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	<title>Giulio Terzi di Sant&#039;Agata, Autore presso Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>Giulio Terzi di Sant&#039;Agata, Autore presso Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Digital Services Act e Digital Markets Act: l’Europa regolamenta il mercato digitale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulio Terzi di Sant'Agata]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Mar 2024 13:29:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono da pochi giorni entrati in vigore il Digital Service Act (DSA), regolamento sui servizi digitali e il Digital Market Act (DMA), regolamento sui mercati digitali, due ulteriori step raggiunti nella “gestione” normativa dell’innovazione tecnologica e atti da tempo al centro dei lavori parlamentari, anche della 4ª Commissione che presiedo. L’Unione europea è da anni [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="atext">Sono da pochi giorni entrati in vigore il Digital Service Act (DSA), regolamento sui servizi digitali e il Digital Market Act (DMA), regolamento sui mercati digitali, due ulteriori step raggiunti nella “gestione” normativa dell’innovazione tecnologica e atti da tempo al centro dei lavori parlamentari, anche della 4ª Commissione che presiedo. L’Unione europea è da anni in prima linea nel definire il <i>framework</i> legislativo in materia di digitale nel nome dei principi del suo statuto valoriale. Grazie al DSA, gli utenti minorenni di Instagram o TikTok oggi non possono più vedere annunci pubblicitari basati sui loro dati personali. O ancora, con l’applicazione del DMA, Microsoft non ha più il motore di ricerca Bing predefinito e Apple deve dare agli utenti di iPhone e iPad l’accesso agli app store e ai sistemi di pagamento della concorrenza. Tali esempi sono esplicativi dell’effetto dirompente della nuova regolamentazione europea: le aziende hanno dovuto adeguarsi e modificare la loro offerta tecnologica, e non è impensabile che l’impatto delle leggi europee possa anche cambiare in futuro i loro modelli di business.</p>
<p class="atext">Riequilibrare la concorrenza nei mercati digitali è l’ambizioso obiettivo dell’Ue con il DMA. Sei le Big Tech coinvolte e ventidue le piattaforme individuate dalla Commissione europea tra cui social network, sistemi operativi, servizi di messaggistica. Nonostante il «New York Times» abbia tenuto a specificare che Amazon, Meta, Microsoft e altre hanno declinato le richieste di intervista, è improbabile che vi sarà un braccio di ferro con l’Unione europea. Un caso simbolico, divenuto esempio “comportamentale” per tutte le Big Tech, è la maximulta che l’Antitrust europea ha inflitto ad Apple – 1,84 miliardi di euro – per aver discriminato Spotify e altre app streaming di musica, impedendo ai clienti una corretta trasparenza d’informazione.</p>
<p class="atext">È chiaro che per decenni i colossi digitali abbiano agito in un terreno con pochi limiti, come è altrettanto evidente che vi sia una necessità di definire e delineare i raggi d’azione dei soggetti che operano nel digitale. Il DMA si applica a piattaforme con numeri imponenti: 45 milioni di utenti mensili, capitalizzazione di mercato di almeno 75 miliardi di euro, fatturato annuo sopra i 7,5 miliardi. Sarebbe impensabile lasciare senza alcun <i>framework</i> legislativo un mercato di tale portata che, per di più, può generare pesantissime conseguenze a livello sociale, non soltanto economico. Fuori dall’Ue siamo un esempio: si sta di fatto generando un’ondata di nuovi regolamenti in tutto il mondo. E grazie alle regolamentazioni europee il digitale è un mercato più maturo e sempre più in linea con gli altri settori dell’economia.</p>
<p class="atext">Il grande merito europeo è certamente quello di porre al centro l’uomo. Da sempre, dalla normativa sulla tutela dei dati personali (GDPR) del 2016, passando per le disposizioni in termini di trasparenza dei dati, sino alla legislazione dell’intelligenza artificiale e del digitale, l’Ue ha posto al centro l’individuo e i suoi diritti fondamentali in quanto essere umano e cittadino.</p>
