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	<title>campagna elettorale Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>campagna elettorale Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Andare a votare</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/andare-a-votare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Jun 2024 12:30:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L’Opinione del Direttore]]></category>
		<category><![CDATA[campagna elettorale]]></category>
		<category><![CDATA[destra sinistra]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni europee]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/andare-a-votare/">Andare a votare</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe title="" src="https://www.youtube.com/embed/M_pnLS_t4wk" width="853" height="480" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Recedenti</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/recedenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Feb 2023 17:10:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
		<category><![CDATA[astensionismo]]></category>
		<category><![CDATA[campagna elettorale]]></category>
		<category><![CDATA[votazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non è stupefacente che si vada in così pochi a votare. Non si tratta solo dell’ultima tornata, ma di una deriva in atto da tempo. Non è questione che riguardi questa o quella parte politica, ma la politica tutta. Altrimenti la frattura fra il discorso politico, in generale il discorso pubblico, e la realtà diventa [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non è stupefacente che si vada in così pochi a votare. Non si tratta solo dell’ultima tornata, ma di una deriva in atto da tempo. Non è questione che riguardi questa o quella parte politica, ma la politica tutta. Altrimenti la frattura fra il discorso politico, in generale il discorso pubblico, e la realtà diventa davvero pericolosa.</p>
<p>Quando si fa cenno alla distanza fra “i politici” (che è già definizione indiscriminata, sicché qualunquista) e la vita di ogni giorno ci si riferisce, per lo più, al tema dei privilegi lontani dai bisogni. Ma è un approccio moralistico, inconcludente, cui il personale politico risponde provando a usare il linguaggio della “gente”, con ciò stesso comunicando che lo ritiene un frullato fra superficiale, rozzo e volgare. Tutta commedia, tutta fuffa. La frattura c’è, ma si allarga da un’altra parte, che è poi quella in cui si trovano tanti dei non votanti.</p>
<p>Il nostro discorso pubblico, che sia fatto dalla politica o dalla comunicazione, ha un vocabolario limitato ai disastri e alla miseria, corredato di concetti che cavalcano i soprusi e le ingiustizie. Siccome poi le cose non cambiano, trattasi di un gigantesco piagnisteo inutile. A questo si aggiunga che avendo un’intonazione rivendicativa, va a finire che, stando sempre sulle premesse e mai nel concreto, finisce con il rivendicare cose opposte. È invece sprovvisto di tesi, idee e suggestioni che maneggino il positivo, la crescita, il progresso. Vediamo perché e il danno che provoca.</p>
<p>L’intera campagna elettorale nazionale, che ha portato alle elezioni del settembre scorso, è stata condotta cantando i salmi della recessione. La gara era a chi si doleva e condoleva di più, a chi andava promettendo più aiuti e sostegni. Una congrega di recedenti. Ma mentre questo andava in scena, il governo Draghi, nella Nota di aggiornamento al documento di economia e finanza, avvertiva che la crescita 2022 sarebbe stata superiore al previsto e quella del 2023 pari a un +0.6%. Crescita meno sostenuta, ma pur sempre crescita. Che sarebbe l’opposto della recessione. Vabbè, ma Draghi barava per magnificarsi, gli altri che dicevano? Tutti (dalla Commissione Ue all’Ocse) segnalavano crescita, più contenuta, salvo il Fondo monetario. E tutti si sbagliavano, perché all’inizio dell’anno era già acquisito il +0.4% e ora le previsioni volgono verso un +0.8%. Siccome non ci sono né trucchi né miracoli è segno che l’Italia produttiva funziona maglio di quanto si creda, difatti a dicembre si raggiungeva il 60.5% della popolazione attiva occupata (che non è molto, ma lo è per l’Italia) e semmai il problema era ed è quello dei lavoratori mancanti.</p>
<p>Se non ci si tappasse gli occhi davanti a tutto questo ci si concentrerebbe sul cosa può essere fatto per rendere migliore la vita dell’Italia produttiva, sforzandosi di portare quel modello dove le cose non funzionano. Invece si parte dalle cose che non funzionano, le si erige a simbolo d’Italia e ci si pone il problema di come portare via soldi alla parte produttiva per finanziare l’improduttiva. Volete anche il voto?</p>
<p>Abbiamo discusso per settimane di regionalismo differenziato. Il governo ha varato un testo (campa cavallo), dicendo che più si delega e meglio funzioneranno le cose. Poi ne succedono due: a. alle elezioni per le preziosissime regioni non vanno che pochissimi; b. al Consiglio dei ministri di domani (giovedì) dovrebbe arrivare il testo di un decreto relativo al Pnrr, che centralizza competenze e responsabilità, in modo da non perdere il treno. Non conosco il testo, ma concetto corretto. Solo che è diverso da quanto sostenuto una settimana prima del voto.</p>
