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	<title>crescita Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>crescita Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>RiCrescita</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/ricrescita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Jun 2023 18:00:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[crescita]]></category>
		<category><![CDATA[decrescita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le cose vanno bene. Il ritmo di crescita della ricchezza prodotta in Italia sarà superiore alla media europea. Da ultimo è stato l’Ocse a rivedere la previsione: da un +0,6% a un +1,2%. Un bel raddoppio. E allora, sentite, non sarà meglio farla finita con la gnagnera del Pnrr, un po’ prendere atto e un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le cose vanno bene. Il ritmo di crescita della ricchezza prodotta in Italia sarà superiore alla media europea. Da ultimo è stato l’Ocse a rivedere la previsione: da un +0,6% a un +1,2%. Un bel raddoppio. E allora, sentite, non sarà meglio farla finita con la gnagnera del Pnrr, un po’ prendere atto e un po’ festeggiare che non se ne farà niente, liberarsi delle pretese e dei controlli e tirare dritto per i fatti nostri? Tanto s’è capito che le cose non andranno come sarebbero dovute andare. Ci sono ragioni decisive per cui la risposta a questa domanda è non soltanto «No», ma oscilla fra «Sei scemo» e «Sei matto».</p>
<p>Veniamo da molti anni in cui siamo cresciuti assai meno della media europea, talché il ritardo accumulato è forte. Le cause di questo respiro troppo corto sono molteplici, ma fra queste spiccano: la bassa percentuale di popolazione attiva al lavoro; la cattiva qualificazione della risorsa umana (cattiva scuola); la scarsa propensione all’innovazione tecnologica, con conseguente zoppicare della produttività; pubblica amministrazione che ostacola e rallenta, quando non impantana; impressionanti dislivelli territoriali, senza che le zone meno sviluppate trovino slancio per crescere, dilagando evasione fiscale e previdenziale, il che induce ulteriore regresso, anche civile. Possiamo ben parlare di giovani splendidamente laureati e fabbriche all’avanguardia, ma la musica complessiva è quella cacofonia, non riaccordata negli ultimi tre anni.</p>
<p>A favorirci sono stati la crescita dei mercati internazionali, dopo la pandemia, che ha spinto i nostri (straordinari) campioni delle esportazioni; la ripresa del mercato interno; la fiducia generata dal non vedere soltanto nero nel futuro e il moltiplicarsi di turisti, con annessa crescita (mai abbastanza) dei servizi. È cresciuto il Pil, ma è cresciuta anche l’occupazione. Bene. Ma basterà che l’orizzonte si scurisca e ci vorrà un attimo a tornare in coda e in ritardo.</p>
<p>Perché dovrebbe scurirsi? La Banca centrale europea ha alzato i tassi d’interesse. Lo ha fatto meno dell’omologa statunitense, ma li ha alzati. Una tale misura serve a far scendere la liquidità in circolazione e a raffreddare il rischio dell’esondazione inflattiva. Dall’altra parte ha un prezzo sul fronte della crescita: non a caso l’Associazione bancaria italiana (che teoricamente ci guadagna) teme che non pochi clienti imprenditoriali non reggano e divengano insolventi. Comunque è stato fatto. Contemporaneamente sono crollati i prezzi delle materie prime energetiche, cui era stata data la responsabilità dell’inflazione. E… purtroppo l’inflazione è scesa troppo poco, dimostrando d’essere alimentata dall’interno (ad esempio speculando sul rialzo dei prezzi e non facendoli scendere al calare dei costi). Ciò porta i tassi a crescere ancora. Più lentamente, ma cresceranno.</p>
<p>Ed eccoci al punto: se un Paese patologicamente indebitato – nel mentre festeggia il successo della vendita di titoli del debito, che costano molto ai contribuenti e rendono non abbastanza a chi li acquista – perde l’occasione di fondi europei per un terzo regalati e due terzi a tasso d’interesse inferiore a quello di mercato, non è che torna dov’era prima ma scivola più indietro. Perché dimostra che non sarà in grado di riassorbire gli squilibri e le insufficienze che ne rallentavano la crescita. Pur esistendo i campioni del Made in Italy.</p>
<p>A quel punto la politica tornerà alla tribale divisione fra chi difende le rendite esistenti (comprese quelle che alimenteranno l’inflazione con il caro ombrelloni o fanno sì che non si trovi un taxi) e chi si ergerà a difensore dei redditi fissi erosi dall’inflazione, reclamando più debito per compensare. Come il drogato in crisi d’astinenza, che non cerca di cambiare vita ma va a caccia di droga. Gli uni e gli altri alla ricerca di un colpevole con cui distrarre dalle proprie responsabilità.</p>
<p>Per questo la risposta all’iniziale domanda è «No»: senza maggiore crescita, senza la capacità di ricrescere su quanto si è cresciuti in questi tre anni, non si galleggia ma si vomita per gli sbattimenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://giornale.laragione.eu/giornale/545"><strong><em>La Ragione</em></strong></a></p>
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		<title>L’inutile corsa del gambero dei democratici</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/linutile-corsa-del-gambero-dei-democratici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chicco Testa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Jan 2023 15:07:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[Assistenzialismo]]></category>
		<category><![CDATA[crescita]]></category>
		<category><![CDATA[debito]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
