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	<title>scienza Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>scienza Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Cieco e nano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Ricolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Jul 2022 12:31:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[politicamente corretto]]></category>
		<category><![CDATA[scienza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Follemente corretto Che, da tempo, il politicamente corretto stia evolvendo in follemente corretto lo sapevo. È questo, del resto, il motivo per cui ho cominciato a scriverne su “LaRagione” (vedi articolo di martedì scorso). Di vere e proprie follie ne ho scovate decine, soprattutto nei Paesi di lingua inglese, a partire dagli Stati Uniti. Per [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/cieco-e-nano/">Cieco e nano</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Follemente corretto</h3>
<p>Che, da tempo, il politicamente corretto stia evolvendo in follemente corretto lo sapevo. È questo, del resto, il motivo per cui ho cominciato a scriverne su “LaRagione” (<a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-sesso-degli-atleti/">vedi articolo di martedì scorso</a>).</p>
<p>Di vere e proprie follie ne ho scovate decine, soprattutto nei Paesi di lingua inglese, a partire dagli Stati Uniti. Per esempio che non si può vendere uno shampoo per capelli “normali”, perché altrimenti qualcuno potrebbe sentirsi anormale se compra uno shampoo per capelli secchi.</p>
<p>Però qualche giorno fa, girovagando su Internet, mi sono imbattuto in un caso che supera tutti quelli che avevo incontrato e catalogato (sì, ho questa perversione, faccio collezione di follie).</p>
<p>Ebbene, si tratta di questo: in un breve editoriale pubblicato sul portale dell’Università di Padova, uno studioso che si occupa di biologia evoluzionistica racconta che sta per pubblicare negli Stati Uniti un testo di argomento scientifico (l’evoluzione) e che la correttrice di bozze della casa editrice gli ha chiesto di cambiare alcune parole.</p>
<p>Due in particolare: “cieco” e “nano”, in quanto offensive per i non vedenti e le persone di bassa statura. La solita ipocrisia degli eufemismi, penserete voi. E invece no. Lo studioso nel suo libro usava l’aggettivo “cieco” per parlare della selezione naturale che è cieca (cioè non segue un piano). E usava la parola “nano” per parlare di una specie particolare di elefanti, detti elefanti nani, le cui dimensioni ridotte possono essere vantaggiose in quanto abitanti di isole piccole.</p>
<p>Ho pensato a uno scherzo. Magari lo studioso in questione non esiste o è un dottorando burlone che si diverte a prenderci in giro o vuole denigrare gli Stati Uniti. Quindi ho controllato: in realtà lo studioso in questione esiste, si chiama Telmo Pievani, ha studiato in Italia e negli Stati Uniti, attualmente è docente ordinario di Filosofia delle scienze biologiche, ha incarichi nazionali e internazionali prestigiosi, un mare di pubblicazioni, un curriculum accademico splendido.</p>
<p>Quindi la mia ipotesi era sbagliata: non siamo davanti a uno scherzo. Dobbiamo trovare un’altra spiegazione. Se una correttrice di bozze non capisce che “evoluzione cieca” e “elefante nano” sono espressioni che non possono offendere nessuno, una ragione deve esserci. Ma quale può essere? È a questo punto che mi sono tornati in mente alcuni studi recenti che, come sociologo che per trent’anni ha lavorato con gli psicologi, mi avevano molto incuriosito.</p>
<p>Secondo questi studi il quoziente intellettivo (QI) dei cittadini dei Paesi sviluppati sarebbe aumentato sistematicamente per più di mezzo secolo (dagli anni Quaranta alla fine degli anni Novanta del secolo scorso) ma nel nuovo millennio sarebbe in diminuzione. Il primo effetto (aumento QI) viene chiamato effetto Flynn, il secondo (diminuzione QI) viene chiamato effetto Flynn inverso o retrogrado.</p>
<p>Ho sempre guardato con scetticismo a questo tipo di studi, pieni di insidie statistico-matematiche. Ma, dopo aver appreso quel che è capitato al professor Pievani, sono meno scettico.</p>