<p>Non è mica un problema del solo governo o della sola destra: è un costume generalizzato. Che presuppone l’Italia produttiva funzioni e pedali comunque, mentre i voti si vanno a cercare allargando la spesa pubblica corrente e spendendo parole di consolazione e rivendicazione. Così la frattura s’allarga, sentendosi traditi e presi in giro gli uni e gli altri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/mercoledi-15-febbraio-2023/"><strong><em>La Ragione</em></strong></a></p>
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		<title>Il risultato</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-risultato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Sep 2022 16:20:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[campagna elettorale]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni politiche 2022]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questa campagna elettorale è giunta a conclusione Finalmente, questa campagna elettorale sta per concludersi. Non è stato possibile commentarla nel merito, nelle proposte, nelle idee e nelle diverse ricette per il futuro dell&#8217;Italia, perché non ci sono state. Si è andati per contrapposizione, per non far vincere gli altri e, alla fine, si è arrivati [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/KruBi_a-Qzo" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<h3 style="text-align: center;">Questa campagna elettorale è giunta a conclusione</h3>
<p>Finalmente, questa campagna elettorale sta per concludersi. Non è stato possibile commentarla nel merito, nelle proposte, nelle idee e nelle diverse ricette per il futuro dell&#8217;Italia, perché non ci sono state. Si è andati per contrapposizione, per non far vincere gli altri e, alla fine, si è arrivati anche allo spettro del fascismo e al saluto romano.</p>
<p>Allora io vi dico quale sarà, secondo me, il risultato più rilevante che avremo tra domenica notte e lunedì mattina. Il risultato sarà di una larga prevalenza di voti per le forze a vario titolo populiste: ossia per le forze che chiamano il consenso perché sono contro, perché sono alternative, perché sono state all&#8217;opposizione o che, stando al governo, in realtà non condividevano, o che sono totalmente estranee alla tradizione risorgimentale delle forze politiche che hanno caratterizzato la prima, lunga e anche bella stagione della Repubblica Italiana.</p>
<p>Queste forze sommate tra loro hanno ben più del 50% dei voti. La cosa che le neutralizzerà, almeno in parte, è che sono molto divise. Sono accomunate da questo sentimento di contrarietà, però sono divise perché dicono che non andranno mai con gli altri.</p>
<p>Quello che li unisce è, per esempio, pensare che la spesa pubblica sia la soluzione a qualsiasi cosa, mentre qualche volta è il problema. Quello che li unisce è pensare che le entrate e le uscite di un bilancio pubblico possano essere separate e non è così.</p>
<p>La questione del saluto romano e dello spettro fascista è pretestuosa. Non c&#8217;è un regime in arrivo, almeno a mio avviso. Poi sapete, quelli che fanno il saluto romano non si sognano nemmeno lontanamente di pensare di mettere in discussione il fatto che il fascismo è stato il disonore dell&#8217;Italia, l&#8217;umiliazione della Patria, che non si può essere patriottici e fascisti al tempo stesso. Non si può, perché la considerazione dell&#8217;Italia non è mai stata così nel fango come all&#8217;esito del Ventennio.</p>
<p>E chi è stato comunista come fa a negare che è stato un Impero di morte, fame e repressione. Allora perché continuano a fare queste cose? Hanno studiato sul libro diversi? No, perché quella è la loro identità. Per fare i conti con le idee bisogna avere spessore. Ci vuole un Guido Piovene sulla destra e ci vuole un Ignazio Silone sulla sinistra. Ci vuole sofferenza. A questi qua non interessa: l&#8217;importante è dire che sono di quella o quell’altra scuola. E chi se ne frega se la storia è andata in direzione opposta. Non andranno da nessuna parte né gli uni, né gli altri.</p>
<p>Attenzione, però! Perché noi in Italia abbiamo sperimentato il fascismo, altrove, purtroppo per loro, stanno sperimentando il comunismo, ma il dato di partenza era esattamente quello che siamo oggi. Non torneranno gli stivaloni, l&#8217;olio di ricino, il manganello. Non tornerà niente di tutto questo.</p>
<p>C’è, però, l&#8217;Italia della furbizia ottusa, del credere di poter avere senza dare, del consumare senza produrre, dello Stato estraneo da cui si deve avere qualcosa, dal considerare la propria sorte scissa da quella dei propri simili, del non avere in niente in nessuno, salvo che nella propria capacità di prendere.</p>
