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	<title>Nicola Porro, Autore presso Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>Nicola Porro, Autore presso Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Mario Draghi e la verità sullo spread</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nicola Porro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Sep 2018 14:23:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Carlo Cottarelli è una persona seria. Ieri, in un’intervista, ha detto che la spesa per interessi sul nostro gigantesco debito pubblico è già salita di un miliardo per quest’anno e crescerà di cinque miliardi nel 2019. E su questo ci sono pochi dubbi. Ogni settimana il Tesoro si presenta sugli odiati mercati per offrire la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Carlo Cottarelli è una persona seria. Ieri, in un’intervista, ha detto che la spesa per interessi sul nostro gigantesco <strong>debito pubblico</strong> è già salita di un miliardo per quest’anno e crescerà di cinque miliardi nel 2019. E su questo ci sono pochi dubbi. Ogni settimana il Tesoro si presenta sugli odiati mercati per offrire la sua merce. E nell’ultimo periodo i tassi a cui deve vendere<strong> Bot e Btp</strong> sono aumentati. Sono quattrini che passano dalle tasche dei contribuenti a quelle degli investitori che comprano, per fortuna, titoli del nostro debito. Poi però, a precisa domanda sulle colpe di questo rialzo, risponde: «Ci sono componenti esterne, come la crisi turca, ma l’aumento dello spread è anche la conseguenza delle dichiarazioni di questo governo, che hanno promesso tantissimo».</p>
<p>Consigliamo vivamente all’opposizione al <strong>governo giallo-verde</strong>, per quello che conta, di non indirizzarsi su questa strada, per una serie di motivi che andiamo ad elencare. Alcuni specifici, altri di tipo generale. Partiamo dai primi.</p>
<p><strong>1.</strong> Lo spread, che poi non è altro che un termometro sul livello dei tassi, aumenterebbe per le promesse del governo. Secondo lo stesso Cottarelli quella più onerosa per le finanze pubbliche (50 miliardi) sarebbe quella della flat tax. Ebbene se al governo ci fosse un monocolore salviniano o anche un&#8217;alleanza di centrodestra, la promessa di introdurre una tassa piatta non solo sarebbe ancora presente, ma probabilmente più realizzabile.</p>
<p><strong>2.</strong> I mercati considerano il rischio Paese, ovviamente. Ma come dice lo stesso Cottarelli, ci troviamo in una piccola tempesta internazionale. I mercati crescono da anni, e come spesso accade cercano una scusa per uscire e realizzare i profitti. La crisi turca è un catalizzatore. Quella sudamericana è sempre lì, minacciosa. Come nel 2011, l’innesco fu la crisi greca. Che faceva parte dell’euro, ma la cui economia non valeva che una frazione di quella di Ankara. Insomma quando le tempeste si avvicinano, i detentori di titoli pubblici vanno sul sicuro, e si liberano di coloro che possono, geneticamente, avere più probabilità di essere contagiati.</p>
<p>Queste due obiezioni sono comunque di dettaglio. <strong>La vera grande questione</strong> &#8211; riguardo al ragionamento di Cottarelli e alla tentazione che l’opposizione lo cavalchi &#8211; è di tipo più generale. E serve fare un passo indietro. Quando nel 2011 il governo Berlusconi dovette passare la mano a quello Monti, i titoli pubblici a dieci anni erano arrivati a rendere il <strong>7,5%</strong> (spread a quota 550 con i Bund tedeschi). Dopo un anno di riforme Monti, cioè a luglio del 2012, sapete, tra altalene varie, quanto rendevano i soliti Btp? Sempre <strong>più del 7%</strong> (con spread superiore a 500 punti base). Insomma il governo dei «prof» aveva calmato i giornali, ma non i mercati.</p>
<p>Il 26 luglio <strong>Mario Draghi</strong>, il governatore della Banca centrale europea (quella che in ultima analisi stampa euro) pronuncia una frase sconvolgente. Ricordiamola: «La Bce è pronta a fare qualsiasi cosa per proteggere l’euro. E credetemi sarà abbastanza». Neanche John Wayne. L’atteggiamento era quello del pistolero, che però aveva in mano un bazooka. Ha stampato moneta e con quella ha comprato titoli di Stato di tutti i Paesi europei. L’Italia gli ha venduto merce pubblica per più di 300 miliardi.</p>
<p><strong>E arriviamo al punto che ci interessa</strong>: nei prossimi mesi la Bce rallenterà gli acquisti. Le banche non possono sostituirla, perché le nuove regole glielo impediscono. E, ciliegina sulla torta, nel 2019 Draghi lascerà il posto, con molta probabilità proprio a quei tedeschi che gli contestavano di avere sfoderato l’arma finale. Ebbene questo scenario è quello che preoccupa i mercati: «Senza l’aiuto di John Wayne dove può andare l’Italia?». Di Maio o non Di Maio.</p>
<p>Nicola Porro, Il Giornale 4 settembre 2018</p>
