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	<title>immigrati Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>immigrati Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>DiPorto</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/diporto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Nov 2022 08:00:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[immigrati]]></category>
		<category><![CDATA[ong]]></category>
		<category><![CDATA[sbarchi]]></category>
		<category><![CDATA[unione europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In porto è andata assai male. Così si arreca un danno all’Italia fingendo di presidiarne gli interessi. Fuori dal porto è andata anche peggio, perché si è avuta l’impressione che il governo non avesse cognizione di quel che stava accadendo. Abbiamo anche ringraziato la Francia per averci, non a torto, rimproverato. Se si vuole difendere [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In porto è andata assai male. Così si arreca un danno all’Italia fingendo di presidiarne gli interessi. Fuori dal porto è andata anche peggio, perché si è avuta l’impressione che il governo non avesse cognizione di quel che stava accadendo. Abbiamo anche ringraziato la Francia per averci, non a torto, rimproverato. Se si vuole difendere gli interessi italiani si sappia che l’ottuso nazionalismo li danneggia e il propagandismo monotono e negatore della realtà è stucchevole. Mettiamo in fila gli errori e immaginiamo come si possa evitarne la replica.</p>
<p>Più della metà degli sbarchi irregolari, secondo i dati del ministero degli Interni, avviene dopo una traversata fatta a bordo di barconi. Quelli o li fai scendere o li condanni a morte. Poco meno della metà degli sbarchi avviene a seguito di ribaltamenti e naufragi, quindi arrivano a terra, per la grande parte, a bordo delle imbarcazioni italiane, in primis Guardia Costiera. Le Ong coprono il 16%, in questa seconda metà. Ammesso abbia un senso dichiarare loro guerra, resterebbero i tre quinti del problema. Ciò basti per capire che la propaganda della fermezza smotta sulla realtà.</p>
<p>Alcuni degli sbarchi da navi Ong avvengono in modo concordato con le autorità italiane. Da ultimo in Calabria. Per gli altri, senza generalizzare, la questione è: se si ritiene di avere gli elementi per accusare una nave di avere agito in combutta con i trafficanti, si fanno scendere gli occupanti e si sequestra la nave. Il ministro Minniti, uomo della sinistra sbranato dalla sinistra (e sono colpe che non si cancellano), era andato oltre: le Ong firmino un protocollo, altrimenti non ci parliamo.</p>
<p>Pensare di fare scendere alcuni e non altri, come stabilito dal governo, è un doppio errore. Intanto perché non c’è base giuridica, difatti sono poi sbarcati tutti. Per giunta con la tremula ipocrisia del certificato medico. Poi perché far scendere malati e fragili significa avere di sé stessi l’idea d’essere un ospedale. O un lazzaretto. Facciamo scendere solo quelli che ci costeranno e non quelli che potranno produrre. Non è fermezza, è fissità allocca.</p>
<p>L’Italia è il Paese che riceve più fondi europei, come ci ha delicatamente ricordato la Francia, pensare di agire in contrasto con leggi e Unione europea per il solo gusto di affermare una propaganda di parte significa subordinare gli interessi nazionali ai propri.</p>
<p>Detto ciò, posto che propaganda fessa è questa e propaganda fessa è anche quella del volemose bene e venite tutti a farci compagnia, che fare? Primo, regolare i rapporti con le Ong, considerando quelle navi non pescherecci di passaggio, ma strumenti dedicati alla raccolta di emigranti, come, del resto, hanno scritto sulla fiancata. Se vuoi collaborare con l’Italia ti registri e firmi un accordo, senza presentarci i casi a uno a uno.</p>