<p>Anche l’accordo politico sull’AI Act ha come fine l’adozione di una intelligenza artificiale affidabile, che garantisca la protezione della salute e della sicurezza, la tutela dello Stato di Diritto e dei diritti umani. Una intelligenza artificiale al servizio delle nostre democrazie e dei suoi valori, non certo generatrice di <i>fake news</i> e distorsioni. Inoltre, la classificazione di quattro livelli di rischio dei sistemi di IA è una assoluta novità nel panorama legislativo globale. Per i sistemi ritenuti inaccettabili o ad alto rischio – che quindi possono manipolare il nostro comportamento, minacciare la nostra sicurezza, minare il processo democratico – è prevista proprio una valutazione d’impatto sui diritti fondamentali.</p>
<p class="atext">La lungimiranza dell’Ue ha permesso di anticipare e non rincorrere il progresso inarrestabile provocato dall’avvento del digitale e dell’intelligenza artificiale, cambiamenti destinati a modificare profondamente le nostre abitudini professionali, sociali e relazionali. In un mondo in cui gli algoritmi svolgono un ruolo sempre più rilevante, serve una tecnologia responsabile e trasparente. Che l’uomo sia realmente, come sosteneva Protagora, misura di tutte le cose.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.ilsole24ore.com/art/l-innovazione-nell-unione-europea-misura-d-uomo-AFdXMy0C"><em><strong>Il Sole 24 Ore</strong></em></a></p>
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		<title>&#8220;Così si riducono gli spazi di dialogo. Ma su armi e sanzioni no a dietrofront&#8221; intervista a Giulio Terzi su Il Giornale</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/si-riducono-spazi-dialogo-armi-sanzioni-no-dietrofront/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giulio Terzi di Sant'Agata]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 May 2022 08:04:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[diplomazia]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;ex ambasciatore e ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant&#8217;Agata: &#8220;La reazione di Mosca era attesa. La situazione peggiora, ora rischiano anche gli interventi umanitari&#8221; La guerra delle spie. «Diciamo pure dispetti reciproci &#8211; spiega Giulio Terzi di Sant&#8217;Agata, ambasciatore e ministro degli Esteri nel governo Monti -. All&#8217;inizio di aprile l&#8217;Italia aveva allontanato alcune [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">L&#8217;ex ambasciatore e ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant&#8217;Agata: &#8220;La reazione di Mosca era attesa. La situazione peggiora, ora rischiano anche gli interventi umanitari&#8221;</h3>
<p>La guerra delle spie. «Diciamo pure dispetti reciproci &#8211; spiega Giulio Terzi di Sant&#8217;Agata, ambasciatore e ministro degli Esteri nel governo Monti -. All&#8217;inizio di aprile l&#8217;Italia aveva allontanato alcune presunti agenti segreti e ora, attesa da settimane, arriva la replica russa».</p>
<h3>Però questa non le sembra una spirale senza fine?</h3>
<p>«In guerra o, se preferisce, parallelamente alla guerra si combattono molte battaglie. Naturalmente, in questo confronto logorante non possono mancare le ritorsioni reciproche, giustificate o no ha poca importanza. Certo, in questo modo la tensione sale e a ogni mossa corrisponde fatalmente una contromossa dell&#8217;avversario».</p>
<h3>Che non riguarda solo l&#8217;Italia.</h3>
<p>«No. E questo conferma proprio il carattere generale, anzi astratto di questi provvedimenti: ad aprile molti Paesi europei, dopo essersi consultati fra di loro, avevano steso una lista degli ospiti non più graditi, ora gli ambasciatori di diversi paesi europei sono stati chiamati in simultanea e a tutti è stato consegnato lo stesso messaggio: far partire al più presto i connazionali dell&#8217;elenco russo».</p>
<h3>Si riducono progressivamente gli spazi della diplomazia?</h3>