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		<title>Quel taglio alle tasse buono e giusto</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/quel-taglio-alle-tasse-buono-e-giusto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicola Porro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 May 2018 08:41:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[flat tax]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Facciamo una breve premessa la flat tax, chiunque e in qualunque maniera la introduca, è cosa buona e giusta. Il suo principio è sacrosanto. Il reddito è roba nostra. Noi non lavoriamo per lo Stato, altrimenti saremmo dei moderni schiavi, noi si lavora per il nostro egoistico e privatissimo soddisfacimento. La battaglia contro l&#8217;ipertassazione prima [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Facciamo una breve premessa la<strong> flat tax</strong>, chiunque e in qualunque maniera la introduca, è cosa buona e giusta. <strong>Il suo principio è sacrosanto</strong>. Il reddito è roba nostra. Noi non lavoriamo per lo Stato, altrimenti saremmo dei moderni schiavi, noi si lavora per il nostro egoistico e privatissimo soddisfacimento.</p>
<p>La battaglia contro l&#8217;ipertassazione prima di tutto è <strong>una battaglia di libertà</strong>. Poi grazie al cielo essa agisce sugli incentivi. Maggiore è il reddito che tengo per me stesso, maggiore è l&#8217;incentivo a guadagnarne di più, e maggiore la probabilità che esso venga speso. <strong>Meglio un euro speso da un privato</strong>, di un euro speso da un burocrate pubblico in nome nostro.</p>
<p>È evidente che in una società moderna sono necessarie delle risorse collettive per mantenere il funzionamento dello Stato, che è pur sempre necessario. A ciò si aggiunga la<strong> tutela dei più deboli</strong> e dei più sfortunati, che in una civiltà moderna e ricca come la nostra è sacrosanto mettere in carico alla collettività. Ma da qui a pretendere che <strong>più del 50% della spesa pubblica</strong>, come avviene in Italia, sia gestito dallo Stato è un orrore fiscale.</p>
<p><strong>La flat tax prevede una semplificazione</strong> (anche se con due aliquote) enorme e un abbassamento del carico fiscale per i maggiori contribuenti. Non staremo qui a ricordarne i benefici. E non vogliamo fare come gli amici dell&#8217;Istituto Bruno Leoni, detentori di una proposta sulla ftat tax, che stanno storcendo il naso perché cercano il «pelo nell&#8217;uovo».</p>
<p>Portiamoci a casa questa rivoluzione e poi vediamo.</p>
<p><strong>C&#8217;è un solo grande problema sulla riduzione fiscale</strong> e riguarda le banche, che potrebbe creare una distorsione difficilmente gestibile per tutti: da Carlo Messina di Intesa San Paolo, la banca più solida in Italia, a Mustier di Unicredit, per non parlare di quelle con le spalle meno larghe. Per un complesso meccanismo, che sarebbe difficile qui spiegare, <strong>rischiano di vedersela brutta</strong> se dovesse passare l&#8217;aliquota unica del 15%. In sostanza, secondo i calcoli del Sole 24 ore, potrebbero vedersi addossati costi straordinari per tre miliardi. Dolori che si aggiungano alle incredibili previsioni europee sulla gestione delle partite incagliate e sofferenti.</p>
<p><strong>Ve la facciamo semplice</strong>. Oggi gli istituti di credito (a differenza delle società di capitali) pagano un&#8217;imposta sul reddito del 27,5%: dunque tre punti in più alle normali imprese. Se l&#8217;aliquota Ires dovesse scendere al 15%, dovrebbero (la diciamo male, ma la sostanza è questa) ridare indietro la maggiore e non dovuta imposta che si sono messi a credito negli anni passati.</p>
<p><strong>Armando Siri</strong>, l&#8217;economista che ha studiato la flat tax per Salvini, dice che la situazione la conosce bene e a questa Zuppa dichiara: «<strong>Punto primo</strong> non abbiamo intenzione di mettere una doppia aliquota per le imprese, come invece ci sarà per le famiglie. Essa sarà unica, come d&#8217;altronde lo è oggi. <strong>Punto secondo</strong>: le banche non avranno alcuna riduzione fiscale in termini di sconto Ires, per l&#8217;esistenza delle Dta (questo meccanismo di imposte differite, di cui abbiamo parlato, nda) e per il fatto che non sono assimilabili alle imprese commerciali tradizionali».</p>
<p>Insomma le banche a sentire Siri, non avranno sconti fiscali, e paradosso dei paradossi, proprio per questo motivo possono dormire sonni tranquilli.</p>
<p>Nicola Porro, Il Giornale 26 maggio 2018</p>
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		<title>Isaiah Berlin, il filosofo della libertà</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/isaiah-berlin-il-filosofo-della-liberta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicola Porro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Mar 2018 09:14:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Molti conoscono Isaiah Berlin per la sua lezione del 1958 in cui espresse con grande chiarezza la differenza tra libertà positiva e libertà negativa. La prima, nella tradizione hegeliana, è nitroglicerina. È l’anticamera del totalitarismo, è il perseguimento dell’autodeterminazione personale, anche grazie all’intervento di terzi. In una società liberale si deve piuttosto perseguire una libertà negativa, e cioè la limitazione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Molti conoscono <strong>Isaiah Berlin</strong> per la sua lezione del 1958 in cui espresse con grande chiarezza la differenza tra <strong>libertà positiva</strong> e libertà negativa. La prima, nella tradizione hegeliana, è nitroglicerina. È l’anticamera del totalitarismo, è il perseguimento dell’autodeterminazione personale, anche grazie all’intervento di terzi.</p>
