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	<title>social Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>social Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Grillo e Trump come figli legittimi dell’epoca, plasmata dai social, della post verità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Mar 2025 11:57:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[grillo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel disperato tentativo di superare lo shock e di trovare un ordine nel caos politico e morale trasmesso dalla diretta dello Studio Ovale, un ordine capace di rassicurarci sulla nostra capacità, se non di controllare, almeno di collocare gli eventi, i commentatori si sono affannati alla ricerca di precedenti storici. Sul Corriere della Sera, Ernesto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel disperato tentativo di superare lo shock e di trovare un ordine nel caos politico e morale trasmesso dalla diretta dello Studio Ovale, un ordine capace di rassicurarci sulla nostra capacità, se non di controllare, almeno di collocare gli eventi, i commentatori si sono affannati alla ricerca di precedenti storici. Sul Corriere della Sera, Ernesto Galli della Loggia ci ha così riportati al brutale summit tra Adolf Hitler e il cancelliere austriaco Kurt von Schuschnigg, piuttosto che al liquidatorio incontro moscovita tra il presidente del Soviet Supremo dell’Unione Sovietica Leonida Brežnev e il leader cecoslovacco Alexander Dubcek.</p>
<p>A me è tornato alla mente il confronto in diretta streaming tra Beppe Grillo e Pierluigi Bersani. Una messa in scena orchestrata dal leader grillino a beneficio esclusivo della propria base elettorale, oltre che la conferma del fatto che la trasparenza è naturalmente nemica della politica e della verità. C’è molto grillismo nel trumpismo, così come c’era molto trumpismo nel grillismo. Fenomeni contemporanei figli dell’epoca che viviamo: l’epoca dei reality show e dei social network.</p>
<p>L’epoca in cui la politica ha smarrito la propria lingua e la propria complessità, condannandosi ad una polarizzazione estrema fatta di esibizioni muscolari e di personalismi. “You are fired”, ha perciò voluto dire Donald Trump a Volodymyr Zelensky, trasformando la Casa Bianca nello studio televisivo di The Apprentice, il popolare reality stellestrisce che condusse per 14 edizione filate. L’epoca della “post verità” e del deperimento di ogni memoria, sia storica, sia individuale. Sì che il presidente degli Stati Uniti può serenamente citare dati farlocchi (i 350 miliardi versati dal popolo americano alla causa ucraina) e ribaltare la realtà storica facendo di Putin non l’aggressore ma l’aggredito.</p>
<p>Uno da comprendere e quasi da compatire, perché “ha dovuto affrontare tante difficoltà, è andato incontro a una caccia alle streghe… e non aveva colpa di nulla”. L’epoca che ha cancellato la dimensione stessa del tempo, condannandoci a vivere in un eterno presente percepito come effettivamente svincolato dai fatti e dalle dichiarazioni del recente passato. Fatti e dichiarazioni di cui presumibilmente si è perso il ricordo, sicuramente il valore. Sì che Donald Trump può serenamente dire un giorno che Valodymyr Zelensky è “un dittatore” e “un comico fallito”, una settimana dopo può inopinatamente negare di averlo mai detto, sostenendo invece di nutrire “molto rispetto“ per il presidente ucraino e due giorni dopo metterlo alla porta della Casa Bianca in quanto arrogante e impostore. Così, senza soluzione di continuità.</p>
<p>L’epoca in cui i numeri e i dati hanno preso il posto per secoli occupato dai principi e dai pensieri. Sì che, dovendo spiegare al “popolo” americano le ragioni per cui l’America si interessa della lontana Ucraina, Donald Trump non evoca il valore della libertà e della democrazia e tantomeno le radici culturali dell’Occidente. Ne fa, semplicemente, una questione di costi economici e di affari possibili: la fine degli stanziamenti militari; l’acquisizione, con metodi da rapina, del controllo sui giacimenti ucraini di terre rare.</p>
<p>Questa è l’epoca, un’epoca plasmata dai reality prima e dai social poi. Un’epoca in cui si afferma darwinianamente chi meglio corrisponde allo spirito dei tempi. In Italia accadde con Beppe Grillo, negli Stati Uniti è accaduto con Donald Trump. C’è solo da sperare che, non avendo l’epoca alterato le regole profonde della politica, l’esito finale del trumpismo sia in tutto e per tutto analogo all’esito finale del grillismo.</p>
<p><a href="https://www.huffingtonpost.it/politica/2025/03/02/news/reality_trump_magnifiche_consonanze_fra_il_presidente_americano_e_beppe_grillo-18560422/"><strong><em>Huffington Post</em></strong></a></p>
