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	<title>televisione Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>televisione Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>TeleSchermo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Jun 2023 18:00:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/teleschermo/">TeleSchermo</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Taluno crede che il lutto rimetta in moto la partita per il ‘potere’ televisivo. Naturalmente pensando più alla politica che al mercato. Non c’è nulla di più insidioso del partito preso, che è poi quasi sempre un partito perso: a furia di rimproverare a Silvio Berlusconi l’uso politico del potere televisivo s’è persa la capacità di riconoscere l’uso televisivo del potere di mercato. L’altro mito del colto (alla sprovvista) che strologa di televisione è quello del “tramonto della tv generalista”. Che è un po’ come quello dell’Occidente: imminente e inevitabile da un paio di secoli, sicché destituito di fondamento.</p>
<p>Cominciamo da dove tutti credono di sapere qualche cosa: Berlusconi ha usato le sue televisioni per fare politica? Guardate il panorama delle trasmissioni che si suppongono giornalistiche: la colonna sonora che si è sentita non era quella forzitaliota dell’europeismo, della moderazione e dell’ottimismo affluente; la cacofonia andata ossessivamente in onda era l’opposto: ci rovinano, sono tutti dei delinquenti, siamo poveri e andiamo verso il disastro. Non mi pare che i canali Mediaset si siano affannati a ricordare il Berlusconi commosso per gli albanesi che arrivavano naufraghi (quello che esclamava «Ma non vorrete mica ributtarli a mare?!»), semmai è andato in onda qualche miliardo di volte lo spettacolo dell’invasione. Tutta roba che era in armonia con gli estremismi, i nazionalismi e i grillismi. Non soltanto Berlusconi ne era consapevole, come gli altri padri anziani di quell’avventura, ma ti guardava con beneducata commiserazione quando lo facevi osservare. Perché era ovvio, era (è e sarà) la televisione commerciale.</p>
<p>La televisione commerciale non educa, semmai diverte, intriga, attira pubblico per poterlo vendere agli inserzionisti. I programmi buoni sono quelli più seguiti e che servono a fare più quattrini. La tv commerciale vende il pubblico a chi prova a vendere qualcosa al pubblico. La Rai di Bernabei aveva ambizioni didattico-educative, quella di Agnes ne pretendeva di monopoliste, mentre la Rai di adesso è una tv commerciale (Berlusconi ha stravinto) finanziata al 50% dal canone, ovvero da una tassa. Nulla da eccepire, salvo che non vorrei pagare la tassa. Chi pensa di sedurre il popolo lottizzando la Rai è patetico. Quella popolare è la tv commerciale, generalista. La sinistra che s’atteggiò a cinefila per contrastare Berlusconi iniziò lì a divenire l’antitesi del popolare.</p>
<p>Ma torniamo alla tv. Il digitale ha spezzato quel mercato. I più giovani non si sono mai posti la domanda che per noi era normale: «Cosa c’è questa sera in tv?». Se ne fregano, perché razzolano il digitale. Che non è meno condizionante e talora fuorviante, ma è diverso. E ha una caratteristica tecnica non compresa: toglie valore alle reti di trasmissione esclusivamente televisive, perché se proprio voglio vedere la tv la vedo lo stesso anche senza antenna. Eppure la generalista non è trapassata, perché c’è un vasto pubblico (per età, per pigrizia, per povertà) che ancora si pone quella domanda. E siccome è un mercato che s’impoverisce, seguono a ruota i contenuti – presunti giornalistici compresi – perché la sola cosa che conta non è che la pensino come preferisco, ma che preferiscano seguirmi.</p>
<p>Durante un Comitato centrale Togliatti chiese a Pajetta a che punto stesse il Milan; quello lo guardò stupito, visto che non seguiva il calcio; il capo lo apostrofò: non potrai mai dirigere un partito di massa se non sai del Milan. Ricordatevene, ove mai vi chiedano se il tronista scelse con chi amerebbe congiungersi. Perché la zuppa è quella.</p>
<p>Ma per far politica non bastano il calcio e il tronista, devi anche studiare e conoscere la realtà. E non ne sei capace se continui a chiedere che un amico tuo che non sta con “quelli di prima” (prima c’eri sempre tu) prenda in mano la Rai e non capisci che, nel frattempo, stanno passando di mano le reti di trasmissione. La partita è quella, non l’amico tuo da piazzare. La sinistra che insisté per avere le quote italiane (la sinistra, non la destra) di film in tv non aveva capito un accidenti della tv commerciale: se annoia e abbiocca non è di destra o sinistra, fa perdere audience e soldi. Se ti fa schifo il popolo che guarda i filmastri va benissimo, ma non venire a raccontare che stai con il popolo.</p>
