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	<title>riFLEssioni Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>riFLEssioni Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Concorso velenoso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 08:49:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Così, per la sesta volta un procedimento giudiziario, il cui presupposto era il concorso di Silvio Berlusconi nell’ideazione delle stragi mafiose del 1993, viene archiviato. Sono diversi gli aspetti per cui noi non possiamo archiviare la notizia. E non riguardano solo il rapporto malato fra politica e giustizia. 1. Scusate la grettezza, ma quelle indagini [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Così, per la sesta volta un procedimento giudiziario, il cui presupposto era il concorso di Silvio Berlusconi nell’ideazione delle stragi mafiose del 1993, viene archiviato. Sono diversi gli aspetti per cui noi non possiamo archiviare la notizia. E non riguardano solo il rapporto malato fra politica e giustizia.</p>
<p>1. Scusate la grettezza, ma quelle indagini sono cominciate nel 1996, come detto sono state archiviate sei volte e l’ultima nel gennaio scorso: quanto è costato tutto ciò? Ai contribuenti.</p>
<p>2. Non basta dire che essendo obbligatoria l’azione penale un procuratore può aprire e riaprire inchieste su qualsiasi cosa, inseguendo qualsiasi ipotesi. Qualcuno deve pur rispondere dei risultati e &#8211; perché sia chiaro &#8211; nel nostro attuale sistema nessuno ne risponde mai. Non è un tema accantonabile.</p>
<p>3. Il fatto che le indagini trentennali siano state sei volte inutili non significa che siano senza conseguenze. Sono trenta anni che si va avanti facendo ipotesi dietrologiche e ricoprendo di letame protagonisti e istituzioni: tutto questo ha avvelenato il nostro tempo e avvelenerà quello a venire, perché alimenterà la letteratura complottista e nutrirà gli storici che useranno come fonte non i documenti (sei volte il niente), ma l’informazione. Trenta anni di diffusione di quelle notizie, del resto, sono a loro volta un fatto.</p>
<p>4. Nulla di tutto questo sarebbe mai stato possibile se la politica non avesse provato a usare la giustizia e la giustizia a usare la politica. Se il guasto fosse solo da una parte non resterebbe che far campagna elettorale per l’altra, ma il guasto ha contagiato tutti quelli che calpestano la Costituzione e la Dichiarazione Universale Diritti dell’Uomo, lasciando che la presunzione d’innocenza sia il perizoma inghiottito dalle orride terga esposte al pubblico. Nel caso di Berlusconi è evidente la differenza di schieramenti, ma, in tanti anni di forcaioli giustizialisti, non c’è stato solo questo, sebbene sia il più clamoroso.</p>
<p>5. Politica e giustizia non si sarebbero accompagnate nell’associarsi nel peggio se solo fosse esistita un’informazione decentemente indipendente e pensante. E se politica, giustizia e informazione si sono unite nello stupro del diritto e dei diritti è perché la grande parte del pubblico, dei cittadini, dei lettori e dei votanti e non votanti, non ha coltivato la prudenza del diritto, ma s’è abbandonata alla vertigine dell’ubriacarsi assistendo al linciaggio altrui.</p>
<p>Qui volevo arrivare: in questo concorso velenoso non ci sono innocenti. Neanche chi lo denuncia da decenni e non è riuscito a stroncare questo vizio mortale.</p>
<p>La Lomellina</p>
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		<title>Oltre transumanesimo e luddismo. Il liberalismo della Magnifica humanitas</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/oltre-transumanesimo-e-luddismo-il-liberalismo-della-magnifica-humanitas/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Sterpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 09:40:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
		<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Enciclica Magnifica humanitas ci ricorda la fame di incognite che ci divora dentro più radicale della sete di risposte che semplificano fuori; interroga i mattoni con i quali costruiamo e non le guglie con le quali orniamo. Le parole del Pontefice costruiscono una strada di domande con al centro – finalmente – l’individuo o, meglio, la persona [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/oltre-transumanesimo-e-luddismo-il-liberalismo-della-magnifica-humanitas/">Oltre transumanesimo e luddismo. Il liberalismo della Magnifica humanitas</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’Enciclica <em>Magnifica humanitas</em> ci ricorda la fame di incognite che ci divora dentro più radicale della sete di risposte che semplificano fuori; interroga i mattoni con i quali costruiamo e non le guglie con le quali orniamo. Le parole del Pontefice costruiscono una strada di domande con al centro – finalmente – l’individuo o, meglio, la persona nel suo rapporto con l’altro e con l’intelligenza artificiale.</p>