<p>«Non posso negare che su questo versante la situazione stia peggiorando. Ci sono tante iniziative, anche di piccola ma non modesta entità, che vengono messe a rischio dal progressivo irrigidimento degli uni e degli altri. Pensi alle tante azioni umanitarie condotte dalla Croce rossa e ad altri interventi che in questa situazione non si possono più fare».</p>
<h3>Passano i giorni e non si aprono spiragli. Non ci vorrebbe più diplomazia?</h3>
<p>«È uno dei punti decisivi di questa vicenda. Non possiamo andare avanti con i decreti di espulsione, bisogna cambiare registro».</p>
<h3>D&#8217;accordo, ma come?</h3>
<p>«Forse a qualcuno può apparire strano, ma fermezza e dialogo procedono insieme».</p>
<h3>Cosa intende per fermezza?</h3>
<p>«La linea è quella tracciata nelle scorse settimane e non può cambiare. Bisogna armare gli ucraini che non si possono difendere con i temperini. E non si può fare retromarcia sulle sanzioni».</p>
<h3>L&#8217;ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato darà un altro colpo al partito della trattativa?</h3>
<p>«Mi pare che Putin abbia ridimensionato il problema, purché Helsinki e Stoccolma non dispieghino arsenali nucleari. D&#8217;altra parte in poche settimane sono cambiati equilibri consolidati da decenni: evidentemente Finlandia e Svezia, che pure hanno un apparato militare di tutto rispetto, non si fidano più di un contesto internazionale così scivoloso».</p>
<h3>A proposito, molti si chiedono: che fine ha fatto l&#8217;Onu?</h3>
<p>«Gli organismi internazionali fanno poco e non riescono a rispondere agli obiettivi per cui erano nati. C&#8217;è una crisi globale, ma qualcosa accade. L&#8217;assemblea generale dell&#8217;Onu per tre volte e a larga maggioranza ha condannato la Russia. La Russia è il Paese aggressore e l&#8217;Ucraina è il Paese aggredito. L&#8217;assemblea generale e la Corte internazionale di giustizia dell&#8217;Onu hanno fotografato questa realtà».</p>
<h3>Ma sono istantanee che non cambiano la situazione sul campo.</h3>
<p>«Purtroppo senza la buona volontà della Russia questo conflitto si trascinerà ancora a lungo. Ma speriamo che Mosca trovi il modo di arrestare questa folle carneficina che danneggia tutti, a cominciare dalla Russia».</p>
<h3>Su che basi si potrà negoziare?</h3>
<p>«Pochi se lo ricordano, ma Kiev aveva già avuto tutta una serie di garanzia politiche, economiche militari nel 1994».</p>
<h3>Il memorandum di Budapest?</h3>
<p>«Esatto. L&#8217;Ucraina aveva restituito alla Russia l&#8217;arsenale nucleare, Mosca si era impegnata a rispettarne indipendenza e integrità. Il 24 febbraio, con il via al l&#8217;invasione, Putin ha calpestato quell&#8217;accordo, già violato nel 2014 con l&#8217;occupazione della Crimea. In un modo o nell&#8217;altro si deve tornare allo spirito del 94. Altrimenti, il compromesso sarebbe la resa allo strapotere di Mosca».</p>
<p><a href="https://www.ilgiornale.it/news/politica/cos-si-riducono-spazi-dialogo-su-armi-e-sanzioni-no-2035425.html"><strong>Intervista di Stefano Zurlo su</strong><em><strong> Il Giornale</strong></em></a></p>
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		<title>«Chi vincerà? La democrazia liberale»</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/chi-vincera-la-democrazia-liberale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giulio Terzi di Sant'Agata]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Apr 2022 07:25:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’analisi: per l’ambasciatore Terzi di Sant’Agata la spinta della storia verso la libertà è forte e costante: «Attenzione ad alzare la bandiera bianca, per ritenere che gli illiberali ci hanno distrutto. Non è così». Franco Cattaneo su L&#8217;Eco di Bergamo</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’analisi: </strong>per l’ambasciatore Terzi di Sant’Agata la spinta della storia verso la libertà è forte e costante: «Attenzione ad alzare la bandiera bianca, per ritenere che gli illiberali ci hanno distrutto. Non è così».</p>