<p>Il fascismo culturale è il “sono tutti uguali, sono tutti la stessa pasta” e così via. E quella roba lì, vedrete, lunedì avrà la maggioranza. Con questo bisogna fare i conti, non con qualche fesso che fa il saluto romano o si fa i tatuaggi runici.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Sbancati</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/sbancati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Sep 2022 14:23:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[campagna elettorale]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni politiche 2022]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[spending review]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vi ricordate della spending review? Nella collezione elettorale autunno inverno non si porta più. L’abito rimasto intonso nell’armadio, a suo tempo da tutti desiderato e proposto, in realtà mai indossato è ora trapassato nel dimenticatoio. Invece vai con le richieste di maggiore spesa pubblica, che c’è sempre una buona ragione, un promettente investimento, un nobile [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Vi ricordate della <em>spending review</em>? Nella collezione elettorale autunno inverno non si porta più. L’abito rimasto intonso nell’armadio, a suo tempo da tutti desiderato e proposto, in realtà mai indossato è ora trapassato nel dimenticatoio.</p>
<p>Invece vai con le richieste di maggiore spesa pubblica, che c’è sempre una buona ragione, un promettente investimento, un nobile sentimento e un elettorale rendimento al farsi alfieri di più soldi qua e più soldi là. E lascia fare che tanti soldi come adesso non ce ne sono mai stati da impiegare, al punto da dubitare che si sia capaci di farlo, perché quel che conta non è realizzare, ma far sognare facendo segnare i vantaggi che se ne possono trarre.</p>
<p>La cosa, però, non è liquidabile come mera perversione elettoralistica. Non basta osservare che, rivisto oggi, il Cetto di Albanese è un fantasioso moderato, largamente surclassato da emuli non cinematografici. Bisogna andare oltre la superficie dei superficiali e capire la sostanza della questione: aumentare la spesa è facile, salvo poi lasciare buchi, ma a riqualificarla ci vuole conoscenza, tempo e perseveranza.</p>
<p>C’è un nesso inscindibile fra lo spendere meglio e riformare quel che non funziona. Ma riformare, ovvero cambiare, significa sempre scontentare qualcuno, magari anche solo perché mentalmente spaventato dalle novità, mentre spendere di più per rabberciare quel che è disfunzionale si può farlo illudendo che nessuno ci rimetta. Mentre invece è il modo più efficace per danneggiare tutti.</p>
<p>a spesa pubblica che cresce senza migliorare è il marmoreo monumento al fallimento della politica, che prova a spacciarlo come equestre segno d’altruismo. Dimenticando di ricordare che il contribuente onesto sarebbe il cavallo, non il pavoneggiante cavaliere.</p>
<p>Ed eccone la dimostrazione. Anche in questa campagna elettorale, senza che si sia sentita un’idea una sui contenuti della scuola, si sono rincorsi a dire la stessa cosa: ci si devono mettere più soldi e gli insegnanti (gli studenti non votano) sono poco pagati.</p>
<p>Falsa impostazione, che porta a inesistente soluzione. i dati, meritoriamente raccolti dalla Fondazione Agnelli, dicono che:</p>
<ol style="list-style-type: lower-alpha;">
<li>la spesa pubblica italiana è in linea con quella media europea (in realtà credo sia più alta, perché nel conto non si mette il salasso privato per gli inutili libri di testo, in tante parti del continente spariti da anni);</li>
<li>la spesa per la formazione di uno studente, fra i 6 e i 15 anni, è da noi più alta della media europea: 75mila euro contro 72mila 500 (conta la denatalità);</li>
<li>la retribuzione degli insegnanti, per ora lavorata, non è più bassa della media, perché lavorano meno ore (26 ore contro 33 di media e 40 in Germania), mentre progredisce meno nel tempo perché non c’è meritocrazia;</li>
<li>è il comparto pubblico dove i “clienti” sono diminuiti di più e il personale è aumentato di più (+20% in 10 anni). Aggiungerei un dettaglio: abbiamo i peggiori risultati medi d’Europa, il che significa che spendiamo non male, ma malissimo.</li>
</ol>
<p>Non serve più spesa. Anzi, nuocerebbe. Ci serve un capo del personale degno di questo nome, sicché le sperequazioni nelle ore lavorate non siano esagerate. Ci serve assumere per concorso e non pagare per rattoppo. Ci serve premiare gli insegnanti bravi, che sono tanti, che si misurano sui risultati degli studenti, e non continuare con la solfa che lavorano tutti la notte a casa, perché è falso. Ci serve didattica digitale seria, mandando a stendere la lobby degli stampatori. Ci serve diversificare l’offerta e la concorrenza fra istituti, con la cancellazione del buffonesco valore legale del titolo di studio, che è il pezzo di carta inutile senza formazione e selezione. Le rotelle si devono far girare in testa, non sotto i banchi.</p>
<p>Questo sarebbe riqualificare la spesa. Ma si deve saperlo fare. Mentre ad aumentarla accudendo l’ignoranza son tutti capaci. Ed è questa la ragione per cui l’abito della <em>spending review</em> non ha avuto successo: è un abito da lavoro. E il cielo non voglia.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/giovedi-22-settembre-2022-2/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<item>
