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	<title>biden Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>biden Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Biden e Xi</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/biden-e-xi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Nov 2023 13:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[biden]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Xi Jinping]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/udVrfdtGhCw?si=XRjPk7X2-dptWjmQ" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>La vittoria di Pirro dell’Europa sugli USA</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-vittoria-di-pirro-delleuropa-sugli-usa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Adriana Cerretelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Mar 2023 17:06:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[biden]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[Inflation Reduction Act]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Non vogliamo alimentare guerre commerciali con l&#8217;Inflation Reduction Act ma solo un po’ di concorrenza amichevole. Per questo ripetiamo all&#8217;Europa, fate come noi, aiutate di più la vostra industria» ha esortato l&#8217;altro ieri Jennifer Granholm, la segretaria Usa all&#8217;Energia, alla vigilia della missione americana di Ursula von der Leyen. Che l&#8217;ha letteralmente presa in parola. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>«Non vogliamo alimentare guerre commerciali con l&#8217;<em>Inflation Reduction Act</em> ma solo un po’ di concorrenza amichevole. Per questo ripetiamo all&#8217;Europa, fate come noi, aiutate di più la vostra industria» ha esortato l&#8217;altro ieri Jennifer Granholm, la segretaria Usa all&#8217;Energia, alla vigilia della missione americana di Ursula von der Leyen. Che l&#8217;ha letteralmente presa in parola. Quasi in contemporanea all&#8217;incontro alla Casa Bianca con il presidente Joe Biden, la presidente della Commissione ha fatto annunciare a Bruxelles il nuovo codice europeo per gli aiuti di Stato, più flessibile per permettere all&#8217;industria europea di recuperare i suoi ritardi competitivi e cavalcare al meglio le sfide del clean tech e della transizione climatica e digitale.</p>
<p>È questa la prima risposta concreta dell&#8217;Unione europea all&#8217;<em>Inflation Reduction Act</em>, il piano americano da 370 miliardi di dollari di sovvenzioni e prestiti per accelerare la conquista della frontiera verde nella produzione di energia, infrastrutture, prodotti puliti, auto elettrica in testa. «Nessuno però intende cadere nella trappola della corsa ai sussidi pubblici a suo tempo orchestrata da Boeing e Airbus» precisa uno dei negoziatori europei. Che avverte una sostanziale sintonia sugli altri temi in agenda, dagli aiuti all&#8217;Ucraina all&#8217;aggiramento delle sanzioni alla Russia da parte di Paesi terzi &#8211; Cina inclusa &#8211; alla sicurezza economica.</p>
<p>Dopo gli scontri ad alta tensione, tra le sponde dell&#8217;Atlantico spira vento di cooperazione: in tempi di guerra nessuno può uscire troppo dal seminato se non a proprio rischio. E così, dopo le concessioni già fatte in dicembre sui veicoli commerciali Ue in leasing, ammessi al credito di imposta IRA da 7.500 dollari, ora l&#8217;Amministrazione Biden è pronta a un passo ulteriore a favore dell&#8217;industria europea: l&#8217;apertura di negoziati su un nuovo tipo di accordi di libero scambio, di portata limitata, con i Paesi alleati: Ue, Giappone e Gran Bretagna.</p>
<p>Obiettivo, estendere gli incentivi dell&#8217;IRA, fino a 3.750 dollari, anche ai fornitori Ue di materie prime sensibili necessarie per produrre batterie di auto elettriche “made in Usa”, riducendo così il quasi monopolio della Cina nel settore. La guerra russa in Ucraina ha ricompattato e arricchito di nuovi membri l&#8217;alleanza militare Nato. Ora sicurezza economica e autonomia strategica nelle catene del valore impongono un percorso parallelo di crescente integrazione dell&#8217;Occidente sotto lo schiaffo dall&#8217;antagonismo cinese nelle industrie e tecnologie del futuro.<br />
