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	<title>Schlein Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>Schlein Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Il narcisismo della coppia Landini-Schlein</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/narcisismo-landini-schlein/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Nov 2023 18:00:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[conte]]></category>
		<category><![CDATA[Landini]]></category>
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		<category><![CDATA[sciopero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell’era del narcisismo, con un dibattito pubblico di conseguenza caratterizzato da posizioni assunte per partito preso su impulso demagogico, la giornata di oggi verrà ricordata come uno spartiacque. Mai, infatti, la sinistra, nella sua duplice declinazione politica e sindacale, era apparsa più autoreferenziale, velleitaria e graniticamente chiusa al confronto. Sui giornali odierni troneggia il gran [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/narcisismo-landini-schlein/">Il narcisismo della coppia Landini-Schlein</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nell’era del narcisismo, con un dibattito pubblico di conseguenza caratterizzato da posizioni assunte per partito preso su impulso demagogico, la giornata di oggi verrà ricordata come uno spartiacque. Mai, infatti, la sinistra, nella sua duplice declinazione politica e sindacale, era apparsa più autoreferenziale, velleitaria e graniticamente chiusa al confronto.</p>
<p>Sui giornali odierni troneggia il gran rifiuto di Elly Schlein. Giorgia Meloni aveva invitato la segretaria del Pd ad un confronto pubblico ad Atreju, la kermesse del movimento giovanile di Fratelli d’Italia. In passato, da Walter Veltroni a Enrico Letta fino a Giuseppe Conte, altri leader della sinistra erano stati invitati e nessuno aveva mai rifiutato. L’ha fatto Elly Schlein, e nel farlo ha disconosciuto la figura presidente del Consiglio come avversario politico e interlocutore legittimo, preferendo trattarlo da “nemico assoluto”, in ciò confermando le tesi di un vecchio saggio di Luca Ricolfi sull’arroganza intellettuale di certa sinistra (“Perché siamo antipatici? La sinistra e il complesso dei migliori”). “Dietro la scelta di Elly Schlein si intravede ancora l’ombra di quella presunzione e di quell’arroganza che tanto hanno allontanato la sinistra dal suo popolo”, ha scritto Federico Geremicca sulla Stampa. E ha scritto la verità.</p>
<p>Analogo atteggiamento hanno assunto i sindacati. Nelle scorse settimane, i segretari generali di Cgil e Uil hanno ostentatamente disertato gli incontri con il governo sulla legge di bilancio. E si capisce, dal momento che avevano programmato una giornata di sciopero quando della manovra non si conosceva ancora neanche una virgola. La giornata è infine giunta, ma oggi, in piazza, la coppia Landini-Bombardieri ha esibito una piattaforma politica pot-pourri che andava delle morti sul lavoro all’evasione fiscale. Tutto e nulla. Il senso dello sciopero risiede, evidentemente, nello sciopero in quanto tale. Una logica affine a quella dei Cobas, lontana anni luce dalla logica cgiellina dei Di Vittorio, dei Lama, dei Trentin. Demagogia allo stato puro.</p>
<p>Di ben altra pasta è fatto Luigi Sbarra. Lo si capisce dal suo inascoltato monito ai colleghi di Cgil e Uil: “State attenti a non svilire lo sciopero, a non farlo diventare un rito fine a se stesso, che, ripetuto in maniera compulsiva, alla lunga logora la rappresentanza sociale e dà spazio ai populismi”, ha detto il segretario generale della Cisl enunciando una tesi che in anni lontani accomunò personalità culturalmente distanti, ma accomunate da un prorompente senso dello Stato e della realtà, come il socialista Filippo Turati e il liberale Luigi Einaudi.</p>
<p>Sbarra, oggi, è rimasto a casa. Riunirà la sua piazza il prossimo sabato, ma lo farà su una serie di proposte circostanziate, che daranno dignità alla Cisl e metteranno in difficoltà il governo. La politica, che sia partitica o sindacale, si fa così: attraverso il metodo del confronto e con l’obiettivo della mediazione. In alternativa c’è solo la demagogia, che in politica si traduce nel narcisismo più inconcludente. Inconcludente come proclamare un grande sciopero per poi accorgersi che le adesioni nei comparti principali sono state, ma guarda un po&#8217;, molto al di sotto delle aspettative.</p>
<p><a href="https://formiche.net/2023/11/narcisismo-coppia-landini-schlein/"><em><strong>Formiche.net</strong></em></a></p>