<p>E se fosse proprio così, che stiamo diventando meno intelligenti? Dopotutto quel che la correttrice di bozze ha manifestato è una totale mancanza di ironia. E la letteratura scientifica su una cosa è concorde: l’ironia è la testimone migliore dell’intelligenza.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/mercoledi-6-luglio-2022-2/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/cieco-e-nano/">Cieco e nano</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>Elena Cattaneo: Agricoltura e futuro. Nei campi la scienza sconfigge l&#8217;ideologia</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/elena-cattaneo-agricoltura-e-futuro-nei-campi-la-scienza-sconfigge-lideologia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2020 06:26:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#BuonaPagina]]></category>
		<category><![CDATA[elena cattaneo]]></category>
		<category><![CDATA[Il Messaggero]]></category>
		<category><![CDATA[scienza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una giornata nei campi della Pianura padana durante la raccolta di pomodori può aiutare. Può aiutare ad abbandonare ideologie e pregiudizi verso una delle attività umane più importanti e allo stesso tempo mistificate: l&#8217;agricoltura. Nel coltivare prodotti buoni e sani per tutti, utili anche a mantenerci in buona salute, in quei campi si consumano la [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/elena-cattaneo-agricoltura-e-futuro-nei-campi-la-scienza-sconfigge-lideologia/">Elena Cattaneo: Agricoltura e futuro. Nei campi la scienza sconfigge l&#8217;ideologia</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Una giornata nei campi della Pianura padana durante la raccolta di pomodori può aiutare. Può aiutare ad abbandonare ideologie e pregiudizi verso una delle attività umane più importanti e allo stesso tempo mistificate: l&#8217;agricoltura. Nel coltivare prodotti buoni e sani per tutti, utili anche a mantenerci in buona salute, in quei campi si consumano la fatica e l&#8217;ingegno di un&#8217;imprenditoria che studia terra, varietà, parassiti, al fine di elaborare le migliori tecniche agronomiche per &#8220;nutrire il mondo&#8221; al minor costo possibile per l&#8217;ambiente e per i cittadini. Con il lavoro dei terzisti specializzati (un esempio di quanto le specializzazioni contino in ogni ambito) i campi raggiungeranno una maturazione omogenea e i pomodori verranno raccolti. Per giorni e notti, caricati negli autorimorchi, verranno scaricati nelle aziende che li trasformeranno in prodotti pronti per essere consumati.</span></p>
<p><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Chiedo cosa sarebbe di questo lavoro, dei pomodori, delle centinaia di fusti pieni, ordinatamente disposti nel cortile, se venisse vietato l&#8217;impiego di una delle sostanze più efficaci ed economiche (perché libera da brevetti), dal profilo tossicologico fra i più rassicuranti, nonostante la demonizzazione mediatica cui è sottoposta: l&#8217;erbicida glifosato. Dal terzista al responsabile dell&#8217;azienda di trasformazione che vanta &#8211; mi spiega orgoglioso &#8211; anche compratori giapponesi, la risposta è seria, ferma, univoca. Vorrebbe dire affossare un&#8217;agricoltura già in difficoltà. Non si scherza con i campi, mi rispondono.</span></p>
<p><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Chi volesse informarsi aldilà delle ideologie potrebbe parlare con questi imprenditori agricoli i quali non avrebbero difficoltà a spiegare che il rispetto dell&#8217;ambiente, della fertilità del suolo e della biodiversità non passa dalla messa al bando dell&#8217;erbicida glifosato, che è stata proposta solo poche settimane fa da una mozione in Senato. Né passa &#8211; come vorrebbe una legge già approvata alla Camera e in discussione in Senato &#8211; dalla conversione massiva dell&#8217;agricoltura italiana al biologico.</span></p>
<p><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Basterebbe guardare le immagini stilizzate, dette pittogrammi, riportate sulle etichette dei prodotti fitosanitari usati in agricoltura, che indicano i pericoli intrinseci dei formulati tal quali, cioè prima della diluizione e applicazione in campo.</span></p>