<p>In una società liberale si deve piuttosto perseguire una <strong>libertà negativa</strong>, e cioè la limitazione delle ingerenze di Stato, società, sindacati, nella nostra vita sociale, economica e culturale. Dunque Berlin viene generalmente ricordato come filosofo della libertà.</p>
<p><strong>Berlin fu anche un apprezzato diplomatico britannico</strong>, nonostante fosse nato nell’impero russo, e si adoperò con tutte le sue forze per la causa di Israele e per il sionismo. Lo fece da liberale, come ci ricorda Alessandro Della Casa in un bel libro, <em>Isaiah Berlin. La vita e il pensiero</em> (Rubbettino).</p>
<p><strong>L’autore ci ricorda</strong> il liberalismo nazionalista di Berlin e la sua specificità: la sua contrapposizione all’antinazionalismo hayekiano. E infine la sua opposizione alla trasformazione violenta del sionismo in lotta armata.</p>
<p><strong>Scriveva bene Berlin</strong>, e negli anniversari dei 40 anni di via Fani, queste parole suonano ancora più preziose: «<strong>Il</strong> <strong>sionismo</strong> è la moderna espressione dell’ideale liberale. Separato da quell’ideale, esso perde ogni scopo, ogni speranza. Quando invochiamo la <strong>tradizione ebraica</strong> come sostegno alla nostra rivendicazione nazionale, non siamo liberi di sbarazzarci delle restrizioni di quella tradizione e intraprendere percorsi che la moralità ebraica non può perdonare. L’assassinio, l’agguato, il rapimento, l’omicidio di uomini innocenti, sono estranei allo spirito del nostro movimento. È futile invocare le lotte nazionali di altre nazioni come esempi per noi. Non solo sono differenti le circostanze, ma anche i nostri scopi sono unici. <strong>Ogni popolo</strong> deve applicare i propri parametri alla propria condotta, e a noi è dato il compito di pesare le nostre azioni sulla scala dello spirito ebraico. Né il nostro giudizio deve essere accecato dal bagliore di un autocosciente eroismo. <strong>Masada</strong>, con tutto il suo eroismo, fu un disastro nella nostra storia. Non è nostro fine o nostro diritto precipitarci verso la distruzione, allo scopo di lasciare in eredità la leggenda di un martirologio alla posterità. Il sionismo doveva segnare la fine delle nostre morti gloriose e segnare l’inizio di un nuovo sentiero che portasse alla vita. Contro gli eroismi della violenza suicida io richiamo <strong>il coraggio della sopportazione</strong>, l’eroismo della resistenza sovrumana. Ammetto che ciò richieda un più forte carattere, nervi più saldi, di quanto sia richiesto per gli atti di violenza. Se possa innalzarsi a quel coraggio sincero oltre la codardia morale del terrorismo, è la sfida che la storia pone alla nostra gioventù».</p>
<p>Parole favolose.</p>
<p>Nicola Porro, Il giornale 25 marzo 2018</p>
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		<title>Ma Popper era liberale o socialista?</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/ma-popper-era-liberale-o-socialista/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicola Porro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Feb 2018 13:43:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[dario antiseri]]></category>
		<category><![CDATA[Popper]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dario Antiseri ha una capacità di scrittura notevole. Ha partorito per Rubbettino un nuovo pamphlet, Karl Popper. La ragione nella politica, che val la pena leggere. Non ci metterete tanto, il tempo di un Roma-Milano con un Frecciarossa, eppure è pieno di spunti. D’altronde, come Antiseri racconta, fu proprio il Nostro a tradurre e portare in [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dario Antiseri ha una capacità di scrittura notevole</strong>. Ha partorito per Rubbettino un nuovo pamphlet, <em>Karl Popper</em>.</p>
<p><strong>La ragione nella politica, che val la pena leggere</strong>. Non ci metterete tanto, il tempo di un Roma-Milano con un Frecciarossa, eppure è pieno di spunti. D’altronde, come Antiseri racconta, fu proprio il Nostro a tradurre e portare in Italia il pensiero di Popper.</p>
<p><strong>Un punto di vista liberale che fu rigettato</strong>, facile a crederlo, dai nostri tromboni marxisti, non meno che da quelli di ispirazione crociana.</p>
<p><strong>È interessante il liberalismo di Popper</strong>, non propriamente austriaco, certamente non friedmaniano, ma certamente antidogmatico.</p>
<p><strong>Più volte ci si è chiesti se il grande epistemologo fosse liberale o socialista</strong>. Non solo per le sue origini marxiste e poi socialiste, ma anche per il suo pensiero, fieramente ancorato alla fallibilità della scienza e dunque anche di qualsiasi certezza politico-ideologica.</p>
<p><strong>Antiseri ci ricorda un piccolo ma significativo aneddoto</strong>: fu Popper a chiedere al suo grande amico von Hayek di inserire qualche socialista nella prima riunione della mitica Mont Pelerin Society. Richiesta che non fu ovviamente accettata.</p>
<p><strong>Popper era un pragmatico</strong>, non un filo-socialista, all’ingegneria utopistica preferiva l’ingegneria gradualista dei piccoli passi concreti.</p>
