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	<title>vitalizi Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>vitalizi Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Vitalizi, ben venga la riforma. Ma occhio a non punire troppo la politica</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-politica-non-faccia-scappare-i-migliori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Nordio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Jul 2018 11:51:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[antipolitica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In uno dei suoi dialoghi più significativi, Platone fa pronunziare a Socrate una sentenza entrata (almeno si spera) nella cultura occidentale: che non si deve rispondere a un&#8217;ingiustizia con un’altra ingiustizia. Ogni persona di buon senso converrà che questa massima ubbidisce a un criterio non solo di etica elementare, ma anche di collettiva utilità. Perché [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-politica-non-faccia-scappare-i-migliori/">Vitalizi, ben venga la riforma. Ma occhio a non punire troppo la politica</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In uno dei suoi dialoghi più significativi, <strong>Platone fa pronunziare a Socrate</strong> una sentenza entrata (almeno si spera) nella cultura occidentale: che non si deve rispondere a<strong> un&#8217;ingiustizia con un’altra ingiustizia</strong>. Ogni persona di buon senso converrà che questa massima ubbidisce a un criterio non solo di etica elementare, ma anche di collettiva utilità. Perché la reazione ingiusta, proprio in quanto tale, provocherebbe una replica altrettanto iniqua, e così via all’infinito, fino alla totale confusione, e forse alla dissoluzione, di ogni equilibrio sociale.</p>
<p><strong>La decisione di abolire</strong> &#8211; o di ridurre drasticamente &#8211; <strong>i vitalizi</strong>, si inserisce in questo pericoloso vortice di contraddizioni. È infatti verissimo che il nostro sistema pensionistico in genere, e quello dei vitalizi in specie, si è sviluppato in modo irrazionale. Più ancora che ingiusto, è bizzarro e incomprensibile. Ci sono persone che, per aver occupato, spesso virtualmente, un seggio elettivo, hanno percepito, percepiscono e continueranno (continuerebbero) a percepire somme sproporzionate rispetto ai contributi versati. Non sono peraltro le sole.</p>
<p><strong>A suo tempo centinaia di migliaia di impiegati statali</strong> si sono licenziati dopo i fatidici diciannove anni, sei mesi e un giorno di lavoro. Tra riscatti, abbuoni e altri favori molti ragazzi hanno cominciato a ricevere la pensione a trentacinque anni.</p>
<p>Con i nostri auspici, assistiti dalle statistiche, di una lunga vita, questi fortunati gravano in media per mezzo secolo a carico del nostro bilancio. Naturalmente non è colpa loro, ma di quei famigerati irresponsabili che hanno consentito, nel diabolico consociativismo della prima repubblica, questa sciagurata devastazione delle finanze statali.</p>
<p>Constatato il danno, ci si domanda tuttavia se il rimedio ora proposto non finisca per essere peggio del male. <strong>Prima di tutto</strong> perché, essendo impossibile ridurre ai pensionati baby di ieri il loro unico mezzo di sussistenza, si creerebbe uno squilibrio con quelli che ne venissero penalizzati oggi, solo perché invece di aver fatto gli insegnanti o gli impiegati sono stati eletti in parlamento. <strong>In secondo luogo</strong>, perché si innesterebbero interminabili contenziosi sui cosiddetti diritti acquisiti, con significativi precedenti di bocciature da parte della Corte Costituzionale.</p>
<p>Infine, perché ci sono parlamentari che, a causa del mandato, hanno abbandonato il lavoro e perso la clientela. Alcuni possono rientrare e rimediare, ma altri no. È giusto abbandonarli come se la loro esperienza politica fosse un precedente vituperevole? E questo ci porta alla considerazione fondamentale. È giusto che l’attività politica sia per definizione provvisoria, e che comunque non possa essere adeguatamente retribuita?</p>
