<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>terrorismo Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
	<atom:link href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/tag/terrorismo/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/tag/terrorismo/</link>
	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
	<lastBuildDate>Fri, 10 Nov 2023 16:39:57 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2019/06/cropped-logo-tondo-cerchio-bianco-32x32.png</url>
	<title>terrorismo Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
	<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/tag/terrorismo/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>L’orrore</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/lorrore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lee Kern]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Nov 2023 17:45:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
		<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
		<category><![CDATA[l'orrore]]></category>
		<category><![CDATA[lee kern]]></category>
		<category><![CDATA[palestina]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.fondazioneluigieinaudi.it/?p=76445</guid>

					<description><![CDATA[<p>Pubblichiamo ampi stralci del resoconto che l’autore britannico Lee Kern (è uno degli autori di “Borat-Seguito di film cinema”) ha pubblicato su Substack. Mi chiamo Lee Kern. Ho 45 anni. Sono uno scrittore di Londra. Dopo aver visto filmati di alcuni dei crimini commessi da Hamas contro i civili israeliani il 7 ottobre 2023, sono [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/lorrore/">L’orrore</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Pubblichiamo ampi stralci del resoconto che l’autore britannico Lee Kern (è uno degli autori di “Borat-Seguito di film cinema”) ha pubblicato su Substack.</em></p>
<p>Mi chiamo Lee Kern. Ho 45 anni. Sono uno scrittore di Londra. Dopo aver visto filmati di alcuni dei crimini commessi da Hamas contro i civili israeliani il 7 ottobre 2023, sono andato in Israele e ho chiesto il permesso di partecipare a una proiezione stampa con filmati che le famiglie hanno chiesto di rendere pubblici. Non è questo che voglio fare nella vita. Sono un civile. Sono un artista. Ho la mia salute mentale da proteggere. Ma è diventato chiaro che stiamo vivendo la negazione dell’Olocausto in tempo reale. Chi vuole distruggere Israele e serba rancore verso gli ebrei non è il mio pubblico: abbraccia un anti intellettualismo che rincorre obiettivi mendaci. Ma sono ancora convinto che il mondo civilizzato abbia un vantaggio su coloro che sono debilitati dall’odio e dal complottismo. Scrivo per loro, e anche per le vittime. Di seguito sono riportati gli appunti che ho preso durante la proiezione del filmato che dura quarantacinque minuti. E’ estremo fin dall’inizio, e lo diventa sempre di più.</p>
<p>Di seguito sono riportate le descrizioni dei filmati girati dai terroristi di Hamas con le loro bodycam e i telefoni cellulari. Ci sono anche i filmati delle dashcam, delle telecamere a circuito chiuso e dei telefoni cellulari delle vittime.</p>
<p>Il filmato inizia quando Hamas entra dentro Israele. I miliziani sono su camion e moto. Gridano Allahu Akbar. Ancora e ancora. Allahu Akbar. I loro volti sono raggianti di gioia. Sono così felici.</p>
<p>I terroristi sono su una strada. Un’auto civile guida verso di loro. Iniziano a sparare. Sono tantissimi, in piedi sulla strada. Una lunga fila di uomini con i fucili che sparano contro un’unica macchina. L’auto danneggiata continua a muoversi, ma lentamente. Un terrorista fa un gesto con la mano verso il veicolo – quasi fingendo di essere un amico – chiedendo gentilmente di rallentare in modo che possa sparargli. Spara altri proiettili. L’uomo e la donna nell’auto sono morti. I loro corpi vengono tirati fuori e lasciati senza vita sulla strada.</p>
<p>Filmati di terroristi che sparano a un corpo a terra. I suoi pantaloni sono abbassati, le natiche nude.</p>
<p>Non c’è dubbio che questa sia una guerra contro i civili. Non ci sono militari israeliani. Coloro che vengono uccisi non sono tragicamente coinvolti in una sparatoria. Non sono il danno collaterale di un obiettivo militare giuridicamente accettabile. Uccidere civili è chiaramente l’obiettivo. Non è guerriglia. E’ omicidio di massa. Stiamo guardando una banda criminale di assassini che si scatena e che fa più morti possibile.</p>
<p>I terroristi hanno gli Rpg, i lanciagranate portatili, e sparano a un veicolo civile, che cerca disperatamente di tornare indietro, ma non ne ha la possibilità. Gli occupanti muoiono nella confusione totale. Si sente ancora Allahu Akbar.</p>
<p>I terroristi esultano sopra a un uomo morto e a una donna piena di fori di proiettile sulla strada. E’ come Spring Break per loro. Si divertono così tanto.</p>
<p>Una rotonda. Un veicolo in avvicinamento chiaramente non capisce verso cosa sta guidando. Vede gli uomini sulla strada e rallenta. Capendo che qualcosa non va, accelera per cercare di fuggire. Hamas lo insegue come in una caccia, sparando selvaggiamente. I civili vengono uccisi. Hamas tira fuori i trofei dalla macchina per vedere cos’ha catturato.</p>
<p>Hamas continua a tirare fuori dai veicoli le persone che ha ucciso e a buttare i corpi in strada. Tanti civili giacciono morti accanto alle loro auto. Non c’è motivo di tirare fuori un corpo da un’auto se non per renderlo più visibile. Vogliono che la gente veda la loro impresa. Sono orgogliosi e vogliono che il mondo sappia ciò che fanno. E’ la loro opera migliore, non vogliono nasconderla.</p>
<p>Un uomo e una donna morti sui sedili anteriori. L’uomo è accasciato sul volante. Il volto della donna è straziato, grottesco e di un colore orribile.</p>
<p>Filmati di terroristi al cancello di un kibbutz. Strisciano in posizione e furtivi si intrufolano in una comunità di famiglie. Uno di loro si nasconde in un cespuglio. Un’auto civile arriva al cancello. Il terrorista nel cespuglio si alza e spara con il fucile d’assalto più volte attraverso il finestrino laterale. L’uomo non muore sul colpo. Sembra che si guardi confuso e poi si divincola con i proiettili nel petto. Si gira verso la portiera, cercando di allontanarsi dalla direzione dei proiettili, ma viene ucciso da altri spari. I terroristi ora irrompono nel kibbutz.</p>
<p>I terroristi si appostano tra le case. C’è un’ambulanza parcheggiata. Sparano alle gomme per evitare che possa essere utilizzata. C’è un’attenzione incredibile ai dettagli per prendere quante più vite possibili. E’ quasi matematico – sono determinati ad aumentare il numero di morti da ogni posizione possibile.</p>
<p>Un cane in un giardino inizia a camminare verso di loro. Un terrorista spara. La camminata del cane è confusa, ma procede ancora verso i terroristi. Un altro sparo, cade. Il cane non sa nulla di bandiere o paesi. Era solo un cane.</p>
<p>I terroristi si intrufolano oltre le altalene dei bambini. Sono in un giardino. Hanno visto qualcuno all’interno della casa attraverso una porta aperta. Un terrorista spara un colpo. Si sente un terribile gemito di confusione. Si può dire che è una persona anziana.</p>
<p>Hamas si sta intrufolando in un giardino passando davanti a giocattoli e biciclette per bambini. Vanno a caccia di famiglie nelle loro case.</p>
<p>Un terrorista inizia a sparare su una casa. Un altro sbircia attraverso le finestre per vedere se c’è qualcuno all&#8217;interno della casa a cui stanno dando fuoco. Vediamo movimento dentro. C’è qualcuno.</p>
<p>Appunto per me: dobbiamo combattere</p>
<p>Queste non sono zone di battaglia. Sono case di famiglia.</p>
<p>Hamas s’avvicina a una casa dove si sente della musica. Significa che c’è qualcuno dentro. Hamas entra, si muove lentamente con furtività militare all’interno di una cucina. Si avvicinano alla fonte della musica attraversando la cucina.</p>
<p>Un padre è in preda al panico all’interno della sua casa. Ha due ragazzini – di circa sette e dieci anni. Ne ha uno in braccio. E’ mattina presto, sono in biancheria intima. Si precipitano in giardino e si dirigono verso il rifugio. Credono che ci sia un attacco missilistico. Ora sono fuori dalla vista, nel rifugio. I terroristi di Hamas appaiono lentamente nell’inquadratura. Si avvicinano al rifugio. Lanciano una granata. Dopo un paio di secondi c’è un’esplosione. Il padre è gettato fuori dal rifugio e sbatte contro un muro. E’ morto per l’esplosione o per il colpo o entrambi. Dopo pochi secondi uno dei ragazzi emerge coperto di sangue, in mutande. E’ accanto al padre morto. L’altro ragazzo esce anche lui, in mutande, coperto di sangue. Uno dei terroristi spinge i ragazzi in casa. Li fa sedere sui loro divani. Urlano e piangono. “Aba! Aba!”, papà, papà. Il loro universo è il peggior universo appositamente progettato per loro. Il terrorista li lascia per un pochino. Uno dei ragazzi urla: “Hanno ucciso papà. Non è uno scherzo!”. L’altro risponde: “Lo so, ho visto”. Il terrorista torna dentro e apre il frigo. E’ uno psicopatico e offre loro dell’acqua. “Voglio mia mamma!”, piange uno dei due ragazzini. Il terrorista ha gli occhi spenti, scrolla le spalle e beve dalla bottiglia. Si rinfresca dal frigo del padre dopo averlo ucciso. Il terrorista esce. I ragazzi sono soli in quella che era una casa fino a due minuti prima e ora è stata trasformata in un universo di dolore. “Penso che moriremo”. Un fratello vede le ferite dell’altro: “Riesci a vedere dagli occhi?”. “No”. Il ragazzino che ancora ci vede grida: “Perché sono vivo!”. Le riprese successive mostrano la madre che arriva in giardino con due guardie di sicurezza del kibbutz. Si avvicinano con cautela al rifugio. Vede il marito che giace in mutande. Crolla, urla e diventa isterica. Le guardie di sicurezza cercano di trattenerla e di non farla collassare contemporaneamente. Cercano di attutire le sue urla. Il kibbutz è ancora sotto attacco.</p>
<p>Hamas prende i telefoni delle persone che uccide.</p>
<p>Un terrorista tira fuori una persona assassinata dal sedile anteriore della sua auto e lascia cadere il corpo nella terra. Poi sale in macchina, nel sangue di quella persona, e se ne va.</p>
<p>Una donna è in ginocchio in un asilo. E’ in una stanza vuota, senza mobili. Sbircia nervosa dalle finestre. Cerca di nascondersi pateticamente dietro le uniche cose a sua disposizione: alcune borse. Vediamo i terroristi di Hamas intrufolarsi nell’asilo. Si muovono con furtività militare in un asilo. Usano tattiche militari in un asilo. Usano tattiche militari per trovare la donna che cerca di nascondersi dietro due borse e spararle. Le setacciano le tasche e prendono il suo telefono. Poi sollevano il suo corpo sulle spalle e la portano via.</p>
<p>Appunto per me: dobbiamo lottare per le nostre vite</p>
<p>Sentiamo una comunicazione radio tra i terroristi di Hamas in Israele e i loro leader a Gaza:</p>
<p>“Siamo nel Kibbutz Nisim”</p>
<p>“Tagliate teste con i coltelli!”</p>
<p>“Allahu Akbar! Allahu Akbar!”</p>
<p>“Gioca con le loro teste! Fai delle foto! Mandamele”.</p>
<p>Un uomo ferito è sul pavimento del suo salotto accanto a una sedia. E’ sdraiato sulla schiena e ha del sangue sul petto. Gli uomini di Hamas afferrano un attrezzo da giardino, una zappa. Cominciano a far oscillare la lama sulla sua gola e sul pomo d’Adamo. Dondolano di nuovo. Dondolano ancora, colpendo la gola. Tengono l’estremità più lontana del palo per ottenere la massima leva e potenza. Mentre tagliano la testa dell’uomo gridano: “Allahu Akbar! Allahu Akbar! Allahu Akbar!”. Sono così eccitati.</p>
