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	<title>Sabino Cassese Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>Sabino Cassese Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Il sistema politico italiano: del prof. Cassese l&#8217;ultima lezione della Scuola di Liberalismo 2024</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Cruciani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Jun 2024 17:52:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
		<category><![CDATA[rassegna stampa scuola di liberalismo 2024]]></category>
		<category><![CDATA[Sabino Cassese]]></category>
		<category><![CDATA[scuola di liberalismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come Croce diceva che è impossibile non definirsi cristiani oggi è impossibile non definirsi liberali, ma al tempo stesso è impossibile non definirsi anche democratici e a favore dello Stato sociale. Siamo figli di diverse culture politiche. Si è tenuta questa sera l’ultima lezione della Scuola di Liberalismo 2024 della Fondazione Luigi Einaudi. Titolo dell’incontro: [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Come Croce diceva che è impossibile non definirsi cristiani oggi è impossibile non definirsi liberali, ma al tempo stesso è impossibile non definirsi anche democratici e a favore dello Stato sociale. Siamo figli di diverse culture politiche.</p>
<p>Si è tenuta questa sera l’ultima lezione della Scuola di Liberalismo 2024 della Fondazione Luigi Einaudi. Titolo dell’incontro: “Il sistema politico italiano”, a cura del professor Sabino Cassese. Il professore in oltre un’ora di lezione ha approfondito l’aspetto statico e quello dinamico del nostro sistema politico.</p>
<p>“L’affluenza alle urne, per lungo tempo nel nostro Paese, ha raggiunto il 93%. Dopo un quarantennio abbondante l’elettorato si è abbassato a circa il 70. Ora nelle elezioni politiche nazionali è arrivato a poco più del 60%, mentre alle regionali è arrivato a meno della metà degli aventi diritto. Dati ufficiali Eligendo”. Altri dati Istat, ha spiegato, “riguardano la partecipazione politica attiva e passiva delle persone con più di 14 anni. La prima coinvolge solo il 7% di questi soggetti, mentre la partecipazione passiva raggiunge il 70%. A tutto questo c’è da aggiungere la forte volatilità dell’elettorato. Alle ultime elezioni politiche, rispetto alle precedenti, si sono registrate delle modificazioni radicali”.</p>
<p>Oggi, ha detto Cassese, “abbiamo un sistema basato sul multipartitismo e sappiamo che oggi i partiti hanno perduto quel carattere associativo insito nell’articolo 49 della Costituzione. I partiti avevano, nella prima parte della storia repubblicana, molto più seguito. Questa riduzione della struttura dei partiti dipende dal fatto che questi non sono più ramificati nel Paese come avveniva in passato”.</p>
<p>Un altro cambiamento importante riguarda i media: giornali, radio e tv. “Questo – ha detto il professore &#8211; è un cambiamento che viene sintetizzato con due espressioni: si è passati da una comunicazione one to many a una comunicazione many to many, ovvero da una comunicazione che va, ad esempio, dal giornale ai lettori, a una comunicazione che, grazie a internet, può essere da tutti a tutti”.</p>
<p>A cambiare nel tempo è stata anche la struttura del Parlamento, che ha diminuito il numero dei suoi rappresentanti. “Un Parlamento”, ha osservato, “che spesso non realizza più i principi del bicameralismo”, ovvero l’approvazione delle leggi con una reale discussione da una Camera all’altra. ”Quello di oggi viene definito monocameralismo alternato, che si ha quando un atto normativo proposto da uno dei due rami, per la ristrettezza dei tempi, impone al secondo ramo, quello che approva in via definitiva, di ratificare senza modificare. Inoltre va detto che da tempo gli atti normativi primari, quelli aventi forza di legge, sono sostanzialmente decreti legge”.</p>
<p>Il nostro sistema politico, in 78 anni di storia repubblicana, ha avuto 68 governi. “Possiamo dividere questo lasso di tempo in due periodi: fino al 1994 e la fase successiva. Nella prima fase l’instabilità era dovuta alla perdurante presenza della Democrazia Cristiana negli esecutivi”. Una democrazia che era definita fuori dal comune per la sua caratteristica principale: l’assenza di alternanza.</p>
<p>Relativamente all’aspetto dinamico del nostro sistema politico, ovvero al funzionamento del nostro sistema politico, il professor Cassese ha enunciato come problematici: lo squilibrio tra personale politico e personale amministrativo; il passaggio da politiche di tipo ideologico e programmatico a politiche di tipo puntiformi e incrementali (oggi non vi sono più programmi, ma slogan); la carenza di culture organizzative diffuse che si riflette nel sistema politico; il rapido comporsi e scomporsi del sistema politico (alleanze variabili rapidamente).</p>
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		<title>Le contraddizioni dell’UE: è un gigante regolatorio ma un nano finanziario</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/le-contraddizioni-dellue-e-un-gigante-regolatorio-ma-un-nano-finanziario/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sabino Cassese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Oct 2023 17:29:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Sabino Cassese]]></category>
		<category><![CDATA[unione europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si discute e si discuterà sui vincoli europei al bilancio nazionale (il Patto di stabilità e crescita da rivedere), ma c’è un altro aspetto della finanza europea che è rilevante, quello del bilancio dell’Unione. Quest’ultimo è oggi alimentato dalle contribuzioni degli Stati membri in relazione alla loro ricchezza, da dazi doganali sulle importazioni dall’esterno dell’Unione, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si discute e si discuterà sui vincoli europei al bilancio nazionale (il Patto di stabilità e crescita da rivedere), ma c’è un altro aspetto della finanza europea che è rilevante, quello del bilancio dell’Unione. Quest’ultimo è oggi alimentato dalle contribuzioni degli Stati membri in relazione alla loro ricchezza, da dazi doganali sulle importazioni dall’esterno dell’Unione, da una quota dell’Iva riscossa dagli Stati e da altre minori entrate. Esso riguarda 27 nazioni, ma è inferiore alla somma dei bilanci delle regioni italiane. Per rendersi conto delle proporzioni del problema, ricordo che l’Italia ha solo il 13 per cento della popolazione europea, ma ha un bilancio di dimensioni circa sei volte superiore a quello dell’Unione.</p>