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		<title>Giustizia e responsabilità</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/giustizia-e-responsabilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Nov 2024 13:00:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L’Opinione del Direttore]]></category>
		<category><![CDATA[elon musk]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[social]]></category>
		<category><![CDATA[trump]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe width="914" height="514" src="https://www.youtube.com/embed/tg2W-gXxJtI" title="" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen="" class=""></iframe></p>
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		<title>Altro che Trump, sono anni che il Washington Post si è piagato alla logica commerciale dei social</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/altro-che-trump-sono-anni-che-il-washington-post-si-e-piagato-alla-logica-commerciale-dei-social/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Nov 2024 14:30:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[editoria]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[social]]></category>
		<category><![CDATA[trump]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Più che le sorti della democrazia americana, l’attuale crisi del Washington Post può, forse, essere utile per meglio inquadrare la parabola dell’editoria tradizionale. Di quella americana come di quella europea, e dunque anche di quella Italiana. La questione è nota. L’editore del prestigioso quotidiano statunitense, il fondatore di Amazon Jeff Bezos, ha disposto che il [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto">Più che le sorti della democrazia americana, l’attuale crisi del Washington Post può, forse, essere utile per meglio inquadrare la parabola dell’editoria tradizionale. Di quella americana come di quella europea, e dunque anche di quella Italiana.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">La questione è nota. L’editore del prestigioso quotidiano statunitense, il fondatore di Amazon Jeff Bezos, ha disposto che il giornale non si schierasse tra Donald Trump e Kamala Harris e poiché la linea editoriale del Washington Post è chiaramente a favore dei democratici, la sua decisione ha provocato l’esodo di diverse firme prestigiose e la disdetta di migliaia di abbonamenti. A sinistra si è levato un coro: Bezos pensa solo agli affari e si è posizionato in vista della vittoria di Trump. Tutto vero, come è vero che da molti anni a questa parte il Washington Post (come del resto buona parte dei giornali occidentali) si è completamente ripiegato sulle logiche commerciali del Web di cui Bezos è uno dei campioni indiscussi. Una logica basata sui numeri piuttosto che sui principi. Quando ancora il Post era saldamente nelle mani della famiglia Graham, la nipote del proprietario, da questi collocata al vertice dell’azienda editoriale, annunciò alle redazioni il nuovo corso: “Dobbiamo concentrarci su quello che vogliono i consumatori e dare minor enfasi a ciò che noi consideriamo importante”. E quello che vogliono i consumatori corrisponde a quello che funziona sui social.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Fu così che la direzione del Washington Post, così come quasi tutte le altre, iniziò a valutare l’importanza delle notizie sulla base dei report quotidianamente stilati dalla società Chartbeat, specializzata nell’analisi del traffico Internet. Quel che funzionava sulla Rete finiva di conseguenza sulle pagine del giornale. “I clic dei lettori esercitavano una maggiore influenza sulla collocazione delle notizie che non il contrario. Era un’inversione di tendenza radicale”, ha commentato Jill Abramson nel bel saggio “Mercanti di verità, la grande guerra dell’informazione“. Da quel momento in poi è stata una deriva: si è imposta, nel vecchio giornale, la logica oppositiva e scandalistica tipica dei nuovi media; a decidere della qualità di un articolo, e dunque nell’opportunità di darne un seguito, non sono più stati l’autorevolezza dell’autore né la sensibilità del direttore, ma semplicemente il numero di clic ottenuti sulla home page.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">La logica commerciale apparteneva, dunque, al Washington Post ancor prima che Jeff Bezos ne rilevasse la proprietà. Quanto al fondatore di Amazon, quando Don Graham gli offrì di acquistarlo rispose così: “Perché mai dovrei comprare il Post? Non so niente dell’industria giornalistica”. Poi si convinse. Ma la sua logica rimase quella onestamente dichiarata agli albori di Amazon: “Faremo con i piccoli editori di libri quello che fanno nella savana i leoni con la gazzella ferita”.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">È questa è la logica dei Giganti del Web, e stupisce che tale logica appaia chiara solo oggi alle blasonate firme del già autorevole Washington Post.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"><a href="https://www.huffingtonpost.it/esteri/2024/11/05/news/washington_shop_come_un_grande_giornale_e_diventato_un_centro_commerciale-17635715/"><em><strong>Huffington Post</strong></em></a></div>
