricolfi tocca un punto per me essenziale</strong>: quello liberal è un pensiero astratto, il che filosoficamente significa che è un portato, ultimo e radicale, dell&#8217;illuminismo. E poi tanto strano ricondurre, come spesso fa, alla mancanza di senso storico, e quindi alla mancata visione della complessità e organicità dei problemi, la cifra più evidente del declino intellettuale dei nostri tempi? Nemmeno strano è poi che all&#8217;assolutizzazione e radicalizzazione del momento illuministico della dialettica politica corrisponda, uguale e contrario, all&#8217;altro polo, l&#8217;assolutizzazione e radicalizzazione del mito romantico del &#8220;popolo&#8221;.</p>
<p><a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/05/ricolfi-libro-recensione-ocone-1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-9318 size-large" src="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/05/ricolfi-libro-recensione-ocone-1-650x366.jpg" alt="" width="640" height="360" srcset="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/05/ricolfi-libro-recensione-ocone-1-650x366.jpg 650w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/05/ricolfi-libro-recensione-ocone-1-250x141.jpg 250w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/05/ricolfi-libro-recensione-ocone-1-400x225.jpg 400w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/05/ricolfi-libro-recensione-ocone-1-768x432.jpg 768w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/05/ricolfi-libro-recensione-ocone-1-150x84.jpg 150w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/05/ricolfi-libro-recensione-ocone-1-800x450.jpg 800w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/05/ricolfi-libro-recensione-ocone-1-1200x675.jpg 1200w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/05/ricolfi-libro-recensione-ocone-1-1600x900.jpg 1600w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/05/ricolfi-libro-recensione-ocone-1-300x169.jpg 300w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/05/ricolfi-libro-recensione-ocone-1-24x14.jpg 24w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/05/ricolfi-libro-recensione-ocone-1-36x20.jpg 36w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/05/ricolfi-libro-recensione-ocone-1-48x27.jpg 48w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/05/ricolfi-libro-recensione-ocone-1.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a></p>
<p><strong>In altre efficaci pagine, Ricolfi mostra come il popolo dei &#8220;populisti&#8221;</strong>, altra cosa rispetto a quello della vecchia sinistra &#8220;popolare&#8221;, presupponga un concetto &#8220;organicistico&#8221; e &#8220;comunitaristico&#8221;, e in questo senso potremmo dire romantico, della società.</p>
<p><strong>Lo stesso ritorno dello Stato nazionale</strong> finisce per rientrare in questa linea di discorso. Anche se spesso, nell&#8217;ottica dei &#8220;populisti&#8221;, esso può riproporre all&#8217;interno dei suoi confini anche politiche liberiste (ad esempio la detassazione). D&#8217;altronde, la &#8220;demonizzazione&#8221;, servendosi di categorie vecchie come quella di &#8220;fascismo&#8221;, fraintende il &#8220;populismo&#8221;.</p>
<p><strong> E non distinguendo ad esempio la xenofobia</strong> (&#8220;normale&#8221; diffidenza per chi appartiene ad altre culture) con il razzismo (che e senso di superiorità e volontà di sopraffazione) finisce per non rendersi conto, in nome di una generica &#8220;accoglienza&#8221;, dei problemi reali della gente nelle periferie o ai margini del mondo borghese.</p>
<p><strong>Sembrerebbe di capire che Ricolfi spieghi e giustifichi le forze &#8220;populiste&#8221;</strong> non prendendosela con la globalizzazione ma in nome di buone ragioni scaturite da una globalizzazione che stata mal guidata e quindi e stata troppo intensa e troppo veloce. Compito della politica diventa perciò quello di incanalarne le pulsioni più estreme o di assumere in dose omeopatiche porzioni di &#8220;populismo&#8221;.</p>
<p>Particolarmente indicativa è, in quest&#8217;ordine di discorso, la metafora della &#8220;porta&#8221; che Ricolfi riprende da <strong>Marion Le Pen, la nipote di Marine</strong>, e oppone sia a quella trumpiana del &#8220;muro&#8221; sia all&#8217;idealismo cosmopolitico di chi credo che il mondo non debba avere semplicemente confini «Non questione &#8211; afferma Marion &#8211; di costruire muri, ma di mettere porte. La porta la puoi aprire o chiudere, quando necessario».</p>
<p><strong>Il &#8220;populismo&#8221;, in questo modo, potrebbe imporre anche un ritorno</strong> della politica, dopo che essa e stata depotenziata sia dalle dinamiche giuridico-morali sia da quelle economico-finanziarie connesse alla globalizzazione. Quello che a me sembra mancare in queste pur straordinarie e anticonformistiche pagine e una concezione più viva e pregnante dell&#8217;idea di liberta.</p>
<p>Ora, sia beninteso, Ricolfi ha buone ragioni nel dire che spesso le forze &#8220;populiste&#8221; non sono &#8220;fasciste&#8221; o liberali, ma semplicemente rompono i nostri schemi di ragionamento abituali, o meglio quelli che a un certo punto la sinistra mondiale ha imposto al discorso pubblico.</p>
<p><strong>D&#8217;altronde, lo stesso &#8220;politicamente corretto&#8221;</strong> può avere, e spesso ha, con il suo controllo del discorso pubblico, una deriva illiberale (a pagina 219 viene riportata con adesione l&#8217;affermazione di Jean-Michel Naulot, che funge anche da esergo al libro, secondo cui populista «è aggettivo usato dalla sinistra per designare il popolo quando comincia a sfuggirle»).</p>
<blockquote><p>Fatto sta che la libertà non può essere considerata un valore fra gli altri</p></blockquote>
<p><strong>Fatto sta che la libertà non può essere considerata un valore fra gli altri</strong>. E anche le forze &#8220;populiste&#8221; saranno misurate, a breve e a lunga distanza, da una parte, dagli spazi di libertà che riusciranno ad aprire, dall&#8217;altra, dalla capacità che avranno di finalizzare eventuali &#8220;chiusure&#8221; (si spera momentanee) alla preservazione della stessa libertà.</p>
<p><strong>Non aveva del tutto torto Bobbio</strong> quando, quasi en passant, come riporta Ricolfi, sembrava ammettere che qualcuno (la &#8220;esecranda&#8221; destra?) può avere anche un concetto positivo della diseguaglianza. Il fatto e che giustizia, eguaglianza, accoglienza, sono tutti concetti empirici, e quindi non sono valori in sé (e nemmeno semplicemente &#8220;minori&#8221;).</p>
<p><strong>L&#8217;eguaglianza</strong> soprattutto (e non mi riferisco solo a quella economica), uniformando e castrando le diversità (e le eccellenze), <strong>intacca la stessa libertà</strong>. Che sia poi, come spesso accade, lo Stato, o siano altre identità, a farlo, anche questo è problema empirico che richiede attenzioni e soluzioni particolari o specifiche ai casi.</p>
<p>Corrado Ocone, Il Dubbio 5 maggio 2017</p>
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