<p>Queste non sono le uniche contraddizioni. L’Unione è un gigante regolatorio, ma un nano finanziario: disciplina quasi ogni aspetto della vita delle nazioni europee, fino alla qualità delle acque di balneazione, ma non ha una propria politica redistributiva. I mercati dei Paesi europei sono uniti; vi sono un’unione bancaria e un’unione monetaria; ma il bilancio europeo è di dimensioni molto modeste, rispetto allo sviluppo raggiunto dall’Europa in termini di territorio, popolazione e poteri.</p>
<p>L’euro è una moneta senza Stato, ma c’è da chiedersi se un potere pubblico sovranazionale, che tiene sotto controllo 27 Stati, possa sopravvivere senza un bilancio di dimensioni adeguate ai suoi obiettivi e ai suoi compiti crescenti. Il bilancio, governando entrate e spese, è l’unico strumento che consente una funzione redistributiva sia tra i cittadini, sia tra le regioni, sia tra le nazioni europee, come già fa, in parte, con le politiche di coesione che favoriscono le zone meno sviluppate, qual è il Sud dell’Italia. Per rendersi conto dell’importanza del bilancio per ogni potere pubblico, sia substatale (ad esempio, una regione), sia statale, sia sovrastatale, e per capire quanto sia rilevante l’allocazione delle risorse per ogni gestione pubblica, basta considerare il dibattito che accompagna l’analogo strumento in Italia.</p>
<p>Negli ultimi anni, qualche progresso è stato compiuto. In risposta alla pandemia, l’Unione si è dotata di strumenti finanziari, in particolare tramite l’indebitamento, per realizzare gli interventi per l’occupazione (Sure), per quelli diretti alle nuove generazioni (Next generation EU, un piano di investimenti erogati agli Stati membri), per l’acquisto dei vaccini, per gli aiuti militari all’Ucraina, per l’agenda verde e per quella digitale, tutti interventi che richiedono risorse, impongono una centralizzazione delle responsabilità di bilancio e una capacità finanziaria centrale.</p>
<p>Una Unione sempre più stretta non può quindi limitarsi a disporre vincoli ai bilanci statali, ma deve avere un proprio bilancio degno delle dimensioni dell’Unione Europea per offrire quei «beni pubblici europei» che gli Stati non possono produrre individualmente. Questo bilancio, al quale dovrebbero contribuire i cittadini europei, potrebbe rappresentare in futuro un ottimo scudo anche per i bilanci degli Stati, come quello italiano, che — a causa dell’alto debito pubblico — non sono sottoposti soltanto ai vincoli dell’Unione, ma debbono anche rispettare i vincoli che derivano dai mercati: più spese a livello europeo darebbero luogo a meno spese a livello nazionale, alleviando quindi la pressione sui bilanci degli Stati.</p>
<p>Gli articoli 313-324 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea regolano già oggi il bilancio, e ne disciplinano la procedura (che passa attraverso decisioni del Parlamento europeo e del Consiglio per l’approvazione), nonché la responsabilità della Commissione per l’esecuzione.</p>
<p>Per finanziare un bilancio di maggiori dimensioni, c’è bisogno di più entrate stabili. La recente proposta della Commissione di una base imponibile armonizzata per la tassazione delle imprese — denominata Befit — può essere l’occasione per dotare l’Unione europea di adeguate «risorse proprie» per finanziare le maggiori spese a livello centrale o come garanzia per l’emissione di debito comune (in quest’ultimo caso, tuttavia, una revisione del Trattato sembra inevitabile).</p>
<p>Il raccordo necessario tra bilancio europeo e vincoli europei ai bilanci nazionali dipenderà dalla prossima revisione del Patto di stabilità e di crescita e dalla sua applicazione perché sane regole finanziarie sono la condizione per devolvere più compiti e risorse all’Unione europea.</p>
<p>Dunque, vi sono tutte le premesse perché l’Unione possa trarre vigore da un bilancio proprio, di dimensioni corrispondenti al prodotto interno lordo dell’intera area europea, aumentando le proprie entrate, sia fiscali sia derivanti dall’indebitamento, e rafforzando così il proprio ruolo di grande intermediario finanziario, capace di svolgere una funzione di supporto della doppia transizione verde e digitale, investire nella difesa e nella sicurezza e condurre una politica redistributiva tra cittadini, regioni e Stati europei.</p>
<p>In attesa di decisioni più radicali della Commissione, del Consiglio e del Parlamento dopo le elezioni del prossimo giugno, la rapida approvazione della revisione a metà percorso del bilancio pluriennale dell’Unione, proposta dalla Commissione, sarebbe un primo passo nella buona direzione.</p>
<p>In un lucido saggio su «Un nuovo mutamento di struttura della sfera pubblica politica», appena pubblicato in traduzione italiana, a cura di Marina Calloni, dall’editore Raffaello Cortina, il grande filosofo tedesco Jürgen Habermas ha scritto che «le paure del declino sociale e il timore di non essere in grado di far fronte alla inesorabile complessità dei cambiamenti sociali accelerati», «consigliano agli Stati nazionali riuniti nell’Unione Europea la prospettiva di una maggiore integrazione, nel tentativo di recuperare quelle competenze perse a livello nazionale nel corso di questo sviluppo, creando nuove capacità di azione politica a livello transnazionale».</p>
<p><a href="https://www.corriere.it/opinioni/23_ottobre_19/regole-bilanci-l-ambizione-che-ora-manca-all-europa-84597c24-6eaa-11ee-945f-3f883a74fca3.shtml"><em><strong>Corriere della Sera</strong></em></a></p>
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		<title>Il catastrofismo di media e intellettuali che deprime l’Italia</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-catastrofismo-di-media-e-intellettuali-che-deprime-litalia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Mar 2023 17:00:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[catastrofismo]]></category>