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		<title>Sull’arresto del fondatore di Telegram e le accuse di illiberalismo</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/sullarresto-del-fondatore-di-telegram-e-le-accuse-di-illiberalismo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Sep 2024 14:54:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[libertà di parola]]></category>
		<category><![CDATA[social]]></category>
		<category><![CDATA[telegram]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ma davvero cercare di regolamentare il Web e di responsabilizzarne gli attori sarebbero propositi illiberali? L’arresto, in Francia, del fondatore di Telegram Pavel Durov, l’avvio di un’indagine a suo carico da parte della Commissione europea e la sospensione di X decretata dalla Corte Suprema brasiliana hanno scatenato, naturalmente sui social, una valanga di polemiche. L’accusa [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto">Ma davvero cercare di regolamentare il Web e di responsabilizzarne gli attori sarebbero propositi illiberali? L’arresto, in Francia, del fondatore di Telegram Pavel Durov, l’avvio di un’indagine a suo carico da parte della Commissione europea e la sospensione di X decretata dalla Corte Suprema brasiliana hanno scatenato, naturalmente sui social, una valanga di polemiche. L’accusa principale è quella di coartare le libertà individuali: sia la libertà di impresa, sia la libertà di associazione dei singoli cittadini.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">A ben guardare, però, buona parte degli odierni paladini della libertà non sembra provenire dal mondo liberale, ma da culture politiche che nulla hanno a che vedere con la tradizione che da John Locke, John Stuart Mill, Montesquieu e Adam Smith passa per Frederich von Hayek e Karl Popper fino al nostro Luigi Einaudi. A muovere l’accusa sono prevalentemente ex comunisti, ex fascisti e una moltitudine di giovani evidentemente adepti della nuova “religione digitale” che trova, semmai, in Jean-Jacques Rousseau la propria, eventuale, radice culturale. L’accusa è evidentemente fondata su un clamoroso equivoco. L’idea, cioè, che il liberalismo coincida grossomodo con l’anarchia. Niente regole, niente interventi pubblici, niente principi ispiratori. Ovviamente si tratta di un errore, dovuto probabilmente ad ignoranza. Non c’è stato, infatti, esponente del pensiero liberale che non abbia accompagnato la propria ricetta per uno Stato minimo all’interno del quale le potenzialità individuali si potessero liberamente realizzare, con la feroce critica ai monopoli e ai trust e con il principio per cui la libertà personale e quella d’impresa debbano necessariamente procedere di pari passo con il principio di responsabilità individuale.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Mai, nella Storia, un pugno di uomini ha avuto un potere economico e di condizionamento delle coscienze così colossale e sconfinato, il globo, come le Big Tech, i cosiddetti Giganti del Web. Il digitale ha rivoluzionato il mondo e l’intelligenza artificiale modificherà i profili, le dinamiche e i principi di tutte le professioni. I social hanno annullato il confine tra pubblico e privato, plasmato le dinamiche politiche e sociali, alterato la biologia e la neurologia umane. Se la conoscenza è, o dovrebbe essere, il presupposto della democrazia, la conoscenza ormai passa prevalentemente attraverso la Rete. La metà degli elettori si informa, già oggi, esclusivamente sui social nonostante il fatto che, come ha rivelato un’indagine del Mit di Boston, sui social le notizie false si diffondano sei volte più velocemente delle notizie vere.</div>
<div dir="auto">Nel mondo reale esistono norme, da ciascuno di noi considerate di buonsenso, che obbligano alla riconoscibilità le persone (documento di identità in tasca, volto scoperto in strada), vietano comportamenti lesivi di libertà e diritti individuali e sociali, inibiscono ai minori diverse attività, attribuiscono ai direttori degli organi di informazione la responsabilità di tutto ciò che viene scritto, detto o mostrato dalla testata che dirigono. Cercare di introdurre queste regole basilari nel mondo del Web è la grande sfida della nostra epoca. Non sarà facile, e, come sempre accade nella vita e nel metodo scientifico, si procederà per errori. È possibile si rivelino errori anche quello francese e brasiliano. E’ possibile, ma non è certo. In ogni caso è presto per giudicare.