<p><strong>Niente è più chiaro di Popper per capire da che parte stesse</strong>: «per diversi anni rimasi socialista, anche dopo il mio ripudio del marxismo; e se ci fosse stato qualcosa come un socialismo combinato con la libertà individuale, sarei ancora oggi un socialista. E, infatti, non potrebbe esserci niente di meglio che vivere una vita modesta, semplice e libera in una società egalitaria. Mi ci volle un po’ di tempo per riconoscere che questo non era nient’altro che un sogno meraviglioso; che la libertà è più importante dell’uguaglianza; che il tentativo di attuare l’uguaglianza è di pregiudizio alle libertà; e che se va perduta la libertà, tra non liberi non c’è nemmeno uguaglianza».</p>
<p>Non ci sono dubbi.</p>
<p><strong>E dunque per Popper i cittadini, gli elettori, le norme</strong> devono preoccuparsi non tanto di chi ci comanda, ma di come sia possibile controllarli.</p>
<p><strong>È fenomenale nella sua critica alla politica intesa</strong> come religione e dunque non falsificabile, e ai movimenti politici (all’epoca si sperava nell’utopia socialista) che ci promettevano il cielo in terra: «Non permettere che i sogni di un mondo perfetto ti distolgano dalle rivendicazioni degli uomini che soffrono qui ed ora». [spacer height=&#8221;20px&#8221;]
<p><strong>Nicola Porro</strong>, Il Giornale 18 febbraio 2018</p>
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		<title>Einaudi, quando le idee salvano le banche più del capitale</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/einaudi-quando-le-idee-salvano-le-banche-piu-del-capitale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicola Porro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Dec 2017 11:07:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Proprio in questi giorni pare sia stato definito un accordo europeo sulle dotazioni di capitale delle banche, ritenute sufficienti per metterle «al sicuro» da possibili nuove crisi, stile 2007/2008. C&#8217;è stata molta polemica tra le autorità bancarie italiane e i fautori delle prime bozze pensate a Francoforte. La posizione italiana è che rendendo troppo stringenti [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Proprio in questi giorni pare sia stato definito</strong> un accordo europeo sulle dotazioni di capitale delle banche, ritenute sufficienti per metterle «al sicuro» da possibili nuove crisi, stile 2007/2008.</p>
<p>C&#8217;è stata molta polemica tra le autorità bancarie italiane e i fautori delle prime bozze pensate a Francoforte.</p>
<p><strong>La posizione italiana è che rendendo troppo stringenti</strong> i parametri si rende più difficile prestare quattrini. Il non detto, ma fatto filtrare, è che le nuove regole sono modellate sulla situazione tedesca e nordica, dove il problema è rappresentato più che dai prestiti incagliati (che bruciano molto capitale) dai derivati presenti in bilancio, e non del tutto trasparenti.</p>
<p><strong>C&#8217;è venuto alla mente un passaggio</strong> di un grande banchiere, per di più liberale, <strong>Luigi Einaudi</strong> che in <em>La difficile arte del banchiere</em> (Laterza) scriveva: «Il rapporto tra capitale e depositi è uno solo dei fattori di sicurezza della banca. A parità di altre condizioni, se due banche hanno ambedue 10 milioni di depositi sembra più sicura quella che possiede 5 milioni di capitali propri di quella che ne possiede soltanto uno. Il guaio è che le altre condizioni possono essere tali e tante che la cifra aritmetica del capitale finisce di perdere ogni importanza».</p>
<p><strong>Einaudi, insomma, non ragiona da contabile</strong>. Anche se le sue considerazioni contengono sempre numeri e sono lineari. Ma sa che la realtà non può essere imbrigliata in un numeretto.</p>
<p><strong>E continua efficacemente</strong>. «È difficile che una banca fallisca perché aveva un capitale troppo scarso in confronto ai depositi; mentre il fallimento è dovuto di solito al fatto che i dirigenti hanno amministrato male il capitale piccolo ed i depositi grossi; ed avrebbero ugualmente amministrato male il capitale grosso e i depositi scarsi.</p>
<p>La vera garanzia dei depositi non sta nell&#8217;esistenza di un notevole capitale; poiché il capitale può essere stato ingoiato da male speculazioni e da cattivi affari, così come furono ingoiati depositi. Ma sta nell&#8217;esistenza di attività sicure, di buoni valori di impiego contro i depositi e contro capitale; ed è tale garanzia codesta che dipende dalla capacità e dall&#8217;onestà degli amministratori, né può essere creata da empirici rapporti aritmetici fra capitali depositi».</p>
<p><strong>Così scriveva più di cinquant&#8217;anni fa un grande banchiere e un liberale</strong>, a cui oggi converrebbe ispirarsi quando, con ragione, si critica la Bce. Non è l&#8217;Italietta degli affari e dei campanili che contesta Francoforte, o dei populismi come si dice oggi, ma quella degli scienziati delle finanze e dei banchieri italiani, che insegnarono l&#8217;economia al mondo. [spacer height=&#8221;20px&#8221;]
<p><strong>Nicola Porro</strong>, <em>Il Giornale</em> 10 dicembre 2017</p>