<p>Il volto di una donna crolla per il numero proiettili sparati.</p>
<p>Una stanza con otto persone in un bagno di sangue dopo essere state colpite dai proiettili. E’ una minuscola camera da letto. Sono stipati lì dentro.</p>
<p>Case in fiamme. I terroristi si divertono come non mai. Uno di loro dà fuoco a un’auto usando una bomboletta spray e un accendino, come un vandalo adolescente.</p>
<p>I terroristi ridono e sorridono. Si scattano selfie. Provano un grande piacere. Ridono. Esultano. Per loro è un carnevale di sangue.</p>
<p>Il cadavere di una donna. Una famiglia morta in casa. Labbra che si baciavano sono ora volti distrutti con crani rotti. Una donna di mezza età è morta, distesa a faccia in giù sul letto. Una persona morta è sul pavimento accanto al letto. Si vede un fiume di sangue dove è stato trascinato un corpo. Sangue denso. Congelato. Con grumi. Bolle. Una testa mozzata, tagliata. I denti sporgono. Le labbra si sono raggrinzite.</p>
<p>Un corpo carbonizzato alla brace. Un cane domestico ucciso in una pozza del suo stesso sangue sul pavimento del soggiorno. Un cadavere bruciato ricoperto di fuliggine. Una bandiera dell’Isis. Una donna morta nel suo bagno. Un bambino morto con il cranio fracassato. Un bambino morto in mutande. Un bambino morto con una maglietta della Disney di Topolino. Un bambino morto. Un altro bambino morto.</p>
<p>Un bambino annerito dalle fiamme.</p>
<p>Labbra bruciate. Un bambino morto con addosso un vestito con delle farfalle. Mucchi di persone morte. Un terrorista usa un telefono rubato a una delle vittime che ha ucciso. Chiama suo padre. “Ho ucciso degli ebrei, papà!”. Il padre risponde “Allahu Akbar!”. Padre e figlio legano nel modo più idealizzato possibile, per un omicidio. Il figlio chiede di parlare con la mamma. “Mamma! Ho ucciso degli ebrei!”. “Che Allah ti riporti in pace” risponde lei. Come un bambino entusiasta di mostrare ai genitori qualcosa che ha fatto a scuola, lui dice: “Guardate la mia diretta whatsapp! Guardate la mia diretta whatsapp!”. La maggior parte delle persone sulla terra difficilmente ricorderebbe un momento in cui si è emozionata come questa famiglia in questo momento.</p>
<p>Una vecchia signora morta con le mutande scoperte. Persone morte. I loro occhi sono privi di vita o i loro volti sono collassati a causa dei proiettili.</p>
<p>Alcune ragazze adolescenti si nascondono. Si spaventano ogni volta che sentono una granata esplodere in lontananza. Singhiozzano e saltano con grida soffocate ogni volta che sentono un’esplosione avvicinarsi.</p>
<p>Una donna si nasconde sotto un tavolo in una stanza buia. Gli uomini di Hamas fanno brillare le torce nella stanza. Sono incredibilmente scrupolosi, si assicurano che nessuno sopravviva. Abbassano la torcia sotto il tavolo e la vedono. Lanciano una granata sotto il tavolo. Gridano “Allahu Akbar”. C’è un’esplosione. Lei urla per poco, poi smette.</p>
<p>Trovano un’altra donna nascosta sotto un tavolo al buio. I terroristi non si occupano subito di lei perché non rappresenta una minaccia per nessuno. Non è un soldato. E’ un civile. I terroristi parlano con calma tra loro. Indicano con precisione dove sono le persone da uccidere. Lo fanno con calma, perché non stanno combattendo contro dei soldati. Stanno uccidendo dei civili che non hanno nessuna carta da giocare in questa situazione.</p>
<p>Si sente una comunicazione radio di Hamas. Tutto questo viene orchestrato da Gaza. Non potrebbe accadere senza un’enorme infrastruttura. Si tratta di un’ondata di serial killer che hanno un’enorme rete di supporto e un quartier generale per dirigere i loro crimini. Catturano un israeliano. “Crocifiggilo”, è l’ordine che arriva da Gaza.</p>
<p>I terroristi si scattano selfie con i cadaveri. Mettono i piedi sul volto di un cadavere, come se fossero dei ragazzi che escono la sera. Si filmano mentre prendono a calci la testa di una persona morta. Ridono. Come un gruppo di amici che insieme programma un assassinio.</p>
<p>A Gaza un cadavere viene trascinato fuori da un’auto. Ci sono incredibili festeggiamenti di gioia ed estasi. Una folla di palestinesi inizia a calpestare il cadavere. Lo calpestano sulla strada. Il civile non aveva nessuna difesa quando era vivo.</p>
<p>Una ragazza terrorizzata viene prelevata da un camion a Gaza. E’ a piedi nudi, nella sporcizia. Indossa pantaloni della tuta insanguinati intorno all’inguine e solo intorno all’inguine. Intorno c’è una folla di palestinesi. Suonano i clacson. Ci sono grida di Allahu Akbar – grida profonde e sentite di Allahu Akbar mentre la ragazza con i pantaloni insanguinati si ritrova sola nella città dei suoi stupratori. La folla grida Allahu Akbar e le auto suonano il clacson come se stuprare una ragazza fosse una vittoria nella finale della Coppa del Mondo.</p>
<p>Un concerto di musica. I giovani ballano. Si divertono. Subentra un po’ di incertezza. Sentiamo una ragazza dire: “Cosa sta succedendo?”. Taglio improvviso sulle persone che corrono. Una ragazza singhiozza. Si sente un rumore di proiettili. Gli adolescenti cercano di sfuggire al rumore dei proiettili. Alcuni riescono a raggiungere una fila di veicoli e cercano di nascondersi dietro le auto. I terroristi armati di Hamas li inseguono. Un adolescente cerca di scappare. Centinaia di ragazzi corrono in un campo aperto. Sono come bufali braccati. I bambini corrono. I terroristi di Hamas li seguono con le mitragliatrici. Sparano su di loro.</p>
<p>Alcuni terroristi di Hamas sono in piedi vicino ai veicoli. Notano un individuo solitario sulla cresta di una collina che cerca di fuggire. Circa venti membri di Hamas lo inseguono. E’ così importante ucciderli tutti. TUTTI gli ebrei devono essere uccisi.</p>
<p>I terroristi sparano ad alcune persone mentre si nascondono nei bagni chimici durante un concerto. E’ un metodo. Come fosse un lavoro. Uno alla volta vanno in ogni cubicolo e sparano attraverso la porta di plastica. Vogliono uccidere tutti gli ebrei possibili.</p>
<p>L’equipaggiamento che i terroristi hanno portato per uccidere i civili è sorprendente. Il denaro, il tempo, la logistica e il supporto operativo solo per uccidere dei ragazzi sono impressionanti. Si dice che ci vuole un villaggio per crescere un bambino. Ogni terrorista che preme un grilletto ha alle spalle l’equivalente di un villaggio. Non ci si può svegliare una mattina e commettere spontaneamente massacri come questo, in così tanti luoghi e su così vasta scala.</p>
<p>Una donna in lacrime tra spari ed esplosioni. Il rumore dei proiettili Adolescenti rannicchiati e nascosti con le lacrime nel cuore. Qualcuno è a terra accanto a un’auto. Si stanno fingendo morti. Una gamba si contrae. Un terrorista si avvicina e gli spara dei proiettili nella schiena. Corre per ucciderli con efficienza e intenzione. Vogliono un punteggio perfetto per uccidere gli ebrei. Zero ebrei lasciati in vita, questa è l’unica cosa accettabile per loro.</p>
<p>Grida di giubilo di Allahu Akbar. Ovunque. In ogni scena di morte. Allahu Akbar. Allahu Akbar.</p>
<p>Un corpo carbonizzato brucia a terra. La schiena brucia con fiamme basse. Un giovane uomo è intrappolato. Il suo volto è terrorizzato. Occhi selvaggi. Denti digrignanti. E’ in un gruppo di altri giovani intrappolati. I suoi denti battono in mezzo al suono dei gemiti dei feriti e dei moribondi.</p>
<p>Ci sono parti di corpi in una strada. Pezzi di carne umana.</p>
<p>Una donna è rannicchiata in un’auto. Una granata viene lanciata in un rifugio pieno di giovani. Ostaggi feriti e sanguinanti vengono caricati sul retro di pick-up.</p>
<p>I terroristi si scattano selfie con i loro ostaggi. Mezzi vivi, picchiati o morti. I terroristi si scattano selfie con i loro ostaggi. Ci sono corpi di ostaggi nel retro dei camioncini. Gli arti si sovrappongono. Ci sono grida di Allahu Akbar.</p>
<p>All’interno di Gaza. Nel retro di un pick-up. Un terrorista siede con un ostaggio. Non si sa se sia viva o morta. E’ a faccia in giù con la testa in grembo. E’ stata spogliata. Ha solo il reggiseno. Non si sa se sia viva o morta. Il terrorista sta giocando con i suoi capelli. Guarda con noncuranza la folla che si sta radunando. Una folla di palestinesi va verso il camioncino per sputare sul corpo della ragazza. Si scontrano e lottano tra loro per ottenere una buona posizione per sputare sulla ragazza a faccia in giù che non si muove. Uno dopo l’altro sputano, mentre il terrorista stanco accarezza i capelli della ragazza svestita a faccia in giù sulle sue ginocchia.</p>
<p>Una strada completamente distrutta. Auto dopo auto distrutte. Auto che sarebbero potute essere utilizzate per la fuga, deliberatamente distrutte. Questi non sono atti spontanei. Sono tattiche prese e studiate in anticipo. Sono atti pianificati intenzionalmente per garantire l’uccisione del maggior numero di ebrei. Sono atti pianificati in anticipo per garantire che persone indifese abbiano ancora meno opportunità di sopravvivere.</p>
<p>Due corpi cotti alla brace. Sono così cotti che potrebbero ridursi in polvere. Un teschio umano la carne bruciata è carbonizzato. Ci sono cadaveri cotti ancora fumanti. Ci sono corpi che sembrano essere stati coinvolti in un’esplosione nucleare. Persone che si sono svegliate quella mattina si sono trasformate in carbone al tramonto.</p>
<p>E’ notte. C’è una fossa piena di corpi fumanti. E’ stata un’intera giornata di massacri.</p>
<p>Un corpo deforme e martoriato. Gli arti di una donna sono stati spezzati. Sono stati volutamente distorti. Le sue labbra sono state strappate via. I suoi denti sporgono senza senso.</p>
<p>Una tenda piena di morti. I morti sono circa cinquanta. Non ci sono abbastanza pagine per documentare ogni atto malvagio avvenuto oggi. L’entità dei loro crimini. Hanno fatto tutto questo in un giorno. Immagina cosa potrebbero fare se avessero un intero calendario. Nessun ebreo esisterebbe se avessero tale potere.</p>
<p>Una ragazza morta. Una ragazza morta. Un’altra ragazza morta. Una ragazza morta con un buco profondo nel petto dove è entrato il proiettile. Un corpo con le gambe spezzate. Un cadavere decapitato con un bavaglio in bocca. Un cadavere a faccia in giù con le mani ammanettate dietro la schiena.</p>
<p>Un corpo bruciato e annerito. E’ in una posizione strisciante. Le sue spalle sono sollevate da terra in una posizione strisciante.</p>
<p>Un camion pieno di cadaveri bruciati, fusi insieme in un unico ammasso. E’ stato implacabile. Pronunciavano il nome del loro Dio in un momento in cui la maggior parte delle persone dubitava che Dio esistesse.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.ilfoglio.it/esteri/2023/11/10/news/piu-morti-possibili-appunti-dai-filmati-dell-attacco-di-hamas-del-7-ottobre-5889180/"><em><strong>Il Foglio</strong></em></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/lorrore/">L’orrore</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le vittime civili non sono tutte uguali</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/le-vittime-civili-non-sono-tutte-uguali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Oct 2023 17:00:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Hamas]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
		<category><![CDATA[Occidente]]></category>