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		<category><![CDATA[produttività]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci sono parole che sono scomparse nel lessico del Pd.  Parole su cui è stata fondata la stagione migliore del Governo dell&#8217;Ulivo con Prodi, presidente del Consiglio, Ciampi ministro del Tesoro e Bersani all&#8217;Industria. Le parole sono in ordine di importanza: crescita, produttività, debito. Crescita prima di tutto per un Paese che non cresce da [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono parole che sono scomparse nel lessico del Pd.  Parole su cui è stata fondata la stagione migliore del Governo dell&#8217;Ulivo con Prodi, presidente del Consiglio, Ciampi ministro del Tesoro e Bersani all&#8217;Industria. Le parole sono in ordine di importanza: crescita, produttività, debito. Crescita prima di tutto per un Paese che non cresce da ormai 20 anni, con rare eccezioni, e senza la quale, questo è l&#8217;insegnamento della migliore tradizione socialdemocratica, non vi è nulla da distribuire, le entrate fiscali languono, le famiglie in situazione di povertà aumentano e l&#8217;ascensore sociale, la speranza di una vita migliore, che ha fatto grande l&#8217;Italia dei nostri padri, si arresta o addirittura regredisce.</p>
<p>La produttività, quella di sistema, è una delle condizioni della crescita e il debito purtroppo ne costituisce un limite che, se non tenuto sotto controllo, costringe lo Stato ad impegnare cifre sempre maggiori del suo bilancio per pagare gli interessi e lo sottopone al rischio spread che solo le politiche interventiste della BEI e della UE hanno fino ad oggi scongiurato. Il differenziale con altri Paesi si misura in decine di miliardi che ogni anno vengono sottratti agli investimenti e alla spesa sociale. Destra e sinistra hanno da questo punto di vista molte cose in comune. Attingere al debito pubblico per accontentare segmenti crescenti del proprio (presunto) elettorato.</p>
<p>Crescita e lavoro vanno insieme, crescita e giustizia sociale vanno insieme, liberando risorse per la contrattazione sindacale e assicurando risorse fiscali per le grandi riforme a cominciare da quella della scuola, vera officina delle pari opportunità. Invece il problema viene affrontato dalla coda. Rivendicare maggiore uguaglianza, concetto per altro superato dalla migliore tradizione socialdemocratica con quello più complesso e realistico delle &#8220;pari opportunità&#8221;, in un Paese che si impoverisce, è la corsa del gambero. Con una inevitabile conseguenza, evidente nel Pd attuale.</p>
<p>Lo spostamento dell&#8217;attenzione sulle politiche assistenziali, che anziché essere usate con la necessaria parsimonia e in modo selettivo, invadono ogni campo. Pensioni, reddito di cittadinanza, bonus di ogni genere (persino quello per acquistare le macchinetta per rendere frizzante l&#8217;acqua potabile), nazionalizzazioni di aziende decotte. Così quello che dovrebbe essere il partito del lavoro diventa il partito del lavoro che non c&#8217;è, e quindi il partito degli assistiti. La società civile perde ogni autonomia e diventa sempre più dipendente dallo Stato. L&#8217;Italia si meridionalizza. Anche il modo scolastico e propagandistico con cui si è affrontata la transizione ecologica senza alcuna approfondita riflessione sull&#8217;impatto economico sul Paese e soprattutto sulle classi più deboli, ulteriormente colpite da aumenti di costi con effetti chiaramente regressivi dal punto divista fiscale, mostra più il tentativo di trovare a tutti i costi un nuovo ancoraggio ideologico piuttosto che una ragionata strategia.</p>
<p>È rimasto scolpito nella memoria il tweet di Letta contro il gas poco tempo prima che scoppiasse la crisi ucraina che ci ha ricordato in modo esemplare come si produce energia in Italia e in Europa. Persino i Verdi tedeschi mostrano un tasso di realismo e consapevolezza superiori di quello che dovrebbe essere un grande partito socialdemocratico. L&#8217;Italia ha bisogno di un Pd autorevole. Che non ha bisogno di alcuna rifondazione o nuovo inizio. Parole tipiche di chi, come dicono a Milano, cerca di tirarsi su facendo leva sulle proprie bretelle. Operazioni infantili come se fosse possibile rinascere ogni volta che qualche cosa va storto, un sogno adolescenziale, anziché fare un bilancio critico, responsabile e aggiustare il tiro.</p>
<p>Capisco, ma ovviamente non condivido la tentazione di auto confinarsi in un recinto identitario e garantirsi così una stentata sopravvivenza. Passando dalla vocazione maggioritaria a quella di rappresentanza di ceti minoritari prevalentemente assistiti. Gli operai, i lavoratori dipendenti guardano al sodo e sono già da un&#8217;altra parte con buona pace di Landini e dei 5 Stelle. Per non parlare dei milioni di autonomi, fra cui la migliore gioventù, che sogna l&#8217;intrapresa e accetta il rischio. Ma a questa Italia il Pd non guarda più. Non vuole più interpretare lo spirito della nazione che lavora e crea ricchezza. Eppure è quello che fa in molti dei luoghi dove amministra da anni e da decenni e dove questa capacità gli viene riconosciuta. Lo ha detto bene Gori su queste pagine. Forse ricominciare dalla parte positiva della propria storia potrebbe essere il modo giusto. In politica, come in ogni intrapresa umana, si parte dalle idee. E quelle attuali del Pd mi sembrano, in grande parte povere e già (auto)condannate all&#8217;irrilevanza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.repubblica.it/cultura/2023/01/11/news/chicco_testa_crisi_sinistra_linutile_corsa_del_gambero_dei_democratici-383078406/"><strong><em>La Repubblica</em></strong></a></p>
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		<title>Scompenso</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/scompenso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Sep 2022 08:52:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[campagna elettorale]]></category>