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Tempo addietro Mark Zuckerberg dichiarò: “L’organizzazione che dirigo è più simile a un governo che ad un’impresa”. È vero, e proprio per questo Zuckerberg e soci devono accettare il confronto con gli altri governi (nazionali) e con le autorità internazionali, collaborando alla ricerca di regole condivise il più possibile ispirate al principio cardine del pensiero liberale, che non è il “liberi tutti” di stampo anarchico, ma la responsabilità individuale.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"><a href="https://www.huffingtonpost.it/economia/2024/09/02/news/caso_durov_chi_difende_la_liberta_sul_web_sogna_lanarchia-16796840/"><strong><em>HuffingtonPost</em></strong></a></div>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/sullarresto-del-fondatore-di-telegram-e-le-accuse-di-illiberalismo/">Sull’arresto del fondatore di Telegram e le accuse di illiberalismo</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<item>
		<title>Il complottista che è in noi e i modesti margini per il realismo liberale</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-complottista/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Apr 2023 16:00:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[complottismo]]></category>
		<category><![CDATA[dati Swg]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 32% degli italiani è convinto che l’attentato alle Torri gemelle sia stato organizzato dagli stessi americani, il 29% ritiene che la missione Apollo 11 fosse una fake news e che l’uomo non sia mai sbarcato sulla luna, il 17% considera “plausibile” che l’Olocausto non sia avvenuto, il 25% ritiene che i vaccini siano uno [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 32% degli italiani è convinto che l’attentato alle Torri gemelle sia stato organizzato dagli stessi americani, il 29% ritiene che la missione Apollo 11 fosse una fake news e che l’uomo non sia mai sbarcato sulla luna, il 17% considera “plausibile” che l’Olocausto non sia avvenuto, il 25% ritiene che i vaccini siano uno strumento per controllare i popoli attraverso il 5G (?), il 15% pensa che “probabilmente” la terra non sia sferica ma piatta… Questi, tra gli altri, i risultati di un recente sondaggio di Swg. Ce n’è abbastanza per tirare una conclusione tanto amara quanto liquidatoria: siamo circondati da coglioni ossessionati dai complotti, in media uno su quattro. C’è del vero, naturalmente, ma la questione è leggermente più complessa.</p>
<p>Il problema è che, come ha spiegato con inedita chiarezza ai primi del Novecento lo psicologo delle masse Gustave Le Bon, “la ragione crea la scienza, ma sono i sentimenti a guidare la storia”. E i sentimenti, da sempre più forti della ragione, possono indurci a confutare anche le più acclarate evidenze scientifiche e a rifugiarci nelle tutto sommato rassicuranti teorie del complotto. Rassicuranti perché aiutano a dare un ordine al caos, ad escludere il ruolo spesso determinante del caso, a confermare i nostri più radicati pregiudizi.</p>
<p>Nel pieno della campagna elettorale per le presidenziali del 2004, gli psicologi Drew Westen, Stefan Haman e Clint Kilts selezionarono due gruppi di militanti politici, il primo composto da 15 democratici convinti, il secondo da altrettanti non meno convinti repubblicani. Collegarono ciascuno di loro ad una macchina che attraverso la risonanza magnetica ne verificava le reazioni cerebrali e gli sottoposero una serie di affermazioni in video del candidato repubblicano (George W. Bush) e di quello democratico (John Kerry), molte delle quali denunciavano evidenti contraddizioni. Come sospettavano, la stragrande maggioranza dei militanti democratici percepì nitidamente le contraddizioni di Bush, mentre non avvertì affatto quelle di Kerry. E viceversa. Questo per dire quanto contino i pregiudizi e quanto (poco) conti l’evidenza dei fatti. Dunque, quanto sia tutto sommato naturale avere un approccio complottista ai grandi accadimenti della Storia.</p>
<p>Osservò Umberto Eco che “la psicologia del complotto nasce dal fatto che le spiegazioni più evidenti di molti fatti preoccupanti non ci soddisfano, e spesso non ci soddisfano perché ci fa male accettarle”. Meglio, allora, inventarsi una realtà parallela. Meglio anche perché, proseguiva Eco, “l’interpretazione sospettosa ci assolve dalle nostre responsabilità” e, come ha osservato il politologo Angelo Panebianco, ci evita la fatica di cimentarci con la “complessità della storia”.</p>
<p>Un tempo, era la religione ad assolvere a questo disperato ed arciumano bisogno di spiegazioni ultime e trascendenti. Ma Dio è morto, e, come ammoniva il grande storico delle religioni Mircea Eliade, “l’alternativa alla religione non è il trionfo della Dea Ragione, ma della superstizione”. E vai, dunque, col terrapiattismo…</p>
<p>Il resto, è noto, lo fanno i social. I social dove, come lamentava Eco, ogni assurdità complottista trova oggi la propria rassicurante community. I social dove, come ha certificato il Mit di Boston, le notizie false si diffondo sei volte più velocemente delle notizie vere.</p>