		<category><![CDATA[palestina]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.fondazioneluigieinaudi.it/?p=76135</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nella primavera del 1999, sotto il comando della Nato, ma senza il via libera dell’Onu, l’Italia mosse guerra alla Repubblica Federale Jugoslava di Serbia e Montenegro con l’obiettivo dichiarato di detronizzare il presidente Slobodan Milosevic. Capo del governo era il post comunista Massimo D’Alema, cui Francesco Cossiga non smise mai di ricordare che i bombardamenti [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/le-vittime-civili-non-sono-tutte-uguali/">Le vittime civili non sono tutte uguali</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nella primavera del 1999, sotto il comando della Nato, ma senza il via libera dell’Onu, l’Italia mosse guerra alla Repubblica Federale Jugoslava di Serbia e Montenegro con l’obiettivo dichiarato di detronizzare il presidente Slobodan Milosevic. Capo del governo era il post comunista Massimo D’Alema, cui Francesco Cossiga non smise mai di ricordare che i bombardamenti italiani sulla città di Belgrado provocarono “535 morti civili tra vecchi, donne e bambini”. Non lo faceva solo per il gusto della provocazione, Cossiga. Lo faceva per ricondurre a verità l’ipocrisia di una guerra ribattezzata “operazione di difesa integrata”. Lo faceva per realismo, dunque. Per ricordare, cioè, che, al netto dei contorcimenti lessicali politicamente corretti, la guerra è uno strumento della politica e la politica ha a che fare con la vita e con la morte. Anche con la morte dei civili.</p>
<p>Morti civili, in guerra, ci sono sempre stati. L’apice fu raggiunto nel 1945 con la distruzione della città tedesca di Dresda per mezzo di bombe al fosforo (135mila vittime) e con le atomiche sganciate sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki (250mila vittime). Morti civili, in guerra, ci sono sempre stati, ma con il progresso della civiltà il loro numero è vertiginosamente aumentato: le democrazie faticano a giustificare la morte dei propri soldati mandati a combattere sul campo, preferendo di conseguenza fiaccare il nemico decimandone dall’alto il morale e la popolazione possibilmente grazie all’uso di droni, che consentono di non mettere a repentaglio neanche la vita di un pilota.</p>
<p>Danni collaterali, li chiamano spesso. E si tratta, chiaramente, di un’ipocrisia. Ipocrisia svelata, quando ci sono, dalle immagini video. La stessa ipocrisia che, come era solito denunciare ancora una volta Francesco Cossiga, ci induce da tempo a qualificare “operazioni di pace” quelle che a tutti gli effetti sono operazioni di guerra. Una questione di pudore, ma anche un grande equivoco: come se il fine della guerra fosse la guerra in sè piuttosto che la pace.</p>
<p>E allora, questo o quello per noi pari sono? I bambini israeliani sgozzati dai carnefici di Hamas sono pari ai bambini palestinesi morti sotto i bombardamenti israeliani? No, no davvero. E negarlo non è ipocrisia, è semplicemente realismo; quel realismo caro a Francesco Cossiga. È realismo dire che i bambini sgozzati da Hamas sono un orrore di cui nessun soldato israeliano sarebbe capace. È realismo dire che semmai fossero stati scoperti fatti analoghi a parti invertite questo avrebbe rappresentato un’onta irreparabile per lo Stato (democratico) di Israele. È realismo dire che uccidendo i civili israeliani Hamas non può illudersi di battere Israele, mentre uccidendo civili palestinesi Israele può illudersi di battere Hamas. È realismo dire che i morti civili fanno tutti orrore, ma i morti per mano israeliana fanno meno orrore degli altri perché, parafrasando la celebre battuta del presidente statunitense Roosevelt riferita al dittatore nicaraguense Somoza, “può essere che Israele sia un bastardo, ma è il nostro bastardo”. Affermazione brutale, così traducibile: può darsi che Israele stia abusando della forza, ma Israele è una democrazia filo occidentale che uccide i civili per difendersi, mentre Hamas è un’organizzazione terroristica che uccide i civili per distruggere Israele e insidiare l’Occidente. Perciò noi, piaccia o non piaccia, non possiamo far altro che stare con Israele. È una questione di realismo, direbbe Cossiga.</p>
<p><a href="https://formiche.net/2023/10/vittime-civili-guerre-israele/"><strong><em>Formiche.net</em></strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/le-vittime-civili-non-sono-tutte-uguali/">Le vittime civili non sono tutte uguali</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I rischi del multiculturalismo</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/i-rischi-del-multiculturalismo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Angelo Panebianco]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Apr 2018 14:11:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[islam]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://35.159.32.14/?p=12438</guid>

					<description><![CDATA[<p>È la punta dell’iceberg. A volte alcuni episodi diventano oggetto di attenzione mediatica. Sono, verosimilmente, spie di cambiamenti diffusi, molecolari, quotidiani, che tendiamo per lo più ad ignorare. Si prenda il caso dei responsabili dell’ospedale di Parma che trasferiscono un’anziana assistita dal nipote per darla vinta a una islamica che non accetta la presenza di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/i-rischi-del-multiculturalismo/">I rischi del multiculturalismo</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="chapter clearfix">
<p class="chapter-paragraph"><strong>È la punta dell’iceberg</strong>. A volte alcuni episodi diventano oggetto di attenzione mediatica. Sono, verosimilmente, spie di cambiamenti diffusi, molecolari, quotidiani, che tendiamo per lo più ad ignorare. Si prenda il caso dei responsabili dell’<strong>ospedale di Parma</strong> che trasferiscono un’anziana assistita dal nipote per darla vinta a una islamica che non accetta la presenza di un uomo nella stanza in cui è ricoverata. Oppure il caso di coloro che, a Savona, <strong>coprono una statua</strong> per compiacere un gruppo di musulmani che sta per riunirsi in una sala. Non si tratta di folklore, forme di stupidità fastidiose ma innocue. Anticipano scenari che, in capo a pochi anni, potrebbero diventare drammatici.</p>
<p class="chapter-paragraph">Tre domande meritano di essere poste.</p>
<p class="chapter-paragraph"><strong>1)</strong> Il passaggio dalla <strong>multietnicità</strong> (uno stato di fatto, in sé neutro: né buono né cattivo) <strong>al multiculturalismo</strong> (una seria minaccia per la democrazia) è inevitabile?</p>
<p class="chapter-paragraph"><strong>2)</strong> La seconda domanda è una articolazione della prima: <strong>è possibile difendere la società aperta</strong>, o libera, dall’azione di minoranze culturali che le sono ostili senza sopprimere, mentre si cerca di difenderla, la società libera medesima?</p>
<p class="chapter-paragraph"><strong>3)</strong> Sarà possibile <strong>convincere gli italiani</strong> ad affrontare senza isterismi antistranieri ma anche facendo il contrario di ciò che si è fatto a Parma o a Savona, il difficile problema della convivenza fra immigrati extraoccidentali e noialtri indigeni?</p>
</div>
<div class="chapter clearfix">
<p class="chapter-paragraph"><strong>La multietnicità non è </strong>in linea di principio <strong>incompatibile con la democrazia</strong>. Guidata nel modo giusto può anche infonderle vitalità mettendo i suoi cittadini a contatto con esperienze che in precedenza non conoscevano. In ogni caso, <strong>gli ostili alla multietnicità devono darsi pace</strong>: una società che ha scelto di non fare più figli non ha altri canali per alimentare la propria forza-lavoro o per mantenere la sua crescente popolazione anziana. Ma se la multietnicità è o può essere un’opportunità,<strong> diventa una minaccia</strong> se gli indigeni sono così sprovveduti, stupidi o sbadati da accettare che su di essa cresca la mala pianta del multiculturalismo.</p>
<p class="chapter-paragraph"><strong>Il multiculturalismo è una situazione nella quale</strong>, di diritto o di fatto (per l’affermazione di nuove usanze), si accetta che l’insieme dei cittadini venga segmentato, diviso lungo le barriere che separano le diverse tradizioni culturali. <strong>Si afferma una disparità di trattamento</strong>: per i diversi «segmenti» valgono regole diverse, coerenti con le rispettive usanze. La formale uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge viene dapprima neutralizzata di fatto e, in seguito, anche di diritto (in virtù di adeguamenti normativi alla situazione di fatto).</p>
</div>
<div class="chapter">
<p class="chapter-paragraph">Non è difficile ritrovarsi in un <strong>«incubo multiculturale»</strong>. È sufficiente che nei vari luoghi — dagli ospedali alle scuole agli uffici pubblici e privati — le domande di trattamenti speciali, in deroga, da parte delle minoranze culturali vengano accolte, un giorno qua e il giorno dopo là: il trattamento speciale, una volta concesso, diventerebbe, dal punto di vista della minoranza, un diritto, e i tentativi di revocarlo incontrerebbero dure resistenze. <strong>Nascerebbero controversie giudiziarie</strong> e non è impossibile che esse sfocino in sentenze volte a riconoscere il suddetto diritto. Ed ecco la società multiculturale, la frantumazione della cittadinanza, la fine dell’uguaglianza formale di fronte alla legge, l’affermazione di diritti speciali e diversità di trattamento a seconda del gruppo culturale di appartenenza.</p>
</div>
<div class="chapter">
<p class="chapter-paragraph"><strong>Chi crede che quanto sta accadendo oggi in Belgio</strong> non ci riguardi è un incosciente. Il partito islamico, che si presenterà alle prossime elezioni amministrative, punta ad introdurre formalmente (di fatto, nei quartieri islamici è già operante) la sharia, la legge islamica, cominciando simpaticamente dall’idea di mezzi pubblici di trasporto separati per uomini e donne. Fin qui ho parlato dei rischi del multiculturalismo ma gli esempi negativi che ho citato hanno tutti a che fare con la presenza islamica. Benché problemi di vario genere sorgano anche in rapporto alle attività di altre minoranze, è quella presenza all’origine delle difficoltà maggiori.</p>
</div>
<div class="chapter">
<p class="chapter-paragraph">Non sto alludendo al tema della radicalizzazione pro jihad di giovani islamici (un problema speciale all’interno di un problema più generale). Mi riferisco alla <strong>delicata questione della convivenza</strong> — impossibile per i pessimisti, comunque difficile per gli ottimisti — <strong>fra comunità islamiche e democrazia occidentale</strong>. Il problema, nella sua potenziale drammaticità, è semplice. La società libera si fonda sul principio della separazione fra politica e religione, fra economia e religione, eccetera. Ma nell’Islam queste separazioni non hanno senso. Il che spiega perché le moschee (a differenza delle chiese) non siano soltanto luoghi di culto. Ne deriva una <strong>tensione inevitabile</strong> fra società aperta e comunità islamiche. È plausibile, come molti pensano, che la compatibilità fra Islam europeo e società aperta si realizzerà solo se e quando, un giorno, le donne musulmane, influenzate dall’individualismo occidentale, riusciranno a imporre l’abbandono di vecchie regole e principi.</p>
</div>
<div class="chapter">
<p class="chapter-paragraph">Fino ad allora bisognerà stare in guardia, essere consapevoli che <strong>si sta maneggiando materiale radioattivo</strong>: non bisognerà cedere alle richieste degli (fin troppo visibili) esponenti fondamentalisti delle comunità islamiche, bisognerà favorire solo i musulmani che abbiano già maturato un atteggiamento favorevole per le libertà occidentali, non bisognerà permettere, per eccesso di zelo, deroghe alle regole della nostra convivenza quotidiana. <strong>Si riuscirà a «educare» gli italiani?</strong> Si riuscirà a impedire che per un misto di ignoranza, opportunismo e desiderio di quieto vivere, passo dopo passo, permettano l’affermazione di principi incompatibili con la democrazia occidentale? Serve una buona dose di ottimismo per crederlo.[spacer height=&#8221;20px&#8221;]