Peccato che alla partita a scacchi sul nuovo ordine mondiale, che viaggia verso il vecchio schema dei blocchi contrapposti, l&#8217;Europa si sieda, nonostante la grande resilienza mostrata in questo anno di guerra, con troppi ritardi e fragilità irrisolte.</p>
<p>Costretta di fatto a raddoppiare la vecchia scelta dell&#8217;opzione americana senza veri margini di potere negoziale con gli Stati Uniti &#8211; e men che meno con la Cina &#8211; favorendo così di fatto la morte del multilateralismo di cui pure resta fervente e ormai inascoltata paladina. Più nell&#8217;immediato, la rappacificazione euro-americana sull&#8217;IRA rischia nei fatti di rivelarsi una vittoria di Pirro: la riduzione dei danni ottenuta sulla carta per l&#8217;industria europea rischia di fatto di volatilizzarsi al canto delle sirene Usa.</p>
<p>Peggio, di annegare nella guerra degli aiuti di Stato intra-Ue dopo aver scongiurato formalmente quella transatlantica. Da un lato, nonostante l&#8217;ammortizzatore del riorientamento flessibile nell&#8217;uso dei fondi Ue per i Paesi con pochi margini di manovra finanziaria, la potenza di fuoco dei bilanci di Germania e Francia rischia di far saltare il mercato unico e di avvelenare i rapporti tra i 27 creando di fatto un&#8217;Europa economico, industrial-tecnologica a più velocità di sviluppo e di competitività. Dunque, più vulnerabile alle divisioni interne e meno incline alla fiducia reciproca, già faticosa.</p>
<p>Dall&#8217;altro lato, le concessioni degli Stati Uniti all&#8217;Europa non potranno certo cambiare la realtà di una partnership obbligata, ma decisamente sbilanciata, tra gli scatti della gazzella americana lanciatissima nella corsa al futuro e i riflessi torpidi del pachiderma Europa frenato da regole, burocrazia e <em>governance</em> istituzionale troppo tortuose. Sono passati soltanto 7 mesi dal varo dell&#8217;IRA e già più di 100 società dell&#8217;indotto dell&#8217;auto elettrica hanno annunciato investimenti negli Stati Uniti.</p>
<p>Josu Imaz, amministratore delegato della spagnola Repsol, sedotto dalla «semplicità dell&#8217;IRA», quest&#8217;anno destinerà il 40% delle spese di bilancio alla scommessa americana e il 25% a quella iberica. Volkswagen potrebbe decidere di rinunciare alla produzione di batterie nell&#8217;Europa dell&#8217;Est per trasferirsi negli Usa incassando 9-10 miliardi di sovvenzioni IRA: attende solo di sapere la controfferta Ue consentita dal nuovo codice degli aiuti. La giapponese Mitsubishi definisce il sistema americano «un magnete irresistibile per l&#8217;industria». Se poi si aggiungono recenti dubbi e ripensamenti legislativi sui ritmi della transizione verde dopo l&#8217;esaltazione iniziale, quella europea oggi più che una rincorsa a troppi ostacoli, sembra un labirinto dalle misteriose vie d&#8217;uscita.</p>
<p><a href="https://www.ilsole24ore.com/"><strong>Il Sole 24 Ore</strong></a></p>
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		<title>#LaFLEalMassimo – Episodio 85 – Ucraina a un anno dall’invasione</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/laflealmassimo-episodio-85-ucraina-a-un-anno-dallinvasione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Famularo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Mar 2023 14:07:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi episodi ho ricordato spesso di come si avvicinasse l’anniversario dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Il giorno è arrivato ed è stato celebrato da una grande quantità di manifestazioni di solidarietà in tutto il mondo. Tra queste segnalo l’associazione liberi oltre le illusioni di cui faccio parte ha realizzato quasi 100 sit in [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi episodi ho ricordato spesso di come si avvicinasse l’anniversario dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Il giorno è arrivato ed è stato celebrato da una grande quantità di manifestazioni di solidarietà in tutto il mondo. Tra queste segnalo l’associazione liberi oltre le illusioni di cui faccio parte ha realizzato quasi 100 sit in oltre 70 città in Italia e all’estero. Nel paese invaso si continua a combattere e possiamo augurarci che la vittoria non sia lontana, considerando che l’invasore è stato in larga misura ricacciato indietro e portare avanti l’aggressione col tempo diventa sempre meno sostenibile per la Russia.</p>