<div class="su-button-center"><a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/04/giulio-terzi-vincera-democrazia-liberale-ecodibergamo-15042022.pdf" class="su-button su-button-style-flat su-button-wide" style="color:#ffffff;background-color:#003c71;border-color:#00305b;border-radius:5px" target="_self"><span style="color:#ffffff;padding:9px 30px;font-size:22px;line-height:33px;border-color:#4d779c;border-radius:5px;text-shadow:0px 0px 0px #ffffff"><i class="sui sui-newspaper-o" style="font-size:22px;color:#ffffff"></i> VISUALIZZA ARTICOLO</span></a></div>
<p><em><strong>Franco Cattaneo su L&#8217;Eco di Bergamo</strong></em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/chi-vincera-la-democrazia-liberale/">«Chi vincerà? La democrazia liberale»</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>Per l&#8217;Ucraina immediatamente lo status di Paese candidato all&#8217;Unione Europea</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/ucraina-status-paese-candidato-unione-europea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giulio Terzi di Sant'Agata]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Feb 2022 15:30:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Fondazione Einaudi propone oggi alle forze politiche del Parlamento italiano, del Parlamento Europeo e ai governi interessati che all&#8217;Ucraina venga concesso immediatamente lo status di Paese candidato all&#8217;Unione Europea. Viviamo in un momento altamente drammatico per l&#8217;Europa e per l&#8217;Italia. Per il fratello popolo ucraino si deve cessare immediatamente questa criminale aggressione militare contro [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/jy2vcWMpHNc" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p style="text-align: left;">La Fondazione Einaudi propone oggi alle forze politiche del Parlamento italiano, del Parlamento Europeo e ai governi interessati che all&#8217;Ucraina venga concesso immediatamente lo status di Paese candidato all&#8217;Unione Europea.</p>
<p>Viviamo in un momento altamente drammatico per l&#8217;Europa e per l&#8217;Italia. Per il fratello popolo ucraino si deve cessare immediatamente questa criminale aggressione militare contro un Paese sovrano, garantito da una miriade di trattati, accordi internazionali dell&#8217;ONU in Europa, dal Protocollo di Budapest, che ne garantiva la piena sovranità ed integrità territoriale e la mancanza di interferenze economiche sul Paese, in occasione del disarmo completo delle forze nucleari ucraine.</p>
<p>È questo il momento di mostrare solidarietà e aiuto alle centinaia di migliaia di rifugiati e di sfollati che oramai si accalcano all&#8217;interno del Paese, ma anche fuori dai confini e che creeranno un&#8217;ondata di invasione – non c&#8217;è da nasconderselo – di milioni di persone, causata da un attacco criminale-militare.</p>
<p>È questo il momento di costruire quello che è stato soppresso con colpi di cannone e con una violenza estrema da parte di un Paese che siede come membro permanente in Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, la Federazione Russa, e che non ha nessun rispetto né per la Carta delle Nazioni Unite, né per il diritto internazionale, né per qualsiasi forma di dignità umana e di libertà civile.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Gli accordi di Abramo e l&#8217;apertura a Israele</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/gli-accordi-di-abramo-e-lapertura-a-israele/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giulio Terzi di Sant'Agata]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Jan 2021 11:51:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Formiche </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="su-button-center"><a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2021/01/20210123-terzi-accordi-abramo-apertura-israele.pdf" class="su-button su-button-style-flat su-button-wide" style="color:#ffffff;background-color:#003c71;border-color:#00305b;border-radius:5px" target="_self"><span style="color:#ffffff;padding:9px 30px;font-size:22px;line-height:33px;border-color:#4d779c;border-radius:5px;text-shadow:0px 0px 0px #ffffff"><i class="sui sui-newspaper-o" style="font-size:22px;color:#ffffff"></i> VISUALIZZA ARTICOLO</span></a></div>