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		<title>Libretto di famiglia, l&#8217;inferno burocratico è servito</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/libretto-di-famiglia-linferno-burocratico-e-servito/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicola Porro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Nov 2017 15:25:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[burocrazia]]></category>
		<category><![CDATA[tasse]]></category>
		<category><![CDATA[voucher]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mesi fa, quando abolirono i voucher, scrivemmo in questa zuppa della follia che si stava commettendo. Più burocrazia, più costi, e certamente più evasione. Quest&#8217;ultima non si combatte puntando un bazooka contro i cittadini. Grazie a una gentile lettrice vi proponiamo l&#8217;odissea a cui sono sottoposti oggi quegli eroi che continuano, ostinati, a voler pagare [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/libretto-di-famiglia-linferno-burocratico-e-servito/">Libretto di famiglia, l&#8217;inferno burocratico è servito</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Mesi fa, quando abolirono i voucher</strong>, scrivemmo in questa zuppa della follia che si stava commettendo.</p>
<p>Più burocrazia, più costi, e certamente più evasione. Quest&#8217;ultima non si combatte puntando un bazooka contro i cittadini.</p>
<p><strong>Grazie a una gentile lettrice vi proponiamo l&#8217;odissea</strong> a cui sono sottoposti oggi quegli eroi che continuano, ostinati, a voler pagare le imposte.</p>
<p><strong>È una lettera scritta molto bene</strong>, e che i nostri politici che tanto si occupano del bene della nazione dovrebbero leggere e capire. Il bene dello Stato troppo spesso fa a pugni con la sopravvivenza dei singoli.</p>
<p>«Dal 10 luglio scorso ha avuto il via l&#8217;utilizzo del <strong>libretto di famiglia</strong>, strumento dedicato appunto alle famiglie, ai privati e che sostituisce i voucher, messi in soffitta a marzo 2017. Avendone necessità di utilizzo per motivi di assistenza a un familiare, mi sono subito interessata per la registrazione.</p>
<p><strong>Ho tentato l&#8217;avvio della registrazione con mia figlia</strong> che, prima di tutto, è dotata di computer e inoltre ha più dimestichezza della sottoscritta con il mondo dell&#8217;informatica. Ho chiesto aiuto a mia figlia anche perché la legge non aveva ancora riconosciuto ai professionisti, ai <strong>Caf</strong> eccetera la possibilità di fornire servizi in merito, cosa che è avvenuta addirittura circa un mese dopo l&#8217;avvio dell&#8217;utilizzo del nuovo strumento.</p>
<p><strong>Purtroppo abbiamo riscontrato molte difficoltà</strong> nella registrazione e vari arresti del programma stesso, poco intuitivo per noi cittadini comuni. Ho pensato quindi di rivolgermi a un patronato. Ho passato in rassegna i vari patronati di vari sindacati e la risposta è stata sempre la stessa: Non siamo abilitati!.</p>
<p>Cosa faccio, allora?</p>
<p><strong>Ho bisogno di una badante, mi sono chiesta</strong>. Mi sono quindi rivolta al numero verde dell&#8217;Inps e qui abbiamo raggiunto l&#8217;apoteosi: in primis attese lunghissime al telefono; finalmente una signorina, per fortuna gentile, mi registra la prestazione di lavoro ma soltanto per un giorno.</p>
<p><strong>Mi ha spiegato che avrei dovuto fare la comunicazione</strong> (telefonando al numero verde dell&#8217;Inps e, quindi, con il rischio/sospetto di ripetere le attese già sperimentate, ho pensato) ogni volta che avevo bisogno della prestazione.</p>
<p><strong>Possibile? No!</strong> A questo punto ho perso la pazienza, ho revocato tutto, non senza altrettanta difficoltà e attese di decine e decine di minuti. <strong>Ho chiuso tutto</strong>. Confidavo nella notte che portasse consiglio, ma neanche l&#8217;estate ha portato consiglio ai cari burocrati e compagnia. Bravo Inps e complimenti a coloro che hanno ideato queste procedure per aiutare le famiglie e snellire la burocrazia».</p>
<p><strong>La cosa incredibile non è tanto</strong> l&#8217;attesa al telefono, la difficoltà burocratica, il meccanismo infernale studiato da qualche genio romano, con il plauso del giornalista unico che si gode il suo stipendio senza avere idea che non tutti sono altrettanto fortunati. Si tratta di consueto inferno burocratico.</p>
<p><strong>La circostanza straordinaria è la perseveranza di una donna italiana</strong> che non vuole ricorrere a sotterfugi, al nero, per pagare un servizio.</p>
<p>Nicola Porro, Il Giornale 4 novembre 2017</p>
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		<title>Caro Sala, Milano corre e nessuno deve rallentarla</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/caro-sala-milano-corre-e-nessuno-deve-rallentarla/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicola Porro]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Oct 2017 13:28:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Beppe Sala, il sindaco di Milano, ieri ha rilasciato un&#8217;intervista piuttosto incredibile al Corriere della Sera. Il sindaco ha detto: «Il mio pensiero politico è trovare le forme per riumanizzare la città che non deve solo correre per 24 ore di fila. Per me gli esercizi aperti giorno e notte sono un errore. L&#8217;idea di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Beppe Sala, il sindaco di Milano</strong>, ieri ha rilasciato un&#8217;intervista piuttosto incredibile al <em>Corriere della Sera</em>. Il sindaco ha detto: «Il mio pensiero politico è trovare le forme per riumanizzare la città che non deve solo correre per 24 ore di fila. Per me gli esercizi aperti giorno e notte sono un errore. L&#8217;idea di rallentare credo piaccia a tutti».</p>