<p>Fuori dal paese, la lotta politica, sociale e ideologica delle società aperte e dei sostenitori delle libertà individuali risulta più incerta con la propaganda a favore di Putin che troppe volte si insinua nel dibattito corrente distorcendo la verità dei fatti e talvolta addirittura nascondendosi dietro la chimera di un falso pacifismo che immagina di dialogare con chi si è macchiato di crimini contro l’umanità e continua a bombardare la popolazione inerme. Il nuovo assetto mondiale sembra più favorevole ad alimentare le tentazioni protezionistiche, in particolare sotto forma di aiuti di stato, come nel caso nell’ <em>inflation reduction act</em> di Biden, secondo una politica che per molti anni è stata perseguita dalla Cina e che ha contribuito non poco al successo di questo paese sul piano commerciale.</p>
<p>Ma ognuno è chiamato a combattere la sua guerra e solo i ciechi e i folli possono illudersi di potervisi sottrarre. Il popolo Ucraino continua a difendere con le armi e con il sangue la propria libertà e con essa presidia anche la nostra. Noi dobbiamo combattere ogni giorno contro chi distorce la realtà dei fatti e arginare le mire di controllo e ingerenza che i mestieranti della politica cercano di potare avanti nascondendo dietro la bandiera della protezione i propri meschini interessi di categoria.</p>
<p>Dunque anche abbiamo una guerra combattere, quella al fianco del popolo ucraino, col sostegno di fondi e armi e quella contro i nemici delle società aperte che ogni giorno cercano di sottrarci un pezzo della nostra libertà.</p>
<p>Slava Ukraini</p>
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<p>&nbsp;</p>
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		<title>#LaFLEalMassimo – Episodio 83 – La lezione di Quaero</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/laflealmassimo-episodio-83-la-lezione-di-quaero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Famularo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Feb 2023 17:30:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Mentre si avvicina l’anniversario dei tragici eventi che hanno riportato la guerra in Europa questa rubrica conferma il proprio sostegno alla popolazione ucraina e la condanna dell’invasione russa. In questi giorni si discute della possibilità che la dimensione significativa dei sussidi previsti dall’Inflation Reduction Act promosso dal presidente Biden possa incentivare diverse imprese europee a [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre si avvicina l’anniversario dei tragici eventi che hanno riportato la guerra in Europa questa rubrica conferma il proprio sostegno alla popolazione ucraina e la condanna dell’invasione russa.</p>
<p>In questi giorni si discute della possibilità che la dimensione significativa dei sussidi previsti dall’<em>Inflation Reduction Act</em> promosso dal presidente Biden possa incentivare diverse imprese europee a delocalizzare verso gli Stati Uniti e sull’opportunità che l’Europa rincorra alcune componenti protezionistiche e politiche di supporto alle imprese locali implementate negli Stati Uniti. La storia recente ci insegna che cercare di tenere il passo con l’innovazione americana a colpi di aiuti di stato non è una buona idea. Come ricordato dal settimanale <em>The Economist</em> agli inizi degli anni duemila, mentre si consolidava il successo di Google tra i motori di ricerca la Francia, con il benestare dell’Unione Europea cercò di sostenere con un sostegno di oltre 100 milioni di euro un’impresa francese, Quero, che si proponeva come campione nazionale e antagonista americano.</p>
