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	<title>stabilimenti balneari Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>stabilimenti balneari Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>I benefici della concorrenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Salvatore Rossi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 May 2024 15:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[concorrenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La concorrenza è lo spirito vitale di un’economia libera. Ma non è uno stato di natura, è una costruzione artificiale che va mantenuta in piedi istante per istante dal potere pubblico, per il benessere collettivo. Questa verità elementare è stata negletta in Italia per molto tempo: una legge e un’Autorità anti monopolistiche furono introdotte nel [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La concorrenza è lo spirito vitale di un’economia libera. Ma non è uno stato di natura, è una costruzione artificiale che va mantenuta in piedi istante per istante dal potere pubblico, per il benessere collettivo. Questa verità elementare è stata negletta in Italia per molto tempo: una legge e un’Autorità anti monopolistiche furono introdotte nel nostro paese soltanto nel 1990, con grave ritardo rispetto agli altri paesi avanzati. Perché da noi l’ordinamento giuridico, la cultura (prevalentemente) umanistica, i costumi sociali, gran parte delle forze politiche, tutto ha congiurato per alimentare una sorda diffidenza verso le istituzioni dell’economia di mercato. L’avversione è stata generale, è andata ben oltre la noncuranza verso la concorrenza. Un’economia di mercato, anche quando inclina pericolosamente verso i monopoli, è fondamentalmente privata, mentre in Italia le preferenze politiche e sociali sono a lungo andate sia verso una forte presenza dello stato nei soggetti produttori (imprese pubbliche), sia verso politiche di sussidio di soggetti privati, cioè politiche industriali verticali, a favore di specifici settori o aziende.</p>
<p>Tutto questo almeno fino agli anni Novanta del secolo scorso, allorché la trasformazione del sistema politico, in Italia, e l’affermarsi di linee di pensiero liberiste in economia, nel mondo, portarono a diffondere due slogan, che divennero rapidamente dei mantra: evviva le privatizzazioni, abbasso le politiche industriali. Dunque, prima facie, evviva la concorrenza, quella vera, quella fra produttori privati, senza intromissioni pubbliche, se non di tutela regolamentare della concorrenza stessa.</p>
<p>Da allora sono passati circa trent’anni, in cui hanno convissuto in Italia occasionali furori ideologici di teorici del libero mercato, fomentati anche dalla Commissione europea e che trovavano echi in alcuni apparati pubblici, con pratiche normative e politiche pervicacemente ostili alla concorrenza. Entrambi gli atteggiamenti hanno prodotto danni. Ad esempio, la difesa acritica, a oltranza, della concorrenza ha riguardato anche settori merceologici ad alta intensità di investimenti, i quali richiedono ingenti risorse e tempi lunghi di realizzazione. In quei settori è stato imposto per regolamento un livello così alto di concorrenza, e conseguentemente un livello così basso di prezzi, da disincentivare le imprese a programmare gli investimenti necessari a far avanzare tecnologicamente tutto il settore, con ciò danneggiando stabilmente i consumatori del futuro per far ottenere un effimero vantaggio ai consumatori del presente. Questo è avvenuto in tutta Europa, e particolarmente in Italia, nel caso delle telecomunicazioni, un caso estesamente citato da Mario Draghi nel discorso a La Hulpe con cui un mese fa ha anticipato i contenuti del rapporto sulla competitività europea da lui coordinato e che sarà presentato in giugno.</p>
<p>Non solo. La fatwa contro la politica industriale ha colpito a lungo anche interventi pubblici di sostegno di attività svolgibili da tutte le imprese, di qualunque settore, come la ricerca di tecnologie innovative e la formazione continua dei propri dipendenti, o di promozione della stessa concorrenza. Politiche cosiddette orizzontali, meritevoli. Il rigetto delle politiche verticali si basava e si basa sull’ovvia constatazione che un burocrate pubblico, un politico, ne sanno sicuramente di meno di un imprenditore che vive nel mercato su quali possano i settori produttivi più promettenti. Infatti sono stati commessi in passato errori madornali, prevalentemente dovuti a un’interpretazione clientelare della politica industriale. Ma non bisogna buttare il bambino con l’acqua sporca.</p>
<p>Il secondo tipo di atteggiamento, l’ostilità verso la concorrenza, è quello che, ad esempio, tuttora impedisce da noi la liberalizzazione di molti servizi. Il problema è profondo. La platea dei consumatori quasi coincide con quella dell’elettorato, dunque favorirli tutelando quella concorrenza che terrà bassi i prezzi dovrebbe essere nell’interesse di qualunque forza politica. Tuttavia il consumatore medio è vittima di un’illusione cognitiva, non attribuisce meriti a un governo che genericamente sostenga la concorrenza, perché la connessione col proprio interesse è troppo indiretta e non la riconosce; mentre applaude a chi, ad esempio, protegge i posti di lavoro, magari stavolta non il suo, ma non si sa mai in futuro. Stabilire nell’economia il giusto livello di concorrenza, evitando sia eccessi dottrinari sia collusioni demagogiche con questo o quel settore produttivo, è la strada maestra che conduce allo sviluppo.</p>