<p>Dunque Berlusconi non approfittò delle tv per vincere in politica? Il contrario: vinse in politica per la stessa ragione per cui vinse in tv, perché il gusto lo nasava e navigava, non indirizzava, era élite perché si uniformava al popolo, non perché gli facesse ribrezzo. Ma non era soltanto quello, difatti si ritrovò prigioniero di rovi che anche le sue tv avevano irrigato e continuavano a farlo. Praticamente l’opposto di quello di cui qualche presuntuoso disinformato l’aveva accusato.</p>
<p>Pensare che occupando la televisione, cominciando da quella di Stato, si conquistino l’egemonia culturale e il consenso è come urlare: dimmi che mi ami o ti ammazzo. Se poi si crede alla risposta, s’è da ricovero.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://giornale.laragione.eu/giornale/550"><strong><em>La Ragione</em></strong></a></p>
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		<title>#laFLEalMassimo – Episodio 64: &#8220;Cambiate canale!&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Famularo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 May 2022 16:00:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#laFLEalMassimo]]></category>
		<category><![CDATA[Attività 2022]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[televisione]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nuovo episodio della FLE al Massimo oggi ci concentriamo su un invito semplice ed essenziale, che è anche un monito contro una deriva moralmente deprecabile e socialmente pericolosa: “Cambiate canale!”. Utilizzo questa formula sintetica, che richiama la televisione come simbolo dell’influenza che i mezzi di comunicazione di massa possono avere sull’opinione pubblica e sul consenso [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nuovo episodio della FLE al Massimo oggi ci concentriamo su un invito semplice ed essenziale, che è anche un monito contro una deriva moralmente deprecabile e socialmente pericolosa: “Cambiate canale!”.</p>
<p>Utilizzo questa formula sintetica, che richiama la televisione come simbolo dell’influenza che i mezzi di comunicazione di massa possono avere sull’opinione pubblica e sul consenso comune, influenza che oggi si esprime anche e soprattutto attraverso i social network e internet, per invocare la necessità di rifiuto nei confronti di determinati messaggi ai quali siamo esposti in questo triste periodo.</p>
<p>Cambiate canale, quando parlano sedicenti pacifisti che, mentre a parole ripudiano la guerra, nei fatti danno man forte alla propaganda e, in ultima analisi, alle aggressioni genocide dell’invasore russo.</p>
<p>Cambiate canale di fronte alla retorica stucchevole di chi mente, affermando che sia possibile ottenere la pace senza combattere la guerra contro chi calpesta i diritti umani ed è disposto a fermarsi solo di fronte all’annientamento del nemico o alla sconfitta sul campo; contro chi mente sapendo di mentire e racconta che si possa parlare o negoziare con chi bombarda i civili inermi e li giustizia con le braccia legate dietro la schiena.</p>
<p>Cambiate canale contro chi seppellisce deliberatamente sotto parole vuote come “complessità” la verità atroce e sconveniente: di fronte alla ferocia cieca dell’invasore russo le alternative sono resistere con le armi per difendere la propria vita oppure soccombere e lasciarsi sterminare, <em class="">tertium non datur</em>; contro chi calpesta la logica, la giustizia e qualsiasi senso di umanità vaneggiando di ragioni dell’aggressore che sono non meno fondate di quelle addotte nella celebra favola lupus et agnus.</p>
<p>Cambiate canale contro chi vorrebbe tracciare i confini degli stati nazionali a tavolino secondo i rapporti di forza calpestando e ignorando le aspirazioni e il desiderio di libertà delle popolazioni interessate, contro chi confonde la ricerca di protezione da parte di un’alleanza difensiva di stati con l’“espansionismo statunitense” dando prova di non avere alcuna considerazione per la libertà individuale e i diritti umani dei popoli coinvolte.</p>
<p>Contro le oscene e disumane mistificazioni diffuse sui media italiani da parte della FLE al Massimo l’invito è di cambiare canale.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/laflealmassimo-episodio-64-cambiate-canale/">#laFLEalMassimo – Episodio 64: &#8220;Cambiate canale!&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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