<p><a href="https://formiche.net/"><strong>Formiche </strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/gli-accordi-di-abramo-e-lapertura-a-israele/">Gli accordi di Abramo e l&#8217;apertura a Israele</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Deriva autoritaria in Cina: lo conferma la gestione del virus</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/deriva-autoritaria-in-cina-lo-conferma-la-gestione-del-virus/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giulio Terzi di Sant'Agata]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2020 21:03:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[cina]]></category>
		<category><![CDATA[Giulio Terzi]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[via della seta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’incontro. L’ambasciatore Giulio Terzi di Sant’Agatam«Xi Jinping fin dall’inizio si era posto contro la linea riformatrice di Gorbaciov nell’allora Unione Sovietica» L’ambasciatore Giulio Terzi di Sant’Agata, 40 anni di servizio diplomatico alle spalle nei Paesi che contano (Israele e Stati Uniti fra gli altri), non fa sconti alla Cina, a maggior ragione dopo la pandemia: [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’incontro. L’ambasciatore Giulio Terzi di Sant’Agatam«Xi Jinping fin dall’inizio si era posto contro la linea riformatrice di Gorbaciov nell’allora Unione Sovietica»</p>
<p>L’ambasciatore Giulio Terzi di Sant’Agata, 40 anni di servizio diplomatico alle spalle nei Paesi che contano (Israele e Stati Uniti fra gli altri), non fa sconti alla Cina, a maggior ragione dopo la pandemia: «Europa e comunità atlantica sono sotto schiaffo di tre potenze revisioniste ». Nell’ordine: Cina, Russia,Iran. Il diplomatico bergamasco, che è stato ministro degli Esteri nel governo Monti, ha affrontato le questioni aperte dalla nuova geopolitica post virus in un incontro in remoto, da Roma, organizzato dal Rotary Bergamo.<br />
Lo ha fatto in termini critici e non convenzionali, anche per quanto riguarda l’accordo fra Roma e Pechino sulle nuove Vie della Seta. Un contesto internazionale, i cui limiti negativi vengono da lontano: «Da almeno 15 anni è in corso, a livello internazionale, una vera e propria<br />
competizione ideologica, economica e politica tra forme alternative di governo, di organizzazione sociale e di pensiero politico.<br />
Mi occupo sempre più di diritti umani e libertà fondamentali, trovandomi spesso in difficoltà dinanzi a violazioni mostruosamente calpestate».</p>
<p>Deriva autoritaria</p>
<p>Gli effetti geopolitici della pandemia si sono già tradotti in un confronto generalizzato di natura politica, militare ed economica, le cui principali aree di attrito sono Europa, America e Cina: «È triste constatare come una catastrofe umanitaria a livello globale non stia trovando<br />
soluzioni ragionevolmente coese, ma un rimescolamento delle carte, con interessi a ottenere vantaggi, nella cornice di una disputa incondizionata fra Est e Ovest». L’ambasciatore ricorda un dato acquisito, le responsabilità immediate del regime cinese: l’aver occultato i primi segnali di diffusione del virus a Wuhan (violando una clausola-chiave dell’accordo del 2005 sottoscritto da circa 170 Paesi dopo la Sars), scaricando le colpe sui dirigenti locali del Partito comunista, mentre restano da approfondire gli obiettivi del laboratorio di biosicurezza  nazionale di Wuhan. Ma l’opaca gestione del focolaio va vista nella deriva autoritaria impressa dal presidente a vita Xi Jinping, che ha tradito le aspettative della comunità internazionale: «Dopo la fase riformatrice di Deng Xiaoping, a cavallo fra gli anni ’70 e ’80, e con l’ingresso della Cina nell’Organizzazione mondiale del commercio, un po’ tutti erano convinti che quella fase di apertura, nel quadro della globalizzazione “buona”, avrebbe generato una trasformazione anche legislativa e politica, in qualche modo compatibile con i nostri sistemi pur in un’ottica completamente diversa. Ma così non è stato: l’autocrate Pechino si ispira a Mao