		<title>Gulasch</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/gulasch/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Sep 2022 08:05:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[campagna elettorale]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni politiche 2022]]></category>
		<category><![CDATA[orban]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Squisito. Anzi: squisita, perché è una zuppa. La sua origine non è geograficamente esclusiva, perché i mandriani la cucinavano spostandosi. Ma se si dice Gulasch si pensa all’Ungheria. La carne che si usava non era certo la migliore e le spezie abbondanti ne celavano l’odore. Meglio guardare dentro la pentola, quando anche da noi si [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Squisito. Anzi: squisita, perché è una zuppa. La sua origine non è geograficamente esclusiva, perché i mandriani la cucinavano spostandosi. Ma se si dice Gulasch si pensa all’Ungheria. La carne che si usava non era certo la migliore e le spezie abbondanti ne celavano l’odore. Meglio guardare dentro la pentola, quando anche da noi si parla di zuppe all’ungherese.</p>
<p>Perché la destra italiana, in quel caso accomunando Fratelli d’Italia e Lega, prese Orbán in gran simpatia? (Berlusconi anche, ma poi il Partito popolare europeo lo buttò fuori, e già questo dice molto). Orbán è un nazionalista, del resto figlio della ritrovata indipendenza, dopo la fine dell’impero sovietico, e vive a cavallo fra l’Ue e l’Est post sovietico, il che, paradossi della storia, lo rende simpatico a chi ammira in chiave neo nazionalista e spirituale il risorgere dell’impero russo.</p>
<p>Da Orbán, però, le nostre destre potrebbero prendere anche i buoni e non solo i cattivi esempi: lui il debito pubblico lo fece scendere, non si mise a regalare soldi e pensioni, portandolo fino al 66% del prodotto interno lordo. Poi la pandemia lo ha fatto risalire, ma è avvenuto ovunque. Vuole bloccare gli immigrati, epperò ne ha dentro assai più di noi. Va a finire che gli diventa antipatico.</p>
<p>Dopo l’ultima vittoria elettorale s’è identificato con il potere. Per non perderlo (a Budapest l’opposizione è significativa), ha deciso di usare i soldi pubblici per finanziare l’informazione amica, dedicando i tribunali all’altra. I tribunali li ha trasformati e assoggettati. Ragioni per cui l’Unione europea gli dice: o raddrizzi o te ne vai. Lui sa che gli ungheresi non lo vorrebbero, quindi promette di raddrizzare.</p>
<p>Meloni, però, disse che non si deve osteggiarlo, dato che è legittimo perché eletto. E questa è una curiosa obiezione: la democrazia non è votocrazia, è il voto, certo, ma anche lo Stato di diritto. Varrà la pena ricordare che Hitler e Mussolini furono eletti. Lenin e Mao manco quello.</p>
<p>Per anni la destra e la sinistra radicali intonarono la gnagnera dell’Europa tutta mercato e priva di anima politica. Era falso già allora, ma eccoli serviti: l’Ue boccia Orbán per ragioni politiche, non economiche. E ora gli stessi dicono: ma questa è un’operazione politica. Ragazzi, l’avete reclamata fino a sfinirci.</p>
<p>Certo. Perché non esiste libertà, democrazia e mercato dove non c’è lo Stato di diritto. E dicono anche che minacciare il ritiro dei fondi è un “ricatto”, il che tradisce l’idea di un’Europa che si reclama solidale e unita quando si tratta di avere, ma la si vuole ritratta e inerte quando si deve controllare. Troppo fessa per essere presa in considerazione, un’idea simile.</p>
<p>E si arriva alle ultime due cose. Salvini dice che dopo la guerra ha cambiato idea su Putin. Interessante, ma siamo a settembre ed è cominciata a Febbraio. E quella è l’ultima, perché la Crimea se la prese nel 2014. Quella contro la Georgia è del 2008. Tutto prima dell’amore e delle oscene magliettine. Dice Meloni che spera la sua vittoria spiani la strada a Vox, in Spagna. La fratellanza è una bella cosa, ma le amicizie e colleganze dell’uno e dell’altra, che litigano su tutto, a sommarle in tutta Ue ci restano teste e lische. Che manco il Gulasch ci fai.</p>
<p>Dice Marcello Pera, già presidente del Senato, eletto con Berlusconi, e ora candidato con FdI, passata l’infatuazione per Renzi, che ci vuole il presidenzialismo perché: &lt;&lt;vuol dire trasparenza: chi vince  governa (&#8230;) e lo fa per il tempo fissato; e vuol dire bipolarismo&gt;&gt;. Dove? Mai sentito parlare delle elezioni di medio termine in Usa o della coabitation in Francia, dove morirono i partiti?</p>
<p>Gli elettori italiani sono liberi. Ogni tentativo di condizionamento o induzione è un boomerang. Ma i problemi sono tre: la confusione fra elezione e libertà di agire a piacimento; quella fra governare e comandare; le alleanze europee imbarazzanti. Serve a nulla straparlare del ventennio del secolo scorso, si vorrebbe sapere qualche cosa di più sul biennio a venire.</p>
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			</item>