<p>Oggi sappiamo come è andata a finire, Google è diventato il motore di ricerca per antonomasia, è entrato nel lessico comune con un verbo sinonimo di ricercare e rientra tra le aziende con la maggiore capitalizzazione di borsa al mondo. Personalmente non conoscevo l’esistenza di Quero prima di averlo letto sul giornale britannico. Dopo gli allentamenti alla normativa sugli aiuti di stato introdotti durante la pandemia,<br />
permane una forte tentazione per i politici delle nazioni europee di riversare ingenti contributi sulle aziende nazionali, nella speranza di tenere il passo con quanto avviene oltreoceano.</p>
<p>Si tratta di un errore di prospettiva con il rischio elevato di ripetere l’esperienza negativa del motore di ricerca francese. In Europa la normativa contro gli aiuti di stato ha funzionato in modo adeguato per evitare dannose politiche protezioniste e anche riguardo alla transizione ecologica sarebbe opportuno resistere alla tentazione di rincorrere gli Stati Uniti con l’unico probabile esito di distruggere denaro dei contribuenti. Invece di imitare in modo maldestro i più forti le nazioni europee dovrebbero concentrarsi sui punti deboli della propria unione: completare gli aspetti ancora carenti del mercato unico, specie per quanto riguarda le attività finanziarie, promuovere maggiori investimenti nella ricerca e sviluppo e incentivare formazione ed educazione. La via europea alla green economy può essere tanto efficace quanto differenziata rispetto a quella degli Stati Uniti.</p>
<p>Slava Ukraini</p>
<p><iframe title="#LaFLEalMassimo – Episodio 83 – La lezione di Quaero" width="1778" height="1000" src="https://www.youtube.com/embed/_D2divZ5L8Q?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/laflealmassimo-episodio-83-la-lezione-di-quaero/">#LaFLEalMassimo – Episodio 83 – La lezione di Quaero</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<item>
		<title>Il valore di scelte moderate</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-valore-di-scelte-moderate/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Angelo Panebianco]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Dec 2022 15:08:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[biden]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[governo meloni]]></category>
		<category><![CDATA[moderazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come ha mostrato da ultimo il ballottaggio della settimana scorsa in Georgia, si può dire, alla MarkTwain, che «la notizia della imminente morte della democrazia americana è risultata fortemente esagerata». Con la vittoria del candidato democratico Raphael Warnock contro il candidato trumpiano Herschel Walker, l&#8217;amministrazione Biden consolida la maggioranza di cui dispone al Senato. Si [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Come ha mostrato da ultimo il ballottaggio della settimana scorsa in Georgia, si può dire, alla MarkTwain, che «la notizia della imminente morte della democrazia americana è risultata fortemente esagerata». Con la vittoria del candidato democratico Raphael Warnock contro il candidato trumpiano Herschel Walker, l&#8217;amministrazione Biden consolida la maggioranza di cui dispone al Senato. Si conferma il trend manifestatosi in novembre. L&#8217;estremismo di Trump non ha pagato.</p>
<p>L&#8217;amministrazione democratica ha perso il controllo della Camera dei rappresentanti ma ha retto all&#8217;assalto repubblicano smentendo la regola secondo cui le elezioni di midterm puniscono duramente il partito del Presidente in carica. Nessuno dei candidati estremisti imposti da Trump al partito repubblicano è stato eletto.</p>
<p>Dopo la sua sconfitta nelle elezioni presidenziali del 2020 e il traumatico assalto a Capitol Hill del gennaio 2021, gli anticorpi presenti nella democrazia americana si sono messi in moto e stanno potentemente ridimensionando l&#8217;estremismo trumpiano e la sua carica eversiva.<br />