<p><strong>Non so in quale mondo viva oggi il sindaco di Milano</strong>, ma so benissimo il mondo da cui proviene: che è un mondo veloce, efficiente, ricco e che non si dà pausa. Un mondo che ha dovuto costruire in pochissimo tempo un Expo, che altrimenti le lentezze di tutti avrebbe distrutto.</p>
<p>Qualcosa deve essere cambiato oggi.</p>
<p><strong>In Italia il problema non è certo la velocità con cui gira</strong>, semmai la lentezza con cui si muove. La lentezza della giustizia, del primo impiego, delle tecnologie, delle opere pubbliche. Lo stesso sindaco aveva come suo slogan elettorale «Pensiamo al Futuro». Dubitiamo che fosse solo un invito alla riflessione, piuttosto un aggancio alla contemporaneità.</p>
<p><strong>Milano è una delle città più dinamiche dell&#8217;Italia</strong>, proprio per la sua velocità. Che le permette di essere florida e bene organizzata. È una città delle opportunità, i suoi abitanti guardano più Londra e New York che, con tutto il rispetto, a Roma.</p>
<p><strong>Bella parola quella di «riumanizzare»</strong>. Ma è forse più umana la lentezza di una parte d&#8217;Italia, che non crea opportunità, che non ha impresa, che non ha negozi notturni, ma che in compenso ha traffico, burocrazia e una pletora di professionisti alla ricerca di un cliente da assistere?</p>
<p><strong>Milano è una città in cui tutto è più facile</strong>, in cui tutto sembra più veloce, in cui persino la burocrazia che per definizione è lenta, cioè burocratica, diventa più snella. Se il sindaco si «desse una mossa» a concludere scavi e costruzione della metropolitana, velocemente, renderebbe tutto più facile e «umanizzante».</p>
<p><strong>Esiste però un piccolo club di milanesi</strong>, a cui evidentemente fa riferimento Sala. Sono coloro che si possono permettere la lentezza. Sono coloro che devono la loro ricchezza ai loro velocissimi antenati. Che in anni non sospetti, dopo la guerra, realizzarono velocemente grandi fortune e che la lentezza dei figli ha dissipato.</p>
<p><strong>Dunque questo elogio della lentezza</strong>, questo snobismo della pedalata in bicicletta con i fiorellini, del mangiare slow e caro, dell&#8217;agenda puntellata da mostre, è un lusso che si possono permettere soltanto pochi.</p>
<p><strong>Se ci possiamo permettere un&#8217;altra critica</strong>, il sindaco più di preoccuparsi di rallentare noi privati cittadini, dovrebbe provare a velocizzare i processi pubblici che lo riguardano. E provare a diffondere un modello, quello milanese, che è uno dei pochi di successo in questo lentissimo Paese. [spacer height=&#8221;20px&#8221;]
<p><strong>Nicola Porro</strong>, <em>Il Giornale</em> 25 ottobre 2017</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Lo Stato socialista che difende solo se stesso</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/lo-stato-socialista-che-difende-solo-se-stesso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicola Porro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Oct 2017 15:43:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[stato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il nostro ordinamento giuridico e le nostre prassi processuali ci consegnano uno stato socialista, anche se camuffato. Basta la cronaca per comprenderlo. Lo stupratore seriale di Genova si è beccato dopo 25 violenze otto anni di carcere, praticamente lo stesso periodo che passerà in gattabuia il fotografo Fabrizio Corona, che ha evaso ed estorto. Raffaele [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il nostro ordinamento giuridico e le nostre prassi processuali</strong> ci consegnano uno stato socialista, anche se camuffato. Basta la cronaca per comprenderlo.</p>
<p><strong>Lo stupratore seriale di Genova</strong> si è beccato dopo 25 violenze otto anni di carcere, praticamente lo stesso periodo che passerà in gattabuia il fotografo <strong>Fabrizio Corona</strong>, che ha evaso ed estorto.</p>
<p><strong>Raffaele Marra</strong>, il dirigente tanto amato, in un primo tempo, da Virginia Raggi si è fatto quattro mesi di carcerazione preventiva per un&#8217;ipotesi di corruzione. Nello stesso periodo <strong>Francesco Mazzega</strong>, reo confesso dell&#8217;omicidio della sua fidanzata, si faceva esattamente la metà di carcerazione preventiva. Cambiamo campo.</p>
<p><strong>L&#8217;Agenzia delle entrate si sbaglia e permette</strong>, per qualche giorno, a chiunque di vedere on line l&#8217;elenco delle spese di altri contribuenti. Dal punto di vista tecnico il suo software fa acqua da tutte parti: nessuna sanzione irrogata. Nel frattempo ai contribuenti non si riconoscono attenuanti per gli errori commessi grazie al pasticciato software statale e si concedono proroghe (ben tre, per ora) quasi fossero gentili concessioni del sovrano.</p>