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		<category><![CDATA[crescita italia]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’agenzia Fitch vede nero, prevedendo, per l’Italia, un 2023 in recessione: -0.7%. Vale per l’insieme delle economie europee e sul lato della produzione industriale, ad esempio, l’Italia è cresciuta nel 2022, salvo flettere da maggio, mentre la Germania scivola per l’intero corso dell’anno. Facciamo meglio della media europea, laddove eravamo abituati, da lustri, a fare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’agenzia Fitch vede nero, prevedendo, per l’Italia, un 2023 in recessione: -0.7%. Vale per l’insieme delle economie europee e sul lato della produzione industriale, ad esempio, l’Italia è cresciuta nel 2022, salvo flettere da maggio, mentre la Germania scivola per l’intero corso dell’anno. Facciamo meglio della media europea, laddove eravamo abituati, da lustri, a fare peggio.</p>
<p>Nei conti italiani il 2023 era quotato con un +0.9%, quindi un rallentamento della crescita, ma pur sempre una crescita. I conti del Fondo monetario internazionale ci assegnano un +0.7%. Sappiamo che il rallentamento sarà maggiore e pesano i costi dell’energia. La realtà è questa, si tratta di affrontarla.</p>
<p>La cosa peggiore che sta capitando non è che la realtà presenti le sue difficoltà, ma che la si neghi o ribalti. La cosa peggiore è la distanza fra le parole della politica, le promesse elettorali e la realtà.</p>
<p>Non solo chiuderemo quest’anno con una crescita importante, ma da decenni non crescevamo quanto negli ultimi due anni. Nei primi sei mesi del 2022 (dati Inps) sono state fatte 4 milioni e 270mila assunzioni, con 377mila trasformazioni contrattuali da tempo determinato a indeterminato. Nello stesso periodo più di 1 milione di lavoratori hanno deciso di dimettersi.</p>
<p>Le cause possono essere diverse, alcune segnalano deficienze nel sostegno familiare, ma, comunque, non sono certo segno d’indigenza. Ci sono anche stati 266.640 licenziamenti economici, in crescita rispetto al precedente anno (ma vigeva il blocco dei licenziamenti), perché ci sono anche aziende portate ai bordi o fuori dal mercato. Compresi licenziamenti e dimissioni, comunque, nel semestre si è superato il livello occupazionale pre-pandemia, segnalando una velocità di ripresa decisamente superiore a quella (lentissima) successiva alla crisi del 2008.</p>
<p>Queste realtà convivono ed è sciocco pretendere che sia vero il brutto e falso il bello o viceversa. Il mercato del lavoro e la crescita della ricchezza hanno portato a casa successi. Ma il punto è che la politica ha elaborato lo scenario della crescita come se fosse di recessione, mentre quella prospettiva se la trova davanti e non alle spalle. Da qui un pericoloso fraintendimento sulle cose da farsi.</p>
<p>La covid-economy ha lasciato un’eredità infetta, consistente nella convinzione che i soldi dello Stato possano compensare e ristorare a piacimento. Ma siccome non esistono i “soldi dello Stato”, semmai quelli dei contribuenti, compresi i debiti, ne deriva che chi va raccontando si possa elargire senza limiti sta prendendo in giro. O non ha capito niente. Solo chi crede che prendere voti sia più importante d’essere credibili può continuare a proporre maggiori debiti (alias: scostamento di bilancio) come se fosse un rimedio e non il doloroso problema che deve fare i conti con i tassi d’interesse crescenti. E tali soggetti si trovano a destra come a sinistra, posto che a far danno saranno quelli che governeranno.</p>
<p>Se a destra si continua a strologare di sgravi fiscali di massa, ignorando l’evasione di massa e come se entrate ed uscite fossero porte di due mondi diversi, a sinistra si strologa di aumenti salariali senza pensare alla produttività.</p>
<p>Mi hanno colpito le parole di Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia-Romagna ed esponente del Pd, che da una parte propone salari più alti e una mensilità in più, dall’altra ricorda che nella sua regione hanno fatto un accordo con sindacati e imprese per migliorare la formazione e diminuire la precarietà: non è così difficile capire che le seconde cose sono premesse delle prime, mentre le prime sono promesse che affondano le seconde. Contraddizione che ben riassume le conseguenze della falsificazione della realtà, facendo sbagliare strada.</p>
<p>Se si pensa di essere stati in recessione per i due anni in cui più si è cresciuti, elaborando politiche assistenziali, scende a zero la capacità di affrontare i difficili mesi a venire. Questo è il nostro scompenso.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/sabato-17-settembre-2022/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<item>
		<title>Ridenti piagnoni</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/ridenti-piagnoni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Sep 2022 07:36:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[campagna elettorale]]></category>
		<category><![CDATA[crescita]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni politiche 2022]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le drammatizzazioni vanno maneggiate con cura, specie quando sono in corso drammi. A sentire le propagande elettorali l’Italia è un Paese distrutto e diretto verso il disastro, la povertà dilaga e si devono subito dare soldi pubblici, per evirate il collasso generale. Stiano attenti, perché il 26 settembre arriva in fretta e suonerà strano che [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le drammatizzazioni vanno maneggiate con cura, specie quando sono in corso drammi. A sentire le propagande elettorali l’Italia è un Paese distrutto e diretto verso il disastro, la povertà dilaga e si devono subito dare soldi pubblici, per evirate il collasso generale.</p>
<p>Stiano attenti, perché il 26 settembre arriva in fretta e suonerà strano che i vincitori s’apprestino a governare un Paese che nel secondo trimestre dell’anno in corso ha realizzato una crescita congiunturale dell’1% (Germania 0 e Francia 0.5) e una tendenziale (rispetto al secondo trimestre 2021) del 4.6 (Germania 1.5 Francia 4.2). Ci si descrive miserrimi l’anno in cui facciamo la crescita più significativa in Ue: 3.4%.</p>