<p><a href="https://www.ilfoglio.it/economia/2024/05/25/news/la-concorrenza-spiegata-ai-bambini-una-storia-italiana-di-ritardi-e-opportunita--6566166/"><strong><em>Il Foglio</em></strong></a></p>
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		<title>Arenati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 May 2024 12:00:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[concessioni]]></category>
		<category><![CDATA[stabilimenti balneari]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>
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		<title>Insabbiati</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/insabbiati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Mar 2023 15:26:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[protezionismo]]></category>
		<category><![CDATA[spiagge]]></category>
		<category><![CDATA[stabilimenti balneari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si tratta di poca roba, ma esemplare. Di roba che continuiamo a tenere ridicolmente bloccata supponendo di difendere interessi italiani che, invece, danneggiamo. Di una storia che finisce male perché è stata impostata malissimo. E nella sua pochezza racconta la deriva irragionevole della politica italiana. Ebbene sì, sto ancora parlando degli stabilimenti balneari. Un problema [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si tratta di poca roba, ma esemplare. Di roba che continuiamo a tenere ridicolmente bloccata supponendo di difendere interessi italiani che, invece, danneggiamo. Di una storia che finisce male perché è stata impostata malissimo. E nella sua pochezza racconta la deriva irragionevole della politica italiana. Ebbene sì, sto ancora parlando degli stabilimenti balneari. Un problema piccolo piccolo che abbiamo fatto diventare un errore grande grande.</p>
<p>Perché, si chiedono i nazionalisti protezionisti, incapaci di proteggere e conoscere la Nazione, dovremmo concedere le nostre spiagge ai capitali stranieri? Risposta: perché è una balla e perché ragionando alla vostra maniera siamo fra i luoghi turisticamente più attrattivi del mondo, ma non abbiamo catene alberghiere italiane che siano multinazionali. Di media ne abbiamo una sola, il resto è tutto capitale internazionale. E questo bel risultato lo si è ottenuto con la pretesa di difendere i piccoli albergatori, facendoli uscire fuori mercato, così favorendo offerte qualitativamente ed economicamente migliori. Sarà meglio cambiare approccio.</p>
<p>Il vostro protezionismo che si rifiuta di mettere a gara quel che deve andare a gara, secondo il diritto europeo, ma anche secondo il diritto italiano, secondo una sentenza italiana e secondo gli interessi degli italiani, il vostro insensato protezionismo non ha protetto gli stabilimenti dal capitale straniero, ma i concessionari inerti da più giovani, più intraprendenti e più innovativi che vogliano prendere il loro posto. Impedendo a questi italiani di concorrere li si indirizzerà a fare altro o a non fare niente, sicché poi finirà come i grandi alberghi: uno a uno cadono in mani altrui. E dire, come ora provano a dire, che prima delle gare serve il censimento delle spiagge è come dire che si difende da anni quello che manco si conosce. Oltre a essere orrida l’idea che il demanio non conosca il proprio patrimonio.</p>
<p>Ma perché mai un governo di destra dovrebbe piegarsi a quel che vuole la sinistra? Perché la sinistra manco lo voleva e perché la direttiva europea è stata recepita e introdotta nel diritto italiano, nel marzo del 2010, a cura di un governo di destra, presieduto da Berlusconi, in cui Meloni era ministro. Non sono notizie segrete, circolano ovunque e ci facciamo la parte dei peracottari. Per giunta su una faccenda di pochissimo rilievo, che potrebbe essere affrontata lavorando sui bandi di gara, riconoscendo valore agli investimenti fatti (e verificati) e al fatturato, il che aiuterebbe a liberare le spiagge italiane da gestori che sfruttano la rendita senza investire neanche sui servizi igienici e da quelli che accettano solo pagamenti in nero e sono evasori fiscali. Una faccenda di pochissimo rilievo mentre ne incombono altre, dal Mes alla rimodulazione dei fondi europei, di ben altra portata. Indebolire la propria credibilità è autolesionismo.</p>
<p>Tutto ciò è possibile perché il capovolgimento logico del falso sistema maggioritario premia le minoranze di blocco. O ricatto. Il sistema elettorale maggioritario serve a far governare le minoranze, dato che le maggioranze, se sono tali, governano con qualsiasi sistema elettorale, proporzionale compreso. Il maggioritario serve a dire: sei minoranza, ma la più consistente, eccoti la forza aggiuntiva per governare. Ma se arrivi alle elezioni presentando false coalizioni, il cui solo interesse comune è vincere, il risultato è che il maggioritario trasformerà in maggioranza una minoranza relativa, ma, a quel punto, dentro la così ottenuta maggioranza si formeranno minoranze che bloccano tutto, pretendendo di prevalere perché “indispensabili”.</p>
<p>È così che il nostro è divenuto un mondo politico di minoranze estremiste, ciascuna delle quali reclama a sé la rappresentanza esclusiva degli interessi degli italiani. E se un ex estremista evolve in ragionevole, subito un ex ragionevole ne prende il posto di estremista. Un manicomio capace di insabbiare interessi, idee, credibilità e, alla lunga, anche onorabilità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/mercoledi-01-marzo-2023/"><strong><em>La Ragione</em></strong></a></p>
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