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		<title>L&#8217;inganno</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/linganno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 May 2023 18:00:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[partito democratico]]></category>
		<category><![CDATA[Schlein]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ingannare gli altri non è commendevole, ingannare sé stessi è autodistruttivo. Al Partito democratico non è mancato il tempo per far metabolizzare la svolta, mancano le idee che possano far credere abbia una qualche sostanza. Se si prendono le parole della destra, datate di appena due o tre anni, si trovano posizioni che sono all’opposto [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/linganno/">L&#8217;inganno</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ingannare gli altri non è commendevole, ingannare sé stessi è autodistruttivo. Al Partito democratico non è mancato il tempo per far metabolizzare la svolta, mancano le idee che possano far credere abbia una qualche sostanza.</p>
<p>Se si prendono le parole della destra, datate di appena due o tre anni, si trovano posizioni che sono all’opposto di quel che stanno facendo: il rifiuto dell’Unione europea, qualche picco con il proposito di uscire dall’euro, la convinzione che serva un blocco navale per fermare gli emigranti, l’opposizione netta alla (s)vendita di Ita, la contrarietà alle sanzioni verso la Russia. Ci trovate di tutto. Fiaccato lo slancio di Forza Italia, sono stati la Lega e Fratelli d’Italia a contendersi la guida della baracca, sparandola sempre più grossa. Poi Meloni ha visto il traguardo, ha capito di star correndo troppo velocemente perché qualcuno potesse fermarla e ha cominciato a tirare il freno. I non moderati di Forza Italia e gli scalmanati della Lega reclamavano lo sfondamento di bilancio, mentre la futura vincitrice si sentiva già (giustamente) responsabile del dopo e diceva: «No». La sinistra ha in mente di fare la stessa cosa? S’accomodi. Che serva a vincere sono affari loro, mentre la sicurezza che non serva all’Italia è affare di tutti.</p>
<p>La gara demagogica fra Pd e Cinque stelle non avrà un vincitore interno a una coalizione vincente, ma due sconfitti associati nel perdere. La destra ha ingannato i propri tifosi con la demagogia, ma i 5S – su quel terreno – sono campioni ineguagliabili. Se il Pd pensa di concedersi la propria stagione delle balle non inganna gli altri: inganna sé stesso, perché ne morirebbe.</p>
<p>Nelle nostre democrazie il tema della vita politica è reso evidente votazione dopo votazione: se va a votare la metà degli aventi diritto ciò non mette in dubbio la legittimità degli eletti, ma la loro solidità. Enrico Berlinguer predicava essere pericoloso proporsi di governare con il 50% + 1 dei voti, perché il Paese si sarebbe spaccato. Da molti anni si governa con assai meno. Prendere il 50% dei voti quando vota il 50% degli elettori significa avere il consenso del 25% dei cittadini. Risultato legittimo, ma assai poco solido e che il prossimo demagogo ribalterà.</p>
<p>Non si può continuare all’infinito a raccontare la povertà in ricchezza. Il nostro è un mondo ricco, con un welfare generoso, destinato alla bancarotta per denatalità. O si mettono in campo idee diverse sullo Stato sociale o si ha il coraggio di spiegare non ai ricchi (facile) ma ai poveri che servono più immigrati (quindi più legge e ordine) oppure si parla a vuoto. Con la denatalità e la globalizzazione la leva per il successo è l’istruzione qualificata, che la sinistra dovrebbe reclamare quale strumento di giustizia sociale. Sono lì a piagnucolare su presunti precari e troppo dura meritocrazia. Ma dove la vedono? Reclamare “i diritti” non significa un accidenti. I bambini nati e altrove registrati non possono che essere registrati anche da noi, allo stesso modo. Sfidare la destra sul terreno del rispetto delle tutele per i minori è cosa saggia. Accompagnarla con una gnagnera elencante tutte le possibili policromie delle preferenze sessuali serve soltanto a perdere credibilità, mentre dimenticare di ricordare la condanna per quella forma di schiavitù riproduttiva che è la surrogata serve a far escludere il consenso di chi s’informa e ragiona. Più che politicamente corretto è politicamente inetto e segnala una precisa scelta classista: sono dalla parte dei privilegiati che possono occuparsi del quasi niente e poi non votano, mentre i voti “popolari e degli operai” vanno alla destra.</p>
<p>Alle europee la destra potrebbe essere determinante in Ue. A quel punto che fanno a sinistra? Prendono i manifesti leghisti e li copiano o ragionano sull’errore d’avere perso l’aggancio occidentale nel momento decisivo della sfida della dittatura russa alle liberal-democrazie?</p>