<p>Davanti alla corsa prestante della tecnologia che sempre più abita il mondo in qualità di “potere” che condiziona la nostra dimensione relazionale e con essa la nostra identità, ci sono due narrazioni opposte che percorrono con velocità fulminante le nostre società e che si elidono a vicenda rischiando, come i lampi delle tempeste, di dare la luce senza permetterci di vedere. Sembrano approcci più buoni ad accecare per tenerci fermi che luci in grado di aiutare lo sguardo nei passi da compiere; una “striscia di luce”, come cantano i giovani russi contro il buio del regime putiniano, arriva invece dalle parole di Leone XIV.</p>
<p>La prima narrazione è quella che vorrebbe “spengere la tecnologia”; essa appare la più conservatrice e protettiva dell’umanità, evocando un neo-luddismo simile a quello che, davanti alla rivoluzione industriale, infliggeva colpi di martello ai macchinari che relegavano nelle fabbriche il lavoro umano a mero gesto disumanizzato. Ovviamente in questa proposta il potere pubblico deve essere il domatore pubblico dell’IA e, altrettanto ovviamente, la soluzione lungi dal salvare l’uomo lo relega ad uno stadio statico della sua evoluzione.</p>
<p>La seconda storia, invece, è quella del transumanesimo e del postumanesimo (e varianti) che invece vorrebbero “spengere l’’umano” per assegnare un ruolo assoluto alla tecnologia, sperando di raggiungere perfezione e spazi di nuova intelligenza per l’esercizio della mente umana. In questo caso, invece, meno stato e più iniziativa libera delle imprese, ma anche il rischio di “pochi livellatori” in un mondo di “livellati” direbbe Valerio Zanone.</p>
<p>Leone XIV cita direttamente e indirettamente tutte e due queste letture mettendone in evidenza l’insufficienza e proponendo una traiettoria diversa che è caratterizzata dalla centralità della persona perché “la tecnica non va considerata, in sé stessa, come forza antagonista rispetto alla persona; al contrario, essa è radicata nella nostra storia fin dal principio, in quanto «fatto profondamente umano, legato all’autonomia e alla libertà dell’uomo»” (§4 e Benedetto XVI, <em>Caritas in veritate</em>, 2009).</p>
<p>Per governare le novità, questo il passaggio chiave, il capo della chiesa di Roma non invoca lo Stato, non pretende l’intervento demolitorio oltre che regolatorio del potere politico, ma si rivolge all’umanità stessa affinché eserciti il “discernimento” per distinguere quando l’IA aiuta la persona rispetto a quanto la annichilisce. Diversamente da Leone XIII nelle cui pagine la parola stato (sì, certo, siamo nel 1891 e il Regno d’Italia è appena costituito, ma non è solo questo) è invocata decine di volte, qui i riferimenti sono tutti concentrati sulla capacità personale. Contro il timore che ogni comunità si fondi su di una sterile unità fatta di standardizzazione, piuttosto che su una comunione di diversità e pluralismo, Leone XIV invoca una militanza umana: come allora si denunciava che il socialismo (definito “falso rimedio”) avrebbe annichilito le diversità e sottoposto la persona ad un ordine eterodeterminato disumano, così oggi l’egualitarismo standardizzante operato dalla tecnica può ridurre l’individuo a mero ingranaggio. Due rischi per la libertà dell’uomo, uno denunciato nella <em>Rerum novarum</em> e screditato definitivamente dal 1989, l’altro incipiente e da oggetto della <em>Magnifica humanitas</em>.</p>
<p>Tra le pagine si respira un certo cristianesimo delle origini ossia dal forte tratto individualista e antitetico al potere esterno all’uomo; non a caso, l’Enciclica è ricca di ampie citazioni di pontefici che hanno lottato contro dittature e autocrazie come, in particolare, Giovanni Paolo II (sul nichilismo dei grandi moralismi e le atrocità del Novecento, §204).</p>
<p>La tecnologia “disarmata” in una logica di “destinazione universale dei beni” (ci sarebbe da approfondire molto giuridicamente, §65) può accrescere la dignità umana nella misura in cui permette di evitare che i corpi intermedi soffochino l’individuo: nelle pagine del testo si evince chiaramente l’idea che libertà e responsabilità vanno insieme. Echeggiano le belle parole della Corte costituzionale che evidenzia come la tecnologia possa supportare lo sviluppo dei diritti e della dignità umana (sent. n. 3 del 2025).</p>
<p>Di tutto questo discuteremo, peraltro, l’11 giugno p.v. in un confronto tra voci molto diverse per cultura e ruoli, organizzato nella Biblioteca Vallicelliana a Roma; un modo, anche questo, per fare “comunione” attraverso un confronto libero e sereno che rifiuta la polarizzazione isterica imperante.</p>