<p>Un Paese che ha 1.600 miliardi di euro stagnanti nei conti privati dovrebbe porsi il problema di come premiarli nel condurli alla produzione. Si prediligono i mendici per supporsi elemosinieri ed elemosinare un voto. Certo che ci sono problemi seri, fra questi una classe politica di ridenti piagnoni.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/mercoledi-31-agosto-2022/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<title>Sud&#8230;ditanza</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/sud-ditanza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Aug 2022 16:33:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[crescita]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[Sud]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da terrone ne ho pieni i deliziosi capperi della gnagnera sul Sud arretrato e sulla forbice che s’allarga. Da ultimo sono arrivati i dati Svimez, interessanti come sempre: sia per il ’21 che per il ’22 il Sud cresce meno della media nazionale, che, essendo una media incorpora anche il Sud, il che comporta una [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Da terrone ne ho pieni i deliziosi capperi della gnagnera sul Sud arretrato e sulla forbice che s’allarga. Da ultimo sono arrivati i dati Svimez, interessanti come sempre: sia per il ’21 che per il ’22 il Sud cresce meno della media nazionale, che, essendo una media incorpora anche il Sud, il che comporta una crescita meridionale, ma anche del Centro, significativamente inferiore a quella del Nord (fra parentesi, per gli appassionati: Italia 2021 6.6 e 2022 3.4; Mezzogiorno uguale al Centro 5.9 e 2.8; Nord Est 7.5 e 4.7; Nord Ovest 7 e 3.4).</p>
<p>Prima d’unirmi ai condolenti, però, mi viene in mente che l’Italia, da lustri, cresce meno della media europea, che essendo una media la incorpora, il che comporta il crescere assai meno di chi cresce di più. E mi viene anche in mente che, se si escludono i due anni che stiamo vivendo, anche in questo caso la forbice s’allarga: chi era cresciuto meglio continua a farlo più velocemente di chi era rimasto indietro.</p>
<p>Anche nelle retrovie si cresce (buttalo via, come risultato), ma normalmente capita che i meno sviluppati si sviluppino più in fretta, una volta create le condizioni. Qui non capita. Allora guardiamo le condizioni.</p>
<p>Da terrone amo taluni orgogliosi terroni, fra i quali Leonardo Sciascia, che con il suo occhio semichiuso aveva visto quello che i lettori di numeri non riescono a vedere. Se le forbici che s’allargano sono due, cos’hanno in comune?</p>
<p>Il Maestro di Racalmuto aveva descritto la maledizione dei siciliani: non credono che le cose possano cambiare. Ma aveva anche visto la “linea della palma” salire verso Nord. Climatica e non solo. Quella linea porta con sé l’indebolimento dei diritti di cittadinanza, che comportano anche i doveri, e il crescere dei diritti di sudditanza, che hanno nel lamentio il compenso del mantenimento.</p>
<p>Sono diritti di cittadinanza una scuola decente, un’amministrazione pubblica almeno sufficiente e una giustizia esistente. Vediamo quanto ci si mette a sapere chi ha ragione e chi deve essere condannato, dopo che una ragazza, a Soverato, è stata presa a calci dal datore di lavoro. Non spetta a noi stabilirlo, sulla base di un filmato, ma spetta a un giudice accertare se altri torti s’accompagnano ai calci.</p>
<p>Se non lo sapremo a breve è semplicemente inutile parlare di contratti e legalità. E se è inutile allora la cattiva moneta avrà da un lato la miseria e dall’altra la criminalità. I diritti di cittadinanza devono esserci ai quattro punti cardinali. Ma se prendo scuola, amministrazione e giustizia per bidoni con cui fare assunzioni, addio cittadinanza.</p>
<p>Quel processo di logoramento è andato avanti al punto che si intesta alla cittadinanza un simbolo della sudditanza: l’elemosina improduttiva. Al Sud ce n’è più che al Nord e in Italia ce n’è più che altrove. Così si allargano entrambe le forbici.</p>
<p>Eppure si cresce, perché al Nord, al Sud e ovunque c’è gente che lavora sodo e con competenza, solo che (prego osservare la campagna elettorale in corso) sono considerati contribuenti da spremere, senza scuola decente, amministrazione presente e giustizia esistente. Gli altri, quelli con le false invalidità, le pensioni anticipate e i redditi di sudditanza, invece, l’arato campo ove mietere voti.</p>
<p>Sappiamo benissimo cosa si dovrebbe fare, per stringere la forbice e tagliare via il passato. Sappiamo che i soldi investiti creano ricchezza e quelli distribuiti miseria morale e materiale.</p>
<p>Ma sappiamo anche che se i cittadini non ci credono a essere rappresentati saranno i sudditi, che eleggeranno i loro simili più marpioni, allargatori di forbici. E già quelli dimostrano che la linea della palma non solo avanza, ma parla anche i vernacoli polentoni.</p>
<p>Rassegnarsi è escluso. Arrendersi non è contemplato. Ma ripetersi all’infinito che siamo rimasti indietro e che la forbice s’allarga induce a mettere in salvo i capperi: nel forno, a contornare un coccio, alla pantesca, con zibibbo non filtrato e freddo. Molto freddo, che fa caldo.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/venerdi-5-agosto-2022/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<item>