<p>Per ingannare si deve essere lesti. Per ingannarsi è bastevole essersi spersi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://Ingannare gli altri non è commendevole, ingannare sé stessi è autodistruttivo. Al Partito democratico non è mancato il tempo per far metabolizzare la svolta, mancano le idee che possano far credere abbia una qualche sostanza. Se si prendono le parole della destra, datate di appena due o tre anni, si trovano posizioni che sono all’opposto di quel che stanno facendo: il rifiuto dell’Unione europea, qualche picco con il proposito di uscire dall’euro, la convinzione che serva un blocco navale per fermare gli emigranti, l’opposizione netta alla (s)vendita di Ita, la contrarietà alle sanzioni verso la Russia. Ci trovate di tutto. Fiaccato lo slancio di Forza Italia, sono stati la Lega e Fratelli d’Italia a contendersi la guida della baracca, sparandola sempre più grossa. Poi Meloni ha visto il traguardo, ha capito di star correndo troppo velocemente perché qualcuno potesse fermarla e ha cominciato a tirare il freno. I non moderati di Forza Italia e gli scalmanati della Lega reclamavano lo sfondamento di bilancio, mentre la futura vincitrice si sentiva già (giustamente) responsabile del dopo e diceva: «No». La sinistra ha in mente di fare la stessa cosa? S’accomodi. Che serva a vincere sono affari loro, mentre la sicurezza che non serva all’Italia è affare di tutti. La gara demagogica fra Pd e Cinque stelle non avrà un vincitore interno a una coalizione vincente, ma due sconfitti associati nel perdere. La destra ha ingannato i propri tifosi con la demagogia, ma i 5S – su quel terreno – sono campioni ineguagliabili. Se il Pd pensa di concedersi la propria stagione delle balle non inganna gli altri: inganna sé stesso, perché ne morirebbe. Nelle nostre democrazie il tema della vita politica è reso evidente votazione dopo votazione: se va a votare la metà degli aventi diritto ciò non mette in dubbio la legittimità degli eletti, ma la loro solidità. Enrico Berlinguer predicava essere pericoloso proporsi di governare con il 50% + 1 dei voti, perché il Paese si sarebbe spaccato. Da molti anni si governa con assai meno. Prendere il 50% dei voti quando vota il 50% degli elettori significa avere il consenso del 25% dei cittadini. Risultato legittimo, ma assai poco solido e che il prossimo demagogo ribalterà. Non si può continuare all’infinito a raccontare la povertà in ricchezza. Il nostro è un mondo ricco, con un welfare generoso, destinato alla bancarotta per denatalità. O si mettono in campo idee diverse sullo Stato sociale o si ha il coraggio di spiegare non ai ricchi (facile) ma ai poveri che servono più immigrati (quindi più legge e ordine) oppure si parla a vuoto. Con la denatalità e la globalizzazione la leva per il successo è l’istruzione qualificata, che la sinistra dovrebbe reclamare quale strumento di giustizia sociale. Sono lì a piagnucolare su presunti precari e troppo dura meritocrazia. Ma dove la vedono? Reclamare “i diritti” non significa un accidenti. I bambini nati e altrove registrati non possono che essere registrati anche da noi, allo stesso modo. Sfidare la destra sul terreno del rispetto delle tutele per i minori è cosa saggia. Accompagnarla con una gnagnera elencante tutte le possibili policromie delle preferenze sessuali serve soltanto a perdere credibilità, mentre dimenticare di ricordare la condanna per quella forma di schiavitù riproduttiva che è la surrogata serve a far escludere il consenso di chi s’informa e ragiona. Più che politicamente corretto è politicamente inetto e segnala una precisa scelta classista: sono dalla parte dei privilegiati che possono occuparsi del quasi niente e poi non votano, mentre i voti “popolari e degli operai” vanno alla destra. Alle europee la destra potrebbe essere determinante in Ue. A quel punto che fanno a sinistra? Prendono i manifesti leghisti e li copiano o ragionano sull’errore d’avere perso l’aggancio occidentale nel momento decisivo della sfida della dittatura russa alle liberal-democrazie? Per ingannare si deve essere lesti. Per ingannarsi è bastevole essersi spersi."><strong><em>La Ragione</em></strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/linganno/">L&#8217;inganno</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>Nel Pd non c’è spazio per il merito e le idee liberali</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/nel-pd-non-ce-spazio-per-il-merito-e-le-idee-liberali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Cottarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 May 2023 16:00:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[cottarelli]]></category>
		<category><![CDATA[pd]]></category>