<p>Una nota curiosa, infine: chissà se è un caso che il presidente Trump, pochi giorni dopo l’Enciclica, abbia dato indicazioni su “<em>Promoting advanced Artificial Innovation and Security</em>” che, con tratti volontaristici, raccorda potere pubblico e imprese sui modelli avanzati di IA (<em>Ex. Ord.</em> 2 giugno).</p>
<p><a href="https://formiche.net/2026/06/liberalismo-magnifica-humanitas/#content"><strong>Formiche.net </strong></a></p>
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		<title>Legge elettorale? Correttivi inutili Vince il bipopulismo</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/legge-elettorale-correttivi-inutili-vince-il-bipopulismo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Benedetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 07:00:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
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		<title>Pronto è solo il soccorso</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/pronto-e-solo-il-soccorso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Grossi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2026 07:00:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Pronto soccorso non è un ambulatorio aperto 24 ore su 24 per qualsiasi malanno né un parcheggio sociale dove scaricare le inefficienze della medicina territoriale. E il luogo in cui si salvano vite. E questo dovrebbe bastare a capire perché il sistema sia ormai arrivato al limite. Il decalogo proposto dai medici dell’emergenza, pubblicato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Pronto soccorso non è un ambulatorio aperto 24 ore su 24 per qualsiasi malanno né un parcheggio sociale dove scaricare le inefficienze della medicina territoriale. E il luogo in cui si salvano vite. E questo dovrebbe bastare a capire perché il sistema sia ormai arrivato al limite. Il decalogo proposto dai medici dell’emergenza, pubblicato sull’ Emergency Care Journal” non è una lamentazione corporativa ma la descrizione realistica di un servizio pubblico che continua a reggere soltanto grazie all’abnegazione di chi vi lavora: basta codici bianchi, un triage unico nazionale, stop alle attese infinite dei pazienti ricoverati nei corridoi, meno esami inutili.<br />
Quando metà degli accessi riguarda casi non urgenti, il problema non è il Pronto soccorso ma tutto ciò che manca prima. In Italia si è consolidata un’idea pericolosa, quella che il Pronto soccorso debba risolvere qualsiasi cosa, sempre e subito: una febbre, un disturbo presente da giorni, un esame che il territorio non riesce a garantire, una visita che richiederebbe mesi. Ma se tutto diventa emergenza, l’emergenza smette di esistere. E infatti oggi medici e infermieri passano più tempo a gestire sovraffollamento e attese che a fare ciò per cui quel sistema è nato, ovvero diagnosticare rapidamente le patologie gravi e intervenire quando il tempo decide a favore della vita o della morte. La verità è che il problema non si risolve aggiungendo barelle nei corridoi, semmai si risolve rimettendo ordine nelle priorità. Servono una rete territoriale che funzioni veramente, strutture intermedie, medici messi nelle condizioni di lavorare. E serve anche il coraggio politico di dire ai cittadini una cosa semplice ma impopolare: il Pronto soccorso non è un diritto da usare a piacimento ma una risorsa collettiva da utilizzare con responsabilità.<br />
Occorre inoltre chiedere regole nazionali uniformi. E’ difficile spiegare perché un paziente debba essere classificato in modo diverso a seconda della regione in cui si trova o addirittura dell’ospedale in cui entra. In uno Stato serio, i criteri clinici dovrebbero essere uguali ovunque.<br />
C’è poi la questione del personale. Se una disciplina fondamentale diventa una delle meno attrattive, vuol dire che il sistema ha fallito. Non è bastevole invocare vocazione e sacrificio all’infinito. Chi lavora nell’emergenza fa un mestiere usurante, sotto pressione continua, con responsabilità enormi e turni massacranti. Pensare che tutto questo possa reggersi soltanto sul senso del dovere è un’illusione. Anche il tema della medicina difensiva non può più essere rimosso. Quando un medico prescrive esami inutili soltanto per paura di conseguenze giudiziarie, il risultato è un sistema più lento, più costoso e spesso peggiore per i pazienti stessi. Il principio della responsabilità personale nei casi di grave negligenza o di colpa grave va mantenuto, ma il terrore permanente dell’azione penale non migliora la qualità della medicina.<br />