e sin dall’inizio s’era posto contro la linea riformatrice di Gorbaciov nell’allora Urss, accentuando in chiave totalitaria la presa del Partito comunista sul Paese». Il ragionamento di Terzi di Sant’Agata segue una duplice traiettoria, in cui la Cina è un player che spende energie e risorse in settori di cruciale importanza per la sua visione del mondo e per la sua preminenza geopolitica. A medio raggio, tutto ciò riguarda l’egemonia nel Sudest asiatico dopo aver potenziato negli anni scorsi la flotta militare: la stretta illiberale su Hong Kong, in attesa di conoscere gli sviluppi delle mire su Taiwan, che potrebbero avere ripercussioni ancora più serie. E in più la militarizzazione degli isolotti nelle acque internazionali del Pacifico appartenenti anche a Filippine, Indonesia, Brunei, Vietnam e Malesia. Nella stessa America di Trump, pur frontalmente divisa, i democratici vedono nella Cina un competitore da contrastare.</p>
<p>Il neo conformismo</p>
<p>Quel che conta maggiormente, in un’ottica più vicina a noi, è l’«operazione persuasione» condotta dalla Cina, testimoniata dal Memorandum Italia-Cina relativo alla Via della Seta, fortemente voluto dai 5 Stelle e che il nostro Paese, l’unico del G7, ha sottoscritto nel marzo 2019 con<br />
la visita dell’autocrate di Pechino a Roma. «Esiste da parte del Dragone – spiega il diplomatico – una strategia di influenza e di convincimento a tutti i livelli, di cui si potrebbe riempire un’intera enciclopedia. Basti pensare che l’intesa interessa tutto lo scibile della collaborazione politica in senso lato: dal settore spaziale, dove siamo pieni di ricercatori cinesi, alla posizione comune negli organismi multilaterali e persino nell’ambito più contundente, quello dell’informazione. Da questo accordo ne sono nati altri, per esempio fra la nostra tv e quella di Stato cinese, nell’educazione, nella cultura e con gli Istituto Confucio». «Nel giro di un anno – aggiunge Terzi – s’è creata una coscienza pro cinese in Italia, una “communisopinio” divenuta pervasiva, una specie di neo conformismo, trasferendosi dal versante politico ed economico al sentire comune dell’opinione pubblica. La Cina dà fiducia attraverso una sofisticata e documentata disinformazione sui social network e riceve analoga fiducia da parte degli italiani: c’è addirittura un amore spontaneo da parte nostra, che segnala la straordinaria capacità d’influenza cinese». Indicativo il caso citato dal diplomatico, cioè la decisione del «Corriere», nel 2018, di nominare Xi Jinping uomo dell’anno. Ma c’è di più in una stagione in cui le nuove tecnologie informatiche (si veda Huawei) pongono la comunicazione come fattore di sicurezza nazionale: «Da questo versante, e in presenza degli interessi costituiti dei 5 Stelle, l’Italia è la «ruota sgonfia» in Europa. Un’Europa, che ha scelto una sorta di “appeasement”, smarcandosi dalla puntuale dichiarazione congiunta di Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada e Australia su Hong Kong, e venendo meno agli articoli 21 e 22 del Trattato Ue che indicano nella promozione dello Stato di diritto la missione politica dell’Unione europea. L’intesa con l’Italia<br />
ha creato non pochi malumori a Bruxelles, in Germania, Francia e Gran Bretagna. Questi messaggi ci arrivano certo non in modo brutale, ma ci arrivano, specie ora che Pechino s’è infilata di gran carriera lungo la frontiera delle nuove comunicazioni. Ho notato anche molta apprensione<br />
da parte americana: già stiamo pagando alcune cose e temo ci possano essere conseguenze più serie».</p>
<p>Le carte della Russia</p>
<p>Diverso il discorso sulla Russia, un po’ in sonno in questo periodo fra un leader (Putin) che non sembra particolarmente in forma, un’epidemia più diffusa del previsto e un’economia in discesa (complice anche il ribasso del petrolio). Parliamo, pur sempre, di grandezze diverse: un Paese<br />
con un Pil equivalente al nostro e a un decimo di quello cinese. Dice l’ambasciatore: «La Russia, sulla scia dell’esperienza sovietica della “disinformatia”, ha una proverbiale capacità di produzione nel campo della manipolazione e disinformazione: le ambasciate russe sono le prime<br />