		<category><![CDATA[riforme]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Gli intellettuali italiani hanno sempre scelto un atteggiamento sdegnoso vero la realtà (rifiutandola) optando per la critica distruttiva, la mera critica di ingiustizie, la minaccia di catastrofi, l’atteggiamento piagnone»: lo ha scritto Sabino Cassese (“Intellettuali”, il Mulino, 2021) ed è vero. È vero per gli intellettuali ma è ancor più vero per i giornalisti, per [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>«Gli intellettuali italiani hanno sempre scelto un atteggiamento sdegnoso vero la realtà (rifiutandola) optando per la critica distruttiva, la mera critica di ingiustizie, la minaccia di catastrofi, l’atteggiamento piagnone»: lo ha scritto Sabino Cassese (“Intellettuali”, il Mulino, 2021) ed è vero. È vero per gli intellettuali ma è ancor più vero per i giornalisti, per i politici di opposizione, per gli influencer. Il catastrofismo come costante del discorso pubblico italiano, la drammatizzazione come cifra narrativa dell’intero sistema mediatico.</p>
<p>Nessuno è senza peccato. Per i retroscenisti dei giornali, ad esempio, si tratta di un riflesso condizionato. In mancanza di notizie certe sul faccia a faccia tra Tizio e Caio riuniti a porte chiuse per dirimere una controversia politica, il vocabolario utilizzato è sempre, per non sbagliare, quello bellico: “conflitto”, “scontro”, “rissa”, “guerra”&#8230; Ogni soluzione politica, cioè ogni soluzione di compromesso, è raccontata come la vittoria schiacciante di uno e la sconfitta cogente dell’altro. Tertium non datur.</p>
<p>Abbiamo passato la scorsa estate chiusi nella nostra Fortezza Bastiani in attesa dell’arrivo di un’ordalia “fascista”. Che non c’è stata. Così come non sono state abolite la proprietà privata e le libertà personali quando “i comunisti” guidati da quel bolscevico di Romano Prodi sono andati al potere. Gli economisti avevano annunciato, pressoché all’unisono, la recessione dell’economia italiana ed europea sin dallo scorso autunno. Sbagliarono. I politologi avevano previsto la fine del Movimento 5stelle sin dalle elezioni di settembre. Sbagliarono. Osservatori e sinistre previdero che il governo Meloni avrebbe fatto saltare i conti pubblici. Sbagliarono anche loro. Così come sbagliò chi (Lucio Caracciolo) sostenne che Putin non avrebbe mai invaso l’Ucraina e chi (Alessandro Orsini) disse che se la sarebbe mangiata all’istante in sol boccone.</p>
<p>Ogni riforma viene raccontata come l’anticamera dell’inferno da chi non ne condivide i fini. È successo con le pensioni da Berlusconi alla Fornero, con il regionalismo spinto ieri e con l’autonomia differenziata oggi, con il Jobs Act di Renzi, con la riforma costituzionale della Boschi, con il nucleare, con gli inceneritori, con le trivelle, con i migranti, con il Mes… La fine del mondo è stata più volte annunciata, il mondo non è mai finito. Abbiamo visto atteggiamenti più o meno commendevoli, abbiamo assistito ad innovazioni più o meno efficaci: tutto è stato discutibile, nulla si è rivelato fatale.</p>
<p>Viene, però, da chiedersi come sarebbe l’Italia se chi ha la responsabilità di formare (e informare) l’opinione pubblica adattasse il proprio canone narrativo al realismo anziché al catastrofismo. C’è da credere che saremmo un Paese migliore. Il confronto sul merito delle questioni sortirebbe soluzioni più coerenti con la complessità dei problemi. L’attenuazione di un pessimismo cosmico da anno Mille consentirebbe di guardare con maggiore fiducia al futuro, incoraggiando di conseguenza i consumi e gli investimenti, e magari scoraggiando l’abuso di ansiolitici e psicofarmaci. Il venir meno della demonizzazione reciproca rafforzerebbe il nostro precario sentimento di unità nazionale, consentendoci di affrontare al meglio delle nostre possibilità le difficili prove insite in un mondo globalizzato. L’attenuazione dei No categorici pronunciati dai banchi dell’opposizione attenuerebbe il senso di delusione, e dunque di sfiducia nella politica, degli elettori quando, conquistati gli scranni del governo, i No si trasformano inevitabilmente in Sì.</p>
<p>E poi, forse, chissà, risulterebbe un po’ meno vero l’ancor oggi verissimo aforisma di Ennio Flaiano secondo il quale «il maggiore difetto degli italiani è quello di parlare sempre dei propri difetti»</p>
<p><a href="https://www.huffingtonpost.it/politica/2023/03/19/news/che_cosa_sarebbe_litalia_senza_catastrofismo-11615304/"><em><strong>Huffington Post</strong></em></a></p>
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		<title>Riforme, in Fondazione il confronto col Ministro Casellati. Cassese: “per cambiare la costituzione serve una assemblea eletta come dice la FLE”</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/riforme-in-fondazione-il-confronto-col-ministro-casellati-cassese-per-cambiare-la-costituzione-serve-una-assemblea-eletta-come-dice-la-fle/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Cruciani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Mar 2023 17:00:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[Assemblea per la riforma della Costituzione]]></category>
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		<category><![CDATA[riforma]]></category>
		<category><![CDATA[Sabino Cassese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Lo strumento principe per una riforma della Costituzione è quello di istituire un’assemblea costituente, come proposto dalla Fondazione Luigi Einaudi”, è quanto ha affermato ieri il professore Sabino Cassese durante un evento organizzato dalla Fondazione Luigi Einaudi per parlare di riforme. Insieme al presidente della Fondazione Giuseppe Benedetto, all’incontro ha partecipato il ministro per le [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/riforme-in-fondazione-il-confronto-col-ministro-casellati-cassese-per-cambiare-la-costituzione-serve-una-assemblea-eletta-come-dice-la-fle/">Riforme, in Fondazione il confronto col Ministro Casellati. Cassese: “per cambiare la costituzione serve una assemblea eletta come dice la FLE”</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“Lo strumento principe per una riforma della Costituzione è quello di istituire un’assemblea costituente, come proposto dalla Fondazione Luigi Einaudi”, è quanto ha affermato ieri il professore Sabino Cassese durante un evento organizzato dalla Fondazione Luigi Einaudi per parlare di riforme. Insieme al presidente della Fondazione Giuseppe Benedetto, all’incontro ha partecipato il ministro per le Riforme istituzionali e la semplificazione normativa Maria Elisabetta Alberti Casellati.</p>