<p><strong>La risposta sta nello spirito del tempo</strong>. Nei secoli passati le cariche pubbliche erano gratuite (o addirittura comperate) perché erano prerogativa dei nobili, ai quali esse conferivano potere e prestigio. Con l’avvento delle democrazie le cose son cambiate, e la politica è diventata &#8211; per molti &#8211; una professione. Per alcuni la retribuzione è stata simbolica, perché potevano mantenersi in altro modo: <strong>Churchill</strong> restò in parlamento per più di mezzo secolo, ma campava scrivendo libri ed editoriali. Altri invece, non godendo di simili alternative, furono stipendiati dallo Stato.</p>
<p><strong>Nella nostra prima repubblica</strong>, prima che i partiti si dissolvessero nella corruzione e nel malgoverno, nessuno ha mai dubitato che i partiti potessero ripetutamente candidare, le stesse persone: <strong>Fanfani, Togliatti, Saragat, Nenni, Andreotti, Craxi</strong> e tanti altri diventarono professionisti della politica. Lo scandalo non stava nelle loro retribuzioni: stava semmai nelle scelte che alcuni di loro fecero e che determinarono un intollerabile deficit delle nostre finanze.</p>
<p><strong>Concludo</strong>. Se si mira a una revisione oculata, attenta e razionale di questi vitalizi, ben venga la riforma. Ma se con questa si tende a punire indiscriminatamente la classe politica in quanto tale, allora non è solo ingiusta, ma anche pericolosa. Perché allontanerà da ogni competizione le persone meno abbienti, o incentiverà gli eletti a procacciarsi in un modo o nell’altro, mentre stanno al potere, un gruzzolo per il loro incerto futuro. Nel primo caso torneremmo alla selezione per censo; nel secondo a quella per malintenzionati. Quale sia la soluzione peggiore, sta proprio alla politica decidere.</p>
<p>Carlo Nordio, &#8220;Il Messaggero&#8221; 13 luglio 2018</p>
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		<title>Il bluff dei vitalizi. I veri sprechi sono altri[:en]Vitalizi, i veri sprechi sono altri</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-bluff-dei-vitalizi-i-veri-sprechi-sono-altri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Ricolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Apr 2018 19:11:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Consigli per la lettura]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[spesa pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[vitalizi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La riduzione dei costi dei politici (spesso non all&#8217;altezza del ruolo che sono chiamati a ricoprire) è giusta. Ma, conti alla mano, sono retorici e incidono poco: la riflessione di Luca Ricolfi sul Messaggero del 7 aprile 2018 Per fortuna faccio parte della piccola minoranza che, sulla scorta degli esempi belga e spagnolo, sospetta che [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-bluff-dei-vitalizi-i-veri-sprechi-sono-altri/">Il bluff dei vitalizi. I veri sprechi sono altri[:en]Vitalizi, i veri sprechi sono altri</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La riduzione dei costi dei politici (spesso non all&#8217;altezza del ruolo che sono chiamati a ricoprire) è giusta. Ma, conti alla mano, sono retorici e incidono poco: la riflessione di Luca Ricolfi sul Messaggero del 7 aprile 2018</em></p>
<p><strong>Per fortuna faccio parte della piccola minoranza</strong> che, sulla scorta degli esempi belga e spagnolo, sospetta che l&#8217;assenza di un governo faccia bene all&#8217;economia. Sì, perché se non avessi questo sospetto, o questo motivo di consolazione, sarei molto arrabbiato con i partiti.</p>
<p><strong>Ma come?</strong> Avete avuto più di un mese per riflettere, incontrarvi, aprire tavoli, negoziare, annusarvi, e quando finalmente il Presidente della Repubblica inizia le consultazioni, e chi ha votato si aspetta che nasca finalmente un governo, voi non trovate di meglio che &#8220;ribadire&#8221; le vostre posizioni, i vostri programmi, i vostri veti, e alla fine chiedete una cosa sola: più tempo. <strong>Un&#8217;aggiunta di tempo che non serve</strong>, come nel caso tedesco, a mettersi a tavolino per definire nei minimi dettagli un programma di legislatura, concordato fra partner che hanno deciso di collaborare, ma serve a continuare un gioco fatto di incontri, vertici, abboccamenti più o meno segreti, che dura da un mese, e che evidentemente piace molto ai nostri politici.</p>