<p><strong>Angelo Panebianco</strong>, &#8220;Il Corriere della Sera&#8221; 22 aprile 2018.</p>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/i-rischi-del-multiculturalismo/">I rischi del multiculturalismo</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Apocalisse Italia: per il Washington Times è un Paese in forte declino</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/apocalisse-italia-per-il-washington-times-e-un-paese-in-forte-declino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simone Santucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Nov 2017 16:57:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[attentato in italia]]></category>
		<category><![CDATA[calo demografico]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[washington times]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://35.159.32.14/?p=11032</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un paese da tenere sotto osservazione ma che, a differenza degli altri partners europei, non ha visto stranamente l’affermazione né di un partito anti-islamico né di uno anti-immigrazione. È questa l’Italia pre-elettorale disegnata dal Washington Times e che rivela molteplici diversità tra ciò che sta accadendo in Europa e quello che, invece, accade nel Belpaese i cui [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/apocalisse-italia-per-il-washington-times-e-un-paese-in-forte-declino/">Apocalisse Italia: per il Washington Times è un Paese in forte declino</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="background: white; margin: 0cm 0cm 18.0pt 0cm;"><span style="font-size: 13.5pt; color: black;"><strong>Un paese da tenere sotto osservazione</strong> ma che, a differenza degli altri partners europei, non ha visto stranamente l’affermazione né di un partito anti-islamico né di uno anti-immigrazione. </span></p>
<p style="background: white; margin: 0cm 0cm 18.0pt 0cm;"><span style="font-size: 13.5pt; color: black;"><strong>È questa</strong> l’<strong style="box-sizing: border-box;">Italia pre-elettorale disegnata dal <a style="box-sizing: border-box;" href="https://www.washingtontimes.com/news/2017/nov/1/italy-losing-culture-to-immigrant-influx/" data-slimstat="5"><span style="color: #db4a37; text-decoration: none; text-underline: none;">Washington Times</span></a></strong> e che rivela molteplici diversità tra ciò che sta accadendo in Europa e quello che, invece, accade nel Belpaese i cui problemi, secondo la testata, sono forse più grandi di quanto non sembri.</span></p>
<p style="background: white; box-sizing: border-box; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; orphans: 2; widows: 2; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial; word-spacing: 0px; margin: 0cm 0cm 18.0pt 0cm;"><strong style="box-sizing: border-box;"><span style="font-size: 13.5pt; color: black;">In primo luogo l’aspetto geografico. </span></strong><span style="font-size: 13.5pt; color: black;">L’Italia è un porto naturale, la piattaforma del Mediterraneo non solo occidentale ma ormai soprattutto di quello mediorientale e nordafricano, oltre che il primo access point del principale fronte migratorio dell’intero continente. </span></p>
<p style="background: white; box-sizing: border-box; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; orphans: 2; widows: 2; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial; word-spacing: 0px; margin: 0cm 0cm 18.0pt 0cm;"><span style="font-size: 13.5pt; color: black;"><strong style="box-sizing: border-box;">Per questo è proprio l’Italia </strong>ad essere sotto la lente di ingrandimento degli osservatori internazionali perché, come fanno notare da Washington,<strong style="box-sizing: border-box;"> </strong>la Sicilia fu parte integrante dell’impero arabo dell’alto medioevo e, nella simbologia dell’Isis, rappresenta l’ultimo avamposto dell’inseguito nuovo grande califfato.</span></p>
<p style="background: white; box-sizing: border-box; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; orphans: 2; widows: 2; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial; word-spacing: 0px; margin: 0cm 0cm 18.0pt 0cm;"><strong style="box-sizing: border-box;"><span style="font-size: 13.5pt; color: black;">E poi c’è Roma</span></strong><span style="font-size: 13.5pt; color: black;">, la “mela” inseguita per secoli dai sultani turchi</span><span style="font-size: 13.5pt; color: black;"> e uno dei principali obiettivi propagandistici diffusi sui media del Daesh. </span></p>
<p style="background: white; box-sizing: border-box; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; orphans: 2; widows: 2; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial; word-spacing: 0px; margin: 0cm 0cm 18.0pt 0cm;"><span style="font-size: 13.5pt; color: black;"><strong>Tutto ciò, unito all’impressionante calo demografico</strong> delle nascite e alla sempre più frequente fuga di molti italiani che decidono di migrare, lascerebbe pensare ad un vero e proprio declino nazionale. </span></p>
<p style="background: white; box-sizing: border-box; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; orphans: 2; widows: 2; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial; word-spacing: 0px; margin: 0cm 0cm 18.0pt 0cm;"><span style="font-size: 13.5pt; color: black;"><strong>Con attorno un mondo sempre più in fiamme</strong> a causa della caduta di regimi “amici” come quello che fu di Gheddafi. </span></p>
<p style="background: white; box-sizing: border-box; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; orphans: 2; widows: 2; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial; word-spacing: 0px; margin: 0cm 0cm 18.0pt 0cm;"><span style="font-size: 13.5pt; color: black;">Insomma,<strong style="box-sizing: border-box;"> non proprio una bella vetrina per un Paese </strong>sempre più in preda a trasformazioni sociali impressionanti e che, fuori dai suoi confini, genera sempre più diffidenza. </span></p>
<p style="background: white; box-sizing: border-box; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; orphans: 2; widows: 2; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial; word-spacing: 0px; margin: 0cm 0cm 18.0pt 0cm;"><span style="font-size: 13.5pt; color: black;"><strong>Ed è un po’ la grande sfida</strong> di chi, da qui a cinque mesi, sarà chiamato a vincere la prossima tornata elettorale, la più scontata e allo stesso momento la più incerta della recente storia. Anche se la sveglia, per il Washington è già suonata: &#8220;</span>Che cosa ci vorrà agli italiani per svegliarsi e fare fronte contro la catastrofe demografica minaccia la loro cultura unica al mondo? Un attacco jihadista a Roma.&#8221;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/apocalisse-italia-per-il-washington-times-e-un-paese-in-forte-declino/">Apocalisse Italia: per il Washington Times è un Paese in forte declino</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Terrorismo, l&#8217;Europa ha 3 problemi</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/10478-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Angelo Panebianco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Aug 2017 20:40:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://35.159.32.14/?p=10478</guid>

					<description><![CDATA[<p>Giunti a questo punto, arrivati a questa fase della guerra che il terrorismo islamico sta conducendo contro di noi, l’Europa ha di fronte a sè tre problemi, gli ultimi due, soprattutto, di difficilissima soluzione. 1) Il primo, in teoria (ma solo in teoria) più semplice, riguarda il che fare con i foreign fighters, quelli che, magari [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/10478-2/">Terrorismo, l&#8217;Europa ha 3 problemi</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Giunti a questo punto, arrivati a questa fase della guerra che il terrorismo islamico sta conducendo contro di noi, <strong>l’Europa ha di fronte a sè tre problemi</strong>, gli ultimi due, soprattutto, di difficilissima soluzione.</p>
<p><strong>1)</strong> Il primo, in teoria (ma solo in teoria) più semplice, riguarda il <strong>che fare con i <span style="font-style: inherit;">foreign fighters</span></strong>, quelli che, magari in possesso di un titolo di cittadinanza europea, tornano in Europa dopo avere combattuto nelle fila dello Stato islamico.</p>
<p><strong>2)</strong> Il secondo — di assai più ardua soluzione — riguarda <strong>il <span style="font-style: inherit;">quantum</span> di libertà che l’Europa è disposta a sacrificare</strong> in cambio di una maggiore sicurezza, di una maggiore capacità di difendere la vita dei propri inermi cittadini dalle azioni di guerra condotte dai «soldati» — emuli degli antichi guerrieri della fede islamica — impegnati nel jihad.</p>
<p><strong>3)</strong> Il terzo problema, infine, riguarda quali prezzi, politici e sociali, occorrerà pagare per ottenere<strong> l’attiva cooperazione delle comunità musulmane europee</strong> ai fini dell’identificazione, dell’isolamento e della caccia ai jihadisti.</p>
<p>1) Sulla prima questione non dovrebbe essere difficile trovare la soluzione. <strong>Si tratta di decidere a livello europeo, e di tradurre nelle legislazioni nazionali</strong>, norme che dichiarino i reduci combattenti dello Stato islamico criminali di guerra — gente che ha commesso crimini contro l’umanità e che potrebbe commetterne ancora — da ingabbiare e condannare a lunghissime pene detentive.</p>
<p><strong>Rimarrebbero altrimenti a piede libero giovani esaltati</strong>, già colpevoli di efferatezze, addestrati all’uso delle armi e combattenti esperti. Non c’è nessuno strappo rispetto ai principi liberali (è solo un elementare gesto di autodifesa) se costoro vengono messi in condizione di non nuocere. È assurdo che queste decisioni non siano già state prese.</p>
<p style="font-style: inherit; font-weight: inherit;"><span style="font-style: inherit;"><strong>2) Molto più complesso è il secondo problema</strong></span>. Riguarda il dilemma libertà/sicurezza. Riguarda la questione, così difficile da trattare per le democrazie liberali, dei poteri d’emergenza. Molti di coloro che attentano alla vita degli europei non sono <span style="font-style: inherit; font-weight: inherit;">foreign fighters</span>, sono persone che si sono radicalizzate di recente.</p>
<p style="font-style: inherit; font-weight: inherit;"><strong>La questione, nella sua drammaticità, è semplice</strong>: o li si ferma prima che colpiscano o ci si deve rassegnare a che muoiano tante persone inermi. Ma se li si vuole fermare prima che agiscano, quando ancora si limitano a manifestare idee jihadiste e a frequentare altri radicalizzati come loro, allora si tratta di capire come ciò possa conciliarsi con la tutela della libertà di parola e di espressione.</p>
<p style="font-style: inherit; font-weight: inherit;"><strong>Limitarsi ad espellerli</strong> (misura saltuariamente utilizzata dai governi europei, e anche dal nostro) non è sufficiente. Sia perché una parte è composta da cittadini europei ai quali tale provvedimento non si applica. Sia perché l’espulso resta comunque una bomba pronta a esplodere da qualche altra parte.</p>
<p style="font-style: inherit; font-weight: inherit;">Lo espelli dalla Francia o dall’Italia e quello trova il modo di andare a uccidere (o a reclutare coloro che uccideranno) in Germania o in Spagna.</p>