<p>Secondo, si chiede che gli accordi di Dublino (firmati prima dalla destra e poi dalla sinistra, in ogni caso accettati dall’Italia, ove abbia un senso parlarne in termini di nazione) siano modificati: una cosa è il signore che becco alla frontiera da irregolare, sicché è mio dovere territoriale identificarlo e valutarne l’ingresso o il respingimento, altra, assai diversa, sono gli arrivi in massa, quel che va chiesto è che gli sbarchi di questi ultimi avvengano in zona sicura, pronti al soccorso, ma extraterritoriale, di competenza Ue.</p>
<p>In altre parole: non ci si rivolge al Tar, ma alla Commissione Ue. In quella zona la competenza e giurisdizione esclusiva è Ue, operata per il tramite delle forze nazionali presenti nel punto di sbarco. Quindi non si sbarca più in Italia o in Francia, ma in Ue, con quel che consegue. Compreso il fatto che i soldi non li prendiamo più noi, ma finanziano quella struttura.</p>
<p>Il tutto ricordando che abbiamo bisogno di immigrati, che dovremmo sceglierli e per farlo si devono emanare decreti flussi continui e congrui. Sempre che si stia parlando di interessi italiani e non di propagande da diporto.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/giovedi-10-novembre-2022/"><strong><em>La Ragione</em></strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/diporto/">DiPorto</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>Più immigrati per tutti</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/piu-immigrati-per-tutti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Oct 2021 14:12:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[immigrati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Più immigrati. Molti più immigrati per tutti. Per la precisione 170mila all’anno per 20 anni. Alla fine saranno assai più di 3milioni e mezzo, perché 170mila sono quelli da mandare subito al lavoro, poi ci saranno le famiglie. Naturalmente da sommarsi a quelli già presenti. Dite che qualcuno avrà da ridire? No, è questo il [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Più immigrati. Molti più immigrati per tutti. Per la precisione 170mila all’anno per 20 anni. Alla fine saranno assai più di 3milioni e mezzo, perché 170mila sono quelli da mandare subito al lavoro, poi ci saranno le famiglie. Naturalmente da sommarsi a quelli già presenti. Dite che qualcuno avrà da ridire? No, è questo il bello: c’è concordia nazionale. All’epoca del primo governo Conte, con Matteo Salvini vice presidente del Consiglio e ministro dell’interno, l’accordo era che bisognava farne entrare 165mila all’anno, ogni anno, tutti gli anni. Altro che porti chiusi, eravamo a un passo dal mettere gli annunci: venite, per favore. Non saranno i 5mila in più a creare un problema, no?</p>
<p>Già, perché si deve essere cattivi dentro, d’animo gretto, cuori di pietra e forse ladri matricolati per volere negare a chi ha lavorato tutta la vita il meritato traguardo della pensione. Si deve essere sadici per continuare a spostarlo in avanti, dopo decenni di contributi pagati. Si deve avere una propensione alla dittatura per negare quello che è un diritto, per la miseria, un diritto conquistato e sudato. Ma si deve essere discretamente ottusi per non accorgersi di tre cose: a. qui nessuno sta proponendo di togliere alcunché né ai pensionati né a quanti s’apprestano a raggiungerli, la discussione verte attorno a quanto ancora dare e in che tempi; b. le pensioni oggi in pagamento solo raramente sono rette dai contributi versati, nella grande parte sono soldi variamente e in diversa misura regalati, tanto che la demagogia di quota 100 ha un costo, degradante con 102 e 104, ma sempre costo è; c. fare regali è segno di generosità, ma farli con i soldi degli altri profuma di raggiro, sicché si può pure continuare a far finta che i conti siano una sorta di dittatura ragionieristica, ma poi si deve provare a indicare chi pagherà tutto questo, chi finanzierà i buoni nel mentre fanno del bene.</p>
