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	<title>droga Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>droga Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Drogati</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/drogati-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jun 2023 10:15:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[droga]]></category>
		<category><![CDATA[legalizzazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una discussione inutile, drogata in sé. Proprio per questo è una discussione utile a capire il modo insensato con cui i problemi si sventolano anziché affrontarli. L’incapacità di stare alla realtà si traduce in abilità nell’agitare sentimenti. Tipo: proibizionismo e antiproibizionismo. Il primo inficiato da falso moralismo, il secondo da falso libertarismo. Toccante l’impeto con [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Una discussione inutile, drogata in sé. Proprio per questo è una discussione utile a capire il modo insensato con cui i problemi si sventolano anziché affrontarli. L’incapacità di stare alla realtà si traduce in abilità nell’agitare sentimenti. Tipo: proibizionismo e antiproibizionismo. Il primo inficiato da falso moralismo, il secondo da falso libertarismo.</p>
<p>Toccante l’impeto con cui il deputato Riccardo Magi ha rimproverato a Meloni il fallimento del proibizionismo, così come Giorgia Meloni rimproverava a Magi le rovine del permissivismo. Magi ha fatto un gran piacere a Meloni, trasformando un’oziosa ritualità della ricorrenza (basta con queste “giornate”) in un’occasione per marcare ancora il territorio elettorale. Facciano, assieme, un favore a sé stessi e leggano la nostra legislazione in materia, nella quale convivono il permissivismo e il proibizionismo. Drogarsi è lecito, la dose personale si può ben averla e usarla, è già legalizzata, mentre procurarsi la droga e procurarla è illecito. In una legislazione ipocrita e contenente gli opposti, partitanti pronti a tutto per la visibilità si contestano a vicenda il fallimento della metà intestata all’altro. Insensato.</p>
<p>Ma insensato è anche l’approccio. Posto che lo spinello è mito da boomer e che i ragazzi di oggi sono assediati da droghe ricreative devastanti, pasticche amfetaminiche e cannabis con contenuto spropositato di Thc (il principio attivo), roba che frulla il cervello, facciamo finta che si stia parlando seriamente e vediamo perché il gioco “legalizzare o proibire” non ha senso, così giocato. Magi brandisce un cartello: «Cannabis, se non ci pensa lo Stato ci pensa la mafia». Tesi: se si legalizzasse si sottrarrebbe mercato alla mafia. Balla, perché nessuno sano di mente (spero) immagina di dare spinelli ai tredicenni o di fornirne in quantità industriali o di fornire anche cocaina, eroina, amfetamine et similia. Quindi: date il bentornato alla mafia. Se lo scopo fosse quello di debellare le mafie (che si dedicherebbero ad altro), allora la sola ricetta sensata sarebbe fornire tutto a tutti. Ma una coglioneria simile non l’ho mai sentita dire da nessuno.</p>
<p>D’altra parte, del resto, non conosco persone che vogliano far scontare il carcere ai minorenni, ma manco ai maggiorenni sol perché si sono drogati. Vincenzo Muccioli creò San Patrignano per NON mandarli in carcere e a quello sottrarli. Vabbè, dicono, ma puniamo severissimamente lo spaccio. Chi credete di trovare a spacciare, il mafioso? Ci trovate un relitto umano che si droga a sua volta (così potrà dire che è per uso personale). La lancia punitiva è ciondoloni, se priva del sostegno al recupero. Perché disintossicarsi non è stare senza droga, ma vivere senza sentirne il bisogno.</p>
<p>Se in una legislazione ci metti il pietismo e rinunci all’interventismo educativo il risultato è la sceneggiata: «Hai fallito tu!», «No, hai fallito tu!». Passiamo ai film e agli “esempi”. Ci sono fior di film che descrivono i drogati come rottami umani, ragazzi e ragazze in vendita per potere accelerare la propria fine. Ci sono, eccome. Ma ci sono anche quelli con il manager che sniffa e domina, inala e scopa, inghiotte e gode. La tragedia è l’assenza di realtà: non tutti i drogati sono relitti, ci vuole (poco) tempo per arrivarci, ma tutti quelli che sentono di dominarla ne saranno dominati. Dipende a quale stadio li incontri. Tutti i persi nella droga sono partiti dall’idea di sapersi gestire. Tutti non ci sono riusciti.</p>