della classe. Mosca non è seconda a nessuno, Cina compresa. In questo campo, comunque, i due colossi, visti al Consiglio di sicurezza dell’Onu, sono gemelli siamesi e concertano insieme. Poi, però, i loro interessi non coincidono, essendo entrambe potenze espansioniste. Mosca, ma anche l’America evidentemente, non vede certo di buon occhio l’arrivo dei cinesi nel Mediterraneo: Pireo, Taranto, Trieste, Vado Ligure. E non parliamo di quella terra contesa che l’Africa: il business cinese (capitali, manodopera, logistica) è ovunque, ma da almeno 6-7 anni anche i<br />
contractor russi della Wagner sono al lavoro per proteggere gli approvvigionamenti commerciali della Russia. Le ambizioni globali di Putin sono enormi e non credo proprio che lo stratega di Mosca, cioè l’ex ufficiale del Kgb, sia disponibile ad una logica di sottomissione». Poi c’è tutto<br />
il capitolo Nato: «L’errore di Trump è stato l’abbandono del multilateralismo, però anche gli europei hanno le loro responsabilità. La Russia è abile nell’acquisire alleati nei sistemi politici, capace pure di influire sulla Germania, nonostante l’oggettiva dipendenza di Berlino dall’Alleanza<br />
atlantica. Mi riferisco al gasdotto North Stream 2, che intende trasformare il Paese della Merkel nell’hub del gas russo in Europa, e infatti l’ex cancelliere socialdemocratico Schroeder presiede Rosneft, il colosso russo dell’estrazione e produzione di petrolio e gas».</p>
<p>Turchia in sorpasso</p>
<p>E infine c’è la Turchia che, con Erdogan, insegue una geopolitica neo-ottomana. S’è installata a Tripoli sostenendo con successo il governo di Serraj, riconosciuto dalla comunità internazionale: l’accordo sulle esplorazioni petrolifere nel Mediterraneo e l’invio di truppe in Libia. Nel frattempo, dopo aver dato un dispiacere alla Russia in Siria, Ankara ha acquisito peso nel Corno d’Africa, sistemandosi in Somalia: lo si è visto con il contributo dato dai suoi Servizi per la recente liberazione della volontaria italiana Silvia Romano. Somalia e Libia, come precisa Terzi, due zone in cui l’Italia, per motivi storici, ha avuto un ruolo, ma non più replicato in tempi recenti.</p>
<p>Pubblicato da L’Eco di Bergamo l’11.06.2020</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/deriva-autoritaria-in-cina-lo-conferma-la-gestione-del-virus/">Deriva autoritaria in Cina: lo conferma la gestione del virus</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>In gioco c&#8217;è il modello liberale dell&#8217;Occidente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulio Terzi di Sant'Agata]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jun 2020 09:12:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[cina]]></category>
		<category><![CDATA[partito comunista cinese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono numerosi gli analisti che ritengono improbabile una piena restaurazione dell&#8217;economia globale e dei modi di vita ante-Coronavirus: non tanto per i livelli di reddito nazionale forse recuperabili in 12¬18 mesi; quanto per organizzazione, traiettoria e struttura dei sistemi produttivi, dei servizi, del mercato dei capitali e per utilizzo delle tecnologie Ict. Nella nuova realtà [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono numerosi gli analisti che ritengono improbabile una piena restaurazione dell&#8217;economia globale e dei modi di vita ante-Coronavirus: non tanto per i livelli di reddito nazionale forse recuperabili in 12¬18 mesi; quanto per organizzazione, traiettoria e struttura dei sistemi produttivi, dei servizi, del mercato dei capitali e per utilizzo delle tecnologie Ict. Nella nuova realtà geo-politica del post-pandemia è anzitutto sulla riaffermazione globale — in particolare nei confronti della Cina — delle libertà politiche, economiche, di mercato e per il progresso sociale che deve puntare l&#8217;Italia, insieme ai suoi partner europei e atlantici.<br />