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		<title>Vuotando</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/vuotando/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Sep 2022 07:23:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[campagna elettorale]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni 2022]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni politiche 2022]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Urla senza idee La campagna elettorale si muove in un vuoto chiassoso e fastidioso. Prima ancora del risultato è proprio l’impostazione delle propagande a offrire una veduta su quel che ci attende. Ovvio che nel corso di una campagna elettorale le differenze si accentuino e i toni si alzino. Il problema è serio quando il [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Urla senza idee</h3>
<p>La campagna elettorale si muove in un vuoto chiassoso e fastidioso. Prima ancora del risultato è proprio l’impostazione delle propagande a offrire una veduta su quel che ci attende.</p>
<p>Ovvio che nel corso di una campagna elettorale le differenze si accentuino e i toni si alzino. Il problema è serio quando il volume si alza e comunque non si capisce quel che vanno dicendo. Esempio: che si discuta pro o contro l’aborto è cosa sensata, concorrendo diversi fattori, anche di ordine culturale e religioso. Posizioni opposte sono legittime, se argomentate.</p>
<p>Mentre è insensato che si scateni la buriana cercando di non far capire che si stanno dicendo cose simili, se non uguali. Da destra si solleva il tema invocando il “diritto a non abortire”, che è un segnale al proprio elettorato, supponendolo non felice del diritto all’aborto. Da sinistra si afferma che demolire la legge che regola l’aborto sarebbe un regresso civile.</p>
<p>Peccato che da destra si fa poi sapere che non si ha intenzione alcuna non solo di cancellare, ma neanche di modificare la legge, mentre quel che si vorrebbe è quel che già c’è, ovvero un aiuto a quante vanno ad abortire per ragioni economiche. In altre parole: stavano dicendo la stessa cosa, salvo strabuzzare gli occhi e divenir paonazzi nello sforzo di sembrare opposti. Passate le elezioni se ne scorderanno e la memoria sparirà anche per la sostanza: i sistemi sanitari regionali non offrono servizi paragonabili a tutti i cittadini.</p>
<p>Secondo esempio, il Pnrr. Anche in questo caso, come per tutto il corso della campagna elettorale, l’iniziativa è della destra. La sinistra gioca solo di rimessa, anche perché la destra si sente vincente e la sinistra perdente. Dicono da destra: cambieremo il Pnrr, perché il mondo è cambiato e le regole lo consentono. Rispondono da sinistra: incoscienti, così c’è il rischio di perdere tutti i soldi. Mai un solo passaggio a qualche cosa di concreto.</p>
<p>E infatti il presidente del Consiglio ha fatto osservare: certo che si può cambiare il Pnrr, ma solo per le cose non ancora messe a gara. Aggiunge: è stato messo a gara quasi tutto. Cioè stiamo parlando del niente. A questo punto la destra aggiunge: sono cambiati i prezzi delle materie prime. Bella scoperta, siamo nel mondo dell’ovvio e, in ogni caso, questi non sarebbero cambiamenti del Pnrr (ovvero dei progetti, delle riforme e delle priorità), ma dei capitolati. Ancora una volta: gran chiasso sul nulla.</p>
<p>Nelle ultime ore è tornata la traduzione della propaganda trumpiana: prima gli italiani. Per le regionali si potrà usare “prima i pugliesi”? Ma prima di che, di chi, per quale ragione? Trattasi di un feticcio. A destra si agita il sovranismo sperando non si veda che si tratta di un favore alla sovranità dei nemici dell’Unione europea.</p>
<p>A sinistra si agita l’europeismo sperando non si veda che lo si immagina come argine alle proprie sconfitte nazionali. Ma in quel mercato ci sono il 60% delle nostre esportazioni, le garanzie dei nostri debiti, la fonte dei finanziamenti che riceviamo, sicché il tema non è lo scolapasta a corona che ci si mette in testa, bensì quante idee si hanno per scegliere fra interessi e tessere alleanze vincenti. Anche su questo: il niente. O il peggio.</p>
<p>Dopo che le forze politiche avranno vuotato d’idee e competenze le rispettive proposte e dopo che gli italiani avranno votato, quindi, resterà il nulla schiamazzato e la sola vera inconciliabilità, ovvero quella interna alle due false coalizioni. Mentre la propaganda che si è fatta o impedirà di mettere in sinergia le convergenze, che sono più vaste delle divergenze, oppure dimostrerà ancora l’incoerenza trasformista degli astanti.</p>
<p>La colpa non è solo della politica. Oggi il mondo delle imprese vorrebbe più gas dall’Adriatico. Giusto. Ma quando fu il tempo per battersi eravamo pochini, mentre l’informazione, alla ricerca di spettacolo circense, era zeppa di No tutto. Ricordiamocene: la politica è una cosa seria e se le persone serie se ne tengono fuori ne pagano comunque le conseguenze.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/martedi-20-settembre-2022/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<title>Scompenso</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/scompenso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Sep 2022 08:52:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[campagna elettorale]]></category>
		<category><![CDATA[crescita]]></category>