<p>Ed ecco la soluzione, leggibile, oggi come ieri, nelle neglette pagine c’accompagnano le epocali dazioni: 170mila immigrati, tutti gli anni, per venti anni, da mandare subito al lavoro, sicché paghino tributi e contributi; occupazione sempre crescente; pil costantemente in ascesa; produttività a lievitazione naturale. Questo nella condizione data, poi ci sono gli investimenti, i fondi europei, la riscossa. Non ci credete? Strano, perché l’Italia crede che 1.4 lavoratori possano mantenere oggi 1 pensionato, avviandosi verso il pareggio: un pensionato per ciascun lavoratore. Bon, per oggi abbiamo finito. Domani parleremo del reddito di cittadinanza e del bisogno d’aiutare i bisognosi che non trovano lavoro, giacché non sarete così aridi, cattivi etc. etc. da volere negare questo dovere. No, per niente, solo che più si spende per i poveri e più i poveri aumentalo, senza contare che abbiamo appena finito di dire che andiamo verso la piena occupazione e l’importazione massiccia di lavoratori. Allora, chi stiamo aiutando? Una classe dirigente di retori a tre palle un soldo e neanche mezza idea coerente.</p>
<p>Politica non è contrapposizione fra frontiere chiuse e accoglienza, fra volemose bene e volemose male, è fare i conti con quei numeri, accorgersi che manchiamo completamente non nell’accogliere, ma nello scegliere. Alla fine ci becchiamo quel che ci capita addosso, facendo entrare nel mentre si dice di volere rigettare. Danno e beffa. Ma è una commedia che va avanti da anni. Politica non è raccontare che la sudata pensione è un diritto, ma misurarsi con immensi e ingiustificati regali fatti in passato e incapacità di assicurare ai più giovani il trattamento futuro. Politica non è fare l’elenco dei derelitti, reali o presunti, e aggiungere la gnagnera dei diritti, per lo più presunti e prepotenti, ma mettere in fila i doveri cui ciascuno è chiamato.</p>
<p>La politica che non ci riesce non è di destra, di sinistra o al centro del nulla, è solo inutile. Difatti governa un altro. Si sbrighino a smetterla di far gli sparafesserie orecchiabili, altrimenti il 1992 sarà ricordato come un passaggio indolore.</p>
<p>La Ragione</p>
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		<title>L&#8217;ipocrisia del lavoro socialmente utile per gli immigrati</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/lipocrisia-del-lavoro-socialmente-utile-per-gli-immigrati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Aug 2016 19:32:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[immigrati]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[:it]Davide Giacalone scrive della proposta di far fare agli immigrati lavori socialmente utili[:]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nulla rende meglio l&#8217;impressione del vuoto, quanto l&#8217;idea di far fare agli immigrati lavori socialmente utili. <strong>Mario Morcone</strong>, che l&#8217;ha esposta, è capo del dipartimento che si occupa d&#8217;immigrati, presso il ministero degli Interni. E se queste sono le cose che stanno in capo, figurarsi cosa accade in coda. Una specie di grande Capalbio-Italia, in cui si discute animatamente e dissennatamente su dove mettere 50 <strong>immigrati</strong>, non accorgendosi che tutto intorno ce ne sono tanti altri, piegati a raccogliere pomodori. Che non esistono per la sola ragione di non essere arrivati fin sotto l&#8217;ombrellone ove la giornata comincia fingendo di leggere tomi pensosi e finisce subito in: «Signora mia, in che mondo viviamo».</p>