<p><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Confrontando le avvertenze presenti sulle etichette dei formulati a base di glifosato con quelle dei prodotti fitosanitari ammessi in agricoltura biologica salta facilmente all&#8217;occhio qualcosa che, a dare ascolto alla &#8220;narrazione&#8221; prevalente, mai ci aspetteremmo: alcuni prodotti &#8220;bio&#8221; presentano pericoli nettamente maggiori per la salute umana e/o l&#8217;ambiente. Parliamo di formulati a base di estratti di piretro, di sali di potassio degli acidi grassi, di Paecilomyces lilacinus ceppo 251, di diversi feromoni, di alcuni formulati a base di spinosad, nonché di altri contenenti olio essenziale di arancio dolce oppure azadiractina, ad esempio, che hanno in comune l&#8217;indicazione di pericolo per l&#8217;ambiente, vale a dire l&#8217;immagine dell&#8217;albero secco e del pesce morto. Nei tanto usati prodotti a base di rame, poi, a questo si aggiunge il pittogramma indicante la possibilità che causino irritazioni oculari.</span></p>
<p><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Se passiamo al pericolo per la salute, le conclusioni dei circa venti organismi nazionali o sovranazionali preposti alla valutazione del rischio che hanno emesso un parere sul glifosato sono concordi nell&#8217;indicare che quest&#8217;ultimo non è certamente cancerogeno, né tanto meno lo sono gli infinitesimali residui che se ne possono rinvenire, insieme a quelli di molti altri agrofarmaci biologici o di sintesi, sui prodotti dell&#8217;agricoltura. L&#8217;unica agenzia, la Iarc, che ha classificato il glifosato tra le sostanze &#8220;probabilmente cancerogene per l&#8217;uomo&#8221;, ha basato la sua valutazione solamente sul concetto di &#8220;pericolo&#8221;, che è la potenzialità astratta di una sostanza o di un&#8217;azione di causare un &#8220;rischio&#8221;, ossia la probabilità reale di conseguenze indesiderate che possono derivare da una determinata condotta o esposizione a una sostanza o a un prodotto ne hanno escluso i rischi alle normali dosi d&#8217;uso, sulla base di numerose prove scientifiche.</span></p>
<p><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Da anni, grazie al supporto di esperti del settore e al continuo studio delle evidenze scientifiche via via disponibili, mi sono avvicinata alla complessità e alle necessità dell&#8217;agricoltura e tento di stimolare una discussione costruttiva su questo tema, in pubblico e in Parlamento, partendo da prove e dati verificati e accessibili. Da anni, però, mi scontro con un approccio ideologico che, costruito come una &#8220;bella favola&#8221; da raccontare, fatica a trovare riscontro concreto nella scienza e nella pratica quotidiana di chi in quei campi lavora e studia.</span></p>
<p><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">È successo anche di recente quando, in Senato, di fronte ad una mozione sul glifosato che ne chiedeva la messa al bando immediata, ne ho presentata una, a mia firma, che impegnava il governo a subordinare ogni decisione relativa al suo impiego in agricoltura (o nel diserbo delle aree pubbliche, dai giardini alle autostrade alle ferrovie, fino agli aeroporti) allo studio delle evidenze scientifiche ad oggi disponibili e al confronto &#8211; in termini di impatto ambientale, economico e sanitario &#8211; con prodotti e pratiche &#8220;alternative&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">La discussione in Senato sul glifosato si è conclusa &#8211; non senza contraddizioni &#8211; con il voto favorevole del Parlamento a tutte le mozioni. Comunque la si pensi, l&#8217;impegno del Governo allo studio delle evidenze scientifiche ad oggi disponibili dovrebbe essere un interesse condiviso da chi ambisca a una politica basata sui fatti e non sulle opinioni. Compresi tutti coloro che, sulla stampa e in Parlamento, sostengono l&#8217;esistenza di correlazioni fantasiose quale quella fra glifosato e autismo, glifosato e &#8220;contaminazioni&#8221; dei vaccini o glifosato e Covid-19.</span></p>