<p><strong>Cosa ci dicono questi tre esempi</strong>, se ne potrebbero fare altre centinaia, sul nostro sistema giuridico? Semplice.</p>
<p>Le norme sono costruite, permetteteci la banalizzazione, per difendere lo Stato che è sovrano e non il cittadino che resta un suddito.</p>
<p><strong>Un delitto contro la pubblica amministrazione</strong> (e l&#8217;evasione viene considerato un furto allo Stato) è molto più grave che un delitto contro la persona.</p>
<p><strong>Nessuno lo ammetterà mai</strong>. Ma uno stupro, una rapina, un borseggio riguardano affari tra sudditi. Quando invece la vittima è lo Stato, nelle sue diverse articolazioni, sono guai.</p>
<p><strong>Chi evade non ruba alla vecchietta</strong> ma allo Stato e dunque non può rimanere impunito. La corruzione varrà come la mafia, perché riguarda il rapporto tra privato e pubblico.</p>
<p>Se solo una frazione del rispetto che lo Stato pretende per se stesso, fosse riservata ai rapporti con i privati, molti nostri diritti non verrebbero ignorati.</p>
<p><strong> In uno stato liberale, la sacralità è prerogativa della persona</strong>, non dello Stato. La sua proprietá, la sua vita, la sua libertá, la sua privacy sono intoccabili.</p>
<p><strong>Abbiamo al contrario un Ministro della giustizia</strong> che ritiene la proprietà privata un optional, un Ministero delle finanze che con l&#8217;alibi dell&#8217;evasione è sciolto da ogni responsabilità, e ci stupiamo se i reati contro la persona e contro i suoi ambiti (dalla borsetta alla casa) siano tollerati? Che illusi. [spacer height=&#8221;20px&#8221;]
<p><strong>Nicola Porro</strong>, <em>Il Giornale</em> 8 ottobre 2017</p>
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		<title>La libertà d&#8217;opinione va sempre difesa. Anche se non ci piace</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-liberta-dopinione-va-sempre-difesa-anche-se-non-ci-piace/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicola Porro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Sep 2017 11:36:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[von mises. von hayek]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un recente caso di polemica politica indigna per la sua follia anacronistica e partigiana. Una giovane bimba è stata violentata e trucidata alla fine della Guerra da tre delinquenti e partigiani. Il paese natìo vorrebbe dedicare alla vittima innocente un ricordo, l&#8217;associazione dei partigiani si oppone. Della posizione dell&#8217;Anpi penso tutto il male possibile, condivido [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Un recente caso di polemica politica indigna</strong> per la sua follia anacronistica e partigiana. Una giovane bimba è stata violentata e trucidata alla fine della Guerra da tre delinquenti e partigiani. Il paese natìo vorrebbe dedicare alla vittima innocente un ricordo, l&#8217;associazione dei partigiani si oppone.</p>
<p><strong>Della posizione dell&#8217;Anpi penso tutto il male possibile</strong>, condivido in pieno le critiche che sono state mosse su queste colonne. Nonostante ciò quel gruppuscolo di ex combattenti (così dicono) ha tutto il diritto di dire ciò che dice e di rivendicarne la pubblicazione.</p>
<p><strong>Ho preso questo esempio che ci fornisce l&#8217;attualità</strong> e che è talmente lontano oltre che dal buon senso anche dal mio, di senso, per sottolineare come in un paese liberale (non necessariamente democratico, ma sottolineo liberale) la libertà di espressione sia fondamentale e da tutelare, soprattutto quando essa non coincide con l&#8217;opinione dei più o di chi governa.</p>
<p><strong>Quando a Friederich von Hayek fu chiesto</strong> poco dopo la guerra di compilare la voce Liberalismo politico nell&#8217;enciclopedia delle scienze sociali (Handwörterbuch der Sozialwissenschaften) ci ha spiegato di come esso nasca con il partito dei whigs figlio della «gloriosa rivoluzione» del 1688.</p>
<p><strong>Ma ciò che più importante segue</strong>: «Il complesso di ideali che caratterizzò questa tradizione può essere riassunto anzitutto nei tre principi strettamente connessi della libertà di opinione, della sovranità della legge e della proprietà privata a cui è connessa l&#8217;economia concorrenziale».</p>
<p><strong>Dario Antiseri, nel pregevole libretto della Rubettino</strong> <em>Liberalismo politico e liberalismo economico</em> che contiene la traduzione della voce scritta dall&#8217;economista austriaco, nota poi come il nuovo liberalismo figlio del pensiero proprio di <strong>Hayek e Mises</strong> non possa scindere (a differenza di quanto pensava Croce) la libertà economica da quella politica.</p>
<p><strong>Ma tornando ai fondamenti liberali</strong>, da cui siamo partiti, Hayek continua: «Di questi tre principi, il più importante, per più di un aspetto, è quello di libertà di opinione. Il convincimento che solo la libertà di discussione porti al superamento graduale dell&#8217;errore e che anche ciò che alla grande maggioranza (o agli stessi competenti) appare oggi indubbiamente come errore, possa contenere in sé il germe di una nuova conoscenza futura».</p>