		<category><![CDATA[crescita italia]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’agenzia Fitch vede nero, prevedendo, per l’Italia, un 2023 in recessione: -0.7%. Vale per l’insieme delle economie europee e sul lato della produzione industriale, ad esempio, l’Italia è cresciuta nel 2022, salvo flettere da maggio, mentre la Germania scivola per l’intero corso dell’anno. Facciamo meglio della media europea, laddove eravamo abituati, da lustri, a fare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’agenzia Fitch vede nero, prevedendo, per l’Italia, un 2023 in recessione: -0.7%. Vale per l’insieme delle economie europee e sul lato della produzione industriale, ad esempio, l’Italia è cresciuta nel 2022, salvo flettere da maggio, mentre la Germania scivola per l’intero corso dell’anno. Facciamo meglio della media europea, laddove eravamo abituati, da lustri, a fare peggio.</p>
<p>Nei conti italiani il 2023 era quotato con un +0.9%, quindi un rallentamento della crescita, ma pur sempre una crescita. I conti del Fondo monetario internazionale ci assegnano un +0.7%. Sappiamo che il rallentamento sarà maggiore e pesano i costi dell’energia. La realtà è questa, si tratta di affrontarla.</p>
<p>La cosa peggiore che sta capitando non è che la realtà presenti le sue difficoltà, ma che la si neghi o ribalti. La cosa peggiore è la distanza fra le parole della politica, le promesse elettorali e la realtà.</p>
<p>Non solo chiuderemo quest’anno con una crescita importante, ma da decenni non crescevamo quanto negli ultimi due anni. Nei primi sei mesi del 2022 (dati Inps) sono state fatte 4 milioni e 270mila assunzioni, con 377mila trasformazioni contrattuali da tempo determinato a indeterminato. Nello stesso periodo più di 1 milione di lavoratori hanno deciso di dimettersi.</p>
<p>Le cause possono essere diverse, alcune segnalano deficienze nel sostegno familiare, ma, comunque, non sono certo segno d’indigenza. Ci sono anche stati 266.640 licenziamenti economici, in crescita rispetto al precedente anno (ma vigeva il blocco dei licenziamenti), perché ci sono anche aziende portate ai bordi o fuori dal mercato. Compresi licenziamenti e dimissioni, comunque, nel semestre si è superato il livello occupazionale pre-pandemia, segnalando una velocità di ripresa decisamente superiore a quella (lentissima) successiva alla crisi del 2008.</p>
<p>Queste realtà convivono ed è sciocco pretendere che sia vero il brutto e falso il bello o viceversa. Il mercato del lavoro e la crescita della ricchezza hanno portato a casa successi. Ma il punto è che la politica ha elaborato lo scenario della crescita come se fosse di recessione, mentre quella prospettiva se la trova davanti e non alle spalle. Da qui un pericoloso fraintendimento sulle cose da farsi.</p>
<p>La covid-economy ha lasciato un’eredità infetta, consistente nella convinzione che i soldi dello Stato possano compensare e ristorare a piacimento. Ma siccome non esistono i “soldi dello Stato”, semmai quelli dei contribuenti, compresi i debiti, ne deriva che chi va raccontando si possa elargire senza limiti sta prendendo in giro. O non ha capito niente. Solo chi crede che prendere voti sia più importante d’essere credibili può continuare a proporre maggiori debiti (alias: scostamento di bilancio) come se fosse un rimedio e non il doloroso problema che deve fare i conti con i tassi d’interesse crescenti. E tali soggetti si trovano a destra come a sinistra, posto che a far danno saranno quelli che governeranno.</p>
<p>Se a destra si continua a strologare di sgravi fiscali di massa, ignorando l’evasione di massa e come se entrate ed uscite fossero porte di due mondi diversi, a sinistra si strologa di aumenti salariali senza pensare alla produttività.</p>
<p>Mi hanno colpito le parole di Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia-Romagna ed esponente del Pd, che da una parte propone salari più alti e una mensilità in più, dall’altra ricorda che nella sua regione hanno fatto un accordo con sindacati e imprese per migliorare la formazione e diminuire la precarietà: non è così difficile capire che le seconde cose sono premesse delle prime, mentre le prime sono promesse che affondano le seconde. Contraddizione che ben riassume le conseguenze della falsificazione della realtà, facendo sbagliare strada.</p>
<p>Se si pensa di essere stati in recessione per i due anni in cui più si è cresciuti, elaborando politiche assistenziali, scende a zero la capacità di affrontare i difficili mesi a venire. Questo è il nostro scompenso.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/sabato-17-settembre-2022/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<title>Rublati</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/rublati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Sep 2022 07:26:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[campagna elettorale]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La fonte, i tempi e il fatto. Questi gli elementi da tenere in considerazione per capire il significato di una nota statunitense relativa ai soldi che dalla Russia sarebbero giunti a componenti politiche di 24 Paesi. Fin da prima che la criminale aggressione russa all’Ucraina partisse, l’intelligence statunitense ha scelto un approccio diverso da quello [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La fonte, i tempi e il fatto. Questi gli elementi da tenere in considerazione per capire il significato di una nota statunitense relativa ai soldi che dalla Russia sarebbero giunti a componenti politiche di 24 Paesi.</p>