<p style="font-style: inherit; font-weight: inherit;"><strong>Che fare dunque?</strong> È evidente che tocca all’Europa (nel senso dell’Unione Europea) dimostrare a chi ne contesta l’utilità che essa serve a qualcosa anche sul fronte della sicurezza. Per evitare che norme tese a bloccare i jihadisti quando rappresentano ancora solo una potenziale minaccia diventino il varco attraverso il quale, col tempo, possano passare provvedimenti illiberali in grado di colpire tutti, occorrono in Europa patti chiari, decisioni limpide, paletti ben piantati.</p>
<p style="font-style: inherit; font-weight: inherit;"><strong>Ma qualcosa bisogna comunque fare</strong>. Chi dice di no, chi dice che non servono misure <span style="font-style: inherit; font-weight: inherit;">ad hoc </span>per fronteggiare il terrorismo islamico (e che dobbiamo solo rassegnarci a conviverci) ricorda la magnifica battuta di Ennio Flaiano sui rivoluzionari che fanno le barricate usando il mobilio altrui.</p>
<p style="font-style: inherit; font-weight: inherit;"><strong>Essi giocano sulle probabilità</strong>: assumono, correttamente, che sia poco probabile che fra le prossime vittime degli attentati ci siano loro stessi o i loro cari o i loro amici.</p>
<p style="font-style: inherit; font-weight: inherit;"><strong>I liberali hanno sempre saputo distinguere</strong> fra le situazioni in cui la sicurezza è relativamente garantita e le situazioni in cui non lo è, hanno sempre compreso che, nel secondo caso, se si tratta di sacrificare alcune libertà, allora è meglio farlo <span style="font-style: inherit; font-weight: inherit;">de jure</span>, dopo una discussione pubblica, piuttosto che di fatto, tacitamente, nascostamente, sotto la pressione dello stato di necessità.</p>
<p><strong><span style="font-style: inherit;">3) Il terzo problema riguarda i futuri rapporti </span></strong>con le comunità musulmane europee. I governi dovranno negoziare (plausibilmente, lo stanno già facendo) con quelle comunità. Si tratta di chiarire i contenuti dell’inevitabile scambio politico (sollecitare la loro cooperazione con gli apparati europei di sicurezza in cambio di cosa?).</p>
<p><strong>È preoccupante che non se ne discuta apertamente</strong>. Bisogna decidere che cosa sia negoziabile e che cosa no, quali rivendicazioni siano accettabili e quali siano invece inaccettabili. Si tratta anche, negoziando, di non legittimare le componenti più integraliste di quelle comunità.</p>
<p><strong>Spesso in Europa si commette il terribile errore</strong> di chiamare «moderati» gli integralisti che non uccidono. Costoro non uccidono ma sono, culturalmente, parenti stretti di quelli che lo fanno. Si tratta di selezionare con cura gli interlocutori.</p>
<p>Affinché il prezzo pagato in cambio di un aiuto contro il terrorismo, non sia troppo alto, non sia tale da allontanare, in capo a qualche anno, l’Europa da se stessa, dalla propria storia, dai propri principi. Prima cominciamo a parlarne e meglio è. [spacer height=&#8221;20px&#8221;]
<p><strong>Angelo Panebianco</strong>, <em>Il Corriere della Sera</em> 19 agosto 2017</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/10478-2/">Terrorismo, l&#8217;Europa ha 3 problemi</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>il terrorismo al giorno d’oggi</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-terrorismo-al-giorno-doggi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enzo Palumbo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 May 2017 17:02:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://35.159.32.14/?p=9329</guid>

					<description><![CDATA[<p>In via generale, gli atti di terrorismo generati da pulsioni individuali non possono essere né previsti né prevenuti; appartengono al piano dell’imprevedibile e come tali fanno da sempre parte della vita di tutti e in ogni epoca. Ma oggi c’è qualcosa di assolutamente diverso, che colloca il terrorismo, quello originato da una radicalizzata concezione dell’islamismo, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-terrorismo-al-giorno-doggi/">il terrorismo al giorno d’oggi</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In via generale, <strong>gli atti di terrorismo generati da pulsioni individuali non possono essere né previsti né prevenuti</strong>; appartengono al piano dell’imprevedibile e come tali fanno da sempre parte della vita di tutti e in ogni epoca.</p>
<p><strong>Ma oggi c’è qualcosa di assolutamente diverso</strong>, che colloca il terrorismo, quello originato da una radicalizzata concezione dell’islamismo, su un piano assolutamente diverso rispetto ai fenomeni del passato, che erano per lo più motivati da ragioni politiche.</p>
<p>Nella normalità di questi casi, i terroristi ai quali eravamo abituati seguivano sempre alcune regole comportamentali: <strong>nella fase preparatoria</strong>, quella di non palesarsi, nella fase esecutiva quella di salvarsi, nella fase successiva quella di nascondersi e di farla franca.</p>
<p><strong>Tanto per stare all’Europa</strong>, pensiamo al terrorismo dei separatisti cattolici nordirlandesi contro i protestanti unionisti, a quello dei separatisti baschi contro lo Stato unitario spagnolo, a quello italiano dell’irredentismo altoatesino, dei NAR e delle brigate rosse, a quello tedesco della banda Baader-Meinhof.</p>
<p><strong>Se poi guardiamo al vicino Medioriente</strong>, anche il terrorismo palestinese contro Israele è stato ed è ancora essenzialmente politico, e quindi, tutto sommato, dotato di una sua propria razionalità, esclude sin che è possibile il sacrificio della vita del protagonista e quindi si colloca nell’ambito dei fenomeni, patologici ma razionali, che hanno sempre accompagnato la vita delle comunità.</p>
<p><strong>Lo scenario che si è dispiegato oggi in Europa</strong>, ma non solo, è totalmente diverso. Ovviamente, non penso che gli aderenti alla religione islamica siano, per ciò stesso, terroristi; e penso anche che i più non condividano lo stragismo dei loro correligionari, anche se, magari, non guasterebbe che lo facessero sapere un po’ di più o un po’ più forte.</p>
<p><strong>Ma è un fatto oggettivo</strong> che pressoché tutti i terroristi di oggi sono seguaci di una versione estrema e radicalizzata dell’Islam, che affonda le sue radici nel contesto in cui è nato, e che, ancora oggi, non riesce a fare i conti col cammino dell’umanità, che si è lasciata alle spalle i secoli bui che hanno interessato anche le altre religioni, a partire da quella cristiana.</p>
<p><strong>La motivazione religiosa dell’islamismo radicale</strong>, veicolata attraverso indottrinamenti che fanno intravedere un futuro denso di beatitudini nell’aldilà a chi è disposto a immolarsi per la causa, porta i terroristi di oggi ad agire in totale contraddizione con le tre regole del terrorismo classico, e hanno come massima aspirazione quella di perdere la propria vita, come supremo coronamento della missione che li condurrà nel loro “paradiso”, in cui godranno mille beatitudini: insomma, per chi ci crede, un miraggio quasi irresistibile, che rende inutile la dissuasione preventiva e impossibile ogni contrasto all’azione, una volta che sia iniziata, e del pari inutile ogni ipotesi di ravvedimento.</p>
<p><strong>Giorni fa, a Marsiglia, sono stati arrestati due potenziali terroristi</strong>, che progettavano una delle solite stragi; ammesso che vengano condannati, faranno un po’ di carcere, dove magari proveranno a indottrinare altri, e fra qualche anno saranno tornati in libertà; domanda retorica: qualcuno riesce forse a immaginare che desisteranno dai loro iniziali propositi ?</p>
<p>Quello che stiamo vivendo è un fenomeno non nuovo nelle religioni che si propongono come universali e utilizzano questo straordinario “instrumentum regni” nel tentativo di sopraffarsi a vicenda.</p>
<p><strong>È già accaduto quando in Europa si affrontavano</strong>, a furia di roghi, cattolici e protestanti di varia confessione, ciascuno di essi convinto di mettere in tal modo ad esecuzione la volontà divina, sino a che il faro dell’illuminismo non arrivò a rischiarare le menti dei rispettivi reggitori e fedeli.</p>
<p>Stando così le cose, se ne deve trarre la conclusione che un fenomeno del genere non possa essere trattato cogli strumenti della normalità sostanziale e processuale, perché un elementare principio di ragionevolezza impone di trattare in maniera diversa fenomeni così palesemente e fortemente diseguali rispetto a quelli del passato.</p>
<p><strong>A questo punto è inevitabile che il dibattito si sposti su un piano diverso</strong>, e cioè su quali possano essere gli strumenti nuovi per prevenirlo o almeno per contenerlo significativamente, e poi, in malaugurata ipotesi, per poterlo sanzionare senza dovere attendere i tempi biblici a cui il nostro sistema giudiziario ci ha abituato.</p>
<p>Ed è proprio su questo che dobbiamo esercitare le nostre intelligenze e la nostra fantasia.</p>
<p><strong>Non si tratta di essere buoni o cattivi, perdonisti o forcaioli</strong>; si tratta semplicemente di essere realisti e di vedere il fenomeno per ciò che è, poi di metabolizzarne la diversità rispetto a quelli del passato, infine di essere pragmatici nell’individuare i possibili rimedi, pronti a modificarli man mano che la loro applicazione ne evidenzierà gli eventuali difetti.</p>
<p><strong>Tanto per esemplificare</strong>, occorre attivare ogni possibile iniziativa diplomatica per indurre i paesi islamici, a partire da chi custodisce i luoghi santi dell’Islam e ne ha quindi la maggiore responsabilità morale, a implementare la nascita di scuole religiose che formino tantissime guide spirituali, da inviare in missione nelle moschee del resto del mondo per sostenere l&#8217;esatto contrario di ciò che gli iman radicalizzati vanno da anni impunemente predicando.</p>
<p><strong>Sarebbe questo un buon modo</strong> per fare dimenticare di avere inizialmente favorito quelle fazioni radicali dell’Islam, che si sono ora rivoltate anche contro i loro iniziali sponsor.</p>
<p>E i nuovi iman potrebbero provare minacciare l&#8217;inferno per chi uccide, piuttosto che il paradiso, e si può immaginare che i fedeli di turno, visto che hanno creduto al paradiso, finiranno per credere anche all&#8217;inferno.</p>
<p>Servono ovviamente intese internazionali ai più alti livelli, volontà politiche, risorse ingenti e tempi lunghi; “vaste programme”, direbbe <strong>De Gaulle</strong>!</p>
<p><strong>Ma nei tempi brevi, anzi brevissimi</strong>, che sono quelli delle tragiche emergenze che stiamo vivendo, qualcosa d&#8217;altro bisognerà studiare, non solo per evitare che tanti innocenti perdano la vita mentre ne discutiamo, ma anche per evitare la crescente perdita di spazi di libertà che ciascuno di noi, anche lontano mille miglia da luoghi ritenuti pericolosi, finirà comunque per imporsi.</p>
<p>E allora, tanto per cominciare, si dovrebbe subordinare l’apertura di nuovi luoghi di culto a una rigida selezione dei predicatori di turno, i cui sermoni andrebbero pronunziati esclusivamente nella nostra lingua, in termini da verificare con controlli reali, e non solo virtuali come accade oggi.</p>
<p><strong>E poi, va messo in condizione di non nuocere</strong> chi, giunto tra noi e accolto dal massimo possibile di solidarietà umana, ostenta le sue convinzioni religiose estremiste nei comportamenti individuali e familiari.</p>
