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	<title>storia Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>storia Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>AVVISO AL SINDACO DI BOLOGNA: LA STORIA NON SI CANCELLA, SI STUDIA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Mar 2023 17:00:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[cancel culture]]></category>
		<category><![CDATA[guerra civile]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La cancel culture non è un’invenzione americana e non è (solo) la conseguenza della degenerazione di quel politicamente corretto tipico di un Paese “giovane” e perciò refrattario al senso della Storia e al sentimento della Tragedia. La cancel culture è nata in Italia. Nell’Italia cattocomunista, afflitta dai sensi di colpa per il Fascismo, la “guerra [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <em>cancel culture</em> non è un’invenzione americana e non è (solo) la conseguenza della degenerazione di quel politicamente corretto tipico di un Paese “giovane” e perciò refrattario al senso della Storia e al sentimento della Tragedia. La <em>cancel culture</em> è nata in Italia.</p>
<p>Nell’Italia cattocomunista, afflitta dai sensi di colpa per il Fascismo, la “guerra civile” fu cancellata per ben 45 anni e fu ammessa come fatto storico solo quando, nel 1990, uno studioso “democratico”, Claudio Pavone, così intitolò un suo inequivocabile saggio. Con lo stesso spirito fu proscritta la parola “Patria”. E con essa fu di colpo cancellata e offesa la memoria di Dante, di Petrarca e degli eroi risorgimentali che al sogno della Patria-Italia, libera e unita, dedicarono la propria vita.</p>
<p>La parola Patria, parola che unisce, scomparve così dal vocabolario repubblicano e divenne monopolio esclusivo della destra post fascista. Con un’eccezione che sa di paradosso. Ad utilizzarla con inusitata passione colma di nostalgia fu un Papa, PioXII. “È necessario che voi guardiate alla Patria comune, all’Italia… Certo bisogna dire che non ultimo tra i segni di disorientamento degli animi è questo diminuito amore alla Patria, a questa grande famiglia donataci da Dio”, disse il 23 marzo del 1958 Papa Pacelli incontrando i marchigiani residenti a Roma. Ma le sue parole caddero nel vuoto e la rimozione del concetto di Patria rimase un’anomalia tutta italiana per cinquant’anni ancora.</p>
<p>Non c’è dunque da stupirsi che, si immagina per accreditare la propria identità “di sinistra” e “antifascista”, un giovane sindaco del Pd abbia pensato bene di espungere il sostantivo “patriota” dalla toponomastica cittadina. Non da tutte le targhe, però, ma solo da quelle dedicate ai partigiani. Così ha deciso il primo cittadino di Bologna Matteo Lepore, che nel farlo ha compiuto almeno due torti. Ha fatto in primo luogo torto al presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, cui si deve il ritorno in auge del concetto di Patria. Non fu un vezzo, il suo, ma una scelta ragionata figlia della consapevolezza che il patriottismo rappresenta il principale antidoto al nazionalismo e, come sosteneva Altiero Spinelli, il necessario presupposto all’europeismo. Grazie a Ciampi la “Patria” e il “Tricolore” rientrarono a piano titolo nella simbologia repubblicana. E vi rientrarono anche perché, come scrisse Montesquieu ne Lo spirito delle leggi, “ciò che io chiamo Virtù, nella Repubblica, è l’amore della patria, vale a dire l’amore dell’uguaglianza”.</p>
<p>La Patria come elemento unificante, dunque. La Patria come terreno comune dove si coltiva il sacrificio per gli altri. Un concetto richiamato con chiarezza dall’attuale Presidente, Sergio Mattarella, nel discorso con cui concluse l’ultimo, drammatico anno di Covid. Nel volto dei sindaci e dei presidenti di regione, disse Mattarella il 31 dicembre del 2021, «scorgo il volto reale di una Repubblica unita e solidale. È il patriottismo concretamente espresso nella vita della Repubblica”.</p>
<p>Se pensava di fare torto a Giorgia Meloni e a Fratelli d’Italia, che in effetti nel loro abusare della parola “patriota” un po’ ne sviliscono il senso, Matteo Lepore sappia che ha fatto un torto a Carlo Azeglio Ciampi, oltre che alla verità storica e a tutti gli italiani. Ma, soprattutto, ha fatto un torto al, per citare il titolo di un saggio anticonformista di Romolo Gobbi, Mito della Resistenza. Non solo ai Gap, i Gruppi di azione “patriottica” che animarono quella Brigata partigiana non a caso intitolata ad un illustre patriota: Giuseppe Garibaldi. Ma, come ha scritto Massimo Gramellini sul Corriere della Sera, ha fatto torto a quella retorica della Resistenza, immaginiamo condivisa dal sindaco di Bologna, che “da oltre settant’anni cerca di affermare il principio che l’azione dei partigiani non era a favore di una parte, ma dell’Italia intera”. Sì che, conclude Gramellini, “la scelta di sganciare la Resistenza dal patriottismo rischia di offrire una strepitosa arma polemica a chi continua a negare la verità di questa ricostruzione storica”.</p>