<p>In un&#8217;Aula Malagodi strapiena e con ospiti illustri, parlamentari e giuristi, il presidente Benedetto, nel portare i saluti istituzionali, ha sottolineato come la Fondazione Luigi Einaudi cerchi ancora una volta di anticipare i tempi prospettando al ceto politico la via maestra per la riforma delle Istituzioni: l’elezione con metodo proporzionale di un’Assemblea per la riforma della seconda parte della Costituzione.</p>
<p>“Non ho pregiudizi nei confronti di nessun metodo per arrivare a una riforma costituzionale”, ha detto il ministro Casellati, che ha poi indicato quella che, a suo avviso, è la via da seguire: “Credo che la forma migliore per intervenire sia quella prevista dall&#8217;articolo 138. La mia preferenza è imboccare l&#8217;art. 138 attraverso il metodo dell’ascolto, perché la maggioranza non ha una posizione precostituita su una forma istituzionale rispetto a un’altra”.</p>
<p>Riguardo all’ipotesi di un&#8217;elezione diretta del Capo dello Stato o del governo, il ministro ha però sottolineato: “Qualunque legge riuscissimo a fare ci sarà una norma transitoria, perché sarebbe una sgrammaticatura istituzionale pensare che l’approvazione di una legge possa portare a un’elezione immediatamente diretta e far cadere, per dire, il mandato del presidente della Repubblica o del presidente del Consiglio”. Una nuova legge che dovesse prevedere l&#8217;elezione diretta del presidente della Repubblica, ha concluso, “entrerebbe in vigore nel 2029, dopo la fine del mandato del presidente Mattarella”.</p>
<p>All’inizio dell’incontro, il Segretario generale della Fondazione Luigi Einaudi, Andrea Cangini, ha presentato il disegno di legge costituzionale, redatto dalla Fondazione e sostenuto dal professor Cassese, per dare vita ad un’Assemblea per la riforma della Costituzione.</p>
<p>“Sono passati esattamente quarant’anni da quando, con la Commissione Bozzi, il Parlamento provò per la prima volta a mettere mano a una riforma organica dello Stato. Il tentativo fallì, così come fallirono gli innumerevoli tentativi successivi. Abbiamo visto costituire ad hoc commissioni bicamerali e monocamerali, abbiamo assistito a tentativi ex articolo 138: è stato vano”, ha detto Cangini.</p>
<p>“La Fondazione Luigi Einaudi – ha sottolineato – ritiene che procedere per temi sia un errore. Serve una riforma di sistema, sottratta alle insidie delle dinamiche politiche contingenti, filtrata dalla competenza e largamente condivisa”.</p>
<p>“C’è solo un modo per conseguire lo scopo: eleggere con metodo proporzionale una snella Assemblea per la riforma della Costituzione composta da cento esperti indicati dai partiti, che passino al vaglio dei cittadini-elettori”, ha concluso Cangini.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/riforme-in-fondazione-il-confronto-col-ministro-casellati-cassese-per-cambiare-la-costituzione-serve-una-assemblea-eletta-come-dice-la-fle/">Riforme, in Fondazione il confronto col Ministro Casellati. Cassese: “per cambiare la costituzione serve una assemblea eletta come dice la FLE”</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<item>
		<title>Sabino Cassese: “L’autonomia voluta dalla Lega ferisce l’unità del Paese”</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/sabino-cassese-lautonomia-voluta-dalla-lega-ferisce-lunita-del-paese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Capurso]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Nov 2022 18:00:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[Sabino Cassese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il costituzionalista: «Dubbi sui trasferimenti di competenze come istruzione e ambiente» Prima sono sorti dubbi di incostituzionalità sul decreto anti-rave, ora piovono sulla bozza del ministro Calderoli per le autonomie regionali. Così, ad ogni accelerazione, segue una frenata. Per il professor Sabino Cassese, tra i più autorevoli costituzionalisti del secondo dopoguerra, questo accade perché nella [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Il costituzionalista: «Dubbi sui trasferimenti di competenze come istruzione e ambiente»</h3>
<p>Prima sono sorti dubbi di incostituzionalità sul decreto anti-rave, ora piovono sulla bozza del ministro Calderoli per le autonomie regionali. Così, ad ogni accelerazione, segue una frenata. Per il professor Sabino Cassese, tra i più autorevoli costituzionalisti del secondo dopoguerra, questo accade perché nella coalizione di centrodestra «c’è il desiderio di dare il segnale che il governo provvede a tutte le urgenze, sa guidare la macchina dello Stato e assicura la cura degli interessi che la coalizione si è intestata, quali difesa delle frontiere e ordine pubblico». Ma la legge attuativa delle autonomie regionali è materia delicata e se non trattata con la giusta accortezza – avverte Cassese – rischia di acuire le disuguaglianze e rendere più profonda la spaccatura tra Nord e Sud.</p>
<h3>Giorgia Meloni ha chiesto al ministro Calderoli di garantire innanzitutto l’unità del Paese.</h3>
<p>«Un’esigenza giusta, quella di assicurare il rispetto delle autonomie, nell’ambito di un ordinamento unitario: così prescrive la Costituzione. L’esigenza di unità è innanzitutto assicurata dall’eguale rispetto dei diritti sul territorio e dall’unica voce data allo Stato fuori, nei rapporti internazionali. Questo spiega perché siano particolarmente dubbi i trasferimenti dei poteri legislativi in materia di norme generali sull’istruzione, ambiente, tutela e sicurezza del lavoro, tutela della salute, rapporti internazionali e con l’Unione Europea, commercio estero, porti e aeroporti civili, grandi reti di trasporto e di navigazione e ordinamento delle comunicazioni. Tanto più se si considera che nel programma esposto dal governo al Parlamento si parla della proprietà pubblica delle reti di comunicazione».</p>
<h3>La Lega sostiene sia fallito il modello di stato centralista, nel momento in cui non è riuscito a compensare gli storici divari tra Nord e Sud.</h3>