<p><strong>E quindi, via via che il pericolo si fa più concreto</strong>, va implementato il trasferimento coattivo nei paesi di origine che accettino di riprenderli, l’uso di arresti cautelativi prolungati sino a che non si dimostri cessata la potenziale minaccia, l’eliminazione dei benefici carcerari, e, prima fra tutte, la perdita della cittadinanza per chi l’avesse nel frattempo immeritatamente acquisita e dimostrasse di non meritarla.</p>
<p><strong>Chi accetta di vivere in una società occidentale</strong>, che attraverso secoli anche bui ha conquistato un’infinita serie di libertà civili, non può pensare di poterle impunemente e violentemente conculcare a suo piacimento, utilizzando per delinquere le tante garanzie che una società aperta normalmente assicura a chi accetta i principi fondamentali di una civile convivenza.</p>
<p>A questo punto, rammentando che quasi tutti i protagonisti di questi <strong>episodi risultano già noti agli apparati di sicurezza</strong>, e per evitare che qualche pubblico funzionario, anche dell’ordine giudiziario, vanifichi le precauzioni del caso con colpevole superficialità, si potrebbe cominciare anche a resuscitare dall’oblio, quanto meno in chiave di messaggio mediatico, il c. d. principio di equivalenza nel rapporto di causalità, secondo cui “non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo” (art. 40, comma 2, c. p.)</p>
<p><strong>Ovviamente, tutto questo non è possibile a legislazione invariata</strong>, e quindi un qualche intervento legislativo s’impone; l’abbiamo già fatto, in qualche misura, negli anni settanta con le brigate rosse, per tanti versi assai meno pericolose ed eversive; dovremmo farlo anche oggi, in una situazione che appare ben più grave.</p>
<p>Insomma, a me pare che, ancora una volta, avesse ragione un liberale doc come <strong>Karl Popper quando ammoniva</strong>: ”Se estendiamo l’illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro l’attacco degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti, e la tolleranza con essi”.</p>
<p>Se questa è forse la sua frase più famosa, la spiegazione che segue, e che non viene quasi mai riportata, è ancora più illuminante: “In questa formulazione, io non implico, per esempio, che si debbano sempre sopprimere le manifestazioni delle filosofie intolleranti; finché possiamo contrastarle con argomentazioni razionali e farle tenere sotto controllo dall’opinione pubblica, la soppressione sarebbe certamente la meno saggia delle decisioni.</p>
<p>Ma dobbiamo proclamare il diritto di sopprimerle, se necessario, anche con la forza; perché può facilmente avvenire che esse non siano disposte a incontrarci a livello dell’argomentazione razionale, ma pretendano ripudiare ogni argomentazione; esse possono vietare ai loro seguaci di prestare ascolto all’argomentazione razionale, perché considerata ingannevole, e invitarli a rispondere agli argomenti con l’uso della violenza.</p>
<p>Dovremmo quindi proclamare, in nome della tolleranza, il diritto di non tollerare gli intolleranti. Dovremmo insomma proclamare che ogni movimento che predica l’intolleranza si pone fuori legge e dovremmo considerare come crimini l’incitamento all’intolleranza e alla persecuzione, allo stesso modo che consideriamo un crimine l’incitamento all’assassinio, al ratto o al ripristino del commercio degli schiavi. E, insieme alla tolleranza, rischiamo di mettere in pericolo anche la Libertà, che è bene troppo prezioso per affidarlo ai demagoghi che, così continuando, prima o poi arriveranno”.</p>
<p><strong>Non diversamente da Popper si era espresso Benedetto Croce</strong>, all’indomani del secondo conflitto mondiale, scrivendo: “Colpa dei regimi liberali che si sono lasciati sopraffare non è di essere stati poco liberali, ma di essere stati imbelli, per incuranza, per imprevidenza, per momentaneo smarrimento”; quando invece per un liberale è chiaro che “forza e violenza non sono la stessa cosa, &#8230;.., perché con la prima l’uomo celebra la sua libertà e riconosce quella degli altri, &#8230;.. la seconda è violazione della libertà altrui, un costringere con le minacce e coi fatti quel che altri da sé non vorrebbe né dire né fare”.</p>
<p><strong>La posta in gioco, quindi, è la Libertà di tutti</strong>, messa a rischio dall’intolleranza di pochi, tollerata dall’indifferenza di molti e favorita dalla superficialità, se non dalla negligenza, di alcuni. [spacer height=&#8221;20px&#8221;]
<p><strong>Enzo Palumbo</strong>, Criticaliberale.it 1 maggio 2017</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-terrorismo-al-giorno-doggi/">il terrorismo al giorno d’oggi</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La guerra in casa che non capiamo</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-guerra-in-casa-che-non-capiamo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Angelo Panebianco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jan 2017 13:23:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[angelo panebianco]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://35.159.32.14/?p=8032</guid>

					<description><![CDATA[<p>La guerra portata dall’estremismo islamico in Europa non è «asimmetrica» solo in senso militare. Lo è anche in senso culturale. A svantaggio di noi europei e a vantaggio dei jihadisti. Loro ci comprendono, se non altro, conoscono i nostri punti deboli. Noi non li comprendiamo. Gli uomini si sono sempre ammazzati per un Dio Un [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-guerra-in-casa-che-non-capiamo/">La guerra in casa che non capiamo</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="chapter clearfix">
<p class="chapter-paragraph"><strong>La guerra portata dall’estremismo islamico in Europa</strong> non è «asimmetrica» solo in senso militare. Lo è anche in senso culturale. A svantaggio di noi europei e a vantaggio dei jihadisti. Loro ci comprendono, se non altro, conoscono i nostri punti deboli. Noi non li comprendiamo.</p>
</div>
<div class="chapter clearfix">
<h2>Gli uomini si sono sempre ammazzati per un Dio</h2>
<p class="chapter-paragraph"><strong>Un segno di questa incomprensione</strong> è il fatto che tanti europei mostrano di condividere una falsità, ossia che chi uccide in nome di Dio non sia un «vero credente». Dimenticando che gli uomini si sono sempre ammazzati fra loro in omaggio a un Dio o a un pugno di Dei. È vero che gli europei non sono più disposti a farlo. Ma ciò dipende anche dal fatto che sono tanti gli europei che non credono più in Dio: l’Europa è infatti il più secolarizzato continente del mondo. Chi non crede in Dio fatica a capire gli assassini in nome di Dio, gli sembrano marziani, alieni.</p>
<p class="chapter-paragraph"><strong>Sulla durata ed esiti di un conflitto</strong> che tutti temiamo lungo e sanguinoso (quante cellule pronte a colpire esistono già in Europa?) inciderà l’andamento delle guerre in atto fra l’estremismo islamico e i suoi nemici &#8211; musulmani e occidentali &#8211; in tanti scacchieri del Medio Oriente, dell’Africa e dell’Asia: eventuali dure sconfitte militari dell’estremismo islamico nei diversi scacchieri potrebbero gradualmente indebolire la sfida jihadista qui in Europa mentre, per contro, i successi militari potrebbero ulteriormente aggravarla. Ma durata ed esiti del conflitto saranno anche influenzati da quanto accadrà dentro le comunità musulmane europee.</p>
<p class="chapter-paragraph">Si tratta di capire se <strong>il finto unanimismo</strong> di cui quelle comunità si servono oggi come un paravento verrà messo da parte ed emergeranno le divisioni: fra quelli che potremmo definire i «contaminati» (da noi, dalle nostre libertà) da una parte e gli «incontaminati» (i puri), dall’altra. La condanna generica dei jihadisti di Parigi, il mantra secondo cui essi avrebbero danneggiato prima di tutto l’islam, le posizioni, insomma, su cui si sono ora attestati i rappresentanti delle comunità islamiche europee, nascondono anziché chiarire, tentano di occultare contiguità e continuità culturali. Così facendo, alimentano ancora una volta l’ambiguità e costringono persone accumunate dalla fede musulmana ma con atteggiamenti, presumibilmente, fra loro diversi, sotto una stessa etichetta. [spacer height=&#8221;20px&#8221;]
<p class="chapter-paragraph"><a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/01/Europa-e-terrorismo.jpeg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-8033 size-medium" src="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/01/Europa-e-terrorismo-400x267.jpeg" alt="europa-e-terrorismo" width="300" height="200" srcset="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/01/Europa-e-terrorismo-400x267.jpeg 400w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/01/Europa-e-terrorismo-250x167.jpeg 250w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/01/Europa-e-terrorismo-650x434.jpeg 650w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/01/Europa-e-terrorismo-150x100.jpeg 150w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/01/Europa-e-terrorismo-24x16.jpeg 24w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/01/Europa-e-terrorismo-36x24.jpeg 36w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/01/Europa-e-terrorismo-48x32.jpeg 48w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/01/Europa-e-terrorismo.jpeg 700w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
</div>
<div id="oas_Bottom1"></div>
<div class="chapter">
<h2>Contaminati e incontaminati</h2>
<p class="chapter-paragraph"><strong>Se crediamo sul serio che l’Occidente</strong>, con la separazione fra religione e politica, con i suoi diritti, con l’uguaglianza formale, con le libertà (individuali), rappresenti un modo di vita più attraente di altri per molti uomini che ne sperimentino i benefici, allora dobbiamo credere che diversi musulmani viventi da tempo in Europa abbiano trovato il modo di fare convivere pragmaticamente la loro fede con le libertà occidentali.</p>
<p class="chapter-paragraph"><strong>Nonostante la loro religione non abbia mai fatto i conti con la modernità</strong> (come il presidente egiziano Al Sisi ha denunciato nel suo dirompente discorso all’Università di Al Azhar), questi sono i musulmani «contaminati» dal nostro modo di vivere ma che non per questo rinunciano a pregare nella religione dei loro padri. Ma il guaio è che essi devono fare i conti con un’altra parte, numerosa, e anche assai bene finanziata dalle petro-monarchie e da altri regimi musulmani: gli «incontaminati», i portavoce di un islam puro, iper tradizionalista, antioccidentale, nelle varianti (fra loro antagoniste) wahabita e dei Fratelli musulmani.</p>
<p class="chapter-paragraph">È qui, fra gli «incontaminati», che si trovano i predicatori che alimentano atteggiamenti di rifiuto della cultura occidentale anche quando si accompagnano a un provvisorio rispetto delle nostre leggi. È qui il brodo di coltura da cui emergono anche le frange estreme jihadiste. Sono questi i musulmani che pensano che un giorno in Europa dovrà essere riconosciuto un ruolo pubblico alla sharia , alla legge islamica.</p>
</div>
<div class="chapter">
<p class="chapter-paragraph"><strong>La distinzione contaminati/incontaminati</strong> qui utilizzata non ha nulla a che fare con quella, fasulla, fra islam moderato e immoderato. Chi usa quest’ultima divisione, in realtà, cade nella trappola concettuale in cui vogliono farlo cadere i fondamentalisti. Si finisce infatti, quasi sempre, per chiamare «moderato» un wahabita o un fratello musulmano solo perché prende le distanze dall’azione sanguinaria dei jihadisti del momento. Perdendo così di vista le continuità culturali, la comune lettura iper tradizionalista dei testi sacri.</p>