Solo così si può imprimere una svolta per riequilibrare rapidamente i rapporti politici, economici, di collaborazione scientifica e tecnologica con la Cina di Xi Jinping.<br />
E ugualmente necessaria una percezione adeguata della gigantesca sfida posta dagli obiettivi egemonici ripetutamente affermati — del Partito comunista cinese. Il cambio di rotta deve riguardare un&#8217;informazione adeguata delle opinioni pubbliche, finora non rese abbastanza consapevoli dai rispettivi governi, quando non volutamente disinformate come in Italia. Tocca ora all&#8217;occidente consolidare il playfield delle relazioni con la Cina perché su di esso si gioca il futuro dell&#8217;economia di mercato e, in fin dei conti, della credibilità e della capacità di attrazione del modello liberale occidentale. Vi sono pertanto ragioni solide per rafforzare a tutto campo i rapporti economici, di collaborazione scientifica e tecnologica nella regione euroatlantica. Non si sottolineerà mai abbastanza il vantaggio offerto dalla sua omogeneità valoriale, culturale, giuridica, rispetto a Paesi come la Cina che dichiarano di voler contrapporre e diffondere — in modo particolarmente aggressivo ora che Pechino fa leva proprio sugli effetti della pandemia — modelli alter¬nativi alla democrazia liberale.<br />
La crisi attuale ha un impatto profondo sulla globalizzazione. Essa ridimensionerà la Cina nelle catene globali del valore. É interesse dell&#8217;Italia e dei Paesi occidentali favorire attivamente tale processo. Reshoring verso i nostri mercati è l&#8217;imperativo che ascolteremo spesso. Accordi regionali, trattative economiche e commerciali in corso mirano proprio a tale obiettivo: con effetti positivi su investi-menti, occupazione, crescita, competitività tecnologica e sicurezza nazionale.<br />
La Commissione Ue pensa a un fondo di 2,4 miliardi di euro per sostenere la ricerca farmaceutica in Europa anziché in Cina. La grave carenza di prodotti essenziali ad affrontare la pandemia ha allarmato moltissimo. Si è toccato con mano quanto sistematiche e strutturali siano le strategie di Pechino per acquisire posizioni dominanti ed esclusive a livello globale, nel settore della salute e in altre filiere <em>hi tech</em> quali terre rare, semiconduttori, Ict. A questa situazione hanno di certo contribuito molte imprese occidentali attratte da quelle che erano le opportunità del mercato cinese: bassi costi del lavoro, incentivi dello Stato cinese, acquisire ricerca e sviluppo. Molte attrattive stavano sfumando già prima della pandemia. Larga parte delle <em>world supply chain</em> che passano dalla Cina &#8211; ha scritto <em>The Economist</em> l&#8217;11 aprile 2020 &#8211; dovevano da tempo essere riesaminate: costi del lavoro meno competitivi rispetto a molti altri Paesi dell&#8217;Asia e del Pacifico; guerre commerciali; crescenti rischi per le aziende estere in Cina. Quanti si illudevano che esistesse un&#8217;affidabile world supply chain devono invece arrendersi all&#8217;evidenza di una Chinese supply chain costruita per condizionare politicamente e dominare. Come ha detto Joerg Wuttke, presidente della Camera di commercio Ue-Cina se vi è una lezione della pandemia è che &#8220;single source is out and diversification is in&#8221;. L&#8217;Italia ha interesse a esserne protagonista. I governi Usa, giapponese e altri europei stanno varando misure e incentivi considerevoli per il <em>reshoring</em> di almeno parte delle produzioni strategiche delocalizzate negli ultimi vent&#8217;anni in Cina. Oltre a considerazioni di natura geopolitica, il grande interesse al rafforzamento di partenariati economici euroatlantici nasce anche dall&#8217;abissale differenza di normative e tutele legali per la proprietà intellettuale, i brevetti, la reciprocità nei progetti di ricerca e sviluppo. L&#8217;impegno nazionale, europeo e atlantico per riequilibrare in modo decisivo le catene globali del valore dei comparti strategici, a cominciare dalla salute, rappresenta la prima condizione per rendere inoffensivi gli artigli del Dragone.</p>
<p><em>Pubblicato sulla rivista Formiche</em></p>
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