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	<title>spesa improduttiva Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>spesa improduttiva Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Le diseguaglianze sono create dallo stato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bernaudo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2020 17:26:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sentiamo ripetere dalla sinistra italiana e dai sindacati da molti anni, e adesso dal governo, che in Italia c&#8217;è un cronico problema di disuguaglianze. Genericamente tra ricchi e poveri. L&#8217;obiettivo di questa litania anti-capitalistica stantia serve ai fautori del&#8221;+ Stato!&#8221; per legittimare un maggior intervento redistributivo in Italia, dove lo Stato con le sue innumerevoli [&#8230;]</p>
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<p class="p1">Sentiamo ripetere dalla sinistra italiana <span class="s1">e </span>dai sindacati da molti anni, e adesso dal governo, che in Italia c&#8217;<span class="s1">è </span>un cronico problema di disuguaglianz<span class="s1">e</span>. G<span class="s1">e</span>nericament<span class="s1">e </span>tra ricchi e poveri. L&#8217;obiettivo di questa litania anti-capitalistica stantia serve ai fautori del&#8221;+ Stato!&#8221; per legittimare un maggior intervento redistributivo in Italia, dove lo Stato con le sue innumerevoli articolazioni già intermedia <span class="s2">il </span>60% dell&#8217;economia, con i risultati fallimentari che sono sotto gli occhi di tutti. <span class="s3">La </span>realtà dei numeri ci dice che <span class="s2">il </span>nemico da combattere non sono le disuguaglianze di cui parlano questi signori. La pandemia ha reso palese la nuova tragica spaccatura nella società, che è quella che ha contrapposto, a colpi di Dpcm, coloro che hanno mantenuto integro e garantito <span class="s2">il </span>proprio reddito pubblico e tutti gli altri. Contro le banalità del mainstream politico bisogna far valere alcuni dati. Nell&#8217;ulti mo ventennio la spesa pubblica, al netto dell&#8217;inflazione <span class="s1">e </span>rispetto al Pil, non <span class="s1">è </span>mai calata. <span class="s4">È </span><span class="s1">e</span>norm<span class="s1">e</span>m<span class="s1">e</span>nte cr<span class="s1">es</span>ciuta la <span class="s1">s</span>p<span class="s1">e</span>sa per trasferimenti ( dal 38,9 al 44,1 % della spesa del settore pubblico allargato, in un raffronto tra 2000 e 2018), soldi, cioè, messi in mano ai destinatari in modo diretto. <span class="s3">Lo </span>Stato ha poi trasferito alle autonomie locali la gestione di servizi attraverso società partecipate o controllate, occultando sacche di clientelismo, consulenze invisibili, sprechi. L&#8217;unico settore che è stato sacrificato è quello di cui gli statalisti si lamentano, ipocritamente, di più: istruzione, ricerca, infrastrutture, viabilità, giustizia. Comparti <span class="s1">e s</span>p<span class="s1">ese </span>nec<span class="s1">ess</span>ari<span class="s1">e </span>dove perfino un liberi<span class="s1">s</span>ta ricono<span class="s1">s</span>c<span class="s1">e </span>d<span class="s1">e</span>bba e<span class="s1">s</span>ercitar<span class="s1">s</span>i <span class="s2">il </span>ruolo di uno Stato minimo<span class="s1">, </span>ma <span class="s1">e</span>ffici<span class="s1">e</span>nt<span class="s1">e</span>. Qu<span class="s1">es</span>to capitolo (in<span class="s1">v</span>e<span class="s1">s</span>timenti pubblici in conto capitale) <span class="s1">s</span>i è dim<span class="s1">e</span>zzato (dal 13,6<span class="s1">%</span>, già ba <span class="s1">ss</span>o, del 2000 ali&#8217; attuale 7,65<span class="s1">%</span>). <span class="s3">La </span><span class="s1">s</span>p<span class="s1">e</span>sa pubblica complessiva sul Pil in Italia è di contro passata dal 53,26% del 2000 al 58,90% del 2018. Un&#8217;enormità se si tiene conto che, nello stesso periodo, <span class="s2">il </span>Pil è cresciuto in termini reali di appena 1&#8217;8,3%. Ad un esame più analitico, si osserva &#8211; nello stesso periodo &#8211; un enorme aumento di spesa, soprattutto per acquisti di beni e servizi (+54% reale) mentre le spese in conto capitale, che &#8211; insieme agli investimenti privati &#8211; sono le uniche capaci di generare Pil, sono scese di oltre <span class="s2">il </span>21 % reale. Un<span class="s1">&#8216;</span>altra scoperta amara è la differenza tra spesa della P A in senso stretto e quella allargata a tutto <span class="s2">il </span>carrozzone del famoso stato imprenditore (partecipat<span class="s1">e, </span>controllate<span class="s1">, </span>municipalizzate, consorzi ecc ecc). Questa differenza, che ammontava a circa 90 miliardi nel 2000, è salita a 188 miliardi nel 2018! Da questi dati emerge come la bulimia statalista abbia fagocitato <span class="s2">il </span>60% del <span class="s4">Pii </span>lasciando al contempo cadere a pezzi scuole, ponti, infrastrutture, ricerca e facendoci vergognare per la mondezza di Roma, i tram che prendono fuoco o i tribunali che non emettono sentenze per 10 anni. <span class="s3">Lo </span>Stato non deve fare l<span class="s1">&#8216;</span>imprenditore<span class="s1">, </span>ma garantire i servizi necessari. Il contrario di quel che si è fatto e di quel che sta facendo questo governo <span class="s1">, </span>anziché detassare la geniale cr<span class="s1">e</span>atività imprenditorial<span class="s1">e </span>d<span class="s1">e</span>gli italiani, che infatti vanno via.</p>