<h2>L’«islamicamente corretto»</h2>
</div>
<div class="chapter">
<p class="chapter-paragraph">L’«islamicamente corretto» in cui continuano a indulgere tanti europei non è solo patetico. <strong>È pericoloso</strong>. Fornisce alibi quando non se ne dovrebbero più fornire. E non aiuta le comunità musulmane a fare esplodere al loro interno il confronto aperto e duro fra le diverse componenti. Se i musulmani che vogliono integrarsi in Europa riuscissero a prevalere sui tradizionalisti anti occidentali, allora, nonostante la cupezza del presente, potremmo pensare con un po’ più di fiducia e di ottimismo al futuro. Se invece continueranno a prevalere i finti unanimismi, le ambiguità, le ipocrisie, i guai potranno soltanto aumentare. E perderemo tutti.</p>
<p class="chapter-paragraph"><strong>Angelo Panebianco</strong>, <em>Il Corriere della Sera</em> 3 gennaio 2016</p>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-guerra-in-casa-che-non-capiamo/">La guerra in casa che non capiamo</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Presentazione libro &#8220;Eurasia e jihadismo&#8221;</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/10-dicembre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Dec 2016 10:05:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività 2016]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna video]]></category>
		<category><![CDATA[jihad]]></category>
		<category><![CDATA[politica estera]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://35.159.32.14/?p=7557</guid>

					<description><![CDATA[<p>Presentazione libro Eurasia e jihadismo, guerre ibride sulla nuova Via della Seta (Carocci editore) a cura di Matteo Bressan, Stefano Felician Beccari, Alessandro Politi e Domitilla Savignoni Quando: sabato 10 dicembre 2016 – ore 17.00 Dove: Fondazione Einaudi – Largo dei Fiorentini 1, Roma Intervengono: Matteo Bressan (analista presso il NATO Defense College Foundation); Stefano Felician Beccari (policy [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/10-dicembre/">Presentazione libro &#8220;Eurasia e jihadismo&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="" data-block="true" data-editor="a56jq" data-offset-key="cdv28-0-0"></div>
<div class="" data-block="true" data-editor="a56jq" data-offset-key="89vm2-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="89vm2-0-0">
<p>Presentazione libro <em>Eurasia e jihadismo, guerre ibride sulla nuova Via della Seta</em> (Carocci editore) a cura di Matteo Bressan, Stefano Felician Beccari, Alessandro Politi e Domitilla Savignoni</p>
<p class="ui-sortable-handle"><strong>Quando:</strong><span class="apple-converted-space"> sabato 10 dicembre</span> 2016 – ore 17.00</p>
<p class="ui-sortable-handle"><strong>Dove:</strong> Fondazione Einaudi – Largo dei Fiorentini 1, Roma</p>
<p class="ui-sortable-handle"><strong>Intervengono:</strong> Matteo Bressan (analista presso il NATO Defense College Foundation); Stefano Felician Beccari (policy advisor all&#8217;Europarlamento); Domitilla Savignoni (giornalista e conduttrice Tg5)</p>
<p class="ui-sortable-handle"><strong>Introduce:</strong> Simone Santucci</p>
<p class="ui-sortable-handle"><strong>Modera:</strong> Ruggero Po</p>
</div>
<p><a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/11/cinnamon-colorhigh-caffeinehigh-acidityoriginal-flavor-1.png"><img decoding="async" class="alignnone wp-image-7561" src="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/11/cinnamon-colorhigh-caffeinehigh-acidityoriginal-flavor-1.png" alt="locandina_eurasia_fle" width="532" height="399" srcset="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/11/cinnamon-colorhigh-caffeinehigh-acidityoriginal-flavor-1.png 1024w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/11/cinnamon-colorhigh-caffeinehigh-acidityoriginal-flavor-1-250x188.png 250w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/11/cinnamon-colorhigh-caffeinehigh-acidityoriginal-flavor-1-400x300.png 400w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/11/cinnamon-colorhigh-caffeinehigh-acidityoriginal-flavor-1-768x576.png 768w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/11/cinnamon-colorhigh-caffeinehigh-acidityoriginal-flavor-1-650x488.png 650w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/11/cinnamon-colorhigh-caffeinehigh-acidityoriginal-flavor-1-150x113.png 150w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/11/cinnamon-colorhigh-caffeinehigh-acidityoriginal-flavor-1-800x600.png 800w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/11/cinnamon-colorhigh-caffeinehigh-acidityoriginal-flavor-1-24x18.png 24w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/11/cinnamon-colorhigh-caffeinehigh-acidityoriginal-flavor-1-36x27.png 36w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/11/cinnamon-colorhigh-caffeinehigh-acidityoriginal-flavor-1-48x36.png 48w" sizes="(max-width: 532px) 100vw, 532px" /></a></p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/kCygJ7eKXVo" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/dfK2NFYbDHI" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/rPEfRiFwbNA" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/Ppckyw3wDIk" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
</div>
<p><span style="border-radius: 2px; text-indent: 20px; width: auto; padding: 0px 4px 0px 0px; text-align: center; font: bold 11px/20px 'Helvetica Neue',Helvetica,sans-serif; color: #ffffff; background: #bd081c no-repeat scroll 3px 50% / 14px 14px; position: absolute; opacity: 1; z-index: 8675309; display: none; cursor: pointer;">Salva</span></p>
<p><span style="border-radius: 2px; text-indent: 20px; width: auto; padding: 0px 4px 0px 0px; text-align: center; font: bold 11px/20px 'Helvetica Neue',Helvetica,sans-serif; color: #ffffff; background: #bd081c no-repeat scroll 3px 50% / 14px 14px; position: absolute; opacity: 1; z-index: 8675309; display: none; cursor: pointer;">Salva</span></p>
<p><span style="border-radius: 2px; text-indent: 20px; width: auto; padding: 0px 4px 0px 0px; text-align: center; font: bold 11px/20px 'Helvetica Neue',Helvetica,sans-serif; color: #ffffff; background: #bd081c no-repeat scroll 3px 50% / 14px 14px; position: absolute; opacity: 1; z-index: 8675309; display: none; cursor: pointer; top: 388px; left: 20px;">Salva</span></p>
<p><span style="border-radius: 2px; text-indent: 20px; width: auto; padding: 0px 4px 0px 0px; text-align: center; font: bold 11px/20px 'Helvetica Neue',Helvetica,sans-serif; color: #ffffff; background: #bd081c no-repeat scroll 3px 50% / 14px 14px; position: absolute; opacity: 1; z-index: 8675309; display: none; cursor: pointer;">Salva</span></p>
<p><span style="border-radius: 2px; text-indent: 20px; width: auto; padding: 0px 4px 0px 0px; text-align: center; font: bold 11px/20px 'Helvetica Neue',Helvetica,sans-serif; color: #ffffff; background: #bd081c no-repeat scroll 3px 50% / 14px 14px; position: absolute; opacity: 1; z-index: 8675309; display: none; cursor: pointer;">Salva</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/10-dicembre/">Presentazione libro &#8220;Eurasia e jihadismo&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Fondamentalismo, pace e libertà</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/fondamentalismo-pace-e-liberta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Raffaello Morelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Sep 2016 08:00:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[chiesa cattolica]]></category>
		<category><![CDATA[fondamentalismo]]></category>
		<category><![CDATA[isis]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://35.159.32.14/?p=6786</guid>

					<description><![CDATA[<p>[:it]È sbagliato evocare lo scontro di civiltà (un ritorno a “bene contro male”). Serve dedicarsi ai singoli cittadini e alla loro pervasiva libert[:]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/fondamentalismo-pace-e-liberta/">Fondamentalismo, pace e libertà</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Man mano che il tempo passa, emerge più netto il grande problema culturale del come fronteggiare la pratica fondamentalista. Che continua a crescere ovunque nella logica della società chiusa: cioè attorno all’autorità delle sue certezze sovrastanti il cittadino. Fronteggiarla è un problema innanzitutto dei laici, dal momento che, della società chiusa e autoritaria, i laici sono i nemici più coerenti nei principi e più attrezzati nei metodi per sgretolarla.</p>
<p>Sino ad ora i criteri laici sono stati poco utilizzati nel contrasto al <strong>fondamentalismo</strong>. Gli approcci alle tragedie fondamentaliste sono stati diversi ma tradizionali. In una prima fase si è reagito come se si trattasse di attacchi folli di sparuti nemici armati, in una fase successiva considerando il fondamentalismo derivato da una diffusa protesta sociale antiglobalizzazione , in una fase ulteriore ritenendolo causato  da lotte di religione in parte interne all’islam ed in parte esterne contro gli infedeli cristiani, e nella fase più recente provando ad arginare il fondamentalismo da un lato combattendo sul piano militare l’Isis e dall’altro intensificando il sistema di controlli preventivi sulle relazioni interpersonali nei territori estranei all’Isis.</p>
<p>Quanto fatto nella fase più recente è realistico, e quindi, finché non  contraddice le premesse, rientra nell’impostazione laica (se ne possono discutere le modalità ma non lo stare ai fatti limitando la possibilità di danni più immediati al convivere), però non configura una strategia laica compiuta. Nonostante ciò, il realismo di questa fase va già oltre i criteri delle fasi precedenti, perché antepone in qualche modo le esigenze del convivere rispetto alle parole d’ordine delle comunità a sfondo ideologico o religioso: tipo, la supremazia da confermare, nella prima fase, la sociologia pauperistica poi, le lotte religiose dopo. Non per caso, proprio ora <strong>il Papa</strong> ha lanciato un richiamo rilevante sotto il profilo dei valori religiosi. Ha detto che  oggi c’è una guerra, ma non è una guerra tra religioni poiché tutte le religioni vogliono la pace. Riflettere su cosa significhi il richiamo, è utile per il contrasto laico al fondamentalismo.</p>
<p>Le tragedie fondamentaliste in Europa avvengono in contemporanea alla campagna condotta da anni dalla <strong>Chiesa cattolica</strong> a sostegno delle migrazioni verso l’UE, motivata con il compito messianico di  accogliere chi cerca di sfuggire alla violenza, all’oppressione e alla fame. In questa campagna traspare la tendenza a trattare i problemi di vita senza affrontare in chiave civica le interrelazioni tra cittadini nello stesso territorio, in partenza e in arrivo. Una tendenza presente non solo in luoghi arretrati quanto a struttura democratica ed economica ma anche laddove tali strutture sono di livello assai più evoluto.  E che ha un nucleo evidente: gestire le questioni del convivere attraverso i precetti e gli insegnamenti del Dio tramite il suo rappresentante in terra, e quindi attraverso l’autorità della gerarchia che predica sovrapponendosi al cittadino, partecipe solo per riconoscersi nella verità divina e non per scegliere i modi effettivi del convivere.</p>