		<title>TSO politico</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/tso-politico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Aug 2022 07:56:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[crescita]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[economia italiana]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni 2022]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prima il Fondo monetario internazionale ha rivisto al rialzo la crescita dell’Italia (unico fra i Paesi sviluppati) per l’anno in corso, fissandola al 3%. Poi sono arrivati i dati Istat, che parlando di una crescita acquisita al 3.4%. Ieri la stessa fonte ha fatto sapere che è al lavoro il 60.1% delle popolazione attiva (ovvero [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Prima il Fondo monetario internazionale ha rivisto al rialzo la crescita dell’Italia (unico fra i Paesi sviluppati) per l’anno in corso, fissandola al 3%. Poi sono arrivati i dati Istat, che parlando di una crescita acquisita al 3.4%.</p>
<p>Ieri la stessa fonte ha fatto sapere che è al lavoro il 60.1% delle popolazione attiva (ovvero di quanti possono lavorare), con una crescita di 400mila occupati rispetto all’anno scorso (in cui siano cresciuti molto, ma con un effetto di rimbalzo rispetto al pessimo 2020), 116mila nell’ultimo mese. È sempre significativamente meno della media europea, ma il nostro massimo dal 1977.</p>
<p>Non significa che tutto vada bene, anche perché non è mai possibile. Ma è falso che tutto vada male. Se, nella condizione data, delle occasioni si sono colte e a dei guai s’è provato a porre rimedio, lo si deve a un equilibrio politico e alle scelte fatte. Siccome si attendono le urne, guardiamo alla politica. Che fa venire in mente un acronimo: TSO.</p>
<p>Scorrete interviste e slogan e vi accorgerete che la politica ha in mente un’Italia povera, affamata e in ginocchio. Ancora regge lo stellone, ma non si sa per quanto. Quel che si propongono per il futuro è reggere, ristorare, sussidiare. Chiunque obietti viene coperto d’improperi, accusato di avere le terga protette, d’essere un privilegiato e di vivere in un altro mondo.</p>
<p>Che, detto da taluni, dimostra la persistenza del senso dell’umorismo. Ma l’Italia che produce e porta a casa successi non c’è, in quella visione plumbea. Evidentemente sono convinti che chi sappia cosa fare mai li voterebbe, mentre il mercato del consenso fiorisce ove si conta di ricevere.</p>
<p>La grande differenza fra destra e sinistra consiste nel fatto che a destra sanno chi sono i coalizzati, ma ieri hanno avviato la discussione sul programma, come a dire che trattasi non del collante, ma, semmai, del solvente che potrebbe scioglierli, mentre a sinistra non sanno ancora chi sono, pur sapendo chi non ci sta, avendo in programma di battere la destra e provando a emularne la capacità di mettere assieme non solo i diversi, ma anche gli opposti. Per il resto è una gara al TSO: Tasse, Spese e Omissioni.</p>
<p>Non ce né uno che non voglia sgravare qualche cosa. C’è chi lo dice in inglese (senza curarsi della traduzione), chi in sindacalese, nessuno avendo la grazia di indicare come saranno coperte le mancanze di gettito, o come saranno compensate da diminuzione della spesa.</p>
<p>Sicché sappiamo, ed il guaio è che lo sanno anche i mercati, che tali promesse si tradurranno in maggiore deficit (e, difatti, condividono lo scostamento di bilancio) e maggiore debito. Una parola d’umana pietà per i giovani, che saranno assai meno numerosi e assai più indebitati dei loro cari, nel senso di costosi, genitori.</p>
<p>Sul lato Spese, del resto, è una multicolore fontana: c’è chi ti offre il dentista (e l’ortopedico?), chi vuole aumentare le pensioni e chi i pensionati (che come rappresentanza dell’Italia che lavora la dice lunga), chi già vede il ponte sullo Stretto (senza campate, innovativo perché immaginario) e chi, sapendo che ci sarà da aspettare, pianta alberi per accomodarsi all’ombra, ma c’è anche chi vuol dare la “dote” ai diciottenni (criticato da chi inventò il bonus diciottenni, una gara a chi premia prima e di più chi è eroicamente riuscito a non crepare prima).</p>
<p>Che ci sia una sanità pubblica diseguale, una leva demografica di cui tenere conto e un sistema formativo che nega adeguata preparazione prima della maggiore età, son questioni volentieri demandate al “tavolo” programmatico. E non vorrei essere nei panni del tavolo, che ancora cerca di capire perché talora lo vogliano “aprire” e talaltra pretendono che s’apparecchi da solo.</p>
<p>Andiamo fortissimi in quanto a Omissioni: chi, come, in che tempi e con che soldi? E perché per riuscirci s’è cominciato demolendo la condizione che ha portato i risultati di cui alle prime righe? Chi spera di avere risposte è da TSO. Ma l’altro.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/martedi-2-agosto-2022/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<title>Crescere</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/crescere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Jul 2022 07:00:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[crescita]]></category>
		<category><![CDATA[recessione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La recessione, più che essere uno spettro da cui fuggire, sembra essere una condizione gradita alle propagande politiche, più a loro agio con la sovvenzione che con la produzione. Per tanta parte della cultura politica italiana equidistribuire la miseria è ideale considerato più nobile rispetto al promuovere la ricchezza. I dati resi pubblici dal Fondo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La recessione, più che essere uno spettro da cui fuggire, sembra essere una condizione gradita alle propagande politiche, più a loro agio con la sovvenzione che con la produzione. Per tanta parte della cultura politica italiana equidistribuire la miseria è ideale considerato più nobile rispetto al promuovere la ricchezza. I dati resi pubblici dal Fondo monetario internazionale dovrebbero essere una buona base per ragionare, non per piagnucolare.</p>
<p>L’Italia è il solo Paese sviluppato per cui le previsioni sono state riviste al rialzo, per l’anno in corso. Segno che, nella prima parte dell’anno, non sono stati commessi errori. Hanno festeggiato facendo cadere il governo.</p>