Ricordiamo, a conferma della solidità delle istituzioni americane, anche tutti quei governatori ed altri esponenti del partito repubblicano che rifiutarono di avallare il tentativo di Trump di annullare il risultato delle elezioni presidenziali. Le democrazie non sono mai completamente al riparo da tentativi eversivi. Nelle antiche repubbliche il pericolo era rappresentato da generali vittoriosi in guerra.</p>
<p>Oggi possono essere solo magnati dotati, oltre che di ricchezza, anche di capacità demagogiche, a tentare di imporre soluzioni cesaristiche.<br />
È interessante notare che costoro possono essere sconfitti se vengono contrastati, non da un estremismo di segno opposto, ma da una politica moderata capace di mobilitare gli elettori contrari all&#8217;avventurismo politico.</p>
<p>Il ridimensionamento di Trump è una buona notizia non solo per gli Stati Uniti. Lo è anche per le democrazie europee. Perché la sua vittoria, nel 2016, nella democrazia-guida del mondo occidentale, contribuì alla crescita di movimenti estremisti in Europa. Essi erano nati per ragioni che avevano a che fare con la vita interna delle democrazie europee ma ricevettero comunque una forte spinta dalla presidenza Trump e dalle sue politiche.</p>
<p>Cesarismi a parte, le democrazie oscillano, a seconda delle circostanze, fra fasi in cui prevale l&#8217;una o l&#8217;altra estrema e fasi in cui prevale la politica moderata di forze centriste. Si noti anche che se le elezioni sono vinte da una forza estrema essa, per mantenersi al potere, deve per lo più governare ammainando molte delle bandiere estremiste che agitava prima di vincere le elezioni. Nei casi(drammatici, ma fortunatamente abbastanza rari) in cui il centro politico si svuoti e restino in campo solo gli estremisti, allora la democrazia può correre rischi assai seri. Si immagini una Francia post-Macron, in cui le forze dominanti siano rappresentate solo dalla destra di Marine Le Pen e dalla sinistra di Jean-Luc Mélenchon. A quel punto, bisognerebbe interrogarsi sulla tenuta della democrazia francese.</p>
<p>Le fasi in cui la democrazia esibisce maggiore stabilità sono quelle dominate da forze centriste. E si capisce perché: sono le forze che dispongono della flessibilità necessaria per stipulare i compromessi senza i quali non si governano le nostre società complesse.<br />
C&#8217;è in questo anche un insegnamento per l&#8217;Italia. La nostra è forse, fra tutte le democrazie occidentali, la più «difficile». Lo testimonia il quarantennio di democrazia bloccata, con la Dc sempre al governo e il Pci sempre all&#8217;opposizione. Anche se si cerca di parlarne il meno possibile quel passato influenza il nostro presente.</p>
<p>Consideriamo solo il periodo più recente. Con le elezioni del 2018 ci fu un drammatico indebolimento delle forze centriste e la vittoria di quelle estreme (maggioranza relativa ai 5 Stelle). Si formò uno dei governi più estremisti della nostra storia: il Conte 1 in mano a 5 Stelle e Lega. Ma durò solo un anno. Il Conte 2 (5 Stelle più Partito democratico) che gli succedette si formò con le modalità trasformistiche che sono proprie della nostra tradizione. Il cambiamento di maggioranza comportò però uno spostamento verso politiche più moderate. È seguita la fase, imposta dall&#8217;emergenza pandemica, della tregua e della decompressione con il governo Draghi.</p>
<p>L&#8217;attuale governo è guidato dalla leader di un partito che viene dall&#8217;estrema destra ma è indubbio che Meloni abbia cercato e cerchi di tenere la barra il più possibile al centro. Lo prova, nonostante le intemperanze degli alleati, oltre che la posizione sull&#8217;Ucraina, una finanziaria che, sia pure con qualche sbavatura, è in evidente continuità con le politiche del governo Draghi, e un rapporto con Bruxelles che, grazie anche ai buoni uffici del presidente della Repubblica, non è al momento conflittuale. Lo prova pure la posizione del governo sulla giustizia.</p>