<p>Ecco dunque sommariamente spiegato cosa si celi dietro gli allucinanti dati Swg. Ed ecco spiegato perché in politica trionfi la demagogia e fatichi ad affermarsi quell’approccio realista e competente tipico del metodo liberale.</p>
<p><a href="https://www.huffingtonpost.it/blog/2023/04/16/news/non_solo_madonnine_vaccini_luna_terrapiattismo_cosi_trionfa_il_complottismo-11840741/#:~:text=Il%20problema%20%C3%A8%20che%2C%20come,sentimenti%20a%20guidare%20la%20storia%E2%80%9D."><em><strong>Huffington Post</strong></em></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-complottista/">Il complottista che è in noi e i modesti margini per il realismo liberale</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il caso Donzelli e il rimpianto del Parlamento di Luigi Einaudi</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-caso-donzelli-e-il-rimpianto-del-parlamento-di-luigi-einaudi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Feb 2023 15:12:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[Donzelli]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[parlamento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci sono gli epifenomeni: la grossolanità dell’accusa, la delegittimazione dell’avversario, la diffusione di informazioni riservate, la ricerca di un diversivo mediatico, la mancata comprensione del senso profondo di quel “sindacato ispettivo” che compete al parlamentare… Gli epifenomeni ci sono tutti, sono piuttosto clamorosi e giornalisticamente gustosi. Non sorprende, dunque, che su questi verta il dibattito [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-caso-donzelli-e-il-rimpianto-del-parlamento-di-luigi-einaudi/">Il caso Donzelli e il rimpianto del Parlamento di Luigi Einaudi</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono gli epifenomeni: la grossolanità dell’accusa, la delegittimazione dell’avversario, la diffusione di informazioni riservate, la ricerca di un diversivo mediatico, la mancata comprensione del senso profondo di quel “sindacato ispettivo” che compete al parlamentare… Gli epifenomeni ci sono tutti, sono piuttosto clamorosi e giornalisticamente gustosi. Non sorprende, dunque, che su questi verta il dibattito pubblico e politico. Dispiace, però, che del fenomeno ci si occupi poco o nulla. Il fenomeno cui va ascritta la vicenda Donzelli è presto detto e riguarda tutti. Potremo definirlo così: la perdita di senso del Parlamento. Cioè delle istituzioni, cioè della democrazia, cioè della politica. La politica intesa come arte della mediazione.</p>
<p>Facciamo un balzo all’indietro nella storia per capire di cosa stiamo parlando. Il 12 maggio 1948, dopo aver giurato come presidente della Repubblica, Einaudi prese la parola davanti al parlamento riunito in seduta comune. Un discorso asciutto, denso, pragmatico come nel temperamento dell’oratore. Tra le altre cose, Luigi Einaudi disse: “Nelle vostre discussioni, signori del parlamento, è la vita vera, la vita medesima delle istituzioni che noi ci siamo liberamente date; e se v’è una ragione di rimpianto nel separarmi, per vostra volontà, da voi è questa: di non poter partecipare più ai dibattiti, dai quali soltanto nasce la volontà comune; e di non poter più sentire la gioia, una delle più pure che cuore umano possa provare, la gioia di essere costretti a poco a poco dalle argomentazioni altrui a confessare a se stessi di avere, in tutto o in parte, torto e ad accedere, facendola propria, all’opinione di uomini più saggi di noi”.</p>
<p>Il parlamento come luogo del dibattito. Il parlamento come il luogo in cui, appunto, ci si parla. E naturalmente ci si ascolta. Ci si parla per trasferire agli altri conoscenze, sensibilità e punti di vista nella speranza di convincere chi ascolta della bontà delle proprie posizioni.</p>
<p>Ebbene, quel parlamento non esiste più. O meglio: esiste, ma ha perso di senso. E non solo perché, da decenni e in forma crescente, i governi ne hanno usurpato le prerogative costituzionali abusando della decretazione d’urgenza e dalla questione di fiducia. Il parlamento ha perso di senso perché, nell’era dei social, delle affermazioni icastiche e del narcisismo esasperato, nessuno è più disposto ad ascoltare. I leader entrano in aula nel momento in cui devono intervenire, parlano solo per poter poi postare sui social i loro interventi, si rivolgono idealmente non ai parlamentari ma alle rispettive tifoserie, e non appena finiscono di parlare se ne vanno. Lo fanno i leader, e sempre più spesso lo fanno anche i gregari. Lo ha fatto anche il meloniano Giovanni Donzelli quando, nell’aula di Montecitorio, ha accusato alcuni parlamentari del Pd di collusione con mafiosi e terroristi. Ma a dare scandalo, nonché, possibilmente, a offrire motivo di riflessione, non dovrebbero essere solo le sue infelici parole.</p>
