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	<title>ripresa economica Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>ripresa economica Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Pietro Garibaldi: Ma al paese non bastano le linee guida</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Sep 2020 06:17:55 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Piero Sraffa, uno dei più importanti economisti italiani, nel 1960 ha pubblicato «Produzione di merci a mezzo di merci», un saggio di economia fondamentale in cui ha spiegato come lo stesso tipo di merci appare sia tra i mezzi di produzione che tra i prodotti finiti. Durante la pandemia del 2020, il nostro Governo ci propone invece «la produzione di linee guida a mezzo di linee guida».</span></p>
<p><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">A inizio luglio il Governo ha approvato un ambizioso Piano Nazionale delle Riforme fatto di 3 macro aree e 24 linee guida. Ieri, dopo due mesi di discussione, il Governo ha deciso di inviare al Parlamento le 6 linee guida fondamentali per il NextGeneration Eu. I progetti concreti e dettagliati possono aspettare fino a inizio del 2021. La verità è che abbiamo perso due mesi durante la peggior recessione dai tempi della seconda guerra mondiale quando Piero Sraffa lavorava a Cambridge con Keynes.</span></p>
<p><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Le sei linee guida approvate ieri sono peraltro condivisibili e riguardano aree di interventi di cui il Paese ha bisogno: digitalizzazione, transizione ecologica, infrastrutture, istruzione, formazione, salute, equità, etc. Idee simili erano state proposte nel piano nazionale di Riforme. Non dimentichiamo poi che a metà giugno il manager Francesco Colao &#8211; su incarico del presidente del Consiglio e con l&#8217;aiuto di 10 esperti &#8211; ha proposto un piano di 56 pagine di ricostruzione, ripartenza e rinascita dell&#8217;Italia. Nella seconda metà di giugno abbiamo poi avuto gli Stati Generali dell&#8217;economia, un evento di 3 o 4 giorni durante il quale il Governo ha ascoltato le proposte di ripartenza delle parti sociali e di illustri ospiti, come la presidente della Commissione, Ursula Van de Leyen.</span></p>
<p><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Il problema non è la mancanza di idee o proposte, ma l&#8217;incapacità di prendere decisioni sul futuro dell&#8217;Italia. Il Governo ha certamente preso decisioni cruciali durante l&#8217;ora più buia del Paese, quando in piena emergenza sanitaria ha deciso di chiudere in casa gli italiani per due mesi. Il Governo ha poi agito per elargire sussidi ai lavoratori dipendenti e introdurre un divieto di licenziamento unico in Europa. La stessa risolutezza manca oggi per guidare la ricostruzione. La politica economica dei prossimi mesi appare quanto mai confusa. Il Governo dovrà comunque preparare un nuovo quadro macro economico e approvare una nuova legge di bilancio per il 2021 entro fine dell&#8217;anno. Le grandi riforme da finanziare con i fondi europei arriveranno invece nel 2021. Nel frattempo, il disavanzo del 2020 sarà ben superiore al 10% e la crescita del prossimo anno difficilmente recupererà la caduta del Pil del 2020 di circa il 9%. La riforma fiscale, di cui molto si parla in questi giorni, non potrà essere finanziata dai fondi europei e le risorse dovranno essere reperite dal bilancio corrente. Con il debito pubblico superiore al 150%, è impensabile finanziare una riduzione delle tasse con nuovo deficit. Molto difficile anche trovare le risorse per la riforma degli ammortizzatori. Usciti dall&#8217;emergenza attuale, la ministra del Lavoro vorrebbe estendere la cassa integrazione a tutti i lavoratori. E&#8217; un obiettivo condivisibile, ma le risorse difficilmente arriveranno dai fondi europei, e dovranno anche loro essere trovate in altre modi.</span></p>
<p><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Luigi Einaudi, in un saggio scritto pochi anni prima del contributo di Sraffa, ci ha insegnato che la credibilità della politica economica e la fiducia dei mercati sono aspetti fondamentali del Buon Governo. È vero che siamo protetti dall&#8217;ombrello della Banca centrale europea, ma la «produzione di linee guida a mezzo di linee guida» è stato un passo falso che non rafforzerà la credibilità dell&#8217;azione di Governo durante un complicato autunno.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong>Pietro Garibaldi </strong></span></p>
<p><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong>La Stampa, 10/09/2020</strong></span></p>
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		<title>Maurizio Ferrera: Spese, progetti e riforme. I giovani in lista di attesa</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Jul 2020 06:29:27 +0000</pubDate>
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		<title>Luca Ricolfi: Il populismo fiscale primo nemico della ripresa</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/luca-ricolfi-il-populismo-fiscale-primo-nemico-della-ripresa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Jul 2020 06:34:06 +0000</pubDate>
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		<title>Dopoguerra e dopovirus</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/dopoguerra-e-dopovirus/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2020 10:38:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Si fa ricorrentemente il paragone con la guerra. Si dice che, ora come allora, si deve essere capaci di ripartire. Ogni anno, in occasione dell’anniversario della Liberazione, si lanciano appelli all’unità e si constata la disunità, quest’anno, appunto, s’è aggiunto il parallelo della necessaria riscossa. Credo sia sbagliato, ma con un importante fondo di verità. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si fa ricorrentemente il paragone con la guerra. Si dice che, ora come allora, si deve essere capaci di ripartire. Ogni anno, in occasione dell’anniversario della Liberazione, si lanciano appelli all’unità e si constata la disunità, quest’anno, appunto, s’è aggiunto il parallelo della necessaria riscossa. Credo sia sbagliato, ma con un importante fondo di verità.</p>
<p>La retorica mal si concilia con la lucidità. L’Italia non ha mai fatto veramente i conti con la propria storia. Nel 1945 l’Italia non era unita, all’opposto era in guerra civile. Ci fu la Liberazione dall’occupazione, che era nazista. Ma l’occupante era l’ex alleato dell’intera Italia e lo restava degli italiani che ancora si riconoscevano nel governo precedente. Fu Liberazione anche da noi stessi e dalla nostra stessa storia. Volerlo cancellare induce equivoci che poi generano infezioni. Non solo della memoria.</p>
<p>Oltre a ciò l’Italia era distrutta. Materialmente e moralmente. In guerra dalla parte sbagliata. Occupata da entrambe i contendenti. Appena passato l’8 settembre del ’43, con la dissoluzione dello Stato. Sistema produttivo azzerato. Oggi non c’è nulla di tutto questo. Grazie al cielo. Il virus ci ha colpiti duramente, ma non abbiamo colpe. Non ci siamo mai fermati e si è dimostrato che siamo collettività disciplinata e solidale. Una brutta botta, certo, ma niente guerra, niente vergogna, niente macerie.</p>
<p>C’è, però, una verità, in quel parallelo: allora fu chiaro che non c’era un passato da recuperare, ma solo un futuro da costruire, allora questa fu consapevolezza generale, al di là delle divisioni politiche (che c’erano, eccome). Essere consapevoli è un punto di forza. E su questo sì, sarebbe bene ritrovare realismo, volontà e speranze di allora. Senza piangersi addosso, che serve a nulla.</p>
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