<p>Nonostante il tentativo dell&#8217;Associazione Nazionale Magistrati e dei suoi tanti amici di far passare il ministro Nordio per un estremista, non c&#8217;è nulla nelle posizioni espresse dal ministro che non sia ancorata alla concezione liberale dello Stato di diritto. Ci sono, è vero, le tensioni con la Francia sull&#8217;immigrazione. Dureranno fin quando non si troverà un accordo europeo che tuteli i diversi interessi. L&#8217;insegnamento riguarda anche quello che al momento (ma fino a quando?) è ancora il maggiore partito di opposizione, il Pd. La tentazione di inseguire i 5 Stelle è evidente e fortissima.</p>
<p>In coincidenza con la volontà di prendere le distanze dalle ragioni fondative del Pd, accusato oggi (nientemeno) che di «neo-liberismo» da alcuni intellettuali (ma anche da certi capi-corrente). Dietro a tutto ciò si intravvede la nostalgia per la «vocazione minoritaria», per i bei tempi in cui il partito comunista era relegato in permanenza all&#8217;opposizione. Allora ci si poteva sentire puri e moralmente integri: non c&#8217;era il rischio di doversi sporcare le mani con i compromessi che impone l&#8217;attività di governo.</p>
<p>Il Pd è a un bivio. Può ribadire la sua volontà di essere una forza capace di contendere credibilmente il governo alla destra, oppure può scegliere la strada opposta: combinare il partito degli amministratori in periferia e quello del movimentismo (alla Mélenchon) al centro. Con scarse probabilità di sconfiggere l&#8217;attuale maggioranza alle prossime elezioni. Le democrazie funzionano al meglio quando prevale la moderazione e la politica del compromesso. In quelle fasi possono anche diventare piuttosto noiose. Difficile che capiti anche a noi .</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://edicola-pdf.corriere.it/sfogliatore/index.html?group=CORRIEREFC#/sfoglio"><em><strong>Il Corriere della Sera</strong></em></a></p>
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		<title>Interessi e guerra</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/interessi-e-guerra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 May 2022 06:00:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Taluni organi di informazione hanno seguito l&#8217;incontro tra il Presidente degli Stati Uniti d&#8217;America Biden e il Presidente del Consiglio Draghi, sottolineando molto i rapporti cordiali, l&#8217;intesa, forse l&#8217;amicizia. Sicuramente, per esempio, i legami anche professionali che risalgono agli anni degli studi tra il nostro Presidente del Consiglio e il Segretario al Tesoro Statunitense, che [&#8230;]</p>
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<p>Taluni organi di informazione hanno seguito l&#8217;incontro tra il Presidente degli Stati Uniti d&#8217;America Biden e il Presidente del Consiglio Draghi, sottolineando molto i rapporti cordiali, l&#8217;intesa, forse l&#8217;amicizia.</p>
<p>Sicuramente, per esempio, i legami anche professionali che risalgono agli anni degli studi tra il nostro Presidente del Consiglio e il Segretario al Tesoro Statunitense, che è stato prima Presidente della Federal Reserve, Yellen. E, perché no, anche il fatto è che il Presidente del Consiglio italiano può approfittare della capacità di rivolgersi e di interloquire con i partner statunitensi, senza dover ricorrere all&#8217;interprete.</p>
<p>Si tratta di elementi utili: infatti, nelle relazioni internazionali i buoni rapporti personali sono preziosi, ma non sono affatto decisivi, perché nei rapporti internazionali contano moltissimo la geografia e la storia, contano gli interessi materiali indisponibili di ciascun Paese. Non è mai un incontro fra amici, perché si rappresentano comunque due Paesi diversi. I buoni rapporti possono servire, anche nei confronti di avversari, cioè di antagonisti, perché avere un buon dialogo è sempre una cosa buona, senza che questo cancelli l&#8217;antagonismo.</p>
<p>In questo specifico caso dell&#8217;incontro fra Stati Uniti e Italia non è questione dei buoni rapporti personali, ma è la cointeressenza, è la storia e il fatto che la crescita del benessere e della ricchezza è consustanziale, nel nostro mondo, alla difesa della democrazia.</p>