<p><a href="https://www.huffingtonpost.it/blog/2023/02/01/news/parlamento_social_club-11225525/"><em><strong>Huffington Post</strong></em></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-caso-donzelli-e-il-rimpianto-del-parlamento-di-luigi-einaudi/">Il caso Donzelli e il rimpianto del Parlamento di Luigi Einaudi</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>Elezioni politiche, arriva il portale che ci svela il sentiment degli italiani</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/elezioni-politiche-2018-sbarca-sul-web-il-portale-che-monitora-in-tempo-reale-il-sentiment-degli-italiani-per-la-politica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Feb 2018 11:14:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Quali fattori caratterizzano il contesto in cui milioni di cittadini prendono la loro decisione di voto? Chi influenza chi in campagna elettorale? Quali sono i rapporti di forza tra media e politica nel nostro Paese e che sentimenti esprimono gli italiani rispetto alle notizie politiche? Da oggi sarà possibile non solo dare una risposta a [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/elezioni-politiche-2018-sbarca-sul-web-il-portale-che-monitora-in-tempo-reale-il-sentiment-degli-italiani-per-la-politica/">Elezioni politiche, arriva il portale che ci svela il sentiment degli italiani</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Quali fattori</strong> caratterizzano il contesto in cui milioni di cittadini prendono la loro decisione di voto? <strong>Chi influenza</strong> chi in campagna elettorale? <strong>Quali sono i rapporti</strong> di forza tra media e politica nel nostro Paese e che sentimenti esprimono gli italiani rispetto alle notizie politiche?</p>
<p><strong>Da oggi sarà possibile</strong> non solo dare una risposta a queste domande ma, addirittura, seguirne i mutamenti di ora in ora.</p>
<p>È infatti sbarcato sul web <strong><a href="http://www.electionmood.it/it">electionmood.it</a>, un nuovo portale free ideato da Epoka Group</strong> che rende visibile il circuito multimediale che si attiva tra fonti on line, racconto politico e percezione degli elettori.</p>
<p>A partire dall’analisi automatica degli insight social da parte della piattaforma WebLive, <strong>ElectionMood ci racconta </strong>il rapporto tra media, attori politici, utenti e argomenti dibattuti nel periodo più vivo della democrazia di un Paese con un’attenzione particolare al mood ovvero al sentimento generale degli italiani sui social che fa da frame interpretativo allo scontro politico e alle decisioni di voto in vista delle elezioni politiche del 4 marzo 2018.</p>
<p><strong>L’analisi si basa su</strong> <strong>due diverse osservazioni della rete</strong> come gli articoli postati ora per ora dalle testate giornalistiche nei propri canali social e, in modo particolare, la reazione del pubblico alle diverse notizie.</p>
<p><strong>Le testate analizzate</strong> sono 44 e comprendono i quotidiani, le agenzie e i principali canali di news nazionali a partire dal 1 novembre 2017. <strong>Il volume dei dati</strong> a cui attinge l’analisi proposta può contare su oltre 80 mila post mensili che generano una media di 20 milioni di interazioni e oltre 500 mila commenti.</p>
<p><strong>Come tutte le rilevazioni fondate sul monitoraggio delle conversazioni online</strong> anche Electionmood non si basa su un campione costruito in modo rappresentativo della popolazione italiana, ma fotografa, live, lo stato d’animo degli italiani che frequentano la rete senza una segmentazione per età, genere, collocazione geografica etc.</p>
<p><strong>L’algoritmo</strong> <strong>utilizzato per l’analisi dei dati</strong> utilizza l’intelligenza artificiale per misurare e valutare la reazione del pubblico alle notizie prendendo in considerazione vari elementi estrapolati dalle conversazioni nei social come il volume di engagement, la sua rapidità di crescita e decrescita, il “mood” dei commenti postati.</p>
<p><strong>Non solo</strong>: i dati e le analisi proposte sono aggiornati quotidianamente più volte al giorno e i trend si riferiscono agli scostamenti rilevati in una finestra di 15 giorni.</p>
<p><strong>Grazie a questa innovativa piattaforma</strong> sarà così possibile monitorare e valutare l’effettiva presenza di un partito, di una coalizione, di un politico o di un tema come sicurezza, immigrazione, lavoro, pensioni, politica estera all’interno delle testate monitorate e quindi conoscere in tempo reale il reale “peso” di una certa notizia sia sugli organi di informazione che, appunto, nel sentiment degli italiani. [spacer height=&#8221;20px&#8221;]