<p>«Occorre, innanzitutto, essere certi che interventi diretti ad assicurare l’eguaglianza, come quelli riguardanti la sanità, l’istruzione, la tutela del lavoro, non producano il risultato di aumentare le diseguaglianze. Poi, tener conto che il divario tra Nord e Sud è aumentato. Essenziale la questione delle risorse. La Costituzione parla di maggiori compiti, non di maggiori risorse da trasferire».</p>
<h3>E se al Nord andranno più risorse, il Sud ne otterrà meno.</h3>
<p>«Certo. La torta non si allarga se alcune Regioni ne prendono una fetta più grossa, perché qualcun’altra ne avrà una più piccola. Nel 2017 – 2018 era stato valutato che le tre regioni del Nord che richiedevano l’autonomia differenziata avrebbero goduto di 21 miliardi in più di risorse per anno, ciò che avrebbe comportato per la Lombardia un aumento delle risorse disponibili in bilancio di più di un quarto. Da ultimo, non va dimenticato che alcune Regioni vogliono colmare il cosiddetto residuo fiscale positivo, lamentando che lo Stato raccoglie imposte sul loro territorio più di quanto conferisce loro in termini di servizi. Tutto questo riapre la ferita del divario».</p>
<h3>I presidenti di Regione del Sud chiedono che si approvino i Lep e i costi standard, poi le autonomie. Hanno ragione?</h3>
<p>«La bozza di lavoro dell’8 novembre 2022, presentata dal ministro Calderoli, prevede che i livelli essenziali delle prestazioni (Lep) precedano i trasferimenti e solo se dopo un anno non siano stabiliti i Lep, si passi ai trasferimenti. Non vedo perché in un anno non si possano stabilire i Lep, anche perché costituiscono un patto con i cittadini, trasferendo, quindi, in parallelo compiti e risorse necessarie, senza prevedere eccezioni».</p>
<h3>Si potranno trasferire alle Regioni fino a 23 funzioni attualmente in capo allo Stato. Alcune regioni, come il Veneto, le chiederanno tutte, altre meno. Qualcuna, nessuna. Si possono creare squilibri?</h3>
<p>«Conferire autonomia vuol dire accettare la differenziazione tra le Regioni. Ma bisogna mettere insieme determinazione dei Lep, trasferimenti di compiti, personale e risorse».</p>
<h3><strong>Il ministro replica alle critiche sottolineando che anche il ritardo nell’attuazione delle autonomie va contro i dettami costituzionali.</strong></h3>
<p>«La Costituzione ha subito più volte ritardi nell’attuazione: Corte costituzionale 1956 e regioni 1970, 22 anni dopo l’entrata in vigore della Costituzione. Non si tratta di una illegittimità costituzionale (la norma costituzionale dispone che ulteriori forme di autonomia “possono” essere attribuite a singole Regioni), ma una inerzia da evitare».</p>
<h3>Le opposizioni chiedono che il Parlamento possa intervenire sugli accordi tra governo e Regioni.</h3>
<p>«L’ulteriore trasferimento alle Regioni è un problema nazionale. Fa parte di un pacchetto unitario, con il quale bisogna ridurre la asimmetria tra governo centrale e Regioni, dando al primo quella stabilità che alle Regioni è stata data circa trent’anni fa. Poi, non basta risolverlo con intese con ciascuna Regione. Occorre valutarlo complessivamente, come d’altra parte ha riconosciuto il ministro Calderoli portando la bozza di lavoro del disegno di legge alla Conferenza Stato Regioni»</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.lastampa.it/politica/2022/11/21/news/sabino_cassese_lautonomia_voluta_dalla_lega_ferisce_lunita_del_paese-12252440/"><strong><em>La Stampa</em></strong></a></p>
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		<title>Sabino Cassese: “L’opposizione si liberi del passato, presidenzialismo utile alla stabilità”</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/cassese-opposizione-passato-presidenzialismo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sabino Cassese]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Oct 2022 18:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
		<category><![CDATA[governo meloni]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[riforme]]></category>
		<category><![CDATA[Sabino Cassese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il giurista: «La forza della democrazia sta nell’aver incluso chi ha antiche radici autoritarie» ROMA. Il professor Sabino Cassese ha appena finito di ascoltare il discorso della presidente Giorgia Meloni e, a caldo, suggerisce una delle sue notazioni sulfuree: «Ha usato tre toni di voce. Uno squillante, leggendo rapidamente la lunga lista di buoni propositi. Uno [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Il giurista: «La forza della democrazia sta nell’aver incluso chi ha antiche radici autoritarie»</h3>
<p>ROMA. Il professor Sabino Cassese ha appena finito di ascoltare il discorso della presidente Giorgia Meloni e, a caldo, suggerisce una delle sue notazioni sulfuree: «Ha usato tre toni di voce. Uno squillante, leggendo rapidamente la lunga lista di buoni propositi. Uno intermedio, riflessivo, per sottolineare alcune impostazioni. Infine, uno quasi sussurrato, senza leggere, per far capire chi era la locutrice. Un buon “acting”». Sabino Cassese, come si sa, è uno dei più importanti giuristi del secondo dopoguerra, ma anche un profondo conoscitore da “dentro” della politica italiana e in questa intervista a <em>La Stampa</em> colloca il discorso di Giorgia Meloni in un contesto più ampio di quello contingente.</p>
<h3>Molta attualità politica e uno sguardo generico sui prossimi cinque anni?</h3>
<p>«Un programma di governo, dichiaratamente di durata decennale, va giudicato in base a sei criteri: l’orizzonte ideale nel quale si muove, la collocazione internazionale proposta, la prospettiva temporale indicata, gli obiettivi prescelti, i mezzi preferiti, infine, le assenze, i temi che non ci sono».</p>
<h3>Non le è parso un discorso senza un ’idea di Paese e di Europa?</h3>
<p>«Se si considerano i primi tre criteri insieme, va riconosciuto che nel discorso sono presentati un solido orizzonte ideale, una robusta collocazione internazionale e una lunga durata. L’orizzonte ideale è quello della Costituzione, di tipo liberale e democratico, antifascista, con un riferimento all’Occidente; in più, sia la sottolineatura del vincolo rappresentati-rappresentanti, sia il riconoscimento del valore dell’opposizione. Tra questi si insinuavano toni anti-oligarchici, che mostrano la penetrazione del populismo in tutte le forze politiche italiane.</p>