<p>Fin da prima che la criminale aggressione russa all’Ucraina partisse, l’intelligence statunitense ha scelto un approccio diverso da quello classico: disvelare anziché celare. Il valore maggiore delle informazioni riservate è consistito nel renderle pubbliche.</p>
<p>Fecero sapere che, secondo le loro informazioni, l’ammassarsi di truppe russe ai confini ucraini non era manco per niente un’esercitazione, ma la premessa di un’imminente invasione. In tanti li accusarono di propaganda e Putin fece lo spiritoso. L’informazione era esatta e le cose sono andate come erano state descritte.</p>
<p>Circa i finanziamenti russi a politici europei, sono noti quelli alla destra francese di Le Pen. Quindi non una novità. Perché adesso? Per noi italiani è facile supporre che la tempistica sia stata scelta in relazione alle elezioni del prossimo 25 settembre.</p>
<p>A parte che sembrerebbe non esserci note sull’Italia, la stessa cosa sarebbe valsa per le notizie francesi. Ma sono sensazioni superficiali, che non tengono conto di due dati fondamentali: a. la ricerca sulle influenze russe nasce negli Usa perché gli Usa furono penetrati; b. la scadenza elettorale più rilevante è in Usa. Forse quei tempi hanno rilevanza maggiore dei nostri.</p>
<p>Il fatto va ben delineato: se ci sono trasferimenti di denaro a partiti o soggetti politici, ovviamente non dichiarati, da noi si tratta di un reato. E dei reati si occupa la giustizia. Per me possono anche metterci il nome di Tizio, in quelle carte, ma continuerò a considerarlo innocente e a credere alle sue smentite, fino a sentenza contraria.</p>
<p>Il che, però, non mi distoglie di un capello dall’osservare che il citato Tizio ha posizioni filorusse, s’è speso contro le sanzioni, non voleva inviare armi all’Ucraina. Che non sono reati, ma responsabilità politiche. E in politica sono quelle che contano.</p>
<p>Con le influenze russe in casa nostra ci siamo cresciuti. I comunisti sovietici finanziavano i comunisti italiani. Ma quel fatto, documentato dalla stessa memorialistica comunista, non deve trarci in inganno: non era il finanziamento a una comune idea, ma soldi per sostenere la stessa idea che oggi sostiene Putin: indebolire le democrazie e minare la credibilità di chi le governa.</p>
<p>Per questo è ininfluente pagare a sinistra o a destra, mentre è rilevante investire sugli sfasciacarrozze. Che non necessariamente devono essere politici.</p>
<p>Distinguere il reato dalla responsabilità politica serve anche a guardare un po’ oltre. Di certo in Russia non si son crucciati perché degli svalvolati italiani volevano bloccare il gasdotto dall’Azerbaijan (Tap), fortunatamente senza riuscirci. Ed hanno goduto quando ci siamo evirati rinunciando a gran parte del gas che abbiamo in Adriatico. E se guardate ai protagonisti di quelle pessime battaglie ce ne trovate di destra e di sinistra. Mica notizie segrete, se ne vantavano.</p>
<p>E siccome 300 milioni in 24 Paesi, dal 2014 sono poco più della mancia al cameriere, porgerei maggiore attenzione al fronte del gas e alla formulazione dei contratti, con eventuali liberalità aziendali. Il che porta più a governanti tedeschi che non a neonazisti che pure i russi accudirono con amore. Idem per il lato italiano.</p>
<p>Possiamo usare una sola bussola, per evitare svarioni: osservare i fatti noti ed esprimere un giudizio sui putinofili nostrani (prevalentemente a destra); fare attenzione agli interessi delle battaglie contro il gas non russo (ben distribuiti fra saltimbanchi di diverso colore); ribaltare, come si sta facendo, la politica energetica, rendendosi totalmente indipendenti dal mefitico gas russo.</p>
<p>Questa non è una faccenda da pupazzetti in magliettina, ma da ridisegno di equilibri globali. E come tale va trattata.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/giovedi-15-settembre-2022/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<title>Andata</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/andata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Sep 2022 07:59:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[campagna elettorale]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni 2022]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni politiche 2022]]></category>
		<category><![CDATA[partiti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Campagna Oramai è andata. La campagna elettorale è quella che vediamo e i giorni che ci separano dalle urne non ospiteranno significative novità positive, idee nuove, impostazioni promettenti. È andata così. Essere in Unione europea, con i giusti vincoli e le generose opportunità, aiuta, ma non risolve. A sinistra hanno cominciato la corsa dandosi per [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Campagna</h3>