<p><a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-3.png"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone wp-image-11758 size-medium" src="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-2-400x315.png" alt="election mood epoka group 2" width="300" height="236" srcset="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-2-400x315.png 400w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-2-250x197.png 250w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-2-768x604.png 768w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-2-650x511.png 650w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-2-150x118.png 150w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-2-800x629.png 800w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-2-1200x944.png 1200w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-2-1600x1259.png 1600w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-2-2000x1574.png 2000w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-2-254x200.png 254w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-2-24x19.png 24w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-2-36x28.png 36w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-2-48x38.png 48w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><img decoding="async" class="alignnone wp-image-11759 size-medium" src="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-3-400x303.png" alt="election mood epoka group 3" width="300" height="227" srcset="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-3-400x303.png 400w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-3-250x189.png 250w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-3-768x582.png 768w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-3-650x492.png 650w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-3-150x114.png 150w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-3-800x606.png 800w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-3-1200x909.png 1200w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-3-1600x1212.png 1600w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-3-2000x1515.png 2000w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-3-264x200.png 264w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-3-24x18.png 24w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-3-36x27.png 36w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-3-48x36.png 48w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p><a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-11760 size-medium" src="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-400x330.png" alt="election mood epoka group" width="300" height="248" srcset="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-400x330.png 400w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-250x206.png 250w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-768x634.png 768w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-650x536.png 650w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-150x124.png 150w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-800x660.png 800w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-1200x990.png 1200w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-1600x1320.png 1600w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-2000x1650.png 2000w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-242x200.png 242w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-24x20.png 24w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-36x30.png 36w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-48x40.png 48w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-11761 size-medium" src="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-1-400x251.png" alt="election mood epoka group" width="300" height="188" srcset="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-1-400x251.png 400w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-1-250x157.png 250w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-1-768x483.png 768w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-1-650x409.png 650w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-1-150x94.png 150w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-1-800x503.png 800w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-1-1200x754.png 1200w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-1-1600x1006.png 1600w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-1-2000x1257.png 2000w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-1-300x189.png 300w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-1-24x15.png 24w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-1-36x23.png 36w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/02/election-mood-epoka-group-1-48x30.png 48w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/elezioni-politiche-2018-sbarca-sul-web-il-portale-che-monitora-in-tempo-reale-il-sentiment-degli-italiani-per-la-politica/">Elezioni politiche, arriva il portale che ci svela il sentiment degli italiani</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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