<p>Allora i temi pubblici sono due: 1. sballarsi, con qualsiasi cosa ci si sballi, non è mai libertà: è il sintomo di un male e la premessa della perdita della libertà, chi ama la libertà odia lo sballo; 2. reprimere ha senso se l’altra mano soccorre, ma per reprimere seriamente si deve proibire, non acconsentire a seconda dei casi.</p>
<p>Se non si ha capacità e determinazione per scegliere, si resta in bilico. Ecco perché quel battibecco inutile è esemplare: drogata non è mica soltanto la discussione sulla droga.</p>
<p><a href="https://giornale.laragione.eu/giornale/558"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<title>Drogati</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/drogati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Mar 2023 17:33:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[destra]]></category>
		<category><![CDATA[droga]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Forse l’espressione “speculare sui morti” non è fra le più raffinate, specie se usata stando al governo, ma ha ragione la destra che accusa la sinistra di utilizzare il tema dell’immigrazione e dei morti per far propaganda. Proprio come la destra fece nei confronti della sinistra, accusandola di attirare disperati ed essere complice degli scafisti, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Forse l’espressione “speculare sui morti” non è fra le più raffinate, specie se usata stando al governo, ma ha ragione la destra che accusa la sinistra di utilizzare il tema dell’immigrazione e dei morti per far propaganda. Proprio come la destra fece nei confronti della sinistra, accusandola di attirare disperati ed essere complice degli scafisti, provocando morti. Naturalmente tale scambio di elevatezze insensate non risolve nulla, ma la tentazione di fare all’altro quel che non vuoi sia fatto a te è così forte da tacitare ogni diverso richiamo. Purtroppo il tema dell’immigrazione non è isolato. Guardiamo a quel che succede sul fronte della giustizia, accogliendo con interesse le parole del sottosegretario, Andrea Delmastro: tiriamo fuori i drogati dal carcere e mandiamoli in comunità. Tesi che ha una storia istruttiva. Vale la pena conoscerla.</p>
<p>Oggi il 30% circa dei detenuti è tossicodipendente. Nessuno è in carcere in quanto drogato, perché drogarsi non è un reato. Ma, a parte il caso di chi fa lo scassinatore e si droga, resta il fatto che per comprare la droga servono i soldi e se non li hai o li hai finiti provvedi commettendo reati. E finisci in carcere. Dice Delmastro: visto che le carceri sono sovraffollate e i drogati starebbero meglio dove li si aiuti a smettere, mettiamoli in comunità. Quello del sovraffollamento è un problema serio, però anche l’approccio sbagliato, parlando di droga. Ma perché una cosa così ovvia non si è già fatta? Questo è il bello.</p>
<p>La proposta di legge per mandare i drogati in comunità e non in carcere fu presentata nel 1984. La firmò l’onorevole Mimmo Pellicanò, appositamente scelto mediano e in solitario, dato che la legge nasceva dal lavoro che avevamo fatto con la Lenad di Piera Piatti (ed altri) e con Vincenzo Muccioli. Andammo a parlare con tutti, da Giorgio Almirante a Luciano Violante, e molti dei nostri interlocutori convenirono e presero parte ad eventi pubblici. Restavano delle differenze, come è bene, ma se il dibattito fosse stato quello che animavamo, la proposta sarebbe divenuta legge nel 1985. Non lo divenne mai. Perché per i sinistri le comunità erano luoghi chiusi e totalizzanti (invece la prigione era bella aperta e socializzante) e per i destri la galera era il meno da augurare a chi corrompeva i giovani e le piazze. Per i sinistri eravamo repressivi e per i destri lascivi. Risultato che vararono il principio della “modica quantità”, con cui la sinistra (assieme alla Dc) pensava di salvare i drogati dal carcere, ma salvando in quel modo il piccolo spaccio, mentre la destra si distinse per lo sport ancora in voga: il rialzo della pena. Nel frattempo molti giudici decidevano di mandare i drogati in comunità, ai domiciliari, mentre altri mandavano in galera i gestori delle comunità, perché s’ostinavano a trattenere quelli mandati da loro agli arresti.</p>
<p>Il governo, però, non ricominci come se 40 anni non fossero passati, perché è cambiata la realtà ed è rimasta uguale l’esigenza. Allora la droga più diffusa era l’eroina, oggi le amfetamine in pasticca (l’eroina spesso torna per far “calare” l’effetto di amfetamine e cocaina). Questo cambia i drogati, che cominciano molto più giovani, e cambia la mitica “crisi d’astinenza”, che non è affatto il problema più grosso. Dice Delmastro che vanno mandati in comunità per essere disintossicati, ma anche questa è cosa minore. Il problema non è togliere la droga, ma metterci dell’altro: voglia di vivere, motivazioni, capacità di lavorare, dignità di un ruolo. Se si fallisce ritorneranno in cella, sicché lo sfollamento sarà temporaneo.</p>