<p>Oramai è andata. La campagna elettorale è quella che vediamo e i giorni che ci separano dalle urne non ospiteranno significative novità positive, idee nuove, impostazioni promettenti. È andata così. Essere in Unione europea, con i giusti vincoli e le generose opportunità, aiuta, ma non risolve.</p>
<p>A sinistra hanno cominciato la corsa dandosi per persi e sperando che qualcuno fermasse gli altri. A destra il testimone se lo danno in testa più che passarselo, finita la staffetta si prenderanno a coltellate. I trionfatori delle precedenti elezioni politiche sanno che saranno ridotti a un terzo, non restando loro altro che puntare sulla reiterazione dell’estremismo assistenzialista.</p>
<p>I terzopolisti almeno hanno avuto il coraggio di andare a Piombino a sostenere il rigassificatore, per il resto pencolarono in partenza e programmano il pencolamento futuro. Altri soggetti animano la scena, aumentandone il tono smorto.</p>
<p>Tutti vittime della propria incapacità, ingabbiati in un sistema elettorale demenziale, che colpevolmente non toccarono. Quasi tutti contaminati dal virus populista, compartecipi del miserevole taglio dei parlamentari. Non un bel vedere, eppure tocca guardarlo.</p>
<p>Che succede, poi? In un Paese la cui popolazione pensante e lavorante ancora non digerisce il siluramento di Draghi, vincerà le elezioni chi gli si è opposto. Che può sembrare paradossale, ma mica tanto. Perché gli oppositori di ieri sono assai più draghiani degli altri. Almeno su tre punti determinanti: a. collocazione occidentale dell’Italia; b. condanna della Russia e mantenimento delle sanzioni; c. no a più deficit e debito. Mica poco.</p>
<p>E dopo la vittoria? Se il centro destra resterà unito e governerà sarà perché si spaccheranno i soci che lo compongono, cambiando linea politica. Il che comporta che o gli elettori di Fratelli d’Italia o quelli della Lega saranno stati ingannati. Più probabilmente i secondi. Se le modifiche non saranno interne, allora le rotture si vedranno dall’esterno, nel senso che partono e cadono in tempo reale. Vero che il potere è un forte collante, ma le pretese di ciascuno un discreto solvente.</p>
<p>I pentarieletti riprenderanno il loro ruolo di truppa trasformista, avendo imparato a mercanteggiare con maggiori pretese. Mentre i terzopolisti sono attesi alla prova del non dividersi in (almeno) due alla prima occasione.</p>
<p>In quanto alla sinistra, raccolta attorno al Partito democratico, si spera abbia capito che non ha perso solo le elezioni, ma l’identità e la cultura. I voti raccolti li hanno chiamati per tradizione e contrapposizione, solo che dall’altra parte non c’è una grande armata, ma una brancaleonata. Perdono perché si sono persi e si sono persi perché esistono solo per vincere.</p>
<p>A ciò si ridusse la scena, ma in un teatrino. In quello grande s’esibisce l’Italia degli interessi e della realtà. Una realtà talmente ostinatamente negata che se solo la descrivi ti dicono che sei fuori dalla realtà.</p>
<p>L’Italia con 10mila miliardi di patrimonio privato, con i risparmi che crescono, con le esportazioni che vanno alla grande, con il prodotto interno lordo finalmente superiore alla media europea nel suo ritmo di crescita, con un numero di occupati che resta nettamente inferiore alla media europea, ma che ha superato i massimi da quando si raccoglie quel dato.</p>
<p>Nel teatrino si compatisce la miseria, considerata crescente perché si contano i poveri mettendo in fila quelli cui hai promesso un sussidio se si dichiarano poveri, con il risultato, ovvio e ragionevole, che i poveri aumentano. Nell’altro teatro va in scena una ricchezza senza rappresentanza, al punto da essersi ridotta a sperare che nessuno vinca, per farsi ricommissariare.</p>
<p>Eppure uno spiraglio c’è: governi il vincitore, se ci sarà e se ne sarà capace, ma si avvii la legislatura con la volontà di porre rimedio a tanta insipienza politica e ai suoi fallimenti, aprendo una succursale costituente. Farà onore ai vincitori e farà comodo agli sconfitti. Tanto una cosa avrebbero dovuto capirla, sebbene non acutissimi: al giro successivo si scambieranno il posto.</p>
<p><em><strong><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/venerdi-9-settembre-2022/">La Ragione</a></strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Si cresce a dispetto</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/si-cresce-a-dispetto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Sep 2022 19:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[campagna elettorale]]></category>
		<category><![CDATA[crescita italia]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[economia italiana]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se revocassimo la sanzioni alla Russia per essere più ricchi, in realtà, diventeremmo immediatamente più poveri.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Se revocassimo la sanzioni alla Russia per essere più ricchi, in realtà, diventeremmo immediatamente più poveri.</h3>
<p style="text-align: center;"><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/FE-Khqa2NjI" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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