<p>Ma io, dice Morcone, mi sforzo di pensare a cosa far fare loro, voi che proponete? Eccoci: i <strong>lavori socialmente utili</strong> sono stati inutile spesa corrente e presa in giro quando diretti agli italiani, non si vede perché dovrebbero funzionare con chi arriva da fuori. I profughi, che se riconosciuti tali hanno diritto a essere accolti, devono essere avviati verso collocazioni stabili, apprendimento della lingua e del rapporto diritti/doveri. In un primo tempo li si aiuta, poi tocca a loro, come a ciascuno di noi. Gli immigrati economici il lavoro dovrebbero avercelo di già, altrimenti non dovrebbero trovarsi qui. Il modello italiano, d&#8217;integrazione mediante il <strong>lavoro</strong>, funziona bene, meglio di altri, in Europa. Peccato sia misconosciuto dai connazionali che, in effetti, con il lavoro hanno un rapporto non assiduo. Quelli cui pensa Morcone sono una terza categoria: coloro che attendono di sapere se possono o no restare. Loro hanno un diritto e noi abbiamo un dovere: la risposta arrivi in fretta. Senza la finzione del lavoretto. Anche perché appena dovessero iniziare scatterebbero i problemi: che succede se si fanno male? Perché lavorano senza tutele? La loro bassa remunerazione toglie occasioni ad altri? Non solo non se ne esce, ma ci si mette nei guai.</p>
<p>Contrariamente a quel che vuole la vulgata corrente, secondo cui il buonismo accogliente sarebbe di sinistra e il cattivismo respingente di destra, un sano destro mercatista non può che essere favorevole all&#8217;importazione di lavoratori utili alla produzione, meglio se di alto profilo professionale, mentre un sindacalista rosso lo vivrà come milite di quell&#8217;«esercito di riserva» (i <strong>disoccupati</strong>) che Marx già vide come strumento nelle mani di quanti intendono negare i diritti dei lavoratori. Da noi la faccenda s&#8217;è confusa e imbastardita perché ci si rassegna a vedere in Italia gente che non lavora e manco ha il permesso di restarci. A quel punto tutto si riduce ad anema e core, naturalmente in conto ad altri. Nel caso in cui l&#8217;apposita commissione neghi a chi chiede di entrare il diritto a restare (quindi è già entrato) è consentito rivolgersi al giudice. Perché? Capita perché il diritto europeo non s&#8217;è dotato dello strumento adatto: zone extraterritoriali, ove non si applichi il diritto nazionale.</p>
<p>Il governo ora vuole che sia negato, al ricorrente, il secondo grado di giudizio. In questo modo, però, si chiama una reprimenda della <strong>Corte costituzionale</strong> e non si risolve nulla: chi vuole dileguarsi lo farà prima del giudizio, nelle more del ricorso, mentre chi non si dilegua teme il diniego non se gli consegnano un provvedimento d&#8217;espulsione, ma se lo accompagnano alla frontiera. Se di quest&#8217;ultima cosa non si è capaci, il resto è fuffa.</p>
<p>Quel che di socialmente utile potrebbe farsi non è inventare falsi o impossibili lavori, destinati a sfociare nell&#8217;assistenzialismo, ma affrontare questo problema lasciando fuori dalla porta la più sciocca delle divisioni, fra i favorevoli e i contrari all&#8217;accoglienza, e acconciandosi alla ragionevolezza di accogliere chi scappa, far lavorare chi produce e tenere fuori tutti gli altri.</p>
<p>Davide Giacalone, <em>Il Giornale</em> del 19 agosto 2016</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/lipocrisia-del-lavoro-socialmente-utile-per-gli-immigrati/">L&#8217;ipocrisia del lavoro socialmente utile per gli immigrati</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<item>
		<title>Radical chic vs pop chic: dove stanno i liberali</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/radical-chic-vs-pop-chic-dove-stanno-i-liberali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pietro Paganini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Aug 2016 11:42:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[capalbio]]></category>