<p><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Nell&#8217;estate del 2017 il Parlamento fu animato da un intenso dibattito che si concluse con l&#8217;approvazione di una legge di buon senso, quella per la reintroduzione dell&#8217;obbligo vaccinale per la popolazione in età scolare. La politica assunse una decisione, declinandola sulla base di prove scientifiche universalmente riconosciute. Qualunque sia la lettura che in tanti hanno tentato di dare alla mia iniziativa parlamentare, con quella mozione il Parlamento chiede oggi al governo di agire con lo stesso metodo, cioè di &#8220;conoscere per deliberare&#8221;, avvalendosi delle evidenze scientifiche disponibili come base preliminare di discussione per le decisioni politiche. Niente di più, ma anche &#8220;niente di meno&#8221;. Circostanza, evidentemente, indigesta per alcuni appassionati narratori.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong>Elena Cattaneo </strong></span></p>
<p><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong>Il Messaggero, 24/08/2020</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>#BuonaPagina &#8211; Votazione chiusa.</p>
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		<title>Non chiedetelo alla scienza</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/non-chiedetelo-alla-scienza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Mar 2020 13:26:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[scienza]]></category>
		<category><![CDATA[virus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo la stagione del basta ascoltare i sapientoni venne quella del chiediamolo alla scienza. Dopo l’elogio dell’uguaglianza nel non sapere e il supporre che la democrazia comporti magicamente la ragione in capo alla maggioranza (magari! così fosse sai quanti dolori e vergogne ci saremmo risparmianti, nella storia), venne il virus e lo spopolare di camici [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/non-chiedetelo-alla-scienza/">Non chiedetelo alla scienza</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo la stagione del basta ascoltare i sapientoni venne quella del chiediamolo alla scienza. Dopo l’elogio dell’uguaglianza nel non sapere e il supporre che la democrazia comporti magicamente la ragione in capo alla maggioranza (magari! così fosse sai quanti dolori e vergogne ci saremmo risparmianti, nella storia), venne il virus e lo spopolare di camici bianchi, quale divisa di scienza, cui chiedere cosa fare e cosa decidere. Sicché accadde l’inevitabile: posto il microfono alle bocche supposte oracolari s’è udito il loro divergere, nei toni e nella sostanza. Come era prevedibile e come è bene che sia.<br />
Già, perché la scienza non è un insieme di verità assodate e indiscutibili, ma un metodo di ricerca. E il metodo scientifico comporta costantemente il dubitare e il rimettere in discussione. Non bastano mille conferme, scriveva Karl Popper, mentre è sufficiente una smentita fattuale e la teoria elaborata va a gambe all’aria. Naturale che per farmi spiegare cosa sia un virus mi rivolga a un virologo o a qualcuno che ne sappia qualche cosa (magari anche comprendendone l’intelligenza, come in Antonio Damasio- Lo strano ordine delle cose – la cui lettura non è preclusa altro che agli ottusi), ma sarei stolto se, già che ci sono, gli chiedessi anche come organizzare la sanità e quali provvedimenti prendere. Devo accontentarmi di sapere che se non c’è il vaccino la sola prevenzione e limitare il contagio. Il resto è affare di chi governa. Che non significa ogni cosa sia buona o tutte cattive.<br />
Supporre che la scienza sia verità in sé e gli scienziati ne siano i sacerdoti è scientismo, ovvero una forma oscurantista di superstizione. È il ripetersi dell’eterno inganno secondo cui il sapere sia trasferimento di verità e non faticosa e perigliosa ricerca di non incespicare nel falso.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/non-chiedetelo-alla-scienza/">Non chiedetelo alla scienza</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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