<p><strong>Non credo che ci sia un germe di nuova conoscenza</strong> futura nel ritenere che una tredicenne possa essere stuprata e uccisa perché ritenuta fascista, così come non credo che ci sia un germe di conoscenza futura negli insulti che quell&#8217;automobilista ha scritto rivolgendosi ad un handicappato che lo ha fatto multare per un parcheggio scorretto, ma ritengo che una società libera debba battersi perché anche costoro abbiano diritto di parola e di stampa.</p>
<p>Non è detto che con gli stessi uno ci esca poi a cena. [spacer height=&#8221;20px&#8221;]
<p><strong>Nicola Porro</strong>, <em>Il Giornale</em> 18 settembre 2017</p>
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		<title>Raymond Aron e il suo pensiero su Europa e nazioni</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/raymond-aron-e-il-suo-pensiero-su-europa-e-nazioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicola Porro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Jul 2017 13:09:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il mio amico Dino Cofrancesco, di cui i lettori di questa rubrica conoscono gli scritti, alla fine mi ha detto, con simpatia si intende: «Tu sei troppo austriaco». Nulla a che vedere con i minacciati e poi ritirati panzer sul Brennero. Tutto a che vedere con Hayek e Von Mises. Che c’è di male? «Semplice – sostiene Dino [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il mio amico Dino Cofrancesco, di cui i lettori di questa rubrica conoscono gli scritti, alla fine mi ha detto, con simpatia si intende: <strong>«Tu sei troppo austriaco»</strong>.</p>
<p>Nulla a che vedere con i minacciati e poi ritirati panzer sul Brennero. <strong>Tutto a che vedere con Hayek e Von Mises</strong>.</p>
<p><strong>Che c’è di male?</strong> «Semplice – sostiene Dino -, quelli sono figli dell’Impero austro-ungarico, ritengono lo Stato nazione come il nemico, sottovalutano le nostre radici, oggi si deve riscoprire piuttosto il pensiero liberale di <strong>Raymond Aron</strong>, europeista pragmatico e soprattutto convinto delle nostre radici nazionali».</p>
<p><strong>Ma i nostri, obbietto con convinzione</strong>, alla fine dicono che l’ordine spontaneo è la garanzia liberale nella determinazione delle istituzioni pubbliche. È l’ordine spontaneo che garantisce l’affermazione dei sistemi politici e organizzativi come li concepiamo noi.</p>
<p><strong>Non c’è un grande progetto</strong>: in fondo anche gli austriaci non negano l’importanza della Nazione con i suoi valori distillatisi nel tempo. «Leggiti <em>Il destino delle nazioni</em> edito da Rubbettino».</p>
<p><strong>Il testo è in effetti molto interessante</strong>, in specie il capitolo dedicato a un inedito di Aron scritto nel 1979. Come scrive bene nella prefazione Alessandro Campi, è forse il tentativo più sistemico di Aron di mettere insieme un’idea filosofica di Nazione.</p>
<p><strong>È interessante a questi fini vedere il conflitto che lo stesso Aron ha con se stesso</strong>: si chiede se essere prima ebreo, o prima francese.</p>
<p>«Prima del 1933 avevo riflettuto sulle minoranze nazionali, sull’Alsazia e sull’antinomia tra i due principi dell’equilibrio e della nazionalità, ma a partire da quell’anno non potevo non riflettere sulla sorte degli ebrei; in quel caso, la dialettica tra la conoscenza storica e la conoscenza di se stessi si sviluppa per così dire da sola. Se non interrogo il passato, non so di essere ebreo, se non attraverso lo sguardo che gli altri rivolgono su di me. Come potrei dirmi ebreo allorché ignoro quasi tutto della Bibbia, del Talmud e della condizione degli ebrei nel corso dei secoli della diaspora?».</p>
<p><strong>Su questo campo Aron sfida</strong> in tempi caldissimi proprio la sua stessa comunità di origine, pur di rivendicare il senso della sua appartenenza nazionale aggiunge: «Alla Francia, alla lingua francese, devo tutto, le mie parole, i miei sogni, i miei affetti politici, le mie ambizioni o le mie amicizie. All’ebraismo non devo niente. Forse sono, senza saperlo, depositario di un’eredità ebraica, forse l’altro vedrà nel mio volto e nei miei gesti l’impronta dell’ebraismo, ma quell’eredità, ammesso che non si riduca a un prodotto della fantasia inscritto magari nei geni, si situa nel subconscio, materiale della personalità e non oggetto di una decisione di sé su se stessi. Sono almeno attraverso le emozioni ebreo prima o allo stesso tempo che francese? Non lo so».</p>
<p><strong>Il pensiero di Aron su Europa e nazioni</strong> si sviluppa in modo molto complesso, e la bella prefazione di Campi aiuta a coglierne gli aspetti più interessanti.</p>
<p><strong>Da leggere per riflettere</strong>. Ma resta, come nel caso dell’epico dibattito tra <strong>Croce e Einaudi</strong>, un sapore di fondo: quello del pragmatismo degli economisti e del sogno dei filosofi.</p>
<p>Nicola Porro, <em>Il Giornale</em> 9 luglio 2017</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/raymond-aron-e-il-suo-pensiero-su-europa-e-nazioni/">Raymond Aron e il suo pensiero su Europa e nazioni</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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