<p>Quanto alla collocazione internazionale, mi sembra che sia stata chiara l’adesione all’Unione Europea e all’Alleanza atlantica, così come è stata chiara la critica all’invasione russa. I toni critici dell’Unione Europea c’erano, ma in termini di una sua insufficienza; insomma, per fare di più, non di meno. Quanto alla prospettiva temporale, è chiaramente decennale, come risulta dalla critica a 10 anni di governi deboli e instabili e dalla indicazione di 10 anni come prospettiva futura. Il governo conta su questa e sulla prossima legislatura».</p>
<h3>Nei commenti c’è chi si sofferma di nuovo sulla questione fascista: la distanza le pare convincente e sufficiente?</h3>
<p>«Non soltanto la distanza dal fascismo, ma anche le chiare indicazioni relative a libertà e democrazia. Sarebbe bene che l’opposizione si liberasse del punto di vista fascismo-antifascismo, giudicando il governo per quello che propone e per quello che fa. La forza di 75 anni di democrazia sta anche in questo, di avere abituato alla democrazia coloro che hanno le loro antiche radici in un regime autoritario».</p>
<h3>Le priorità di Meloni le paiono quelle giuste?</h3>
<p>«Più che esprimere un giudizio personale, provo a fare il seguente esercizio. Prendo il volume più aggiornato e interessante sulla storia repubblicana, quello curato da Luca Paolazzi su “75 anni di storia economico-sociale e 23 di stallo” e contiene 150 pagine di dati comparativi su Italia e altri Paesi. Gli obiettivi indicati dal nuovo governo centrano quasi tutti i problemi analizzati in quelle pagine su finanza e crescita, con un approccio pragmatico e rassicurante, insistendo sull’avanzo primario, sul risparmio privato.</p>
<p>Un rapporto tra Stato e economia di impianto liberista, favorevole a deregolazione e de-burocratizzazione, ma che punta su reti pubbliche. Attenzione per i tre grandi problemi del Paese, scuola, sanità, divario Sud &#8211; Nord. Accenti diversi da quelli dei suoi alleati di governo in materia di pensioni (con attenzione per la flessibilità e per le garanzie dei giovani) e sull’immigrazione (con attenzione più alle partenze che agli arrivi), più allo sviluppo dell’Africa mediterranea che alla chiusura dei porti e la geniale idea di un piano Mattei che riprenda l’esperienza di quel grande imprenditore».</p>
<h3>Il presidenzialismo? Non se ne farà nulla anche stavolta?</h3>
<p>«Il capitolo dei mezzi non si ferma al presidenzialismo. Riguarda anche l’autonomia differenziata, ma attenuata dal rafforzamento delle risorse per Roma e dall’accento sulle autonomie locali. Riguarda anche la burocrazia con reintroduzione dei criteri del merito. Riguarda anche la giustizia, con processi solleciti. Sulla riforma presidenziale non c’è stata una chiara scelta tra le decine di soluzioni che si presentano, ma è stata indicata l’opzione che tende a premiare la stabilità dell’esecutivo. Questo è un obiettivo importante in un Paese che in 75 anni inaugura il proprio 68º governo».</p>
<h3>Quindi una valutazione positiva?</h3>
<p>«Si, complessivamente, anche se la critica di bonus e ristori doveva continuare con programmi di investimento; sul fisco, a temi condivisi da tutti, come la lotta alla evasione e la riduzione del cuneo fiscale, si accompagnano anche idee molto criticate come la tregua fiscale e la tassa piatta. La critica alla limitazione delle libertà nella fase acuta della pandemia poteva essere risparmiata, anche perché non accompagnata da indicazioni su quello che farebbe il nuovo governo se si trovasse di nuovo davanti a una recrudescenza della pandemia. Il riferimento ai lavoratori autonomi costituisce un richiamo di tipo elettorale. E i lavoratori dipendenti? Interessante il riferimento all’ Europa: ha unito l’interesse nazionale ad un destino comune».</p>
<p>Un forte apparato retorico e tanti messaggi di metodo: sono libera, faremo cose che ci costeranno consenso, non tradiremo. Il profilo di una destra sociale fuori dal Palazzo, un romanticismo pronto alla “bella sconfitta”? O anche un’alterità effettiva da parte di una “underdog” combattiva che potrebbe rompere consuetudini?<br />
«Un discorso da combattente, forse troppo lungo, che non mostrava le crepe che vi sono nella coalizione di governo, uno dei due punti deboli, insieme a quello delle strutture serventi e degli apparati di staff, della classe dirigente a cui far capo».</p>
<p><strong><a href="https://www.lastampa.it/politica/2022/10/26/news/sabino_casseselopposizione_si_liberi_del_passatopresidenzialismo_utile_alla_stabilita-12200069/?ref=LSHSTD-BH-I0-PM11-S6-T1">Intervista di Fabio Martini su <em>La Stampa</em></a></strong></p>
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		<title>Sabino Cassese: Lo Stato invadente e invisibile</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/sabino-cassese-lo-stato-invadente-e-invisibile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2020 07:25:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#BuonaPagina]]></category>
		<category><![CDATA[corriere della sera]]></category>
		<category><![CDATA[Sabino Cassese]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="su-button-center"><a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2020/09/cassese-lo-stato-invadente-invisibile-1.pdf" class="su-button su-button-style-flat su-button-wide" style="color:#ffffff;background-color:#003c71;border-color:#00305b;border-radius:5px" target="_self"><span style="color:#ffffff;padding:9px 30px;font-size:22px;line-height:33px;border-color:#4d779c;border-radius:5px;text-shadow:0px 0px 0px #ffffff"><i class="sui sui-newspaper-o" style="font-size:22px;color:#ffffff"></i> VISUALIZZA ARTICOLO</span></a></div>
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		<title>Sabino Cassese: L&#8217;attività e l&#8217;efficacia del nostro Parlamento</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/sabino-cassese-lattivita-e-lefficacia-del-nostro-parlamento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2020 06:26:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#BuonaPagina]]></category>