		<category><![CDATA[immigrati]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[:it]Pietro Paganini, partendo da un caso di cronaca, affronta il tema degli immigrati e del lavoro[:]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Chissà come finirà la storia dei 50 <strong>immigrati</strong> con destinazione <strong>Capalbio</strong> a cui la così detta intellighenzia si sta opponendo. E’ la solita storiella che trova terreno fertile nella pigrizia agostana. Serve ai VIP finiti nell’ombra durante l’anno per ritrovare fama ma è anche utile alla controparte politica per dar loro addosso. Ci sfugge però nell&#8217;attuale confusione ideologica da che parte stiano i <strong>Radical Chic</strong> di Capalbio e chi sia invece la loro controparte. In verità la polemica estiva ci presenta una questione molto importante che naturalmente nella bagarre mediatica tra dichiarazioni ed interviste egocentriche più che scientifiche è svanita. La posizione più radicale è quella degli intellettuali che gli immigrati li vogliono ma non a Capalbio. Sono i così detti <strong>NIMBY</strong> &#8211; non in my back yard &#8211; mentre i più moderati sono i più chic a cui gli immigrati non danno fastidio, anzi ci possono stare se si trovano un lavoro. Si deduce quindi che una qualche competenza questi immigrati ce la devono avere.</p>
<p>Qui abbandoniamo il pettegolezzo da spiaggia per entrare nella questione. Nel silenzio totale ogni anno perdiamo migliaia di italiani che si trasferiscono all’estero. Tutti cercano quelle opportunità che in Italia non trovano. Molti sono davvero competenti, cioè hanno studiato o emigrano per trovare ulteriori professionalità. In altre parole portano valore all’estero. Da noi arrivano invece molti immigrati, come sappiamo da situazioni drammatiche. Naturalmente la maggior parte ha scarse competenze. La conseguenza è che le mille Capalbio d’Italia si riempiono di persone poco qualificate. I migranti ruberanno il lavoro dei locali o non trovandolo andranno a cercarlo altrove incrementando il disagio sociale? Può essere, ma difficilmente sottrarranno il lavoro a quelli del luogo. Infatti, come molti italiani emigrano all’estero, sempre di più lasciano i loro paesi per trasferirsi nelle grandi aree metropolitane o in quelle zone dove ci sono più opportunità.</p>
<p>Tra questi ci sono soprattutto quelli che hanno studiato e che a casa loro, nei cosìddetti paesoni di provincia, non solo non trovano opportunità, ma nemmeno stimoli. Il rischio del <strong>provincialismo</strong> è una brutta bestia che spaventa i giovani esposti alla globalizzazione. A questo aggiungiamo che le <strong>nascite</strong> di nuovi italiani sono sempre meno, anche nei paesoni, seppure con una progressione più lenta rispetto alle metropoli dove i <i>single</i> primeggiano. Purtroppo ci sono pochi dati a nostra disposizione, Governo e movimenti politici dovrebbero seguire il fenomeno molto più da vicino affidandosi a studi ben articolati. Da qui passa il futuro del lavoro e la ricchezza del nostro paese.</p>
<p>È così evidente che in tempi e modi diversi gli immigrati sono fondamentali per una popolazione che cresce sempre meno, vive più a lungo, vorrebbe lavorare di meno e fatica a coltivare quelle nuove generazioni di professionisti che hanno non solo le competenze ma anche le attitudini per affrontare la rapidità con cui il mercato del lavoro (e non solo) evolve. I 50 immigrati diretti a Capalbio fanno parte della rivoluzione sociale che stiamo sperimentando.</p>
<p>Se gli altri ci rubano i <i>talenti</i> e noi facciamo poco per tenerceli, se fatichiamo d’altro canto a prenderci quelli altrui, dobbiamo arrangiarci con chi arriva. L’accoglienza iniziale è un dramma che stiamo vivendo, ma è solo la prima parte. Serve poi integrarli e soprattutto educarli per avviarli ad una professione che, visto il mercato, richiede competenze elevate e attitudini particolari. Abbiamo perso l’occasione con molti dei primi arrivati dall’Est, la maggior parte dei quali opera con scarsissime qualifiche contribuendo ad abbassare il livello professionale e la qualità di vita del paese. Da Capalbio passa la seconda occasione. Gli intellettuali siano più pop e meno chic, cominciando ad investire nell’educazione dei primi 50.</p>
<p>Pietro Paganini, <em>La Stampa</em> del 17 agosto 2016</p>
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