Infine c’è un punto decisivo: smettere di considerare il Pronto soccorso come un comparto separato dal resto della sanità. Se si blocca l’uscita verso i reparti, se il territorio non funziona e se manca personale, il Pronto soccorso collassa. È un termometro dell’intero sistema sanitario. Il punto è che in Italia continua ancora a salvare vite non grazie alla politica oppure all’organizzazione, ma soltanto perché è tenuto in piedi da professionisti che lavorano oltre il limite della sostenibilità. E uno Stato serio dovrebbe vergognarsi di affidare un servizio essenziale all’eroismo quotidiano dei suoi dipendenti. Eppure accade questo: siamo bravissimi nelle emergenze vere e pessimi nel proteggere chi quelle emergenze le affronta ogni giorno. Per questo il Pronto soccorso andrebbe difeso prima ancora di essere applaudito.</p>
<p>La Lomellina</p>
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		<item>
		<title>I rischi dello Stabilicum «Può esasperare le tensioni nella società»</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/i-rischi-dello-stabilicum-puo-esasperare-le-tensioni-nella-societa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Benedetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 12:19:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/i-rischi-dello-stabilicum-puo-esasperare-le-tensioni-nella-societa/">I rischi dello Stabilicum «Può esasperare le tensioni nella società»</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>Si, abbiamo perso ma ora su riforme e garantismo l&#8217;unità di liberali e riformisti</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/si-abbiamo-perso-ma-ora-su-riforme-e-garantismo-lunita-di-liberali-e-riformisti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Benedetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 09:34:59 +0000</pubDate>
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		<title>Meloni veut mettre fin à la &#8220;magistrature idéologisée&#8221; &#8211; Le Monde</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/meloni-veut-mettre-fin-a-la-magistrature-ideologisee-le-monde/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Benedetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2026 14:28:30 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[articolo la separazione delle carriere secondo la fle]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le Monde</p>
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		<title>È una riforma della magistratura Se i cittadini voteranno Sì le garanzie saranno ampliate</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/e-una-riforma-della-magistratura-se-i-cittadini-voteranno-si-le-garanzie-saranno-ampliate/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Benedetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Feb 2026 17:26:45 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[articolo la separazione delle carriere secondo la fle]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/e-una-riforma-della-magistratura-se-i-cittadini-voteranno-si-le-garanzie-saranno-ampliate/">È una riforma della magistratura Se i cittadini voteranno Sì le garanzie saranno ampliate</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>Complicità</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/complicita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Feb 2026 09:15:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si faccia molta attenzione a non criminalizzare ogni dissenso e a non coprire i criminali con la scusa del dissenso. Si faccia attenzione a non esagerare nel gonfiare la violenza di piazza, così come a non eccedere nel sottovalutarla. Sia chi cerca il consenso per misure repressive sia chi grida contro la repressione faccia molta [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si faccia molta attenzione a non criminalizzare ogni dissenso e a non coprire i criminali con la scusa del dissenso. Si faccia attenzione a non esagerare nel gonfiare la violenza di piazza, così come a non eccedere nel sottovalutarla. Sia chi cerca il consenso per misure repressive sia chi grida contro la repressione faccia molta attenzione a quel gioco pericoloso, utile solo a far crescere il disordine reale e immaginato. Le opposte paure si reggono a vicenda, in una disdicevole complicità.</p>
<p>La sinistra sbaglia a sentire il bisogno di accompagnare la condanna della violenza con la disponibilità a comprenderne le motivazioni. Farebbero meglio a ricordare che le Forze dell&#8217;ordine, nel presidiare la piazza, svolgono una funzione di garanzia anche per chi manifesta e protesta, che ha tutto il diritto di farlo senza essere né confuso né inquinato da chi poi tradurrà la protesta in violenta. Farebbe meglio a discutere, anziché ignorare (coda di paglia), l&#8217;argomento secondo cui «Tutti quelli che manifestavano sapevano bene che sarebbe finita a mazzate», perché questo modo di ragionare scarica la colpa non sugli autori della violenza ma su chi la subisce o anche solo assiste inerte o direttamente se ne va.</p>