<p>Naturalmente, ogni “ricostruzione storica” può essere legittimamente confutata. Ma non cancellando la Storia, bensì studiandola.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.huffingtonpost.it/politica/2023/03/12/news/la_cancel_culture_labbiamo_inventata_noi_a_farne_le_spese_sono_i_partigiani-11556894/"><em><strong>Huffington Post</strong></em></a></p>
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		<title>Male e paura</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/male-e-paura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Apr 2022 08:44:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il male è parte della storia, ma troppi hanno creduto che si potesse vivere fuori dalla storia. S’è preso in giro uno storico perché aveva scritto che fosse finita, la storia (che poi non è neanche vero che l’abbia scritto, fregato da un titolo troppo fortunato), ma è proprio a quella fine che ci s’è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il male è parte della storia, ma troppi hanno creduto che si potesse vivere fuori dalla storia. S’è preso in giro uno storico perché aveva scritto che fosse finita, la storia (che poi non è neanche vero che l’abbia scritto, fregato da un titolo troppo fortunato), ma è proprio a quella fine che ci s’è acconciati. E invece no, la storia mostra il suo artiglio assassino.</p>
<p>Lo guardiamo sbigottiti, increduli. Con classi dirigenti non all’altezza, perché senza il male e il dolore si selezionano amministratori, quando non direttamente imbonitori. Fra qualche ora si voterà in Francia e fra i primi due classificati ci sarà chi ci prova per la terza volta, che ha preso soldi in arrivo dall’est e che ha dovuto buttare via gli opuscoli contenenti il ritratto con Putin. In Francia.</p>
<p>Nel Regno Unito chi era su posizioni simili ha vinto il referendum della rottura europea, mentre i tanti che hanno protestato il giorno dopo non sono andati a votare il giorno prima, pensando fosse fuori dalla storia quel che poi, invece, ne ha scritto una pagina pesante.</p>
<p>Sondando le nostre opinioni pubbliche, nella parte del Mondo che abitiamo, tracciamo la condanna per la criminale aggressione. Subito dopo, però, la speranza che si trovi una via negoziale, che non si contribuisca alla guerra. Un po’ più discosto, anche per pudore, il timore che le sanzioni arrechino troppi danni a noi.</p>
<p>Crediamo nel negoziato. Ci siamo dimenticati di come abbiamo vinto il terrorismo: non negoziando con i combattenti, semmai corrompendo con la clemenza i catturati. Non cedemmo per non perdere tutto, guerra e onore, ma facemmo regali per dimostrare che erano dei disonorati. Ha funzionato anche con i primi fra i disonorati, i mafiosi. Ha funzionato anche con i rapitori: da quando si smise di pagare si smise di rapire.</p>
<p>Certo che se Putin si fermasse sarebbe buona cosa negoziare, ma siccome non si ferma e non c’è verso, andiamo incontro al desiderio di<br />
dominio e pratica di sterminio? Ovvio che non ha senso. Ma il nostro buon senso vacilla perché gli abbiamo tolto la gamba del male e della paura.</p>
<p>L’enormità della guerra non può che metterlo alla prova. Sicuro. Ma oramai dorme anche sulle cose minuscole, neanche sorride degli esami di maturità senza bocciati e delle valutazioni dei magistrati senza nulla di negativo, nel mentre gli analfabeti funzionali si moltiplicano e la giustizia va a rotoli. Non ci colpisce perché dalla metà degli anni settanta in poi ci si è convinti che si possa mettere a carico dello Stato qualsiasi fallimento e financo qualsiasi desiderio.</p>
<p>Cancellato il male abbiamo provato a disfarci anche del disturbo. A quel punto la politica diventa solo l’agone ove ci si distingue per il modo in cui si concorre a considerare “umano e democratico” ogni tentativo di evitare competizione e vittoria. Un mondo senza differenze, dove si compete solo nei quiz televisivi.</p>
<p>Al punto che puoi sentire dire che Putin ha sondaggi favorevoli all’83% senza che ci si sollevi a dire: ma è una dittatura, non c’è informazione, quel sondaggio ha lo stesso valore del gradimento di Hitler e Mussolini all’apertura della guerra, con il primo poi suicida e il secondo appeso per i piedi. Ci sono stati più di 1500 arresti, in cento città russe. I russi hanno non sfidato, ma abitato le galere per dissentire. E accade mentre altri russi fottono bambini, violentano donne, ammazzano prigionieri, svaligiano le case. Si deve scegliere da quale parte stare,<br />
altrimenti si sceglie di non essere.</p>
<p>Il male c’è, nella storia, perché se lo porta appresso l’uomo. La sola questione è sapere se chi lo osserva pensa lo riguardi o se preferisce attendere che gli entri in casa. Quella in cui vuole sparare allo scassinatore, senza alcuna propensione al dialogo e al negoziato, incurante che l’opporsi al sopruso possa far la bua a qualcuno.</p>
<p><strong><em><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/giovedi-7-aprile-2022/">La Ragione</a></em></strong></p>
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