<p>Per il 2023 la previsione di crescita non solo si riduce, ma diventa la più bassa in Europa: 0.7%. La Germania dovrebbe arrivare a 0.8, che non è una grande differenza, ma neanche una consolazione (piuttosto, il Regno Unito è posizionato allo 0.5, alla faccia dell’affare Brexit). Crescere dello 0.7 non è recedere, ma è poco, è meno di quel che serve, come è anche la conseguenza del rialzo dei tassi d’interesse in un Paese troppo indebitato (i titoli tedeschi sono ridiscesi sotto l’1%, il che non porta bene ai nostri). Sarà il caso di ricordare che quel debito è un ostacolo alla crescita e un attentato alla sovranità. Sarebbe interessante che nei programmi elettorali si trovasse almeno un cenno al taglio della spesa pubblica improduttiva, se non altro per rendere meno prive di fondamento le promesse di sgravi fiscali e maggiori spese sociali.</p>
<p>Da quegli stessi dati, però, riemerge quel che sappiamo da molto tempo: il mondo, nel suo complesso, continua a crescere: 3.2% quest’anno e 2.9 il prossimo. In recessione ci va la Russia, con -6% ora e -3.5 nel 2023. Prendano nota i devoti alla potenza russa e gli spiantati delle sanzioni che non funzionano. Se il Mondo cresce l’ambiente è positivo per i Paesi esportatori. E noi lo siamo.</p>
<p>Tutto sta a essere capaci non solo di usare i fondi europei, ma di farlo con il massimo profitto e la massima efficienza, superando pezzi indecenti di arretratezza interna. L’effetto moltiplicatore di ricchezza non è legato tanto alla loro spesa, ma al farlo puntando ad aumentare la produttività. Che sia un’occasione irripetibile sembra una frase fatta, ma a sentire tanta politica sembra ci si rassegni alla disfatta. Crescere si può eccome, mettendosi al passo e al vento del Mondo che chiede i nostri prodotti. Il che comporta investire nella formazione, gettando alle ortiche la ridicolaggine di esami di Stato passati dal 99.9% dei candidati. Comporta aiutare chi ne è fuori ad entrare nel mondo del lavoro, non a restarne fuori. Puntare a che le aziende abbiano margini per investire in innovazione, non solo per la contrattazione salariale. Ricordarsi che la sovranità è data dalla credibilità, non dalla sempre insufficiente prodigalità. Se cominciamo a dire che a 35° percepiti (da chi? come?) si smette di lavorare, anziché approntare pause e rinfresco, si perpetua l’idea che il lavoro sia una disgrazia e non una conquista (inoltre facendo finta di non sapere che in quei lavori all’aperto il tasso di irregolarità è alto, senza cassa integrazione e non seriamente contrastato).</p>
<p>Il cantiere nel Pnrr non è solo la capacità di redigere progetti e dare loro attuazione nei tempi e nei modi stabiliti. Onestamente. È già molto, ma è solo una parte, perché il resto consiste nell’accompagnare quegli investimenti con i cambiamenti, con le necessarie riforme. Alcune realizzate, altre impostate, altre ancora da farsi. Accarezzare rendite e star dalla parte di chi vuol proteggere il proprio mercato impedendone la crescita è la ricetta sicura per il declino.</p>
<p>La maledizione dei riformisti è di doversela vedere da soli contro corporazioni e rendite, nel mentre i massimalisti son lì a lamentare che non è mai abbastanza. Questa trappola ci inchioda da trenta anni. Invece crescere si può, si deve ed è la sola cosa socialmente sana che possa farsi.</p>
<p>La Ragione</p>
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		<title>A manetta</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/a-manetta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Jul 2022 11:43:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[crescita]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[economia italiana]]></category>
		<category><![CDATA[PNRR]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La forza c’è e, nelle condizioni date, le cose stanno andando bene. Se avessimo dovuto fare i conti solo con l’arresto da pandemia e l’inflazione innescata dalla ripartenza della domanda e dal precedente infarto della logistica internazionale, andrebbero meglio. Ma si continua ad avanzare anche dopo che una criminale scelta bellica ha cambiato lo scenario [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La forza c’è e, nelle condizioni date, le cose stanno andando bene. Se avessimo dovuto fare i conti solo con l’arresto da pandemia e l’inflazione innescata dalla ripartenza della domanda e dal precedente infarto della logistica internazionale, andrebbero meglio. Ma si continua ad avanzare anche dopo che una criminale scelta bellica ha cambiato lo scenario nel quale muoversi.</p>
<p>Il prodotto interno lordo cresce. E lo fa a un ritmo che solo qualche anno addietro avrebbe fatto gridare al miracolo. I conti pubblici sono quelli che sono, con un debito enorme, ma il <em>deficit</em> (sempre alto) è in discesa rispetto alle previsioni. Il dollaro rafforzato rende più costosi gli acquisti dall’estero, ma il prezzo del petrolio scende più velocemente di quanto il primo salga. Mentre un cambio con un euro meno alto rende più facile vendere i nostri prodotti. Difatti la bilancia corrente continua ad accumulare avanzi e siamo, in questo, fra i meglio messi al mondo.</p>
<p>Nell’anno prosciugato dalla siccità aumentiamo di un poderoso 19% le esportazioni dei prodotti agroalimentari. Il principale mercato resta quello europeo, ma poi vengono quelli americano e asiatico, dove il dollaro aiuta. E basta uscire da casa per rendersi conto che i turisti, benvenuti, hanno invaso l’Italia.</p>
<p>Nella vita ci si deve sempre impegnare a far meglio, ma sta andando niente affatto male. Il che non avviene per caso o per circostanze fortunate (tutt’altro), ma per impegno e capacità. La stagione estiva è iniziata all’insegna della mancanza di personale, che si è confermata e che comporta il perdere occasioni di crescita e arricchimento, ma in qualche modo si fa fronte e l’Italia che vuol lavorare sta lavorando sodo.</p>