<p>La destra sbaglia a far credere che un qualsiasi &#8216;pugno duro&#8217; serva a risolvere qualche cosa, perché se a ogni evento di piazza tira fuori un decreto assicura solo di non essere capace di legiferare e governare per tempo. Quelle norme sono di rara inutilità e per la gran parte riproducono l&#8217;esistente da tempo immemore. E sbaglia a volersi dimostrare solidale con chi difende l&#8217;ordine e prende martellate, perché la vera e giusta solidarietà consisterebbe nel far funzionare la giustizia e far processare quelli che vengono acciuffati in flagranza di reato. Mentre oggi vengono scarcerati non perché il giudice sia connivente, ma perché il processo è assente. E la destra entra in piena contraddizione quando sostiene (giustamente) la separazione delle carriere fra magistrati requirenti e giudicanti, salvo poi pretendere di dire al giudice chi carcerare e chi scarcerare.</p>
<p>Gli errori degli uni diventano complici e copertura degli errori degli altri, consentendo a entrambi di campare grazie all&#8217;errore altrui. Errore grave, perché l&#8217;estremista ama l&#8217;estremista dell&#8217;altra parte. Detesta chi usa la ragione anziché l&#8217;emozione. Ama chi pensa che la repressione debba farsi in piazza, perché questo favorisce lo scontro. Detesta chi ricorda che la repressione del crimine si fa in tribunale.</p>
<p>Vedo (con imbarazzo per chi lo fa) che non si esita a tirare in ballo le Brigate Rosse. La logica è tanto elementare quanto stupida: descrivere l&#8217;altro da sé come il peggio che c&#8217;è. Ma quella lunga stagione di piombo e sangue fu il prodotto di allucinazioni ideologiche e condizioni internazionali. Fu anche &#8211; lo ricordino tutti &#8211; la stagione in cui la politica diede una delega alla magistratura (per la precisione alle Procure e per la colorazione ai magistrati di sinistra) per attuare una repressione di cui non era altrimenti capace. Cominciò lì il lungo cammino di degenerazione.</p>
<p>Se sentono il bisogno di rievocare quei tempi allora si tolgano tutti il cappello e vadano a lezione da Carlo Casalegno. Fiero avversario del terrorismo, fu altrettanto fiero avversario della legislazione d&#8217;emergenza. Chiedeva l&#8217;applicazione della legge esistente, non la proliferazione legislativa puramente declamatoria e &#8211; da partigiano quale era stato &#8211; temeva la riduzione degli spazi di libertà. Quel 29 novembre 1977 le Brigate Rosse andarono a uccidere lui, non chi si riempiva la bocca di emergenza e repressione. Lui era un nemico, perché invocava la legalità. Gli altri erano complici, perché volevano le estremizzazioni.</p>
<p>Dalle tante cose che ancora si ascoltano, del tutto a sproposito, si capisce che troppi italiani e troppi politici hanno ricordi confusi di Curcio e Moretti, di Fioravanti e Mambro, ma non hanno nessun ricordo di Casalegno. Si deve fermare il crimine e anche tenere a bada le parole.</p>
<p>La Lomellina</p>
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		<title>I decreti non possono aiutare il Sì. Lo slogan? Vogliamo giudici</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/i-decreti-non-possono-aiutare-il-si-lo-slogan-vogliamo-giudici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Benedetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Feb 2026 11:27:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[articolo la separazione delle carriere secondo la fle]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/i-decreti-non-possono-aiutare-il-si-lo-slogan-vogliamo-giudici/">I decreti non possono aiutare il Sì. Lo slogan? Vogliamo giudici</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2026/02/20260207-benedetto-il-dubbio-2.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-86332" src="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2026/02/20260207-benedetto-il-dubbio-2.jpg" alt="" width="1080" height="1350" srcset="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2026/02/20260207-benedetto-il-dubbio-2.jpg 1080w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2026/02/20260207-benedetto-il-dubbio-2-400x500.jpg 400w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2026/02/20260207-benedetto-il-dubbio-2-650x813.jpg 650w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2026/02/20260207-benedetto-il-dubbio-2-250x313.jpg 250w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2026/02/20260207-benedetto-il-dubbio-2-768x960.jpg 768w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2026/02/20260207-benedetto-il-dubbio-2-150x188.jpg 150w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2026/02/20260207-benedetto-il-dubbio-2-800x1000.jpg 800w" sizes="(max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/i-decreti-non-possono-aiutare-il-si-lo-slogan-vogliamo-giudici/">I decreti non possono aiutare il Sì. Lo slogan? Vogliamo giudici</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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