		<category><![CDATA[corriere della sera]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[Sabino Cassese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si parla tanto della riduzione del numero dei parlamentari. Ma quale ruolo svolge oggi il Parlamento? Siamo a metà della legislatura iniziata nel marzo 2018 ed è utile tracciare un primo bilancio. Il Parlamento è innanzitutto organo legislativo, ma la legislazione è «a prevalente trazione governativa» (come notato dal «Rapporto sulla legislazione», del 2018, dell&#8217;Osservatorio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Si parla tanto della riduzione del numero dei parlamentari. Ma quale ruolo svolge oggi il Parlamento? Siamo a metà della legislatura iniziata nel marzo 2018 ed è utile tracciare un primo bilancio.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Il Parlamento è innanzitutto organo legislativo, ma la legislazione è «a prevalente trazione governativa» (come notato dal «Rapporto sulla legislazione», del 2018, dell&#8217;Osservatorio sulla legislazione della Camera). Solo un quarto delle leggi di questa metà legislatura sono state di iniziativa parlamentare. Sessantatré sono stati i decreti legge (su un terzo dei quali il governo ha posto la fiducia in sede di conversione), con una tendenza accentuata negli ultimi sei mesi. Il governo ha avuto una corsia privilegiata: i tempi medi di approvazione delle leggi di iniziativa parlamentare (sei mesi) si dimezzano per quelle di iniziativa governativa. Ma il Parlamento ha mostrato una inesausta «capacità trasformativa» (questa è una espressione del «Rapporto sulla legislazione» del 2020). Nel periodo dell&#8217;«emergenza sanitaria», fino a metà luglio, ha approvato 860 emendamenti ai decreti legge, che sono quindi cresciuti nell&#8217;iter parlamentare: il decreto «Cura Italia» da 127 a 176 articoli, quello «Rilancio» da 266 a 341 articoli. Sul decreto legge «Semplificazioni» sono piovuti circa 3 mila emendamenti, di cui più di mille dichiarati inammissibili.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Primo paradosso: il Parlamento è sempre più a rimorchio del governo; non legifera, ma emenda, condannandosi a un ruolo interstiziale, perché opera nelle maglie dei decreti legge del governo. Il risultato è tante leggi, poco Parlamento.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Eppure, non si può dire che il Parlamento non abbia lavorato. Ha proposto, e in molti casi esaminato, circa 4 mila disegni di legge e più di 10 mila interpellanze e interrogazioni (di cui un terzo svolte). Si può stimare che i rappresentanti del popolo siano stati impegnati nel lavoro parlamentare per circa due terzi del tempo lavorativo (a cui bisogna aggiungere l&#8217;impegno nei collegi e nei partiti). Numerose sono state le indagini conoscitive avviate o svolte, le proposte di inchieste parlamentari, le risoluzioni, le relazioni di commissioni di inchiesta, e altre attività non legislative, ma di controllo. A questo carico di lavoro (inegualmente distribuito tra i parlamentari) fanno però riscontro scarsa incidenza e poca efficacia. Il Comitato per la Legislazione della Camera dei deputati ha lamentato l&#8217;attribuzione di un «improprio» potere normativo e regolamentare ai decreti del Presidente del Consiglio dei ministri. Ha criticato il modo in cui il governo «gioca» con i decreti legge, ad esempio, abrogando le norme di altri decreti legge in sede di conversione; o inserendo nella legge di conversione proroghe in blocco dei termini di deleghe in scadenza; oppure trascinando tutte le deroghe alla legislazione vigente con la proroga dell&#8217;emergenza. Nel «Rapporto sulla legislazione» è inoltre segnalato il fenomeno del «monocameralismo alternato» (la necessità di convertire in legge entro due mesi i decreti legge impone ad una delle due Camere di approvare a occhi chiusi il testo approvato dall&#8217;altra). Secondo paradosso: il Parlamento lavora molto, ma decide poco.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Il vincitore è, quindi, il governo? Forse, sul breve periodo. Ma tutta questa massa di norme da esso originate richiede ulteriori nonne applicative (regolamenti ed atti amministrativi). Alla sua nascita, l&#8217;attuale governo aveva una eredità di circa 170 decreti da emanare. Ne ha ora circa 300. Ma il governo è anche prigioniero della sua frenesia legislativa: più vuole regolare, più si lega le mani.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Negli ultimi decreti legge vi sono norme che hanno la forma, ma non la sostanza di legge, sul rinnovo degli inventari dei beni mobili dello Stato, sulle dimore storiche, sui campionati mondiali di sci alpino, sui patronati (anche ai sindacati bisogna dare un non piccolo contentino), sul modo di fare i concorsi per il reclutamento di dipendenti in questo o quel ministero. Che la legge contenga norme generali ed astratte è una favola relegata nei manuali di diritto costituzionale. La realtà è il dominio della «ad-hoc-crazia» (un neologismo coniato dalla politologia americana per indicare gli abiti istituzionali su misura). Così il governo pensa di abbreviare gli «iter» di decisione, sostituendosi all&#8217;amministrazione. In realtà, produce distorsioni e vincoli: trasforma la legislazione in amministrazione; aumenta l&#8217;ordine labirintico della burocrazia, le lega le mani, ma lega anche le proprie (perché, volendo introdurre mutamenti successivi, il governo dovrà ricorrere ad un&#8217;altra legge); rende la vita difficile ai cittadini che non sanno dove stanno le regole, e dove le deroghe ed eccezioni.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Il risultato finale è la balcanizzazione dello Stato (perché le deroghe «ad hoc» hanno più ampio campo di applicazione delle regole), il dominio dei giuristi del cavillo e dei sottili distinguo, la perdita di unità dell&#8217;ordinamento, il predominio delle diseguaglianze. Ultimo paradosso: da queste storture tutte le istituzioni escono perdenti, e con loro la società italiana.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;"><strong>Sabino Cassese</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;"><strong>Corriere della Sera, 2/09/20</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>#BuonaPagina &#8211; Votazione chiusa.</p>