<p>Nel nostro mondo non esistono benessere, crescita e ricchezza, se non nell&#8217;alveo delle famiglie democratiche europee e nord atlantiche. Fuori da questo c&#8217;è la miseria. Non si possono dividere le due cose: e, proprio perché non si possono dividere, non si possono a loro volta dividere dalla necessità di difendere tutto questo.</p>
<p>Per questa ragione gli interessi dell&#8217;Italia e gli interessi degli Stati Uniti sono i medesimi nella condizione creata dalla guerra scatenata da Putin. Poi ci sono mille differenze, ma se è per questo ci sono mille differenze anche fra la mia azienda e quella di un concorrente, che sta a cento metri di distanza: non c&#8217;è bisogno che sia straniero. Questo è normale.</p>
<p>Tuttavia, si tratta di una differenza di interessi e anche di opinioni che sta dentro un sistema di relazioni internazionali, che, per noi, è l&#8217;Unione Europea da una parte e l&#8217;Alleanza Atlantica dall&#8217;altra. Quest’ultima racchiude e comprende l&#8217;Unione Europea: questo è il punto centrale.</p>
<p>Purtroppo di tentativi diplomatici per chiudere la guerra al più presto se ne fanno molti: da ultimo Macron, che ha avuto un&#8217;ottima apertura da parte cinese, perché quando i cinesi dicono che bisogna salvaguardare l&#8217;integrità territoriale dell&#8217;Ucraina e arrivare al più presto possibile al “cessate il fuoco” – che è esattamente ciò che diciamo noi – è estremamente positivo.</p>
<p>Noi stiamo usando la diplomazia, mentre i russi, fin qui, rifiutano la via diplomatica, rifiutano il dialogo, rifiutano il negoziato.</p>
<p>In queste condizioni, dentro l&#8217;alveo delle famiglie democratiche, dentro l&#8217;alveo della difesa delle nostre libertà e prosperità, quindi dentro l&#8217;alveo dell&#8217;Unione Europea e dell&#8217;Alleanza Atlantica, noi continueremo a dare man forte agli ucraini. Lo faremo con gli aiuti economici, lo faremo con gli aiuti sanitari, alimentari e militari.</p>
<p>Ogni distinzione su questo è legittima, ma deve essere conseguente: significa dare una mano a Putin che si trova impelagato in una guerra, che lui ha voluto, che lui ha scatenato che lui non è in grado di vincere. Anzi, una guerra che lui non vincerà mai.</p>
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		<title>Affari seri</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/affari-seri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 May 2022 07:00:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[biden]]></category>
		<category><![CDATA[mario draghi]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella politica internazionale le buone relazioni personali sono utili. Ma immaginare che sia indirizzata dalla corrispondenza d’amorosi sensi è, a dir poco, ingenuo. Contano enormemente la geografia, la storia, gli interessi indisponibili. Un buon rapporto personale può essere utile anche fra avversari, che nondimeno restano avversari. Per queste ragioni è fuorviante osservare l’incontro fra il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nella politica internazionale le buone relazioni personali sono utili. Ma immaginare che sia indirizzata dalla corrispondenza d’amorosi sensi è, a dir poco, ingenuo. Contano enormemente la geografia, la storia, gli interessi indisponibili. Un buon rapporto personale può essere utile anche fra avversari, che nondimeno restano avversari. Per queste ragioni è fuorviante osservare l’incontro fra il presidente statunitense e il capo del governo italiano dall’angolo visuale delle loro relazioni personali, della stima reciproca, dell’amicizia e collaborazione fra Draghi e Yellen. Tutta roba che aiuta, compreso il fatto che si possa parlare senza l’interprete, ma non risolve. È il contorno, non la sostanza. Che, al contrario di quanto in diversi sostengono, con l’aria di dire cosa evidente, consiste nella coincidenza di interessi economici e geostrategici, all’interno della famiglia atlantica. Questa è la sostanza forte.</p>