<p>L’osservazione dei ristoranti pieni può sembrare banale, ma non lo è affatto osservare quel che succede fra i tavoli, con molti giovani in attività. Alla faccia del volerli descrivere tutti come divanizzati. La riforma degli Its (Istituti tecnici superiori), finalmente completata in Parlamento, li riguarda direttamente, come riguarda l’intera Italia produttiva, e racconta la storia di tanti giovani che studiano per lavorare e trovano il lavoro quando non hanno ancora finito di studiare. Uno splendido esempio.</p>
<p>Ora non ci si perda nei decreti attuativi, non si deluda quella speranza, non si scemi in qualità, perché di quegli istituti ne servono di più, che offrano formazione a più ragazzi, perché siano padroni della loro vita e parte della produzione di ricchezza. Che serve molto, alla propria e collettiva dignità.</p>
<p>Ogni tanto anche noi ci cimentiamo nella contabilizzazione degli obiettivi legati al Pnrr. Essere in regola e rispettare gli impegni serve ad avere quei fondi, abbondanti e preziosi. Ma attenzione a non perdere la visione profonda: quei quattrini europei non sono lo scopo, ma lo strumento. Gli effetti veri dell’avere rispettato regole e tempi si sentiranno fra un paio d’anni, rendendo possibile un ritmo di crescita che è il solo modo per far diminuire il peso soffocante del debito pubblico. Per ora ci siamo. E anche questo è bene.</p>
<p>Restano due demenze, che ci portiamo dietro. Due tare che ci fanno sembrare un corpo forte con una mente debole. La prima è che a questa corsa partecipa solo una parte dell’Italia. Più vasta di quel che si crede, sebbene, talora, con detestabili vizi. Ma una parte ancora troppo consistente ne è esclusa.</p>
<p>La seconda è un mondo politico tutto teso non tanto a rappresentare gli esclusi, che andrebbe anche bene, ma ad accudirli perché restino tali. Una condotta dettata dal credere che la via per il benessere stia nella spesa pubblica (che poi diventa pressione fiscale) e non nella sinergia fra capitale e lavoro. Non è un caso, del resto, che la gran parte di quella classe politica non abbia mai lavorato.</p>
<p>Ogni volta che l’Italia è costretta a cambiare e competere avanza a manetta e vince. Noi preferiamo festeggiare anziché consolare, battendo una cultura e tante politiche da licenziare.</p>
<p><a href="http://www.laragione.eu"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<title>Scudo e illusioni</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/scudo-e-illusioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jun 2022 19:00:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[crescita]]></category>
		<category><![CDATA[debito pubblico]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[economia italiana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fra propaganda e approssimazione, si rischia di fare guai seri o di infondere illusioni che sono basate sul nulla. Allora, il nostro spread è il differenziale di tasso di interesse che paghiamo sul nostro debito rispetto a quello più basso, che è quello della Germania, è stato sempre alto.  Non è vero che c&#8217;è stata [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/84Gtq1FqCk4" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Fra propaganda e approssimazione, si rischia di fare guai seri o di infondere illusioni che sono basate sul nulla.</p>
<p>Allora, il nostro spread è il differenziale di tasso di interesse che paghiamo sul nostro debito rispetto a quello più basso, che è quello della Germania, è stato sempre alto.  Non è vero che c&#8217;è stata una stagione in cui non c&#8217;era. Era basso rispetto a se stesso, ma, per esempio, era più alto di quello del Portogallo o della Spagna.</p>
<p>Questo è segno che anche con antidolorifici massicci, messi in circolo dalla Banca Centrale Europea, in Italia il dolore si sentiva. L&#8217;Italia l&#8217;ha avvertito come un possibile rischio, però era messa la prova perché aveva avuto l&#8217;assegnazione della maggior parte dei fondi europei, ma deve prendere un ritmo di crescita superiore alla crescita del costo del debito pubblico.</p>
<p>La Banca Centrale Europea ha stabilito che a luglio avrebbe fatto un aumento dello 0,25 e a settembre, probabilmente, di un altro 0,25. Totale: 0,50. Negli Stati Uniti, nel frattempo, il tasso di interesse era a 1 e, nel frattempo, sono passati dieci giorni, ed è a 1,75, perché, all&#8217;ultimo momento hanno fatto un ulteriore aumento dello 0,75. Hanno una posizione di infrazione diversa e tutto quello che volete.</p>
<p>Invece in Italia, 0,25 annunciato &#8211; e non fatto – ha mosso immediatamente lo spread italiano, perché esiste il rischio, perché il nostro debito è esagerato.</p>
<p>A questo punto, a seguito della divaricazione, c&#8217;è stato un consiglio della BCE che ha dato ordine, entro la fine luglio, di preparare uno scudo.</p>
<p>Qui hanno tutti i giornali italiani hanno esultato per lo scudo della BCE, ma non esiste scudo nei confronti della realtà. Non esiste l&#8217;antidolorifico in grado di eliminare qualsiasi dolore. Quello si chiama sedazione profonda, è la morte in buona sostanza.</p>
<p>Quello che uno scudo può fare è cercare di intervenire laddove la speculazione divarica i tassi d&#8217;interesse, ma la condizione che le che dà quella divaricazione, cioè l&#8217;esagerazione del debito e la crescita troppo bassa rispetto alla crescita del prezzo &#8211; quindi del costo di quel debito pubblico – non può essere impedita con un provvedimento.</p>
<p>Qualcuno è convinto che le banche centrali abbiano il potere sui mercati: tu puoi spendere quello che vuoi, tanto la banca centrale è sovrana e stampa denaro, che non vale più nemmeno la carta su cui è stampato però.</p>
<p>La Repubblica di Weimar arrivò ad avere le banconote stampate da una parte, sola perché se la giravi e facevi stampare la seconda parte già aveva perso valore. Quella è una tragedia, non è una soluzione. Quello è il disfacimento, non è la costruzione.</p>