<p>Per questo  il principale messaggio cattolico è quello della pace e non quello della libertà del cittadino. Così si trascura l’esperienza storica – la pace non porta alla libertà mentre <strong>la libertà promuove  la pace</strong> – per il fatto che l’esperienza non parte dalla verità divina e non ne è sperimentalmente determinata (così come la libertà avanti tutto si fonda sulla diversità di ciascun individuo e di ciascun territorio); epperò la pace avanti tutto crea un clima comunitario adatto ai sogni mondialisti e alle politiche di rivendicazione a scapito del costruire intorno al cittadino le strutture per convivere: un clima funzionale al seguire l’autorità che predica la soddisfazione dei bisogni anche dei più poveri e trascura la necessità delle risorse e del produrre, evoca un futuro luminoso in terra e proclama la sicurezza nell’ordine della volontà divina.</p>
<p>Così inquadrate, le parole di <strong>Francesco</strong> sono più chiare. Affermare che  le religioni sono  per natura pacifiche e quindi contro il fondamentalismo, equivale ad una cauta difesa.  Perché, a parte la sua molto discussa fondatezza per il passato, riconferma la concezione imperniata sul criterio della pace quasi per esorcizzare l’irrobustirsi dell’attenzione civile ai fatti della convivenza e all’impegno per limitare i danni materiali arrecati ai singoli cittadini dal fondamentalismo.  Insomma, si ripropone il tradizionale armamentario irenico giudicato ancora  più efficace  e convincente, nonostante i ripetuti fallimenti di fatto, che non l’impegnarsi nel promuovere un po’ alla volta sviluppi culturali autonomi per ogni cittadino e sviluppi normativi che agevolino l’instaurarsi di relazioni interindividuali aperte per meglio usare le risorse e per produrre.</p>
<p>Il punto sta qui. Quella dichiarazione del Papa vuole evitare che si superi l’antica concezione religiosa della lotta tra il bene e il male e che si scelga l’impegno istituzionale sulla libertà dei cittadini (che abbaglia meno ma è assai più fecondo). Perché, se tutte le religioni vogliono la pace e sono il bene mentre il fondamentalismo è il male e provoca la guerra, allora si resta alle dispute antiche e non muta il ruolo della religione cattolica di far riconoscere con il proselitismo  la verità di fronte ai mali del mondo e di relegare gli aspetti militari e polizieschi nel novero delle debolezze umane sterili. Se invece si riconosce che il fondamentalismo non è il male ma una teoria dei rapporti civili fondata sull’imporre un modo d’essere ai singoli cittadini (più penetrante se religioso, autoritario, non  sperimentale), il cominciare a contrastare la teoria, oltre che in termini militari e polizieschi,  sul piano degli sviluppi culturali e normativi dei cittadini e delle relazioni tra di loro e con il mondo (che è la fisiologica propensione laica), finirebbe per spingere in un angolo le ricette religiose, in quanto non  ispirate ai quei principi e soprattutto ne tarperebbe il ruolo di riferimento nel determinare la politica pubblica.</p>
<p>Perciò,  la frase che oggi non si tratta di guerre religiose, serve a sorvolare sul fatto che lo scontro con il fondamentalismo non verte sulla  fede o sulla paura bensì su una diversa concezione del modo di convivere tra cittadini individualmente diversi. Di fatti, la vera causa del pericolo attentati non è  il terrorismo  ma il disegno fondamentalista, che sfida apposta idee ed istituzioni imperniate sul libero esprimersi di ciascun individuo. E’ questo principio che il fondamentalismo vuole distruggere.  Perché, al contrario del conformismo fideista di potere che è l’anima fondamentalista, il principio della libertà individuale fa del conoscere sperimentale e dello spirito critico di ciascuno, gli strumenti essenziali per migliorare le condizioni di vita dei rispettivi cittadini.</p>
<p>La vera battaglia contro il fondamentalismo si combatte sviluppando,  sempre e dappertutto, la diversità, il cambiamento e l’interagire tra i diversi con il conflitto democratico nella libertà. Quindi non va confuso l’impegno militare e poliziesco contro l’Isis con una repulsa verso l’Islam o con il negare che i musulmani laici (in particolare quelli europei) sono le prime vittime dell’Isis. Non va confuso l’impegno decisivo – che è quello di far maturare dovunque i sistemi per educare gli individui e rimanere legati ai fatti del mondo – con l’enfatizzare la nostra civiltà spettacolarizzandola. Essa, in quanto incline alla libertà dei suoi componenti, non esclude componenti disattente alle problematiche della diversità e del cambiamento (ad esempio le impostazioni del pacifismo mondialista) che non ostacolano davvero il fondamentalismo.</p>
<p>Appartenere alla<strong> civiltà occidentale</strong> non garantisce il contrasto al fondamentalismo. Molto di frequente i protagonisti degli atti di terrore sono europei molto giovani, maschi e femmine, di famiglie musulmane solo per un terzo, reclutati ed indottrinati dai fondamentalisti, in nome dello spirito umanitario verso gli oppressi, perché nella società manca una fede, per la voglia di ribellarsi all’insensibilità del mondo, per la speranza palingenetica di stare in una comunità fraterna portatrice del vero.</p>
<p>Il contrasto al fondamentalismo sta nel convivere esprimendo lo spirito critico e il rispetto reciproco. Per farlo, è sbagliato evocare lo scontro di civiltà (un ritorno a “bene contro male”). Serve dedicarsi ai singoli cittadini e alla loro pervasiva libertà. Disintossicare ognuno dalla droga del successo, dell’apparire, dello sperare disgiunto dal progettare e indurlo a prendere iniziative, ad applicare la tolleranza laica, a sviluppare responsabilità individuali che danno lavoro e benessere. Questa è la profilassi politica a largo spettro contro il terrorismo e  i suoi lupi solitari. Del resto contro il terrore non serve lo scudo. Primo perché non copre mai tutto. E poi perché percepire il rischio è il modo migliore per abbassarne la probabilità e per ridurne gli effetti applicandosi al tempo stesso a sgretolarne le cause, che sono nella concezione chiusa di società. Il compito laico è diffondere la coscienza che la battaglia sul ruolo del cittadino è il vero contrasto al fondamentalismo.</p>
<p><strong>Raffaello Morelli </strong><em>sulla Rivista bimestrale Non Credo n. 44</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/fondamentalismo-pace-e-liberta/">Fondamentalismo, pace e libertà</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Leggi speciali e diritto</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/leggi-speciali-e-diritto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 Jul 2016 15:05:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[leggi speciali]]></category>
		<category><![CDATA[magistratura]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://35.159.32.14/?p=5300</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le leggi speciali servono ad affrontare crimini e criminali speciali. Sono utili e per nulla in contrasto con le libertà e le garanzie democratiche. C’è una trappola, però, nella quale il legislatore italiano è ripetutamente caduto: per non assumersi la responsabilità di scelte necessarie, ma gravose, formula le leggi speciali sotto forma di delega alla [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/leggi-speciali-e-diritto/">Leggi speciali e diritto</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le leggi speciali servono ad affrontare <strong>crimini e criminali speciali</strong>. Sono utili e per nulla in contrasto con le libertà e le garanzie democratiche. C’è una trappola, però, nella quale il legislatore italiano è ripetutamente caduto: per non assumersi la responsabilità di scelte necessarie, ma gravose, formula le leggi speciali sotto forma di delega alla magistratura. Dopo di che è inutile lamentarsi per il dilagare di quello che non dovrebbe essere un potere, ma lo diviene esercitando la discrezionalità.</p>
<p>Quando si parla di leggi speciali, quindi, si dovrebbe rivolgersi più alle forze dell’ordine che alla giustizia. In tal senso fu buona le <strong>legge Reale</strong> (che impediva determinati comportamenti durante le manifestazioni pubbliche, consentendo ai tutori dell’ordine d’intervenire). Meno la creazione di reati generici, come quello di “banda armata”, che spostava il fronte dalla questura alla procura. Da lì poi si passò alla mafia, consentendo l’obbrobrio giurisprudenziale del concorso esterno in associazione mafiosa. A quel punto si era pronti per lo straripamento successivo. Corruttivo della giustizia, con la colleganza fra procuratori e giudici che ha generato tutti i possibili vizi.<br />
Processare, assolvendo o condannando, è tipico dell’ordine giudiziario. Fermare un cittadino e privarlo della libertà, in assenza della condanna, è un potere esecutivo, governativo. Se lo si delega si abdica, mettendo nelle stesse mani la repressione (utilissima) e la garanzia del cittadino innanzi al potere dello Stato. Questo sì che nuoce, alla salute della democrazia e dello Stato di diritto.</p>
<p>Il terrorismo islamico è un fenomeno speciale, perché ha forza e potere devastanti e perché ha una sicura fonte religiosa e una rete logistica internazionale, ma non è ragionevole combatterlo rivolgendosi contro i <strong>mussulmani</strong>, perché sarebbe ingiusto in punto di diritto (sono siciliano: troverei curioso mi dessero, sol per questo, del mafioso) e autodemolitorio in termini di civiltà, giacché si aderirebbe alla loro guerra di religione. Non si può, però, distinguere solo quando si arriva nelle aule di giustizia, si deve attrezzarsi ben prima. Fuori dai nostri confini funzionano i servizi segreti. Sperando che la collaborazione europea e occidentale non sia solo un modo di dire. Dentro i confini non si deve avere paura d’invadere la privacy, si deve potere guardare e ascoltare ovunque. Il web è un luogo di indottrinamento e arruolamento, la piazza dove si reclutano falliti, impotenti e rincoglioniti da usarsi come stragisti: va pattugliato in modo serrato.</p>
<p>Qui viene al pettine un nodo italiano: fra noi ci spiamo alla grande e poi finisce tutto sui giornali. Per fermare questo scempio di diritto e diritti non si deve delegare il lavoro alle procure, ma alle questure, stabilendo libertà d’intercettazione e inutilizzabilità processuale. Si ascolta per trovare indizi e mettersi sulle tracce dei criminali, non per costruire processi da guardoni delatori. Le <strong>leggi speciali,</strong> in questo caso, ci riporterebbero alla normalità.<br />
Trattandosi, per la gran parte, di immigrati, e dimostrandosi, ancora una volta, quanto sarebbe nocivo lo ius soli, ci possono essere premi e agevolazioni per chi aiuta a individuare pericoli e pericolosi. In termini di cittadinanza e regolarizzazioni. E’ positivo che autorità religiose mussulmane si attivino per isolare i fondamentalisti, ma è anche naturale, visto che i fondamentalisti ce l’hanno con loro. Sarebbe assai più utile se divenisse comune sentire fra i mussulmani qui residenti, come, in passato, a un certo punto (non dall’inizio, anzi) furono lavoratori e sindacati a considerare nemici i terroristi rossi. Processualmente, invece, si può aumentare il premio per chi collabora, sul solco della legge relativa ai collaboratori di giustizia. Ma facendola funzionare veramente: dici tutto e subito, altrimenti perdi i benefici.</p>
<p>In un mondo insicuro cresce la paura, che porta alla follia. È meritorio fermare la degenerazione, anche mettendo nel conto qualche invasività e qualche errore. Ma, almeno, impariamo dagli errori commessi in passato: la sicurezza spetta agli uomini in divisa, la giustizia a quelli in toga.</p>
<p>Davide Giacalone, <em>Il Giornale</em> del 31 luglio 2016</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/leggi-speciali-e-diritto/">Leggi speciali e diritto</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