<p>Non tutti hanno deglutito il portato della storia, provando a intorpidire le acque facendo credere che gli interessi “nostri” siano diversi da quelli di “altri”. Grosso errore. La prosperità economica e la democrazia non viaggiano sullo stesso treno, magari in compartimenti diversi: sono il treno. Se le dividi non scegli dove andare, ti fermi. Mezza Europa, fino al 1990, ha dovuto rinunciare alla democrazia, producendo miseria. Da quando è tornato un grado accettabile di libertà l’economia ha preso a correre.</p>
<p>Se guardate un po’ più a Est vedrete l’orrido spettacolo di cosa succede quando una democrazia (imperfetta, come tutte le cose che non sono pessime) non è in grado di difendersi. Se si vuole conservare democrazia e prosperità si deve avere anche la responsabilità di saperle difendere. Ciò significa che libertà e voglia di fare affari sono indissolubilmente legate, qui ed ora, all’Unione europea e alla Nato. Questo è lo sfondo dell’incontro, necessario non per darsi qualche pacca a favor di telecamera, ma per affrontare quel che divide. Per quel che unisce basta la cena.</p>
<p>Gli interessi dell’Italia sono quelli dell’Ue e degli Usa. Ma questo non significa “tutti” gli interessi, né che le condizioni siano uguali. I miei interessi sono diversi da quelli del mio condomino. Gli interessi di un’azienda sono in competizione con quelli di un’altra. E questo libero dispiegarsi di rivalità e differenze ha un effetto cooperativo e unificante perché si svolge dentro l’Ue e la Nato. I cultori delle differenze fanno finta di non sapere (alcuni, altri sono sinceramente ottusi) che questo nostro mondo è il migliore disponibile. Sarà bene tenerselo caro.</p>
<p>Per questa ragione sarebbe un errore catastrofico far passare per una guerra americana, o “di Biden”, come latrano i deboli di comprendonio, la risposta ad una aggressione russa nel continente europeo e ai confini con l’Unione europea. Sicché continueremo a fornire armi all’Ucraina per non commettere quell’errore, per lasciare aperte le vie della diplomazia e per non doverci vergognare di noi stessi, essendo moralmente giusto.</p>
<p>Non volendo lasciare la parola solo alle armi, usiamo anche le sanzioni. Questo costa a noi europei (tedeschi e italiani in modo particolare, non a caso i mercati politici più penetrati dai russi, tanto per non dimenticare il nesso) più di quanto costi agli americani. I nostri interessi convergono, ma le nostre condizioni no. Ecco perché è legittimo chiedere l’intervento statunitense non solo nella fornitura di gas liquido, ma nella copertura politica per comperarlo altrove. E siccome quello europeo e occidentale è la gran parte del mercato delle nostre esportazioni, è buono il momento per ottenere condizioni di maggior favore. Tanto più che i tassi d’interesse muovono verso l’alto e il debito come droga che eclissa ogni male diventa a sua volta un male. Letale per gli assuefatti.</p>
<p>C’è di buono che alla Casa Bianca e a Palazzo Chigi ci sono due persone che ne sono consapevoli. E questo aiuta.</p>
<p>La Ragione</p>
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		<title>Le democrazie con il tifo</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/le-democrazie-con-il-tifo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Oct 2020 09:25:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rassegna video]]></category>
		<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[biden]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni americane]]></category>
		<category><![CDATA[trump]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/xA6rk0ra4Cs" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Futuro Rattrappito</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/futuro-rattrappito/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2020 13:04:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rassegna video]]></category>
		<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[biden]]></category>
		<category><![CDATA[trump]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il commento di Davide Giacalone</p>
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<p>Il commento di Davide Giacalone</p>
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