<p>I quali, per ora, su tutto si dichiarano in disaccordo, tranne su una piccola cosa, una piccola idea, che sta affiorando negli ultimi giorni: <strong>l&#8217;abolizione (o la limatura) dei vitalizi dei parlamentari</strong>, un provvedimento che prima di Natale era stato approvato alla Camera, ma si era alla fine arenato al Senato, proprio negli ultimi giorni della legislatura. Su questo soprattutto <strong>Cinque Stelle</strong> e <strong>Lega</strong> paiono pronti ad agire.</p>
<p>Naturalmente non ho nulla contro un ridimensionamento degli <strong>emolumenti di una categoria di privilegiati</strong>, spesso non all&#8217;altezza del ruolo che sono chiamati a ricoprire, quali sono i parlamentari italiani. E tuttavia non riesco a non provare perplessità, per non dire un senso di fastidio, per la <strong>retorica</strong> con cui se ne parla. La perplessità nasce, ovviamente, innanzitutto dal carattere platealmente demagogico dell&#8217;attacco ai «costi della politica», che molto ricorda l&#8217;altrettanto demagogica campagna del primo Renzi contro le «auto blu».</p>
<p><strong>Ma non è solo questo</strong>. Colpisce, ad esempio, l&#8217;accanimento con cui si perseguono i vitalizi dei parlamentari e il silenzio tombale su altri, ben più incomprensibili, privilegi della politica e degli apparati che le gravitano intorno. Ok, <strong>i vitalizi costano</strong> quasi <strong>200 milioni l&#8217;anno</strong>, in media 5-6 mila euro lordi al mese per ogni beneficiario. Ma, se vogliamo parlare di costi della politica, <strong>le retribuzioni scandalose sono ben altre</strong>: un consigliere regionale, nonostante le riduzioni attuate in alcune Regioni negli anni scorsi, costa alle casse pubbliche fra i <strong>150 e i 200 mila euro l&#8217;anno</strong>; barbieri, segretari, elettricisti, nonostante qualche timido tentativo passato di ridimensionarne gli emolumenti, dall&#8217;inizio di quest&#8217;anno viaggiano di nuovo sui <strong>100-150 mila euro l&#8217;anno</strong>; per non parlare delle mansioni parlamentari più qualificate, che non di rado sfiorano o superano i<strong> 200 mila euro</strong>, in barba a tutte le promesse passate di riportare un po&#8217; di oculatezza nelle spese del Parlamento. Complessivamente, i vitalizi su cui negli ultimi giorni si è concentrata l&#8217;attenzione del Palazzo, ammontano a circa il 5% degli emolumenti della casta. Pensare che la loro riduzione (si parla di una limatura di 70-80 milioni di euro) possa avere effetti significativi sui conti pubblici è quantomeno ingenuo.</p>
<p>In realtà, quel che sembra sfuggire alla discussione sui costi della politica è <strong>il punto centrale del problema</strong>: il vero costo della politica non sono gli stipendi, ma sono gli sprechi che la cattiva politica autorizza e spesso promuove. In passato mi è capitato di stimare l&#8217;entità totale degli sprechi della Pubblica Amministrazione, settore per settore (dalla sanità, alla scuola, alla giustizia).</p>
<p><strong>Ebbene, a spanne il conto è questo</strong>. La spesa pubblica non pensionistica ammonta a circa <strong>500 miliardi l&#8217;anno</strong>. Di questi 500 miliardi, almeno 80 sono imputabili a sprechi. Il costo diretto della politica è dell&#8217;ordine di <strong>5 miliardi di euro</strong>. I vitalizi degli ex-parlamentari pesano per<strong> 0,2 miliardi</strong>. Questo vuol dire che, fatta 100 la spesa pubblica non pensionistica gli sprechi ne rappresentano il<strong> 16%</strong>, il costo totale delle retribuzioni dei politici l&#8217;<strong>1%</strong>, e i vitalizi dei parlamentari lo <strong>0,04%</strong>.</p>
<p>È come se andassi a comprare un&#8217;automobile che costa 20 mila euro, e il concessionario mi dicesse che abbatte la tua spesa con uno sconto di ben 8 (otto) euro. Questa è l&#8217;incidenza di una eventuale soppressione (totale) dei vitalizi. <strong>Una cifra così esigua</strong> che, con ogni probabilità, sarà interamente vanificata dal costo del contenzioso giuridico che potrà scatenare, come già avvenuto in passato.</p>
<p><strong>Insomma</strong>: tagliate pure, riducete, moralizzate, fate quel che vi pare, ma non veniteci a raccontare che così si liberano risorse per la crescita, o per qualsiasi altra cosa importante. Perché le cose importanti costano di più, molto di più. E certe misure possono anche essere dei segnali positivi, ma devono valere erga omnes, e soprattutto non devono creare pericolose illusioni.[spacer height=&#8221;20px&#8221;]
<p>&nbsp;</p>
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