<p>E no, non comincino a parlare di &lt;&lt;patto con le Regioni&gt;&gt;, perché oltre che dalla faziosità insensata la politica va disintossicata dalla dipendenza da miti e funzioni il cui conclamato fallimento è pari al sicuro sbattimento della vita da drogati. I drogati non vedono alternativa e la politica nemmeno, il che li spinge a commettere sempre gli stessi errori, pur sapendo che sono errori.</p>
<p><em><strong><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/martedi-14-marzo-2023/">La Ragione</a></strong></em></p>
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		<title>Droga ovunque</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/droga-ovunque/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Nov 2019 19:21:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[droga]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Italia e a Roma gli omicidi sono in calo. Anche uno solo è già troppo, ma i morti ammazzati sono ben al di sotto di altre capitali e altri Paesi europei. Non lo scrivo per consolarsi, ma per allarmarsi, giacché la cronaca restituisce fatti di sangue in qualche modo legati al mondo della droga. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia e a Roma gli omicidi sono in calo. Anche uno solo è già troppo, ma i morti ammazzati sono ben al di sotto di altre capitali e altri Paesi europei. Non lo scrivo per consolarsi, ma per allarmarsi, giacché la cronaca restituisce fatti di sangue in qualche modo legati al mondo della droga.</p>
<p>I reati che hanno a che vedere con quel mercato segnalano in testa alla classifica Roma, Milano e Napoli. Ma se si va a contarli in rapporto alla popolazione si scopre che Roma è al secondo posto, al primo Genova. Poi Ravenna, Pisa Arezzo, Padova, Firenze, Isernia, Grosseto e così via. L’Italia, senza prevalenze metropolitane.</p>
<p>Se si bada alla nazionalità degli arrestati si constata che il 56% (2.238) sono italiani. Il 7 nigeriani, il 4 albanesi, il 3 marocchini e via a scendere. Dati relativi al 2018. Ovviamente gli stranieri sono una frazione degli italiani, nel complesso, sicché la loro posizione in classifica criminale più significativa, ma quei numeri dicono chiaramente che lo spaccio non è in mano a una nazionalità e non si cancella allontanandola (ammesso sia possibile). Prima di tutto sono nostri connazionali.</p>
<p>Sono più di quaranta anni che mi occupo di questi problemi, conosco a memoria tesi e controtesi relative alla proibizione, legalizzazione e liberalizzazione. Sono convinto che il danno sia la droga in sé. Il mercato attorno un’aggravante. Ma lasciamo perdere. Dovrebbe essere chiaro a tutti che tollerare sperando di ridurre il danno è solo un modo per girarsi dall’altra parte. Chiunque voglia droga sa dove trovarla. Leggi e indirizzi aiutino le forze dell’ordine che sanno bene dove andare, ma poi non cosa fare. Arrestare per dodici ore serve a nulla. Lasciar correre significa arrendersi al peggio. Serve educazione, certo, ma anche l’idea che le leggi non son coriandoli.</p>
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		<title>Spinello non è bello</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/spinello-non-e-bello/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Jul 2016 16:27:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[davide giacalone]]></category>
		<category><![CDATA[droga]]></category>
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		<category><![CDATA[spinello]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se fumare gli spinelli fosse un diritto civile e un’espressione di libertà, occorrerebbe liberalizzarli. Non legalizzarli, che serve a nulla ed è un’ingannevole ipocrisia. Resto alla lezione appresa in anni di amicizia e collaborazione con Vincenzo Muccioli: proibire è un atto di responsabilità. Agire diversamente non è un modo per contrastare il mercato criminale, ma [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Se fumare gli spinelli fosse un diritto civile e un’espressione di libertà, occorrerebbe liberalizzarli. Non legalizzarli, che serve a nulla ed è un’ingannevole ipocrisia. Resto alla lezione appresa in anni di amicizia e collaborazione con <strong>Vincenzo Muccioli</strong>: proibire è un atto di responsabilità. Agire diversamente non è un modo per contrastare il mercato criminale, ma per favorirlo. Andiamo con ordine.</p>