<p>Allora noi abbiamo tutte le condizioni per metterci nell&#8217;ordine di idee che i soldi che ci sono devono essere utilizzati per creare ricchezza, quindi creare occupazione, creare istruzione, creare ascensori sociali e promozione dei più bravi e così far scendere, gradualmente, nel tempo, il peso percentuale del debito.</p>
<p>Ma se qualcuno pensa di fare la campagna elettorale, che dura un anno, proponendo sussidi e solidarietà agli affamati, ì ai disperati, agli ultimi, gli stanno fregando tutto, perché li faranno vivere in un Paese non più capace di creare ricchezza. E non c&#8217;è nulla che faccia male alla povertà, tanto quanto la povertà, quindi attenzione a non coltivare illusioni non fondate e a non creare guai grossi, quali si sono, in qualche modo, già visti.</p>
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		<title>Tassi e polli</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/tassi-e-polli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jun 2022 07:48:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[crescita]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[economia italiana]]></category>
		<category><![CDATA[inflazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Parlano della ferocia dei falchi, pensano d’essere furbi come volpi e mostrano l’acume e il destino dei polli. Fossero solo i partitanti, si potrebbe sperare di liberarsene. Ma non sono i soli e, anzi, incarnano un vasto umore lamentoso, che unisce il complesso d’inferiorità alla prosopopea della superiorità. L’informazione è parte di questa perdita del [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Parlano della ferocia dei falchi, pensano d’essere furbi come volpi e mostrano l’acume e il destino dei polli. Fossero solo i partitanti, si potrebbe sperare di liberarsene. Ma non sono i soli e, anzi, incarnano un vasto umore lamentoso, che unisce il complesso d’inferiorità alla prosopopea della superiorità. L’informazione è parte di questa perdita del senso della realtà.</p>
<p>S’odono strilli e commenti: la Banca Centrale Europea rialza i tassi, finisce l’era dei soldi facili e riprendono a volare i falchi nordici. Falso. Quando il primo rialzo sarà stato effettuato, a luglio, avremo un tasso d’interesse pari a un terzo di quello inglese e un quarto di quello americano, a settembre passeremo alla metà. Il nostro resta il più basso perché si ritiene l’inflazione importata dall’esterno e non prodotta dall’interno. Forse lo era, ora meno.</p>
<p>In ogni caso: il nostro tasso d’interesse non solo resta il più basso, ma anche ben sotto l’inflazione esistente e prevista. Quindi i “soldi facili” restano. Purtroppo facili anche da buttare, come si vede (sono stati stanziati 33.3 miliardi per il bonus 110%, alla fine di maggio il fondo non era solo esaurito, ma superato da autorizzazioni di spesa per 33.7 miliardi, soldi presi a debito e non diretti certo a poveri e bisognosi, che non rifanno le facciate, ma ad alimentare l’inflazione favorendo rialzo dei costi, tanto paga un altro).</p>
<p>Altro gemito: la Bce non comprerà più titoli del debito pubblico. Falso. Riacquisterà tutto quello che ha in portafoglio, quindi comprerà. Senza contare che sono attivi programmi europei predisposti ad evitare squilibri pericolosi. Se si rischia di affondare, insomma, basta chiamare i soccorsi.</p>
<p>Ma neanche questo sta bene, ne va del loro onore di lupi di mare, sicché pretendono di stare con la barca su un Tir, in autostrada, e uscire sulla tolda bardati da capitano e strambare, virare e babordare a casaccio. A secco di rischi, tutelati dalla finzione. Temo ci si sia dimenticati che l’Italia non ha ancora ratificato il Meccanismo europeo di stabilità. Perché noi vogliamo i salvataggi, ma siamo contro i salvatori: gentaccia che ti mette le mani addosso.</p>
<p>Giri pagina, cambi canale o aspetti che prenda fiato il solenne dichiarante di turno (ci avete fatto caso che hanno preso un po’ tutti la cadenza sciocca dei conduttori di tg?) ed ecco il guaito successivo: l’inflazione erode il potere d’acquisto dei lavoratori e delle loro famiglie. Ma, benedetti sventurati, perché credete che si alzino i tassi d’interesse? L’inflazione nell’area dell’euro è all’8%, in Italia siamo a 6.3, in Germania 7.8, in Olanda 11.2. Non parliamo dei baltici. Non ci si può lamentare della febbre e dell’antipiretico nella stessa frase.</p>
<p>Il dilemma, semmai, è: come faccio a contrastare l’inflazione senza strozzare la crescita? Intanto destinando i soldi dove si conta, o almeno si spera di innescare una crescita che sia superiore a quella dei tassi d’interesse. Se ti fai trapiantare i capelli per sembrare più giovane, gonfiare le labbra per sembrare un canotto o rifai la facciata con una costosa pittata, non stai investendo: stai dilapidando. E qui arriva l’economista che se Keynes lo incontra lo ribalta: ma fai lavorare estetisti e muratori, quindi cresce il pil. L’estetista è moldava, il muratore è suo marito, gli infissi rumeni e spendere non è sinonimo di lavorare e produrre.</p>
<p>Se i tassi crescono, come si fa ad avere credito a basso costo per la riconversione energetica e per la difesa europea? Creando debito europeo. Per allargarlo (c’è già) occorre che i contribuenti europei non abbiano l’impressione di star garantendo l’occultamento della calvizie altrui. E noi italiani, che dovremmo essere i primi (come Draghi con Macron) interessati a imboccare quella strada, noi che (come dimostrano i fondi Recovery) ne saremmo i primi beneficiari, noi ce la stiamo mettendo tutta per rendere tutto maledettamente difficile.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/sabato-11-giugno-2022/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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