		<category><![CDATA[Schlein]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Caro Direttore, nei prossimi giorni presenterò le mie dimissioni dal Senato che dovranno poi essere approvate dall’Aula. Non è stata una scelta facile e La ringrazio per l’opportunità di spiegarne le motivazioni. Lascio il Senato per andare a dirigere, a titolo gratuito, un nuovo Programma per l’Educazione nelle Scienze Economiche e Sociali rivolto agli studenti [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/nel-pd-non-ce-spazio-per-il-merito-e-le-idee-liberali/">Nel Pd non c’è spazio per il merito e le idee liberali</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Direttore, nei prossimi giorni presenterò le mie dimissioni dal Senato che dovranno poi essere approvate dall’Aula. Non è stata una scelta facile e La ringrazio per l’opportunità di spiegarne le motivazioni. Lascio il Senato per andare a dirigere, a titolo gratuito, un nuovo Programma per l’Educazione nelle Scienze Economiche e Sociali rivolto agli studenti delle scuole superiori offerto dall’Università Cattolica di Milano. L’idea è di costituire un gruppo di esperti senior di alto livello che, pro bono, visiteranno le scuole per condividere con gli studenti le loro esperienze accumulate in una vita lavorativa. L’obiettivo è di svolgere circa 150 visite all’anno, forse di più. I temi trattati comprenderanno le tendenze di breve e lungo termine dell’economia italiana, le politiche monetarie e di bilancio, le tematiche strutturali soprattutto rispetto all’inserimento nel mondo del lavoro, la sostenibilità economica e ambientale, la finanza, l’interazione tra economia e diritto, la costituzione italiana e l’importanza della comunicazione per le politiche economiche e sociali. Le presentazioni non comporterebbero costi per le scuole coinvolte. Ci sarebbero poi presentazioni serali per centri culturali, circoli per gli anziani e così via.</p>
<p>Credo molto in questo progetto, anche perché penso sia importante che chi ha avuto tanto dalla vita e ha accumulato esperienze sia disposto a condividerle con giovani e altri. Rispetto alla mia attuale posizione al Senato, due cose hanno reso più facile accettare la proposta fattami dall’Università Cattolica. Primo, in questo momento storico mi sembra che nella vita parlamentare ci sia molta, troppa animosità. Spesso le posizioni sono espresse “per partito preso” e i dibattiti sono solo un’occasione per attaccare l’avversario. Non intendo criticare i miei colleghi. Una forte contrapposizione tra maggioranza e opposizione è probabilmente inevitabile in questo momento storico, ma i dibattiti estremizzati non sono nelle mie corde. Forse allora, nel mio piccolo, posso essere più utile al Paese tornando a commentare le politiche economiche dall’esterno, dicendo quello che penso senza il rischio di autocensurarmi. Secondo, è innegabile (basta vedere la composizione della nuova Segreteria) che l’elezione di Elly Schlein abbia spostato il Pd più lontano dalle idee liberaldemocratiche in cui credo. Ho grande stima di Elly Schlein e non credo sbagli a spostare il Pd verso sinistra. La scelta alle primarie è stata netta e i sondaggi la premiano. Un Pd più a sinistra può trasmettere un messaggio più chiaro agli elettori, cosa essenziale per un partito politico. Ciò detto, mi trovo ora a disagio su diversi temi.</p>
<p>Una questione chiave è il ruolo che il “merito” debba avere nella società. Il principio del merito era molto presente nel documento dei valori del Pd del 2008, l’ultimo disponibile quando decisi di candidarmi. Manca invece in quello approvato a gennaio 2023 e nella mozione Schlein per le primarie. A livello più specifico, di recente ci sono stati diversi casi in cui non ho condiviso le posizioni prese dal Pd, per esempio su aspetti del Jobs Act, sull’aumento delle accise sui carburanti, sul freno al Superbonus e sul compenso aggiuntivo per insegnanti che vivono in aree dove il costo della vita è alto, come suggerito da Valditara. Ho posizioni diverse da Elly Schlein anche sui termovalorizzatori, sull’utero in affitto e in parte anche sul nucleare. Qualcuno dice che, date queste differenze, dovrei cambiare gruppo parlamentare. Non sarebbe giusto, anche perché sono stato eletto col proporzionale e quindi senza una scelta diretta sul mio nome da parte degli elettori. Il primo dei non eletti mi sostituirà senza perdite di seggi per il Pd. Mi sembra la scelta più corretta. L’autore è senatore indipendente nel gruppo del Pd</p>
<p><a href="https://www.repubblica.it/politica/2023/05/08/news/carlo_cottarelli_lascia_senato_pd_schlein-399163321/"><strong><em>La Repubblica </em></strong></a></p>
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