<p><strong>1.</strong> L’uso terapeutico, ove riconosciuto tale, è cosa diversa e non c’entra nulla. Le farmacie sono piene di roba nociva, che può creare dipendenza e assuefazione, compromettendo la lucidità. La si usa, se serve, sotto controllo medico e per un beneficio. Non è di questo che stiamo parlando.</p>
<p><strong>2.</strong> Se lo scopo del libero spinello consiste nel debellare il mercato illegale, allora si deve cancellare la proibizione e rendere libera la produzione e il commercio. Se si vuol tenersi a metà, se si mantengono proibizioni relative all’età e alle quantità, si otterranno solo due risultati: aumenterà il consumo consentito e resterà il mercato illegale per ciò che resta proibito.</p>
<p><strong>3.</strong> Supporre che il consumo esiste proprio perché proibito, quindi profittevole per i criminali, non è solo illogico, ma ignorante della storia: quando si cancellò il proibizionismo dell’alcool, negli Usa, gli alcolizzati aumentarono. Per quale mai motivo ciò che è difficile e illecito dovrebbe essere più diffuso di quel che è facile e lecito? In Italia, poi, il consumo personale è già più che tollerato. Il concetto di “dose personale” ha, di fatto, depenalizzato lo spaccio, tanto che ogni giorno se ne arrestano a manate e ogni giorno li si libera. La lotta alla droga fallisce, prima di tutto, perché non la si combatte. Con la riforma, ora all’attenzione del Parlamento, ciascuno potrebbe coltivare 5 piante, ben di più se in associazione con altri, detenere 15 grammi e portarne in giro 5. Risultato: gli spacciatori non avranno con sé più di 5 grammi e sosterranno di averli coltivati in cooperativa. Facendo marameo a quelle forze dell’ordine cui poi chiediamo di controllare le piazze.</p>
<p><strong>4.</strong> È originale assai l’idea che per combattere le mafie del commercio e dello spaccio si debba arrendersi e fare il loro mestiere. Senza contare che si parla di “spinello” come fosse un oggetto di sicura identità: una cosa è l’erba, altra la resina, altra ancora l’olio. La concentrazione del principio attivo (Thc) varia a seconda del prodotto ed è oggi assai più alta di un tempo. Curioso che nel mondo che ha voluto proibire le sigarette più pesanti, di tabacco, imponendone il ritiro dal commercio o la trasformazione, si pensi sia saggio immettervi roba imparagonabilmente più dura. La sorte dei consumatori vale il presunto contrasto alle mafie?</p>
<p><strong>5.</strong> Di che stiamo parlando? Oggi, nelle comunità, arrivano ragazzini pieni di pasticche da discoteca, che magari non hanno mai neanche fumato. A quelle droghe si riaccompagna l’eroina, quale sedativo delle angosce. Non è mai tramontata la cocaina. Occorre essere vecchi assai, d’età, di luogomunismo e di conoscenze, per supporre che lo spinello legalizzato nuoccia di un friccico al mercato illegale.</p>
<p><strong>6.</strong> Si dice: sono legali tabacco e alcool, perché mai non gli spinelli? Argomento illogico: avere dei mali non giustifica il cercarsene altri. E non fondato, perché il tema non è solo la nocività (altrimenti poi arriviamo alle bibite dolci e gasate), ma la capacità di sviluppare dipendenza e assuefazione: tabacco e alcool (nocivi e talora micidiali) richiedono dosi e tempi assai più alti.</p>
<p><strong>7.</strong> Riconosco ai miei anziani (coetanei) contraddittori la validità di un argomento: non si proibisce quel che ha a che vedere con le libertà individuali. Complesso, ma tosto. Il punto è che non esiste la libertà di rinunciare alla libertà. Le droghe non sono libertà, ma la sua fine.</p>
<p><strong>8.</strong> Che stiamo facendo? Si sono garantiti i vecchi e lasciati al loro destino i giovani. Avrebbero bisogno di scuole e università meritocratiche, con cui scalzare i vecchi, invece si usa la scuola per assumere quelli che c’erano già, senza migliorarla di un piffero, e l’università per coltivare parentele e camarille. Invece di far vedere che chi si impegna va avanti si varano bonus da consegnare a quelli che hanno il grande merito di non essere crepati prima della maggiore età. Ma sì, anche qualche spinello ci sta bene. Le ragioni del declino non le si cerchi sempre altrove: sono queste.</p>
<p>Pubblicato da <em>Il Giornale del 26 luglio 2016</em></p>
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