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<p><em>Pubblicato da Libero, edizione del 31.07.2020</em></p>
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		<title>Merkel, Renzi, Hollande da suonatori a suonati</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/merkel-renzi-hollande-da-suonatori-a-suonati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Sep 2016 12:22:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[merkel]]></category>
		<category><![CDATA[renzi]]></category>
		<category><![CDATA[spesa improduttiva]]></category>
		<category><![CDATA[Ttip]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[:it]I tre leader crollano tra profughi e austerità. Il premier Renzi continua a dar retta alla Cancelliera bocciata pure dai suoi elettori. L'analisi di Davide Giacalone[:]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il semiasse non regge. <strong>Merkel</strong> e <strong>Renzi</strong> si sono ben guardati dall&#8217;evocare l&#8217;immagine dell&#8217;asse, che porta ampiamente sfortuna, ma con ripetuti incontri, conditi con le solite parole di circostanza (quando mai s&#8217;è visto un governante che, di un collega democraticamente eletto, dica: sta facendo riforme di schifo?!), hanno provato a mettere in scena una semi-intesa. Dal Mecklemburgo-Pomerania alla Cina, però, si vede che non regge.</p>
<p>Laddove servono scelte nette, quel semiasse può produrre solo non scelte. Merkel può far finta di restare estasiata innanzi al <strong>Jobs Act</strong>, ma ricorda che le riforme Hartz furono quattro e le fece Schröder, che proprio lei batté alle elezioni. Renzi può mostrarsi commosso per la solidarietà tedesca innanzi al terremoto, ma la sola cosa arrivata è la promessa di costruzione di una scuola, manco fossimo un Paese in via di sviluppo. Il semiasse pretende di tenere assieme la supplica italiana di non dovere veramente ridurre il deficit e il debito e la pretesa tedesca che i patti sottoscritti siano rispettati. Laddove servirebbe l&#8217;opposto: seri <strong>tagli alla spesa corrente improduttiva</strong> e abbattimenti del debito, contemporaneamente creandone di federale per spingere gli investimenti. Scelte serie metterebbero in grave imbarazzo sia il governo tedesco che quello italiano, sicché si rimanda, lasciando che la sola politica economica esistente la faccia la Banca centrale europea.</p>
<p>Al G20 l&#8217;Unione europea sarebbe la zona più ricca e sviluppata, ma si presenta frammentata e rappresentata da nani ininfluenti. Chiede aiuto sull&#8217;immigrazione. I ricchi e forti chiedono aiuto. Ma a chi? Agli <strong>Usa</strong>, la cui storia depone all&#8217;opposto dell&#8217;Europa e la cui politica di frontiera è assai più dura della nostra? Alla <strong>Cina</strong>, che ha annesso aree esterne e solo di recente ha consentito che i propri cittadini si spostino liberamente all&#8217;interno del Paese? A chi? Scegliere significa avere una sola politica di frontiera, redistribuendo i profughi e facendo entrare solo gli immigrati di cui c&#8217;è bisogno. Ma il semiasse non può dirlo, perché la Germania ha improvvidamente provato a usare i profughi siriani come immigrati economici e l&#8217;Italia non sa distinguere gli uni dagli altri, buttando fuori i clandestini.</p>
<p>Intanto Usa e Cina chiudono accordi che vanno sotto il titolo del clima, ma hanno contenuti economici, mentre in Europa c&#8217;è chi ghigna per la tafazzata di avere proclamato morto il Trattato di libero scambio Atlantico (<strong>Ttip</strong>). Il tutto in un&#8217;inerzia che, per paura delle crescenti forze eurocritiche, finisce con il fornire loro buoni argomenti. Splende come il sole l&#8217;evidenza che i muri, commerciali e frontalieri, non risolveranno uno solo dei nostri problemi, creandone di altri e più gravi, ma le nuvole della paura e le tenebre del rinvio oscurano anche la luce stellare.</p>
<p>Il semiasse prova a guadagnare il tempo che porta ai referendum e alle elezioni politiche, in realtà spreca quello comprato dalla <strong>Bce</strong>. Taluno crede, o addirittura spera, che ciò conduca alla fine dell&#8217;Ue, in modo da tornare a un passato che non è mai esistito e che, per quel che è esistito, fa orrore. Credo, invece, che si dovranno fare le cose oggi rinviate quando sarà più difficile e costoso. E questa, sia chiaro, è la versione ottimistica.</p>
<p><strong>Davide Giacalone</strong>, <em>Il Giornale</em> del 6 settembre 2016</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/merkel-renzi-hollande-da-suonatori-a-suonati/">Merkel, Renzi, Hollande da suonatori a suonati</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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