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		<title>Sabino Cassese: Una politica sempre più corsara</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/sabino-cassese-una-politica-sempre-piu-corsara/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2020 06:18:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#BuonaPagina]]></category>
		<category><![CDATA[corriere della sera]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[Sabino Cassese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con circa 29 mila voti favorevoli su quasi 49 mila votanti, il M5S ha approvato un nuovo indirizzo, favorevole ad alleanze con altre forze politiche in sede locale. La decisione del M5S di accettare alleanze è certamente un fattore positivo in un mondo politico tanto disunito, ma — nonostante sia stata preparata dalla esperienza di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Con circa 29 mila voti favorevoli su quasi 49 mila votanti, il M5S ha approvato un nuovo indirizzo, favorevole ad alleanze con altre forze politiche in sede locale. La decisione del M5S di accettare alleanze è certamente un fattore positivo in un mondo politico tanto disunito, ma — nonostante sia stata preparata dalla esperienza di governo, iniziata il 5 settembre dell&#8217;anno scorso — non è stata preceduta da una discussione ed è la ulteriore conferma di una caratteristica assunta dalla politica italiana, la politica corsara. Essa sta mutando strutturalmente il sistema politico italiano.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">La politica corsara ha caratteristiche peculiari. Rapida affermazione di forze politiche: i partiti politici della prima Repubblica avevano radici lontane (il Psi risaliva al 1892, la Dc al 1919, il Pci al 1921); le attuali forze politiche hanno storie brevi (il Pd nasce nel 2007, sia pur dalla confluenza di ciò che restava di democristiani e comunisti; il M5S nel 2009; Fratelli d&#8217;Italia nel 2012; Lega Salvini Premier nel 2018; Italia viva nel 2019). A questa nascita recente, sia pur in qualche caso su più antiche basi, fanno riscontro scarso radicamento sociale e deboli o carenti strutture locali; volatilità dell&#8217;elettorato, pronto a migrare da una parte all&#8217;altra; assenza di programmi e di progetti, preferenza per la politica sbandierata, e per quella che i politologi chiamano «<em>single issue politics</em>» (scelta di uno o due temi che dominano le dichiarazioni politiche).</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Seguono ossessiva attenzione ai sondaggi (le basi sono fragili e bisogna quindi misurarne la portata ogni giorno); incapacità di attrarre personale politico proveniente da altre esperienze, quali potevano essere negli anni passati un Andreatta, uno Spaventa o un Ciampi; forte personalizzazione (conta il leader più che la forza politica); improvvisi voltafaccia a danno della continuità (Ernesto Galli della Loggia, ieri, su queste pagine ha giustamente lamentato vuoto politico e trasformismo delle attuali forze di governo; si aggiunga la giravolta dell&#8217;estate scorsa compiuta da Salvini e quelle di Renzi, da critico ad alleato del M5S, da segretario del Pd per due mandati a protagonista della secessione dello scorso anno).</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Come i corsari diventavano spesso pirati, questo tipo di forze politiche, quando si impossessa del governo, ha una forte propensione a distribuire sussidi per ingraziarsi gli elettori. Le politiche infrastrutturali (le grandi opere pubbliche, edifici scolastici, ospedali, verde attrezzato) e quelle strutturali (sanità, istruzione, efficienza amministrativa) non interessano la politica corsara, che ha bisogno di attrarre consenso immediato, non è interessata alle politiche di lungo periodo. Si capisce quindi perché il primo governo Conte si sia distinto nel premiare il non lavoro (pensioni e reddito di cittadinanza) e il secondo nella distribuzione a pioggia di «bonus» ed elargizioni di varia natura. Sono interventi che soddisfano appetiti immediati.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">John F. Kennedy, uno dei politici più popolari degli Usa, da giovane senatore, nel 1956, scrisse il libro «<em>Profiles in Courage</em>» per segnalare che «la virtù massima dell&#8217;uomo di Stato» è «il disprezzo della popolarità» (le parole sono la sintesi che ne trasse Luigi Einaudi, richiesto di scrivere una pagina introduttiva alla traduzione italiana di quel libro). Kennedy, tratteggiando il profilo di otto senatori del passato, voleva illustrare il loro «coraggio politico di fronte alle pressioni elettorali». Voleva contrastare l&#8217;opinione che «gli uomini politici bisogna che si occupino di guadagnarsi voti, non dell&#8217;arte di governare lo Stato». Concludeva scrivendo: «Questo libro non mira a sminuire il concetto del governo democratico e del potere popolare&#8230; La democrazia vuol dire molto di più di governo popolare e dominio della maggioranza&#8230; La vera democrazia pone la sua fede nel popolo; la fede che il popolo non eleggerà semplicemente uomini i quali rappresenteranno le sue opinioni abilmente e coscienziosamente, ma eleggerà anche uomini i quali eserciteranno il proprio giudizio coscienzioso; la fede che il popolo non condannerà coloro che per devozione ai principi saranno indotti a compiere atti impopolari». L&#8217;autore di queste righe doveva diventare quattro anni dopo uno dei più popolari presidenti americani.</span></p>
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<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;"><strong>Sabino Cassese </strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;"><strong>Corriere della Sera, 21/08/2020</strong></span></p>
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		<title>Sabino Cassese: La cascata di regole per &#8220;semplificare&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2020 06:23:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#BuonaPagina]]></category>
		<category><![CDATA[burocrazia]]></category>
		<category><![CDATA[corriere della sera]]></category>
		<category><![CDATA[Erosione tributaria]]></category>
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		<category><![CDATA[Sabino Cassese]]></category>
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